Argomento: LULA
Articoli su questo argomento (23):
IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: LIORI INDAGATO PER RAPINA
E SE RIPRENDESSERO I SEQUESTRI?
CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
PERCHE’?
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI PREDICARE …
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Fateh KASSAM
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Matteo BOE
MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA
DONNE CONTRO A LULA, LA MANFREDI ALLA CALIA: “ASSASSINA!”
IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: LIORI INDAGATO PER RAPINA
Gli eredi del compianto Samuel Beckett prima o poi chiederanno i danni; infatti, quello che va in scena in piazza Repubblica, a Cagliari, è veramente il teatro dell’assurdo.
L’ex direttore dell’Unione Sarda, Antonangelo Liori, risulterebbe indagato per essere il “mandante” della sanguinosa rapina alla filiale della Banca di Sassari di piazza Garibaldi nel capoluogo isolano, per la quale sono accusati tre desulesi (uno latitante) e che sfociò nel ferimento di due poliziotti (uno di essi gravemente).
Liori verrebbe chiamato in causa in relazione ai contatti telefonici che avrebbe avuto con uno dei rapinatori (Marco Deiana, latitante) prima e dopo la rapina. (altro…)
E SE RIPRENDESSERO I SEQUESTRI?
Il “caso Orune”, col fatto inaudito di Carabinieri costretti da una folla inferocita e con l’anomala mediazione del sindaco comunista del paese a rimangiarsi l’arresto di due facinorosi che era stato già comunicato alla magistratura, fatto per cui, pare, lo zelante procuratore di Nuoro, il siciliano Roberto Saieva (anche lui, come Caselli, nominato al posto di un collega ben più anziano in nome delle solite squallide logiche politiche del CSM) procederà per omissione di atti di ufficio nei confronti degli stessi Carabinieri, costituisce solo l’ultima avvisaglia del gravissimo stato di malessere in cui le periferie per eccellenza di questa nostra isola, la Barbagia e l’Ogliastra, versano da diversi anni; stato di malessere di cui sono sintomatici: enorme incremento delle rapine alle banche e agli uffici postali, sequestri di persona non denunciati (si dice … ma anche Tito Melis l’aveva raccomandato), sequestri lampo, innumerevoli attentati incendiari e dinamitardi, anche sacrileghi come quello di domenica scorsa alla chiesetta del Monte Ortobene a Nuoro, truculenti e numerosi omicidi che non risparmiano neanche preti e disabili.
L’aveva detto, quel misterioso e ovviamente anonimo agente del Sisde che quasi quattro anni fa si era fatto intervistare dalla NUOVA SARDEGNA, l’aveva preannunciato che, morto Luigi Lombardini e venuta meno l’ipotetica struttura con cui era fissato Caselli che questi avrebbe costituito, gli stati maggiori della criminalità nuorese, che Lombardini e il suo “giro” in qualche modo tenevano a freno, si sarebbero scatenati. (altro…)
CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA
Una novità clamorosa sul caso Lombardini, che abbiamo potuto apprendere solo a distanza di un bel po’ di tempo, è giunta, il 22 ottobre 1998, dall’interrogatorio avanti al Tribunale di Palermo, nel contesto del “Processone” a carico di Nicola Grauso e altri, del giornalista de LA REPUBBLICA Daniele Mastrogiacomo, il quale, si ricorderà, il 21 novembre 1997, assieme alla collega de IL MESSAGGERO Antonella Stocco, registrò una lunga conversazione con Lombardini, ove questi rivelava alcuni retroscena su come la risoluzione del sequestro di Silvia Melis era realmente avvenuta; successivamente, Mastrogiacomo mantenne con Lombardini un rapporto fatto di telefonate e di brevi occasionali incontri a Roma, dove il magistrato suicida si recava ogni tanto per servizio, ed è in questo contesto che è maturato l’evento clamoroso di cui vi vogliamo parlare, per evidenziare il quale diamo direttamente la parola a Daniele Mastrogiacomo, come da verbale d’udienza: (altro…)
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)
TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!
