Argomento: PAOLO DE ANGELIS


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3. IL TRIONFO DI MD, TANGENTOPOLI E LE PRESCRIZIONI FACILI

Durante tutti gli anni ’80, Magistratura Democratica svolgerà una continuativa ed efficace opera di proselitismo che, man mano che i giudici vecchi e tradizionalisti andavano in pensione o venivano trasferiti, consentì di sostituirli in numero sempre più copioso con esponenti della corrente <<rossa>>, sovente reclutati fin dal tempo dell’università e addestrati dal PCI; ciò porterà MD a conquistare praticamente il controllo del Palazzo di Giustizia cagliaritano, ottenendo circa il 40 per cento dei consensi dei magistrati alle elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura e del direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Da questi anni, e a tutt’oggi, MD è capeggiata dal giudice civile Enrico Dessì, organicamente legato all’area del PCI più contigua alle <<cooperative rosse>> e, in particolare, all’ex consigliere regionale ed eurodeputato Andrea Raggio, da sempre principale punto di riferimento politico della cooperazione comunista; Dessì, in particolare, è dirigente della <<Fondazione Luca Raggio>>, una fondazione politico-culturale creata da Andrea Raggio in memoria del figlio Luca, tragicamente deceduto in un incidente di pesca subacquea. Della suddetta fondazione, e dell’intellettualità comunista in genere, è espressione la rivista <<Quaderni Sardi>>, che ospiterà frequenti articoli, oltre che di Enrico Dessì, del citato Antonio Volpi. (altro…)

4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA

Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)

5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA

Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)

7. APPENDICI

APPENDICE A
COLLOCAZIONE DEI MAGISTRATI IN SERVIZIO AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI CAGLIARI PER SCHIERAMENTO POLITICO-ASSOCIATIVO

MAGISTRATURA DEMOCRATICA: Mauro Mura, sost. proc. Tribunale; Alessandro Pili, sost. proc. Tribunale; Paolo De Angelis, sost. proc. Tribunale; Mario Marchetti, sost. proc. Tribunale; Guido Pani, sost. proc. Tribunale; Alessandro Lener, pres. C. Assise; Francesco Sette, pres. sez. penale; Michele Jacono, pres. sez. penale; Claudio Gatti, giud. sez. penale; Giovanni Massidda, giud. sez. penale; Leonardo Bonsignore, GIP; Giovanni Lavena, GIP; Gian Giacomo Pisotti, pres. sez. civile; M. Teresa Spanu, giud. sez. civile; Anna Cau, giud. sez. civile; M. Cristina Ornano, giud. sez. penale; Maria Sechi, giud. sez. civile; Enrico Dessì, cons. C. Appello; Assunta Brizio, Cons. C. Appello; Lucia La Corte, Cons. C. Appello; Mario Biddau, cons. C. Appello; Fiorella Pilato, cons. C. Appello; Tiziana Marogna, cons. C. Appello; Maria Mura, cons. C. Appello; Fiorentina Buttiglione, cons. C. Appello; Giovanni Dessy, giud. fallim.; Giovanni la Rocca, giud. fallim.; M. Rosaria Marinelli, sost. proc. gen; Antonio Porcella, pres. Tribunale; Mauro Grandesso, giud. sez. lavoro; Alfonso Nurcis, giud. sez. lavoro; Leuzzi, giud. sez. lavoro.
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE: Carlo Piana, Proc. Rep. Tribunale; Pietro Corda, Pres. C. Appello; Vittorio Antonini, Proc. Gen.; Giuseppe Pintori, giud. sez. civile; Antonio Onni, cons. C. Appello; Grazia Bagella, giud. sez. civile; Daniela Amato, GIP.
MAGISTRATURA INDIPENDENTE: Angelo Porcu, pres. Trib. Sorveglianza; Gaetano Porcu, sost. proc. Tribunale; Mariano Arca, giud. sez. penale; Massimo Poddighe, giud. sez. penale; Bruno Alfonsi, giud. sez. penale; Salvatore Fundoni, cons. C. Appello; Paolo Zagardo, cons. C. Appello; Gemma Cucca, cons. C. Appello; Simona Lai, cons. C. Appello; Giuseppa Geremia, sost. proc. gen; Lucina Serra, sost. proc. gen.; Sandro Norfo, sost. proc. gen; Antonio Chessa, sost. proc. gen.; Ornella Anedda, giud. sez. lavoro; Angelo Caredda, giud. sez. lavoro.
MOVIMENTI RIUNITI: Ignazio Tamponi, giud. sez. civile; Vincenzo Amato, giud. sez. civile; Daniele Caria, sost. proc. trib.; Rossana Allieri, sost. proc. trib.
N.B.: Dei magistrati non indicati non è nota la posizione politico-associativa (altro…)

CASO AIAS, CONDANNATO RANDAZZO

Bruno Randazzo, ex deputato DC e attuale leader regionale del Movimento dei Democratici Cristiani, ma soprattutto storico presidente regionale dell’AIAS, è stato condannato con rito abbreviato a due anni e sei mesi di reclusione dalla seconda sezione penale del Tribunale penale (presidente Francesco Sette) per appropriazione indebita, in relazione all’inchiesta, in corso da anni, sulla gestione dell’AIAS.
La pubblica accusa è stata esercitata dal Procuratore aggiunto Mauro Mura, dopo tormentate vicende che portarono l’allora Procuratore Generale Francesco Pintus ad avocare l’inchiesta dal PM Paolo De Angelis – che lo accusò di indebiti favoritismi – e a chiedere l’archiviazione, richiesta respinta dal GUP di sinistra Leonardo Bonsignore.
Randazzo ha annunciato appello. (altro…)

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MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI

Avremmo voluto parlarvi anche stavolta del caso Melis, di quello che verosimilmente pensa Silvia riguardo al ruolo di Lombardini, della cattiva coscienza di suo padre Tito, di franchi svizzeri e di Massoneria deviata; ma ci sarà tempo, non possiamo essere monotematici, dato che i casi e le storie di malagiustizia sono tantissimi, purtroppo non si riducono solo a quella sciagurata indagine giudiziaria che, parrebbe per proteggere alcuni magistrati in malafede, ha cagionato la morte di Lombardini e devastato (ma solo per i creduloni) la reputazione di Nicola Grauso e dell’avvocato Antonio Piras, anche lui massone, ma regolare e sicuramente pulito.
Vogliamo invece parlarvi di una storia per commentare la quale non ci vogliono molte parole, poiché possiamo direttamente passare a riportarvi integralmente (con le dovute cautele) la e-mail struggente che una nostra visitatrice ci ha spedito qualche giorno fa, uno scritto che ci ha al tempo stesso commossi e indignati: (altro…)

SECONDO APPUNTO PER I COMPAGNI GIROTONDISTI (E PER I LORO AMICI IN TOGA)

Le  lagne della magistratura associata, che si associano a quelle dei vari girotondisti forcaioli alla Nanni Moretti, tendono a criticare la c.d. “Legge Cirami” sul legittimo sospetto, i cui effetti saranno sicuramente mirabolanti a Cagliari, sostenendo che così si intenderebbe costituire, per Berlusconi, Previti e chi più ne ha più ne metta, un’area di esenzione dalla giurisdizione.
Giustissimo, cari compagni, che nessuno debba andare esente dalla giurisdizione, che la legge debba essere uguale per tutti: ma non trovate, però, che ciò che asserite con violenza debba valere per Silvio Berlusconi non debba valere per gli stessi magistrati, che vestano ancora la toga o che siedano, o abbiano seduto, nel Consiglio Superiore della Magistratura? (altro…)

MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …

Una banda di mafiosi? Forse le opinioni prevalenti dei visitatori che rispondono al nostro sondaggio sui magistrati di Cagliari sono un po’ drastiche, visto che, sintetizzata all’estrema, la nozione dell’associazione mafiosa che fornisce il codice penale è quella di una congrega di individui che si approffittano, per commettere reati, del timore emanato dal loro vincolo associativo e dalla conseguente omertà.
Che tutti i magistrati cagliaritani, tra i quali abbondano persone intelligenti, serie, oneste e preparate, che lavorano nel silenzio senza dare interviste, mettersi in mostra, ordinare eclatanti blitz, siano parte, o complici, di un simile sodalizio non ci sentiremmo di sottoscriverlo: molti di essi, anzi, sono delle vittime, poiché oggi i magistrati non sono quelli dell’Ottocento, non sono i nobili o i proprietari terrieri di allora, perlopiù vivono del proprio stipendio e la bandiera che devono alzare, quando vi siano situazioni di rischio, è fatalmente quella italianissima del “tengo famiglia”. (altro…)

COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI

Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)

DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI

Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio). (altro…)

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CHI NON SBAGLIA MAI? CHI NON FA NIENTE … E IL DOTTOR PIANA LO SA!!!

Dopo le vicende de L’UNIONE SARDA, l’accanimento degno di miglior causa dispiegato insieme al PM ANTIGRAUSO Guido Pani per estromettere, appunto, Nicola Grauso, reo di essere un editore puro (e non troppo interessato alle palazzine, come Zuncheddu e i suoi amici delle Cooperative rosse) e non condizionabile, dal circuito dell’informazione regionale, l’ha imparato bene, il dottor Carlo Piana; sulla base delle denunce di Grauso, una giovane e irrispettosa PM, la dottoressa Marzia Sabella, l’aveva iscritto, insieme al PM ANTIGRAUSO Pani (che anche lui, da allora, ha pensato bene di tornarsi a occupare di falsi ideologici, rapinette e fesserie varie) e insieme al GIUDICE ANTIGRAUSO dottor Gian Giacomo Pisotti, un magistrato di preparazione paragonabile a quella di pochi che nella vicenda UNIONE SARDA, per accontentare i suoi amichetti del PDS, ha “sputtanato” in pochi mesi un’autorevolezza che si era conquistato in decenni di duro lavoro, nel temibile registro delle notizie di reato della Procura di Palermo, e magari i risultati saranno pure stati innocui (non ne siamo a conoscenza), ma non sta certo bene, perché immaginiamo la reazione che nelle chiacchiere da bar, col sarcasmo a volte sadico che li contraddistingue, avranno avuto i cagliaritani: <<mì, Piana esti indagau>>, con corollario di commenti non certo benevoli, visto che siamo in una città dove gli onesti sono ancora e saranno sempre orfani dell’indimenticabile Luigi Lombardini, di cui Piana è l’antitesi fatta persona, anche nel bene forse, non solo nel male.
Finito l’accanimento giudiziario contro Grauso, che in parte nasceva dall’inveterata antipatia che il Procuratore nutriva personalmente nei confronti dell’editore, in parte da precise opposizioni di una composita lobby spaziante dal PDS ad alcuni magistrati cagliaritani zeppi di scheletri negli armadi che Grauso rischiava di scoperchiare a certi spezzoni poco palesi e poco puliti della Massoneria, l’ha imparata bene la lezione, il dottor Piana: non sbaglia mai chi non fa niente, e così perfino la pallida Tangentopoli cagliaritana dei primi anni ’90, quando Paolo De Angelis, ossannato come il “Di Pietro sardo”, decapitò l’amministrazione comunale di Cagliari spianando la strada all’ascesa della buona amministrazione di Mariano Delogu (che sarà forse stata popolata di massoni, ma certo non di ladri e incapaci), ma si dimenticò di spiegare più zelo riguardo agli amministratori del PCI/PDS e alle Cooperative rosse, è diventata uno sbiadito ricordo. (altro…)

L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI

Dicono che l’ora del cambio della guardia al vertice della Procura di Cagliari si avvicini, e in particolare che il dottor Carlo Piana, che suo malgrado passerà alla cronaca giudiziaria per i suoi silenzi su molte porcherie perpetrate da sostituti della sua Procura e per i suoi ingiustificati accanimenti contro Nicola Grauso e dintorni (pensate se la Legge Cirami ci fosse stata da molto prima …), abbia rinunciato a spiccare il “grande salto” verso Milano, sulla poltrona che tra meno di un mese non sarà più di Gerardo D’Ambrosio, e intenda concludere la sua ottima carriera a Cagliari, puntando alla poltrona di Procuratore Generale, anche se, tra il dire e il fare, c’è il problema della collocazione del dottor Vittorio Antonini, che a Cagliari non vuole rimanerci (riteniamo che sia una persona intelligente e abbia fiutato l’aria da subito) ma che ha difficoltà di collocazione in una posizione adeguata sia in Calabria, dove tutti i posti chiave sono occupati, sia a Roma, dove pare intenda concorrere per l’ambita poltrona di Procuratore Generale ma con una folta concorrenza.
Riteniamo però che il problema in qualche modo prima o poi si risolverà, e che Piana sarà un ottimo procuratore generale se continuerà ad ispirarsi alla filosofia per cui chi non fa niente non sbaglia mai, quella che Francesco Pintus non ha seguito, non accettando di far finta di non vedere errori e abusi dei sostituti della Procura presso il Tribunale, cacciandosi in un sacco di guai. (altro…)

COSENZA CHIAMA CAGLIARI: MUSICA NUOVA IN PROCURA!

C’era un bellissimo slogan del Maggio francese che recitava più o meno “la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”: ebbene è proprio quello che è avvenuto ieri a Cosenza, una delle tante città del Sud dove da tempo l’unica realtà palpabile, l’unico potere palpabile, sembrava essere quello delle tante Superprocure intente a gestire una criticabile antimafia i cui effetti sono paragonabili al voler svuotare il mare con un secchiello.
La manifestazione dei No Global, con la quale, oltre alla liberazione di tutti i “compagni” arrestati (peccato rovinare con queste accentuazioni una lotta sacrosanta: diciamo liberazione dei cittadini arrestati senza prove …), si chiedevano le dimissioni del capo della Polizia De Gennario, cosa su cui per motivi in parte diversi in parte uguali siamo D’ACCORDISSIMO, è stata, grazie anche all’ormai sperimentata abilità del ministro dell’interno Beppe Pisanu (che sembra aver convinto i poliziotti che la devono finire di comportarsi come teppisti), più che una manifestazione pacifica: è stata una festa, con un’intera città, dove certo non manca l’elettorato di centrodestra, che si è stretta intorno ai propri ragazzi, sbattuti ingiustamente in galera da una Procura che agisce come una scheggia impazzita e deviata del sistema, e poi il Procuratore di Cosenza ha pure la faccia tosta di lagnarsi per essere stato isolato … meglio farebbe a dimettersi, dato che ha perso ogni legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica! (altro…)

CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE CIRAMI”!!!

