Argomento: PASQUALINO RUBANU
Articoli su questo argomento (13):
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
IL RITORNO DEI BUFFONI
OMICIDI DI OLIENA E SEQUESTRO MELIS: C’E’ UN LEGAME?
GENOVA CHIAMA CAGLIARI? MAXIRISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
L’interesse che c’è stato riguardo a questo argomento, confortato dai dati degli accessi al nostro sito anche dall’estero (perfino dalle isole FAROER: non stiamo sparandola grossa …) ci fanno pensare che molti si interroghino, o non comprendano, sul perché ce la prendiamo tanto contro il capo della Polizia Gianni De Gennaro che è stato, e neppure noi l’abbiamo certo dimenticato, uno dei principali protagonisti della stazione più proficua dell’antimafia nazionale, intrattenendo formidabili rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, collaborando col grande Giovanni Falcone e poi con Giancarlo Caselli, che sarà pure un magistrato politicante e avrà pure, per furor politico, preso delle cantonate, ma la lotta alla mafia è stato il primo procuratore capo di Palermo a farla seriamente.
Noi non dimentichiamo certo i grandi meriti del dottor De Gennaro, il suo ruolo fondamentale, forse insostituibile, nel tessere quei proficui rapporti investigativi con gli Stati Uniti dei Rudolph Giuliani senza i quali una seria lotta alla mafia delle varie Pizza Connection, del denaro sporco e del narcotraffico sarebbe stata impensabile, il fatto che si tratti di un uomo che da una vita vive sotto scorta essendo tuttora, insieme allo stesso Caselli, l’obiettivo numero uno delle possibili ritorsioni omicidarie di Cosa Nostra; senza di lui, forse, saremmo ancora all’epoca della Questura di Palermo piena di piduisti e di collusi, dove un poliziotto come Boris Giuliano doveva innanzitutto guardarsi dai suoi colleghi. (altro…)
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
Non c’è mai limite al peggio, ma da Gilberto Ganassi non ce l’aspettavamo, ed è stupefacente constatare come un magistrato come lui, giunto a Cagliari con una posizione di estraneità alle camarille locali, si sia, in poco tempo, totalmente omologato ai modi di fare dei suoi degni colleghi, dimostrandosi addirittura più realista del re.
Ci riferiamo, ovviamente, al suo becero intervento al processo d’appello contro i pretesi sequestratori di Silvia Melis, ossia i soli che hanno voluto acchiappare e sempre che abbiano preso parte all’odioso reato, laddove il signor Ganassi non si è limitato, come ogni buon magistrato dovrebbe fare, ad esporre civilmente e pacatamente gli elementi a sostegno delle proprie insostenibili argomentazioni a ribadire la pretesa verosimiglianza del castello di bugie costruito intorno al sequestro Melis (particolarmente patetica e ridicola l’insistenza sulla pretesa “fuga” di Silvia Melis, lo ribadiamo con la famosa tenda di Locoe mai vista da alcuno fino all’11 novembre, la strana scelta da parte dei pretesi “banditi” di tende militari e catene nuove di zecca), bensì, credendosi forse sul palco della Festa dell’Unità o a un raduno di girotondini, si è sentito in dovere, pur senza fare nomi, di fare un comiziaccio che neppure Nanni Moretti, inveendo contro tutti i soggetti estranei al rapporto processuale che hanno osato mettere in dubbio la verità processuale, o come crediamo noi la falsità processuale, abilmente costruita a Lanusei, dove la Procura Distrettuale ha, naturalmente, portato e valorizzato solo gli elementi che le convenivano, aiutata dal dottor Lo Curto, personaggio in bilico tra magistratura (sempre e comunque militante) e Polizia, che col pretesto di ribadire a ogni istante che a quel processo non si doveva parlare di Lombardini, ha estromesso l’80 per cento degli elementi utili a ricostruire la verità. (altro…)
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)
IL RITORNO DEI BUFFONI
Puntuale come un orologio svizzero, lo stantio e pomposo rito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui l’onorevole Pecorella ha ragione a chiedere l’abolizione, si prospetta come la nuova occasione per l’attuazione da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati dell’ennesima pagliacciata collettiva per ribadire ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l’avversione delle toghe al governo presieduto da Silvio Berlusconi.
L’anno scorso fu il presentarsi corale dei magistrati in toga nera, quest’anno si chiede a costoro di presentarsi ciascuno brandendo il testo della Costituzione, un messaggio quindi per nulla implicito, secondo cui il governo, con le riforme proposte e prospettate, con particolare riguardo alla separazione delle cariere, sovvertirebbe l’ordine istituzionale. (altro…)
OMICIDI DI OLIENA E SEQUESTRO MELIS: C’E’ UN LEGAME?
