Argomento: MARCELLO VIOLA
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PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)
Antonio PIRAS
Avvocato settantenne, originario di Gavoi dove risiede, profondamente barbaricino, massone convinto e senza sotterfugi, è stato per svariati anni presidente della Sardaleasing, il braccio finanziario del Banco di Sardegna. Conosce da anni e anni Nichi Grauso, del quale si vanta di aver favorito l’inizio dell’attività imprenditoriale.
E’ entrato nel caso Melis principalmente come custode di un miliardo in contanti che gli sarebbe stato dato da Tito Melis affinché fosse consegnato, a titolo di riscatto, ai sequestratori di Silvia Melis al momento giusto; come è noto, la Procura di Palermo accusa Piras – in concorso con Grauso e Lombardini – di aver praticamente estorto la somma a Tito Melis, mentre Grauso e Piras concordemente affermano che quest’ultimo consegnò la somma al primo per pagare il riscatto, nel mese di novembre 1997. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: I GIUDICI DI PALERMO DANNO IL COLPO DI GRAZIA AL TEOREMA
Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Palermo, lo scorso dicembre, ha mandato assolto l’avvocato Antonio Piras, già condannato in primo grado col rito abbreviato dal GUP Marcello Viola, dalle infamanti accuse di estorsione consumata e tentata, nonché calunnia in danno di Piana e Mura, mossegli nell’ambito del noto Processone di Palermo che prosegue col rito ordinario, con tempi biblici ed entusiasmo sempre minore da parte di una Procura che ha ereditato questo sgradito lascito caselliano, nei confronti di Nicola Grauso e altri.
I giudici di Palermo ci vanno molto cauti, forse con un occhio al troncone principale del processo e cercando di non entrare troppo nel merito, ma una considerazione contenuta nei motivi della sentenza, sopra tutte, colpisce: non può escludersi che Tito Melis, nel rancore che lo animava per la perdita del famoso miliardo che aveva consegnato a Piras, abbia coinvolto anche costui, il quale tuttavia, in quanto da tempo “garante” dell’eventuale pagamento del riscatto, non poteva avere alcun interesse ad accordarsi con Lombardini o con Grauso nel contesto del fantomatico “piano”, pilastro dell’accusa, che costoro avrebbero predisposto, secondo Caselli, Ingroia e soci di concerto con lo stesso Piras. (altro…)