Argomento: NICOLA GRAUSO


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5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA

Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)

6. CONSIDERAZIONI FINALI

Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari. (altro…)

BERLUSCONI STRAVINCE. UNA NUOVA ERA PER LA GIUSTIZIA

Dopo due settimane di relativa incertezza, le urne hanno dissipato ogni dubbio e gli italiani hanno tributato a Silvio Berlusconi e alla Casa delle Libertà un’ampia maggioranza (177 seggi al Senato, 368 seggi alla Camera: meglio che nelle elezioni del 1984) che gli consentirà di governare senza problemi per i prossimi cinque anni.
La vittoria di Berlusconi apre scenari di reale novità in tema di giustizia, se verrà attuato integralmente il programma di Forza Italia, laddove prevede tra le altre cose la distinzione delle funzioni tra PM e Giudice, l’affidamento al Parlamento del compito di individuare le priorità nella persecuzione dei vari reati, l’attribuzione di maggior potere alle forze di polizia a discapito del PM e incisive riforme dei Consigli Giudiziari (nei quali si prevede l’ingresso anche degli avvocati) e del CSM. (altro…)

LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO

Si accinge ad entrare nel vivo, a Palermo, il processo a carico di Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per la teorematica estorsione a Tito Melis ravvisata dai PM palermitani, del tutto fondata sulle dichiarazioni destituite di riscontri di Tito Melis alla quale non credono neanche loro ma circa la quale devono recitare la propria parte poiché il punto di non ritorno di una possibile ritirata onorevole fu raggiunto l’11 agosto 1998, data del suicidio del compianto e indimenticabile Luigi Lombardini. Niente di nuovo sotto il sole, in particolare, dall’interrogatorio del teste chiave, Tito Melis, che ha continuato a recitare il consueto temino conforme al copione che ha recitato a Palermo anni addietro e ha ripetuto a Lanusei, sulla cui genesi Lombardini, negli ultimi giorni di vita, malignava coi pochi amici che gli erano rimasti che le bibliche parole del profeta Tito fossero state suggerite non da Dio, ma da qualche ben più basso, ma in terra cagliaritana alto personaggio deciso a tutti i costi a nascondere qualcosa. (altro…)

NON DEMORDONO. CONDANNA PER CUGUSI, GRAUSO ANCORA A GIUDIZIO

Non demordono.
Si pensava che la grande vittoria di Berlusconi e la sconfitta elettorale della sinistra postcomunista giustizialista e scendiletto delle procure d’assalto fosse stata una lezione sufficiente. Ma a Cagliari, fin quando il nuovo Ministro della Giustizia non farà quanto in suo potere e dovere, non è così.
Se ne è avuta la conferma oggi, allorquando il GUP Leonardo Bonsignore, prossimo presidente del Tribunale di Sorveglianza ed esponente della corrente comunista “Magistratura Democratica”, ha definito il procedimento penale che vedeva Nichi Grauso, Claudio Cugusi e il tecnico Giovanni Busia imputati per installazione di apparecchiature atte a intercettare e intercettazioni abusive, infliggendo a Cugusi, col rito abbreviato, una severa condanna (un anno di reclusione, con la condizionale) e rinviando a giudizio Grauso e Busia. (altro…)

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IL GUP DI PALERMO: DIFFAMATO IL GIUDICE RILLA. LIUZZI A GIUDIZIO

Per la prima volta dall’esplosione del “caso Lombardini” la Procura di Palermo sembra aver preso le distanze da “La Nuova Sardegna”, uno dei giornali che maggiormente fiancheggiarono l’azione di Caselli e che promosse sistematiche campagne di stampa contro Luigi Lombardini e Nicola Grauso.
Stamattina, infatti, il GUP presso il Tribunale di Palermo, Fabio Licata, su richiesta del PM Laura Vaccaro (vistata anche dal Procuratore Aggiunto dottor Pignatone), ha rinviato a giudizio per diffamazione il direttore del quotidiano sassarese, Livio Liuzzi, su querela dell’ex magistrato di sorveglianza di Cagliari Alberto Rilla, noto per aver a suo tempo preso senza riserve le difese di Luigi Lombardini. Nel settembre 1998 Rilla querelò “La Nuova Sardegna” in relazione a un articolo anonimo, pubblicato il 22 agosto di quello stesso anno, in cui il giudice veniva messo alla berlina e, in particolare, veniva accusato (a quanto pare falsamente, se si deve dar credito al GUP) di aver consegnato a Nicola Grauso copia di un rapporto da lui redatto sui movimenti del detenuto di origine arzanese Mario Fortunato Piras, recluso nel carcere cagliaritano di Buoncammino e sospettato di aver funto da mediatore di Stato per la risoluzione dei sequestri Melis e Soffiantini. (altro…)

BUON ANNO A TUTTI DA MALAIUSTITIA

Siamo insieme ormai da quasi un anno e, approssimandosi la fine del 2001 che porterà sicuramente grandi novità (prima tra tutte l’introduzione dell’EURO) sentiamo il dovere di ringraziare tutti i nostri utenti per i lusinghieri risultati di frequentazione del sito raggiunti.
Il 2001 è stato, nonostante la pervicace censura delle notizie attuata dalla stampa locale (complici anche i rapporti TROPPO privilegiati di certi giornalisti con alcuni magistrati), un anno foriero di novità e speranze sul fronte della giustizia, con l’assoluzione di Maria Ausilia Piroddi dall’assai discutibile processo per MAFIA (manco fossimo a Corleone) intentatole contro, con l’arresto per traffico e detenzione di droga di parecchi pentiti e confidenti (fatto che dipende sicuramente dal fatto che ora anche le forze dell’ordine si sentono più libere), con l’ascesa al governo del Paese di Silvio Berlusconi che, senza voler con ciò esprimere una preferenza politica, è sicuramente un amico della legalità quanto ai temi che ci stanno a cuore, con le voci, che ci auguriamo di cuore possano essere confermate al più presto, di prossima fuoriuscita, da Cagliari o dalla magistratura, di alcuni PM la cui permanenza in sede è solo un male per la giustizia giusta. (altro…)

LOMBARDINI ESTORTORE? TITO MELIS SMENTI’!

Dalla notte dei tempi abbiamo ripescato la presente notizia, che fu a suo tempo ripresa dalla versione Internet del Televideo RAI che era, come è tuttora, salvo la veste grafica identico quanto a contenuti alla versione televisiva. La data, ovviamente, è quella del 24 luglio 1998, diciotto giorni prima del suicidio di Luigi Lombardini.
E’ stata un’autentica impresa recuperare questo documento perché i dati dopo tanto tempo sono stati cancellati dall’archivio del sito del Televideo. Noi comunque ci siamo riusciti, non chiedeteci come …..

127 TELEVIDEO Ve 24 Lug 23:06:57
CASO MELIS: PROTAGONISTI
A DIFESA GIUDICE LOMBARDINI

“Luigi Lombardini? Mai sentito nomima-
re”. Silvia Melis nega di aver mai in-
contrato il giudice, indagato assieme
a Nicola Grauso e all’avvocato Piras
con l’accusa di estorsione. Il suo le-
gale peraltro precisa che l’imputazio-
ne, trattandosi di un pubblico ufficia-
le, dovrebbe essere di “concussione”. (altro…)

CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!

I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna. (altro…)

CASO MELIS: NEL TEATRO DEI BURATTINI ALLA RICERCA DI MANGIAFUOCO

Oramai l’abbiamo capito, è perfettamente inutile pretendere dal signor Tito Melis un atto di coraggio o di chiarezza, o entrambe; a costui sembrano poco anche i panni, pure di grande dignità letteraria, del manzoniano Don Abbondio, e preferisce rifarsi ai collodiani panni di Pinocchio, che, visto che quando gli rubarono le monete fu cacciato in prigione (vedasi quel che è accaduto nel luglio 1997), ha dovuto imparare, sotto i saggi insegnamenti di Mangiafuoco, corroborati dalle minacce di tante bastonate, che i ladri e i bugiardi sono quelli che la fanno franca.
Quello che va in scena non è il Tito Melis che tutti conoscevano, un uomo forse poco simpatico a tanti per il suo ritenuto attaccamento al denaro, ma comunque un uomo onesto, sincero, fiero e carico di una irrinunciabile dignità tutta sarda che risultava sinceramente simpatico e ispirava incondizionata e sincera solidarietà; quello che va in scena è un uomo che ripete a pappagallo cose molto probabilmente non vere in cui non crede neppure lui, e siamo sicuri, ingegnere Melis, che neppure lei crede a quello che dice e che, ogni volta che deve confermarlo (badando bene a farlo solo quando vi è costretto, avanti a un Tribunale, e astenendosi da improvvide esternazioni alla stampa) si vergogna un po’ di sé stesso. (altro…)

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QUANTO SCOTTA QUELLA “LETTERA LIBERATORIA”

Non è una nostra opinione, sebbene lo sospettiamo da sempre, bensì è il ritrattino di sé stesso che ha dipinto quando, ormai mesi fa, rese la sua testimonianza avanti al Tribunale di Palermo in occasione del “Processone” per il “Caso Lombardini”: Tito Melis è solo un gran bugiardo.
Rispondendo a una domanda dell’avvocato Bellavista, difensore di Nicola Grauso, che gli chiedeva conto di sue affermazioni, fatte in una conversazione intercettata con padre Pinuccio Solinas nel mese di lugio 1997, secondo cui il dottor Carlo Piana gli avrebbe dato assicurazioni che “non ci romperanno le scatole”, in pratica l’autorizzazione a pagare il riscatto, l’ingegner Melis ha detto infatti che si era trattato di “una sua bugia per incoraggiare padre Solinas”, il che fa ridere, poiché tutti sanno che un uomo come il francescano di Bonorva, che non esitò a consegnarsi come ostaggio al posto di Piera Demurtas, di tutto ha bisogno meno che di essere incoraggiato, poiché, a differenza dei tanti Don Abbondio, il coraggio, chi ce l’ha, se lo può dare. (altro…)

IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA

Siamo certi che Luigi Lombardini non si è suicidato perché stressato dal pur fastidioso interrogatorio da parte di Caselli e soci, lui che a suo tempo di interrogatori duri era un esperto, come siamo certi che non è stato in realtà ucciso, se non altro perché la dinamica dei fatti sembrerebbe incompatibile con tale ipotesi, tanto da renderla ai limiti della fantascienza.
Ma non è neppure vero, come ha detto il noto sedicente ed anonimo agente del S.I.S.De. (chissà se lo era davvero …) che rilasciò la ben nota intervista a Fiorentino Pironti de LA NUOVA SARDEGNA, che Lombardini si uccise per non essere costretto a rivelare l’identità degli appartenenti alla sua pretesa “Rete”, in ordine alla quale, tra l’altro, la Procura di Palermo ha archiviato l’inchiesta, nata dalla sempre fervida fantasia di Giancarlo Caselli che non pare piacere molto all’attuale procuratore Piero Grasso, che era stata tenuta in piedi per due anni sull’onda delle fantasticherie di Guido Lo Forte, l’odierno contestatore (con Scarpinato) di Grasso, in tema di “massoneria deviata”. (altro…)

MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI

Avremmo voluto parlarvi anche stavolta del caso Melis, di quello che verosimilmente pensa Silvia riguardo al ruolo di Lombardini, della cattiva coscienza di suo padre Tito, di franchi svizzeri e di Massoneria deviata; ma ci sarà tempo, non possiamo essere monotematici, dato che i casi e le storie di malagiustizia sono tantissimi, purtroppo non si riducono solo a quella sciagurata indagine giudiziaria che, parrebbe per proteggere alcuni magistrati in malafede, ha cagionato la morte di Lombardini e devastato (ma solo per i creduloni) la reputazione di Nicola Grauso e dell’avvocato Antonio Piras, anche lui massone, ma regolare e sicuramente pulito.
Vogliamo invece parlarvi di una storia per commentare la quale non ci vogliono molte parole, poiché possiamo direttamente passare a riportarvi integralmente (con le dovute cautele) la e-mail struggente che una nostra visitatrice ci ha spedito qualche giorno fa, uno scritto che ci ha al tempo stesso commossi e indignati: (altro…)

L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE

Se l’orologio della storia tornasse indietro di cinque anni, questa notte, a Elmas, ci sarebbe stato l’ormai famoso incontro tra Luigi Lombardini, accompagnato da una donna rimasta ignota, e Tito Melis, accompagnato da quell’avvocato Luigi Garau a cui ha impartito, nella sua deposizione a Palermo, l’indulgenza plenaria.
Riguardo a questo famigerato incontro, la cui ricostruzione è affidata per intero alla memoria, alle percezioni e alle convinzioni di Tito Melis, nonché a qualche blanda smentita proveniente informalmente da familiari di Lombardini, e sul quale rimane fortemente dubbio se le minacce riferite da Tito Melis, con convinzione che non ci è sembrata fermissima (pur parlando di minacce di morte da parte di Lombardini, ha sempre riferito di non averle ritenute “credibili”) forse quale spia del disagio di dover dichiarare davanti all’autorità giudiziaria, pena il rischio dell’incriminazione per calunnia, circostanze non corrispondenti al vero, due aspetti sono passati alla storia: quello inerente alla cosiddetta “lettera liberatoria”, di cui abbiamo già trattato nell’editoriale del 1 ottobre, e quello inerente al preteso “piano” che Lombardini avrebbe imposto a Tito Melis di collaborare ad attuare, e che prevedeva la liberazione “differita” di Silvia rispetto al momento della reale liberazione ad uso e consumo di un asserito show mediatico, in cui Nicola Grauso avrebbe dovuto dichiarare di aver pagato personalmente il riscatto, e lo stesso Tito Melis di essere stato, come appunto attestato dalla lettera liberatoria, autorizzato a pagare dai PM Piana e Mura. (altro…)

PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO

Crediamo di aver capito, finalmente, perché e come Tito Melis fu indotto a ritrattare le proprie originarie dichiarazioni, in cui, come ha dichiarato a Palermo, non intendeva svelare l’identità di Lombardini per “l’importanza dell’istituzione”, e accusare costui di minacce di morte, secondo noi inesistenti, per portare un altro miliardo ad Antonio Piras e per redigere la famosa “lettera liberatoria” di cui vi abbiamo parlato fino alla noia e sulla quale non intendiamo insistere oltre.
La risposta sta nella somma in franchi svizzeri, di cui ignoriamo l’ammontare, ma verosimilmente consistente, che è pressoché certo pervenne a Tito Melis appena tre giorni prima della liberazione (la “fuga”, come dice lui con commovente ostinazione) di Silvia. (altro…)

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C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI

Colui che da oltre tre anni è l’editore de L’UNIONE SARDA, l’esoterico Sergio Zuncheddu, in affari con le potenti Cooperative rosse di Reggio Emilia per il tramite della potentissima Cooperativa Cento di Monserrato, è un uomo che ha enormi debiti di riconoscenza nei confronti della magistratura, non tanto del non crediamo esoterico dottor Carlo Piana, che pure pare non abbia scatenato sulla nuova proprietà del quotidiano cagliaritano lo stesso ambaradan che scatenò sul gruppo Grauso nonostante l’adozione di (leciti) strumenti di organizzazione aziendale in gran parte simili (ad esempio la separazione della testata dal centro stampa), quanto di altri esoterici magistrati che avrebbero chiuso più di un occhio su certe cosette, forse istruendo la Polizia affinché non rispondesse, circa otto anni fa, a qualche domandina, non proprio alla Amadeus, del dottor Agostino Cordova, uno che sulla Massoneria ha fatto troppo baccano, ma qualche cosa losca la ha pure scoperta. (altro…)

CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!

Chissà se ha fatto bene il Consiglio Superiore della Magistratura, che a dire il vero di cappellate ne prende tante, a stabilire con una sua circolare l’incompatibilità per i magistrati dell’appartenenza alla Massoneria.
Il discutibile provvedimento, che chiuse gli strascichi di una virulenta polemica tra il C.S.M. e l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che contestò la decisione di negare la promozione a un giudice poiché massone, ha come presupposto (o pretesto) formale l’asserita esistenza nella Massoneria di regole di “obbidienza” che condizionerebbero l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, ma in verità è apparso maggiormente ispirato dal timore, tipico della “cultura del sospetto”, che le logge massoniche siano soprattutto ricettacoli del malaffare, e che quindi sia pregiudizievole per un magistrato venirci a contatto; mentre la Massoneria, essendo un sodalizio di persone di alto livello intellettuale, culturale e civile, di gran lunga superiore a quello medio nazionale, vede al suo interno autentici lestofanti, ma anche parecchi tra gli uomini migliori del Paese, il che è valso, a suo tempo, perfino per la loggia P2, sbrigativamente etichettata come associazione sovversiva, qualifica negata dall’autorità giudiziaria. (altro…)

COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI

Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)

DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI

Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio). (altro…)

CHI NON SBAGLIA MAI? CHI NON FA NIENTE … E IL DOTTOR PIANA LO SA!!!

Dopo le vicende de L’UNIONE SARDA, l’accanimento degno di miglior causa dispiegato insieme al PM ANTIGRAUSO Guido Pani per estromettere, appunto, Nicola Grauso, reo di essere un editore puro (e non troppo interessato alle palazzine, come Zuncheddu e i suoi amici delle Cooperative rosse) e non condizionabile, dal circuito dell’informazione regionale, l’ha imparato bene, il dottor Carlo Piana; sulla base delle denunce di Grauso, una giovane e irrispettosa PM, la dottoressa Marzia Sabella, l’aveva iscritto, insieme al PM ANTIGRAUSO Pani (che anche lui, da allora, ha pensato bene di tornarsi a occupare di falsi ideologici, rapinette e fesserie varie) e insieme al GIUDICE ANTIGRAUSO dottor Gian Giacomo Pisotti, un magistrato di preparazione paragonabile a quella di pochi che nella vicenda UNIONE SARDA, per accontentare i suoi amichetti del PDS, ha “sputtanato” in pochi mesi un’autorevolezza che si era conquistato in decenni di duro lavoro, nel temibile registro delle notizie di reato della Procura di Palermo, e magari i risultati saranno pure stati innocui (non ne siamo a conoscenza), ma non sta certo bene, perché immaginiamo la reazione che nelle chiacchiere da bar, col sarcasmo a volte sadico che li contraddistingue, avranno avuto i cagliaritani: <<mì, Piana esti indagau>>, con corollario di commenti non certo benevoli, visto che siamo in una città dove gli onesti sono ancora e saranno sempre orfani dell’indimenticabile Luigi Lombardini, di cui Piana è l’antitesi fatta persona, anche nel bene forse, non solo nel male.
Finito l’accanimento giudiziario contro Grauso, che in parte nasceva dall’inveterata antipatia che il Procuratore nutriva personalmente nei confronti dell’editore, in parte da precise opposizioni di una composita lobby spaziante dal PDS ad alcuni magistrati cagliaritani zeppi di scheletri negli armadi che Grauso rischiava di scoperchiare a certi spezzoni poco palesi e poco puliti della Massoneria, l’ha imparata bene la lezione, il dottor Piana: non sbaglia mai chi non fa niente, e così perfino la pallida Tangentopoli cagliaritana dei primi anni ’90, quando Paolo De Angelis, ossannato come il “Di Pietro sardo”, decapitò l’amministrazione comunale di Cagliari spianando la strada all’ascesa della buona amministrazione di Mariano Delogu (che sarà forse stata popolata di massoni, ma certo non di ladri e incapaci), ma si dimenticò di spiegare più zelo riguardo agli amministratori del PCI/PDS e alle Cooperative rosse, è diventata uno sbiadito ricordo. (altro…)

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LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA

Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi. (altro…)

L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI

Dicono che l’ora del cambio della guardia al vertice della Procura di Cagliari si avvicini, e in particolare che il dottor Carlo Piana, che suo malgrado passerà alla cronaca giudiziaria per i suoi silenzi su molte porcherie perpetrate da sostituti della sua Procura e per i suoi ingiustificati accanimenti contro Nicola Grauso e dintorni (pensate se la Legge Cirami ci fosse stata da molto prima …), abbia rinunciato a spiccare il “grande salto” verso Milano, sulla poltrona che tra meno di un mese non sarà più di Gerardo D’Ambrosio, e intenda concludere la sua ottima carriera a Cagliari, puntando alla poltrona di Procuratore Generale, anche se, tra il dire e il fare, c’è il problema della collocazione del dottor Vittorio Antonini, che a Cagliari non vuole rimanerci (riteniamo che sia una persona intelligente e abbia fiutato l’aria da subito) ma che ha difficoltà di collocazione in una posizione adeguata sia in Calabria, dove tutti i posti chiave sono occupati, sia a Roma, dove pare intenda concorrere per l’ambita poltrona di Procuratore Generale ma con una folta concorrenza.
Riteniamo però che il problema in qualche modo prima o poi si risolverà, e che Piana sarà un ottimo procuratore generale se continuerà ad ispirarsi alla filosofia per cui chi non fa niente non sbaglia mai, quella che Francesco Pintus non ha seguito, non accettando di far finta di non vedere errori e abusi dei sostituti della Procura presso il Tribunale, cacciandosi in un sacco di guai. (altro…)

LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA

Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non ha un figlio, ma due. Uno, Luca, quello che aveva già quando l’avevano rapita, ha compiuto dieci anni poco fa e gli facciamo tanti auguri posticipati, ma oggi cade il compleanno di un’altra figlia, sgraziata e gracile, che Silvietta ha generato nel momento stesso in cui tornò tra i liberi, alla quale, in mancanza di un nome più decente, i baldi poliziotti del signor De Gennaro, con l’assenso obbligato dei PM Piana e Mura costretti dalle circostanze a fare i pesci in barile, è stato imposto il nome di “autoliberazione”.
Esattamente cinque anni fa, dopo quasi nove mesi di sequestro, Silvietta annunciò raggiante all’universo mondo, ma in particolare per la soddisfazione delle orecchie del Ministro dell’Interno e del signor De Gennaro, padrini di battesimo della sgraziata figliola, che si era liberata da sola, che si era sfilata la catena che aveva al polso e che il bandito di guardia aveva stranamente allentato, e via di questo passo a raccontare baggianate, con corollario di tante, ma tante stranezze, come l’apparizione dal nulla di una tenda corredata di coperte militari (SISMI?Ma non i terremoti…) che nessuno aveva mai notato prima in una zona ampiamente visibile dalla strada (a Orgosolo dicono che è stata montata si, ma non dai banditi, bensì dai poliziotti, e non dal 29 agosto, bensì la mattina dell’11 novembre) e la furia di un capopattuglia della Questura di Nuoro nell’impedire che Silvietta fosse “salvata”, anziché da loro, da due poliziotti in borghese del Commissariato di Orgosolo, forse troppo infiltrato da amici di Luigi Lombardini, e fosse invece portata in Questura, dove il Questore dell’epoca, il piduista Cioppa, doveva ciarlare di vittoria dello Stato e farneticare del non avvenuto pagamento di alcun riscatto. (altro…)

