Argomento: PIERO SONNI
Articoli su questo argomento (6):
QUANTO SCOTTA QUELLA “LETTERA LIBERATORIA”
Non è una nostra opinione, sebbene lo sospettiamo da sempre, bensì è il ritrattino di sé stesso che ha dipinto quando, ormai mesi fa, rese la sua testimonianza avanti al Tribunale di Palermo in occasione del “Processone” per il “Caso Lombardini”: Tito Melis è solo un gran bugiardo.
Rispondendo a una domanda dell’avvocato Bellavista, difensore di Nicola Grauso, che gli chiedeva conto di sue affermazioni, fatte in una conversazione intercettata con padre Pinuccio Solinas nel mese di lugio 1997, secondo cui il dottor Carlo Piana gli avrebbe dato assicurazioni che “non ci romperanno le scatole”, in pratica l’autorizzazione a pagare il riscatto, l’ingegner Melis ha detto infatti che si era trattato di “una sua bugia per incoraggiare padre Solinas”, il che fa ridere, poiché tutti sanno che un uomo come il francescano di Bonorva, che non esitò a consegnarsi come ostaggio al posto di Piera Demurtas, di tutto ha bisogno meno che di essere incoraggiato, poiché, a differenza dei tanti Don Abbondio, il coraggio, chi ce l’ha, se lo può dare. (altro…)
QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO
Viene da ridere a sentire Ilda “la rossa” Boccassini che, nel tentativo di motivare le pesanti richieste di condanna contro Cesare Previti, Renato Squillante e altri nel processo IMI-SIR, dopo aver letto una lunga e tediosa perizia contabile sui flussi di denaro ricollegabili agli imputati senza però trovare un solo straccio di prova che fossero riconducibili al prezzo di corruzione, si è scagliata contro l’intera Corte di Cassazione, asserendo che sulla stessa vi era un vero e proprio “controllo militare”, ovviamente in funzione corruttiva, ad opera degli imputati, scatenando la giusta indignazione dell’ex presidente dell’A.N.M., Antonio Martone, a suo tempo silurato perché, tra le toghe, pare non sia tempo di buon senso e moderazione.
La Boccassini, tanto omogenea alla linea politico-imprenditoriale-editoriale del famigerato gruppo L’ESPRESSO che il settimanale omonimo, all’epoca dell’arresto del giudice Squillante (marzo 1996) sparò una copertina col suo faccione e con lo slogan da stadio “FORZA ILDA”, nella foga di stigmatizzare questo apparato militare che avrebbe presidiato l’intera Cassazione, si dimentica dell’apparato politico-militare di cui ella è parte integrante e che, da ormai un decennio, occupa, appunto manu militari, la magistratura italiana, deviandone le funzioni a fini di distruzione di singoli politici e imprenditori o di forze politiche e imprenditoriali, di protezione oltre ogni decenza di altre forze politiche e imprenditoriali (i DS e De Benedetti, ma anche il gruppo Fiat, su tutti) e opprimendo i tanti magistrati seri, onesti, indipendenti e imparziali che ancora ci sono, obbligandoli spesso alla drammatica scelta tra l’adeguarsi all’andazzo generale o il venire estromessi, emarginati, addirittura incriminati. (altro…)
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini. (altro…)
LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO
Quella sera dell’11 novembre 1997, secondo la relazione di servizio di un agente di Polizia, Silvia Melis, ben prima di aver incrociato, ai bordi della provinciale Nuoro-Orgosolo, alcuna autovettura, avrebbe incrociato alcune donne orgolesi che, riconosciutala, le avrebbero chiesto se avesse bisogno di essere accompagnata, al che lei rispose di no perché “aspettava la polizia”.
Ma la prima autovettura che stava per prelevare Silvia non era, forse, quella che aspettava: era una Renault Clio, un’auto civile, condotta da un poliziotto del commissariato di Orgosolo, Piero Sonni, con a bordo un altro agente del medesimo commissariato, Pierandrea Giua; secondo la confidenza, di poche ore prima, di Sonni a un amico orgolese, egli, che era in licenza col collega, sapeva, a una certa ora, di dover fare ritorno da Nuoro, dove si trovava, a Orgosolo perché aveva una “commissione” ben più importante da sbrigare. (altro…)
IL GRANDE INTRIGO
Fin dal 1991, dopo la dissoluzione del regime di Siad Barre, si è giocata in Somalia, spostandosi ultimamente nel Sudan, una complicata partita a scacchi tra gli Stati Uniti, allora governati da Bill Clinton, la Gran Bretagna, mossa da una politica del denaro invariata dal governo conservatore di John Major a quello laburista di Tony Blair, e la Cina, che col pretesto di fornire aiuti umanitari (ad esempio la costruzione di un ospedale per bambini a Bosaso) e col fine visibile di occuparsi di petrolio, ha costituito nella zona una propria consolidata presenza paramilitare, in nessun modo contrastata dagli americani, e men che meno dai britannici.
In tutta questa vicenda l’Italia, che pure fu, insieme con la stessa Gran Bretagna, paese colonizzatore della Somalia, e che, tramite il SISMI, ha da sempre una notevole presenza nella zona, ha assistito come paese colonizzato. (altro…)