Argomento: LUIGI LOMBARDINI
Articoli su questo argomento (258):
2. IL CASO MANUELLA, IL PCI ALLE STELLE E I COMPAGNUCCI DELLA SEZIONE LENIN
3. IL TRIONFO DI MD, TANGENTOPOLI E LE PRESCRIZIONI FACILI
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI [..]
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
6. CONSIDERAZIONI FINALI
SMACCO PER CASELLI, ASSOLTO PINTUS
CASO LOMBARDINI, LE “SPARATE” DI FARINA
BERLUSCONI STRAVINCE. UNA NUOVA ERA PER LA GIUSTIZIA
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO
IL GUP DI PALERMO: DIFFAMATO IL GIUDICE RILLA. LIUZZI A GIUDIZIO
BUON ANNO A TUTTI DA MALAIUSTITIA
LOMBARDINI ESTORTORE? TITO MELIS SMENTI’!
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
INGEGNER MELIS, NON HA NIENTE DA DIRE?
CASO MELIS: NEL TEATRO DEI BURATTINI ALLA RICERCA DI MANGIAFUOCO
LA CARRIERA DI CASELLI, LO STRABISMO DEL CSM
E SE RIPRENDESSERO I SEQUESTRI?
LA CASSAZIONE CONVALIDA IL PROCESSO DELL’ASSURDO. CAMBA E PEDDIO IN GALERA [..]
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
QUANTO SCOTTA QUELLA “LETTERA LIBERATORIA”
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI
L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
SECONDO APPUNTO PER I COMPAGNI GIROTONDISTI (E PER I LORO AMICI IN TOGA)
C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI
CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!
CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?
QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO
MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …
CASO BEVIMARKET, PEDDIO SI CONSEGNA: EPILOGO?
COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI
IL CARNEVALE FINISCE MALE (PER LA LOBBY GIUSTIZIALISTA)
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
CHI NON SBAGLIA MAI? CHI NON FA NIENTE … E IL DOTTOR PIANA LO SA!!!
L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI
LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
CASO MELIS-LOMBARDINI: LE VERITA’ DEL SISDE
COSENZA CHIAMA CAGLIARI: MUSICA NUOVA IN PROCURA!
CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA
CHI NON E’ D’ACCORDO CON PILIA O E’ UN LADRO O E’ UNA SP [..]
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
PIANA, PANI E PISOTTI LIBERI? ALLORA LIBERI TUTTI!
PARLI DEL DIAVOLO E SPUNTANO I PIRATI (INFORMATICI)
LA SINISTRA E LOMBARDINI: UN’OCCASIONE PERDUTA
ONORE A CAPONNETTO, UOMO ONESTO
SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!
ALLA PROCURA DI PALERMO: OGNI MISURA E’ COLMA!!!
A CALTANISSETTA TUTTI I PROCESSI SUI MAGISTRATI SARDI!!!
CALUNNIO’ L’EX AVVOCATO DI SANTONA: IMPRENDITORE CONDANNATO
SEQUESTRO MELIS: CHI PROTESSE IL “CAINO” CHE VENDETTE SILVIA AI BAND [..]
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGN [..]
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
I CONTI DI CARLO PIANA, PROCURATORE IN SMOBILITAZIONE
2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS
TERRORISMO, STAVOLTA TOCCA AL GIORNALE CORTIGIANO
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
SPUTTANATI!!!
INCOMPATIBILITA’, L’UNIONE SARDA TACE, LA PADANIA DA LA PAROLA A GRA [..]
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
SCANDALOSA “UNIONE SARDA”, MEGLIO “LA PADANIA”
NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’
LA FIGURACCIA DI GRASSO: CELESTI FA FUORI I PM DEL CASO LOMBARDINI
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
GLI ISPETTORI A CAGLIARI?
UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE
CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!
CASO LOMBARDINI, APERTA INCHIESTA SUL SUICIDIO A PALERMO?
IL SUICIDIO LOMBARDINI: E SE C’ENTRASSE LA MAFIA?
BERLUSCONI, PENSA UN PO’ ANCHE A NOI!
NEL CUORE DI CAGLIARI UN PALAZZO ESTRANEO
QUANDO VIENE L’ORA DI ANDARSENE
CAGLIARI, CITTA’ GOVERNATA DALLA MAGISTRATOCRAZIA
LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI
DOTTOR GRASSO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!
IL MAXIPESTAGGIO DI SAN SEBASTIANO: CONDANNE MITI E MOLTISSIME ASSOLUZIONI
A CAGLIARI NON C’E’ LA MAFIA … MA PERCHE’ NON APPROFONDI [..]
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI INIZIANO A GIOCARE!
NON LEGGETE PIU’ L’UNIONE E LA NUOVA!!!
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
A ZUNCHEDDU GLI RODE …
LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA
MUSICA NUOVA IN CUCINA!
STOCCHINO: IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA
A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …
MD CAMBIA REGISTRO … ANCHE A CAGLIARI?
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
ALMENO GLI AMERICANI FANNO SEMPRE GIUSTIZIA
I SOLDI SPORCHI DELLA CAGLIARI BENE
LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
UN UOMO DI LOMBARDINI NEL COORDINAMENTO DS
MAURO MURA, PROMOVEATUR UT AMOVEATUR
MALA IUSTITIA CARALITANA COMPIE TRE ANNI
BERLUSCONI REGALA IL GOVERNO AL CENTROSINISTRA
APRILE 1997: LOMBARDINI NON DEVE PASSARE
IL GOLPE CHE AVANZA
FASCISTIZZATI NO, MA NEPPURE STALINISTI!
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
SEI INDIPENDENTE? NON FARE IL MAGISTRATO!
CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
QUELLO CHE OSCAR IL GIROTONDINO NON DICE
LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
VOLPE 132: UN’ALTRA VERGOGNA DELLA GIUSTIZIA CAGLIARITANA
CRIMINALI TRAVESTITI DA SERVITORI DELLO STATO!
ADDIO, EMANUELE!
MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!
GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
BOMBA A FRONGIA, CSM SOLITA TESTA DURA
MAGISTRATI E MOBBING
Luigi GARAU
IL SEQUESTRO DI GIANNI MURGIA
CHI E’ LUIGI LOMBARDINI
Antonio PIRAS
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
PROCEDIMENTI PER SEQUESTRO DI PERSONA ISTRUITI DA LOMBARDINI
ELENCO DEI LATITANTI COSTITUITISI A LOMBARDINI
Miria FURLANETTO
IL SEQUESTRO DI FERRUCCIO CHECCHI
IL MEMORIALE PUBBLICO DI LOMBARDINI
Farouk KASSAM
IL SEQUESTRO DI VANNA LICHERI
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
BOZZA DI ESPOSTO ALLA PROCURA DI CALTANISSETTA SUL CASO LOMBARDINI
ESPOSTO CONTRO LE FUGHE DI NOTIZIE SUL CASO LOMBARDINI
SEQUESTRATI MAI TORNATI A CASA
RICHIESTA DI ASTENSIONE AI PM DI PALERMO
Tito MELIS
INTERROGAZIONE DELL’ON. VITTORIO SGARBI SUL CASO LOMBARDINI
Gianni MURGIA
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
Esteranne RICCA
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
IL CASO UNIONE SARDA
Antonello PAGLIEI
Maria Rosaria MAIORINO
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
PROCEDIMENTI PENALI E DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ANTONANGELO LIORI
LA NUOVA SARDEGNA
Antonangelo LIORI
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Mauro LISSIA
Pino SCACCIA
IL CASO LOMBARDINI
IL CASO PINTUS
IL CASO RILLA
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI PAOLO DE ANGELIS
Nicola GRAUSO
MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI
L’IRRESISTIBILE ASCESA DI GRAZIA CORRADINI
Pietro Paolo MELIS
IL MAXIPESTAGGIO DEL CARCERE DI SAN SEBASTIANO
Graziano MESINA
Mario Fortunato PIRAS
Piero PIRAS
Pasquale STOCCHINO
Vittorio ALIQUO’
Fernando BOVA
Giancarlo CASELLI
Gaetano CAU
Valerio CICALO’
Paolo DE ANGELIS
Enrico DESSI’
Giovanni DI LEO
Alessandro LENER
Luigi LOMBARDINI
MAGISTRATURA INDIPENDENTE
Mario MARCHETTI
Franco MELIS
Mauro MURA
Carlo PIANA
Paolo PIANA
Fiorella PILATO
Francesco PINTUS
Angelo PORCU
Alberto RILLA
Giuseppe VILLA SANTA
QUEI COMPAGNI CHE REMANO CONTRO SORU
PERCHE’ GIUSTIZIA VOGLIO, E VERITA’
MAURO PILI VISCONTE DIMEZZATO
MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
IL CSM PUNISCA IL MOBBING CONTRO LOMBARDINI
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
CENTRODESTRA, LA COERENZA STA A ZERO
L’ELICOTTERO PERDUTO E I “DIRO’ TUTTO” DI LOMBARDINI
“IPOTESI PIU’ O MENO FANTASIOSE” … UNIONE SARDA, FACCE R [..]
NON CI FERMEREMO!!!
LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO
IL CASO VERNESONI: UNA VICENDA DA SEGUIRE CON ATTENZIONE
LA VICENDA VERNESONI E LE SEGRETE COSE
TORTOLI’ VOLA IN A1: SENZA SILVIA MELIS
DA MANUELLA A LOMBARDINI: UNA SCIA DI SANGUE LUNGA VENT’ANNI
C’E’ DEL MARCIO IN LIBIA: CONTRO QUESTE COSE NON SCIOPERATE?
LA P2, USTICA, L’ELICOTTERO E ALTRE STORIE
ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!
JANNUZZI AI DOMICILIARI, BERLUSCONI ASSENTE
1999-2004: DOVE ERAVAMO RIMASTI?
E SE LO FANNO AI COLLEGHI …
CASO MELIS-LOMBARDINI: I GIUDICI DI PALERMO DANNO IL COLPO DI GRAZIA AL TEOREMA
QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DER CASO RANNO
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
VOLPE 132: DOTTOR PIANA, SI GUARDI ALLE SPALLE …
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
GIU’ IL CAPPUCCIO …. QUESTA VOLTA TREMANO PER DAVVERO!!!
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
MAURO MURA PROCURATORE CAPO … PERCHE’ NO?
IL DURO LAVORO, IL DURO CORAGGIO DI ESSERE “CONTRO”
CASO VERNESONI: UN CASO LOMBARDINI BIS?
ANCORA CON STA ZONA GRIGIA … GIU’ LE MANI DA LOMBARDINI!!!
MINISTRO CASTELLI: URGONO ISPETTORI A CAGLIARI!
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
UNA STORIA DISONESTA, UN MAGISTRATO DISONESTO
IL CINESE NEL COMPUTER
“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO
IL CASO SCARDELLA: 20 ANNI DOPO NUOVI SCENARI. DA INCUBO.
11 agosto 1998 – 11 agosto 2005: GRAZIE LUIGI!
RIECCOLI! E ADESSO NON C’E’ LOMBARDINI …
LE PERIZIE SBAGLIATE (by ELEONORA)
LE RAGNATELE DEGLI UFFICI (by ELEONORA)
2. IL CASO MANUELLA, IL PCI ALLE STELLE E I COMPAGNUCCI DELLA SEZIONE LENIN
Agli inizi degli anni ’80, quando il dominatore assoluto del Palazzo di Giustizia cagliaritano è il Procuratore Generale Giuseppe Villa Santa, cattolico conservatore e tradizionalista, e un ruolo assai importante è altresì ricoperto dal capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari Luigi Lombardini, impegnatissimo e con successo sul fronte dei sequestri di persona, l’ambiente viene scosso dal <<caso Manuella>>, ossia dalle discusse indagini successive alla misteriosa scomparsa del giovane avvocato cagliaritano Gianfranco Manuella [inchiesta condotta dal giudice istruttore Fernando Bova e dal Pubblico Ministero Enrico Altieri, con attivo supporto di Villa Santa] che farà emergere un retroterra di traffici di droga e porterà al clamoroso arresto di quattro stimati avvocati: Aldino Marongiu, Sergio Viana – accusato addirittura di aver materialmente ucciso Manuella a colpi di pistola, Giampaolo Secci e Bepi Podda.
L’inchiesta non aveva risvolti politici, ma il grave insuccesso degli inquirenti, determinato dall’assoluzione di tutti i principali imputati ad opera della Corte d’Assise, determinò gravi contraccolpi sugli equilibri interni al Palazzo di Giustizia, dato che per un verso Villa Santa si era esposto oltremisura nell’inchiesta, per altro verso Lombardini – di destra come Villa Santa – era pur sempre il capo dell’ufficio istruzione da cui dipendeva il giudice Bova [poi censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura]. (altro…)
3. IL TRIONFO DI MD, TANGENTOPOLI E LE PRESCRIZIONI FACILI
Durante tutti gli anni ’80, Magistratura Democratica svolgerà una continuativa ed efficace opera di proselitismo che, man mano che i giudici vecchi e tradizionalisti andavano in pensione o venivano trasferiti, consentì di sostituirli in numero sempre più copioso con esponenti della corrente <<rossa>>, sovente reclutati fin dal tempo dell’università e addestrati dal PCI; ciò porterà MD a conquistare praticamente il controllo del Palazzo di Giustizia cagliaritano, ottenendo circa il 40 per cento dei consensi dei magistrati alle elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura e del direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Da questi anni, e a tutt’oggi, MD è capeggiata dal giudice civile Enrico Dessì, organicamente legato all’area del PCI più contigua alle <<cooperative rosse>> e, in particolare, all’ex consigliere regionale ed eurodeputato Andrea Raggio, da sempre principale punto di riferimento politico della cooperazione comunista; Dessì, in particolare, è dirigente della <<Fondazione Luca Raggio>>, una fondazione politico-culturale creata da Andrea Raggio in memoria del figlio Luca, tragicamente deceduto in un incidente di pesca subacquea. Della suddetta fondazione, e dell’intellettualità comunista in genere, è espressione la rivista <<Quaderni Sardi>>, che ospiterà frequenti articoli, oltre che di Enrico Dessì, del citato Antonio Volpi. (altro…)
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA
Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)
6. CONSIDERAZIONI FINALI
Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari. (altro…)
SMACCO PER CASELLI, ASSOLTO PINTUS
Francesco Pintus, ex procuratore generale di Cagliari, è stato assolto dal Tribunale di Milano dall’accusa di diffamazione, mossagli a seguito di querela proposta nei suoi confronti dall’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli e da altri quattro sostituti della Procura palermitana (Aliquò, Ingroia, Di Leo, Sava); i PM palermitani si erano risentiti delle parole polemiche pronunciate da Pintus nei confronti del loro operato, nell’ambito delle roventi polemiche seguite al tragico suicidio di Luigi Lombardini, ma il Tribunale è stato evidentemente di tutt’altro avviso.
La notizia è stata pubblicata dal Corriere della Sera il 27 febbraio 2001, e solo il 1 marzo dall’Unione Sarda, mentre è stata smaccatamente ignorata dal TG3 regionale e da tutti gli organi di informazione sardi. (altro…)
CASO LOMBARDINI, LE “SPARATE” DI FARINA
Ha fatto sensazione, a margine della condanna di Giovanni Farina a 28 anni di reclusione quale responsabile del sequestro di Giuseppe Soffiantini decretata il 29 marzo dalla Corte d’Assise di Roma, la divulgazione di un memoriale manoscritto del “bandito-poeta” che, oltre a menzionare gli onnipresenti servizi segreti, tira pesantemente in ballo Luigi Lombardini, quale presunto capo di un’associazione parallela dedita tra l’altro ad organizzare evasioni di detenuti e a favorire il compimento di sequestri di persona e la consumazione di faide; Farina ascrive gran parte dei propri guai al proprio rifiuto di essere entrato a far parte della struttura.
Forte il sospetto che il tutto costituisca parte di una sgangherata strategia difensiva, scontato il dubbio che dietro questi ennesimi, pesanti attacchi post mortem a Lombardini vi sia l’ombra di un suggeritore. (altro…)
BERLUSCONI STRAVINCE. UNA NUOVA ERA PER LA GIUSTIZIA
Dopo due settimane di relativa incertezza, le urne hanno dissipato ogni dubbio e gli italiani hanno tributato a Silvio Berlusconi e alla Casa delle Libertà un’ampia maggioranza (177 seggi al Senato, 368 seggi alla Camera: meglio che nelle elezioni del 1984) che gli consentirà di governare senza problemi per i prossimi cinque anni.
La vittoria di Berlusconi apre scenari di reale novità in tema di giustizia, se verrà attuato integralmente il programma di Forza Italia, laddove prevede tra le altre cose la distinzione delle funzioni tra PM e Giudice, l’affidamento al Parlamento del compito di individuare le priorità nella persecuzione dei vari reati, l’attribuzione di maggior potere alle forze di polizia a discapito del PM e incisive riforme dei Consigli Giudiziari (nei quali si prevede l’ingresso anche degli avvocati) e del CSM. (altro…)
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
Dopo l’analoga pronuncia del giudice monocratico del Tribunale di Milano del 27 marzo 2001, che lo assolveva dall’accusa di diffamazione nei confronti di Giancarlo Caselli in relazione ad alcune frasi “forti” pronunciate a margine del tragico suicidio di Luigi Lombardini (“A Cagliari tutti conoscevano Lombardini, ora sanno chi è Caselli”), ieri il rimpianto ex Procuratore Generale di Cagliari si è tolto la soddisfazione di vedersi assolvere, nell’ambito di un processo intentato da Caselli per le medesime accuse, dal giudice monocratico presso il Tribunale di Monza unitamente al giornalista de “Il Giornale” Marco Ventura.
