Argomento: MIRIA FURLANETTO
Articoli su questo argomento (16):
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGN [..]
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Antonio PIRAS
Miria FURLANETTO
IL CASO LOMBARDINI
Luigi LOMBARDINI
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
Crediamo di aver capito, finalmente, perché e come Tito Melis fu indotto a ritrattare le proprie originarie dichiarazioni, in cui, come ha dichiarato a Palermo, non intendeva svelare l’identità di Lombardini per “l’importanza dell’istituzione”, e accusare costui di minacce di morte, secondo noi inesistenti, per portare un altro miliardo ad Antonio Piras e per redigere la famosa “lettera liberatoria” di cui vi abbiamo parlato fino alla noia e sulla quale non intendiamo insistere oltre.
La risposta sta nella somma in franchi svizzeri, di cui ignoriamo l’ammontare, ma verosimilmente consistente, che è pressoché certo pervenne a Tito Melis appena tre giorni prima della liberazione (la “fuga”, come dice lui con commovente ostinazione) di Silvia. (altro…)
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio). (altro…)
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGNA
E’ singolare, non trovate?, che ai cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA né quelli de LA NUOVA SARDEGNA, che tra i Luigi Almiento, le Maria Francesca Chiappe, i Mauro “James” Lissia e gli Umberto Aime, sono sveltissimi ad intonare continui peana ai peggiori magistrati, sia sfuggita la notizia della richiesta di archiviazione della PM Marzia Sabella di Palermo, relativa all’esposto di Nicola Grauso contro Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti e altri relativamente al “caso Unione Sarda” e ad altre amenità.
Ricordiamo infatti che costoro erano molto lesti, anche mistificando la realtà e fabbricando sconce “veline” a dar conto di ogni notizia favorevole ai nostri eroi, come fece la Chiappe quando, nell’ottobre 2000, diede conto dell’archiviazione nei confronti di Mario Marchetti di un procedimento per “incompatibilità ambientale” relativo al “caso Furlanetto”, riferendo laconicamente che Marchetti aveva dimostrato di “aver agito secondo legge” (omettiamo un commento che ci procurerebbe una querela), e omettendo invece di riferire che, sulla stessa base, gli atti erano stati trasmessi ai titolari dell’azione disciplinare, che poi avvieranno nei confronti di Marchetti un procedimento disciplinare, purtroppo conclusosi con l’assoluzione. (altro…)
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)
LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA
Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)
Antonio PIRAS
Avvocato settantenne, originario di Gavoi dove risiede, profondamente barbaricino, massone convinto e senza sotterfugi, è stato per svariati anni presidente della Sardaleasing, il braccio finanziario del Banco di Sardegna. Conosce da anni e anni Nichi Grauso, del quale si vanta di aver favorito l’inizio dell’attività imprenditoriale.
E’ entrato nel caso Melis principalmente come custode di un miliardo in contanti che gli sarebbe stato dato da Tito Melis affinché fosse consegnato, a titolo di riscatto, ai sequestratori di Silvia Melis al momento giusto; come è noto, la Procura di Palermo accusa Piras – in concorso con Grauso e Lombardini – di aver praticamente estorto la somma a Tito Melis, mentre Grauso e Piras concordemente affermano che quest’ultimo consegnò la somma al primo per pagare il riscatto, nel mese di novembre 1997. (altro…)
Miria FURLANETTO
Moglie del notaio Giuliani di Olbia, ricco e conosciutissimo professionista aderente alla Massoneria e amico dell’avvocato Antonio Piras, viene sequestrata nel 1993 e liberata dietro versamento di un riscatto pari a un miliardo di lire.
Le modalità di svolgimento delle indagini hanno suscitato polemiche, poiché il sostituto titolare, Mario Marchetti, pare fosse al corrente dell’attività parallela di Luigi Lombardini per <<comprare>> un bandito che doveva sganciarsi dalla banda o comunque per raccattare parte dei soldi del riscatto attraverso una colletta; su questa questione, penderebbe azione disciplinare presso la Procura Generale della Cassazione. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
Luigi LOMBARDINI
Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)
Mario MARCHETTI
Cinquantacinquenne, originario di Bonorva ma da sempre residente a Cagliari, Mario Marchetti inizia la propria carriera come funzionario presso la DIGOS della Questura di Cagliari, servizio probabilmente condiviso, almeno per alcuni anni, con l’appartenenza al SISDE.
Nei primi anni ’80 supera il concorso in magistratura e, dopo l’apprendistato presso la Pretura di Serramanna, viene nominato nell’Ufficio Istruzione di Cagliari, diretto da Luigi Lombardini, del quale all’origine è amico, militando nella corrente di Magistratura Indipendente. (altro…)
Franco MELIS
Ormai ottantenne, di origine nuorese, è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dal 1990 al 1996; politicamente orientato a destra, ha tuttavia mostrato, da procuratore capo, una certa propensione a favorire i politici di sinistra al governo della Regione, in particolare – secondo quanto ricostruito da Luigi Lombardini in uno dei suoi memoriali – omettendo di svolgere adeguate istruttorie in relazione alle possibili irregolarità relative alle nomine dei managers delle Aziende Sanitarie Locali; il tutto con grosso favoritismo nei confronti della giunta di sinistra e in particolare del suo collega presidente Federico Palomba, che infatti manovrò, non riuscendoci, per far ottenere a Melis, una volta pensionato, l’incarico di Difensore Civico presso la Regione. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)
“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO
Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)