Argomento: ORGOSOLO


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CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!

I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna. (altro…)

NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?

Nella nostra “ultimora” del 4 settembre ultimo scorso, avevamo già paventato il rischio che il profondo malessere che cova nelle zone più periferiche e più dimenticate dallo Stato della Sardegna, in special modo la Barbagia e l’Ogliastra, eterne terre di sequestri di persona, provocasse, dopo un sonno che per fortuna sembra perdurare, un rimettersi in azione dei “ladri di uomini”, con rischi ben immaginabili in una fase storica in cui non si potrà più contare sull’esperienza di Luigi Lombardini, la cui memoria si è voluta vilipendere, pare, al punto da squallidamente lasciare su un muro del suo ex ufficio un pezzo di cranio volato via con la pistolettata che Lombardini si era sparato in bocca, passandoci semplicemente sopra un po’ di vernice o d’intonaco. Veramente squallido, dottor Piana … non trova?
Le ultime notizie per fortuna non deformate finora da sparate degli inquirenti – e in questo il dottor Piana lo dobbiamo lodare per il suo riserbo – parrebbero invece dirci che sia in atto in Sardegna, dopo gli anni delle Brigate Rosse e di organizzazioni terroristiche autoctone che sono rimaste in gran parte oggetti misteriosi, come Barbagia Rossa, per cui simpatizzava il bandito Annino Mele, e come il Movimento Armato Sardo, legato a doppio filo a un altro bandito, il famoso e sinistro Carmelino Coccone oggetto di troppi trattamenti giudiziari di favore, organizzazione quest’ultima che fu oggetto di un processo nel corso del quale ancora Piana, presidente della Corte d’Assise, si scontrò duramente col PM Walter Basilone, secondo alcuni molto legato a certi settori dei Servizi Segreti, per salvaguardare le garanzie degli imputati (e fu intervento sacrosanto), una ripresa del terrorismo di tendenza “rivoluzionaria”, estremista di sinistra, antiglobal, antimperialista, e via sul filone della demagogia della sinistra radicale che siede anche in Parlamento; un terrorismo che in Sardegna, a livello di “lotta armata” vera e propria, per fortuna non ha mai attecchito (la sparatoria del 1979 nella piazza Matteotti di Cagliari, a cui prese parte Antonio Savasta, fu un episodio isolato), ma si sta facendo vedere anche troppo con attentati che colpiscono a 360 gradi, dagli amministratori locali (vedansi le pesanti intimidazioni al sindaco di Nuoro) all’attentato di poche ore fa al ripetitore Rai di Capoterra, rivendicato via Sms con un gergo che sembra tratto pari pari dalle accuse della sinistra a Berlusconi sull’assetto radiotelevisivo. (altro…)

LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA

Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non ha un figlio, ma due. Uno, Luca, quello che aveva già quando l’avevano rapita, ha compiuto dieci anni poco fa e gli facciamo tanti auguri posticipati, ma oggi cade il compleanno di un’altra figlia, sgraziata e gracile, che Silvietta ha generato nel momento stesso in cui tornò tra i liberi, alla quale, in mancanza di un nome più decente, i baldi poliziotti del signor De Gennaro, con l’assenso obbligato dei PM Piana e Mura costretti dalle circostanze a fare i pesci in barile, è stato imposto il nome di “autoliberazione”.
Esattamente cinque anni fa, dopo quasi nove mesi di sequestro, Silvietta annunciò raggiante all’universo mondo, ma in particolare per la soddisfazione delle orecchie del Ministro dell’Interno e del signor De Gennaro, padrini di battesimo della sgraziata figliola, che si era liberata da sola, che si era sfilata la catena che aveva al polso e che il bandito di guardia aveva stranamente allentato, e via di questo passo a raccontare baggianate, con corollario di tante, ma tante stranezze, come l’apparizione dal nulla di una tenda corredata di coperte militari (SISMI?Ma non i terremoti…) che nessuno aveva mai notato prima in una zona ampiamente visibile dalla strada (a Orgosolo dicono che è stata montata si, ma non dai banditi, bensì dai poliziotti, e non dal 29 agosto, bensì la mattina dell’11 novembre) e la furia di un capopattuglia della Questura di Nuoro nell’impedire che Silvietta fosse “salvata”, anziché da loro, da due poliziotti in borghese del Commissariato di Orgosolo, forse troppo infiltrato da amici di Luigi Lombardini, e fosse invece portata in Questura, dove il Questore dell’epoca, il piduista Cioppa, doveva ciarlare di vittoria dello Stato e farneticare del non avvenuto pagamento di alcun riscatto. (altro…)

