Argomento: MAURO LISSIA
Articoli su questo argomento (28):
NON DEMORDONO. CONDANNA PER CUGUSI, GRAUSO ANCORA A GIUDIZIO
LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGN [..]
MA VE NE VOLETE ANDARE O NO?
ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’
CHECCHE’ NE DICA LISSIA, CI SONO E SONO TORNATI
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Claudio CUGUSI
LA NUOVA SARDEGNA
Antonangelo LIORI
Mauro LISSIA
VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO
(FLASH) CHI DORME NON PIGLIA RANNO, ORA LA MAGISTRATURA SI SVEGLIA E CHIUDE LA S [..]
LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTER [..]
CUGUSI NON CI STA E RICORRE ALLA CORTE EUROPEA
NON DEMORDONO. CONDANNA PER CUGUSI, GRAUSO ANCORA A GIUDIZIO
Non demordono.
Si pensava che la grande vittoria di Berlusconi e la sconfitta elettorale della sinistra postcomunista giustizialista e scendiletto delle procure d’assalto fosse stata una lezione sufficiente. Ma a Cagliari, fin quando il nuovo Ministro della Giustizia non farà quanto in suo potere e dovere, non è così.
Se ne è avuta la conferma oggi, allorquando il GUP Leonardo Bonsignore, prossimo presidente del Tribunale di Sorveglianza ed esponente della corrente comunista “Magistratura Democratica”, ha definito il procedimento penale che vedeva Nichi Grauso, Claudio Cugusi e il tecnico Giovanni Busia imputati per installazione di apparecchiature atte a intercettare e intercettazioni abusive, infliggendo a Cugusi, col rito abbreviato, una severa condanna (un anno di reclusione, con la condizionale) e rinviando a giudizio Grauso e Busia. (altro…)
LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA
Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi. (altro…)
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità? (altro…)
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGNA
E’ singolare, non trovate?, che ai cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA né quelli de LA NUOVA SARDEGNA, che tra i Luigi Almiento, le Maria Francesca Chiappe, i Mauro “James” Lissia e gli Umberto Aime, sono sveltissimi ad intonare continui peana ai peggiori magistrati, sia sfuggita la notizia della richiesta di archiviazione della PM Marzia Sabella di Palermo, relativa all’esposto di Nicola Grauso contro Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti e altri relativamente al “caso Unione Sarda” e ad altre amenità.
Ricordiamo infatti che costoro erano molto lesti, anche mistificando la realtà e fabbricando sconce “veline” a dar conto di ogni notizia favorevole ai nostri eroi, come fece la Chiappe quando, nell’ottobre 2000, diede conto dell’archiviazione nei confronti di Mario Marchetti di un procedimento per “incompatibilità ambientale” relativo al “caso Furlanetto”, riferendo laconicamente che Marchetti aveva dimostrato di “aver agito secondo legge” (omettiamo un commento che ci procurerebbe una querela), e omettendo invece di riferire che, sulla stessa base, gli atti erano stati trasmessi ai titolari dell’azione disciplinare, che poi avvieranno nei confronti di Marchetti un procedimento disciplinare, purtroppo conclusosi con l’assoluzione. (altro…)
MA VE NE VOLETE ANDARE O NO?
Il quotidiano milanese IL GIORNALE, trattando oggi della problematica delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati e avvocati, ha ritenuto naturale citare per primo, come esempio emblematico delle degenerazioni esistenti al riguardo, il caso di Cagliari, dove di casi analoghi a quelli dei fratelli Galizzi, l’uno presidente di sezione del Tribunale di Bergamo e l’altro designato dal Consiglio Superiore della Magistratura alla carica di procuratore capo di quella città, ce ne sono almeno una ventina, tutti irrisolti da quasi quattro anni, nonostante le puntuali denunce de L’UNIONE SARDA, quando era ancora un giornale e non l’odierna cartaccia da pacchi zuncheddiana, e di Nicola Grauso.