Sta diventando preoccupante in Barbagia, dove vuoi per l’omertà vuoi per l’incapacità degli investigatori non si riesce mai a beccare gli autori di un solo omicidio, l’escalation di delitti e di truculente minacce che sta interessando Oliena, paesone considerato tradizionalmente “ricco” e che ha sempre guardato dall’alto in basso gli orgolesi, ritenuti “poveri” e banditi, ma dove, oltre alle vittime dei sequestri di persona, in realtà non è mai mancata neppure la manovalanza degli stessi.
I gossips che rimbalzano tra i cronisti di giudiziaria, evidentemente provenienti da ambienti investigativi, pongono lo scatenarsi di violenza che si sta verificando, che non sarebbe una disamistade propriamente detta, con gli esiti di un sequestro di persona, variabilmente in relazione ad asserite ritorsioni di alcuni banditi contro un custode che si sarebbe lasciato scappare l’ostaggio, forse di un sequestro mai pubblicizzato, ovvero in relazione alla vendetta dei familiari di un sequestrato che non fece mai ritorno a casa. (altro…)
GENOVA CHIAMA CAGLIARI? MAXIRISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE
Un imprenditore di Genova di origine calabrese, Pino Barilà, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Genova un maxirisarcimento di ben 4 milioni di euro per ingiusta detenzione; il Barilà, accusato di traffico di droga, scontò ben sette anni di reclusione tra custodia cautelare ed esecuzione della pena definitiva, ma dopo tanto penare era riuscito a far riconoscere, da quella stessa Corte d’Appello, la propria innocenza in sede di giudizio di revisione.
La notizia ha destato un certo clamore data l’entità del risarcimento, in rapporto a quelli consentiti dalla normativa precedente, in genere non oltre i trecento milioni di lire. (altro…)
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
I giudici della Corte d’Appello di Cagliari (Paolo Zagardo presidente, Antonio Onni relatore ed estensore, Tiziana Marogna a latere) hanno depositato ieri, nel pieno rispetto dei termini di legge, le motivazioni della clamorosa sentenza con cui, il 20 dicembre dell’anno scorso, avevano assolto tutti e quattro gli imputati mandati a processo dalla DDA di Cagliari – Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu, già assolto in primo grado – dalla terribile accusa di aver preso parte, in qualitàdi custodi, al sequestro di Silvia Melis.
Le motivazioni attuano la definitiva demolizione degli strampalati teoremi con cui i PM Mura e Ganassi avevano sostenuto le loro tesi accusatorie, recepite in primo grado, per tre dei quattro imputati, dal Tribunale di Lanusei. In particolare, è stata evidenziata la contraddittorietà e la non piena credibilitàdi Silvia Melis, laddove la Corte ha evidenziato come questa, pur fornendo taluni dettagli “ambientali” combacianti con la realtà (orari dei rintocchi delle campane della chiesa di S. Giuseppe di Nuoro, vicina alla via Trento ove insiste la casa di Grazia Marine, orari di passaggio dei mezzi della nettezza urbana e simili), ne ha omesso altri di significativa importanza, come ad esempio i rumori del passaggio, per la via Trento, di una processione pasquale (che veramente avrebbero dimostrato che la Melis si trovava lì), e ne ha indicato di ulteriori non corrispondenti. (altro…)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
Grazia MARINE
65 anni, orgolese ma residente a Nuoro, Grazia Marine è la figura più pittoresca tra le quattro persone arrestate e processate con l’accusa di essere i carcerieri di Silvia Melis.
Donna d’altri tempi, sempre in <<fardetta>> e sempre composta nonostante la reclusione e la gravità delle accuse contro di lei, Grazia Marine è madre di Antonio Maria Marini, un altro degli imputati quali carcerieri della Melis. (altro…)
Mauro MURA
Sessantenne, originario di Isili, in gioventù estremista di sinistra, quindi assiduo frequentatore delle sezioni del PCI, Mauro Mura esordisce in magistratura svolgendo per lunghi anni funzioni di giudice fallimentare; viene poi, a metà anni ’80, trasferito all’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari e quindi, con lo scioglimento di detto ufficio, alla Procura della Repubblica
Con la costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, Mauro Mura diverrà PM preposto alla trattazione di pressoché tutti i procedimenti relativi a sequestri di persona; rifiutandosi di collaborare con Luigi Lombardini, e con gli investigatori che avevano collaborato con lui, darà luogo a una gestione delle indagini piuttosto scadente, puntando tutto solo su alcuni inquirenti – quali Antonello Pagliei -, quasi mai riuscendo a scoprire la verità circa gli autori dei sequestri, spesso giungendo al punto di incriminare per sequestro di persona individui che apparivano manifestamente avendo un ruolo di emissari, giungendosi a incriminazioni naufragate in giudizio (quelle di Nicolò <<Cioccolato>> Cossu, Tonino Crissantu e Michelangelo Moni nel sequestro Vinci), o a condanne assai discusse (quelle di Nicola Dettori e Nicolò Liberato Succu, sempre nel processo per il sequestro Vinci, e soprattutto quelle di Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis per il sequestro Licheri). (altro…)