Argomento: MARCO VENTURA
Articoli su questo argomento (10):
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
Nicola GRAUSO
ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!
MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
Dopo l’analoga pronuncia del giudice monocratico del Tribunale di Milano del 27 marzo 2001, che lo assolveva dall’accusa di diffamazione nei confronti di Giancarlo Caselli in relazione ad alcune frasi “forti” pronunciate a margine del tragico suicidio di Luigi Lombardini (“A Cagliari tutti conoscevano Lombardini, ora sanno chi è Caselli”), ieri il rimpianto ex Procuratore Generale di Cagliari si è tolto la soddisfazione di vedersi assolvere, nell’ambito di un processo intentato da Caselli per le medesime accuse, dal giudice monocratico presso il Tribunale di Monza unitamente al giornalista de “Il Giornale” Marco Ventura.
Tra gli aspetti grotteschi del procedimento, il fatto che abbia formato oggetto della querela di Caselli la citazione, ad opera di Ventura, di un passo del celebre scrittore svizzero Friedrich Duerrenmatt, che recitava “Si può immaginare un mondo di giustizia assoluta…come una prigione in cui l’uomo viene torturato a morte”, citazione avente evidente riferimento ai discutibili metodi inquisitori della Procura di Palermo. (altro…)
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità? (altro…)
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
Nel terribile agosto 1998, quello del suicidio di Luigi Lombardini, furono sicuramente innumerevoli, benché poche quelle denunciate, le violazioni di domicilio da parte dei “soliti ignoti”, debitamente muniti di conoscenze e armamentari per aprire porte blindate e violare computers – oltre che di un passo felpato da veri ladri per penetrare perfino in stanze dove qualcuno dormiva ignaro – in cerca di chissà che.
E’ ovvio cosa cercavano: i famosi, mitizzati documenti di Luigi Lombardini, nell’originale cartaceo o in copia elettronica, o qualsivoglia altro documento pericolosamente contenente elementi idonei a consentire una ricostruzione alternativa del caso Melis, come il famoso esposto denuncia del giudice Rilla, sparito, pare, dal computer ove si trovava ma in compenso miracolosamente riapparso sul TG1 e nei commenti dei Carlo Bonini (Corriere della Sera), dei Pino Scaccia (Rai), dei Marco Ventura (Il Giornale), nonché de L’Unità, La Nuova Sardegna, Il Manifesto e tanti altri. (altro…)
MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO
Fino a ieri era solo un argomento da polemica politico-giudiziaria o per arringhe di avvocati scoraggiati e sfiduciati che, quando veniva tirato fuori, provocava le puntuali reazioni della magistratura associata che gridava all’attentato alla sua indipendenza e alla sua imparzialità, ma ora, con la sentenza delle Sezioni Unite che ha gettato nel cestino l’aborto giudiziario partorito dalla Corte di Assise di Appello di Perugia nel condannare Giulio Andreotti quale preteso mandante dell’assassinio di Mino Pecorelli, è la Suprema Corte di Cassazione, il nostro massimo organo giudiziario e nel suo massimo consesso, a riconoscere che nel nostro ordine giudiziario ci sono giudici che condannano la gente non sulla base di prove, bensì sulla base di teoremi, e a meritoriamente sanzionare questo inqualificabile modo di agire che, forse, meriterebbe anche l’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministro della Giustizia.
Lo stesso può dirsi per quanto riguarda il caso SME, per cui perfino un tribunale giustizialista e prevenuto come quello di Milano non ha potuto fare a meno di assolvere tutti gli imputati, compreso il bieco Previti, giacché l’accusa non si reggeva che su teoremi, ma vi è da dire che non occorreva attendere sette anni – e ne trascorreranno di più con gli inevitabili appelli e ricorsi di Suo Accanimento la dottoressa Ilda Boccassini – per affermare che in quel processo non c’era niente, che già il GIP doveva fare le sue verifiche, se no questi accidenti di GIP che diavolo ci stanno a fare? Se devono sempre e solo convalidare ogni sproposito sostenuto dai PM, ma non sarebbe meglio e meno ipocrita, in attesa della separazione delle carriere, che fosse direttamente il PM a rinviare a giudizio? (altro…)
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
Illustre signor Ministro della Giustizia,
Lei conoscerà certamente questo sito, o, se non lo conosce Lei personalmente, lo conosce certamente il quotidiano del Suo partito, “La Padania”, che vi ha attinto ampia documentazione per taluni suoi servizi circa un anno fa.
