Argomento: SEQUESTRO BUSSI


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PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS

Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)

ANCORA CON STA ZONA GRIGIA … GIU’ LE MANI DA LOMBARDINI!!!

Giampaolo Cassitta, educatore carcerario, ha dato alle stampe un ennesimo libro in tema di sequestri di persona, noiosamente intitolato “La zona grigia”, con cui tenta di fornire una propria personale riscrittura, con riferimento sia alle indagini che al processo giudiziario, del sequestro, perpetrato quasi 30 anni fa, dell’ingegnere della Ferrari Giancarlo Bussi, per il quale furono imputati e condannati un “pezzo grosso” della malavita ogliastrina, Piero Piras, ma anche un anonimo allevatore di Sinnai, Agostino Mallocci, la cui posizione l’autore esamina da vicino col radicato convincimento della sua innocenza.
Fin qui niente di nuovo, l’errore giudiziario è sempre in agguato, e seppur le sentenze di massima vadano rispettate è lecito porsi dei dubbi, tuttavia, già dal titolo del libro, pare evidente come si pongano in correlazione le sorti di Mallocci coi metodi adoperati quale giudice istruttore da Luigi Lombardini, con tanto di allusioni, ovviamente, alla “zona grigia” in cui questi avrebbe operato. Bene ha fatto il giudice Mariano Brianda, un magistrato certamente non amico di Lombardini, a ricordare a Cassitta, in occasione di una presentazione pubblica del libro, come la posizione di Agostino Mallocci sia stata vagliata nel corso di tre gradi di giudizio, il che non è garanzia assoluta che giustizia sia stata fatta, ma spiega bene come l’attribuire a senso unico la malasorte del condannato a Lombardini sia fallace, se si pensi, ad esempio, che il giudice estensore della sentenza con cui fu definito in primo grado il maxiprocesso in cui furono vagliate anche le vicende del rapimento Bussi fu il dottor Francesco Sette, altro giudice di sinistra, come il dottor Brianda, lontano per metodi ed idee da Lombardini e non sospettabile di condiscendenza nei suoi confronti. (altro…)

VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …

Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)