Argomento: PROCURA DI MILANO
Articoli su questo argomento (8):
MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …
Una banda di mafiosi? Forse le opinioni prevalenti dei visitatori che rispondono al nostro sondaggio sui magistrati di Cagliari sono un po’ drastiche, visto che, sintetizzata all’estrema, la nozione dell’associazione mafiosa che fornisce il codice penale è quella di una congrega di individui che si approffittano, per commettere reati, del timore emanato dal loro vincolo associativo e dalla conseguente omertà.
Che tutti i magistrati cagliaritani, tra i quali abbondano persone intelligenti, serie, oneste e preparate, che lavorano nel silenzio senza dare interviste, mettersi in mostra, ordinare eclatanti blitz, siano parte, o complici, di un simile sodalizio non ci sentiremmo di sottoscriverlo: molti di essi, anzi, sono delle vittime, poiché oggi i magistrati non sono quelli dell’Ottocento, non sono i nobili o i proprietari terrieri di allora, perlopiù vivono del proprio stipendio e la bandiera che devono alzare, quando vi siano situazioni di rischio, è fatalmente quella italianissima del “tengo famiglia”. (altro…)
IL CARNEVALE FINISCE MALE (PER LA LOBBY GIUSTIZIALISTA)
Oggi, 30 ottobre 2002, a distanza di una decina d’anni abbondante, la Suprema Corte di Cassazione, proprio quella Suprema Corte di Cassazione che fu colpita al cuore nella sua credibilità da questo caso (e ora la Boccassini ci ritenta), ha messo la parola fine alla tragicommedia penale che interessava il più valido e preparato magistrato d’Italia, il dottor Corrado Carnevale, oggi presidente di una sezione civile della Cassazione ma dieci anni fa, prima che si scatenasse contro di lui il linciaggio politico-giudiziario promosso dal duo Violante-Caselli, presidente della famosa Prima Sezione della Cassazione medesima, che dava fastidio alla magistratura giustizialista e ai suoi supporters politici perché annullava senza riguardi sentenze colme di illegalità e illogicità, che si pretendeva di far sanzionare dalla Suprema Corte in nome di Sua Maestà l’Antimafia e in spregio ai diritti civili.
Annullamento senza rinvio, ha sentenziato la Cassazione. Sentenza d’appello (che aveva capovolto quella di primo grado del Tribunale di Palermo, che aveva mandato assolto Carnevale) da gettare nella spazzatura, e spiate dei giudici ex colleghi di Carnevale che rivelavano le segrete cose che accadevano in Camera di Consiglio illegali, violazione del segreto d’ufficio, quindi forse più reati che testimonianze, e l’eccesso di zelo gioca davvero brutti scherzi a certi giudici giustizialisti. Anche lo zelo di instancabili zeloti come l’attuale Presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto (che dicono sia un uomo di quel Gianni De Gennaro accusato da Lombardini di aver organizzato la messinscena della autoliberazione di Silvia Melis) si è rivelato del tutto inutile, degno di miglior causa. Non fateci perdere altro tempo trastullandovi con le vostre corbellerie, ha detto la Cassazione, niente nuovi processi: Carnevale assolto, e basta!!! (altro…)
A CALTANISSETTA TUTTI I PROCESSI SUI MAGISTRATI SARDI!!!
Perché i magistrati della Procura di Palermo, che hanno dispiegato un accanimento degno di miglior causa nei confronti del povero Luigi Lombardini ritenendo degne di credito certe artate farneticazioni, non compiano il loro dovere rispetto agli innumerevoli abusi ed illeciti ascrivibili, secondo denunce e notizie di stampa, a taluni magistrati del Palazzaccio di piazza Repubblica, rimane un mistero; dovendo escludere che siano in malafede, bisogna alternativamente ritenere o che della realtà sarda e cagliaritana non capiscono niente, o che sono anche loro condizionati, come a suo tempo lo fu l’effimero ministro della giustizia Oliviero Diliberto, da esigenze di ordine superiore.
Probabilmente sono entrambe le cose.
I PM di Palermo, che pure hanno sul fenomeno mafioso un patrimonio di conoscenze senza eguali in Italia, se non forse a Napoli o in Calabria, dovrebbero ben sapere che mafia non è solo quella che spara, che incapretta, che scioglie i bambini nell’acido, ma anche quella che ai cruenti mezzi delle brutali esecuzioni, che fanno rumore e attirano troppe tracce, preferisce quelli, molto più cruenti in una società come la nostra, dell’emarginazione politica, economica, sociale e culturale; a Cagliari, chiunque, anche solo per far valere i propri diritti, si trovi a cozzare contro intoccabili interessi forti, non solo di certa magistratura o di certi politicanti affaristi, ma anche di certe “grandi famiglie”, subisce sistematicamente questa sorte, tramite ritorsioni di varia specie (fallimenti pilotati, procedure di “controllo giudiziario”, trasferimenti per incompatibilità ambientale, procedure di dispensa dal servizio), intorno alle quali, talora per fortuna senza successo finale, si formano solidali coalizioni di magistrati, politici, imprenditori rapaci e periti collusi, nonché giornalisti fiancheggiatori, capaci di intimidire chiunque si opponga (e il coraggio è moneta rara a Cagliari, città dei Don Abbondio). E che cos’è questo se non l’avvalersi della forza di un vincolo associativo e della condizione di omertà che ne discende, come dice l’articolo 416-bis del codice penale? (altro…)
CAVALIERE, CI CONSENTA … NON CI SIAMO!