Questo è un sito che, attivo da tre anni, si ripropone di commentare e stigmatizzare gli episodi di cattiva amministrazione della giustizia, di politicizzazione spudorata della magistratura, di incancrenite incompatibilità parentali e di continue faide consumate per mezzo di essa esistente, ormai da almeno dieci anni, nel distretto giudiziario di Cagliari, vicende rispetto alle quali il suicidio del dottor Luigi Lombardini, avvenuto l’11 agosto 1998 a Cagliari, per un verso ha rappresentato la più tragica manifestazione, per altro verso la punta dell’iceberg di una situazione ambientale assolutamente deteriorata, degradata, tale da determinare condizioni di invivibilità per quei cittadini che per caso o per sventura si trovino a doversi sottoporre al giudizio di questa magistratura, sempre meno indipendente, imparziale e credibile, e per quei soggetti, tra cui anche magistrati, che costituiscano un ostacolo alla persecuzione degli interessi di questa magistratura e dei suoi accoliti politici. (altro…)
Nicola GRAUSO
Classe 1949, laureato in giurisprudenza, subito dopo la laurea, con pochi soldi datigli dal padre, intraprende l’avventura nel settore massmediatico fondando, nel 1976, <<Radiolina>>, la primissima radio libera della Sardegna, a cui farà seguito, di lì a poco, la fondazione anche di <<Videolina>>, la prima televisione libera, iniziando l’avventura nell’etere libero ancor prima di Silvio Berlusconi.
Il grande successo di pubblico, e di raccolta pubblicitaria, delle due emittenti consentirà a Nicola Grauso, detto Nichi, di raggiungere ben presto una solidissima posizione economica e finanziaria, tale da collocarlo tra i maggiori imprenditori sardi, quindi l’espansione del suo gruppo nel settore dei media verrà coronata alla fine degli anni ’80 con l’acquisizione dell’unico quotidiano di Cagliari, L’UNIONE SARDA, precedentemente appartenente al Gruppo Rovelli. (altro…)
ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!
La grande vittoria di Renato Soru, alla faccia di quanti lo detestano più a sinistra che a destra, e il crollo della vecchia classe politica che ha coinciso con questo evento epocale per la storia della Sardegna democratica, non deve far dimenticare ai cagliaritani e ai sardi l’esigenza di continuare a lavorare perché, assieme al ramo politico, crollino definitivamente gli altri rami della lobby che negli ultimi cinque anni almeno, ma anche prima, ha paralizzato lo sviluppo civile, economico e sociale della città, ossia il ramo editoriale e quello giudiziario.
Quanto al ramo editoriale, lo abbiamo già detto, esso è rappresentato principalmente da Sergio Zuncheddu, la cui posizione preminente è comunque destinata a durare ben poco, e la cui attuale linea, forse già mutata, di sostegno incondizionato alla lobby dovrà ora fare i conti, specie dopo la batosta elettorale, coi bilanci, essendo destinata inevitabilmente a mutare. (altro…)
MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?
E’ stata incredibilmente respinta la domanda di grazia che Graziano Mesina, facendo violenza al suo orgoglio ancor più grande di quello di Adriano Sofri, si era determinato a presentare, in un clima, peraltro, di misteri, dato che, a quanto risulta, la decisione negativa era stata già adottata quando invece un portavoce del Ministero della Giustizia aveva affermato che la pratica era ancora in corso di istruttoria.
Grazianeddu è oggi, probabilmente, l’unico detenuto italiano ad aver complessivamente scontato oltre trenta anni di reclusione, a trovarsi a scontare l’ergastolo, vale a dire la condanna a morte – inutile nascondersi dietro un dito – per l’applicazione ferrea di un meccanismo di stampo fascista chiamato “cumulo delle pene”, il tutto con un peso spropositato, piuttosto che delle vicissitudini dei tempi in cui era la primula rossa del Supramonte e delle innumerevoli evasioni, dell’ultima vicenda che lo vide coinvolto, quella del misterioso ritrovamento di armi nel casolare dell’Astigiano ove viveva in regime di libertà condizionale, stranamente quando Mesina si era ben determinato a non starsi zitto sulle porcherie del sequestro Kassam e di affermare chiaramente, accusando il PM Mauro Mura – ma sbagliando bersaglio, perché se una tale decisione ci fu, sicuramente fu presa a livelli ben più alti di quello rappresentato dal rosso procuratore aggiunto di Cagliari – di aver fatto pagare il riscatto coi soldi dello Stato. (altro…)