Tra gli aspetti grotteschi del procedimento, il fatto che abbia formato oggetto della querela di Caselli la citazione, ad opera di Ventura, di un passo del celebre scrittore svizzero Friedrich Duerrenmatt, che recitava “Si può immaginare un mondo di giustizia assoluta…come una prigione in cui l’uomo viene torturato a morte”, citazione avente evidente riferimento ai discutibili metodi inquisitori della Procura di Palermo. (altro…)
LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO
Si accinge ad entrare nel vivo, a Palermo, il processo a carico di Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per la teorematica estorsione a Tito Melis ravvisata dai PM palermitani, del tutto fondata sulle dichiarazioni destituite di riscontri di Tito Melis alla quale non credono neanche loro ma circa la quale devono recitare la propria parte poiché il punto di non ritorno di una possibile ritirata onorevole fu raggiunto l’11 agosto 1998, data del suicidio del compianto e indimenticabile Luigi Lombardini. Niente di nuovo sotto il sole, in particolare, dall’interrogatorio del teste chiave, Tito Melis, che ha continuato a recitare il consueto temino conforme al copione che ha recitato a Palermo anni addietro e ha ripetuto a Lanusei, sulla cui genesi Lombardini, negli ultimi giorni di vita, malignava coi pochi amici che gli erano rimasti che le bibliche parole del profeta Tito fossero state suggerite non da Dio, ma da qualche ben più basso, ma in terra cagliaritana alto personaggio deciso a tutti i costi a nascondere qualcosa. (altro…)
IL GUP DI PALERMO: DIFFAMATO IL GIUDICE RILLA. LIUZZI A GIUDIZIO
Per la prima volta dall’esplosione del “caso Lombardini” la Procura di Palermo sembra aver preso le distanze da “La Nuova Sardegna”, uno dei giornali che maggiormente fiancheggiarono l’azione di Caselli e che promosse sistematiche campagne di stampa contro Luigi Lombardini e Nicola Grauso.
Stamattina, infatti, il GUP presso il Tribunale di Palermo, Fabio Licata, su richiesta del PM Laura Vaccaro (vistata anche dal Procuratore Aggiunto dottor Pignatone), ha rinviato a giudizio per diffamazione il direttore del quotidiano sassarese, Livio Liuzzi, su querela dell’ex magistrato di sorveglianza di Cagliari Alberto Rilla, noto per aver a suo tempo preso senza riserve le difese di Luigi Lombardini. Nel settembre 1998 Rilla querelò “La Nuova Sardegna” in relazione a un articolo anonimo, pubblicato il 22 agosto di quello stesso anno, in cui il giudice veniva messo alla berlina e, in particolare, veniva accusato (a quanto pare falsamente, se si deve dar credito al GUP) di aver consegnato a Nicola Grauso copia di un rapporto da lui redatto sui movimenti del detenuto di origine arzanese Mario Fortunato Piras, recluso nel carcere cagliaritano di Buoncammino e sospettato di aver funto da mediatore di Stato per la risoluzione dei sequestri Melis e Soffiantini. (altro…)
BUON ANNO A TUTTI DA MALAIUSTITIA
Siamo insieme ormai da quasi un anno e, approssimandosi la fine del 2001 che porterà sicuramente grandi novità (prima tra tutte l’introduzione dell’EURO) sentiamo il dovere di ringraziare tutti i nostri utenti per i lusinghieri risultati di frequentazione del sito raggiunti.
Il 2001 è stato, nonostante la pervicace censura delle notizie attuata dalla stampa locale (complici anche i rapporti TROPPO privilegiati di certi giornalisti con alcuni magistrati), un anno foriero di novità e speranze sul fronte della giustizia, con l’assoluzione di Maria Ausilia Piroddi dall’assai discutibile processo per MAFIA (manco fossimo a Corleone) intentatole contro, con l’arresto per traffico e detenzione di droga di parecchi pentiti e confidenti (fatto che dipende sicuramente dal fatto che ora anche le forze dell’ordine si sentono più libere), con l’ascesa al governo del Paese di Silvio Berlusconi che, senza voler con ciò esprimere una preferenza politica, è sicuramente un amico della legalità quanto ai temi che ci stanno a cuore, con le voci, che ci auguriamo di cuore possano essere confermate al più presto, di prossima fuoriuscita, da Cagliari o dalla magistratura, di alcuni PM la cui permanenza in sede è solo un male per la giustizia giusta. (altro…)
LOMBARDINI ESTORTORE? TITO MELIS SMENTI’!
Dalla notte dei tempi abbiamo ripescato la presente notizia, che fu a suo tempo ripresa dalla versione Internet del Televideo RAI che era, come è tuttora, salvo la veste grafica identico quanto a contenuti alla versione televisiva. La data, ovviamente, è quella del 24 luglio 1998, diciotto giorni prima del suicidio di Luigi Lombardini.
E’ stata un’autentica impresa recuperare questo documento perché i dati dopo tanto tempo sono stati cancellati dall’archivio del sito del Televideo. Noi comunque ci siamo riusciti, non chiedeteci come …..
127 TELEVIDEO Ve 24 Lug 23:06:57
CASO MELIS: PROTAGONISTI
A DIFESA GIUDICE LOMBARDINI
“Luigi Lombardini? Mai sentito nomima-
re”. Silvia Melis nega di aver mai in-
contrato il giudice, indagato assieme
a Nicola Grauso e all’avvocato Piras
con l’accusa di estorsione. Il suo le-
gale peraltro precisa che l’imputazio-
ne, trattandosi di un pubblico ufficia-
le, dovrebbe essere di “concussione”. (altro…)
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna. (altro…)
INGEGNER MELIS, NON HA NIENTE DA DIRE?
Saremmo stati favorevolmente impressionati da un cenno di risposta o di spiegazione dell’ingegnere Tito Melis quanto ai gravi e preoccupanti dubbi che ci ha fatto venire il “ripescaggio” delle dichiarazioni da lui rilasciate al Televideo Rai il 24 luglio 1998, con cui egli escluse categoricamente (parole sue) che Luigi Lombardini gli avesse estorto alcunché. Invece niente di niente!
Forse l’ingegner Melis non naviga su Internet, anche se siamo sicuri che lo faccia qualcuna delle figlie, o Silvia o Gemma, che sono ragazze moderne e sveglie.
Forse l’ingegnere naviga su Internet ma, anche se ne dubitiamo, potrebbe non essere informato dell’esistenza del nostro sito, data la censura che al riguardo viene attuata da tutti, a cominciare dall’inqualificabile quotidiano cagliaritano per il quale il concetto di fare informazione è divenuto da tempo filosofico in armonia con l’esigenza di non disturbare il manovratore di piazza Repubblica. (altro…)
CASO MELIS: NEL TEATRO DEI BURATTINI ALLA RICERCA DI MANGIAFUOCO
Oramai l’abbiamo capito, è perfettamente inutile pretendere dal signor Tito Melis un atto di coraggio o di chiarezza, o entrambe; a costui sembrano poco anche i panni, pure di grande dignità letteraria, del manzoniano Don Abbondio, e preferisce rifarsi ai collodiani panni di Pinocchio, che, visto che quando gli rubarono le monete fu cacciato in prigione (vedasi quel che è accaduto nel luglio 1997), ha dovuto imparare, sotto i saggi insegnamenti di Mangiafuoco, corroborati dalle minacce di tante bastonate, che i ladri e i bugiardi sono quelli che la fanno franca.
Quello che va in scena non è il Tito Melis che tutti conoscevano, un uomo forse poco simpatico a tanti per il suo ritenuto attaccamento al denaro, ma comunque un uomo onesto, sincero, fiero e carico di una irrinunciabile dignità tutta sarda che risultava sinceramente simpatico e ispirava incondizionata e sincera solidarietà; quello che va in scena è un uomo che ripete a pappagallo cose molto probabilmente non vere in cui non crede neppure lui, e siamo sicuri, ingegnere Melis, che neppure lei crede a quello che dice e che, ogni volta che deve confermarlo (badando bene a farlo solo quando vi è costretto, avanti a un Tribunale, e astenendosi da improvvide esternazioni alla stampa) si vergogna un po’ di sé stesso. (altro…)
LA CARRIERA DI CASELLI, LO STRABISMO DEL CSM
Da un nostro appassionato lettore abbiamo ricevuto la segnalazione, che avremmo forse avuto prima se avessimo letto i quotidiani con maggiore attenzione, per cui i più prossimi congiunti in vita di Luigi Lombardini, ossia il fratello Carlo e la sorella Maria Teresa, prima che venisse formalizzata dal Consiglio Superiore della Magistratura, nella sua vecchia composizione insozzata e intasata di magistrati apertamente politicizzati, la nomina di Giancarlo Caselli a Procuratore Generale di Torino, avevano provveduto a segnalare sia al vice presidente del Consiglio sia al consigliere giuridico del Presidente della Repubblica la pendenza di un esposto che essi a suo tempo inviarono riguardo al comportamento del nostro eroe, all’epoca Procuratore della Repubblca presso il Tribunale di Palermo, in occasione del ben noto interrogatorio dell’11 agosto 1998 e successivi mai chiariti “atti conseguenti” che scaturirono nel tragico suicidio di Luigi Lombardini.
Caro amico, che dobbiamo dire? Ci ricordiamo tutti del fatto che la nomina di Luigi Lombardini a Procuratore presso il Tribunale di Cagliari fu intralciata, tra l’altro, grazie alle accuse del magistrato sassarese Gaetano Cau di pressioni nei suoi confronti per il dissequestro di un assegno internazionale, mentre quando si è trattato di discutere della nomina dell’eroe Caselli (ci sono tanti che lo reputano tale, parliamo sul serio) si passa tranquillamente sui cadaveri, dovendosi ricordare che su quanto è successo soprattutto tra l’interrogatorio e il suicidio di Lombardini non si è mai fatta chiarezza, non potendo certo bastare al riguardo la sbrigativa “assoluzione” decisa dal CSM nei confronti di Caselli, a cadavere caldo, a fine agosto 1998. (altro…)
E SE RIPRENDESSERO I SEQUESTRI?