Il Palazzaccio di piazza Repubblica continua a fare scuola in senso negativo ben oltre i confini dell’isola, laddove il problema delle incompatibilità si rivela tanto odioso da smuovere perfino coscienze che si ritenevano sopite, come quelle di Magistratura Democratica, che ha preso una posizione molto netta contro il fenomeno, e dello stesso C.S.M., dove il consigliere Spangher ha evidenziato con chiarezza che sono imminenti verifiche a tappeto, e che il presente Consiglio superiore non intende addossarsi responsabilità non proprie, con ciò prendendo, neppur troppo velatamente, le distanze dalla scorsa, sciagurata consiliatura, nel corso della quale gli esposti sui magistrati cagliaritani incompatibili furono archiviati in modo vergognosamente sbrigativo. (altro…)
ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’
Ne son proprio successe di tutti i colori all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Cagliari, dall’elogio, roba che neanche Caselli, fatto dal procuratore generale Antonini del magistrato politicizzato (con evidente sottointeso “purché non a destra”), alle enormità in cui non crede neanche lei, pronunciate dalla presidentessa della A.N.M. sarda Fiorella Pilato, una comunista tanto accanita che come lei c’è solo Kim Jong Il, a smentire il fatto, chiaro come il sole, che a Cagliari vi siano una marea di incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati.
Giustamente, l’ineffabile Mauro “James” Lissia, colui che lancia il sasso, sulle pretese intercettazioni clandestine di Grauso, e poi nasconde il braccio, rifiutandosi di rivelare le fonti (sicuramente delinquenziali, o di delinquenti travestiti da servitori dello Stato) al Tribunale, fa una cronaca completa ed encomiastica dello sgangherato intervento della Pilato, quella di Baia delle Ginestre, ma dove maggiormente inzuppa il pane, il nostro collega ad honorem del mitico James Bond, è sull’affermazione del procuratore generale, che non sappiamo se disinformata o ispirata da certa sinistra, per cui nel 2002 in Sardegna non ci sono stati episodi di terrorismo. (altro…)
CHECCHE’ NE DICA LISSIA, CI SONO E SONO TORNATI
Si sono rifatti vivi subito, raccogliendo appieno la provocazione, chissà quanto disinteressata, del signor Lissia Mauro, che su LA NUOVA SARDEGNA, strumentalizzando le parole del procuratore generale Antonini, si è azzardato ad asserire che il terrorismo, in Sardegna, non esiste e che coloro che azzardano ipotesi sullo stesso sono dei venditori di fumo.
Nuovo ordigno esplosivo a Nuoro, ancora presso la sede della locale Confindustria, che poteva uccidere, dato che nell’edificio vi erano dei ragazzi che stavano effettuando un corso di informatica cogestito da Confindustria e dai sindacati. (altro…)
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
Nel terribile agosto 1998, quello del suicidio di Luigi Lombardini, furono sicuramente innumerevoli, benché poche quelle denunciate, le violazioni di domicilio da parte dei “soliti ignoti”, debitamente muniti di conoscenze e armamentari per aprire porte blindate e violare computers – oltre che di un passo felpato da veri ladri per penetrare perfino in stanze dove qualcuno dormiva ignaro – in cerca di chissà che.
E’ ovvio cosa cercavano: i famosi, mitizzati documenti di Luigi Lombardini, nell’originale cartaceo o in copia elettronica, o qualsivoglia altro documento pericolosamente contenente elementi idonei a consentire una ricostruzione alternativa del caso Melis, come il famoso esposto denuncia del giudice Rilla, sparito, pare, dal computer ove si trovava ma in compenso miracolosamente riapparso sul TG1 e nei commenti dei Carlo Bonini (Corriere della Sera), dei Pino Scaccia (Rai), dei Marco Ventura (Il Giornale), nonché de L’Unità, La Nuova Sardegna, Il Manifesto e tanti altri. (altro…)
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
Dopo anni nel corso dei quali la terribile lobby politica, giudiziaria e giornalistica che ammorba la città ha colpito indisturbata a destra e a manca, i soloni del Comitato di Redazione dell’UNIONE SARDA, che tanto hanno contribuito con la loro guerra santa contro Grauso e Liori e con la loro cortigianeria nei confronti dei magistrati a creare questo vomitevole assetto di potere, ci fanno finalmente conoscere, anche a suon di scioperi, la loro realtà rivelata: quel Zuncheddu non è affatto buono, anzi è un fascista, un nemico della libertà di stampa, ci svaluta professionalmente affidando tutti gli editoriali di rilievo a gente che col giornale non ci azzecca e ci riduce a scopiazzare agenzie di stampa o a raccogliere in giro chiacchiere da bar.