E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …

L’interesse che c’è stato riguardo a questo argomento, confortato dai dati degli accessi al nostro sito anche dall’estero (perfino dalle isole FAROER: non stiamo sparandola grossa …) ci fanno pensare che molti si interroghino, o non comprendano, sul perché ce la prendiamo tanto contro il capo della Polizia Gianni De Gennaro che è stato, e neppure noi l’abbiamo certo dimenticato, uno dei principali protagonisti della stazione più proficua dell’antimafia nazionale, intrattenendo formidabili rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, collaborando col grande Giovanni Falcone e poi con Giancarlo Caselli, che sarà pure un magistrato politicante e avrà pure, per furor politico, preso delle cantonate, ma la lotta alla mafia è stato il primo procuratore capo di Palermo a farla seriamente.
Noi non dimentichiamo certo i grandi meriti del dottor De Gennaro, il suo ruolo fondamentale, forse insostituibile, nel tessere quei proficui rapporti investigativi con gli Stati Uniti dei Rudolph Giuliani senza i quali una seria lotta alla mafia delle varie Pizza Connection, del denaro sporco e del narcotraffico sarebbe stata impensabile, il fatto che si tratti di un uomo che da una vita vive sotto scorta essendo tuttora, insieme allo stesso Caselli, l’obiettivo numero uno delle possibili ritorsioni omicidarie di Cosa Nostra; senza di lui, forse, saremmo ancora all’epoca della Questura di Palermo piena di piduisti e di collusi, dove un poliziotto come Boris Giuliano doveva innanzitutto guardarsi dai suoi colleghi. (altro…)

GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS

Non c’è mai limite al peggio, ma da Gilberto Ganassi non ce l’aspettavamo, ed è stupefacente constatare come un magistrato come lui, giunto a Cagliari con una posizione di estraneità alle camarille locali, si sia, in poco tempo, totalmente omologato ai modi di fare dei suoi degni colleghi, dimostrandosi addirittura più realista del re.
Ci riferiamo, ovviamente, al suo becero intervento al processo d’appello contro i pretesi sequestratori di Silvia Melis, ossia i soli che hanno voluto acchiappare e sempre che abbiano preso parte all’odioso reato, laddove il signor Ganassi non si è limitato, come ogni buon magistrato dovrebbe fare, ad esporre civilmente e pacatamente gli elementi a sostegno delle proprie insostenibili argomentazioni a ribadire la pretesa verosimiglianza del castello di bugie costruito intorno al sequestro Melis (particolarmente patetica e ridicola l’insistenza sulla pretesa “fuga” di Silvia Melis, lo ribadiamo con la famosa tenda di Locoe mai vista da alcuno fino all’11 novembre, la strana scelta da parte dei pretesi “banditi” di tende militari e catene nuove di zecca), bensì, credendosi forse sul palco della Festa dell’Unità o a un raduno di girotondini, si è sentito in dovere, pur senza fare nomi, di fare un comiziaccio che neppure Nanni Moretti, inveendo contro tutti i soggetti estranei al rapporto processuale che hanno osato mettere in dubbio la verità processuale, o come crediamo noi la falsità processuale, abilmente costruita a Lanusei, dove la Procura Distrettuale ha, naturalmente, portato e valorizzato solo gli elementi che le convenivano, aiutata dal dottor Lo Curto, personaggio in bilico tra magistratura (sempre e comunque militante) e Polizia, che col pretesto di ribadire a ogni istante che a quel processo non si doveva parlare di Lombardini, ha estromesso l’80 per cento degli elementi utili a ricostruire la verità. (altro…)

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CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA

Una novità clamorosa sul caso Lombardini, che abbiamo potuto apprendere solo a distanza di un bel po’ di tempo, è giunta, il 22 ottobre 1998, dall’interrogatorio avanti al Tribunale di Palermo, nel contesto del “Processone” a carico di Nicola Grauso e altri, del giornalista de LA REPUBBLICA Daniele Mastrogiacomo, il quale, si ricorderà, il 21 novembre 1997, assieme alla collega de IL MESSAGGERO Antonella Stocco, registrò una lunga conversazione con Lombardini, ove questi rivelava alcuni retroscena su come la risoluzione del sequestro di Silvia Melis era realmente avvenuta; successivamente, Mastrogiacomo mantenne con Lombardini un rapporto fatto di telefonate e di brevi occasionali incontri a Roma, dove il magistrato suicida si recava ogni tanto per servizio, ed è in questo contesto che è maturato l’evento clamoroso di cui vi vogliamo parlare, per evidenziare il quale diamo direttamente la parola a Daniele Mastrogiacomo, come da verbale d’udienza: (altro…)

CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE CIRAMI”!!!

A quasi quattro anni dalla sua originaria denuncia, ad opera sia de L’UNIONE SARDA – quando era ancora un giornale, e non era ancora tornata la carta con cui i fruttivendoli impacchettano le mele – sia, con un autonomo esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di Nicola Grauso, il problema, anzi il bubbone, delle incompatibilità di ogni genere dei magistrati cagliaritani, sia quelle di natura parentale tra di loro o con avvocati loro coniugi o congiunti, sia quelle, la cui stessa esistenza giuridica è poco nota alle masse, derivante dal divieto che un magistrato stia in uno stesso ufficio per oltre dieci anni, continua ad essere irrisolto, minando la già non eccelsa credibilità della magistratura della Città del Sole.
I nostri cari giudici e PM sembrano quasi non rendersi conto dello scandalo, dell’estrema inopportunità di una situazione che sarebbe intollerabile in molti altri uffici pubblici, e anche in molte aziende private: ti giri, ti rigiri, e dappertutto vedi parentele, sono tutti imparentati. Come puoi avere fiducia nella giustizia, come puoi non pensar male (col che, come dice Andreotti, si commette peccato ma spesso ci si azzecca) e ritenere malignamente che certe delicate questioni di giustizia vengano trattate e risolte in un’alcova o, meno volgarmente, nel corso di un pranzo familiare? (altro…)

BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!

Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità? (altro…)

EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA

Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)

PIANA, PANI E PISOTTI LIBERI? ALLORA LIBERI TUTTI!

Oggi il Tribunale della Libertà di Catanzaro, come prevedevamo, ha scarcerato tutti i No Global accusati di associazione sovversiva dalla Procura di Cosenza, ma anche se ne siamo lieti per ora non vogliamo commentare questa decisione: non si conoscono ancora le motivazioni della decisione e ogni discettazione sarebbe prematura.
Dobbiamo invece tornare ad occuparci della ponderosa richiesta di archiviazione, oltre cento pagine fitte fitte, proposta dalla PM della Procura di Palermo Marzia Sabella (parente di Alfonso Sabella, uno dei “cocchi” di Giancarlo Caselli?) riguardo all’inchiesta sul “caso Unione Sarda” e tante altre amene vicende simili che interessarono Nicola Grauso, scaturita da documentati esposti dell’ex editore, assistito in qualità di persona offesa dal professor Carlo Taormina. (altro…)

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PARLI DEL DIAVOLO E SPUNTANO I PIRATI (INFORMATICI)

La verità è rivoluzionaria, soleva dire un certo Mao Tze Tung, e a parte tutte le note magagne del comunismo cinese, dev’essere proprio vero, dato che il nostro sito, che per quasi due anni di fila ha parlato male di Carlo Piana e soci senza conseguenze, per la prima volta si vede sottoposto agli attacchi di poveri dilettanti aspiranti pirati informatici, in strana coincidenza temporale, assolutamente perfetta, col nostro annuncio di possedere una registrazione che smentisce la recisa smentita del senatore avvocato Mariano Delogu quanto ad aver seccamente smentito, avanti al PM di Palermo, di aver ricevuto da Piana la notizia informale per cui Nicola Grauso, versando 3-4 miliardi, avrebbe potuto salvare L’UNIONE SARDA dalla procedura ex art. 2409 del codice civile, laddove sul punto, come da dichiarazioni esposte nella nostra ULTIM’ORA del 3 dicembre ultimo scorso, emergono significative conferme dalle dichiarazioni di un avvocato e docente universitario di indubitabile autorevolezza come il professor Gabriele Racugno, uno che sa il fatto suo quale ordinario di diritto commerciale alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Cagliari.
Gli incauti e maldestri pirati, i quali, Dio solo sa perché, hanno agito utilizzando un accesso internet collegato al communication provider Level 2, avente sede a Omaha, Nebraska, U.S.A., forse cercavano quella registrazione, forse volevano ascoltarne il contenuto (potranno farlo comodamente tra poco, senza accessi illegali) per studiare le contromosse, magari inventandosi che la stessa è manipolata o, visto che si sa che questo sito è espressione dei servizi segreti deviati, che è stata carpita con una cimice piazzata nella stanza di Piana? (altro…)

SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!

Ci preoccupa molto che un uomo come Mariano Delogu, che, nonostante certi suoi modi di fare non ci piacciano affatto, continuiamo a stimare parecchio, che è sempre stato un uomo indipendente che non ha mai aderito ad alcun partito a pieno titolo, che ha tenuto lontani, finché ha potuto, i partiti dalla giunta comunale di Cagliari e, anche per questo, è riuscito a passare già alla storia come il miglior sindaco che la città abbia avuto dal dopoguerra, e che casomai è sempre stato legato a un politico come l’onorevole (anche lui avvocato) Gianfranco Anedda, che non ha mai avuto problemi a dire quel che pensava, si sia dovuto comportare così, ossia nel modo che emerge dal raffronto tra le affermazioni di Nicola Grauso, le dichiarazioni da lui (Delogu) rese al PM di Palermo Marzia Sabella e le diverse consapevolezze in suo possesso che emergono dai suoi colloqui con Grauso (tutto il materiale è reperibile nella nostra sezione MATERIALI).
Diciamo non casualmente “si sia dovuto comportare”, perché il senatore avvocato Delogu è uomo che ha sempre mostrato di non aver paura di niente e di nessuno, che coraggiosamente scendeva di persona nel Largo Carlo Felice a trattare coi turbolenti sfrattati cagliaritani, risolvendo da solo la crisi che si era determinata sulle case popolari, e rispondeva con giusto sprezzo a qualcuno che dai banchi del Consiglio comunale faceva il “Pierino” sul suo modo di fare che non accettava simili critiche, perché lui il sindaco lo faceva così; e non è un caso che godesse dell’incondizionata stima di Luigi Lombardini, non certo dovuta a meri motivi di assonanze politiche, ma al fatto che Lombardini, in questo uomo di altri tempi, forse perfino medievali, considerava degni interlocutori solo i “veri uomini”, e Delogu è uno di questi. (altro…)

BREVI APPUNTI PER LA DOTTORESSA SABELLA

In molti, forse, non hanno ancora colto appieno tutta la gravità della fosca vicenda del “controllo giudiziario” ex art. 2409 codice civile attuato su L’UNIONE SARDA coi risultati che si conoscono, con l’estromissione di Nicola Grauso dall’arengo dell’informazione regionale e con la promozione a massimo editore dell’Isola dello “immobiliarista” (evidente eufemismo per “palazzinaro”) Sergio Zuncheddu, che ha ridotto il quotidiano cagliaritano a un fogliaccio vergognoso che censura tutte le notizie degne di questo nome, con somma gioia di quella redazione che aveva combattuto Grauso e Liori per ritrovarsi il nulla.
Al di là delle mere problematiche economiche, che in questa vicenda sono state usate solo in modo strumentale coi conti virtuali con cui Gian Giacomo Pisotti, pieno di entrature nel “giro” de L’UNIONE SARDA per i motivi che lui ben conosce, e Vincenzo Amato, uno dei tanti magistrati “incompatibili” del Palazzaccio, si sono gingillati, con una spudoratezza alla quale neppure Carlo Piana e Guido Pani, che pure la procedura avevano promosso, si sono spinti, si è trattato, solamente, di un autentico attacco alla libertà di stampa che, non potendo essere attuato direttamente (la legge vieta nel modo più assoluto il sequestro dei giornali) è stato attuato con questi sordidi mezzi. (altro…)

ALLA PROCURA DI PALERMO: OGNI MISURA E’ COLMA!!!

Arrivando stavolta un po’ in ritardo rispetto a noi, qualche giorno fa IL GIORNALE ha pubblicato un articolo contenente le ultimissime sullo strano caso di Paolo Santona, il detenuto ex collaboratore di giustizia che, dopo essersi rifiutato di assecondare le illecite richieste di un magistrato di “incastrare” qualcuno simulando a suo carico le tracce del reato di detenzione di stupefacenti (tecnicamente si chiama calunnia reale), patì una serie di vicissitudini che lo portarono alla revoca del programma di protezione e, alfine, a finire nel carcere di Buoncammino, dove fu spedito, non si sa se incoscientemente o dolosamente, nonostante vi fossero recluse molte persone che lui aveva fatto arrestare, e dove fu trovato apparentemente suicida.
Citiamo l’articolo del bravo giornalista Gian Marco Chiocci non per il contenuto, dato che rispetto a quanto già riferito da noi non vi è quasi nulla di nuovo, ma per la definizione di “coraggioso” che il giornalista ha dato del PM Danilo Tronci, sicuramente un giovane magistrato serio, onesto e per giunta non “incompatibile”, insomma una perla rara nel Palazzaccio di piazza Repubblica, per avere questi allertato con urgenza il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, peraltro senza ottenere provvedimenti o risposta alcuna, affinché Santona fosse spostato da quel carcere, che era per lui pericoloso. (altro…)

CALUNNIO’ L’EX AVVOCATO DI SANTONA: IMPRENDITORE CONDANNATO

L’imprenditore Ilvano Bertucci, già sotto inchiesta per traffico di droga, si è visto appioppare dal Tribunale di Cagliari una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per calunnia nei confronti del suo ex difensore, avvocato Antonello Podda.
La notizia, riportata da L’UNIONE SARDA con la consueta vocazione alla censura, si riferisce agli strascichi di una denuncia per infedele patrocinio proposta tempo addietro da Bertucci nei confronti dell’avvocato Podda; nell’occasione, Bertucci aveva anche denunciato per abuso d’ufficio il sostituto procuratore Mario Marchetti (di cui, cari pseudogiornalisti dell’UNIONE, era perfettamente inutile tacere il nome, tanto hanno capito tutti), titolare delle indagini (che si astenne e lo denunciò alla Procura di Palermo per calunnia), che fu prosciolto da ogni addebito, e al quale Bertucci rivolse, tra l’altro, l’accusa di aver consumato cocaina nel corso di un interrogatorio in carcere e di aver invitato il Bertucci a consumarne a sua volta (l’episodio è riportato in un memoriale di Luigi Lombardini, ma Bertucci aveva platealmente accusato Marchetti, presente in aula, durante un processo). (altro…)

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IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!

Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)

PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!

Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGNA

E’ singolare, non trovate?, che ai cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA né quelli de LA NUOVA SARDEGNA, che tra i Luigi Almiento, le Maria Francesca Chiappe, i Mauro “James” Lissia e gli Umberto Aime, sono sveltissimi ad intonare continui peana ai peggiori magistrati, sia sfuggita la notizia della richiesta di archiviazione della PM Marzia Sabella di Palermo, relativa all’esposto di Nicola Grauso contro Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti e altri relativamente al “caso Unione Sarda” e ad altre amenità.
Ricordiamo infatti che costoro erano molto lesti, anche mistificando la realtà e fabbricando sconce “veline” a dar conto di ogni notizia favorevole ai nostri eroi, come fece la Chiappe quando, nell’ottobre 2000, diede conto dell’archiviazione nei confronti di Mario Marchetti di un procedimento per “incompatibilità ambientale” relativo al “caso Furlanetto”, riferendo laconicamente che Marchetti aveva dimostrato di “aver agito secondo legge” (omettiamo un commento che ci procurerebbe una querela), e omettendo invece di riferire che, sulla stessa base, gli atti erano stati trasmessi ai titolari dell’azione disciplinare, che poi avvieranno nei confronti di Marchetti un procedimento disciplinare, purtroppo conclusosi con l’assoluzione. (altro…)

TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!

Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)

IL TERRORISMO NON SIA UN ALIBI

Sarà sicuramente una coincidenza, ce lo auguriamo proprio, ma questa nuova escalation terroristica, che speravamo fosse robaccia degli anni Settanta gettata nella pattumiera della storia, arriva proprio in un momento in cui la giustizia sarda, e quella cagliaritana in particolare, stavano, e stanno, toccando il fondo in termini di legittimazione e di credibilità, con molti nodi che stavano e che stanno venendo al pettine, dalla vergogna del caso Melis all’inquietante caso Santona alle spaventose vicende di stampo sudamericano del caso Unione Sarda.
Prima ancora che arrivassero le letterine con pallottole di Kalashnikov e poi il tritolo, in verità, L’UNIONE SARDA aveva fatto di tutto per minimizzare la situazione, censurando tutto il censurabile, coi lettori costretti ad acquistare un quotidiano milanese per saperne di più sul caso Santona o a consultare il nostro sito per saperne di più su tutto … il loro massimo l’hanno raggiunto sul caso Melis, ne hanno parlato lo stretto necessario e improvvisando astrusi teoremi, basati su un mero dispositivo di sentenza, per cui, in ogni caso, Silvia Melis è ancora attendibile. (altro…)

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TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS

C’è qualcosa che non quadra nella logica complessiva delle bombe e delle intimidazioni che, da un tempo che è già decisamente eccessivo, colpiscono a 360 gradi, sotto le insegne e le rivendicazioni di varie e disparate sigle di stampo eversivo, in Sardegna, in questa nostra terra dove si pensava che il rischio terroristico fosse ormai definitivamente archiviato nella pattumiera della storia.
Qualcosa non quadra perché, a ben vedere, solamente le minacce ai sindacati CISL e UIL, sigle sindacali moderate che hanno il torto di non seguire in tutto e per tutto la CGIL nella sconsiderata politica movimentista sfasciatutto che, al fianco dei girotondini, quel sindacato ha intrapreso da quando il suo ex-leader Cofferati si è messo in testa di diventare un leader politico, rientrano nella logica tradizionale delle Brigate Rosse e gruppi affini, che come è noto, fin dai tempi del sequestro Moro e dell’assassinio del magistrato di sinistra Emilio Alessandrini, ha come obiettivi non tanto i rappresentanti della destra, quanto coloro che, nel centro e a sinistra, hanno il torto di perseguire politiche “moderate”, “riformiste”, sabotando così, nella visione veteromarxista di questi gruppi, quella corsa a far esplodere le “contraddizioni del sistema” che dovrebbe condurre alla rivoluzione. (altro…)

INCOMPATIBILI RAUS!

Il ministro Castelli, dopo un lungo periodo di apprendistato, sta forse finalmente inquadrando nella loro vera luce, spesso fosca, i problemi del pianeta giustizia, ed ha avuto modo di cozzare contro la resistenza corporativa del Consiglio Superiore della Magistratura in ordine al tentativo del suddetto organo di autosgoverno dei giudici e dei PM di designare alla carica di procuratore della repubblica di Bergamo il magistrato Galizzi, nonostante l’esistenza di una smaccata incompatibilità parentale di costui con un fratello, che è già presidente di sezione presso il tribunale orobico.
Castelli ha tentato di ricondurre la lettera degli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, che regolano i casi di incompatibilità di magistrati prossimi congiunti all’interno di uno stesso ufficio giudiziario e di magistrati con avvocati che esercitino presso lo stesso foro, a ciò che essa realmente dice, al di là di interpretazioni arbitrariamente estensive: non conta se i magistrati, o magistrato e avvocato, tra loro imparentati, facciano penale o civile, il parametro di riferimento è il singolo ufficio giudiziario nella sua interezza, e deroghe non sono ammissibili se non in casi eccezionali. (altro…)

MA VE NE VOLETE ANDARE O NO?