Il “caso Orune”, col fatto inaudito di Carabinieri costretti da una folla inferocita e con l’anomala mediazione del sindaco comunista del paese a rimangiarsi l’arresto di due facinorosi che era stato già comunicato alla magistratura, fatto per cui, pare, lo zelante procuratore di Nuoro, il siciliano Roberto Saieva (anche lui, come Caselli, nominato al posto di un collega ben più anziano in nome delle solite squallide logiche politiche del CSM) procederà per omissione di atti di ufficio nei confronti degli stessi Carabinieri, costituisce solo l’ultima avvisaglia del gravissimo stato di malessere in cui le periferie per eccellenza di questa nostra isola, la Barbagia e l’Ogliastra, versano da diversi anni; stato di malessere di cui sono sintomatici: enorme incremento delle rapine alle banche e agli uffici postali, sequestri di persona non denunciati (si dice … ma anche Tito Melis l’aveva raccomandato), sequestri lampo, innumerevoli attentati incendiari e dinamitardi, anche sacrileghi come quello di domenica scorsa alla chiesetta del Monte Ortobene a Nuoro, truculenti e numerosi omicidi che non risparmiano neanche preti e disabili.
L’aveva detto, quel misterioso e ovviamente anonimo agente del Sisde che quasi quattro anni fa si era fatto intervistare dalla NUOVA SARDEGNA, l’aveva preannunciato che, morto Luigi Lombardini e venuta meno l’ipotetica struttura con cui era fissato Caselli che questi avrebbe costituito, gli stati maggiori della criminalità nuorese, che Lombardini e il suo “giro” in qualche modo tenevano a freno, si sarebbero scatenati. (altro…)
LA CASSAZIONE CONVALIDA IL PROCESSO DELL’ASSURDO. CAMBA E PEDDIO IN GALERA.
E tre, anzi, e quattro!! Dopo Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, seppelliti dietro le sbarre per trent’anni perché giudicati colpevoli di un delitto, il sequestro-omicidio della povera Vanna Licheri, dal quale sono stati da più parti, autorevolmente (come ad esempio dall’ex Ministro della Giustizia Oliviero Diliberto) ritenuti innocenti, e che pagano il fio di dovere essere incastrati per coprire ben altre responsabilità, è giunto, grazie al solito mansueto avallo della Cassazione (ai cui giudici, molto meno autorevoli che in passato, hanno insegnato bene che chi non avalla i teoremi dei PM fa la fine di Corrado Carnevale) ha avallato la sentenza pronunciata in primo grado dalla Corte d’Assise di Cagliari (presieduta dal comunista Sandro Lener, con a latere altro giudice comunista, non ricordiamo se la Ornano o Gatti), poi confermata in appello (non vorremmo dire un’inesattezza, ma forse presiedeva o componeva il collegio la pasionaria comunista Fiorella Pilato, erede del troppo screditato Enrico Dessì alla guida dell’A.N.M. sarda), basata su un teorema tirato fuori, quindici anni dopo i fatti, dal Pm Giancarlo Moi, esperto in omicidi, ma il cui reale ispiratore parrebbe essere stato il Pm Mario Marchetti, abituale gestore di “pentiti”, con cui Walter Camba e Adriano Peddio sono stati condannati per l’omicidio, consumato nel corso di una rapina, del gestore della rivendita di bevande “BeviMarket” allora esistente nella Via dei Donoratico di Cagliari.
L’impianto accusatorio era piuttosto fragile, come e forse più che quello che fu rovesciato dal Pm Mauro Mura, con la preziosa cooperazione dell’ex Capo della Criminalpol Antonello Pagliei, addosso a Gaddone e Melis, poiché, tanto per dirne qualcuna, il pilastro dell’accusa contro Camba e Peddio era rappresentato dalle parole di un pentito, tale Fanni, il quale si suicidò in cella lasciando per iscritto le scuse a Marchetti per tutte le fandonie che aveva raccontato, corroborate dalle dichiarazioni di altri “pentiti” dello stampo di Maurizio Cossu detto “Marocchino”, un tale che è stato da poco pizzicato dai Carabinieri perché deteneva 35 grammi di cocaina, occultati ignobilmente nel triciclo del suo bimbo. (altro…)
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
Nella nostra “ultimora” del 4 settembre ultimo scorso, avevamo già paventato il rischio che il profondo malessere che cova nelle zone più periferiche e più dimenticate dallo Stato della Sardegna, in special modo la Barbagia e l’Ogliastra, eterne terre di sequestri di persona, provocasse, dopo un sonno che per fortuna sembra perdurare, un rimettersi in azione dei “ladri di uomini”, con rischi ben immaginabili in una fase storica in cui non si potrà più contare sull’esperienza di Luigi Lombardini, la cui memoria si è voluta vilipendere, pare, al punto da squallidamente lasciare su un muro del suo ex ufficio un pezzo di cranio volato via con la pistolettata che Lombardini si era sparato in bocca, passandoci semplicemente sopra un po’ di vernice o d’intonaco. Veramente squallido, dottor Piana … non trova?
Le ultime notizie per fortuna non deformate finora da sparate degli inquirenti – e in questo il dottor Piana lo dobbiamo lodare per il suo riserbo – parrebbero invece dirci che sia in atto in Sardegna, dopo gli anni delle Brigate Rosse e di organizzazioni terroristiche autoctone che sono rimaste in gran parte oggetti misteriosi, come Barbagia Rossa, per cui simpatizzava il bandito Annino Mele, e come il Movimento Armato Sardo, legato a doppio filo a un altro bandito, il famoso e sinistro Carmelino Coccone oggetto di troppi trattamenti giudiziari di favore, organizzazione quest’ultima che fu oggetto di un processo nel corso del quale ancora Piana, presidente della Corte d’Assise, si scontrò duramente col PM Walter Basilone, secondo alcuni molto legato a certi settori dei Servizi Segreti, per salvaguardare le garanzie degli imputati (e fu intervento sacrosanto), una ripresa del terrorismo di tendenza “rivoluzionaria”, estremista di sinistra, antiglobal, antimperialista, e via sul filone della demagogia della sinistra radicale che siede anche in Parlamento; un terrorismo che in Sardegna, a livello di “lotta armata” vera e propria, per fortuna non ha mai attecchito (la sparatoria del 1979 nella piazza Matteotti di Cagliari, a cui prese parte Antonio Savasta, fu un episodio isolato), ma si sta facendo vedere anche troppo con attentati che colpiscono a 360 gradi, dagli amministratori locali (vedansi le pesanti intimidazioni al sindaco di Nuoro) all’attentato di poche ore fa al ripetitore Rai di Capoterra, rivendicato via Sms con un gergo che sembra tratto pari pari dalle accuse della sinistra a Berlusconi sull’assetto radiotelevisivo. (altro…)
QUANTO SCOTTA QUELLA “LETTERA LIBERATORIA”
Non è una nostra opinione, sebbene lo sospettiamo da sempre, bensì è il ritrattino di sé stesso che ha dipinto quando, ormai mesi fa, rese la sua testimonianza avanti al Tribunale di Palermo in occasione del “Processone” per il “Caso Lombardini”: Tito Melis è solo un gran bugiardo.
Rispondendo a una domanda dell’avvocato Bellavista, difensore di Nicola Grauso, che gli chiedeva conto di sue affermazioni, fatte in una conversazione intercettata con padre Pinuccio Solinas nel mese di lugio 1997, secondo cui il dottor Carlo Piana gli avrebbe dato assicurazioni che “non ci romperanno le scatole”, in pratica l’autorizzazione a pagare il riscatto, l’ingegner Melis ha detto infatti che si era trattato di “una sua bugia per incoraggiare padre Solinas”, il che fa ridere, poiché tutti sanno che un uomo come il francescano di Bonorva, che non esitò a consegnarsi come ostaggio al posto di Piera Demurtas, di tutto ha bisogno meno che di essere incoraggiato, poiché, a differenza dei tanti Don Abbondio, il coraggio, chi ce l’ha, se lo può dare. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
Siamo certi che Luigi Lombardini non si è suicidato perché stressato dal pur fastidioso interrogatorio da parte di Caselli e soci, lui che a suo tempo di interrogatori duri era un esperto, come siamo certi che non è stato in realtà ucciso, se non altro perché la dinamica dei fatti sembrerebbe incompatibile con tale ipotesi, tanto da renderla ai limiti della fantascienza.