Zuncheddu non è affatto un fascista, almeno sul piano economico, se è vero che ha cooperato a lungo e fattivamente con le Cooperative rosse di Andrea Raggio, e comunque i capataz del Cdr dell’UNIONE, dal taccuino della Procura Maria Francesca Chiappe alla pasionaria comunista Maria Paola Masala, ben sapevano che Zuncheddu, se non era massone, era comunque molto vicino alla Massoneria, e che aveva interessi e affetti a destra, vedansi la realizzazione di quella Città Mercato di Santa Gilla il cui staff fu per intero mobilitato a fare campagna per Forza Italia e la compartecipazione a IL FOGLIO insieme alla moglie di Berlusconi. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
- Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),
nel quale è coimputato anche:
- , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14
e nel quale è persona offesa il:
- dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)
Claudio CUGUSI
Classe 1969, già attivo militante della Gioventù liberale, laureatosi brillantemente in giurisprudenza a 22 anni, Claudio Cugusi ha esercitato fin da giovanissimo la professione giornalistica,esordiendo come cronista sportivo della NUOVA SARDEGNA e approdando quindi all’UNIONE SARDA, dove si è occupato di cronaca giudiziaria e politica.
Imparentato alla lontana con Nichi Grauso e a lui molto vicino, Cugusi è stato incriminato nel 1998 per pretese intercettazioni clandestine in concorso con Grauso, sulla base, tra l’altro, di una deposizione al PM Pani del giornalista della NUOVA SARDEGNA Mauro Lissia. (altro…)
LA NUOVA SARDEGNA
Principale quotidiano di Sassari. Un tempo espressione della Massoneria illuminata sassarese, negli anni ’70 è stato posseduto dal Gruppo Rovelli, quindi, intorno a metà anni ’80, è stato acquistato in società dal principe Carlo Caracciolo e da Flavio Carboni, noto faccendiere vicino alla P2 e ammanicato nel mondo politico.
Da allora, il quotidiano sassarese ha sempre mantenuto una linea politica prettamente di sinistra, scadendo, sul finire degli anni ’90, in rozze campagne di stampa contro coloro che considerava gli avversari del potere costituito e dell’asse politico-giudiziario dominante, in particolare contro Luigi Lombardini, Nicola Grauso e varie altre persone a questi vicini. (altro…)
Antonangelo LIORI
36 anni, di Desulo, grande cultore delle tradizioni profonde della Sardegna oltre che giornalista, nel 1994 viene nominato dall’allora editore Nichi Grauso alla direzione dell’UNIONE SARDA, ad appena trent’anni, onde imprimere una svolta al quotidiano cagliaritano.
Sotto la direzione di Liori, L’UNIONE SARDA terrà un atteggiamento maggiormente critico nei confronti della sinistra al governo della Regione Sarda e promuoverà numerose campagne di stampa contro gli sprechi e i privilegi all’interno della Regione stessa, non poco fastidiose per il Palazzo. Particolarmente preso di mira sarà il Presidente della Regione, Federico Palomba, ma anche altri politici quali l’allora assessore all’Urbanistica Benedetto Ballero. Al contempo, Liori assumerà cariche amministrative in ARBATAX 2000, società creata da Nichi Grauso per rilanciare la Cartiera di Arbatax. (altro…)
Mauro LISSIA
45 anni, giornalista d’assalto della NUOVA SARDEGNA, Mauro Lissia è tra i giornalisti che maggiormente si sono occupati del caso Lombardini e delle vicende in generale relative a Nichi Grauso, scrivendone con acrimonia e partigianeria senza pari.