2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS

Finalmente, finita la solita scontata retorica del buon Natale e del felice Anno Nuovo, il 2003 è veramente cominciato, e forse stiamo entrando nell’anno in cui si conosceranno, finalmente, molte veritì in particolare quanto ai riposti segreti del caso Melis e del tragicamente connesso caso Lombardini, che vengono e verranno, a poco a poco, svelati ad uno ad uno, finalmente grazie non solo all’infaticabile opera informativa nostra e di pochi altri, ma anche a squarci di chiarezza provenienti dal mondo giudiziario, come la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre, di cui attendiamo impazientemente di conoscere le motivazioni.

A Orgosolo, commentando il gran pasticcio combinato dagli inquirenti dei nostri giorni, dai Mura, dai Pagliei e soci quanto al coinvolgimento di Grazia Marine e compagnia, escluso dalla Corte d’Appello, nel sequestro di Silvia Melis, c’è chi significativamente sospira: “Se ci fosse Lombardini …”, ed è tutto dire, se questo commento viene formulato in un paese dove in tanti furono ridotti in catene quali autori di sequestri di persona da quel duro magistrato; il significato evidente è … se ci fosse Lombardini che era giusto, che arrestava chi doveva essere arrestato, mentre gli inquirenti di oggi, non senza depistaggi e pastrocchi vari, arrestano innocenti e gettano via la chiave, in attesa che un giudice coraggioso, come il dottor Zagardo, si tuffi per recuperarla. (altro…)

TERRORISMO, STAVOLTA TOCCA AL GIORNALE CORTIGIANO

Hanno colpito ancora, stavolta col tritolo. Poco prima della mezzanotte, un ordigno esplosivo, collocato poco dopo che l’ultimo redattore se ne era andato, ha devastato la redazione di Nuoro de L’UNIONE SARDA, giusto nell’immediata vigilia della visita in Sardegna del ministro dell’interno Beppe Pisanu, correlata proprio alle iniziative da adottare nei confronti di questa sempre più preoccupante escalation terroristica.
Al momento non vi è nessuna rivendicazione, anche se si ipotizza un collegamento con dei pacchi-bomba giunti mesi prima al quotidiano cagliaritano e con l’attentato dell’ottobre scorso al ripetitore Rai di Capoterra, bravate entrambe firmate dal sedicente gruppo “Resistentzia”, e comunque è assolutamente inquietante una circostanza: l’ordigno è stato collocato nell’imminenza o in costanza della presenza del ministro dell’interno, che stavolta è un sardo, proprio come accadde nel 1998, quando ignoti, che gli investigatori avevano ritenuto far capo alla banda Piroddi (ma si ricorderà che Maria Ausilia Piroddi fu assolta dalle accuse relative ai numerosi attentati di Barisardo), piazzarono una bomba al Banco di Sardegna di Tortolì in coincidenza con la visita dell’allora responsabile del Viminale Rosa Russo Jervolino, anche allora giunta con riguardo alla preoccupante escalation di attentati che, peraltro con inquietante successione temporale rispetto al suicidio di Luigi Lombardini, si stava verificando in Ogliastra. (altro…)

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LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA

Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)