Ma non è neppure vero, come ha detto il noto sedicente ed anonimo agente del S.I.S.De. (chissà se lo era davvero …) che rilasciò la ben nota intervista a Fiorentino Pironti de LA NUOVA SARDEGNA, che Lombardini si uccise per non essere costretto a rivelare l’identità degli appartenenti alla sua pretesa “Rete”, in ordine alla quale, tra l’altro, la Procura di Palermo ha archiviato l’inchiesta, nata dalla sempre fervida fantasia di Giancarlo Caselli che non pare piacere molto all’attuale procuratore Piero Grasso, che era stata tenuta in piedi per due anni sull’onda delle fantasticherie di Guido Lo Forte, l’odierno contestatore (con Scarpinato) di Grasso, in tema di “massoneria deviata”. (altro…)
MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI
Avremmo voluto parlarvi anche stavolta del caso Melis, di quello che verosimilmente pensa Silvia riguardo al ruolo di Lombardini, della cattiva coscienza di suo padre Tito, di franchi svizzeri e di Massoneria deviata; ma ci sarà tempo, non possiamo essere monotematici, dato che i casi e le storie di malagiustizia sono tantissimi, purtroppo non si riducono solo a quella sciagurata indagine giudiziaria che, parrebbe per proteggere alcuni magistrati in malafede, ha cagionato la morte di Lombardini e devastato (ma solo per i creduloni) la reputazione di Nicola Grauso e dell’avvocato Antonio Piras, anche lui massone, ma regolare e sicuramente pulito.
Vogliamo invece parlarvi di una storia per commentare la quale non ci vogliono molte parole, poiché possiamo direttamente passare a riportarvi integralmente (con le dovute cautele) la e-mail struggente che una nostra visitatrice ci ha spedito qualche giorno fa, uno scritto che ci ha al tempo stesso commossi e indignati: (altro…)
L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE
Se l’orologio della storia tornasse indietro di cinque anni, questa notte, a Elmas, ci sarebbe stato l’ormai famoso incontro tra Luigi Lombardini, accompagnato da una donna rimasta ignota, e Tito Melis, accompagnato da quell’avvocato Luigi Garau a cui ha impartito, nella sua deposizione a Palermo, l’indulgenza plenaria.
Riguardo a questo famigerato incontro, la cui ricostruzione è affidata per intero alla memoria, alle percezioni e alle convinzioni di Tito Melis, nonché a qualche blanda smentita proveniente informalmente da familiari di Lombardini, e sul quale rimane fortemente dubbio se le minacce riferite da Tito Melis, con convinzione che non ci è sembrata fermissima (pur parlando di minacce di morte da parte di Lombardini, ha sempre riferito di non averle ritenute “credibili”) forse quale spia del disagio di dover dichiarare davanti all’autorità giudiziaria, pena il rischio dell’incriminazione per calunnia, circostanze non corrispondenti al vero, due aspetti sono passati alla storia: quello inerente alla cosiddetta “lettera liberatoria”, di cui abbiamo già trattato nell’editoriale del 1 ottobre, e quello inerente al preteso “piano” che Lombardini avrebbe imposto a Tito Melis di collaborare ad attuare, e che prevedeva la liberazione “differita” di Silvia rispetto al momento della reale liberazione ad uso e consumo di un asserito show mediatico, in cui Nicola Grauso avrebbe dovuto dichiarare di aver pagato personalmente il riscatto, e lo stesso Tito Melis di essere stato, come appunto attestato dalla lettera liberatoria, autorizzato a pagare dai PM Piana e Mura. (altro…)
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
Crediamo di aver capito, finalmente, perché e come Tito Melis fu indotto a ritrattare le proprie originarie dichiarazioni, in cui, come ha dichiarato a Palermo, non intendeva svelare l’identità di Lombardini per “l’importanza dell’istituzione”, e accusare costui di minacce di morte, secondo noi inesistenti, per portare un altro miliardo ad Antonio Piras e per redigere la famosa “lettera liberatoria” di cui vi abbiamo parlato fino alla noia e sulla quale non intendiamo insistere oltre.
La risposta sta nella somma in franchi svizzeri, di cui ignoriamo l’ammontare, ma verosimilmente consistente, che è pressoché certo pervenne a Tito Melis appena tre giorni prima della liberazione (la “fuga”, come dice lui con commovente ostinazione) di Silvia. (altro…)
SECONDO APPUNTO PER I COMPAGNI GIROTONDISTI (E PER I LORO AMICI IN TOGA)
Le lagne della magistratura associata, che si associano a quelle dei vari girotondisti forcaioli alla Nanni Moretti, tendono a criticare la c.d. “Legge Cirami” sul legittimo sospetto, i cui effetti saranno sicuramente mirabolanti a Cagliari, sostenendo che così si intenderebbe costituire, per Berlusconi, Previti e chi più ne ha più ne metta, un’area di esenzione dalla giurisdizione.
Giustissimo, cari compagni, che nessuno debba andare esente dalla giurisdizione, che la legge debba essere uguale per tutti: ma non trovate, però, che ciò che asserite con violenza debba valere per Silvio Berlusconi non debba valere per gli stessi magistrati, che vestano ancora la toga o che siedano, o abbiano seduto, nel Consiglio Superiore della Magistratura? (altro…)
C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI
Colui che da oltre tre anni è l’editore de L’UNIONE SARDA, l’esoterico Sergio Zuncheddu, in affari con le potenti Cooperative rosse di Reggio Emilia per il tramite della potentissima Cooperativa Cento di Monserrato, è un uomo che ha enormi debiti di riconoscenza nei confronti della magistratura, non tanto del non crediamo esoterico dottor Carlo Piana, che pure pare non abbia scatenato sulla nuova proprietà del quotidiano cagliaritano lo stesso ambaradan che scatenò sul gruppo Grauso nonostante l’adozione di (leciti) strumenti di organizzazione aziendale in gran parte simili (ad esempio la separazione della testata dal centro stampa), quanto di altri esoterici magistrati che avrebbero chiuso più di un occhio su certe cosette, forse istruendo la Polizia affinché non rispondesse, circa otto anni fa, a qualche domandina, non proprio alla Amadeus, del dottor Agostino Cordova, uno che sulla Massoneria ha fatto troppo baccano, ma qualche cosa losca la ha pure scoperta. (altro…)
CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!
Chissà se ha fatto bene il Consiglio Superiore della Magistratura, che a dire il vero di cappellate ne prende tante, a stabilire con una sua circolare l’incompatibilità per i magistrati dell’appartenenza alla Massoneria.
Il discutibile provvedimento, che chiuse gli strascichi di una virulenta polemica tra il C.S.M. e l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che contestò la decisione di negare la promozione a un giudice poiché massone, ha come presupposto (o pretesto) formale l’asserita esistenza nella Massoneria di regole di “obbidienza” che condizionerebbero l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, ma in verità è apparso maggiormente ispirato dal timore, tipico della “cultura del sospetto”, che le logge massoniche siano soprattutto ricettacoli del malaffare, e che quindi sia pregiudizievole per un magistrato venirci a contatto; mentre la Massoneria, essendo un sodalizio di persone di alto livello intellettuale, culturale e civile, di gran lunga superiore a quello medio nazionale, vede al suo interno autentici lestofanti, ma anche parecchi tra gli uomini migliori del Paese, il che è valso, a suo tempo, perfino per la loggia P2, sbrigativamente etichettata come associazione sovversiva, qualifica negata dall’autorità giudiziaria. (altro…)
CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?
Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci. (altro…)
QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO
Viene da ridere a sentire Ilda “la rossa” Boccassini che, nel tentativo di motivare le pesanti richieste di condanna contro Cesare Previti, Renato Squillante e altri nel processo IMI-SIR, dopo aver letto una lunga e tediosa perizia contabile sui flussi di denaro ricollegabili agli imputati senza però trovare un solo straccio di prova che fossero riconducibili al prezzo di corruzione, si è scagliata contro l’intera Corte di Cassazione, asserendo che sulla stessa vi era un vero e proprio “controllo militare”, ovviamente in funzione corruttiva, ad opera degli imputati, scatenando la giusta indignazione dell’ex presidente dell’A.N.M., Antonio Martone, a suo tempo silurato perché, tra le toghe, pare non sia tempo di buon senso e moderazione.
La Boccassini, tanto omogenea alla linea politico-imprenditoriale-editoriale del famigerato gruppo L’ESPRESSO che il settimanale omonimo, all’epoca dell’arresto del giudice Squillante (marzo 1996) sparò una copertina col suo faccione e con lo slogan da stadio “FORZA ILDA”, nella foga di stigmatizzare questo apparato militare che avrebbe presidiato l’intera Cassazione, si dimentica dell’apparato politico-militare di cui ella è parte integrante e che, da ormai un decennio, occupa, appunto manu militari, la magistratura italiana, deviandone le funzioni a fini di distruzione di singoli politici e imprenditori o di forze politiche e imprenditoriali, di protezione oltre ogni decenza di altre forze politiche e imprenditoriali (i DS e De Benedetti, ma anche il gruppo Fiat, su tutti) e opprimendo i tanti magistrati seri, onesti, indipendenti e imparziali che ancora ci sono, obbligandoli spesso alla drammatica scelta tra l’adeguarsi all’andazzo generale o il venire estromessi, emarginati, addirittura incriminati. (altro…)
MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …
Una banda di mafiosi? Forse le opinioni prevalenti dei visitatori che rispondono al nostro sondaggio sui magistrati di Cagliari sono un po’ drastiche, visto che, sintetizzata all’estrema, la nozione dell’associazione mafiosa che fornisce il codice penale è quella di una congrega di individui che si approffittano, per commettere reati, del timore emanato dal loro vincolo associativo e dalla conseguente omertà.