A quasi quattro anni dalla sua originaria denuncia, ad opera sia de L’UNIONE SARDA – quando era ancora un giornale, e non era ancora tornata la carta con cui i fruttivendoli impacchettano le mele – sia, con un autonomo esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di Nicola Grauso, il problema, anzi il bubbone, delle incompatibilità di ogni genere dei magistrati cagliaritani, sia quelle di natura parentale tra di loro o con avvocati loro coniugi o congiunti, sia quelle, la cui stessa esistenza giuridica è poco nota alle masse, derivante dal divieto che un magistrato stia in uno stesso ufficio per oltre dieci anni, continua ad essere irrisolto, minando la già non eccelsa credibilità della magistratura della Città del Sole.
I nostri cari giudici e PM sembrano quasi non rendersi conto dello scandalo, dell’estrema inopportunità di una situazione che sarebbe intollerabile in molti altri uffici pubblici, e anche in molte aziende private: ti giri, ti rigiri, e dappertutto vedi parentele, sono tutti imparentati. Come puoi avere fiducia nella giustizia, come puoi non pensar male (col che, come dice Andreotti, si commette peccato ma spesso ci si azzecca) e ritenere malignamente che certe delicate questioni di giustizia vengano trattate e risolte in un’alcova o, meno volgarmente, nel corso di un pranzo familiare? (altro…)

BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!

Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità? (altro…)

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EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA

Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)

IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!

Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)

INCOMPATIBILI RAUS!

Il ministro Castelli, dopo un lungo periodo di apprendistato, sta forse finalmente inquadrando nella loro vera luce, spesso fosca, i problemi del pianeta giustizia, ed ha avuto modo di cozzare contro la resistenza corporativa del Consiglio Superiore della Magistratura in ordine al tentativo del suddetto organo di autosgoverno dei giudici e dei PM di designare alla carica di procuratore della repubblica di Bergamo il magistrato Galizzi, nonostante l’esistenza di una smaccata incompatibilità parentale di costui con un fratello, che è già presidente di sezione presso il tribunale orobico.
Castelli ha tentato di ricondurre la lettera degli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, che regolano i casi di incompatibilità di magistrati prossimi congiunti all’interno di uno stesso ufficio giudiziario e di magistrati con avvocati che esercitino presso lo stesso foro, a ciò che essa realmente dice, al di là di interpretazioni arbitrariamente estensive: non conta se i magistrati, o magistrato e avvocato, tra loro imparentati, facciano penale o civile, il parametro di riferimento è il singolo ufficio giudiziario nella sua interezza, e deroghe non sono ammissibili se non in casi eccezionali. (altro…)

SPUTTANATI!!!

Questa volta si sono accorti di averla fatta proprio grossa, con la loro inerzia, il loro silenzio, la loro arroganza su una situazione di illegalità sistematica e diffusa in ordine alla quale era prima o poi prevedibile che si abbattesse la scure di un ministro della giustizia con un minimo di scrupolo e obiettività, certo non del compagno Diliberto la cui cassaforte finanziaria Cooperativa Cento era sotto la scure delle indagini del dottor De Angelis, né del compagno Fassino che ha sempre l’aria di uno che non sa dove diavolo si trova e perché diavolo ci si trova.
Sulla questione delle infinite e innumerevoli incompatibilità parentali, per coniugio o parentela tra loro o con avvocati dello stesso foro, i magistrati cagliaritani sono stati, stavolta, definitivamente sputtanati, senza possibilità alcuna di una ritirata onorevole, che avrebbero potuto attuare ben prima, e poco conta che le denunce, che si collocano nell’ambito di quella “caccia agli incompatibili” che il caso Galizzi e le prese di posizione del ministro Castelli e di taluni esponenti del C.S.M. hanno ormai scatenato in tutta Italia, siano state pubblicate da IL GIORNALE, che però è pur sempre il quarto quotidiano nazionale per numero di lettori, e da LA PADANIA, organo di partito certo non letto in Sardegna, e non certo sul foglio di censura zuncheddiana UNIONE SARDA, tanto meno sullo House Organ della Procura di Cagliari LA NUOVA SARDEGNA. (altro…)

OMICIDI DI OLIENA E SEQUESTRO MELIS: C’E’ UN LEGAME?

Sta diventando preoccupante in Barbagia, dove vuoi per l’omertà vuoi per l’incapacità degli investigatori non si riesce mai a beccare gli autori di un solo omicidio, l’escalation di delitti e di truculente minacce che sta interessando Oliena, paesone considerato tradizionalmente “ricco” e che ha sempre guardato dall’alto in basso gli orgolesi, ritenuti “poveri” e banditi, ma dove, oltre alle vittime dei sequestri di persona, in realtà non è mai mancata neppure la manovalanza degli stessi.
gossips che rimbalzano tra i cronisti di giudiziaria, evidentemente provenienti da ambienti investigativi, pongono lo scatenarsi di violenza che si sta verificando, che non sarebbe una disamistade propriamente detta, con gli esiti di un sequestro di persona, variabilmente in relazione ad asserite ritorsioni di alcuni banditi contro un custode che si sarebbe lasciato scappare l’ostaggio, forse di un sequestro mai pubblicizzato, ovvero in relazione alla vendetta dei familiari di un sequestrato che non fece mai ritorno a casa. (altro…)

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CAGLIARI, CITTA’ GOVERNATA DALLA MAGISTRATOCRAZIA

Tante persone, che non parlano perché non vogliono peccare di protagonismo o perché tengono famiglia, serbano un ricordo molto nitido della chiarezza di visione che animava Luigi Lombardini quanto ai programmi da attuare, nella lotta al crimine, qualora fosse diventato procuratore capo; in particolare, Lombardini aveva individuato il punto debole nella lotta al crimine organizzato, presente anche in Sardegna nelle sue propaggini dedite al riciclaggio di denaro sporco e al reinvestimento nella droga, nell’assenza di una seria politica in tema di misure di prevenzione, laddove colpire i boss mafiosi e criminali nei loro patrimoni, quanto a imbalsamarne l’operatività, diviene più importante anche di sbatterli in galera.
Prospettava quindi, Lombardini, di agire per l’applicazione a tappeto della legge Rognoni-La Torre per le verifiche sui patrimoni sospetti, con particolare riferimento a taluni imprenditori, e per attivare se del caso le opportune misure di prevenzione, soprattutto in termini di confisca di beni, se riscontrati provento del riciclaggio di denaro sporco. (altro…)

BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI

I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)

IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO

Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)

MAURO MURA, PROMOVEATUR UT AMOVEATUR

Secondo indiscrezioni provenienti dagli ambienti del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno di giudici e PM avrebbe “bocciato” quasi per intero il programma organizzativo della Procura di Cagliari, convocando il procuratore Carlo Piana per chiarimenti.
Ma la notizia non è tanto questa, dato che i rilievi mossi a Piana sono perlopiù marginali e burocratici, ciò che rileva invece è che, tra i punti poco chiari rilevati dal CSM, vi è la mancata individuazione di specifici compiti da attribuirsi al Procuratore aggiunto, che a Cagliari è uno solo, in persona di Mauro Mura. (altro…)