Noi di MALA IUSTITIA CARALITANA non abbiamo mai nascosto il nostro giudizio positivo sul conto di Silvio Berlusconi come politico e di Forza Italia, soprattutto per il ruolo svolto nel tentativo di favorire riforme della giustizia che la rendano più giusta e meno scandalosamente politicizzata, ma stavolta dobbiamo proprio fare una critica: non ci siamo, Cavaliere!
La sentenza emessa dalla Sezioni Unite della Cassazione sulla richiesta di rimessione dei processi SME, IMI-SIR e Lodo Mondadori, che come è noto ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Berlusconi e di Cesare Previti, sarà forse criticabile, anche se bisognerà attenderne le motivazioni per poterla commentare con cognizione di causa, soprattutto per chi, come appunto Berlusconi e Previti, sostiene che a Milano la situazione degli uffici giudiziari sia talmente deteriorata da non consentire un giudizio sereno sul loro conto. (altro…)
IL GOLPE CHE AVANZA
Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato. (altro…)
LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA
Quello presente non è certo, per la Procura di Palermo, un momento di suprema credibilità come ufficio giudiziario, dato che vi sono ancora gli strascichi degli innumerevoli processi politici, tanto grossi quanto fallimentari, scatenati a suo tempo da Giancarlo Caselli e il suo pool contro Andreotti, Mannino eccetera, su Guido Lo Forte, nel contesto dell’inchiesta sui fiancheggiatori “illustri” di Bernardo Provenzano, tornano a correre brutte voci, il più fidato collaboratore di un altro pasdaran caselliano, quell’Antonio Ingroia che non si era astenuto dal Processone contro Grauso nonostante una evidente incompatibilità, è stato arrestato perché pare facesse la spia per Provenzano, e infine va ricordato che i tre PM che seguivano il Processone, oltre a Ingroia Giovanni Di Leo e Lia Sava, non sono stati tempestivamente sostituiti dal procuratore capo Piero Grasso, bensì cacciati d’imperio con provvedimento del PG Salvatore Celesti.
A noi cagliaritani, che abbiamo davanti agli occhi la tragedia di Luigi Lombardini suicida nel proprio ufficio, la Procura della capitale siciliana evoca sinistre e terribili ombre, ma anche in situazioni riguardate “a freddo”, come quella relativa alle vicende de L’UNIONE SARDA, laddove sono trascorsi ormai cinque anni dai fatti, l’impressione che si ricava dall’azione congiunta della Procura stessa e dei GIP, nel caso di specie del GIP Gioacchino Scaduto già titolare di molti processi antimafia caselliani, è quella della somma ingiustizia. (altro…)
IL CASO UNIONE SARDA
Tra l’agosto e l’ottobre del 1998, nel periodo immediatamente successivo all’esplosione del <<caso Lombardini>>, vi era all’interno dell’UNIONE SARDA, di cui era editore Nichi Grauso, un già notevole livello di tensione tra il direttore, Antonangelo Liori, e una cospicua parte della redazione, in particolare i giornalisti impegnati nel Comitato di Redazione, tutti vicini al PDS; tale livello di tensione, derivante da profondi e continui contrasti tra il direttore e detti giornalisti circa la linea politico-editoriale del quotidiano, divenne infuocato quando partì dalla redazione un improvvido comunicato di solidarietà col Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, proprio dopo il suicidio di Luigi Lombardini – circa il quale Grauso stigmatizzò asserite responsabilità dei magistrati palermitani con parole di fuoco-, e quando Antonangelo Liori, contro il parere del <<soviet>> insinuato nella redazione del quotidiano, si trasformò in un vero e proprio tribuno contro gli abusi, oltre che della classe politica regionale, della magistratura cagliaritana e palermitana. (altro…)
IL CASO PINTUS
La vicenda di Francesco Pintus è emblematica di come un magistrato serio, animato solamente dall’intento di fare il suo dovere fino in fondo, debba talora, suo malgrado, trasformarsi in un Masaniello, subendo i relativi, inevitabili strali.
Francesco Pintus, di origine sassarese, perviene alla carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari nel 1992, prendendo il posto di Giovanni Viarengo.
Pintus ha un pedigree che non può non considerarsi di sinistra: tra i fondatori di Magistratura Democratica, è stato anche senatore per una legislatura, in un collegio della Lombardia – risiede a Varese – quale indipendente nelle file del PCI. Tuttavia, dopo il mandato parlamentare, prenderà servizio alla Corte di Cassazione, e sarà assegnato alla Prima Sezione Penale, presieduta da quel Corrado Carnevale diffamato per anni dai teoremi dei comunisti come il <<giudice ammazzasentenze>>, oggi prosciolto da tutte le imputazioni dai Tribunali di Napoli e di Palermo. (altro…)