Che tutti i magistrati cagliaritani, tra i quali abbondano persone intelligenti, serie, oneste e preparate, che lavorano nel silenzio senza dare interviste, mettersi in mostra, ordinare eclatanti blitz, siano parte, o complici, di un simile sodalizio non ci sentiremmo di sottoscriverlo: molti di essi, anzi, sono delle vittime, poiché oggi i magistrati non sono quelli dell’Ottocento, non sono i nobili o i proprietari terrieri di allora, perlopiù vivono del proprio stipendio e la bandiera che devono alzare, quando vi siano situazioni di rischio, è fatalmente quella italianissima del “tengo famiglia”. (altro…)
CASO BEVIMARKET, PEDDIO SI CONSEGNA: EPILOGO?
L’alternativa sarebbe stata tra diventare un latitante, e quindi dover fatalmente commettere altri reati per sopravvivere, o espatriare in Francia, quindi diventare un esule, per almeno vent’anni, fin quando la pena non si sarebbe prescritta.
Un’alternativa inaccettabile per un uomo onesto, e per questo crediamo che Adriano Peddio, condannato a 16 anni di galera per un delitto da cui si professa innocente (e secondo noi, è molto probabile che lo sia), qualche tempo dopo il suo coimputato Walter Camba, ieri si è costituito ai Carabinieri, non senza aver rilasciato alcune dichiarazioni al giornale cortigiano L’UNIONE SARDA che, infatti, ne dava conto col massimo di cortigianeria, non sentendo il dovere di minimamente riflettere sugli errori della magistratura che stanno alla base di questa vicenda giudiziaria. (altro…)
COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI
Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)
IL CARNEVALE FINISCE MALE (PER LA LOBBY GIUSTIZIALISTA)
Oggi, 30 ottobre 2002, a distanza di una decina d’anni abbondante, la Suprema Corte di Cassazione, proprio quella Suprema Corte di Cassazione che fu colpita al cuore nella sua credibilità da questo caso (e ora la Boccassini ci ritenta), ha messo la parola fine alla tragicommedia penale che interessava il più valido e preparato magistrato d’Italia, il dottor Corrado Carnevale, oggi presidente di una sezione civile della Cassazione ma dieci anni fa, prima che si scatenasse contro di lui il linciaggio politico-giudiziario promosso dal duo Violante-Caselli, presidente della famosa Prima Sezione della Cassazione medesima, che dava fastidio alla magistratura giustizialista e ai suoi supporters politici perché annullava senza riguardi sentenze colme di illegalità e illogicità, che si pretendeva di far sanzionare dalla Suprema Corte in nome di Sua Maestà l’Antimafia e in spregio ai diritti civili.
Annullamento senza rinvio, ha sentenziato la Cassazione. Sentenza d’appello (che aveva capovolto quella di primo grado del Tribunale di Palermo, che aveva mandato assolto Carnevale) da gettare nella spazzatura, e spiate dei giudici ex colleghi di Carnevale che rivelavano le segrete cose che accadevano in Camera di Consiglio illegali, violazione del segreto d’ufficio, quindi forse più reati che testimonianze, e l’eccesso di zelo gioca davvero brutti scherzi a certi giudici giustizialisti. Anche lo zelo di instancabili zeloti come l’attuale Presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto (che dicono sia un uomo di quel Gianni De Gennaro accusato da Lombardini di aver organizzato la messinscena della autoliberazione di Silvia Melis) si è rivelato del tutto inutile, degno di miglior causa. Non fateci perdere altro tempo trastullandovi con le vostre corbellerie, ha detto la Cassazione, niente nuovi processi: Carnevale assolto, e basta!!! (altro…)
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio). (altro…)
CHI NON SBAGLIA MAI? CHI NON FA NIENTE … E IL DOTTOR PIANA LO SA!!!
Dopo le vicende de L’UNIONE SARDA, l’accanimento degno di miglior causa dispiegato insieme al PM ANTIGRAUSO Guido Pani per estromettere, appunto, Nicola Grauso, reo di essere un editore puro (e non troppo interessato alle palazzine, come Zuncheddu e i suoi amici delle Cooperative rosse) e non condizionabile, dal circuito dell’informazione regionale, l’ha imparato bene, il dottor Carlo Piana; sulla base delle denunce di Grauso, una giovane e irrispettosa PM, la dottoressa Marzia Sabella, l’aveva iscritto, insieme al PM ANTIGRAUSO Pani (che anche lui, da allora, ha pensato bene di tornarsi a occupare di falsi ideologici, rapinette e fesserie varie) e insieme al GIUDICE ANTIGRAUSO dottor Gian Giacomo Pisotti, un magistrato di preparazione paragonabile a quella di pochi che nella vicenda UNIONE SARDA, per accontentare i suoi amichetti del PDS, ha “sputtanato” in pochi mesi un’autorevolezza che si era conquistato in decenni di duro lavoro, nel temibile registro delle notizie di reato della Procura di Palermo, e magari i risultati saranno pure stati innocui (non ne siamo a conoscenza), ma non sta certo bene, perché immaginiamo la reazione che nelle chiacchiere da bar, col sarcasmo a volte sadico che li contraddistingue, avranno avuto i cagliaritani: <<mì, Piana esti indagau>>, con corollario di commenti non certo benevoli, visto che siamo in una città dove gli onesti sono ancora e saranno sempre orfani dell’indimenticabile Luigi Lombardini, di cui Piana è l’antitesi fatta persona, anche nel bene forse, non solo nel male.
Finito l’accanimento giudiziario contro Grauso, che in parte nasceva dall’inveterata antipatia che il Procuratore nutriva personalmente nei confronti dell’editore, in parte da precise opposizioni di una composita lobby spaziante dal PDS ad alcuni magistrati cagliaritani zeppi di scheletri negli armadi che Grauso rischiava di scoperchiare a certi spezzoni poco palesi e poco puliti della Massoneria, l’ha imparata bene la lezione, il dottor Piana: non sbaglia mai chi non fa niente, e così perfino la pallida Tangentopoli cagliaritana dei primi anni ’90, quando Paolo De Angelis, ossannato come il “Di Pietro sardo”, decapitò l’amministrazione comunale di Cagliari spianando la strada all’ascesa della buona amministrazione di Mariano Delogu (che sarà forse stata popolata di massoni, ma certo non di ladri e incapaci), ma si dimenticò di spiegare più zelo riguardo agli amministratori del PCI/PDS e alle Cooperative rosse, è diventata uno sbiadito ricordo. (altro…)
L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI
Dicono che l’ora del cambio della guardia al vertice della Procura di Cagliari si avvicini, e in particolare che il dottor Carlo Piana, che suo malgrado passerà alla cronaca giudiziaria per i suoi silenzi su molte porcherie perpetrate da sostituti della sua Procura e per i suoi ingiustificati accanimenti contro Nicola Grauso e dintorni (pensate se la Legge Cirami ci fosse stata da molto prima …), abbia rinunciato a spiccare il “grande salto” verso Milano, sulla poltrona che tra meno di un mese non sarà più di Gerardo D’Ambrosio, e intenda concludere la sua ottima carriera a Cagliari, puntando alla poltrona di Procuratore Generale, anche se, tra il dire e il fare, c’è il problema della collocazione del dottor Vittorio Antonini, che a Cagliari non vuole rimanerci (riteniamo che sia una persona intelligente e abbia fiutato l’aria da subito) ma che ha difficoltà di collocazione in una posizione adeguata sia in Calabria, dove tutti i posti chiave sono occupati, sia a Roma, dove pare intenda concorrere per l’ambita poltrona di Procuratore Generale ma con una folta concorrenza.
Riteniamo però che il problema in qualche modo prima o poi si risolverà, e che Piana sarà un ottimo procuratore generale se continuerà ad ispirarsi alla filosofia per cui chi non fa niente non sbaglia mai, quella che Francesco Pintus non ha seguito, non accettando di far finta di non vedere errori e abusi dei sostituti della Procura presso il Tribunale, cacciandosi in un sacco di guai. (altro…)
LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA
Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non ha un figlio, ma due. Uno, Luca, quello che aveva già quando l’avevano rapita, ha compiuto dieci anni poco fa e gli facciamo tanti auguri posticipati, ma oggi cade il compleanno di un’altra figlia, sgraziata e gracile, che Silvietta ha generato nel momento stesso in cui tornò tra i liberi, alla quale, in mancanza di un nome più decente, i baldi poliziotti del signor De Gennaro, con l’assenso obbligato dei PM Piana e Mura costretti dalle circostanze a fare i pesci in barile, è stato imposto il nome di “autoliberazione”.