Il quotidiano milanese IL GIORNALE, trattando oggi della problematica delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati e avvocati, ha ritenuto naturale citare per primo, come esempio emblematico delle degenerazioni esistenti al riguardo, il caso di Cagliari, dove di casi analoghi a quelli dei fratelli Galizzi, l’uno presidente di sezione del Tribunale di Bergamo e l’altro designato dal Consiglio Superiore della Magistratura alla carica di procuratore capo di quella città, ce ne sono almeno una ventina, tutti irrisolti da quasi quattro anni, nonostante le puntuali denunce de L’UNIONE SARDA, quando era ancora un giornale e non l’odierna cartaccia da pacchi zuncheddiana, e di Nicola Grauso.
Il Palazzaccio di piazza Repubblica continua a fare scuola in senso negativo ben oltre i confini dell’isola, laddove il problema delle incompatibilità si rivela tanto odioso da smuovere perfino coscienze che si ritenevano sopite, come quelle di Magistratura Democratica, che ha preso una posizione molto netta contro il fenomeno, e dello stesso C.S.M., dove il consigliere Spangher ha evidenziato con chiarezza che sono imminenti verifiche a tappeto, e che il presente Consiglio superiore non intende addossarsi responsabilità non proprie, con ciò prendendo, neppur troppo velatamente, le distanze dalla scorsa, sciagurata consiliatura, nel corso della quale gli esposti sui magistrati cagliaritani incompatibili furono archiviati in modo vergognosamente sbrigativo. (altro…)

INCOMPATIBILITA’, L’UNIONE SARDA TACE, LA PADANIA DA LA PAROLA A GRAUSO

Dopo che tanti personaggi autorevoli, tra cui da ultimo l’ex ministro della giustizia Filippo Mancuso e il consigliere laico del C.S.M. Giorgio Spangher, hanno preso posizioni favorevoli alle iniziative del ministro della giustizia Roberto Castelli sul tema delle incompatibilità parentali dei magistrati, e tra magistrati ed avvocati, “LA PADANIA”, il quotidiano della Lega Nord, partito del ministro, ospita oggi nelle sue colonne un intervento di Nicola Grauso sul tema delle incompatibilità negli uffici giudiziari di Cagliari, già trattato ieri alla pagina 3 del quotidiano milanese “IL GIORNALE”.
Nel suo breve intervento, Grauso rievoca lo sfortunato esito delle sue iniziative di quasi quattro anni fa, quando inoltrò al C.S.M. un corposo esposto inerente alle situazioni di incompatibilità, oltre venti, esistenti a Cagliari, che fu rigettato in blocco con motivazioni pretestuose, ricorda la proditoria iniziativa della dottoressa Corradini intesa a ottenere dal C.S.M. la “censura” de L’UNIONE SARDA nell’epoca in cui la stessa sollevava la questione delle incompatibilità e si sofferma diffusamente sull’argomento. (altro…)

INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE

Il ministro della giustizia Roberto Castelli, al quale l’essere un ingegnere ha stavolta giovato ispirandogli precisione e rigore di argomenti, ha decisamente colto nel segno, traendo spunto dallo scontro istituzionale che lo ha contrapposto al Consiglio Superiore della Magistratura sulla nomina a procuratore di Bergamo dell'”incompatibile” dottor Galizzi, ed evidenziando che, dietro quella che si voleva dipingere come una contrapposizione di natura politica, si celava invece la doverosa opposizione dello stesso ministro al tentativo di nomina di quel magistrato nonostante la smaccata incompatibilità parentale col fratello, presidente di sezione presso il Tribunale di Bergamo; come è noto, Castelli ha puntualizzato che conta ben poco che dei due fratelli uno svolga funzioni civili e l’altro sia destinato a funzioni penali, poiché deve essere rispettata la lettera della legge, che fa riferimento, quanto all’incompatibilità a sedi e uffici giudiziari nel loro complesso, senza distinzioni, poiché le interferenze tra civile e penale sono, in realtà sistematiche.
Consensi sono giunti a Castelli, spiace constatarlo, solo da esponenti della Casa delle Libertà da Gaetano Pecorella e Luigi Bobbio, rispettivamente di Forza Italia e di AN e rispettivamente presidenti della commissione giustizia alla Camera e al Senato, e da Nicola Buccico, consigliere “laico” del Consiglio Superiore della Magistratura in quota AN, già destinato alla presidenza del parlamentino dei magistrati poi “bruciato” dall’inciucio trasversale tra i “togati”, compresi quelli di Magistratura Indipendente, e i laici del centrosinistra per eleggere Virginio Rognoni. (altro…)

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SCANDALOSA “UNIONE SARDA”, MEGLIO “LA PADANIA”

La dottoressa Marzia Sabella, PM di Palermo che allo stato ha chiesto l’archiviazione delle denunce di Nicola Grauso a carico di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti sul “caso UNIONE SARDA”, e soprattutto il GIP di Palermo che dovrà decidere al riguardo, potranno trarre utilissimi elementi di valutazione osservando il comportamento che in questi giorni, in cui il Ministro Castelli, ripreso da numerosi quotidiani nazionali, ha sollevato con clamore il problema delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati, ha tenuto il foglio zuncheddiano di censura L’UNIONE SARDA, che pure, sotto la ben diversa gestione di Grauso e Liori, aveva dedicato ampio spazio al problema.
Essendo costoro ormai i lacché della magistratura cagliaritana, hanno osservato la consueta linea, ossia censura totale, manco una parola, mentre IL GIORNALE e LA PADANIA riempivano pagine intere con lo sterminato elenco dei magistrati incompatibili di casa nostra e stigmatizzavano i casi più scandalosi, come quello di Piana padre e Piana figlio, ma evidentemente a Cagliari, secondo i nostri eroi de L’UNIONE SARDA che credono di essere ancora un giornale perché quattro imbecilli di terroristi li degnano di qualche (criminale) attenzione, è del tutto normale che babbo e figlio lavorino nello stesso Palazzo di giustizia, ringraziando Dio che nel frattempo i “vecchi” della dinastia Massidda siano andati in pensione lasciando solo i giovani; accidenti, ma perfino presso le Poste, dove ci sono molte meno responsabilità, e conseguenti doveri di immagine, che in magistratura, la deteriore prassi della cessione dei posti ai figli quanto meno presupponeva che il babbo, prima dell’assunzione del figlio, se ne andasse in pensione! (altro…)

NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!

E’ davvero incredibile che Nicola Grauso, che fino a poco meno di quattro anni fa aveva una posizione dominante nell’informazione sarda col controllo de L’UNIONE SARDA, di VIDEOLINA e di TCS, media poi tutti ceduti a Sergio Zuncheddu per i motivi ben noti soprattutto a Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti, oggi, per dire la sua su quello stesso argomento, le incompatibilità parentali dei magistrati, la cui trattazione aveva inciso non poco nell’atteggiamento vessatorio della magistratura nei suoi confronti, debba farsi ospitare da un quotidiano di partito, e di un partito regionale del Nord come la Lega, quale LA PADANIA, che in realtà, a dire il vero, già dal caso Lombardini ha seguito con molta attenzione e anche con una certa obiettività le vicende sarde.
Comprendiamo LA NUOVA SARDEGNA, il cui orientamento è arcinoto, ma non L’UNIONE SARDA, che benché passato dalle mani di un editore puro come Grauso a quelle di un “immobiliarista” (i cattivi direbbero “palazzinaro”) legato sia alla Massoneria che alle cooperative rosse come Sergio Zuncheddu, è pur sempre l’unico quotidiano di Cagliari e, poiché l’informazione prima di essere un diritto è un dovere per chi rivesta un ruolo così importante, dovrebbe, DEVE dare conto di certe vicende, come quella delle incompatibilità dei magistrati sollevata con clamore dal ministro Castelli, sulla quale invece non ha scritto una sola sillaba; e comprendiamo poco anche i politici sardi, i quali, al di là di alcune iniziative estemporanee di Gianfranco Anedda e di Giampaolo Nuvoli, si sono totalmente disinteressati delle problematiche che riguardano il modo in cui a Cagliari la giustizia funziona e viene amministrata, ci fa cadere le braccia che Grauso, per dire la sua, debba ricorrere a un quotidiano il cui “direttore politico” è Umberto Bossi, il Senatur, che come ministro e parlamentare certo rappresenta la nazione, ma è pur sempre nato a Cassano Magnago, Varese, e tendenzialmente qualunque parlamentare sardo dovrebbe occuparsi dei problemi della giustizia cagliaritana più di quanto se ne debba occupare lui. (altro…)

ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’

Ne son proprio successe di tutti i colori all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Cagliari, dall’elogio, roba che neanche Caselli, fatto dal procuratore generale Antonini del magistrato politicizzato (con evidente sottointeso “purché non a destra”), alle enormità in cui non crede neanche lei, pronunciate dalla presidentessa della A.N.M. sarda Fiorella Pilato, una comunista tanto accanita che come lei c’è solo Kim Jong Il, a smentire il fatto, chiaro come il sole, che a Cagliari vi siano una marea di incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati.
Giustamente, l’ineffabile Mauro “James” Lissia, colui che lancia il sasso, sulle pretese intercettazioni clandestine di Grauso, e poi nasconde il braccio, rifiutandosi di rivelare le fonti (sicuramente delinquenziali, o di delinquenti travestiti da servitori dello Stato) al Tribunale, fa una cronaca completa ed encomiastica dello sgangherato intervento della Pilato, quella di Baia delle Ginestre, ma dove maggiormente inzuppa il pane, il nostro collega ad honorem del mitico James Bond, è sull’affermazione del procuratore generale, che non sappiamo se disinformata o ispirata da certa sinistra, per cui nel 2002 in Sardegna non ci sono stati episodi di terrorismo. (altro…)

LA FIGURACCIA DI GRASSO: CELESTI FA FUORI I PM DEL CASO LOMBARDINI

Si è appreso oggi che il Procuratore Generale di Palermo, dottor Salvatore Celesti, ha disposto la sostituzione con un magistrato del suo ufficio dei tre PM della Procura presso il Tribunale di Palermo, Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, i quali, orfani di Giancarlo Caselli, per anni girovago e oggi procuratore generale di Torino, e di Vittorio Aliquò, da tempo trasferitosi presso la stessa procura generale di Palermo, hanno fin qui sostenuto l’accusa contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori, Luigi Garau e Salvatore Carboni (nonché, nel rito abbreviato, contro Antonio Piras) nel noto “processone” relativo alle pretese estorsioni in danno di Tito Melis e alle pretese calunnie nei confronti di Carlo Piana e Mauro Mura, scaturito dal procedimento in cui fu implicato anche Luigi Lombardini, suicidatosi a Cagliari l’11 agosto 1998 proprio dopo aver subito l’interrogatorio dei suddetti magistrati palermitani.
La decisione del dottor Celesti scaturirebbe dalla circostanza che Ingroia, Di Leo e Sava, dopo aver ottenuto un risarcimento del danno di 50 mila euro per un preteso fatto di diffamazione, sarebbero ora tecnicamente “creditori” di Antonangelo Liori, sicché, ai sensi del combinato disposto dell’art. 36 lett. a) e dell’art. 53 comma 2 del codice di procedura penale, scatta in tal caso l’obbligo per il procuratore capo di provvedere alla sostituzione del sostituto procuratore. (altro…)

E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità. (altro…)

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NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)

Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)

GLI ISPETTORI A CAGLIARI?

In queste giornate poco allegre dominate dalla notizia della morte di Gianni Agnelli, giungono ogni giorno a tamburo battente, veicolate soprattutto da giornali vicini alla maggioranza di governo – come IL GIORNALE del fratello del premier – e in particolare al ministro Castelli – come LA PADANIA, giornale appunto “padano” al quale per assurdo il sardo-napoletano Nichi Grauso deve rivolgersi per render note le proprie opinioni – voci e notizie circa l’intrapresa, da parte del ministro della giustizia, di sempre più numerose azioni disciplinari contro magistrati di vari distretti e circondari, responsabili dei più variegati comportamenti antidoverosi, dalle aperte interferenze in funzione favorevole alle sinistre, come nel caso del procuratore di Perugia Nicola Miriano, all’incuria nella trattazione dei processi, come, pare, per il sostituto procuratore di Varese Abate.
Ben vengano questi controlli più stringenti sull’operosità e sul rispetto delle più elementari regole deontologiche da parte dei magistrati, che fino a poco tempo fa, data la sinergia tra vertici giudiziari tutti amici delle sinistre, ministri della giustizia di sinistra che non facevano il proprio dovere e un Consiglio Superiore della Magistratura (quello dove un consigliere, il dottor Claudio Viazzi, si vantava apertamente di essere “del partito del ministro” che allora era il comunista all’amatriciana Diliberto) il più politicizzato (ovviamente a sinistra) della sua storia, erano del tutto omessi o erano mera finzione, tipo le iniziative avviate a suo tempo dal ministro Flick contro il PM combattente di Milano Francesco Greco, che aveva detto che il governo Prodi era peggio di quelli di Craxi, giusto per non far pensare che i signori del governo erano tutti babbei e poi naturalmente finite nel nulla. (altro…)

I PM INCOMPATIBILI DI PALERMO, DELOGU VUOLE VEDERCI CHIARO

Il senatore Mariano Delogu, alfine, si è occupato anche lui delle vicende giudiziarie riguardanti Nicola Grauso, specificatamente del Processone di Palermo, e ha rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, in ordine alle scorrettezze deontologiche che sarebbero attribuibili ai PM palermitani Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, per aver continuato ad esercitare l’accusa nel processo nonostante la pendenza, contro Grauso e Liori, di una causa di risarcimento danni relativamente a pretesi fatti di diffamazione.
Delogu, che conosce la vicenda da vicino per essere stato legale di Liori e de L’UNIONE SARDA, puntualizza come si sia dovuto attendere l’atto di estromissione del Procuratore Generale di Palermo, Salvatore Celesti, perché i tre PM cessassero dalle loro incompatibili funzioni.
Che dire … senatore Delogu, ben tornato tra quelli che non fanno finta di niente di fronte a certe cose vergognose. Non dubitavamo di lei sinceramente, ma sarebbe bene che ora lei facesse appieno la sua parte anche nel procedimento contro Piana, Pani e Pisotti per il caso UNIONE SARDA. (altro…)

UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE

Stiamo entrando ormai nel quinto anno da quel tremendo 1998 che vide la tragica fine di Luigi Lombardini, sparatosi con un colpo di pistola in bocca dopo l’interrogatorio subito dai mastini della Procura di Palermo, il Procuratore “girotondino” Caselli in testa, e mentre doveva svolgersi una perquisizione, che probabilmente doveva essere seguita da un fermo di cui, dopo il fattaccio, i nostri eroi di Palermo, a quanto pare, pensarono bene di distruggere le tracce stracciando il decreto.
Il decorso del tempo, lungi dall’invocare comodi oblii della memoria o prescrizioni, impone quanto mai l’obbligo morale che sia finalmente fatta piena luce, che sia fatta piena chiarezza, sui motivi che realmente determinarono Lombardini a farla finita, perché è troppo semplice affermare, come in molti hanno fatto, che era depresso da tempo, che prendeva psicofarmaci, e altre simili amenità. (altro…)

CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!

Il drastico provvedimento del procuratore generale di Palermo Salvatore Celesti, il quale, sopperendo all’inerzia del procuratore della Repubblica Piero Grasso, ha provveduto a sostituire i PM titolari del Processone di Palermo, Antonino Ingroia (che si è distinto quale comiziante alla girotondina al recente congresso dei giudici comunisti di Magistratura Democratica), Giovanni Di Leo e Lia Sava, divenuti incompatibili poiché in contenzioso giudiziario con Antonangelo Liori (in realtà anche con Nicola Grauso, solo che nei suoi confronti non ci sono sentenze definitive), è apparso un colpo di scena ma, in realtà, è solo l’atto di morte di un processo che è durato sin troppo rispetto al nulla su cui si basa e che gli stessi Ingroia, Di Leo e Sava, giorno dopo giorno sempre più imbarazzati a sostenere un’accusa insostenibile e sempre più timorosi di incassare, con la probabile assoluzione degli imputati, la brutta figura finale che ne seguirà, pare siano stati ben lieti di abbandonare la barca del Processone che affonda.
Quando questo procedimento penale, concausa se non causa esclusiva del suicidio di Luigi Lombardini, ha avuto inizio, Ingroia, Di Leo e Sava, sicuramente magistrati onesti, il primo un tantino fanatico (Lino Jannuzzi lo chiamava, in modo buffo, l’Ayatollah Ingroia) agivano sotto le direttive non tanto di Vittorio Aliquò, che alla procura di Palermo è sempre stato vaso di coccio, quanto del comunista Caselli, all’epoca procuratore capo, e dell’ex andreottiano convertito alla causa giustizialista Guido Lo Forte, all’epoca procuratore aggiunto di punta, laddove in particolare quest’ultimo lasciava trasparire un pensiero ispirato alla più pura conspiracy theory che era suo ma sicuramente, conoscendolo, anche del suo capo, per cui dietro agli strani intrecci emersi nel sottobosco delle trattative per la liberazione di Silvia Melis vi era l’ombra della Massoneria deviata, e perché no anche dei servizi segreti deviati, entità delle quali, certamente, si sarebbe trovato qualche aggancio con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri; e queste suggestioni sono recentemente riecheggiate perfino nelle orecchie di uno dei difensori di Antonio Maria Marini nel recente processo d’appello per il sequestro Melis conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, l’avvocato Giangualberto Pepi, che ha tirato in ballo pesantemente, e a sproposito, la Massoneria. (altro…)

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BERLUSCONI, PENSA UN PO’ ANCHE A NOI!

Da un po’ di anni a questa parte vi è un vero dramma, che getta i cittadini in una perenne e angosciante incertezza quanto a poter dire se possano aver fiducia nella giustizia, se sia difficile averne e, come affermato dall’onorevole Gaetano Pecorella, si possa provare solo rispetto per la magistratura o addirittura se questa, magari per motivi indipendenti da propria colpa come istituzione nel suo complesso, sia divenuta immeritevole perfino del rispetto dovutole per il suo ruolo, con conseguenza ridotta credibilità delle sentenze di condanna o di assoluzione anche quando passate in giudicato e raffiche di istanze di ricusazione di giudici, di richieste di rimessione, di denunce ai sensi dell’art. 11 del codice di procedura penale.
Il dramma consiste nel fatto che, anche se si chiacchierava lo stesso circa questo o quel magistrato che insabbiava procedimenti per favorire i potenti, ma questo veniva considerato un po’ nell’ordine delle cose nel contesto di una magistratura che solo da un decennio circa ha veramente “scoperto” la propria autonomia e la sua importanza per gli equilibri istituzionali, un tempo veniva ritenuta la più assurda delle ipotesi quella che un magistrato, per antonomasia tutore dell’osservanza delle leggi, potesse commettere reati nell’esercizio delle proprie funzioni, dall’abuso d’ufficio alla concussione, mentre oggi, alla luce di tante e piccole nefandezze che sono emerse, gli stessi magistrati, la massa dei magistrati onesti che lavorano in silenzio, hanno dovuto realizzare di vivere e lavorare in un microcosmo che presenta gli stessi difetti della società civile, e quindi, accanto a gente onesta e personaggi al limite solo un po’ disinvolti, autentici disonesti che commettono per vocazione reati avvalendosi della propria qualità e sono rotti ad ogni nefandezza, dalla falsificazione di atti all’intimidazione di testimoni, pur di cancellare le prove dei loro misfatti. (altro…)

INCOMPATIBILITA’, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA: VOGLIAMO UNA MAGISTRATURA PIU’ CREDIBILE!

In Italia vi è l’eterna tendenza, alimentata dalle esigenze di marketing dei giornali, per cui di determinati problemi, pur gravi e scottanti, ma che non sarebbero naturalmente all’ordine del giorno come i venti di guerra in Iraq, si tende a parlare per qualche giorno, e poi si accantona l’informazione al riguardo, lasciando la memoria dei fiumi d’inchiostro scritti agli archivi.
Non vorremmo accadesse così anche per il problema delle innumerevoli e incancrenite incompatibilità parentali esistenti nel Palazzaccio di piazza Repubblica, che la capintesta della A.N.M. sarda e dei magistrati comunisti di Magistratura Democratica, Fiorella Pilato, ha asserito, con un discorso arrogante ai limiti del patetico, non sussistere o non creare problemi, ma che un giornale come LA PADANIA, che pure non ha lettori in Sardegna, ha ritenuto talmente grave da soffermarcisi sopra per un’intera settimana, scoprendo che la situazione giustizia in Sardegna è talmente degenerata dal sentirsi in dovere di dare la parola, come editorialista esterno, a uno come Nicola Grauso, non sospettabile di simpatie bossiane ma che da tempo in Sardegna, dopo essere stato editore quasi monopolista di giornali e televisioni, non riesce più ad avere voce grazie alle note imprese in suo danno, e prima ancora in danno della libertà di informazione, del mitico trio Piana-Pani-Pisotti, sul quale pende ancora a Palermo un procedimento penale che ci auguriamo vivamente non venga archiviato sulla sola base della reticenza di tanti Don Abbondio fifoni. (altro…)

QUANDO VIENE L’ORA DI ANDARSENE

Che abbia ragione o no, e i precedenti non depongono certo a suo favore, Saddam Hussein sa bene che l’unica soluzione adeguata per evitare una seconda guerra del Golfo, da cui, nonostante ogni buona e umanitaria volontà statunitense, deriverebbe un nuovo bagno di sangue per il suo martoriato Paese – dato che la superiorità americana è schiacciante – è abbandonare il potere e andare volontariamente in esilio, magari protetto (e verosimilmente dorato), come ha proposto Marco Pannella, e senza strascichi davanti al Tribunale Penale Internazionale, di cui, specie poiché la procuratrice è una svizzera accanita seguace degli eroici PM di Mani Pulite, con permesso ci fidiamo poco.
Che abbia ragione o no, e i precedenti non depongono certo a suo favore, Carlo Piana, procuratore di Cagliari, sa bene che l’unica soluzione alle piaghe che hanno martoriato la credibilità della giustizia cagliaritana, facendole esercitare ruoli impropri quale addirittura quello di determinare l’assetto dell’informazione, sono le sue immediate dimissioni, magari col trasferimento in una sede prestigiosa, volendo anche Milano – dopo il pensionamento di D’Ambrosio la procura del capoluogo lombardo è ancora scoperta – ma dove non abbia più nulla a che fare, né in termini di influenza né in termini di gestione diretta, con gli affari giudiziari cagliaritani. (altro…)

LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI

La storia del comunismo, e in particolare la storia settantennale della terribile dittatura sovietica, paradigma dei regimi totalitari di stampo marxista che negano la stessa dignità di esistere all’avversario politico e non conoscono altro metodo per combatterlo che eliminarlo (fisicamente, come ai tempi di Stalin, o utilizzando la psichiatria collusa, come ai tempi di Breznev, metodo questo gradito anche al nostro Consiglio Superiore della Magistratura) dimostra come questa ideologia, forse giusta nelle premesse, visionaria e sballata nelle previsioni, violenta e antipacifista nei metodi, finisca, inevitabilmente e fatalmente, qualunque forma-partito assuma, per trasformarsi in qualcosa di molto simile alla giustificazione di sodalizi di tipo mafioso, dove pochi boss dettano legge, la massa dei “picciotti” esegue i loro voleri, il popolo è intimidito e chi osa ribellarsi dovrà pentirsene amaramente.
La storia della magistratura italiana ci insegna che un gruppo di magistrati comunisti, apparso negli anni ’60 e datosi la sigla di Magistratura Democratica (perché, un tempo, i comunisti si credevano i monopolisti della parola democratico), dapprima minoritari, sono riusciti, sfruttando il legittimo malcontento della massa della magistratura per i metodi disinvolti dei vertici nell’insabbiare inchieste scottanti e nel propugnare una giustizia forte coi deboli e debole coi forti, e non secondariamente facendo reclutare le nuove leve attraverso percorsi di formazione universitari e post-universitari controllati dal PCI e dintorni, a guadagnarsi una posizione assolutamente dominante, in termini di consensi numerici e soprattutto di attivismo, nella Associazione Nazionale Magistrati e nel C.S.M.. (altro…)

DOTTOR GRASSO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!