MAGISTRATI: ARRIVI, PARTENZE E SCREZI

E’ ormai ufficiale ed esecutivo il trasferimento alla Corte di Appello di Giovanni Dessy, detto Gianni, eterno giudice fallimentare del Tribunale di Cagliari; il trasferimento è avvenuto a domanda ed era atteso poiché Dessy da tempo aveva maturato una qualifica molto più alta di quella di magistrato di tribunale, oltre ad essere rimasto nello stesso posto per ben più di dieci anni, cosa proibita dalle circolari del Consiglio Superiore della Magistratura.
Non è invece ancora stato deliberato dal CSM, ma lo sarà a breve, il trasferimento, sempre a domanda, del Presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto, a Livorno, dove svolgerà funzioni di presidente di sezione del Tribunale; Lo Curto ha governato il Tribunale di Lanusei per anni e anni in condizioni difficilissime, dando mostra di grandi doti organizzative, ma si tratta di un’esperienza che, prima o poi, stanca tutti. (altro…)

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GLI ANARCHICI, QUESTI CONOSCIUTI …

Sembra che siano spuntati fuori dal nulla, questi anarchici, perlopiù giovani (qualcuno in verità vicino agli “anta”) che per ora sembrano solo giocare a fare i bombaroli, senza ferire nessuno, al massimo cagionando pur fastidiosi danni materiali a distributori di benzina, McDonald’s e simili, quanto meno se ci riferiamo non tanto agli anarchici “storici”, quelli tutti più o meno cinquantenni che fanno riferimento a un anarchismo coltivato in termini culturali piuttosto che politici e fanno capo ad istituzioni storiche e gloriose come l’Anarkiviu di Guasila, quanto agli anarchici appunto più giovani e “giocosi”, seppure ormai molto temuti da polizia e servizi segreti, le cui parole d’ordine sono un fritto misto di rivendicazioni storicamente veterocomuniste, ma che si scagliano anche contro esponenti del centrosinistra.
Fin dagli anni Ottanta ci si ricorda che in tutti i cortei dei vari movimenti pacifisti, studenteschi ed universitari, come anche nelle file degli ultras del Cagliari (che allora si chiamavano UCCN, fin quando non verranno fuori i mitici Sconvolts e i Furiosi) vi era costantemente una nutrita presenza di giovanotti di vedute anarchiche, che in genere andavano d’accordo coi comunisti e coi giovani di sinistra in generale e li rispettavano, ma talvolta non risparmiavano le intemperanze, come avveniva nei cortei contro il presidente Cossiga ove costoro, gli anarchici, inneggiavano goliardicamente alla sua impiccagione (“Cossiga sospeso a una funicella”, con riferimento alla minaccia di autosospensione del presidente) e cantavano allegramente “Dimissioni dello Stato” sull’aria di una nota canzoncina di Renato Rascel, facendo imbestialire non poco certi comunisti ortodossi che, benché amici di questi giovani anarchici, erano costretti dalla disciplina di partito ad affermare affranti: “Però … dire che lo Stato non serve proprio a niente …”. (altro…)

PROCEDIMENTI PER SEQUESTRO DI PERSONA ISTRUITI DA LOMBARDINI

Elenco procedimenti

Elenco completo dei procedimenti di istruzione formale relativi ad episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione trattati dal giudice istruttore Luigi LOMBARDINI, presso gli uffici Istruzione dei Tribunali di Cagliari, Oristano e Tempio Pausania.

  • Sequestro ed omicidio di Mannatzu Antonio, in Cagliari il 15.11.1968;

 

  • Sequestro di BOSCHETTI Enzo, in Siluis (CA) l’1.9.1969;

     

  • Tentato sequestro e omicidio dei fratelli MANCA di Villahermosa Mario e Paolo, in Sarroch, (CA) il 17.4.1971:

     

  • Tentato sequestro e cinque omicidi in danno di LODDO Vincenzo e suoi familiari (“strage di Lanusei”), in Lanusei (NU) il 15.8.1972;

     

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IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI

Al Ministero di Grazia e Giustizia

Al Ministro dell’Interno

Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)

IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)

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SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali

RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,

  • Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),

nel quale è coimputato anche:

  • , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14

e nel quale è persona offesa il:

  • dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,

propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)

ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A

Il sottoscritto,
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)

PROCEDIMENTI CONTRO ESPONENTI DELLA DC E DEL PSI

Mentre, come si illustra altrove, la magistratura cagliaritana si è mostrata alquanto generosa in materia di procedimenti penali a carico delle cooperative rosse o di esponenti del PCI/PDS, avviati verso la prescrizione quanto del tutto non avviati, altrettanto non può certo dirsi per il trattamento riservato ai due maggiori partiti di governo della <<prima Repubblica>>, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Seppure non letteralmente falcidiati come altrove, i due partiti si sono visti significativamente colpiti in esponenti di spicco.
Quanto agli esponenti della Democrazia Cristiana, l’esponente di maggior spicco sottoposto ad indagini è stato BRUNO RANDAZZO, già consigliere regionale e deputato, da tempo Presidente dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), che è stato arrestato e incriminato, dal PM Paolo De Angelis, proprio in relazione ad irregolarità asseritamente commesse nella gestione dell’AIAS. Il procedimento a carico di Randazzo, fondato su presupposti assai discutibili e, a quanto si asserisce in ambienti vicini all’imputato, determinato da precise e mirate pressioni di un notissimo esponente del PDS, ha determinato una lunga e vivace diatriba tra lo stesso De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che ha avocato il procedimento chiedendone l’archiviazione, negata dal GUP Leonardo Bonsignore che ha disposto il rinvio a giudizio; il processo si è allo stato concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione. (altro…)

IL CASO CELLINO

Massimo Cellino, presidente del Cagliari Calcio e imprenditore <<di peso>> del settore granario con la società SEM Molini Sardi, nel 1996 fu, con clamore, tratto in arresto unitamente alla sorella Lucina, anch’essa amministratrice della società, per ordine del GIP del Tribunale di Cagliari su richiesta del PM Valerio Cicalò, in relazione a una pretesa maxitruffa di 40 miliardi di lire all’Unione Europea, ritenuta consumata attraverso dichiarazioni di esportazione, dall’Algeria, di quantitativi di grano notevolmente superiori a quelli effettivamente esportati.
Gli arresti fecero scalpore, non solo per lo spessore imprenditoriale di Cellino, ma anche per l’esistenza di possibili, recondite implicazioni politiche, dato che Cellino, avente anche interessi edilizi in alcune aree della città di Cagliari, non aveva esitato a dichiararsi pubblicamente <<di destra>> e simpatizzante per il <<Polo delle Libertà>>, tanto è vero che il suo nome fu uno di quelli presi in esame per la candidatura, per il Polo, a sindaco di Cagliari nel 1994. (altro…)

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.

PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo

IL PUBBLICO MINISTERO

Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.

sottoposti ad indagini (altro…)

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OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR

ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)

ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO

Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)

LA NUOVA SARDEGNA

Principale quotidiano di Sassari. Un tempo espressione della Massoneria illuminata sassarese, negli anni ’70 è stato posseduto dal Gruppo Rovelli, quindi, intorno a metà anni ’80, è stato acquistato in società dal principe Carlo Caracciolo e da Flavio Carboni, noto faccendiere vicino alla P2 e ammanicato nel mondo politico.
Da allora, il quotidiano sassarese ha sempre mantenuto una linea politica prettamente di sinistra, scadendo, sul finire degli anni ’90, in rozze campagne di stampa contro coloro che considerava gli avversari del potere costituito e dell’asse politico-giudiziario dominante, in particolare contro Luigi Lombardini, Nicola Grauso e varie altre persone a questi vicini. (altro…)

IL CASO LOMBARDINI

Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)

Flavio CARBONI

Notissimo faccendiere, amico di Ciriaco De Mita e del principe Carlo Caracciolo, legato a Licio Gelli e Umberto Ortolani, è stato coinvolto in varie vicende criminose tra cui il mistero inerente alla morte di Roberto Calvi e, da ultimo, operazioni di riciclaggio di denaro sporco in Costa Smeralda in concorso col camorrista Pasquale Centore.
A metà anni ’80 diviene socio di minoranza del principe Caracciolo nel giornale sassarese LA NUOVA SARDEGNA, nel quale manterrà le sue quote fino al 1998.
Nel gennaio 1999 viene processato per il risalente crack di TUTTOQUOTIDIANO, un effimero giornale cagliaritano alternativo all’UNIONE SARDA edito dalla società a capitale libico EDITAR; pubblico ministero titolare dell’inchiesta era Paolo De Angelis, e al contempo avvocato difensore di Carboni era Michele Schirò, socio di studio del fratello di De Angelis, Luca. Il procedimento, in appello, perverrà ai comodi lidi della prescrizione. (altro…)

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IL CASO PINTUS

La vicenda di Francesco Pintus è emblematica di come un magistrato serio, animato solamente dall’intento di fare il suo dovere fino in fondo, debba talora, suo malgrado, trasformarsi in un Masaniello, subendo i relativi, inevitabili strali.
Francesco Pintus, di origine sassarese, perviene alla carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari nel 1992, prendendo il posto di Giovanni Viarengo.
Pintus ha un pedigree che non può non considerarsi di sinistra: tra i fondatori di Magistratura Democratica, è stato anche senatore per una legislatura, in un collegio della Lombardia – risiede a Varese – quale indipendente nelle file del PCI. Tuttavia, dopo il mandato parlamentare, prenderà servizio alla Corte di Cassazione, e sarà assegnato alla Prima Sezione Penale, presieduta da quel Corrado Carnevale diffamato per anni dai teoremi dei comunisti come il <<giudice ammazzasentenze>>, oggi prosciolto da tutte le imputazioni dai Tribunali di Napoli e di Palermo. (altro…)

Massimo CELLINO

Presidente del Cagliari Calcio e azionista di maggioranza e amministratore della SEM Molini Sardi, la società di famiglia che si occupa della commercializzazione di frumento con un giro d’affari di svariati miliardi, Massimo Cellino entrerà nella cronaca giudiziaria nel 1996 quando verrà arrestato insieme alla sorella Lucina, su richiesta del PM Valerio Cicalò, per una pretesa truffa alla UE relativa alla denuncia dell’acquisto di scorte di grano inferiori a quelle effettivamente esistenti; il procedimento nasce, fondamentalmente, dalle stime, ritenute da più parti discutibili, effettuate da un commercialista, Alessandro Ciotti, legatissimo al PDS in quanto figlio di Carlo Ciotti, capo di gabinetto della Giunta Palomba. (altro…)

IL CASO RILLA

Alberto Rilla, cagliaritano, con un solido passato di militante del PCI, ma anche dei vari movimenti studenteschi, entra in magistratura nel 1996 e, nel 1998, ricevute le funzioni giudiziarie, viene assegnato al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, presieduto da Angelo Porcu, amico fraterno di Luigi Lombardini.
Rilla, inizialmente simpatizzante di Magistratura Democratica, ha modo di ben conoscere l’ala <<rossa>> della magistratura e di diffidarne, nonostante i suoi trascorsi politici; si avvicina quindi a Magistratura Indipendente, la corrente di destra, e, pur con la forte differenza d’età che esisteva, stabilisce un solido rapporto di ammirazione e di simpatia [reciproca] con Luigi Lombardini, di cui ammira il grande passato di combattente antisequestri e la capacità di difendere fino alla morte i colleghi.
Prima dell’11 agosto 1998, Alberto Rilla, talora da solo, talora unitamente ad altri magistrati, ha la possibilità di ricevere dalla viva voce di Lombardini svariate confidenze su argomenti scottanti, tra cui elementi rilevanti relativamente al sequestro Melis. (altro…)

PAOLO DE ANGELIS E LE TANGENTI ROSSE

Paolo De Angelis, giovane rampante della Procura cagliaritana, agli inizi degli anni ’90 si trovò, inizialmente assieme a Mauro Mura, poi da solo, ad occuparsi in via praticamente esclusiva dei reati contro la Pubblica Amministrazione, in un periodo, coincidente con lo scoppo di <<Tangentopoli>> a Milano, che era quanto mai propizio per svelare piccole e grandi disonestà di politici, imprenditori e amministratori pubblici.
Tuttavia, evidentemente De Angelis, sebbene aderente a Magistratura Indipendente, pur essendo notoriamente un magistrato preparato e scrupoloso, risultava un po’ daltonico quanto a vedere le tangenti di qualsiasi colore, le tangenti rosse; ciò in singolare coincidenza con la presenza del fratello nello studio dell’avvocato Michele Schirò, legale di punta del PCI/PCS, nonché delle numerose amicizie in casa comunista. (altro…)

ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI PAOLO DE ANGELIS

Nel gennaio 1998, Paolo De Angelis ebbe un violento scontro nel garage del Palazzo di Giustizia di Cagliari con Luigi Lombardini, il quale gli rinfacciò di aver fatto compiere intercettazioni telefoniche illegali a suo carico. Secondo la versione di De Angelis, Lombardini l’avrebbe minacciato agitando il pugno, mentre secondo la versione di Lombardini, quest’ultimo avrebbe solo tentato di parlare al collega, ricevendone in cambio scomposte minacce di morte.
Sulla vicenda, si è tenuto un procedimento disciplinare a carico di De Angelis presso la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, che si è concluso, nel maggio 2000, con la sua assoluzione. (altro…)

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ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI

Dai memoriali di Luigi Lombardini, divulgati dopo il suo suicidio, si è appreso che Mario Marchetti, unitamente ai colleghi Paolo De Angelis, Luigi Demuro e Mariano Brianda [questi ultimi ambedue GIP a Sassari] avrebbe organizzato, senza l’autorizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura e con pagamenti <<in nero>>, fiscalmente irregolari, dei corsi di preparazione al concorso per uditore giudiziario, primo gradino della carriera in magistratura, che si sarebbero tenuti a Sassari e ai quali avrebbero preso parte anche numerosi allievi provenienti da Cagliari.
Ai predetti corsi, avrebbero tenuto lezioni, oltre ai suddetti magistrati, gli avvocati sassaresi Franco Luigi Satta, Pietro Diaz e Agostinangelo Marras, quest’ultimo noto esponente del PDS e cugino del giudice cagliaritano Gian Giacomo Pisotti; Lombardini inviò numerosi esposti alla Procura Generale di Cagliari e al CSM circa l’irregolarità di questi corsi, senza che si prendesse mai alcun provvedimento, probabilmente poiché agli stessi avrebbero preso parte anche figli di magistrati, come il figlio del capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì, Antonio, poi divenuto anch’egli magistrato nonostante un curriculum scolastico e universitario non certo eccelso, attualmente in servizio a Oristano. (altro…)