Esattamente cinque anni fa, dopo quasi nove mesi di sequestro, Silvietta annunciò raggiante all’universo mondo, ma in particolare per la soddisfazione delle orecchie del Ministro dell’Interno e del signor De Gennaro, padrini di battesimo della sgraziata figliola, che si era liberata da sola, che si era sfilata la catena che aveva al polso e che il bandito di guardia aveva stranamente allentato, e via di questo passo a raccontare baggianate, con corollario di tante, ma tante stranezze, come l’apparizione dal nulla di una tenda corredata di coperte militari (SISMI?Ma non i terremoti…) che nessuno aveva mai notato prima in una zona ampiamente visibile dalla strada (a Orgosolo dicono che è stata montata si, ma non dai banditi, bensì dai poliziotti, e non dal 29 agosto, bensì la mattina dell’11 novembre) e la furia di un capopattuglia della Questura di Nuoro nell’impedire che Silvietta fosse “salvata”, anziché da loro, da due poliziotti in borghese del Commissariato di Orgosolo, forse troppo infiltrato da amici di Luigi Lombardini, e fosse invece portata in Questura, dove il Questore dell’epoca, il piduista Cioppa, doveva ciarlare di vittoria dello Stato e farneticare del non avvenuto pagamento di alcun riscatto. (altro…)
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
L’interesse che c’è stato riguardo a questo argomento, confortato dai dati degli accessi al nostro sito anche dall’estero (perfino dalle isole FAROER: non stiamo sparandola grossa …) ci fanno pensare che molti si interroghino, o non comprendano, sul perché ce la prendiamo tanto contro il capo della Polizia Gianni De Gennaro che è stato, e neppure noi l’abbiamo certo dimenticato, uno dei principali protagonisti della stazione più proficua dell’antimafia nazionale, intrattenendo formidabili rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, collaborando col grande Giovanni Falcone e poi con Giancarlo Caselli, che sarà pure un magistrato politicante e avrà pure, per furor politico, preso delle cantonate, ma la lotta alla mafia è stato il primo procuratore capo di Palermo a farla seriamente.
Noi non dimentichiamo certo i grandi meriti del dottor De Gennaro, il suo ruolo fondamentale, forse insostituibile, nel tessere quei proficui rapporti investigativi con gli Stati Uniti dei Rudolph Giuliani senza i quali una seria lotta alla mafia delle varie Pizza Connection, del denaro sporco e del narcotraffico sarebbe stata impensabile, il fatto che si tratti di un uomo che da una vita vive sotto scorta essendo tuttora, insieme allo stesso Caselli, l’obiettivo numero uno delle possibili ritorsioni omicidarie di Cosa Nostra; senza di lui, forse, saremmo ancora all’epoca della Questura di Palermo piena di piduisti e di collusi, dove un poliziotto come Boris Giuliano doveva innanzitutto guardarsi dai suoi colleghi. (altro…)
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
Non c’è mai limite al peggio, ma da Gilberto Ganassi non ce l’aspettavamo, ed è stupefacente constatare come un magistrato come lui, giunto a Cagliari con una posizione di estraneità alle camarille locali, si sia, in poco tempo, totalmente omologato ai modi di fare dei suoi degni colleghi, dimostrandosi addirittura più realista del re.
Ci riferiamo, ovviamente, al suo becero intervento al processo d’appello contro i pretesi sequestratori di Silvia Melis, ossia i soli che hanno voluto acchiappare e sempre che abbiano preso parte all’odioso reato, laddove il signor Ganassi non si è limitato, come ogni buon magistrato dovrebbe fare, ad esporre civilmente e pacatamente gli elementi a sostegno delle proprie insostenibili argomentazioni a ribadire la pretesa verosimiglianza del castello di bugie costruito intorno al sequestro Melis (particolarmente patetica e ridicola l’insistenza sulla pretesa “fuga” di Silvia Melis, lo ribadiamo con la famosa tenda di Locoe mai vista da alcuno fino all’11 novembre, la strana scelta da parte dei pretesi “banditi” di tende militari e catene nuove di zecca), bensì, credendosi forse sul palco della Festa dell’Unità o a un raduno di girotondini, si è sentito in dovere, pur senza fare nomi, di fare un comiziaccio che neppure Nanni Moretti, inveendo contro tutti i soggetti estranei al rapporto processuale che hanno osato mettere in dubbio la verità processuale, o come crediamo noi la falsità processuale, abilmente costruita a Lanusei, dove la Procura Distrettuale ha, naturalmente, portato e valorizzato solo gli elementi che le convenivano, aiutata dal dottor Lo Curto, personaggio in bilico tra magistratura (sempre e comunque militante) e Polizia, che col pretesto di ribadire a ogni istante che a quel processo non si doveva parlare di Lombardini, ha estromesso l’80 per cento degli elementi utili a ricostruire la verità. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: LE VERITA’ DEL SISDE
Evidentemente quel signore anonimo, che si diceva agente del SISDE e che si era fatto intervistare quattro anni fa da Fiorentino Pironti per LA NUOVA SARDEGNA non millantava quando diceva che i servizi segreti avrebbero presto fatto partire una loro autonoma inchiesta sul caso Melis; nè vaneggiavano quelle persone che, fin dai primi mesi del 1999, si vedevano rivolgere domande indiscrete, laddove l’interlocutore, talora, precisava apertamente di lavorare per i servizi.
Si è avuta infatti informale conferma circa l’attuazione di attività di indagine che il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE) starebbe conducendo da quasi quattro anni, allo scopo di appurare la verità sui retroscena del sequestro e della liberazione di Silvia Melis e sul ruolo di Luigi Lombardini; l’iniziativa, che non costituirebbe una “controinchiesta” alternativa a quella della magistratura di Cagliari e di Palermo, sarebbe stata invece messa in atto ad uso interno, intendendo gli uomini del SISDE dimostrare la loro totale estraneità a pretese “deviazioni” in collegamento con Luigi Lombardini e, parimenti, alle varie messe in scene e manfrine attuate da altri relativamente alla liberazione di Silvia Melis. (altro…)
COSENZA CHIAMA CAGLIARI: MUSICA NUOVA IN PROCURA!
C’era un bellissimo slogan del Maggio francese che recitava più o meno “la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”: ebbene è proprio quello che è avvenuto ieri a Cosenza, una delle tante città del Sud dove da tempo l’unica realtà palpabile, l’unico potere palpabile, sembrava essere quello delle tante Superprocure intente a gestire una criticabile antimafia i cui effetti sono paragonabili al voler svuotare il mare con un secchiello.
La manifestazione dei No Global, con la quale, oltre alla liberazione di tutti i “compagni” arrestati (peccato rovinare con queste accentuazioni una lotta sacrosanta: diciamo liberazione dei cittadini arrestati senza prove …), si chiedevano le dimissioni del capo della Polizia De Gennario, cosa su cui per motivi in parte diversi in parte uguali siamo D’ACCORDISSIMO, è stata, grazie anche all’ormai sperimentata abilità del ministro dell’interno Beppe Pisanu (che sembra aver convinto i poliziotti che la devono finire di comportarsi come teppisti), più che una manifestazione pacifica: è stata una festa, con un’intera città, dove certo non manca l’elettorato di centrodestra, che si è stretta intorno ai propri ragazzi, sbattuti ingiustamente in galera da una Procura che agisce come una scheggia impazzita e deviata del sistema, e poi il Procuratore di Cosenza ha pure la faccia tosta di lagnarsi per essere stato isolato … meglio farebbe a dimettersi, dato che ha perso ogni legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica! (altro…)
CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA
Una novità clamorosa sul caso Lombardini, che abbiamo potuto apprendere solo a distanza di un bel po’ di tempo, è giunta, il 22 ottobre 1998, dall’interrogatorio avanti al Tribunale di Palermo, nel contesto del “Processone” a carico di Nicola Grauso e altri, del giornalista de LA REPUBBLICA Daniele Mastrogiacomo, il quale, si ricorderà, il 21 novembre 1997, assieme alla collega de IL MESSAGGERO Antonella Stocco, registrò una lunga conversazione con Lombardini, ove questi rivelava alcuni retroscena su come la risoluzione del sequestro di Silvia Melis era realmente avvenuta; successivamente, Mastrogiacomo mantenne con Lombardini un rapporto fatto di telefonate e di brevi occasionali incontri a Roma, dove il magistrato suicida si recava ogni tanto per servizio, ed è in questo contesto che è maturato l’evento clamoroso di cui vi vogliamo parlare, per evidenziare il quale diamo direttamente la parola a Daniele Mastrogiacomo, come da verbale d’udienza: (altro…)
CHI NON E’ D’ACCORDO CON PILIA O E’ UN LADRO O E’ UNA SPIA
Pare proprio una guerra, il processo Melis, anche nella più ovattata sede della Corte d’Appello di Cagliari.
Dopo il comiziaccio da girotondini del dottor Ganassi, che pare Nanni Moretti voglia ingaggiare per il prossimo evento, e il più misurato intervento del dottor Mura, cui l’età matura ha ispirato anche un comportamento più maturo, è tornato il turno dei comiziacci, stavolta ad operadel difensore di parte civile, o meglio il difensore-fidanzato di Silvietta Melis la sequestrata libera e bella, l’avvocato Paolo Pilia, il quale, rifacendosi a quanto già detto da Ganassi, ha in sostanza chiesto alla Corte d’Appello di voler costruire un fossato infestato dai coccodrilli intorno alla discutibile verità processuale derivante dalle deposizioni della stessa Silvietta, unica sequestrata al mondo in grado di poter udire Lilli Gruber leggere il TG durante la prigionia (e di amenità simili nelle sue deposizioni ne trovate altre), attaccando a testa bassa i difensori di Grazia Marine &Company, forse colpevoli, o forse solo rei di essere stati incastrati dentromeccanismi più grandi di loro da chi, avendo fallito totalmente lapropria opera, avendo dovuto elargire ai veri custodi di Silvietta l’impunità oltre che denaro di Stato, aveva assoluto bisogno di consegnare dei colpevoli all’opinione pubblica, specie perché dopo la morte di Luigi Lombardini sarebbero stati facili i raffronti. (altro…)
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)
PIANA, PANI E PISOTTI LIBERI? ALLORA LIBERI TUTTI!