QUEL FILO ROSSO TRA LA CARTIERA E SILVIA

Non ci sembra una mera coincidenza il fatto che, da quanto si sa informalmente e forse non emergerà mai (chissà perché) dalle indagini della DDA cagliaritana, emerga un significativo, primario ruolo di elementi di origine calabrese nel prelievo e, probabilmente, anche nella custodia di Silvia Melis nella prima fase del rapimento, e al contempo, nella stessa epoca, un certo attivismo di personaggi parimenti calabresi, in parte gli stessi, nel dispiegare ogni sforzo affinché fallisse il tentativo di Nicola Grauso, al quale da ultimo si era associato Giorgio Mazzella, di rilanciare ad un tempo la Cartiera di Arbatax e il comparto forestazione in Ogliastra.
Non ci sembra affatto casuale che si sia tentato a tutti i costi, riuscendoci, di spingere al fallimento, alla decozione, la società di gestione della Cartiera (Arbatax 2000) laddove si sa che una delle tecniche preferite dalla ‘ndrangheta calabrese per il riciclaggio di denaro sporco è quella di rilevare imprese in decozione e ricapitalizzarle ponendo alla loro guida persone compiacenti, né che i calabresi abbiano inteso stroncare la concorrenza, rispetto al quasi monopolio che essi hanno sulla forestazione in quest’area del Tirreno, impedendo che nascesse una forestazione sarda; non pare per nulla casuale neppure che col rapimento della figlia di uno stretto conoscente di Mazzella, vale a dire Tito Melis, si sia inteso bersagliare in modo intimidatorio l’imprenditore ogliastrino, il cui contributo al rilancio di Arbatax 2000 e Marsilva poteva essere decisivo. (altro…)

IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)

La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)

IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO

Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)

CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!

Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)

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IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM

Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)

ELENCO DEI LATITANTI COSTITUITISI A LOMBARDINI

Elenco dei latitanti

Elenco dei latitanti costituitisi al Giudice Istruttore Lombardini unitamente ad elementi della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri:
1.-PIRAS Piero, nato ad Arzana imputato tentato sequestro e plurimo omicidio Loddo, sequestro avv. Saba, sequestro ed omicidio Bussi; 25.4
2.- SCANO Salvatore, da Orani, imputato del sequestro SCHILDJ, maggio 1980;
3.- COINU Salvatore, da Fonni, imputato sequestro Casa, 8.11.1980;
4.- CASSI Salvatore, da Oristano, imputato del sequestro- omicidio di Puccio Carta e sequestro Troffa; 28.12.1980;
5.- DEIANA Antonio Ignazio, da Orune, imputato di omicidio 17.2.1981;
6.- POTCU Salvatore noto “Perdinzano”, da Sarile, imputato del sequestro Shild, aprile 1988; (altro…)

Farouk KASSAM

Oggi diciannovenne, figlio dell’albergatore franco-egiziano Fateh Kassam – già titolare di un albergo in Costa Smeralda – viene rapito all’inizio del 1992, quando aveva appena otto anni, e il suo sequestro ha presto un’evoluzione tragica, con gli orribili recapiti ai familiari di lembi delle orecchie del bimbo.
Le trattative si sviluppano in modo assai complesso, poiché, a fianco della trattativa ufficiale – e comunque condotta sottobanco – dal sostituto Mauro Mura e dalla Polizia, rappresentata soprattutto dal capo della Squadra Mobile di Sassari Antonello Pagliei, vi è stato, a quanto pare, un massiccio intervento del SISDE e, in ogni caso, una duplice trattativa parallela, la prima condotta da Graziano Mesina – fatto giungere apposta a Orgosolo con un lungo permesso premio – la seconda condotta da Luigi Lombardini tramite due suoi fidatissimi confidenti. (altro…)

IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI

Al Ministero di Grazia e Giustizia

Al Ministro dell’Interno

Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)

IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

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Silvia MELIS

Classe 1968, di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, sposata e separata, ha un figlio oggi di 7 anni, Luca, ed è stata a lungo presidente e dirigente della squadra di volley <<Airone>> di Tortolì.
La sera del 20 febbraio 1997 viene sequestrata in circostanze misteriose, e il suo sequestro darà luogo a un movimento di opinione senza precedenti per la sua liberazione e contro il fenomeno dei sequestri di persona.
Nel settembre 1997, dopo un lungo silenzio, il padre Tito denuncerà che la Criminalpol, il procuratore di Cagliari Carlo Piana e il sostituto Mauro Mura gli avevano impedito, nel luglio precedente, di pagare il riscatto, facendo <<saltare>> un appuntamento tra i suoi emissari e quelli dei banditi. (altro…)

Grazia MARINE

65 anni, orgolese ma residente a Nuoro, Grazia Marine è la figura più pittoresca tra le quattro persone arrestate e processate con l’accusa di essere i carcerieri di Silvia Melis.
Donna d’altri tempi, sempre in <<fardetta>> e sempre composta nonostante la reclusione e la gravità delle accuse contro di lei, Grazia Marine è madre di Antonio Maria Marini, un altro degli imputati quali carcerieri della Melis. (altro…)