Matteo BOE

Il più carismatico tra i banditi della nuova generazione, l’unico che sia riuscito a fuggire dal carcere dell’Asinara [insieme a Salvatore Duras], Matteo Boe, implicato anche nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, è noto soprattutto per essere stato il custode e la <<mente>> del sequestro di Farouk Kassam.
Le circostanze della sua cattura furono molto misteriose, poiché per diverso tempo poté circolare in Corsica in piena libertà, in compagnia della sua compagna Laura Manfredi; al riguardo si è parlato di una qualche copertura da parte dei servizi segreti francesi, a suo tempo interessati alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam. (altro…)

LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI

Nel febbraio 1999 l’UNIONE SARDA, nel quadro della furibonda campagna da tempo condotta dal direttore Antonangelo Liori per stigmatizzare le maggiori malefatte della magistratura cagliaritana, pubblicò, per due giorni di seguito, un corposo elenco di magistrati circa i quali vi era motivo di ritenere la sussistenza di una delle cause di incompatibilità contemplate dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, relativamente alla sussistenza di parentele tra loro, ovvero di parentele con avvocati del Foro di Cagliari.
L’iniziativa suscitò un certo clamore, poiché emergeva che praticamente la metà dei magistrati in servizio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari erano potenzialmente incompatibili; anche larghi settori dell’opinione pubblica rimasero sdegnati.
Sulla base di questi dati, un’autonoma iniziativa fu intrapresa nell’ottobre 1999 da Nichi Grauso, che propose al riguardo un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, dopo aver già riportato i suddetti dati tra gli elementi a supporto di una richiesta di rimessione, avanzata in relazione al processo che lo vedeva imputato, a Cagliari, di diffamazione per aver dato dell'<<assassino>> al PM palermitano Vittorio Aliquò. (altro…)

VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO

La trattazione, da parte della Procura di Cagliari e anche della Procura di Palermo, dei procedimenti penali riguardanti Nichi Grauso, Antonangelo Liori o loro collaboratori o coimputati, o comunque persone <<scomode>>, è stata contraddistinta, alla faccia di ciò che dispone il Codice di Procedura Penale, dalla più sistematica e plateale violazione del segreto d’ufficio.
L’art. 329 del Codice di Procedura Penale, come regola generale, dispone che gli atti non possono essere divulgati fin quando l’imputato non ne abbia conoscenza: tuttavia, qualcuno all’interno della Procura cagliaritana ha ritenuto, si ignora in forza di quale autorizzazione, che a detta regola si potesse derogare, quando ciò fosse necessario per agevolare i giornalisti amici e distruggere la reputazione degli imputati con l'<<effetto annuncio>> di un’inchiesta, stabilendo una diversa norma: quella secondo cui, nei confronti di Grauso, di Liori ed altri, gli atti processuali si depositano a mezzo edicola. (altro…)

L’ALLEGRA BRIGATA DEI FALLIMENTI E DELLE ESECUZIONI

Per quanto riguarda, nell’ambito del Tribunale di Cagliari, il settore dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari, diffusi chiacchiericci insinuano che la gestione non sia proprio improntata a criteri di cristallina onestà, ma in questa sede vogliamo attenerci alla regola che si applica in giudizio secondo cui non rilevano le <<voci correnti nel pubblico>>, e trattare solamente di alcuni casi, certi e talora pubblici, di gestione degli affari giudiziari in modo non certo commendevole, ridondante nell’abuso d’ufficio.
Il caso più celebre, ripreso ampiamente dalla stampa, attenne all’operato del giudice Salvatore Fundoni, oggi consigliere di Corte d’Appello, ma un tempo giudice delle esecuzioni, il quale nel remoto 1989, nell’ambito di un procedimento di esecuzione immobiliare, si occupò della vendita di un appartamento appartenente al piccolo imprenditore Carlo Piludu, di Monserrato, che si era visto travolto finanziariamente dal fallimento della società dell’imprenditore Marcello Pisano, a favore del quale aveva prestato fideiussione: la casa di Piludu fu alienata dal giudice Fundoni alla moglie del proprio cancelliere Francesco Locci, Carmen Senes, con evidente aggiramento della disposizione dell’articolo 1471 del Codice civile, che vieta che siano compratori <<gli ufficiali pubblici, rispetto ai beni che sono venduti per loro ministero>>. (altro…)

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Mario Fortunato PIRAS

Nativo di Arzana, ma residente a Dolianova con la famiglia, ha da non molto finito di scontare 18 anni di reclusione per concorso nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, a cui prese parte anche Matteo Boe.
Detenuto per lunghi anni nel carcere di massima sicurezza di Carinola, in Campania, esattamente un mese prima della liberazione di Silvia Melis è stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino; secondo quanto narrato da Luigi Lombardini in un suo memoriale postumo, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, avrebbe funto da mediatore, per conto dello Stato, nella risoluzione dei sequestri di Silvia Melis e di Giuseppe Soffiantini, con la collaborazione della moglie Nina Nieddu e dei figli Pier Giuseppe ed Enrico.> (altro…)

Paolo DE ANGELIS

Classe 1960, di origine napoletana, Paolo De Angelis è entrato nel palazzo di giustizia cagliaritano come un vero e proprio enfant prodige; laureato in giurisprudenza a 22 anni, a lungo assistente di diritto privato all’università, entra in magistratura a 26 anni, e viene subito assegnato alla Procura della Repubblica, ove rimane tuttora.
Inizialmente, aderisce alla corrente di Magistratura Indipendente e intrattiene rapporti di amicizia e solidarietà con Luigi Lombardini, ciò nonostante da studente gli si conoscano simpatie politiche orientate a sinistra, verosimilmente verso il PCI. (altro…)

Enrico DESSI’

Ultrasessantenne, figlio di un magistrato e a sua volta padre di un giovane magistrato – Antonio, in servizio a Oristano – Enrico Dessì, oggi consigliere di Corte d’Appello, è stato per anni presidente della Sezione Sarda dell’Associazione Nazionale Magistrati e, soprattutto, leader riconosciuto di Magistratura Democratica [figura tra i 77 giudici schedati dal SID negli anni ’70]; ultimamente il suo posto alla guida della giunta distrettuale ANM è stato preso dal consigliere di Corte d’Appello Fiorella Pilato, anch’essa di estrazione comunista e aderente a MD.
Avversario di Luigi Lombardini, la sua ombra è riconoscibile dietro tutte le <<grandi manovre>> che hanno determinato l’andamento degli uffici giudiziari sardi negli ultimi anni, dalla nomina a Procuratore della Repubblica di Cagliari di Carlo Piana, alle iniziative contro il Procuratore Generale Francesco Pintus e contro il giudice Alberto Rilla, alla confluenza in MD di Paolo De Angelis e Mario Marchetti. (altro…)