Ha concorso a provocare, con un articolo e una deposizione avanti al PM Pani, l’incriminazione del collega Claudio Cugusi per pretese intercettazioni clandestine in concorso con Nichi Grauso. (altro…)
VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO
La trattazione, da parte della Procura di Cagliari e anche della Procura di Palermo, dei procedimenti penali riguardanti Nichi Grauso, Antonangelo Liori o loro collaboratori o coimputati, o comunque persone <<scomode>>, è stata contraddistinta, alla faccia di ciò che dispone il Codice di Procedura Penale, dalla più sistematica e plateale violazione del segreto d’ufficio.
L’art. 329 del Codice di Procedura Penale, come regola generale, dispone che gli atti non possono essere divulgati fin quando l’imputato non ne abbia conoscenza: tuttavia, qualcuno all’interno della Procura cagliaritana ha ritenuto, si ignora in forza di quale autorizzazione, che a detta regola si potesse derogare, quando ciò fosse necessario per agevolare i giornalisti amici e distruggere la reputazione degli imputati con l'<<effetto annuncio>> di un’inchiesta, stabilendo una diversa norma: quella secondo cui, nei confronti di Grauso, di Liori ed altri, gli atti processuali si depositano a mezzo edicola. (altro…)
(FLASH) CHI DORME NON PIGLIA RANNO, ORA LA MAGISTRATURA SI SVEGLIA E CHIUDE LA STALLA QUANDO I BUOI SONO SCAPPATI
Un anno abbondante di processo a mezzo stampa, di indiscrezioni continue, di voci incontrollate su indagati eccellenti, e ora la svolta: Gabriella Ranno, l’ex promotrice finanziaria Fideuram da tempo assurta agli “onori” delle cronache per le note vicende degli investimenti vietati degli enti regionali, è stata sbattuta in galera insieme a quelli che sarebbero stati i suoi più rilevanti complici presso l’ARST, Marco Carboni e Carlo Boi.
La svolta, stranamente, arriva ora che al timone della Regione c’è Renato Soru, che ha fatto abbondantemente capire che per lui la moralizzazione della cosa pubblica non è vuoto slogan ma impegno concreto e quotidiano, per cui la magistratura cagliaritana ha forse capito che non poteva cadere nel ridicolo più totale facendosi scavalcare su questo terreno da quel Governatore dalle amicizie tanto sgradite (leggasi Nicola Grauso), lasciando ancora a piede libero la Ranno, nonostante la pesantezza delle accuse nei suoi confronti; improbabile invece che vi siano risvolti politici, dato che nel caso di specie i magistrati che hanno chiesto e ordinato gli arresti, diversamente dai loro rossi capi (Piana e Porcella), sarebbero delle stesse tendenze politiche degli arrestati. (altro…)
LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!
I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)
CUGUSI NON CI STA E RICORRE ALLA CORTE EUROPEA
Claudio Cugusi, a lungo giornalista di “giudiziaria” e “nera” de L’Unione Sarda, oggi capo redattore della cronaca de “Il Giornale di Sardegna”, ha reagito duramente al verdetto della Corte di Cassazione che, nonostante la richiesta di assoluzione formulata dalla Procura Generale, ne ha confermato la condanna a 12 mesi di reclusione, con la condizionale, relativamente a una vecchia vicenda di pretese intercettazioni clandestine a mezzo scanner per cui è stato condannato in primo grado anche Nicola Grauso.
Cugusi ha reso noto che ricorrerà contro la sentenza alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, evidenziando di ritenersi innocente perché, se è stato condannato lui, dovrebbero essere condannati anche tutti gli altri cronisti che, negli anni, hanno usato lo scanner per carpire le conversazioni delle forze dell’ordine; il giornalista ha soggiunto di ritenere che si tratti dell’ennesimo capitolo della lotta giudiziaria contro il gruppo Grauso. (altro…)