Graziano MESINA

Storica <<primula rossa>> del banditismo sardo e orgolese in particolare, nel luglio 1992 era stato da poco ammesso al beneficio della liberazione condizionale, quando, sulla base di non meglio precisate <<pressioni dall’alto>>, ottiene un lungo permesso premio a Orgosolo, con l’espresso incarico di cercare di conseguire la liberazione di Farouk Kassam, rapito in Costa Smeralda.
Mesina svolse il suo incarico intrattenendo contatti diretti per un verso con persone vicine ai banditi, per altro verso col giornalista RAI Pino Scaccia: Luigi Lombardini, secondo quanto tramanda in un suo memoriale postumo, tende tuttavia a svalutare il suo operato, affermando che il ruolo di Mesina si sarebbe limitato all’avvisare Pino Scaccia tempestivamente, via telefonino, dell’avvenuta liberazione di Farouk, affinché Scaccia desse immediatamente la notizia su RAI UNO, <<bruciando>> ogni eventuale tentativo di Mauro Mura, di Antonello Pagliei e di tutti gli inquirenti di catturare gli emissari facendoli <<passare>> per banditi. (altro…)

don Graziano MUNTONI

Originario di Fonni, don Graziano Muntoni è stato per anni apprezzatissimo viceparroco della Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Orgosolo.
Assieme a un altro prete orgolese, don Luigino Monni, don Muntoni ha avuto un ruolo mai ben precisato nella risoluzione del sequestro di Farouk Kassam, e in particolare, nella pasquetta del 1992, organizzò un incontro in chiesa, a Orgosolo, tra Graziano Mesina e la madre di Farouk. (altro…)

LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO

Quella sera dell’11 novembre 1997, secondo la relazione di servizio di un agente di Polizia, Silvia Melis, ben prima di aver incrociato, ai bordi della provinciale Nuoro-Orgosolo, alcuna autovettura, avrebbe incrociato alcune donne orgolesi che, riconosciutala, le avrebbero chiesto se avesse bisogno di essere accompagnata, al che lei rispose di no perché “aspettava la polizia”.
Ma la prima autovettura che stava per prelevare Silvia non era, forse, quella che aspettava: era una Renault Clio, un’auto civile, condotta da un poliziotto del commissariato di Orgosolo, Piero Sonni, con a bordo un altro agente del medesimo commissariato, Pierandrea Giua; secondo la confidenza, di poche ore prima, di Sonni a un amico orgolese, egli, che era in licenza col collega, sapeva, a una certa ora, di dover fare ritorno da Nuoro, dove si trovava, a Orgosolo perché aveva una “commissione” ben più importante da sbrigare. (altro…)

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MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?

E’ stata incredibilmente respinta la domanda di grazia che Graziano Mesina, facendo violenza al suo orgoglio ancor più grande di quello di Adriano Sofri, si era determinato a presentare, in un clima, peraltro, di misteri, dato che, a quanto risulta, la decisione negativa era stata già adottata quando invece un portavoce del Ministero della Giustizia aveva affermato che la pratica era ancora in corso di istruttoria.
Grazianeddu è oggi, probabilmente, l’unico detenuto italiano ad aver complessivamente scontato oltre trenta anni di reclusione, a trovarsi a scontare l’ergastolo, vale a dire la condanna a morte – inutile nascondersi dietro un dito – per l’applicazione ferrea di un meccanismo di stampo fascista chiamato “cumulo delle pene”, il tutto con un peso spropositato, piuttosto che delle vicissitudini dei tempi in cui era la primula rossa del Supramonte e delle innumerevoli evasioni, dell’ultima vicenda che lo vide coinvolto, quella del misterioso ritrovamento di armi nel casolare dell’Astigiano ove viveva in regime di libertà condizionale, stranamente quando Mesina si era ben determinato a non starsi zitto sulle porcherie del sequestro Kassam e di affermare chiaramente, accusando il PM Mauro Mura – ma sbagliando bersaglio, perché se una tale decisione ci fu, sicuramente fu presa a livelli ben più alti di quello rappresentato dal rosso procuratore aggiunto di Cagliari – di aver fatto pagare il riscatto coi soldi dello Stato. (altro…)

GRAZIANO GRAZIATO: UNA VITTORIA ANCHE NOSTRA!!!