Nonostante qualche critica, nutriamo grande stima per il dottor Piero Grasso, un tempo giudice a latere di quel maxiprocesso che sanzionò con sentenza l’immane fatica investigativa di Giovanni Falcone e oggi procuratore della Repubblica di Palermo, poltrona un tempo occupata da eroi come Gaetano Costa, barbaramente ucciso dalla mafia, da personaggi assai discutibili e da ultimo da un magistrato come Giancarlo Caselli per un verso assolutamente meritevole per aver dato una nuova spinta alla lotta alla mafia, per altro verso un tantino discutibile per le ragioni che in tanti prima di noi hanno ampiamente esplicitato.
Proprio perché nutriamo tale stima, non vorremmo essere nei panni del dottor Grasso, non già per quanto concerne i continui problemi suscitati dalla gestione di “pentiti” vecchi e nuovi, che peraltro sono enormi, bensì per quanto attiene alla difficile gestione dei processi e dei procedimenti penali nati dal verminaio cagliaritano, dai fattacci del triennio terribile 1996-1999 che vide magistrati e non solo scontrarsi in una faida con pochi precedenti anche a livello nazionale, assassinando anche l’ombra della residua autorevolezza della giustizia nella Città del Sole. (altro…)

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A CAGLIARI NON C’E’ LA MAFIA … MA PERCHE’ NON APPROFONDIRE?

Non vorremmo proprio essere nei panni di quei giudici di Palermo, da un lato il collegio di Tribunale presieduto dalla dottoressa Annamaria Abruzzese, titolare del ben noto Processone scaturito dal caso Melis-Lombardini, dall’altro il GIP destinatario della richiesta di archiviazione del PM Marzia Sabella relativa alla vicenda UNIONE SARDA: la responsabilità affidata loro è davvero improba.
Se Giancarlo Caselli, con tanto di libro agiografico di 900 pagine, ritenne a suo tempo di aver scritto “la vera storia d’Italia” con le sue indagini antimafia, e in parte forse è vero, oggi questi magistrati giudicanti, discreti e non protagonisti, si trovano in una posizione da cui sono in grado di scrivere la vera storia di Cagliari, e in gran parte della Sardegna, nel terribile trienno 1996-1999 in cui ne successero di tutti i colori, dalla mancata nomina a PG di Milano e quindi al pensionamento anticipato di Francesco Pintus, alla nomina a procuratore capo di Cagliari di un giudice che non aveva mai fatto alcuna indagine ma in compenso aveva le amicizie di partito giuste, al suicidio dell’uomo che poteva essere lui il procuratore di Cagliari in luogo di costui, se non addirittura il procuratore di Palermo, all’esproprio giudiziario di fatto di un editore che ha inventato la TV commerciale in Sardegna e che ha gettato le basi perché Cagliari diventasse la capitale europea di Internet. (altro…)

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI INIZIANO A GIOCARE!

Nella notte tra il 21 e il 22 febbraio (oggi mentre scriviamo) i soliti ignoti sono penetrati negli uffici cagliaritani di Nicola Grauso e hanno asportato numerosi floppy disk che, a quanto trapela dallo staff dell’ex editore, conterrebbero dati relativi alle ponderose investigazioni difensive che Grauso, d’intesa col suo legale palermitano Mario Bellavista e avvalendosi di un corposo pool di esperti con varia qualifica, sta da tempo dirigendo in prima persona per dimostrare l’estraneità non solo sua, ma anche degli altri coimputati, primo tra tutti la buonanima di Luigi Lombardini, alle infamanti accuse rivoltegli dalla Procura di Palermo nel noto Processone in corso ormai da tempi biblici nel capoluogo siciliano, sulle spoglie dell’inchiesta già diretta da Giancarlo Caselli.
Grauso, a quanto trapela, manifesterebbe un preciso convincimento circa il movente del gesto, certo non da ascriversi a comuni ladruncoli, bensì a persone mandate da chi ha buone ragioni di temere, e di temere moltissimo, per quanto viene e verrà scoperto con le suddette investigazioni difensive.
Il Processone di Palermo sta, infatti, prendendo una piega non più controllabile per gli illustri personaggi sardi che hanno combinato di tutto e di più, dai veri e propri depistaggi in danno di innocenti come Zia Grazia Marine alle indebite pressioni su Tito Melis, e che hanno perciò tutto da temere da una fuoriuscita delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale dai binari pretracciati dall’accusa. (altro…)

IL FURTO DI FLOPPY, GRAUSO OFFRE 500 MILIONI DI TAGLIA

Dopo il clamoroso furto di floppy disks subito venerdì notte presso i propri uffici di Cagliari, Nicola Grauso rende noto di offrire la ricompensa di 500 milioni di vecchie lire (pari a circa 258.000 euro) a chiunque sia in grado di indicare i nomi degli autori dell’impresa delinquenziale, dei loro mandanti e di ricostruire i motivi dell’iniziativa criminosa.
Grauso precisa che gli ignoti ladri hanno asportato unicamente i floppy disks, senza interessarsi di null’altro, benché nei locali “visitati” non mancassero oggetti di ben altro valore, ed evidenzia che i supporti informatici rubati contenevano dati importanti, derivanti dalle sue indagini difensive, idonei a ricostruire la vera storia del caso Melis, dei quali conserva comunque copie, custodite altrove. (altro…)

NON LEGGETE PIU’ L’UNIONE E LA NUOVA!!!

I quotidiani sardi fanno veramente schifo!!!
Nonostante l’indubitabile rilevanza della notizia che diamo anche nella finestra “pop up” che si apre visualizzando questa pagina principale del nostro sito, che è stata regolarmente data dall’informazione regionale della RAI (TG3 regionale, Gazzettino Sardo) e veicolata dalla sede ADNKRONOS di Palermo fin dalle 22:33 di sabato, loro hanno taciuto domenica, e ciò sarebbe anche comprensibile perché a tutti può capitare un “buco” (anche se è molto strano che poi capiti a Casu e a Liuzzi insieme), e tacciono pervicacemente anche oggi, lunedì 24 febbraio.
Grazie a Dio, la RAI per una volta si è comportata da vero servizio pubblico, e sinceramente ci chiediamo se ciò sarebbe avvenuto sotto la gestione ulivista di Zaccaria, ma i quotidiani sardi continuano ad adempiere agli ordini di scuderia che, con tutta evidenza, vengono da piazza Repubblica e da via Emilia (sede dei DS sardi, n.d.r.): censura, censura, censura!!! (altro…)

DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?

Nel terribile agosto 1998, quello del suicidio di Luigi Lombardini, furono sicuramente innumerevoli, benché poche quelle denunciate, le violazioni di domicilio da parte dei “soliti ignoti”, debitamente muniti di conoscenze e armamentari per aprire porte blindate e violare computers – oltre che di un passo felpato da veri ladri per penetrare perfino in stanze dove qualcuno dormiva ignaro – in cerca di chissà che.
E’ ovvio cosa cercavano: i famosi, mitizzati documenti di Luigi Lombardini, nell’originale cartaceo o in copia elettronica, o qualsivoglia altro documento pericolosamente contenente elementi idonei a consentire una ricostruzione alternativa del caso Melis, come il famoso esposto denuncia del giudice Rilla, sparito, pare, dal computer ove si trovava ma in compenso miracolosamente riapparso sul TG1 e nei commenti dei Carlo Bonini (Corriere della Sera), dei Pino Scaccia (Rai), dei Marco Ventura (Il Giornale), nonché de L’Unità, La Nuova Sardegna, Il Manifesto e tanti altri. (altro…)

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BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI

I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)

I RACCOMANDATI (NON QUELLI DI CARLO CONTI)

Ci sono molte cose che i cittadini non sanno circa il modo con cui vengono assegnati e progrediscono in carriera i magistrati; ad esempio, pochi sanno che il matrimonio, magari abilmente affrettato prima della scelta della sede, fa guadagnare agli uditori giudiziari tanti punti preziosi per avere privilegio nella scelta della sede migliore, quasi si trattasse di un qualsiasi concorso per bidelli.
Ma quello che i cittadini forse immaginano, ma non sanno appieno, è che all’interno della casta dei magistrati, sempre pronti a fustigare i costumi dell’universo mondo ipotizzando farraginosi abusi d’ufficio a destra e a manca, esiste eccome, e anzi è forse più forte che in altre categorie, la pratica della raccomandazione. (altro…)

SMASCHERIAMO L’IMBROGLIO DI MAGISTRATURA “DEMOCRATICA”

E’ giunta l’ora di squarciare il velo su tante leggende metropolitane e di proclamare una verità: che Magistratura “Democratica” (virgolette nostre e volute), corrente della magistratura associata nata negli anni ’60 con l’asserito fine di perseguire l’effettiva integrale applicazione della Costituzione nelle decisioni giudiziarie e di liberare la magistratura dalle gerarchie che la ingessavano e la rendevano per nulla indipendente, e per nulla imparziale, si è rivelata solamente un enorme, tragico inganno, per i magistrati di orientamento progressista (ma oggi i progressisti si trovano in Forza Italia in pari misura che nei DS, questa è la realtà) che volevano demolire la vecchia magistratura di parrucconi spesso con un passato fascista e con una visione della giustizia come repressione classista dei ricchi sui poveri e come esigenza di non disturbare il manovratore, ivi compreso quello mafioso, ma non per ritrovarsi sotto un dominio ancora più asfissiante e opprimente.
Fin da quattro decenni addietro, infatti, i “compagni” di Magistratura “Democratica” proclamavano ai quattro venti che l’effettiva istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe consentito di garantire l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, svincolandoli dai lacci e lacciuoli delle gerarchie interne, e soprattutto, sotto l’alibi del nobile fine di rendere effettivi i principi avanzati di cui alla nostra Costituzione, introducevano prepotentemente, per meglio scardinare le vecchie gerarchie conservatrici da loro aborrite, la figura, che purtroppo altri Paesi (soprattutto la Francia e la Spagna) ci imiteranno molto più tardi, del magistrato che fa politica nell’esercizio delle proprie funzioni e per mezzo delle stesse. (altro…)

CAGLIARI E’ CAMBIATA … E NON GRAZIE AI COMUNISTI!

Per chiunque è palpabile come negli ultimi anni la nostra Cagliari, che chi ha memoria storica ricorda come una città estremamente provinciale dal centro storico degradato, coi cumuli di spazzatura per le strade, con periferie squallide da fare invidia al famigerato Bronx, sia sempre più diventata una città bella e moderna, tanto da reggere il confronto, nel suo piccolo, con la metropoli mediterranea che più le è simile, la grande sorella catalana Barcellona, modernissima e al contempo così carica di storia e di bellezze.
Per questa trasformazione, tale da non far riconoscere più (e con piacere) l’aspetto della città, non potremo mai finire di ringraziare la grande amministrazione del senatore avvocato Mariano Delogu, così come non possiamo fare a meno di notare il ruolo positivo svolto dalle attuali amministrazioni, quella comunale del dottor Emilio Floris, e quella provinciale del dottor Sandro Balletto. (altro…)

A ZUNCHEDDU GLI RODE …

Dicono che il signor Zuncheddu Sergio, editore de L’UNIONE SARDA, sia incazzato con noi per quel che scriviamo sul suo conto, sul conto de L’UNIONE SARDA, sul conto di quell’ala della Massoneria a cui lui è sicuramente molto vicino, sul conto dei magistrati che lui gradisce.
Il signor Zuncheddu ha ben poco da incazzarsi: quello che scriviamo quasi quotidianamente è davanti agli occhi di tutti, e a tutt’oggi, nonostante le acrobazie dialettiche di certi consulenti tecnici, non si è riusciti a trovare uno straccio di prova provata che la società editrice de L’UNIONE SARDA dei tempi di Grauso fosse veramente gravata da una sola lira di quei ponderosi debiti che invece Pisotti, Amato e Tamponi hanno quantificato nella bellezza di lire 42 miliardi, con ordinanza redatta in tempi record tanto da far dubitare su una decisione “precotta” prima della camera di consiglio. (altro…)

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LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA

Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)

MUSICA NUOVA IN CUCINA!

Non c’è che dire, il signor Zuncheddu Sergio da Burcei il mestiere di censore di regime lo sa fare proprio bene, poiché, con L’UNIONE SARDA o meglio con ciò a cui ha ridotto il quotidiano di Cagliari, non ha avuto difficoltà, all’unisono con LA NUOVA SARDEGNA, a passare quasi sotto silenzio la sentenza, e le relative motivazioni, con cui la Corte d’Appello di Cagliari ha di fatto gettato nel cestino, con la fallimentare e scriteriata indagine della Procura distrettuale di Cagliari sui pretesi rapitori di Silvia Melis, anche il parallelo processo palermitano, gestito stancamente da una locale Procura che ha cose ben più importanti e fondate di cui occuparsi.
E’ quasi ovvio e scontato dire che, con questo scempio giudiziario favorito dalla disinvoltura di una sequestrata e di suo padre e dall’incredibile condotta degli inquirenti, magistrati e organi di polizia, si è di fatto cagionata la morte di un magistrato come Luigi Lombardini (si potrà poi disquisire tra omicidio volontario, preterintenzionale, colposo, istigazione o aiuto al suicidio o semplice mobbing, ma la sostanza è questa), si è demolita la credibilità di un imprenditore, Nicola Grauso, che era ammirato da tutti in Sardegna per quanto aveva saputo costruire dal nulla, mettendocisi di traverso alle sue iniziative politiche non proprio favorevoli alle nomenklature di sinistra ma anche di destra, si sono determinati tanti, indefiniti “effetti collaterali” in danno di magistrati, avvocati, semplici cittadini. (altro…)

LA LIBERTA’ DEGLI IRACHENI E QUELLA NOSTRA

La nostra opinione sulla guerra è nota e non ce ne pentiamo, ma a cose fatte occorre guardare soprattutto ai risultati, e ciò che emerge è che gli USA sono riusciti a portare a termine le operazioni militari riducendo al massimo il numero di vittime civili, che un regime odioso è caduto e che tutti abbiamo visto le commoventi scene degli iracheni pieni di gioia per aver riacquistato una libertà pur difficile da gestire.
Questo è ciò che alla fine conta, la libertà; sarebbe stato infinitamente meglio se gli iracheni, come i serbi, fossero stati messi in grado di effettuare il ricambio con gli strumenti della democrazia, e che quindi avessero potuto cacciare Saddam Hussein sconfiggendolo alle elezioni come i serbi hanno sconfitto Milosevic. Ma, come diceva Rousseau, l’uomo nasce libero e dappertutto è in catene, è nella natura dell’uomo il poter fare ciò che vuole, il poter dire tutto ciò che pensa, e se non condividiamo i mezzi adoperati dagli americani è sommamente condivisibile il fine perseguito, anche se bisognerà stare attenti a certe tentazioni affaristiche. (altro…)

QUEL FILO ROSSO TRA LA CARTIERA E SILVIA

Non ci sembra una mera coincidenza il fatto che, da quanto si sa informalmente e forse non emergerà mai (chissà perché) dalle indagini della DDA cagliaritana, emerga un significativo, primario ruolo di elementi di origine calabrese nel prelievo e, probabilmente, anche nella custodia di Silvia Melis nella prima fase del rapimento, e al contempo, nella stessa epoca, un certo attivismo di personaggi parimenti calabresi, in parte gli stessi, nel dispiegare ogni sforzo affinché fallisse il tentativo di Nicola Grauso, al quale da ultimo si era associato Giorgio Mazzella, di rilanciare ad un tempo la Cartiera di Arbatax e il comparto forestazione in Ogliastra.
Non ci sembra affatto casuale che si sia tentato a tutti i costi, riuscendoci, di spingere al fallimento, alla decozione, la società di gestione della Cartiera (Arbatax 2000) laddove si sa che una delle tecniche preferite dalla ‘ndrangheta calabrese per il riciclaggio di denaro sporco è quella di rilevare imprese in decozione e ricapitalizzarle ponendo alla loro guida persone compiacenti, né che i calabresi abbiano inteso stroncare la concorrenza, rispetto al quasi monopolio che essi hanno sulla forestazione in quest’area del Tirreno, impedendo che nascesse una forestazione sarda; non pare per nulla casuale neppure che col rapimento della figlia di uno stretto conoscente di Mazzella, vale a dire Tito Melis, si sia inteso bersagliare in modo intimidatorio l’imprenditore ogliastrino, il cui contributo al rilancio di Arbatax 2000 e Marsilva poteva essere decisivo. (altro…)

A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …

Negli scorsi giorni, ha di nuovo tenuto banco la polemica sul ruolo del signor Luciano Violante, anima nera di certa magistratura politicizzata, sul quale si sono abbattute le accuse, o meglio i sospetti, di Giulio Andreotti che, dopo essere stato assolto dalla Cassazione per il delitto Pecorelli, ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, anzi qualche macigno.
Noi nutriamo enorme stima per Andreotti e, per converso, enorme disistima per Violante, ma non vogliamo occuparci qui delle vicende per cui costui è noto, dal teorema inventato negli anni ’70 contro quel galantuomo di Edgardo Sogno, colpevole di essere un mitico capo partigiano ma al contempo un coerente liberale monarchico antifascista e anticomunista con la stessa intensità, alle chiare ed evidenti sinergie con Giancarlo Caselli proprio in relazione ai processi per cui Andreotti ha dovuto patire le pene dell’inferio per dieci anni e passa: per queste vicende crediamo che Violante sarà inappellabilmente condannato dal tribunale della storia, e dovrebbe vergognarsi a ricoprire senza pudore ancora un alto incarico, come quello di capogruppo dei DS, un partito che pretende di essere rispettabile e poi contraddice continuamente nei fatti le buone intenzioni. (altro…)

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IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)

La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)

PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!

Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)

CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’

Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)

LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!

Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)

CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA

Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)

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CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …

Lino Jannuzzi, oggi deputato di Forza Italia e nella legislatura 1968-1972 deputato socialista, è un giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che perciò ha sempre patito le pene dell’inferno sotto ogni regime, dalla severa condanna per diffamazione inflittagli nel 1968 unitamente a un Eugenio Scalfari ancora libertario per aver detto la verità sul “Piano Solo”, al ridicolo tentativo di qualche PM persecutore della Procura di Napoli – capiamo perché Agostino Cordova fosse incompatibile, con certa gente “antropologicamente diversa” – di sbatterlo in galera per qualche ridicola condanna per diffamazione – la storia si ripete – rimediata con la direzione de “Il Giornale di Napoli”.
Sull’ultimo numero di un noto settimanale italiano, di cui è abitualmente opinionista, Jannuzzi prende spunto dalla recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras dalla farneticante, strampalata, bizzarra accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro al signor Tito Melis, per trarne la conclusione dell’inevitabile assoluzione anche di Nicola Grauso (e diremmo, a maggior ragione, di Liori, Garau e Carboni) nel Processone di Palermo che procede con lentissimo rito ordinario, inutile per far maturare termini di prescrizione, utile solo a mantenere per gli imputati uno stressante stato di incertezza, ma, soprattutto, per riepilogare la sequenza, che ha qualcosa di squallidamente simile a ciò che avviene nei regimi totalitari, che portò quella tragica sera del torrido 11 agosto 1998 al “suicidio” (virgolette doverose) di Luigi Lombardini. (altro…)

ONLINE TUTTI I VERBALI DEL PROCESSONE DI PALERMO

Abbiamo faticosamente caricato sul sito quasi 40 megabyte di verbali del processo di Palermo contro Grauso ed altri in formato .pdf, agevolmente consultabile.
Coloro che sono muniti della password d’accesso possono consultarli cliccando sul link “I VERBALI DI PALERMO” nella pagina principale e inserendo i dati richiesti (nome, email, password) nel form che troveranno in fondo alla pagina che apparirà, mentre coloro che sono sprovvisti della password potranno richiederla compilando e inviando il form bordato di rosso.
La protezione con password dei verbali avrà breve durata, pensiamo che a breve potremo rendere pubblico il tutto. (altro…)

I SOLDI SPORCHI DELLA CAGLIARI BENE

A Cagliari non c’è un’impresa delle dimensioni della Parmalat, ma le truffe e i falsi in bilancio, a quanto pare, ci sono in abbondanza, e non si fermano certo alle vicende legate alla promotrice finanziaria Gabriella Ranno, che hanno visto cadere nell’inchiesta della Procura di Cagliari grossi nomi, come quello di Andrea Pirastu.
Numerose imprese, di piccola, media e grande dimensione, comprese talune imprese editoriali, avrebbero praticato per anni la tecnica del falso in bilancio e sul modello Tanzi – almeno per quel che pensano i magistrati di Milano e Parma – dello svuotamento delle risorse delle imprese, poche spa e moltissime srl, a beneficio dei propri patrimoni personali, delle auto di lusso, dei viaggi intercontinentali, delle tante arie della Cagliari bene; a tempo debito ci sarà il fallimento e magari la bancarotta fraudolenta, ma intanto finché funziona funziona, e tanto non c’è nulla da temere dalla Procura cagliaritana che per bancarotta fraudolenta non ha mai messo dentro nessuno, specie perché molti degli arrestandi sarebbero amici e commensali abituali di magistrati. (altro…)

LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO

Non vorremmo certo essere nei panni dei gestori di distributori di carburante, che paiono essere diventati – magari per motivi analoghi a quelli per cui taluni pacifisti durante la guerra in Iraq esortavano a boicottare la Esso – il target preferito di questi misteriosi terroristi che si trincerano dietro sigle anarchiche, e al contempo traiamo ancor maggiore motivo di preoccupazione dal fatto che questi anarchici o pseudo tali, decisisi a colpire degli uomini politici, si siano accaniti contro Ignazio Manunza e Mario Diana, due politici che non hanno mai particolarmente brillato ma neppure hanno mai commesso nefandezze, contro i quali nessuno dovrebbe avercela tanto a morte da destinare loro le bombe.
Purtroppo, la pazienza ha un limite per tutti, e questo vale anche per chi ha una visione del mondo improntata a valori di onestà, di giustizia, di solidarietà e di equità, che, magari dopo una vita o svariati anni di impegno nei movimenti studenteschi, nei partiti politici democratici, nei sindacati, per cercare di cambiare o quanto meno migliorare gli aspetti più schifosi di questa società, in particolare per come essi si presentano a Cagliari, non si piega al disincanto del “tanto non cambia niente” e magari mette in conto anche l’opzione di ricorrere a misure estreme, l’opzione terroristica appunto. (altro…)

IL TRAGICO DECLINO DELL’UNIONE SARDA

Da SardiNews, il mensile (presente anche su Internet) diretto da Giacomo Mameli e finanziato dalla famiglia Grilletti ed altri grossi nomi dell’imprenditoria cagliaritana, certo non morbido nei confronti di Grauso e amici, si apprende che la redazione de “L’UNIONE SARDA” è sempre più in subbuglio per la condotta dell’editore-palazzinaro Sergio Zuncheddu e del direttore forestiero Claudio Mori, dato l’indirizzo censorio impresso alla linea informativa del giornale e l’affidamento dei commenti sulle grandi tematiche di politica interna ed estera ad editorialisti esterni, relegando il grosso dei giornalisti del quotidiano di Viale Regina Elena al mero ruolo di scopiazzatori e assemblatori di notizie di agenzia.
Noi ve l’avevamo detto, cari redattori de “L’UNIONE SARDA”, dissentivate da Grauso, e va bene, avrete pure avuto le vostre ragioni (anche se più d’uno in mala fede c’era), ma credevate, forse, che il nemico che calpesta la libertà di stampa e la dignità professionale dei giornalisti fosse lui, o credevate che Zuncheddu acquistasse “L’UNIONE SARDA” giusto per vantarsi in giro di esserne l’editore, con tutte le cambiali politiche, e non solo politiche, che ha da pagare? (altro…)

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QUEL CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON VEDE

La Corte Costituzionale, abbastanza inaspettatamente, ha dichiarato l’incostituzionalità della cosiddetta legge “Lodo Schifani” che prevedeva la sospensione dei dibattimenti penali nei confronti delle persone che rivestissero le cinque più alte cariche dello Stato, affermando che detto provvedimento avrebbe violato il principio di eguaglianza.
Sta bene, anche se, senza scandalo, in molti Paesi europei nostri dirimpettai, primo tra tutti la Francia, una disposizione simile è prevista da tempo (anche Chirac era indagato), e al di là delle ipocrisie, vi sarebbe da chiedere ai soloni che compongono la Corte, in maggioranza di nomina politica (c’è ad esempio l’ex ministro della giustizia del governo di “Mortadella” Prodi, Giovanni Maria Flick, quello che doveva far ispezionare gli uffici giudiziari di Cagliari e non lo ha fatto), se si debba continuare, sanzionando formali violazioni del principio di eguaglianza quale quella da essi ravvisata, a tollerare le continuative e sostanziali violazioni di detto sacro principio che si verificano, nella pratica, quotidianamente nell’azione della magistratura, in particolare con la consuetudine di accelerare certe indagini a seconda che l’interessato sia scomodo, politicamente o per altri motivi, e di far finta di non vedere illeciti spesso mostruosi quando siano addebitabili agli “amici”. (altro…)

CASO UNIONE SARDA, IL GIP VUOLE VEDERCI CHIARO

Dagli ambienti giudiziari di Palermo trapela la notizia che il GIP presso il Tribunale di Palermo, Gioacchino Scaduto, non avrebbe accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal PM Marzia Sabella in ordine al procedimento relativo alle vicissitudini politico-giudiziarie che portarono via a Nicola Grauso il controllo de L’UNIONE SARDA, scaturito da una ponderosa e documentata denuncia dell’ex editore, e avrebbe invece fissato a breve scadenza un’udienza per sentire le ragioni delle parti.
Parrebbe quindi evidente, quanto meno, che il GIP ha ritenuto le allegazioni di Nicola Grauso meritevoli di approfondimento, cosa che, peraltro, abbiamo segnalato da tempo. (altro…)

ANNO GIUDIZIARIO, DEPUTATI INVITATI. MA EMANUELE SANNA?