La fifa rischia di essere cattiva consigliera, oggi che le colpevoli sottovalutazioni degli allarmi lanciati dal professor Biagi prima del suo barbaro assassinio ad opera delle BR inducono a non sottovalutare niente, in particolare a non prendere sottogamba i macabri messaggi conditi con proiettili di Kalashnikov di questi giorni, ma pare stiano inducendo la Direzione distrettuale antiterrorismo, colpita in prima persona con le minacce al magistrato Mario Marchetti, a “fare di tutta l’erba un fascio”, a indagare su tutte le manifestazioni di “ribellismo” degli ultimi due-tre anni, dai blitz contro i negozi della via Garibaldi e la Rinascente di Cagliari perfino alle scritte anti-Berlusconi sui muri e sui cavalcavia, ritenendo che vadano collocate in un unico calderone di attività eversive.
Attenzione! Certamente queste iniziative fanno parte più della scarsa civiltà che della libera manifestazione del pensiero (in questo paese, chiunque è libero di sparlare di Berlusconi senza imbrattare i muri), ma è assai improbabile che possano essere ascritte a un filone genuinamente “eversivo” anziché, piuttosto, a certi gruppuscoli anarcoidi giovanili da sempre insediati a Cagliari e Sassari e oggi sicuramente convergenti con l’area No Global, la cui azione è però sempre stata a metà strada tra contestazione radicale del “sistema” e goliardia pura, ma non potrà mai convergere con le BR od organizzazioni simili perché, in fondo, si tratta di bravi ragazzi; se la DIGOS di oggi avesse l’esperienza di quella di ieri, degli anni Ottanta, che non diede un peso immeritato a ripetuti episodi di minacce portati a segno da gruppi che si richiamavano al fascismo e al nazismo, si eviterebbero oggi questi inutili allarmismi. (altro…)
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini. (altro…)
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)
PERCHE’?
Ieri a Lula è stata uccisa barbaramente una ragazzina di quattordici anni, rea solamente di essere la figlia di Matteo Boe, ex mitico latitante noto soprattutto per la fuga dall’Asinara e per il rapimento di Farouk Kassam, e della sua compagna di sempre Laura Manfredi.
Volevano uccidere la madre, si è detto, e nel buio i killers hanno scambiato la ragazza per la mamma dato che si somigliavano parecchio, anche fisicamente.
Lula torna nello sgomento, e la sindachessa Maddalena Calia esamina il problema sbrigativamente, invitando a non fare dietrologie, ma è troppo comodo. (altro…)
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)
E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI PREDICARE …
Questa magistratura sta diventando davvero una cosa sconcertante: molti politicanti, qualche autentico criminale, un bel po’ di pazzi da catena che ne combinano di tutti i colori, lasciano prescrivere i reati, commettono errori giudiziari obbrobbriosi, sbattono in galera degli innocenti gettando via la chiave, scarcerano i mafiosi per decorrenza dei termini, a volte intascano mazzette o fanno incetta di beni delle vendite giudiziarie … e poi continuano a pretendere di farci la predica! Ma a quale luna ululate voialtri? Quella di questo sistema solare, o quella di chissà quale altro sistema solare, dato che per certi vostri modi di pensare c’è perfino da dubitare che molti di voi non siano degli alieni? Ma come potere pretendere che il popolo sovrano si fidi di voi, che subisca supinamente la vostra pseudo-giustizia?
L’Italia non ha mandato via il Re per trovarsi diecimila reucci che pretendono di regnare e imperare non rispondendo a nessuno delle proprie azioni, ricordatevelo! (altro…)
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
Fateh KASSAM
Oggi quasi cinquantenne, Fateh Kassam, passaporto egiziano e frequentazioni parigine, è il padre di Farouk Kassam, il bimbo che nel gennaio 1992 venne barbaramente rapito – e mutilato all’orecchio – da una banda capeggiata dal bandito di Lula Matteo Boe, per poi venir liberato nel luglio 1992, con la partecipazione alla risoluzione del sequestro anche dell’ex <<primula rossa>> del Supramonte Graziano Mesina.
