Argomento: NICOLò LIBERATO SUCCU
Articoli su questo argomento (8):
QUELLO CHE OSCAR IL GIROTONDINO NON DICE
E’ alquanto stucchevole vedere oggi l’ottantacinquenne Oscar Luigi Scalfaro riciclarsi come girotondino, elevare le solite invettive contro Berlusconi e inneggiare al pacifismo di chi lo è solo in odio all’America, su palchi di personaggi che vedono perfino i DS come pericolosi destrorsi, dopo essere transitato per un passato di campione della destra cattolica e di manganellate fatte dare dai celerini, quando era ministro dell’Interno, ai pacifisti che manifestavano a Comiso contro l’installazione dei cosiddetti “euromissili”.
Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti, e il curiale Oscar è passato pure per il famoso “non ci sto” gridato, già da presidente della Repubblica, a chi gli chiedeva conto delle illazioni su certi soldini, pare cento milioni al mese, che il SISDE girava al ministro dell’Interno di turno, in ciò difeso a spada tratta dalla sinistra e da una procura di Roma molto politicizzata in quella direzione, e per il ribaltone di fine 1994 che pose fine dopo pochi mesi al primo governo Berlusconi, e nel 1996, alfine, ebbe la gioia di veder insediato al soglio di Pietro, pardon, a Palazzo Chigi (non si sa mai che i comunisti intendano mettere le mani anche sull’incarico di Sommo Pontefice) un governo cattocomunista, il che è garanzia di doppia falsità, capeggiato da un certo professor Prodi Romano, quello che su quanto aveva combinato da presidente dell’IRI non l’aveva mai contata giusta, quello che fu sottoposto a un terrificante interrogatorio da Antonio Di Pietro (guarda caso, un suo ministro come il suo avvocato di sempre, Giovanni Maria Flick), insomma un ricattabile che avrebbe sempre fatto quello che Scalfaro e i comunisti, tutti benedetti dalla magistratura faziosa di Milano e di Palermo, gli avrebbero ordinato. (altro…)
IL SEQUESTRO DI GIUSEPPE VINCI
Giuseppe Vinci, appartenente a una nota famiglia di titolari di supermarket alimentari di Macomer, veniva sequestrato nel 1994, nei dintorni di Borore, e liberato solamente nel 1995, dopo una prigionia durata quasi un anno, dietro pagamento di un ingente riscatto, il cui ammontare non è stato rivelato, ma che si aggirerebbe sui quattro miliardi e mezzo di lire.
Il ritorno a casa di Vinci fu reso possibile dall’autorizzazione, richiesta dal sostituto procuratore Mauro Mura e accordata dal GIP del Tribunale di Cagliari, al pagamento <<controllato>> del riscatto, concessa poiché vi era la certezza, da parte degli inquirenti, di potersi pervenire, tramite il pagamento, all’individuazione e alla cattura dei responsabili del sequestro. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FERRUCCIO CHECCHI
Ferruccio Checchi, immobiliarista romano proprietario del villaggio turistico <<Palmasera>> sulla costa di Dorgali, fu sequestrato nel 1994 presso detto villaggio, e ritrovato nel 1995, quasi immediatamente dopo la liberazione di Giuseppe Vinci, in una profonda grotta orizzontale ubicata nell’impervia valle di Lanaittu, in territorio di Oliena, vicino al villaggio nuragico di Tiscali.
Checchi è uno dei pochi sequestrati dei quali si è potuta scoprire con certezza la <<prigione>>: sono stati infatti i Carabinieri a tirare fuori l’ostaggio dall’impervio luogo ove si trovava, abbandonato frettolosamente dai banditi, a quanto pare, a seguito dell’arresto di quattro persone imputate del sequestro Vinci [Nicolò Cossu, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori] in qualche modo contigui alla banda come banditi a tutti gli effetti o come emissari. (altro…)
IL SEQUESTRO DI VANNA LICHERI
Il sequestro di Vanna Licheri, anziana possidente di Abbasanta, nell’alto Oristanese, è quello che ha avuto la conclusione maggiormente drammatica tra i sequestri consumati negli ultimi dieci anni, poiché, a differenza che per altri casi, qui c’è quasi la certezza che la rapita sia stata soppressa dai suoi sequestratori, verosimilmente a colpi di mitra; e purtroppo, come vedremo, alle causali della fine dell’imprenditrice non paiono essere estranee autentiche cretinaggini investigative e operative degli inquirenti, seguite poi da arresti e condanne di ben dubbio fondamento.