Il dottor Piero Corda, presidente della Corte d’Appello di Cagliari, ha diffuso una nota con cui precisa, in relazione alle lamentele dei deputati Piergiorgio Massidda e Michele Cossa, che costoro erano stati, contrariamente a quanto da essi sostenuto, regolarmente invitati alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Il presidente Corda è persona corretta e gli crediamo, si sarà trattato di un disguido postale. Tuttavia non si può non constatare come alla cerimonia facessero ben mostra di sé l’esponente dei Democratici, Carlo Dore, e addirittura una “delegazione” dei DS, composta dal segretario federale professor Giorgio Caredda, dal giovane avvocato Antonio Avino Murgia, segretario di quella sezione “Berlinguer” erede della gloriosa sezione “Lenin” un tempo frequentata da tanti magistrati, da Mauro Mura a Fiorella Pilato, soprattutto a Emanuele Sanna, detto “Il Mandarino”, ex segretario regionale del partito e amicone da sempre del procuratore capo di Cagliari Carlo Piana, nonché protagonista, seppur non indagato, nella vicenda relativa alle iniziative che portarono a strappare L’UNIONE SARDA dal controllo di Nicola Grauso. (altro…)

MALA IUSTITIA CARALITANA COMPIE TRE ANNI

Era gennaio 2001 quando si affacciava sul web, timidamente, quasi invisibile e realizzato molto artigianalmente, un sito internet che, nella pochezza del panorama informativo cagliaritano estesasi anche a internet, divulgava discorsi un po’ controcorrente, cercando di raccontare, senza pretese di avere la verità in tasca, ma quanto meno da una prospettiva più obiettiva, la vera storia del terribile triennio 1996-1999 che scombussolò lo stato della giustizia a Cagliari, determinando la morte del più grande magistrato che questa terra abbia mai espresso, Luigi Lombardini, l’emarginazione, il trasferimento e il pensionamento di tanti altri magistrati, la criminalizzazione e l’espropriazione di un imprenditore del calibro di Nichi Grauso, la diffamazione gratuita, anche per via giudiziaria, di persone di grande valore come Antonio Piras; senza contare, ovviamente, gli errori giudiziari correnti a carico di persone comuni che si chiamano Giovanni Gaddone o Walter Camba, dei quali non parla praticamente nessuno.
Eravamo partiti, noi, quei quattro gatti che formano lo staff di MALA IUSTITIA CARALITANA, praticamente nel deserto, non sperando che questi discorsi interessassero ancora molta gente, dato che, a parte la pesante cappa di censura calata dall’informazione tradizionale, soprattutto da L’UNIONE SARDA da quando è stata strappata manu militari a Nicola Grauso dai giudici Gian Giacomo Pisotti, Vincenzo Amato e Ignazio Tamponi, segnatevi questi nomi, essi potevano apparire inattuali alla luce dei criteri adottati dalla maggior parte dei media nel fare informazione. (altro…)

CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!

Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)

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LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA

Quello presente non è certo, per la Procura di Palermo, un momento di suprema credibilità come ufficio giudiziario, dato che vi sono ancora gli strascichi degli innumerevoli processi politici, tanto grossi quanto fallimentari, scatenati a suo tempo da Giancarlo Caselli e il suo pool contro Andreotti, Mannino eccetera, su Guido Lo Forte, nel contesto dell’inchiesta sui fiancheggiatori “illustri” di Bernardo Provenzano, tornano a correre brutte voci, il più fidato collaboratore di un altro pasdaran caselliano, quell’Antonio Ingroia che non si era astenuto dal Processone contro Grauso nonostante una evidente incompatibilità, è stato arrestato perché pare facesse la spia per Provenzano, e infine va ricordato che i tre PM che seguivano il Processone, oltre a Ingroia Giovanni Di Leo e Lia Sava, non sono stati tempestivamente sostituiti dal procuratore capo Piero Grasso, bensì cacciati d’imperio con provvedimento del PG Salvatore Celesti.
A noi cagliaritani, che abbiamo davanti agli occhi la tragedia di Luigi Lombardini suicida nel proprio ufficio, la Procura della capitale siciliana evoca sinistre e terribili ombre, ma anche in situazioni riguardate “a freddo”, come quella relativa alle vicende de L’UNIONE SARDA, laddove sono trascorsi ormai cinque anni dai fatti, l’impressione che si ricava dall’azione congiunta della Procura stessa e dei GIP, nel caso di specie del GIP Gioacchino Scaduto già titolare di molti processi antimafia caselliani, è quella della somma ingiustizia. (altro…)

IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI

La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)

CRIMINALI TRAVESTITI DA SERVITORI DELLO STATO!

Oramai a Cagliari abbiamo toccato un punto di non ritorno, e quelli che apparivano solo sospetti un po’ paranoici sono divenuti, nel corso di anni e anni, troppo univoci e convergenti per non potersene trarre un solido supporto probatorio, per non doversene trarre le dovute conseguenze.
E’ ormai stato acclarato che opera in città una terribile associazione per delinquere, contraddistinta dalla più totale promiscuità tra coloro che figurano ufficialmente nell’elenco dei veri criminali e coloro che dovrebbero combatterli, formata da magistrati, personale della Polizia, avvocati compiacenti, imprenditori collusi con la mafia, giornalisti, trafficanti di armi e di droga, non esclusi veri appartenenti a Cosa Nostra siciliana e alla ‘ndrangheta calabrese. (altro…)

ADDIO, EMANUELE!

Ultimamente le buone notizie sono davvero numerose, talmente numerose che ci verrebbe da aspettarcene qualcuna di davvero fragorosa, come ad esempio che si sappia finalmente la verità sul caso Melis, che tutto venga dichiarato davanti ai giudici e non rimanga nelle veline del SISDE.
Ma ora non facciamo voli pindarici, la notizia che prendeva corpo già da tempo, e che in parte è direttamente conseguenziale all’irresistibile ascesa di Renato Soru, è quella secondo cui Emanuele Sanna, il tetro segretario regionale del PDS del tempo dell’assalto della magistratura a Grauso, da alcuni chiamato “Il Panda” per le sue fattezze fisiche non proprio da Adone, da altri invece appellato “Il Mandarino” per il suo modo di esercitare il potere nel partito e nelle istituzioni, dopo 25 anni di presenza quasi ininterrotta (non fu eletto solo nella legislatura 1994-1999) non sarà ricandidato al Consiglio Regionale. (altro…)

MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!

Non ci sorprende che, ora che abbiamo ricominciato con rinnovata intensità a disvelare certe censurabili magagne della magistratura cagliaritana, qualcuno perda il proprio ritegno e lasci sul nostro guestbook messaggi pieni di insulti, ma su certe cose non si può, non si deve, assolutamente tacere.
E’ davvero singolare sapere che il procuratore della repubblica Carlo Piana, mentre da un lato si fa con foga promotore del famigerato procedimento ex art. 2409 Cod. Civ. che di fatto ha determinato l’estromissione di Nicola Grauso da tutte le sue attività editoriali (tralasciando ben più importanti indagini, come quella su Volpe 132 o vere indagini sul sequestro Melis), dall’altro lato collabora più o meno attivamente, quale membro del “Comitato Scientifico”, con un sodalizio quale la “Fondazione Luca Raggio”, indiscutibilmente di carattere politico, dominato dalla testa ai piedi dall’onorevole Andrea Raggio e dai suoi congiunti, nonché da altri dirigenti DS; ciò quando, chi non è abbastanza distratto dovrebbe saperlo, l’onorevole Raggio, oggi vicepresidente della Fondazione Banco di Sardegna, è tra i dirigenti del partito di Piero Fassino quello più legato al giro delle Cooperative rosse e, in termini di alleanze interne, a Emanuele Sanna, colui che svolse (ne abbiamo già ampiamente parlato) un ruolo tanto improprio quanto attivo nel caso Unione Sarda per il suo partito e in evidente sinergia con parte della magistratura, e il cui massimo referente nazionale è proprio quel Massimo D’Alema, tetro e baffuto ex premier, che a quanto pare non esitò a recepire entusiasticamente la “candidatura” di Piana a procuratore capo sostenuta, in contrasto con quella di Lombardini, dai vertici regionali del PDS e a “girarla” direttamente a Magistratura Democratica e a un politicizzato CSM. (altro…)

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GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI

Poco più di una settimana fa, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha confermato la decisione, adottata circa due anni fa dall’Ordine di Palermo e in prima istanza annullata per vizi di procedura, di radiare dall’albo dei giornalisti professionisti Antonangelo Liori, direttore de L’UNIONE SARDA negli anni caldi 1996-1999, oggi direttore del quotidiano “Sardigna.com” e recentemente ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali.
Tale determinazione nei confronti di Liori, gratificato, oltre che da qualche processo per reati comuni, da oltre 110 procedimenti per diffamazione su querele di magistrati, politici e colleghi giornalisti, è stata principalmente cagionata dalle decine di sinceri e polemici editoriali che egli dovette redigere, in quel periodo, per controbattere con l’unica arma di cui si disponeva, la libera manifestazione del pensiero, a un vero e proprio superpotere di politici (perlopiù di sinistra) intriganti, clientelari e spesso corrotti, magistrati poco omologati ai sacri precetti costituzionali di indipendenza e imparzialità e giornalisti – concorrenti, ma soprattutto della stessa UNIONE SARDA – in servizio permanente effettivo quali fiancheggiatori dei suddetti politici e magistrati e, talora, quali confidenti di polizia e Procura, il cui fine non sembrava quello di fare con onestà e correttezza, al meglio, il proprio mestiere, quanto quello di schiacciare chiunque dissentisse, chiunque minasse questi assetti di potere, laddove, oltre a pochi magistrati coraggiosi e davvero indipendenti, nell’occhio del ciclone stava ovviamente Nicola Grauso, e con lui Liori che ne dirigeva il quotidiano. (altro…)

UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA

Dopo anni nel corso dei quali la terribile lobby politica, giudiziaria e giornalistica che ammorba la città ha colpito indisturbata a destra e a manca, i soloni del Comitato di Redazione dell’UNIONE SARDA, che tanto hanno contribuito con la loro guerra santa contro Grauso e Liori e con la loro cortigianeria nei confronti dei magistrati a creare questo vomitevole assetto di potere, ci fanno finalmente conoscere, anche a suon di scioperi, la loro realtà rivelata: quel Zuncheddu non è affatto buono, anzi è un fascista, un nemico della libertà di stampa, ci svaluta professionalmente affidando tutti gli editoriali di rilievo a gente che col giornale non ci azzecca e ci riduce a scopiazzare agenzie di stampa o a raccogliere in giro chiacchiere da bar.
Zuncheddu non è affatto un fascista, almeno sul piano economico, se è vero che ha cooperato a lungo e fattivamente con le Cooperative rosse di Andrea Raggio, e comunque i capataz del Cdr dell’UNIONE, dal taccuino della Procura Maria Francesca Chiappe alla pasionaria comunista Maria Paola Masala, ben sapevano che Zuncheddu, se non era massone, era comunque molto vicino alla Massoneria, e che aveva interessi e affetti a destra, vedansi la realizzazione di quella Città Mercato di Santa Gilla il cui staff fu per intero mobilitato a fare campagna per Forza Italia e la compartecipazione a IL FOGLIO insieme alla moglie di Berlusconi. (altro…)

Antonio PIRAS

Avvocato settantenne, originario di Gavoi dove risiede, profondamente barbaricino, massone convinto e senza sotterfugi, è stato per svariati anni presidente della Sardaleasing, il braccio finanziario del Banco di Sardegna. Conosce da anni e anni Nichi Grauso, del quale si vanta di aver favorito l’inizio dell’attività imprenditoriale.
E’ entrato nel caso Melis principalmente come custode di un miliardo in contanti che gli sarebbe stato dato da Tito Melis affinché fosse consegnato, a titolo di riscatto, ai sequestratori di Silvia Melis al momento giusto; come è noto, la Procura di Palermo accusa Piras – in concorso con Grauso e Lombardini – di aver praticamente estorto la somma a Tito Melis, mentre Grauso e Piras concordemente affermano che quest’ultimo consegnò la somma al primo per pagare il riscatto, nel mese di novembre 1997. (altro…)

Carlo TAORMINA

58 anni, ex magistrato, docente di procedura penale all’università <<Tor Vergata>> di Roma, Carlo Taormina è uno dei più quotati penalisti italiani, inarrivabile per la grinta con cui esercita la difesa.
Vicino a Forza Italia, nelle elezioni del 13 marzo 2001 è stato eletto deputato per la Casa delle Libertà nel collegio uninominale di Melzo (Lombardia); alle precedenti elezioni del 1996 si era candidato senza successo in un collegio di Roma; brevissima la sua esperienza governativa come sottosegretario all’interno del governo Berlusconi, conclusasi a dicembre 2001 con le sue dimissioni, a causa delle lagne dell’opposizione e dell’ostilità anche di settori della maggioranza. (altro…)

IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

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BOZZA DI ESPOSTO ALLA PROCURA DI CALTANISSETTA SUL CASO LOMBARDINI

ILL.MO SIG. PROCURATORE

DELLA REPUBBLICA

C/O IL TRIBUNALE

CALTANISETTA
Il sottoscritto ……………………….. nato a ……………………… Il ………………….. e res.te a …………in Via ……………. espone:

premesso che

In data 11/8/98, come è risaputo per l’ampia diffusione data alla notizia dagli organi di informazione, subito dopo l’interrogatorio svolto dai PM presso il tribunale di Palermo Dott. Caselli, Dott. ……………., Dott. …………….. Dott……………….. e Dott. ……………… nell’ambito del procedimento penale in corso contro lo stesso, il Dott. Nicola Grauso e l’Avv. Antonio Piras per la vicenda relativa al sequestro di Silvia Melis, il Dott. Luigi Lombardi si suicidava nei propri uffici.
La morte del detto magistrato colpiva profondamente l’opinione pubblica soprattutto per le modalità che l’avevano caratterizzata.
Dal 12/8 e sino ad oggi, l’opinione pubblica è stata fortemente colpita dal violento contrasto, che gli organi di informazione hanno ampliato a
dismisura, insorto tra i magistrati di Palermo e di Cagliari, il difensore del Dott. Lombardini, gli altri coimputati e le forze politiche di ogni schieramento in ordine alla reale modalità di svolgimento del fatto alle ragioni che lo avevano provocato e alle conseguenti responsabilità.
Infatti, per il cittadino, che poco conosce dei fatti a monte della vicenda e di quelli che la precedettero, e assai difficile interpretare tale gesto, che ha indotto e induce tutti in approfondite riflessioni. (altro…)

ESPOSTO CONTRO LE FUGHE DI NOTIZIE SUL CASO LOMBARDINI

ILL.MO SIGNOR PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
C/O LA PRETURA PENALE DI CALTANISETTA

Il sottoscritto Nocola Grauso, nato a Cagliari il 23/4/1949 e residente in Milano, via Bigli 16, si onora esporre alla S.V. Ill.mo quanto segue.
PREMESSO CHE:
1)L’esponente riveste la qualità di indagato di reato in relazione al procedimento penale n.232/98 pendente in fase di indagini preliminari nanti la Procura della Repubblica c/o il Tribunale Penale di Palermo.
2)Com’è noto, nell’ambito dello svolgimento di tali indagini, in data 11.8.1998 ben 5 pubblici ministeri in forza presso la riferita Procura, si recarono a Cagliari per procedere all’interrogatorio dell’indagato dott. Luigi Lombardini.
3) Il dott. Luigi Lombardini fu interrogato e successivamente, come è tristemente noto, nella fase prodromica allo svolgimento di una perquisizione domiciliare disposta sul momento dai pm della Procura di Palermo, si tolse la vita.
4) I pm presso la Procura di Palermo hanno disposto il sequestro di materiale documentale rinvenuto nell’ufficio del dott. Lombardini, che, a quanto si è appreso dagli organi di informazione, è stato disposto in alcune casse che, dopo essere state sigillate,sarebbero state inviate alla Procura di Palermo.
5) Il verbale di interrogatorio del dottor Lombardini non fu dato in copia al suo difensore avv. Luigi Concas, come dallo stesso più volte pubblicamente dichiarato. (altro…)

RICHIESTA DI ASTENSIONE AI PM DI PALERMO

Ill.mo Sig.
Giancarlo Caselli
Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill-mo Sig.
Dott.Antonio Ingroia
Sost. Proc. della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Dott. Giovanni Di Leo
Sost. Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Gen.ma Sig.ra
Dott.ssa Lia Sava
Sost. Proc. Della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore Generale
Presso la Corte d’Appello
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore della Repubblica
c/o Tribunale Penale
CALTANISETTA
I sottoscritti Nicola Grauso , nato a Cagliari il 23.4 1949 e Antonio Angelo Liori, nato a Desulo l’1.4.64 entrambi domiciliati in Cagliari viale regina Elena 14 espongono:

Premesso che

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Tito MELIS

Ingegnere libero professionista, originario di Quartu S. Elena ma da tempo residente e operante a Tortolì, massone, discreto possidente [gli si conosce il possesso di terreni per svariati miliardi e di uno yacht 17 metri], rimane persona sconosciuta alle cronache fin quando, il 20 febbraio 1997, non viene sequestrata sua figlia, Silvia Melis.
Nel corso del sequestro, mantiene un contegno di dignitoso e prudente silenzio fino al settembre 1997, quando accuserà la Criminalpol e la Procura di Cagliari di aver ostacolato la liberazione di Silvia, e minaccerà di fare rivelazioni relative al sequestro Farouk Kassam e relativo pagamento del riscatto con denaro dello Stato. (altro…)

ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA

TRIBUNALE DI CAGLIARI

Il Tribunale di Cagliari, Sezione civile, riunito in camera di consiglio nelle persone dei signori
dott. Gian Giacomo Pisotti Presidente
dott. Vincenzo Amato Giudice relatore
dott. Ignazio Tamponi Giudice
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nella causa iscritta al n. 1353 del registro degli affari di volontaria giurisdizione per l’anno 1998, promossa daPubblico Ministero, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dott. Carlo Piana e del Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Guido Pani, ricorrente
contro L’Unione Sarda s.p.a., con sede in Cagliari ed ivi elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Antonello Angioni che, unitamente all’avv. Mario Are del Foro di Roma ed all’avv. Gavino Pirri, la rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva, resistente
con la partecipazione di Ribolini Giorgio, Filippini Gianni, Fantola Carlo Ignazio, Campana Paolo, Bezzi Silvana, Sarritzu Lucia e Sasso Lorena, tutti elettivamente domiciliati in Cagliari presso lo studio dell’avv. Dionigi Scano, che li rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva. e di Racugno avv. Gabriele, in giudizio personalmente, intervenuti
MOTIVI
1. Con ricorso depositato il 3 ottobre 1998 il Pubblico Ministero, affermando il fondato sospetto di gravi irregolarità nell’amministrazione de L’Unione Sarda s.p.a., ha chiesto che il Tribunale, secondo quanto previsto dall’art. 2409 c.c., disponesse l’ispezione della società e, comunque, adottasse tutti i provvedimenti più utili ad impedirne di nuove e ad eliminare quelle pregresse, oltre che quelli convenienti per rimuovere o attenuare le conseguenze pregiudizievoli che si erano verificate.
Il Pubblico Ministero ha fatto presente che L’Unione Sarda s.p.a. aveva ottenuto dalla Arbatax 2000 s.p.a., società in un primo tempo controllata e, successivamente, soltanto collegata, ripetute forniture di rilevanti quantitativi di carta per giornale, mediante operazioni “triangolari”, caratterizzate dalla partecipazione sostanzialmente fittizia di un’altra società, la Pepco s.a.s., con sede Fabriano. (altro…)

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PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)

ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A

Il sottoscritto,
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)

SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali

RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,

  • Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),

nel quale è coimputato anche:

  • , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14

e nel quale è persona offesa il:

  • dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,

propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)

IL CASO CELLINO

Massimo Cellino, presidente del Cagliari Calcio e imprenditore <<di peso>> del settore granario con la società SEM Molini Sardi, nel 1996 fu, con clamore, tratto in arresto unitamente alla sorella Lucina, anch’essa amministratrice della società, per ordine del GIP del Tribunale di Cagliari su richiesta del PM Valerio Cicalò, in relazione a una pretesa maxitruffa di 40 miliardi di lire all’Unione Europea, ritenuta consumata attraverso dichiarazioni di esportazione, dall’Algeria, di quantitativi di grano notevolmente superiori a quelli effettivamente esportati.
Gli arresti fecero scalpore, non solo per lo spessore imprenditoriale di Cellino, ma anche per l’esistenza di possibili, recondite implicazioni politiche, dato che Cellino, avente anche interessi edilizi in alcune aree della città di Cagliari, non aveva esitato a dichiararsi pubblicamente <<di destra>> e simpatizzante per il <<Polo delle Libertà>>, tanto è vero che il suo nome fu uno di quelli presi in esame per la candidatura, per il Polo, a sindaco di Cagliari nel 1994. (altro…)

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.

PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo

IL PUBBLICO MINISTERO

Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.

sottoposti ad indagini (altro…)

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IL FALLIMENTO ARBATAX 2000 / MARSILVA

Nel 1994, Nichi Grauso, oltre a gettare le basi di VIDEO ON LINE nel settore di Internet, si offrirà di promuovere la rinascita della Cartiera di Arbatax, la più grande cartiera d’Italia, già appartenente al gruppo Burgo e da tempo in crisi.
Grauso chiederà e otterrà dalla Regione la concessione in affitto con riserva di acquisto della Cartiera, e si riproporrà di conseguirne il rilancio legando la ripresa della sua attività produttiva al rilancio su vasta scala della collaterale, a fini di approvvigionamento, attività di forestazione, da promuoversi attraverso la società MARSILVA, diretta da tempo dall’ingegnere Paolo Marras, che divenne azionariamente incrociata con la società costituita ad hoc per la Cartiera, denominata ARBATAX 2000, nella quale assunse ruoli dirigenziali di rilievo il direttore dell’UNIONE SARDA, Antonangelo Liori.
Grauso, tuttavia, non aveva piena autonomia gestionale della Cartiera, poiché la stessa si trovava in amministrazione controllata, e i commissari straordinari all’uopo nominati tennero sovente un comportamento sconcertante, quasi denotante l’intento di affossare la Cartiera piuttosto che rilanciarla: come, ad esempio, nel negare caparbiamente a Grauso la facoltà di porre in produzione la seconda linea produttiva della Cartiera, che, con una sola linea produttiva in funzione, diveniva antieconomica da gestirsi. (altro…)

OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR

ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)

IL CASO UNIONE SARDA

Tra l’agosto e l’ottobre del 1998, nel periodo immediatamente successivo all’esplosione del <<caso Lombardini>>, vi era all’interno dell’UNIONE SARDA, di cui era editore Nichi Grauso, un già notevole livello di tensione tra il direttore, Antonangelo Liori, e una cospicua parte della redazione, in particolare i giornalisti impegnati nel Comitato di Redazione, tutti vicini al PDS; tale livello di tensione, derivante da profondi e continui contrasti tra il direttore e detti giornalisti circa la linea politico-editoriale del quotidiano, divenne infuocato quando partì dalla redazione un improvvido comunicato di solidarietà col Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, proprio dopo il suicidio di Luigi Lombardini – circa il quale Grauso stigmatizzò asserite responsabilità dei magistrati palermitani con parole di fuoco-, e quando Antonangelo Liori, contro il parere del <<soviet>> insinuato nella redazione del quotidiano, si trasformò in un vero e proprio tribuno contro gli abusi, oltre che della classe politica regionale, della magistratura cagliaritana e palermitana. (altro…)

ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO

Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)

Claudio CUGUSI

Classe 1969, già attivo militante della Gioventù liberale, laureatosi brillantemente in giurisprudenza a 22 anni, Claudio Cugusi ha esercitato fin da giovanissimo la professione giornalistica,esordiendo come cronista sportivo della NUOVA SARDEGNA e approdando quindi all’UNIONE SARDA, dove si è occupato di cronaca giudiziaria e politica.
Imparentato alla lontana con Nichi Grauso e a lui molto vicino, Cugusi è stato incriminato nel 1998 per pretese intercettazioni clandestine in concorso con Grauso, sulla base, tra l’altro, di una deposizione al PM Pani del giornalista della NUOVA SARDEGNA Mauro Lissia. (altro…)

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PROCEDIMENTI PENALI E DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ANTONANGELO LIORI

Antonangelo Liori, in qualità di direttore dell’UNIONE SARDA, si è da subito contraddistinto per l’utilizzazione del quotidiano cagliaritano – un tempo e, purtroppo ora nuovamente, piuttosto sonnacchioso – come un vero e proprio foglio di battaglia contro gli abusi e le malefatte della classe politica regionale e, da un certo tempo in poi, anche della magistratura cagliaritana e palermitana.
Tale esercizio energico e senza freni della propria professione, condito dalla frequente redazione in prima persona di editoriali al curaro non senza qualità satiriche di rilievo, hanno fatto incorrere Liori in quello che può considerarsi, entro certi limiti, un ordinario <<incidente del mestiere>> per un giornalista, per un professionista che si trova a dover sguazzare nella libertà di manifestazione del pensiero stando sempre attento alle mille remore che all’effettività della stessa sono apposte: circa 110 querele per diffamazione a mezzo stampa, proposte da politici, colleghi giornalisti e magistrati. (altro…)

LA NUOVA SARDEGNA

Principale quotidiano di Sassari. Un tempo espressione della Massoneria illuminata sassarese, negli anni ’70 è stato posseduto dal Gruppo Rovelli, quindi, intorno a metà anni ’80, è stato acquistato in società dal principe Carlo Caracciolo e da Flavio Carboni, noto faccendiere vicino alla P2 e ammanicato nel mondo politico.
Da allora, il quotidiano sassarese ha sempre mantenuto una linea politica prettamente di sinistra, scadendo, sul finire degli anni ’90, in rozze campagne di stampa contro coloro che considerava gli avversari del potere costituito e dell’asse politico-giudiziario dominante, in particolare contro Luigi Lombardini, Nicola Grauso e varie altre persone a questi vicini. (altro…)

IL CASO PIRODDI IN OGLIASTRA

Il <<caso Piroddi>>, a rigore, non riguarda la magistratura cagliaritana, bensì quella ogliastrina, tuttavia per un verso ci sono comunque implicazioni che toccano Cagliari poiché titolare dell’inchiesta è il PM Mario Marchetti, per altro verso siamo davanti a una storia esemplare di come della giustizia si possa fare uso politico.
Maria Ausilia Piroddi, comunista, donna dinamica e volitiva, è stata per lunghi anni segretaria della Camera del Lavoro dell’Ogliastra, con sede a Tortolì; detta Camera del Lavoro era interessata, tuttavia, a notevolissime contrapposizioni interne, sovente sfociate nel delitto, tant’è che la stessa Piroddi fu vittima di un attentato potenzialmente omicida e che i sindacalisti socialisti Franco Pintus e Sandro Demurtas furono uccisi proprio nel pieno dello scontro interno al sindacato. (altro…)

Antonangelo LIORI

36 anni, di Desulo, grande cultore delle tradizioni profonde della Sardegna oltre che giornalista, nel 1994 viene nominato dall’allora editore Nichi Grauso alla direzione dell’UNIONE SARDA, ad appena trent’anni, onde imprimere una svolta al quotidiano cagliaritano.
Sotto la direzione di Liori, L’UNIONE SARDA terrà un atteggiamento maggiormente critico nei confronti della sinistra al governo della Regione Sarda e promuoverà numerose campagne di stampa contro gli sprechi e i privilegi all’interno della Regione stessa, non poco fastidiose per il Palazzo. Particolarmente preso di mira sarà il Presidente della Regione, Federico Palomba, ma anche altri politici quali l’allora assessore all’Urbanistica Benedetto Ballero. Al contempo, Liori assumerà cariche amministrative in ARBATAX 2000, società creata da Nichi Grauso per rilanciare la Cartiera di Arbatax. (altro…)

Mauro LISSIA

45 anni, giornalista d’assalto della NUOVA SARDEGNA, Mauro Lissia è tra i giornalisti che maggiormente si sono occupati del caso Lombardini e delle vicende in generale relative a Nichi Grauso, scrivendone con acrimonia e partigianeria senza pari.
Ha concorso a provocare, con un articolo e una deposizione avanti al PM Pani, l’incriminazione del collega Claudio Cugusi per pretese intercettazioni clandestine in concorso con Nichi Grauso. (altro…)

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INCHIESTA SUI VOTI COMPRATI IN CONSIGLIO REGIONALE

Un ennesimo polverone giudiziario, verso giugno 2000, si è scatenato sul Consiglio Regionale della Sardegna, rieletto nel giugno 1999 con una maggioranza di centrodestra, formata anche col voto di Nichi Grauso, eletto consigliere regionale per il NUOVO MOVIMENTO, riportando un notevole numero di voti.
Il procuratore della Repubblica di Cagliari Carlo Piana e il sostituto Guido Pani, coppia fissa quando si tratta di istruire procedimenti penali con implicazioni politiche, hanno aperto un’inchiesta circa le modalità con cui fu eletto alla carica di Presidente del Consiglio Regionale l’ex sardista – ora facente parte della formazione politica autonoma <<Sardistas>> – Efisio Serrenti, eletto con 43 voto su 80, avendo come avversario Gian Mario Selis, già candidato Presidente della Regione del centrosinistra. (altro…)

IL CASO LOMBARDINI

Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)

IL CASO PINTUS

La vicenda di Francesco Pintus è emblematica di come un magistrato serio, animato solamente dall’intento di fare il suo dovere fino in fondo, debba talora, suo malgrado, trasformarsi in un Masaniello, subendo i relativi, inevitabili strali.
Francesco Pintus, di origine sassarese, perviene alla carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari nel 1992, prendendo il posto di Giovanni Viarengo.
Pintus ha un pedigree che non può non considerarsi di sinistra: tra i fondatori di Magistratura Democratica, è stato anche senatore per una legislatura, in un collegio della Lombardia – risiede a Varese – quale indipendente nelle file del PCI. Tuttavia, dopo il mandato parlamentare, prenderà servizio alla Corte di Cassazione, e sarà assegnato alla Prima Sezione Penale, presieduta da quel Corrado Carnevale diffamato per anni dai teoremi dei comunisti come il <<giudice ammazzasentenze>>, oggi prosciolto da tutte le imputazioni dai Tribunali di Napoli e di Palermo. (altro…)

ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI PAOLO DE ANGELIS

Nel gennaio 1998, Paolo De Angelis ebbe un violento scontro nel garage del Palazzo di Giustizia di Cagliari con Luigi Lombardini, il quale gli rinfacciò di aver fatto compiere intercettazioni telefoniche illegali a suo carico. Secondo la versione di De Angelis, Lombardini l’avrebbe minacciato agitando il pugno, mentre secondo la versione di Lombardini, quest’ultimo avrebbe solo tentato di parlare al collega, ricevendone in cambio scomposte minacce di morte.
Sulla vicenda, si è tenuto un procedimento disciplinare a carico di De Angelis presso la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, che si è concluso, nel maggio 2000, con la sua assoluzione. (altro…)

Nicola GRAUSO

Classe 1949, laureato in giurisprudenza, subito dopo la laurea, con pochi soldi datigli dal padre, intraprende l’avventura nel settore massmediatico fondando, nel 1976, <<Radiolina>>, la primissima radio libera della Sardegna, a cui farà seguito, di lì a poco, la fondazione anche di <<Videolina>>, la prima televisione libera, iniziando l’avventura nell’etere libero ancor prima di Silvio Berlusconi.
Il grande successo di pubblico, e di raccolta pubblicitaria, delle due emittenti consentirà a Nicola Grauso, detto Nichi, di raggiungere ben presto una solidissima posizione economica e finanziaria, tale da collocarlo tra i maggiori imprenditori sardi, quindi l’espansione del suo gruppo nel settore dei media verrà coronata alla fine degli anni ’80 con l’acquisizione dell’unico quotidiano di Cagliari, L’UNIONE SARDA, precedentemente appartenente al Gruppo Rovelli. (altro…)

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MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA

Nel 1991, concludendo un’inchiesta iniziata molto prima della costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avvenuta in quell’anno, Mario Marchetti si consacrò come il PM antidroga per eccellenza, sgominando, in stretta collaborazione col vicecapo della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, quella che era nota come la <<banda di Is Mirrionis>>, un’agguerrita e ben organizzata banda di oltre trenta elementi, operante nel suddetto quartiere cagliaritano, all’interno della quale da ultimo divampava uno scontro per il controllo degli affari e del territorio che aveva portato ad alcuni omicidi e a numerosi attentati dinamitardi.
Sulla scia di quanto già fatto in tema di sequestri da Luigi Lombardini, avvalendosi della nuova normativa prevista dalla legge Jervolino – Vassalli del 1990 in tema di collaboratori di giustizia, Marchetti rivoluzionò le indagini in tema di traffico di stupefacenti avvalendosi, in maniera massiccia, dei <<pentiti>>, elementi appartenenti a bande criminali poi dissociatisene che forniscono agli inquirenti la propria disponibilità a collaborare, quali fondamentali fonti di prova. (altro…)

Paolo MARRAS

Ingegnere, già presidente del Cagliari calcio ai tempi di Gigi Riva, Paolo Marras è soprattutto lo storico presidente di MARSILVA, società creata per lo sfruttamento economico del patrimonio forestale sardo.
In occasione del tentativo di Nichi Grauso, con la costituzione della società ARBATAX 2000, di rilanciare la Cartiera di Arbatax, detta società si incrocia azionariamente con la MARSILVA, in armonia con l’intendimento di Grauso di coniugare rilancio della Cartiera e rilancio della forestazione. (altro…)

ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI

Dai memoriali di Luigi Lombardini, divulgati dopo il suo suicidio, si è appreso che Mario Marchetti, unitamente ai colleghi Paolo De Angelis, Luigi Demuro e Mariano Brianda [questi ultimi ambedue GIP a Sassari] avrebbe organizzato, senza l’autorizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura e con pagamenti <<in nero>>, fiscalmente irregolari, dei corsi di preparazione al concorso per uditore giudiziario, primo gradino della carriera in magistratura, che si sarebbero tenuti a Sassari e ai quali avrebbero preso parte anche numerosi allievi provenienti da Cagliari.
Ai predetti corsi, avrebbero tenuto lezioni, oltre ai suddetti magistrati, gli avvocati sassaresi Franco Luigi Satta, Pietro Diaz e Agostinangelo Marras, quest’ultimo noto esponente del PDS e cugino del giudice cagliaritano Gian Giacomo Pisotti; Lombardini inviò numerosi esposti alla Procura Generale di Cagliari e al CSM circa l’irregolarità di questi corsi, senza che si prendesse mai alcun provvedimento, probabilmente poiché agli stessi avrebbero preso parte anche figli di magistrati, come il figlio del capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì, Antonio, poi divenuto anch’egli magistrato nonostante un curriculum scolastico e universitario non certo eccelso, attualmente in servizio a Oristano. (altro…)

Sergio ZUNCHEDDU

Immobiliarista ed editore, nato a Burcei, ma da tempo residente a Milano, è nato imprenditorialmente quale collaboratore di Armandino Corona, ex gran maestro della Massoneria.
Nel settore edilizio, ha collaborato intensamente con le Cooperative Rosse, in particolare per taluni insediamenti a Capoterra. (altro…)

LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI

Nel febbraio 1999 l’UNIONE SARDA, nel quadro della furibonda campagna da tempo condotta dal direttore Antonangelo Liori per stigmatizzare le maggiori malefatte della magistratura cagliaritana, pubblicò, per due giorni di seguito, un corposo elenco di magistrati circa i quali vi era motivo di ritenere la sussistenza di una delle cause di incompatibilità contemplate dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, relativamente alla sussistenza di parentele tra loro, ovvero di parentele con avvocati del Foro di Cagliari.
L’iniziativa suscitò un certo clamore, poiché emergeva che praticamente la metà dei magistrati in servizio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari erano potenzialmente incompatibili; anche larghi settori dell’opinione pubblica rimasero sdegnati.
Sulla base di questi dati, un’autonoma iniziativa fu intrapresa nell’ottobre 1999 da Nichi Grauso, che propose al riguardo un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, dopo aver già riportato i suddetti dati tra gli elementi a supporto di una richiesta di rimessione, avanzata in relazione al processo che lo vedeva imputato, a Cagliari, di diffamazione per aver dato dell'<<assassino>> al PM palermitano Vittorio Aliquò. (altro…)

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VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO

La trattazione, da parte della Procura di Cagliari e anche della Procura di Palermo, dei procedimenti penali riguardanti Nichi Grauso, Antonangelo Liori o loro collaboratori o coimputati, o comunque persone <<scomode>>, è stata contraddistinta, alla faccia di ciò che dispone il Codice di Procedura Penale, dalla più sistematica e plateale violazione del segreto d’ufficio.
L’art. 329 del Codice di Procedura Penale, come regola generale, dispone che gli atti non possono essere divulgati fin quando l’imputato non ne abbia conoscenza: tuttavia, qualcuno all’interno della Procura cagliaritana ha ritenuto, si ignora in forza di quale autorizzazione, che a detta regola si potesse derogare, quando ciò fosse necessario per agevolare i giornalisti amici e distruggere la reputazione degli imputati con l'<<effetto annuncio>> di un’inchiesta, stabilendo una diversa norma: quella secondo cui, nei confronti di Grauso, di Liori ed altri, gli atti processuali si depositano a mezzo edicola. (altro…)

L’ALLEGRA BRIGATA DEI FALLIMENTI E DELLE ESECUZIONI

Per quanto riguarda, nell’ambito del Tribunale di Cagliari, il settore dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari, diffusi chiacchiericci insinuano che la gestione non sia proprio improntata a criteri di cristallina onestà, ma in questa sede vogliamo attenerci alla regola che si applica in giudizio secondo cui non rilevano le <<voci correnti nel pubblico>>, e trattare solamente di alcuni casi, certi e talora pubblici, di gestione degli affari giudiziari in modo non certo commendevole, ridondante nell’abuso d’ufficio.
Il caso più celebre, ripreso ampiamente dalla stampa, attenne all’operato del giudice Salvatore Fundoni, oggi consigliere di Corte d’Appello, ma un tempo giudice delle esecuzioni, il quale nel remoto 1989, nell’ambito di un procedimento di esecuzione immobiliare, si occupò della vendita di un appartamento appartenente al piccolo imprenditore Carlo Piludu, di Monserrato, che si era visto travolto finanziariamente dal fallimento della società dell’imprenditore Marcello Pisano, a favore del quale aveva prestato fideiussione: la casa di Piludu fu alienata dal giudice Fundoni alla moglie del proprio cancelliere Francesco Locci, Carmen Senes, con evidente aggiramento della disposizione dell’articolo 1471 del Codice civile, che vieta che siano compratori <<gli ufficiali pubblici, rispetto ai beni che sono venduti per loro ministero>>. (altro…)

Vittorio ALIQUO’

Procuratore aggiunto di Palermo, estraneo alle inchieste antimafia, Vittorio Aliquò è balzato alle luci della ribalta come coordinatore dell’inchiesta sui retroscena della liberazione di Silvia Melis, ben presto divenuta il <<caso Lombardini>> col coinvolgimento del noto magistrato cagliaritano, che si suicidò l’11 agosto 1998 al termine di un interrogatorio sostenuto avanti al Pool di Palermo.
Aliquò querela Nichi Grauso, in relazione alle frasi da lui dette su alcuni giudici palermitani e cagliaritani immediatamente dopo il suicidio di Lombardini [<<assassini>>]; il procedimento ha dato luogo a vivaci polemiche, e alla proposizione, da parte di Grauso, di una richiesta di rimessione da Cagliari a Caltanissetta. Lo stesso Aliquò, con grande buon senso, ha posto fine a questa vicenda, ingigantita dalla mancanza di equilibrio dei giudici cagliaritani che avevano condannato Grauso a un anno e otto mesi di reclusione (attirandosi persino le critiche di Antonio di Pietro), rimettendo la querela. (altro…)

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

E’ l’organo al quale, secondo la Costituzione, competono tutti i provvedimenti in materia di assunzioni, promozioni, trasferimenti e provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati.
Dopo le recenti riforme, si compone di 27 componenti: il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione di diritto; elettivamente, 16 componenti designati dai magistrati e 8 componenti designati dal Parlamento. (altro…)

Paolo DE ANGELIS

Classe 1960, di origine napoletana, Paolo De Angelis è entrato nel palazzo di giustizia cagliaritano come un vero e proprio enfant prodige; laureato in giurisprudenza a 22 anni, a lungo assistente di diritto privato all’università, entra in magistratura a 26 anni, e viene subito assegnato alla Procura della Repubblica, ove rimane tuttora.
Inizialmente, aderisce alla corrente di Magistratura Indipendente e intrattiene rapporti di amicizia e solidarietà con Luigi Lombardini, ciò nonostante da studente gli si conoscano simpatie politiche orientate a sinistra, verosimilmente verso il PCI. (altro…)

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Luigi LOMBARDINI

Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)

Guido PANI

Classe 1960, già assistente di diritto privato all’Università di Cagliari, è sostituto della Procura presso il Tribunale di Cagliari che si occupa soprattutto di reati di falso e, saltuariamente, di reati contro la Pubblica Amministrazione.
Insieme al Procuratore capo Carlo Piana, è autore della richiesta di <<commissariamento>> dell’UNIONE SARDA ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile, ed è inoltre PM nella maggior parte dei procedimenti penali che riguardano Nichi Grauso. (altro…)