Personaggio sfuggente, Kassam, dopo la liberazione del figlio, attaccò pesantemente Graziano Mesina, negando di doverlo in alcun modo ringraziare, e asserì costantemente di non aver pagato alcun riscatto, nonostante debba considerarsi pressoché accertato che il suo <<contributo>>, a parte il denaro pagato dallo Stato, fu di 800 milioni; poco dopo la liberazione di Farouk, ha ceduto l’hotel che possedeva in Costa Smeralda, <<Luci di la muntagna>>, ed è tornato a vivere a Parigi. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)
Matteo BOE
Il più carismatico tra i banditi della nuova generazione, l’unico che sia riuscito a fuggire dal carcere dell’Asinara [insieme a Salvatore Duras], Matteo Boe, implicato anche nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, è noto soprattutto per essere stato il custode e la <<mente>> del sequestro di Farouk Kassam.
Le circostanze della sua cattura furono molto misteriose, poiché per diverso tempo poté circolare in Corsica in piena libertà, in compagnia della sua compagna Laura Manfredi; al riguardo si è parlato di una qualche copertura da parte dei servizi segreti francesi, a suo tempo interessati alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam. (altro…)
MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA
Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni. (altro…)
DONNE CONTRO A LULA, LA MANFREDI ALLA CALIA: “ASSASSINA!”

Si legge oggi su L’UNIONE SARDA che la compagna del misterioso Matteo Boe, Laura Manfredi, avrebbe apertamente accusato la sindachessa di Lula, Maddalena Calia di Forza Italia, di aver concorso all’assassinio della figlia Luisa, in uno scenario quanto meno inopportuno come una festa di studenti alla presenza di alcuni giornalisti di una emittente televisiva olandese.
La Calia, non nuova ad essere bersaglio di accuse e contumelie da parte della Manfredi, ha annunciato che stavolta “andrà fino in fondo”, e di aver già sporto contro la compagna di Boe, per la gravissima accusa rivoltale, querela per diffamazione. (altro…)
LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!
I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)
MA CHE COMBINANO I TRIBUNALI DI SORVEGLIANZA?
Colpisce leggere sui giornali la notizia della morte a 53 anni, per un male incurabile, di Beppe Paderi, storico protagonista del “caso Manuella”, che fu accusato in quella gigantesca bolla di sapone di procedimento penale che rovinò la vita a tanti innocenti (tra i quali rimarrà per sempre l’imperitura memoria di Aldo Marongiu, grande avvocato e gentiluomo) di omicidio (quello del pregiudicato Giovanni Battista Marongiu) e traffico di droga e poi assolto da tutto in appello, e che ciononostante continuò a popolare le cronache giudiziarie con episodi di rapina ed estorsione. Colpisce perché si legge a chiare lettere e in termini univoci sui tre maggiori quotidiani sardi che Paderi, che si trovava agli arresti domiciliari, nonostante la gravità della propria malattia apparisse eclatante, non aveva mai ottenuto l’invocata scarcerazione per ragioni di salute.
Beninteso, questa non vuole essere un’accusa al Tribunale di Sorveglianza che l’aveva in carica, che non sappiamo neppure quale fosse (peraltro, Paderi era stato arrestato a Milano); la legge rende la scarcerazione obbligatoria solo nei casi di AIDS conclamata o di grave infezione da HIV, mentre negli altri casi ha luogo una valutazione discrezionale da parte dei giudici che devono valutare l’effettiva gravità della malattia, la disponibilità di strumenti di cura nel circuito penitenziario o eventualmente compatibili con gli arresti domiciliari, la pericolosità sociale del condannato (e Paderi, di certo, non era uno stinco di santo). (altro…)
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)