Vanna Licheri fu prelevata agli inizi del ’95 dall’azienda agricola che possedeva, col marito Gino Leone, nelle campagne di Abbasanta; pare questo, fin dall’inizio, un sequestro anomalo, o quanto meno mal mirato, poiché la famiglia Leone-Licheri non ha notevoli disponibilità economiche, e in particolare ha contratto un consistente debito [circa 400.000 euro attuali] per la ristrutturazione della propria proprietà agricola. (altro…)
Giuseppe VINCI
Giovane imprenditore di Macomer, appartenente a una famiglia titolare di una notissima catena di market alimentari diffusi in tutta la Sardegna, nel 1994 viene sequestrato all’altezza di Borore, per venir liberato solamente nel 1995 dopo quasi un anno di prigionia, e col pagamento di un riscatto di ammontare mai divulgato, ma pare tra i quattro e i cinque miliardi.
La liberazione di Giuseppe Vinci fu resa possibile dall’autorizzazione al pagamento controllato del riscatto, accordata dal GIP presso il Tribunale di Cagliari su richiesta del PM Mauro Mura, che permise di superare il blocco dei beni, e immediatamente dopo il pagamento del riscatto, furono arrestate quattro persone, tutte orgolesi [Nicolò Cossu, noto <<Cioccolato>>, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori, ritenuti facenti parte della banda che perpetrò il sequestro, ma la cui posizione non fu mai completamente chiarita, rimanendo a cavallo tra quella dei <<banditi>> e quella degli emissari. (altro…)
Mauro MURA
Sessantenne, originario di Isili, in gioventù estremista di sinistra, quindi assiduo frequentatore delle sezioni del PCI, Mauro Mura esordisce in magistratura svolgendo per lunghi anni funzioni di giudice fallimentare; viene poi, a metà anni ’80, trasferito all’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari e quindi, con lo scioglimento di detto ufficio, alla Procura della Repubblica
Con la costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, Mauro Mura diverrà PM preposto alla trattazione di pressoché tutti i procedimenti relativi a sequestri di persona; rifiutandosi di collaborare con Luigi Lombardini, e con gli investigatori che avevano collaborato con lui, darà luogo a una gestione delle indagini piuttosto scadente, puntando tutto solo su alcuni inquirenti – quali Antonello Pagliei -, quasi mai riuscendo a scoprire la verità circa gli autori dei sequestri, spesso giungendo al punto di incriminare per sequestro di persona individui che apparivano manifestamente avendo un ruolo di emissari, giungendosi a incriminazioni naufragate in giudizio (quelle di Nicolò <<Cioccolato>> Cossu, Tonino Crissantu e Michelangelo Moni nel sequestro Vinci), o a condanne assai discusse (quelle di Nicola Dettori e Nicolò Liberato Succu, sempre nel processo per il sequestro Vinci, e soprattutto quelle di Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis per il sequestro Licheri). (altro…)
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
Era all’incirca la fine del luglio 1998, quando Luigi Lombardini, preavvertendo che in ogni caso dopo il suo previsto interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo niente sarebbe stato come prima, decise che doveva “chiedere perdono” relativamente a un grosso peccato della propria “rete”, legata mani e piedi a Gladio, che, pur essendo stata un’organizzazione che sostanzialmente perseguiva finalità di giustizia, peccati sulla coscienza ne aveva eccome.
Non poteva, Lombardini, chiedere perdono allo Stato, che nella vicenda era coinvolto fino al collo, e allora pensò di chiederlo a Dio, recandosi faticosamente, in compagnia di una persona a lui cara, sulla cima del monte Arcuentu, da padre Lorenzo, un eremita di cui poteva fidarsi. (altro…)
IL CSM NON FACCIA POLITICA, PENSI AGLI UFFICI GIUDIZIARI SGUARNITI!!!
Avvengono cose davvero sconcertanti nell’organo di autogoverno della magistratura italiana che, pur avendo mastodontici arretrati nel carico di lavoro quanto a deliberare su trasferimenti, su incarichi direttivi, sull’organizzazione degli uffici giudiziari e compagnia cantante, ha pensato bene, in occasione dei lavori di questa settimana, di inserire all’ordine del giorno ben due pratiche prettamente “politiche”: una relativa alla “tutela” di Caselli rispetto ad affermazioni di alcuni parlamentari di AN, l’altra inerente al parere sulla legge “ex Cirielli”, che a nostro avviso è una pessima legge, ma che spetta solamente al Parlamento, e non ai magistrati, discutere e criticare.
Tutto questo è veramente surreale, se pensiamo a quanto l’Associazione Nazionale Magistrati si concentri nella redazione di “libri bianchi” sui disservizi della giustizia italica (potete trovarli sul sito di magistratura democratica che è linkato in questo sito) senza mai pensare, però, a quanti disservizi sono determinati proprio da magistrati, da quel CSM che si compone per due terzi di magistrati ordinari dove si insiste pervicacemente nel sottrarre tempo prezioso ai carichi di lavoro ordinario portando a discussione pratiche prettamente “politiche” pur sapendo che queste fomentano divisioni. (altro…)