Carlo PIANA

Classe 1934, originario della Maddalena, da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, entra giovanissimo in Magistratura ed esordisce come pretore a Iglesias.
Passa quindi al Tribunale di Cagliari, svolgendo varie funzioni nel settore penale, in particolare, per diversi anni, quella di Presidente della Corte d’Assise.
Nel giugno 1997, con l’appoggio della sinistra politica e della magistratura associata [Magistratura Democratica], viene nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari; la sua candidatura è preferita a quella di Luigi Lombardini, e intorno alla sua preferenza vi è un forte sospetto che siano prevalsi criteri politici. (altro…)

Francesco PINTUS

72 anni, sassarese, magistrato vecchio stampo ma dal carattere sanguigno, Francesco Pintus, dopo l’apprendistato come sostituto procuratore a Varese – città ove tuttora risiede – ha percorso la parte più significativa della propria prestigiosa carriera presso la Corte di Cassazione, ove ha lavorato a lungo nella Prima Sezione Penale quando questa era presieduta da Corrado Carnevale [poi notoriamente diffamato dalla sinistra militante come il <<giudice ammazzasentenze>> e alfine assolto dal Tribunale di Palermo da ogni accusa].
Dopo la giubilazione di Carnevale a seguito della campagna di linciaggio intrapresa nei suoi confronti dai comunisti, Pintus – che si vanta di essere uno dei pochi giudici arrivati in Cassazione dopo aver superato gli esami – sceglie di tornare nella natia Sardegna, e viene nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. (altro…)

Gian Giacomo PISOTTI

56 anni, sassarese, aderente a Magistratura Democratica ma leggermente dissenziente rispetto al gruppo che fa capo a Enrico Dessì, ha sempre lavorato nella sezione civile del Tribunale di Cagliari, ricevendo recentemente la nomina formale a Presidente di Sezione, funzioni che ha sempre esercitato di fatto.
Il suo nome è presente nelle maggiori vicende che hanno colpito dal punto di vista imprenditoriale Nichi Grauso, dal fallimento di ARBATAX 2000 al commissariamento dell’UNIONE SARDA; recentemente, è stato denunciato da Grauso relativamente a quest’ultima vicenda, e iscritto nel registro degli indagati a Palermo per abuso d’ufficio.
E’ cugino di Agostinangelo Marras, avvocato penalista di peso e noto esponente del PDS sassarese. (altro…)

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Federico PALOMBA

Magistrato considerato di area cattolica, per anni stimato presidente del Tribunale dei Minori, Federico Palomba era un tempo ritenuto di area democristiana, tant’è che nel 1992 l’eventualità – poi sfumata – di una sua candidatura col PDS destò non poco stupore in casa DC.
Probabile che, nella decisione di Palomba di scendere in politica con la sinistra, abbia pesato il rapporto con Carlo Piana, suo amico e a sua volta molto amico di Emanuele Sanna.
Nel 1994 si candida senza successo al Senato nel collegio di Cagliari per i Progressisti, ma ottiene poi un notevole successo quale candidato presidente della Regione per lo stesso cartello [al ballottaggio ottiene il 43% dei voti]. (altro…)

Emanuele SANNA

Nato a Samugheo nel 1943, medico pediatra, è dirigente di spicco del PCI/PDS/DS da almeno 25 anni.
Consigliere comunale di Cagliari nel 1975, nel 1979 viene eletto per la prima volta Consigliere Regionale e nel 1980, nella prima giunta di sinistra della storia della Sardegna, presieduta dal socialista Franco Rais, è assessore alla sanità e realizza l’apertura dell’ospedale <<Brotzu>> di Cagliari. Dal 1984 al 1989 è Presidente del Consiglio Regionale. Semplice consigliere nel 1989, dopo la sconfitta elettorale del PCI, torna in Giunta nel 1991 [presidente il socialista, oggi segretario regionale dei DS, Antonello Cabras] come assessore all’Ambiente, carica detenuta fino al 1994. Non rieletto in Consiglio Regionale nel 1994, diviene segretario regionale del PDS, carica che conserverà fino al 2000, quando, dopo la dura sconfitta del partito alle elezioni provinciali, rassegna le dimissioni. Nel 1999 torna in Consiglio Regionale. (altro…)

QUEI COMPAGNI CHE REMANO CONTRO SORU

Nel 1994, incazzati neri per l’appoggio di Grauso a Berlusconi, alcuni maggiorenti comunisti pensarono di attuare un’operazione per realizzare un’edizione cagliaritana della NUOVA SARDEGNA coi necrologi di Cagliari, di modo che i compagni non fossero costretti a leggere L’UNIONE SARDA.
Stranamente, oggi che L’UNIONE zuncheddiana appoggia neanche troppo sotterraneamente Mauro Pili a discapito di Renato Soru, i comunisti, ahem i diessini, non s’incazzano neanche un po’, o sperano neanche troppo segretamente che Renato perda e lasci i Sanna, Raggio e compagnia cantante delle Cooperative a gestire il potere al solito modo, anche dall’opposizione, oppure è con Grauso in persona che ce l’hanno, non con la sua linea politica. (altro…)

RESTIAMO NOI STESSI, MA VOTIAMO SORU

Chi ci segue, dal lontano 2001 o da epoca più recente, sa bene che MALA IUSTITIA CARALITANA, pur sforzandosi di mantenere un atteggiamento apolitico e non fiancheggiatore necessario di questo o quello schieramento, non ha nascosto la sua simpatia non tanto per Silvio Berlusconi come politico e per il centrodestra come schieramento, quanto per certe proposte programmatiche del centrodestra come quelle maggiormente confacente alle istanze che abbiamo sempre perorato sulle problematiche della giustizia, quelle che sono specifiche nel tema del nostro sito, e che riguardano si la richiesta di accertare la verità su certi fattacci e punirne i responsabili, ma anche il patrocinio di talune riforme necessarie per rendere la nostra giustizia più seria, più umana, meno marziana.
Sapete anche come sia un dato incancellabile la nostra avversione al “comunismo”, intesa non dal punto di vista degli ideali esternati o del portare il nome “comunista” (ad esempio per molti esponenti del PRC, Bertinotti compreso, nutriamo molta stima), ma come atteggiamento mentale di intendere la lotta politica, con le propaggini giudiziarie, come annientamento dell’avversario al di fuori della normale e democratica dialettica; insomma, il comunismo di Stalin e, per molti versi, di D’Alema e Violante.
Ciononostante abbiamo preso la nostra decisione e, alle elezioni regionali prossime venture, pur turandoci il naso se nelle liste vi saranno alcuni personaggi che non ci piacciono, voteremo Renato Soru.
Perché questa scelta? (altro…)

LO SCUDETTO DEL MILAN

Il campionato di serie A è finito, il Milan è matematicamente campione d’Italia battendo una brutta Roma; stringiamo ancora i denti per qualche domenica, speriamo poche, per rivedere il magico Cagliari in serie A, rivolgiamo un sentito saluto ai grandi ragazzi degli Sconvolts 87 e facciamo i migliori auguri a Massimo Cellino, per tutti, davvero tutti, i fini che egli persegue.
Intanto gli attacchi a Renato Soru proseguono, quel che stupisce piuttosto che da destra da parte di persone che dovrebbero stare a sinistra, perlopiù giornalisti: bene, abbiamo sempre più l’impressione che non perdonino a Renato quella storiaccia dei giornalisti a precariato delle news di Tiscali, e che quindi sia una vendetta corporativa di pennivendoli, ma se certa classe giornalistica non ha più amici, né tra le persone oneste né tra quelle disoneste (vedasi che sta accadendo a quelli del CdR de L’UNIONE SARDA che non vedevano l’ora di disfarsi di Grauso e ora vogliono buttare giù dalla torre anche Zuncheddu) un motivo ci sarà. (altro…)

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MAURO PILI VISCONTE DIMEZZATO

Per come conosciamo Mauro Pili, siamo sicuri che non ha voluto essere ricandidato alla guida della Regione solo per bramosia di potere, bensì perché ritiene ancora di essere titolare di una investitura a leader datagli direttamente dai sardi, che certi giochetti della partitocrazia non gli hanno consentito di mettere a frutto appieno.
Caro Mauro, ti stimiamo, non è la prima volta che lo diciamo, e siamo sicuri della tua buona fede, ma ti rendi conto però in che razza di combriccola ti sei andato a imbarcare nuovamente? Partitocrazia pura, si sono già spartiti tutti gli enti vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, hanno tradito la lezione di Berlusconi, degli uomini che vengono dalla professione e si “prestano” alla politica, per diventare gioiosamente politici di professione, né più né meno di un Emanuele Sanna che un ospedale, come medico, l’avrà visto l’ultima volta 25 anni fa. (altro…)

MALEDETTO SORU … EMANUELE E SODALI HANNO LA STRIZZA!

C’è davvero da torcersi dalle risate nel consultare il sito SoruForPresident, peraltro tecnicamente fatto molto bene, nelle parti in cui conviene un ben mirato archivio di notizie di stampa e dichiarazioni dove, anche più di quelle attribuite agli esponenti del centrodestra, vengono stigmatizzate le fesserie autentiche affermate da esponenti del centrosinistra.
Merita una segnalazione, trattandosi di autentica perla, la scomposta dichiarazione di tale Antonio Avino, che risulta essere sodale di Emanuele Sanna, il “Panda” di cui vedremmo volentieri la definitiva estinzione, che in pratica ha affermato che Renato Soru è addirittura peggio di Berlusconi, il che, detto da uno che dice di considerare l’avvento di Berlusconi al governo un “incubo”, è tutto dire; ma anche le affermazioni di Renato Cugini, l’inconsistente segretario regionale DS, anche lui un famiglio del buon pediatra di Samugheo, brillano per comicità involontaria. (altro…)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO

Giornata campale oggi, tra impegni vari e consueti crash dei bellissimi sistemi operativi Microsoft, 24 ore buone senza aggiornare il blog.
Constatiamo intanto, con piacevole sorpresa, che Magistratura Democratica, a livello nazionale, continua a muoversi sul solco di un approccio ai problemi della giurisdizione e dell’ordinamento giudiziario meno corporativo e maggiormente attento ai problemi reali, come quello della incompatibilità parentale e di una seria distinzione tra funzioni; insomma, la corrente di sinistra della magistratura associata in questo momento è la più intelligente, ha capito che le critiche (spesso legittime) alle riforme perseguite dal centrodestra vanno abbinate ad un approccio sanamente critico anche verso le debolezze della magistratura, ciò che la rende credibile, e incredibilmente MD si fa soverchiare quanto a estremismo da esponenti di Unicost quali Carlo Fucci, sconfessato da Edmondo Bruti Liberati, presidente nazionale, di MD, dell’Associazione Nazionale Magistrati. (altro…)

I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE

Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)

STAVOLTA NIENTE CAMPAGNA ELETTORALE PER I MAGISTRATI

Carlo Piana

In occasione delle elezioni regionali del 1999, la magistratura fece una pesantissima campagna elettorale indiretta per far capire come la pensava: la fece contro Nicola Grauso, soprattutto col procedimento ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile inteso a portargli via L’UNIONE SARDA (il che accadde dopo le elezioni, con la formale cessione a Sergio Zuncheddu) e con un’infinità di procedimenti penali, molti perdutisi nei gorghi di un Palazzaccio afflitto da montagne di arretrati, che sicuramente nocquero alle fortune elettorali di Grauso.
Avevano ben capito che in quelle elezioni Grauso era l’ago della bilancia, sapevano che la militanza attiva del Nuovo Movimento era rimpolpata da molti ex validi quadri del vecchio PCI (spesso dell’ala più a sinistra, del vecchio “fronte del no” di Pietro Ingrao) che conoscevano quell’area come le loro tasche e ben sapevano come muoversi, paventavano che Grauso, magari più in odio al centrosinistra di Palomba ed Emanuele Sanna che per amore per Berlusconi, avrebbe potuto portare quelle intelligenze e i relativi voti dalla parte del centrodestra sardo. (altro…)

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CENTRODESTRA, LA COERENZA STA A ZERO

Siamo ormai arrivati alla chiusura delle liste e all’inizio ufficiale della campagna elettorale, quella vera, quella senza esclusione di colpi, e ancora niente da fare quanto a quel guizzo di coerenza che ci attendevamo dal centrodestra quanto all’impegno concreto, non in termini di massimi sistemi bensì di situazioni concrete e incancrenite, sul problema della giustizia a Cagliari e in Sardegna, che negli ultimi anni, quanto a determinare gli indirizzi della politica e dell’informazione, ha avuto un impatto soverchiante e debordante.
Coerenza avrebbe imposto che uno come Nicola Grauso, il solo che ha avuto il coraggio di opporsi apertamente a una consorteria politico-giudiziario-giornalistica che ha voluto dettar legge a tutti i livelli a Cagliari, e che, da editore, è stato esposto a un procedimento giudiziario funzionale a portagli via giornali e televisioni assolutamente senza precedenti e con prove pregnanti di contaminazioni tra i magistrati che se ne sono occupati e l’ala più scopertamente affaristica dei DS, venisse difeso fino alla morte, allo stesso modo in cui Berlusconi difende Previti sul quale, peraltro, abbiamo seri dubbi. (altro…)

LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO

Quella sera dell’11 novembre 1997, secondo la relazione di servizio di un agente di Polizia, Silvia Melis, ben prima di aver incrociato, ai bordi della provinciale Nuoro-Orgosolo, alcuna autovettura, avrebbe incrociato alcune donne orgolesi che, riconosciutala, le avrebbero chiesto se avesse bisogno di essere accompagnata, al che lei rispose di no perché “aspettava la polizia”.
Ma la prima autovettura che stava per prelevare Silvia non era, forse, quella che aspettava: era una Renault Clio, un’auto civile, condotta da un poliziotto del commissariato di Orgosolo, Piero Sonni, con a bordo un altro agente del medesimo commissariato, Pierandrea Giua; secondo la confidenza, di poche ore prima, di Sonni a un amico orgolese, egli, che era in licenza col collega, sapeva, a una certa ora, di dover fare ritorno da Nuoro, dove si trovava, a Orgosolo perché aveva una “commissione” ben più importante da sbrigare. (altro…)

LA SPORCA GUERRA MEDIATICA CONTRO SORU

Il gruppo UNIONE EDITORIALE, santuario del potere massmediatico sardo a fatica contrastato da LA NUOVA SARDEGNA e da SARDEGNA UNO, ben affiancato da una certa lobby trasversale in giornalisti maestri nel farsi servi del padrone di turno, ha deciso inderogabilmente: Mauro Pili (nella foto), benché capo di una coalizione che ha già fatto rissa sulle spartizioni dei posti prima di tirar fuori alcuna idea, benché irredimibilmente vassallo di un Berlusconi autore di imprese neroniane a Villa Certosa, deve assolutamente vincere queste elezioni regionali, e pazienza se, come appare probabile in tal caso, rimedieremmo un’altra legislatura squallida di inazione, di ricatti e di nullafacenza come quella appena spirata.
E deve vincere, Mauro Pili, proprio perché ormai abbiamo imparato a conoscerlo, il ragazzo parlerà pure bene, esternerà pure buoni propositi, ma è assolutamente inadatto a far navigare su mari rassicuranti una barca quale quella della Regione Sardegna affollata di marpioni e di gente che pensa solo a spartirsi il potere, che nell’esistenza di una presidenza che non governi, all’insegna del laissez faire, vede proprio la condicio sine qua non per cui certi potentati, tra cui quello editoriale-edilizio-commerciale di Zuncheddu, ma anche quello non certo meno potente e meno ammanicato delle Cooperative Rosse, continuino a fare i loro porci comodi. (altro…)

RIGURGITI DI FASCISMO IN CAMPAGNA ELETTORALE

Quando mai è successo che in campagna elettorale un editore di testate giornalistiche, televisive o della carta stampata, e dei giornalisti si mettessero a querelare un candidato alle elezioni, dimostrando, ad onta di tutti i diritti che spesso i giornalisti e gli editori si arrogano, di non sapere cosa sia il diritto di critica, e oltre tutto di fatto violando la par condicio e appalesando indebitamente una discesa in campo, che peraltro era già abbastanza chiara, a favore di un altro candidato?

Bene, Zuncheddu e i solerti giornalisti di Videolina, che si sono espressi ieri per bocca del direttore Bepi Anziani, sono arrivati anche a questo, annunciando per giunta la replica del duello tra Mauro Pili e Renato Soru a “Bucce di Banana” per dimostrare la loro pretesa correttezza e, quindi, sputtanare ancor di più il leader di Progetto Sardegna. (altro…)

ZUNCHEDDU, LA FINE SI AVVICINA? SPERIAMO!

Stando alle indiscrezioni pubblicate su SASSARI SERA, il massone Sergio Zuncheddu, costruttore di varie robe ed editore de L’UNIONE SARDA e di VIDEOLINA avrebbe una paura davvero fottuta del ritorno in campo di Nicola Grauso, annunciato per settembre, col suo nuovo quotidiano, IL GIORNALE DI SARDEGNA, che, fatto bene come sarà da una persona che conosce il suo mestiere come Grauso, rischierà di diventare una minaccia mortale per L’UNIONE SARDA, i cui cali di vendite assomigliano sempre più al ridimensionamento di certe bistecche agli estrogeni in padella, e i cui buchi i conti rischiano di diventare voragini.
La strizza del massone Zuncheddu, secondo Pino Careddu, ha peraltro un nome, che non è solo quello di Grauso, ma soprattutto quello di Renato Soru: stando al salace direttore del periodico sassarese, vi sarebbero precise sinergie politico-editoriali tra Grauso e Soru, ex dipendente del primo, e la vittima naturale di una micidiale alleanza tra la potenza ieri imprenditoriale e domani anche politica di Soru e l’immenso know how di cui Grauso dispone per tutto ciò che riguarda i media, dalla carta stampata a internet, sarebbe proprio il massone di Burcei. (altro…)

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AND THE WINNER IS …

.. RENATO SORU, naturalmente!!!
Come ci si aspettava ampiamente e nonostante la scaramanzia, i sardi a grande maggioranza hanno consacrato Renato Soru quale primo governatore della Sardegna, non vi è alcun dubbio perché, per quanto gli exit poll possano essere opinabili, la forbice tra Renato e Mauro Pili si mantiene sempre nell’amplissimo margine di dieci punti.
E’ stata una batosta annunciata per il centrodestra, che si è proposto, dietro il volto apparentemente rassicurante di un Mauro Pili che in realtà non conta niente, in tutte le sue fattezze di accrocchio di logge massoniche, di comitati d’affari federati, di smania lottizzatrice della pelle dell’orso non ancora accoppato, ma è stata soprattutto una grande vittoria dei sardi, che finalmente hanno trovato un leader capace di parlare direttamente con loro, al di lādegli schieramenti e dei riti della vecchia politica, e gli hanno dato fiducia. (altro…)

GRANDE VITTORIA DI SORU, BRUCIANTE BATOSTA PER I DS (E CI VOLEVA…)

Esaminando più analiticamente i dati di queste elezioni regionali, per quanto consentono i risultati dello spoglio che giungono con lentezza indiana, emerge un dato chiaro, ossia che Renato Soru, col suo netto 50 per cento di preferenze quale governatore, vale cinque punti in più della coalizione di centrosinistra, ferma al 45 per cento, mentre Mauro Pili, bloccato sul 40 per cento, vale quattro punti in meno del centrodestra, attestato al 44 per cento.
Significa, forse, che molti elettori, facendo uso della facoltà del “voto disgiunto”, pur esprimendo un voto di centrodestra hanno inteso premiare Soru in quanto ritenuto più capace di Pili? Noi non crediamo, una simile valutazione sarebbe ingiuriosa per il valore politico e umano di Mauro che è uno che vale molto di più della sua coalizione, anche se è possibile che quella parte dell’elettorato di centrodestra più sensibile a quelle istanze di cambiamento più trasversali e avvertite da tutti abbia inteso premiare Soru presidente ad onta dell’evidente conservatorismo del centrodestra rispetto a una vicenda governativa, quella della legislatura appena morta, tutt’altro che encomiabile. (altro…)

CONSIGLIO REGIONALE: RINNOVAMENTO E “TROMBATI” ECCELLENTI

E’ un Consiglio Regionale profondamente rinnovato quello che scaturisce dalla tornata elettorale del 12 e 13 giugno scorso, con 46 volti nuovi su 85, quindi con una robusta ventata di rinnovamento, effetto del vento di Renato Soru, e con moltissimi “trombati” eccellenti.
Non hanno convinto gli elettori GIAN MARIO SELIS e FEDERICO PALOMBA, le colonne della triste legislatura 1994-1999, ambedue divenuti forti sostenitori di Soru, ma evidentemente fuori tempo massimo: Selis, clamorosamente, non è stato rieletto, mentre Palomba, che ha tentato di riaffacciarsi in Consiglio dopo 5 anni di assenza, è stato sorpassato dall’ex sindaco comunista di Settimo San Pietro, Adriano Salis.
Di contro, in Forza Italia e in Alleanza Nazionale, è un’autentica falcidie: massacrata l’ala massonica, con GIORGIO CORONA che non viene rieletto ed è sorpassato dal giovane Carlo Sanjust, uomo di Emilio Floris, e restando fuori anche GIORGIO BALLETTO, AN perde per strada un fedelissimo di Anedda, EDOARDO USAI, già vicesindaco di Cagliari e discusso gestore dei “grandi eventi”. (altro…)

LA GIUNTA CHE VORREMMO …

Siamo sicuri che uno come Renato Soru, che dal niente ha saputo costruire tanto, saprà scegliersi bene gli uomini e quindi non avrà bisogno di suggerimenti, salvo qualcuno che, obtorto collo, dovrà forse accogliere dai partitocrati.
Tuttavia, l’euforia ancora incessata per la grandissima vittoria del patron di Tiscali ci porta ad immaginare, proiettandoci ancora nel futuro, quale sarebbe la giunta regionale che vorremmo e che gradiremmo.
Alcuni nomi:
LUIGI COGODI, un uomo di grinta ed entusiasmo come lui serve sempre per dare anima e vigore ai progetti politici ambizioni, quale quello di Soru; ottimo all’urbanistica o al lavoro.
PIER SANDRO SCANO, è stato il miglior assessore alla programmazione della storia dell’Autonomia regionale, forse merita di essere rimesso al lavoro. (altro…)

LA CADUTA DEGLI DEI: DS COME IL PSI DI 20 ANNI FA

Coi tempi che corrono, il bollito segretario regionale dei DS Renato Cugini (nella foto), uomo di Emanuele Sanna e avversario non troppo occulto di Renato Soru, può già ringraziare di essere, dinanzi alla caduta di tanti vip a destra e a sinistra, riuscito a conservare il suo seggio in Gallura: i tempi del grande PCI degli anni Ottanta sono davvero lontani e, pur considerando il notevole successo di una Rifondazione Comunista dove la componente vicina a Luigi Cogodi si è confermata la più forte, i DS sono scesi oggi a una percentuale davvero infima, 13 per cento, più o meno come il PSI craxiano degli anni d’oro, per il quale però tale percentuale era miracolosa, mentre per i diessini, che si piccano di rappresentare il PSE in Italia e quindi anche in Sardegna, è da bancarotta.
E il dato è ancora più interessante se si considera la situazione del collegio di Cagliari, quello che a noi maggiormente interessa, quello elettoralmente più significativo, dove è vero che ce la fa Silvio Cherchi, presidente di Legacoop e uomo di Andrea Raggio (e se non ce fa faceva lui, con la campagna capillare che ha fatto …), ma gli altri due eletti sono un uomo di Democratzia, e quindi molto vicino a Renato Soru, come Nazzareno Pacifico, e un esponente della società civile quale l’avvocato sindaco di Sarroch Tore Mattana. (altro…)

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LA CADUTA DEL REGIME: ZUNCHEDDU E PIANA SEMPRE PIU’ SOLI

La grande, magica vittoria di Renato Soru alle elezioni regionali assomiglia davvero all’inizio di quel cambio di regime che tutti ci attendevamo, a quell’impiego su vasta scala di una ramazza, richiesta, azionata e utilizzata dagli elettori, che fino a ieri si poteva immaginare solo in mano a Fisietto, l’eroe dell’omonimo simpaticissimo fumetto cagliaritano (i cui autori, è facile capirlo, sono filoSoru al 1000 per cento) e che oggi, invece, è una realtà.
Sparisce metà dell’indecente Consiglio regionale uscente, in molti torneranno mesti a fare i lavoretti qualsiasi che facevano prima di darsi alla politica, altri finalmente andranno davvero in pensione, certe componenti politiche deleterie a destra e a sinistra sono letteralmente sparite: dissoltasi in Forza Italia l’ala più vicina alla Massoneria (eccetto, forse, Claudia Lombardo, il cui padre è massone apparso nei famosi elenchi de LA NUOVA SARDEGNA del 1993), bruciati in AN Edoardo Usai ed Emilio Pani, esponenti della combriccola maggiormente fautrice di buon vicinato con certi potentati, nei DS i consiglieri rappresentativi del gruppo Sanna-Raggio assommano appena a due, il bollitissimo segretario Renato Cugini, riempito di merda da Renato Soru che tanto disprezzava, e il presidente di Legacoop Silvio Cherchi, sul quale malignano che la federazione cagliaritana dei DS l’abbia fatta apposta a predisporre una lista oscena, tra l’altro prendendo in giro valide militanti donne piazzandole capilista del nulla e riproponendoci per l’ennesima volta personaggi invisi al popolo e alla base del partito come Carlo Ciotti, per favorirne, evidentemente in base ai diktat di Raggio, l’elezione a tutti i costi. (altro…)

ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!