Luigi LOMBARDINI

Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Componente politico-culturale della Magistratura associata fondata all’inizio degli anni ’60 con un programma esplicitamente <<di sinistra>>, tendente in particolare all’adeguamento del modo di esercizio della giurisdizione ai <<valori democratici>>.
Andata avanti con alterne fortune, la corrente, che attualmente detiene 5 seggi su 20 dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, è sempre stata in grado, per il suo attivismo quasi da partito politico, di esercitare un’influenza decisiva sulle più cruciali scelte del CSM e dell’associazione nazionale magistrati. (altro…)

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Mario MARCHETTI

Cinquantacinquenne, originario di Bonorva ma da sempre residente a Cagliari, Mario Marchetti inizia la propria carriera come funzionario presso la DIGOS della Questura di Cagliari, servizio probabilmente condiviso, almeno per alcuni anni, con l’appartenenza al SISDE.
Nei primi anni ’80 supera il concorso in magistratura e, dopo l’apprendistato presso la Pretura di Serramanna, viene nominato nell’Ufficio Istruzione di Cagliari, diretto da Luigi Lombardini, del quale all’origine è amico, militando nella corrente di Magistratura Indipendente. (altro…)

Francesco PINTUS

72 anni, sassarese, magistrato vecchio stampo ma dal carattere sanguigno, Francesco Pintus, dopo l’apprendistato come sostituto procuratore a Varese – città ove tuttora risiede – ha percorso la parte più significativa della propria prestigiosa carriera presso la Corte di Cassazione, ove ha lavorato a lungo nella Prima Sezione Penale quando questa era presieduta da Corrado Carnevale [poi notoriamente diffamato dalla sinistra militante come il <<giudice ammazzasentenze>> e alfine assolto dal Tribunale di Palermo da ogni accusa].
Dopo la giubilazione di Carnevale a seguito della campagna di linciaggio intrapresa nei suoi confronti dai comunisti, Pintus – che si vanta di essere uno dei pochi giudici arrivati in Cassazione dopo aver superato gli esami – sceglie di tornare nella natia Sardegna, e viene nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. (altro…)

Bruno RANDAZZO

Già consigliere regionale e deputato per la DC, ma soprattutto storico presidente regionale dell’AIAS [Associazione Italiana Assistenza Spastici], Bruno Randazzo viene arrestato nel 1994 nell’ambito di un’inchiesta condotta dal PM Paolo De Angelis circa pretese irregolarità inerenti proprio la gestione dell’AIAS.
L’inchiesta, ritenuta da più parti campata per aria, determinerà un vivace contrasto tra De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che giungerà alla determinazione di avocare a sé l’inchiesta; presentatosi personalmente in udienza per chiedere l’archiviazione, Pintus, si vedrà respingere la richiesta dal GIP di sinistra Leonardo Bonsignore. Il processo si è concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione. (altro…)

OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI

Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)

STAVOLTA NIENTE CAMPAGNA ELETTORALE PER I MAGISTRATI

Carlo Piana

In occasione delle elezioni regionali del 1999, la magistratura fece una pesantissima campagna elettorale indiretta per far capire come la pensava: la fece contro Nicola Grauso, soprattutto col procedimento ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile inteso a portargli via L’UNIONE SARDA (il che accadde dopo le elezioni, con la formale cessione a Sergio Zuncheddu) e con un’infinità di procedimenti penali, molti perdutisi nei gorghi di un Palazzaccio afflitto da montagne di arretrati, che sicuramente nocquero alle fortune elettorali di Grauso.
Avevano ben capito che in quelle elezioni Grauso era l’ago della bilancia, sapevano che la militanza attiva del Nuovo Movimento era rimpolpata da molti ex validi quadri del vecchio PCI (spesso dell’ala più a sinistra, del vecchio “fronte del no” di Pietro Ingrao) che conoscevano quell’area come le loro tasche e ben sapevano come muoversi, paventavano che Grauso, magari più in odio al centrosinistra di Palomba ed Emanuele Sanna che per amore per Berlusconi, avrebbe potuto portare quelle intelligenze e i relativi voti dalla parte del centrodestra sardo. (altro…)

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COMPLOTTO CONTRO MASSIMO CELLINO?

Ricorderete tutti, nella primavera del 1996, l’enorme eco che ebbe il procedimento penale, seguito dal PM Valerio Cicalò, che condusse al clamoroso arresto di Massimo Cellino, presidente del Cagliari calcio, e di sua sorella Lucina, per un’ipotesi di truffa aggravata all’AIMA addebitata a Cellino per la sua posizione di amministratore della SEM Molini Sardi, laddove si adombrò che, per ammontari di diversi miliardi, Cellino avrebbe denunciato stoccaggi di grano in quantità ben inferiore a quella effettiva per conseguire comunque i contributi AIMA.
Cellino fu difeso con grinta dall’avvocato Rodolfo Meloni, consigliere del Cagliari calcio, il quale contestò la sussistenza di un sacco di irregolarità, tra le quali pare spiccasse la retrodatazione dell’iscrizione della notitia criminis nell’apposito registro; ed invero, pare che sulle scorte granarie della SEM fossero state compiute indagini riservate e irrituali ben prima che il nome di Cellino fosse iscritto nel registro delle notizie di reato. (altro…)

CSM: NEANCHE QUESTA VOLTA CI SIAMO!!!

Pare che il Consiglio Superiore della Magistratura stia perdendo, per l’ennesima volta, una buona occasione per metter mano al problema annoso e incancrenito delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati a Cagliari.
Secondo indiscrezioni, la prima commissione dell’organo di autogoverno dei magistrati, presieduta dall’esponente di Magistratura Democratica Giovanni Salvi, si appresterebbe ad archiviare l’ennesimo esposto proposto al riguardo, inoltrato da un cittadino imputato in un procedimento presso il Tribunale di Cagliari nei confronti del sostituto procuratore Paolo De Angelis, con cui si denunciava, tra l’altro, la vicenda, già nota da tempo, inerente all’operatività nello stesso Foro di Cagliari dell’avvocato Luca De Angelis, fratello di quel pubblico ministero, nonostante l’incompatibilità sancita dall’articolo 19 dell’ordinamento giudiziario. (altro…)

LO SCHIFO!!! ANCORA UN PROCESSO ECCELLENTE IN PRESCRIZIONE!!!