Oggi chi si rechi a Orgosolo troverà non solo i murales, non solo la consueta ospitalità barbaricina, non solo il Supramonte con la sua bellezza misteriosa, ma anche … Graziano Mesina, ma non come emblema vivente di certo banditismo, ma finalmente come uomo libero, come uomo che ha ampiamente pagato e strapagato i propri debiti con la giustizia e che il presidente Ciampi ha finalmente graziato, forse facendo violenza agli umori del ministro Castelli non sempre favorevoli ai provvedimenti di clemenza, compiendo un atto veramente nobile.
Da tempo questo gesto veniva sollecitato e, i nostri più attenti visitatori ricorderanno, anche noi a suo tempo, nell’autunno del 2004, avevamo avviato una campagna per l’invio al presidente Ciampi di lettere ed email con cui sommessamente si sollecitasse il Capo dello Stato a concedere la grazia a Grazianeddu, per i motivi che son fin troppo noti: ha abbondantemente pagato il proprio debito con la giustizia, come nessun altro in Italia. (altro…)

GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?

Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)

“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO

Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)

GRAZIANEDDU “CICERONE” A ORGOSOLO

Questo appena trascorso è stato un weekend particolare per Graziano Mesina che ha fatto da guida turistica per una delegazione di “ambasciatori” del Medio Oriente giunti a Orgosolo illustrando loro le bellezze del paese e della natura circostante, condendo il tutto con succosi racconti delle sue “imprese” e, in particolare, delle sue innumerevoli evasioni.
Nonostante il paese del Supramonte sia da tempo una comunità laboriosa e attiva, apertissima al turismo e dove nessuno pensa più lontanamente ai sequestri di persona, è ancora vivo il mito del “paese dei banditi” alimentato anche da certi film, e ancora vivo è quello del “bandito Mesina”, una fama che per Grazianeddu è forse immeritata in un certo senso, non essendo lui, personaggio che ha commesso i suoi crimini ma che ha sempre avuto un codice d’onore scolpito nel cuore, minimamente paragonabile ai banditacci dei tempi recenti che tagliavano le orecchie a bambini e vecchi, ma che Grazianeddu sa portare con ironia e sarcasmo.
E’ un appuntamento a cui Mesina è forse giunto in ritardo di otto anni sulla storia: se nel 1993, un anno dopo il suo impegno per la risoluzione del truce rapimento di Farouk Kassam, non fossero “miracolosamente” spuntate delle armi a casa sua, ad Asti, Grazianeddu nel 1997 avrebbe ottenuto la libertà definitiva, ma forse, nonostante l’opinione pubblica e anche larga parte della stampa gli sia sempre stata favorevole, non sarebbe stato così benvoluto come oggi, oggi che quel grandissimo presidente che è Carlo Azeglio Ciampi, accordandogli una grazia da tempo richiesta a gran voce, ha messo il “re” che lo pretendeva trafficante d’armi o addirittura di droga (accuse infamanti, queste ultime, da cui è uscito assolto, certo non rese più credibili da certe sparate fatte da taluni) dinanzi alla sua imbarazzante e davvero pornografica nudità. (altro…)

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AD ORGOSOLO, PENSIERI DI LIBERTA’ (by ELEONORA)

Era una giornata incredibilmente bella, a Su Gologone avevamo pranzato con le specialità più golose, con noi molte personalità del cinema e qualche giornalista di Cagliari. La grande terra dei profumi intorno e il panorama dei famosi monti teatro di tante fughe, grotte nascoste, leggende e le crudeli realtà dei sequestri. Tante storie e tanti racconti che ci hanno accompagnato lungo la strada per Orgosolo e in lontananza i cavalli al galoppo,nella cornice di una natura unica e splendida nel suo genere.
Non è facile descrivere le forti sensazioni che ti regala un paese così famoso; sulle porte la grazia delle donne di casa, attente,silenziose e composte. Indovinavo la loro curiosità celata,ed i commenti mormorati sui gradini e sulle soglie. (altro…)