La grande vittoria di Renato Soru, alla faccia di quanti lo detestano più a sinistra che a destra, e il crollo della vecchia classe politica che ha coinciso con questo evento epocale per la storia della Sardegna democratica, non deve far dimenticare ai cagliaritani e ai sardi l’esigenza di continuare a lavorare perché, assieme al ramo politico, crollino definitivamente gli altri rami della lobby che negli ultimi cinque anni almeno, ma anche prima, ha paralizzato lo sviluppo civile, economico e sociale della città, ossia il ramo editoriale e quello giudiziario.
Quanto al ramo editoriale, lo abbiamo già detto, esso è rappresentato principalmente da Sergio Zuncheddu, la cui posizione preminente è comunque destinata a durare ben poco, e la cui attuale linea, forse già mutata, di sostegno incondizionato alla lobby dovrà ora fare i conti, specie dopo la batosta elettorale, coi bilanci, essendo destinata inevitabilmente a mutare. (altro…)

SUPERRENATO AVANTI TUTTA: E QUALCUNO CI RESTO DI M….

SuperRenato ha fatto capire con solare chiarezza, alla faccia di chi, dalle colonne dell’ancor per poco unico quotidiano di Cagliari, invocava il suo “indietro tutta”, che col cavolo si fa retromarcia: avanti tutta, invece, sono stato eletto per disturbare “qualcuno” (leggansi le lobby di potere contro cui questo sito, tra l’altro, è intitolato) e lo farò, quello che è accaduto sullo e-government ne è la dimostrazione, ed è solo l’inizio.
Ci riferiamo, ovviamente, alla gazzarra scatenata soprattutto dall’ala Sanna-Raggio dei DS e dal giornale di Zuncheddu, quando occorre sempre pronto fiancheggiatore dei soliti noti, all’esito della decisione di Renato Soru di avocare alla Presidenza della Giunta le competenze sull’informatizzazione dell’amministrazione pubblica in Sardegna, sottraendole all’Assessorato agli Affari Generali, guidato da Massimo Dadea, politico di lungo corso, sicuramente onesto, ma pur sempre legato a un certo Emanuele Sanna … per cui no si sciri mai. (altro…)

1999-2004: DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Il 1 ottobre, stando ai manifesti che campeggiano in tutta Cagliari, i sardi troveranno finalmente in edicola una grossa novità: IL GIORNALE DI SARDEGNA, che segna il ritorno all’editoria dopo cinque lunghissimi anni di Nicola Grauso, con una testata di sapore antico abbinata a un progetto grafico ed editoriale modernissimo, quale solo chi ha portato Internet nelle case di tutti gli italiani poteva realizzare.
Il nuovo quotidiano finalmente verrà a colmare il vuoto, profondo come la Fossa delle Marianne, che ha lasciato ciò che era L’UNIONE SARDA allorquando Grauso fu costretto a cederla a Zuncheddu: un giornale che colpiva a 360 gradi, tendenzialmente più benevolo con la destra che con la sinistra (ma si ricorderà come Antonangelo Liori non risparmiasse invettive anche a certi esponenti di Forza Italia) e implacabilmente critico nei confronti della magistratura politicizzata e organica a certe lobbies di potere, dalla parte del cittadino vessato dai potenti e assolutamente libero. (altro…)

(FLASH) CHI DORME NON PIGLIA RANNO, ORA LA MAGISTRATURA SI SVEGLIA E CHIUDE LA STALLA QUANDO I BUOI SONO SCAPPATI

Un anno abbondante di processo a mezzo stampa, di indiscrezioni continue, di voci incontrollate su indagati eccellenti, e ora la svolta: Gabriella Ranno, l’ex promotrice finanziaria Fideuram da tempo assurta agli “onori” delle cronache per le note vicende degli investimenti vietati degli enti regionali, è stata sbattuta in galera insieme a quelli che sarebbero stati i suoi più rilevanti complici presso l’ARST, Marco Carboni e Carlo Boi.
La svolta, stranamente, arriva ora che al timone della Regione c’è Renato Soru, che ha fatto abbondantemente capire che per lui la moralizzazione della cosa pubblica non è vuoto slogan ma impegno concreto e quotidiano, per cui la magistratura cagliaritana ha forse capito che non poteva cadere nel ridicolo più totale facendosi scavalcare su questo terreno da quel Governatore dalle amicizie tanto sgradite (leggasi Nicola Grauso), lasciando ancora a piede libero la Ranno, nonostante la pesantezza delle accuse nei suoi confronti; improbabile invece che vi siano risvolti politici, dato che nel caso di specie i magistrati che hanno chiesto e ordinato gli arresti, diversamente dai loro rossi capi (Piana e Porcella), sarebbero delle stesse tendenze politiche degli arrestati. (altro…)

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CASO MELIS-LOMBARDINI: I GIUDICI DI PALERMO DANNO IL COLPO DI GRAZIA AL TEOREMA

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Palermo, lo scorso dicembre, ha mandato assolto l’avvocato Antonio Piras, già condannato in primo grado col rito abbreviato dal GUP Marcello Viola, dalle infamanti accuse di estorsione consumata e tentata, nonché calunnia in danno di Piana e Mura, mossegli nell’ambito del noto Processone di Palermo che prosegue col rito ordinario, con tempi biblici ed entusiasmo sempre minore da parte di una Procura che ha ereditato questo sgradito lascito caselliano, nei confronti di Nicola Grauso e altri.
I giudici di Palermo ci vanno molto cauti, forse con un occhio al troncone principale del processo e cercando di non entrare troppo nel merito, ma una considerazione contenuta nei motivi della sentenza, sopra tutte, colpisce: non può escludersi che Tito Melis, nel rancore che lo animava per la perdita del famoso miliardo che aveva consegnato a Piras, abbia coinvolto anche costui, il quale tuttavia, in quanto da tempo “garante” dell’eventuale pagamento del riscatto, non poteva avere alcun interesse ad accordarsi con Lombardini o con Grauso nel contesto del fantomatico “piano”, pilastro dell’accusa, che costoro avrebbero predisposto, secondo Caselli, Ingroia e soci di concerto con lo stesso Piras. (altro…)

DOMANI TUTTI IN EDICOLA …

… ma non a comprare come al solito L’Unione Sarda o, come ogni tanto, La Nuova Sardegna!!!
Domani esce IL GIORNALE DI SARDEGNA, che finalmente sancisce, dopo cinque anni e oltre di forzosa assenza, il ritorno di Nicola Grauso nell’arengo dell’editoria regionale. Il nuovo quotidiano, con un formato tipo tabloid a quanto pare ispirato a quello dello spagnolo EL PAIS anziché al nostrano LA REPUBBLICA, recupera un’antichissima testata ottocentesca, preesistente alla stessa UNIONE SARDA, e si preannuncia molto interessante, non solo perché verrà a colmare il “buco” determinato dall’orientamento pianacentrico e diessecentrico di questi anni de LA NUOVA SARDEGNA e, con un bel po’ di occhiate a destra, de L’UNIONE SARDA, non solo perché sarà sicuramente un prodotto di qualità- al riguardo il nome di Grauso è una garanzia – ma anche per il nome del direttore, Antonio Cipriani, preparatissimo giornalista d’inchiesta di estrazione comunista (si è formato ne L’UNITA’ insieme al fratello, Gianni Cipriani, autore di innumerevoli saggi su P2, criminalità organizzata, servizi segreti deviati e dintorni), un personaggio che certo non si chiama a dirigere un giornale se si ha intenzione di fare un quotidiano “seduto”, come è stata in questi anni L’UNIONE SARDA. (altro…)

DALLA PARTE DI MARIA AUSILIA … C’ERANO ANCHE ALTRI CATTIVI!!!

Intendiamoci da subito, qui non si intende affatto contestare le sentenze emesse dalla magistratura di Cagliari e Lanusei, confermate dalla Cassazione, con cui Maria Ausilia Piroddi e i componenti di quella “banda” che andava nota col suo nome sono stati condannati alla galera a vita o comunque a pene severe per omicidi, attentati e quant’altro: le prove a carico della Piroddi, di Pischedda e soci erano granitiche, e poco spostava sul piano processuale la contestazione sulla credibilità della “pentita” Donatella Concas, forse a maggior ragione credibile se solo si immagina quanto sia difficile rastrellare “pentiti” in Ogliastra, non in questa città un po’ sfessata che è Cagliari.
Tuttavia, una cosa è chiara, ossia che Maria Ausilia Piroddi e Adriano Pischedda criminali e assassini lo sono di sicuro diventati, almeno tenendo fede alle sentenze consacrate dalla Cassazione, ma non lo sono nati, e nelle loro nefaste scelte che hanno terrorizzato per anni Barisardo e anche Tortolì, se ha pesato un’ambizione sfrenata, ha pesato non di meno anche lo scotto per certe ingiustizie che i due hanno personalmente subito o di cui sono stati testimoni. (altro…)

GIU’ IL CAPPUCCIO …. QUESTA VOLTA TREMANO PER DAVVERO!!!

Siamo finalmente giunti al punto più basso, al punto di non ritorno per la massoneria cagliaritana che, scampata alla bufera Cordova grazie all’atteggiamento omissivo della magistratura e delle forze dell’ordine cittadine (parliamo del periodo 1992-1994, quando non c’erano né Piana né Arangino), stavolta rischia davvero grosso sul terreno che più le preme, non tanto quello delle indagini giudiziarie, che pure hanno lambito numerosi suoi esponenti, quanto quello del potere e dell’influenza.
In principio fu Renato Soru, uomo di solide radici cattoliche e, coerentemente con tale impostazione, profondamente antimassonico, che, malvisto dagli Emanuele Sanna e dagli Andrea Raggio, che, dicono, qualche rapporto con l’esoterismo l’avrebbero avuto, è stato accolto come il Messia dalle masse cattolico-democratiche, socialiste e comuniste sarde che non ne potevano più dello strapotere dei grembiulini ad ogni livello; a parte il valore oggettivo del personaggio Soru, in questo sta e cade il dieci per cento che ha inflitto a Mauro Pili (che non è massone, almeno non risulta, ma capeggiava liste stracolme di grembiulini). (altro…)

CAGLIARI E IL SUO FEUDALESIMO: L’ORA DELLA SVOLTA?

Non sappiamo se essere maggiormente preoccupati o lusingati dalla qualità(la quantità è comunque notevole) degli accessi al nostro sito di questi giorni, laddove, unitamente all’intuibile interesse della Guardia di Finanza, appaiono parecchi IP strani, del GTRN, dell’Istituto di Fisica Nucleare, del CNR e di improbabili communication provider cinesi o sperdute università del profondo Sud degli Stati Uniti … a meno che dietro questi ultimi IP non ci sia chi possiamo, e chi potete, ben immaginare.
Ci riferiamo alla vicenda Volpe 132, sulla quale, insieme ad alcuni “amici” di cui non possiamo dirvi, stiamo conducendo una approfondita inchiesta che, entro dicembre, potrebbe giungere a significativi risultati, e squarciare definitivamente il velo di una certa realtà che in molti hanno fatto finta di non vedere, o semplicemente non volevano vedere conoscendone lo squallore, percependola al massimo in termini molto filtrati in qualcuno dei tanti interessanti romanzi di Massimo Carlotto, che come vittima di certa magistratura massonica, reazionaria e fascista sa il fatto suo. (altro…)

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LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!

I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)

VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …

Il tenore di certe reazioni, a metà tra l’indignato e il protettivo nei confronti di certi magistrati che le stanno tentando di tutte per nascondere la verità (ribadiamo che non ci riferiamo al dottor Guido Pani, che in mezzo a mille depistaggi ha fatto quel che ha potuto), provenienti puntualmente e univocamente dagli ambienti della Massoneria cagliaritana, anche da quelli che credevamo più “puliti” e meno coinvolti in certi “giri”, ci fanno comprendere che, sulla ricostruzione delle premesse che portarono alla tragedia di Volpe 132, la stiamo azzeccando in pieno, e forse dello stesso parere, ahiloro, sono anche gli utenti cinesi (di Stato) e algerini che hanno frequentato copiosi questo sito negli ultimi giorni.
Ci sono pochi dubbi, ormai, sia sul fatto che fosse il “Lucina” la nave vista da testimoni oculari nei pressi di Capo Ferrato (non di Capo Carbonara come i depistatori del SISMI, aiutati da qualche magistrato, hanno inizialmente tentato di dare a bere) pochi istanti prima che l’elicottero Agusta A 109 “Volpe 132”, con a bordo gli elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, esplodesse incredibilmente in cielo, e che tale nave, come suggerito (in relazione alla tragedia del luglio 1994, che ne vide l’intero equipaggio sgozzato nei pressi di Algeri) da una fonte informativa legata ai servizi segreti britannici, fosse impegnata in un ingente trasporto d’armi, destinate a settori del potere pubblico algerino, venendo perciò assalita dagli integralisti islamici. (altro…)

SOTTO SILENZIO: OGNI TANTO ANCHE GRAUSO VIENE ASSOLTO

E’ stata data per dovere di cronaca dalla stampa locale, poi rapidamente passata sotto silenzio, la notizia che Nicola Grauso, così come Andreano Madeddu e, ad eccezione di Antonangelo Liori, tutti gli altri ex amministratori di Arbatax 2000, la società che l’editore aveva creato per il rilancio e la gestione della moribonda Cartiera di Arbatax, è stato assolto dalle accuse di gravissimi fatti di bancarotta fraudolenta ed altro che gli erano state rivolte dalla Procura di Lanusei.
Il collegio presieduto dal dottor Claudio Lo Curto, averne tanti magistrati così rigorosi ed imparziali, ha accolto la richiesta di condanna solamente per Liori che, a quanto pare, è stato chiamato in causa solamente per pretese confusioni patrimoniali tra Arbatax 2000 e sue società personali, estranee al suo rapporto di lavoro con Grauso, mentre l’ha respinta in tronco nei confronti di Grauso, riguardo al quale è stato accertato che giammai, come pretendeva di comprovare la pubblica accusa, fece confluire alcuna posta patrimoniale di Arbatax 2000 nel patrimonio de “L’Unione Sarda”. (altro…)

MINISTRO CASTELLI: URGONO ISPETTORI A CAGLIARI!

La vicenda Zagardo, fortunatamente risolta dal CSM per il meglio, di cui vi abbiamo parlato nel post precedente, è solo la spia, la punta dell’iceberg, di una situazione di gravità inaudita quanto alla gestione delle cose giudiziarie a Cagliari, di vera e propria sospensione dei diritti sanciti dalla Costituzione a favore dei magistrati che si riverbera, fatalmente, sui cittadini che da essi devono essere giudicati, e che è dovere di chi deve mantenere l’ordine nella Repubblica rimuovere con ogni mezzo, anche straordinario.
A un Consiglio Giudiziario manifestamente fazioso, che va “a simpatie” per dirla col consigliere del CSM Francesco Lo Voi, è stato consentito, al di fuori di ogni controllo di tipo democratico, di umiliare il profilo professionale del dottor Zagardo addebitandogli persino qualche litigio col personale di cancelleria, oppure qualche udienza che ha avuto termine in ora non sufficientemente tarda, comunque contestando a un magistrato che da anni e anni, di fatto, presiedeva i collegi della Corte di Appello vari profili di “inidoneità” basati su quisquilie, perfino sulle lamentele di qualche avvocato di cui lorsignori, solitamente inclini all’inciucio coi PM, in genere, se ne infischiano. (altro…)

PERCHE’ PIANA NON PUO’ ESSERE PROMOSSO

Si sono resi vacanti tutti i vertici degli uffici giudiziari apicali di Cagliari, la Corte di Appello, in virtù delle dimissioni – con un certo anticipo rispetto all’età massima di legge – del dottor Pietro Antioco Corda, e la Procura Generale, in virtù delle dimissioni, per motivi che non possiamo esplicitare in omaggio alla legge sulla privacy, del procuratore generale Vittorio Antonini.
In base alle graduatorie rese note dal CSM, molto approssimative in quanto non indicano punteggi, il dottor Carlo Piana, attuale procuratore della repubblica di Cagliari, risulta primo per entrambi i posti, con maggiore probabilità di successo per la Corte di Appello, mentre per la Procura Generale è in campo la candidatura “pesante” di Claudio Vitalone, magistrato noto soprattutto per il processo infondato subito insieme a Giulio Andreotti per l’omicidio Pecorelli, che è ora consigliere di Cassazione. (altro…)

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L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI

Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)

“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO

Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)

CUGUSI NON CI STA E RICORRE ALLA CORTE EUROPEA

Claudio Cugusi, a lungo giornalista di “giudiziaria” e “nera” de L’Unione Sarda, oggi capo redattore della cronaca de “Il Giornale di Sardegna”, ha reagito duramente al verdetto della Corte di Cassazione che, nonostante la richiesta di assoluzione formulata dalla Procura Generale, ne ha confermato la condanna a 12 mesi di reclusione, con la condizionale, relativamente a una vecchia vicenda di pretese intercettazioni clandestine a mezzo scanner per cui è stato condannato in primo grado anche Nicola Grauso.
Cugusi ha reso noto che ricorrerà contro la sentenza alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, evidenziando di ritenersi innocente perché, se è stato condannato lui, dovrebbero essere condannati anche tutti gli altri cronisti che, negli anni, hanno usato lo scanner per carpire le conversazioni delle forze dell’ordine; il giornalista ha soggiunto di ritenere che si tratti dell’ennesimo capitolo della lotta giudiziaria contro il gruppo Grauso. (altro…)

LA GALLERIA DEGLI ARTISTI (by ELEONORA)

Devo premettere che quasi sempre si “sente” come una simpatia nascosta ed istintiva anche per certi personaggi che sono spesso sulle pagine dei giornali per motivi giusti o non giusti, d’altronde io cerco la verità e mi sembra la Titina, perchè non la trovo, ma non conoscendo bene le pieghe nascoste delle varie notizie, provo difficoltà notevole nell’esprimere un giudizio definito su di una persona, ergo posso esprimere appunto le impressioni immediate dei vari personaggi esposti in galleria e ringrazio sin da ora chi vorrà aiutarmi a trovare maggiori certezze.
Per esempio Grauso, bell’uomo, vivace, intelligenza pronta e genio creativo, indomabile mi sembra, anche se, con tutti gli aggettivi ed i complimenti che gli dedico mi crea delle perplessità. (altro…)

DIETRO IL SIPARIO (by ELEONORA)

Meno male che i nostri cervelli, mi riferisco a coloro che la pensano come me e come tanti, continuano a ricercare quelle scintille di verità che prima o poi almeno io lo spero, ci daranno la gioia di scoprire i grandi scenari nascosti, ma continuo a pensare alle infinite apparenze presenti nelle infinite realtà della nostra vita e come al solito mi chiedo ,ma che senso ha?
Se poi penso che il senso derivi solo da quanto tanti personaggi riescano a carpire in euro e con i silenzi associati e pagati per rendere credibili queste apparenze, provo una strana sensazione di vuoto che mi ripete ancora ma che senso ha vivere così, ben sapendo che per una forma di incredibile ingiustizia, un poveraccio che giunge in ospedale rischia di morire per mille motivi apparenti, ma il rischio diminuisce notevolmente se fai parte di un gruppo potente per denaro e protezioni. (altro…)