Ancora una volta un processo della magra Tangentopoli cagliaritana di cui ormai si è perso anche il più pallido ricordo ha avuto conclusione in Corte di Appello, a Cagliari, col peggiore degli esiti: la prescrizione, determinata grandemente dal mostruoso ritardo con cui il processo d’appello è stato fissato ed iniziato rispetto alla sentenza di primo grado, risalente agli inizi del 1998.
Dopo il processo a carico di Flavio Carboni per il crack di “Tuttoquotidiano” – in primo grado, erano stati inflitti al faccendiere di Torralba cinque anni di reclusione – e il processo per il palazzo “Francesca” di Carbonia – in primo grado, due anni di reclusione all’ex amministratore comunale Tore Figus e all’imprenditore Pierantonio Raga – tocca ora a quello che è stato, nell’immaginario collettivo, il padre di tutti i processi per tangenti, il famoso processo dei “cassonetti d’oro”, nell’ambito del quale, nel novembre 1993, il PM Paolo De Angelis aveva richiesto e ottenuto l’arresto di politici di grido del Comune di Cagliari (Antonio Fadda, Salvatore Gusmeri, Luciano Fozzi), concorrendo indirettamente a determinare lo scioglimento anticipato del consiglio comunale che spianò la strada per la poltrona più alta di palazzo civico a Mariano Delogu. (altro…)

SE LA GIUSTIZIA E’ UN AFFARE DI FAMIGLIA …

Alla fine della settimana scorsa, sono stati diffusi i dati della verifica promossa dal Consiglio Superiore della Magistratura per verificare il rispetto delle disposizioni degli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, che regolano le incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati e avvocati, e il risultato è assolutamente raccapricciante: 3000 CASI DI INCOMPATIBILITÀ, pari a un terzo dei magistrati in servizio, dato che, pur depurato delle inevitabili incompatibilità incrociate per entrambe le cause (per intenderci, come a Cagliari per Paolo De Angelis, che è sposato col giudice Maria Teresa Spanu e ha i fratelli, Luca e Antonietta De Angelis, che fanno gli avvocati a Cagliari) è comunque rabbrividevole, scandaloso, al di là di ogni più fervida innovazione nostra, de L’UNIONE SARDA dei tempi di Liori, del ministro Castelli che, a dire il vero, sul tema molto ha parlato e poco ha fatto.
Sicuramente la montagna partorirà il topolino, perché i casi di incompatibilità sono poi valutati “in concreto” dal CSM per stabilire, ma sempre in termini molto formalistici, se vi sia interferenza tra le funzioni dei due magistrati parenti, o del magistrato e dell’avvocato parenti, il che si risolve, in genere, nel disconoscere la sussistenza dell’incompatibilità se uno dei soggetti si occupa di penale e l’altro di civile, o viceversa. (altro…)

MAGISTRATI AMMALATI DI “CORSITE” … MAGARI E’ TUTTO IN REGOLA, MA CONTROLLAR NON NUOCE …

Era solo un problema momentaneo, oppure una ristrutturazione: ieri mattina avevamo segnalato che il sito ABCLex non era più raggiungibile online, e sembrava una vera e propria cancellazione, poiché perfino il dominio sembrava essere stato posto in vendita da Energit, che lo ha registrato; oggi il sito è regolarmente ricomparso con tutto il suo contenuto originario compreso quello, un po’ imbarazzante forse, contenente l’elenco dei docenti al corso di preparazione all’esame di avvocato (tariffa: 900 euro in aula, 600 euro online), laddove, a fianco di illustri avvocati, alcuni dei quali notoriamente massoni (come del resto il professor Bruno Troisi, anni fa “denunciato” da LA NUOVA SARDEGNA come massone “in sonno” della loggia “Sardegna”, la stessa di Giorgio Corona e di altri docenti universitari), apparivano come docenti, destinati quindi a stare gomito a gomito con detti legali e quindi a poi ritrovarseli nel lavoro di tutti i giorni, cinque magistrati cagliaritani: Gian Giacomo Pisotti, presidente della sezione civile del Tribunale; Vincenzo Amato, attuale giudice fallimentare; Giovanni La Rocca, giudice civile della neo istituita sezione “obbligazioni e contratti”; Paolo De Angelis e Mario Marchetti, sostituti procuratori, il primo della DDA e altresì impegnato sul fronte dell’antiterrorismo.
Il file con l’elenco dei docenti è sempre reperibile QUI. (altro…)

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VIETATO PARLARE DI VOLPE 132

Ormai è assodato, a Cagliari vi sono schiere di giudici, PM, avvocati e faccendieri di varia umanità che sono disposti a fare le umane e le divine cose, comprese gravi irregolarità processuali e deontologiche, affinché della vicenda Volpe 132, quel caso intricato di cui vi abbiamo più volte parlato dell’abbattimento dell’omonimo elicottero Agusta A 109 della Guardia di Finanza in quel di Capo Ferrato nel marzo 1994, non si parli assolutamente, non tanto sulla carta stampata, quanto su quella bollata – leggasi nei procedimenti penali, e nei processi veri e propri – e possibilmente si intimidiscano coloro che ne sanno qualcosa o vogliono far luce.
Ricapitolando:
1) un teste esterno (non il “pentito” Zirottu) quale il pescatore Utzeri di Feraxi nota una nave identica al “Lucina”, la nave cargo all’epoca adoperata dalla SEM Molini Sardi per i propri trasporti di granaglie e semolino, nei pressi della zona presidiata dal cielo da Volpe 132, un istante prima che si notasse in cielo un forte bagliore seguito dalla scomparsa dell’elicottero;
2) le inchieste sia della Procura Militare, sia della Procura di Cagliari intese a fare piena luce sull’episodio partono stancamente e presto si arenano, e pesanti “zone d’ombra” impediscono l’accertamento della verità come la sparizione dei tracciati radar che comproverebbero i movimenti di Volpe 132, che per mesi, anzi per anni, da parte militare si voleva abbattuto a Capo Carbonara anziché, come sarà poi comprovato, a Capo Ferrato; (altro…)

CASO VERNESONI: UN CASO LOMBARDINI BIS?

Il tenente colonnello Vernesoni si è incazzato come una iena contro i fotografi che ieri erano intenti a carpire le sue immagini, in una disputa tra diritto alla privacy (suo) e diritto di cronaca (dei paparazzi) in cui noi propendiamo per il primo, spesso calpestato nelle vicende giudiziarie, perciò non pubblichiamo la sua foto, ma un grande punto interrogativo è d’obbligo.
Ieri il tribunale di Cagliari, 2^ sezione penale, presidente Michele Jacono, a latere Giorgio Cannas e Roberto Cao, ha accolto quasi integralmente le richieste del PM Marchetti e ha condannato Vernesoni a otto anni e quattro mesi di reclusione, ma si tratta di una sentenza che ben difficilmente l’opinione pubblica potrebbe comprendere. (altro…)

DROGA, SUPERBANDA IN CATENE. E SI CONFERMANO ANTICHI SOSPETTI …

Oltre trenta arresti, tutti di gente semisconosciuta alla grande cronaca giudiziaria, ma che aveva animato il giro di traffico di stupefacenti più notevole della Sardegna dai tempi cupi della “Banda di Is Mirrionis”, come si evince anche dal quantitativo di cocaina sequestrata, novanta chili; tutti scoperti, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, con un faticoso e paziente lavoro di intelligence, senza l’impiego di “pentiti” (o “collaboratori di giustizia”), sulla linea che da tempo Pierluigi Vigna sollecita di seguire.
Congratulazioni, davvero sentite, al sostituto procuratore dottor Paolo De Angelis, che abbiamo più volte criticato in questo sito, ma delle cui capacità professionali non abbiamo davvero mai dubitato; De Angelis, pur molto lontano per formazione dal cliché del PM poliziotto, ha ottenuto risultati straordinari in un lavoro prettamente di intelligence e senza atteggiamenti sbirreschi, senza ricorrere ai soliti “pentiti”, il che dimostra che, nella lotta alla criminalità ci sono altri metodi. (altro…)