Oggi il Tribunale della Libertà di Catanzaro, come prevedevamo, ha scarcerato tutti i No Global accusati di associazione sovversiva dalla Procura di Cosenza, ma anche se ne siamo lieti per ora non vogliamo commentare questa decisione: non si conoscono ancora le motivazioni della decisione e ogni discettazione sarebbe prematura.
Dobbiamo invece tornare ad occuparci della ponderosa richiesta di archiviazione, oltre cento pagine fitte fitte, proposta dalla PM della Procura di Palermo Marzia Sabella (parente di Alfonso Sabella, uno dei “cocchi” di Giancarlo Caselli?) riguardo all’inchiesta sul “caso Unione Sarda” e tante altre amene vicende simili che interessarono Nicola Grauso, scaturita da documentati esposti dell’ex editore, assistito in qualità di persona offesa dal professor Carlo Taormina. (altro…)
PARLI DEL DIAVOLO E SPUNTANO I PIRATI (INFORMATICI)
La verità è rivoluzionaria, soleva dire un certo Mao Tze Tung, e a parte tutte le note magagne del comunismo cinese, dev’essere proprio vero, dato che il nostro sito, che per quasi due anni di fila ha parlato male di Carlo Piana e soci senza conseguenze, per la prima volta si vede sottoposto agli attacchi di poveri dilettanti aspiranti pirati informatici, in strana coincidenza temporale, assolutamente perfetta, col nostro annuncio di possedere una registrazione che smentisce la recisa smentita del senatore avvocato Mariano Delogu quanto ad aver seccamente smentito, avanti al PM di Palermo, di aver ricevuto da Piana la notizia informale per cui Nicola Grauso, versando 3-4 miliardi, avrebbe potuto salvare L’UNIONE SARDA dalla procedura ex art. 2409 del codice civile, laddove sul punto, come da dichiarazioni esposte nella nostra ULTIM’ORA del 3 dicembre ultimo scorso, emergono significative conferme dalle dichiarazioni di un avvocato e docente universitario di indubitabile autorevolezza come il professor Gabriele Racugno, uno che sa il fatto suo quale ordinario di diritto commerciale alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Cagliari.
Gli incauti e maldestri pirati, i quali, Dio solo sa perché, hanno agito utilizzando un accesso internet collegato al communication provider Level 2, avente sede a Omaha, Nebraska, U.S.A., forse cercavano quella registrazione, forse volevano ascoltarne il contenuto (potranno farlo comodamente tra poco, senza accessi illegali) per studiare le contromosse, magari inventandosi che la stessa è manipolata o, visto che si sa che questo sito è espressione dei servizi segreti deviati, che è stata carpita con una cimice piazzata nella stanza di Piana? (altro…)
LA SINISTRA E LOMBARDINI: UN’OCCASIONE PERDUTA
Incredibile, forse, ma vero: stando agli esiti parziali del nostro sondaggio interattivo, nelle intenzioni di voto dei nostri visitatori i DS sono ampiamente il partito di maggioranza relativa, seguiti a una certa distanza dai centristi della Casa della Libertà, e il centrodestra è solo di pochissimo il primo schieramento.
Come abbiamo già detto, la cosa ci fa molto piacere: evidentemente le nostre argomentazioni, sebbene sovente crude, sono almeno in certa misura condivise dalle persone di sinistra, almeno quelle, e crediamo e speriamo che siano tanti, che dinanzi al problema della Mala Iustitia Caralitana non hanno scelto di mettersi le fette di salame sugli occhi, bensì di rifletterci; e questo non ci stupisce perché, conoscendo abbastanza quel mondo politico, sappiamo che la base, nei DS e forse nell’intero centrosinistra, è migliore del vertice. (altro…)
ONORE A CAPONNETTO, UOMO ONESTO
Almeno per un giorno, è per noi doveroso evitare di parlare in questa pagina delle consuete sozzerie di casa nostra di cui ci occupiamo abitualmente, essendo inderogabile onorare, nel nostro piccolo, la memoria di un uomo timido, apparentemente fragile, che ha dato tantissimo alla giustizia e alla Nazione tutta.
Ci riferiamo al giudice Antonino Caponnetto, ideatore del Pool Antimafia di Palermo degli anni ’80, che portò al primo Maxiprocesso contro Cosa Nostra, il quale, da tempo in pensione, è deceduto ieri nella sua Firenze all’età di 82 anni.
Se dovessimo dare in poche parole una definizione del giudice Caponnetto, ci basterebbero tre parole: un uomo onesto. Ossia una di quelle persone con un radicato e inattaccabile senso dell’onestà e della legalità, non portato al protagonismo ma, davanti a certe porcherie, capace di indignarsi e di impegnarsi senza dispendio di energie per ripristinare quella legalità posta a repentaglio, nel caso di specie dal fenomeno mafioso. (altro…)
SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!
Ci preoccupa molto che un uomo come Mariano Delogu, che, nonostante certi suoi modi di fare non ci piacciano affatto, continuiamo a stimare parecchio, che è sempre stato un uomo indipendente che non ha mai aderito ad alcun partito a pieno titolo, che ha tenuto lontani, finché ha potuto, i partiti dalla giunta comunale di Cagliari e, anche per questo, è riuscito a passare già alla storia come il miglior sindaco che la città abbia avuto dal dopoguerra, e che casomai è sempre stato legato a un politico come l’onorevole (anche lui avvocato) Gianfranco Anedda, che non ha mai avuto problemi a dire quel che pensava, si sia dovuto comportare così, ossia nel modo che emerge dal raffronto tra le affermazioni di Nicola Grauso, le dichiarazioni da lui (Delogu) rese al PM di Palermo Marzia Sabella e le diverse consapevolezze in suo possesso che emergono dai suoi colloqui con Grauso (tutto il materiale è reperibile nella nostra sezione MATERIALI).
Diciamo non casualmente “si sia dovuto comportare”, perché il senatore avvocato Delogu è uomo che ha sempre mostrato di non aver paura di niente e di nessuno, che coraggiosamente scendeva di persona nel Largo Carlo Felice a trattare coi turbolenti sfrattati cagliaritani, risolvendo da solo la crisi che si era determinata sulle case popolari, e rispondeva con giusto sprezzo a qualcuno che dai banchi del Consiglio comunale faceva il “Pierino” sul suo modo di fare che non accettava simili critiche, perché lui il sindaco lo faceva così; e non è un caso che godesse dell’incondizionata stima di Luigi Lombardini, non certo dovuta a meri motivi di assonanze politiche, ma al fatto che Lombardini, in questo uomo di altri tempi, forse perfino medievali, considerava degni interlocutori solo i “veri uomini”, e Delogu è uno di questi. (altro…)
ALLA PROCURA DI PALERMO: OGNI MISURA E’ COLMA!!!
Arrivando stavolta un po’ in ritardo rispetto a noi, qualche giorno fa IL GIORNALE ha pubblicato un articolo contenente le ultimissime sullo strano caso di Paolo Santona, il detenuto ex collaboratore di giustizia che, dopo essersi rifiutato di assecondare le illecite richieste di un magistrato di “incastrare” qualcuno simulando a suo carico le tracce del reato di detenzione di stupefacenti (tecnicamente si chiama calunnia reale), patì una serie di vicissitudini che lo portarono alla revoca del programma di protezione e, alfine, a finire nel carcere di Buoncammino, dove fu spedito, non si sa se incoscientemente o dolosamente, nonostante vi fossero recluse molte persone che lui aveva fatto arrestare, e dove fu trovato apparentemente suicida.
Citiamo l’articolo del bravo giornalista Gian Marco Chiocci non per il contenuto, dato che rispetto a quanto già riferito da noi non vi è quasi nulla di nuovo, ma per la definizione di “coraggioso” che il giornalista ha dato del PM Danilo Tronci, sicuramente un giovane magistrato serio, onesto e per giunta non “incompatibile”, insomma una perla rara nel Palazzaccio di piazza Repubblica, per avere questi allertato con urgenza il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, peraltro senza ottenere provvedimenti o risposta alcuna, affinché Santona fosse spostato da quel carcere, che era per lui pericoloso. (altro…)
A CALTANISSETTA TUTTI I PROCESSI SUI MAGISTRATI SARDI!!!
Perché i magistrati della Procura di Palermo, che hanno dispiegato un accanimento degno di miglior causa nei confronti del povero Luigi Lombardini ritenendo degne di credito certe artate farneticazioni, non compiano il loro dovere rispetto agli innumerevoli abusi ed illeciti ascrivibili, secondo denunce e notizie di stampa, a taluni magistrati del Palazzaccio di piazza Repubblica, rimane un mistero; dovendo escludere che siano in malafede, bisogna alternativamente ritenere o che della realtà sarda e cagliaritana non capiscono niente, o che sono anche loro condizionati, come a suo tempo lo fu l’effimero ministro della giustizia Oliviero Diliberto, da esigenze di ordine superiore.
Probabilmente sono entrambe le cose.
I PM di Palermo, che pure hanno sul fenomeno mafioso un patrimonio di conoscenze senza eguali in Italia, se non forse a Napoli o in Calabria, dovrebbero ben sapere che mafia non è solo quella che spara, che incapretta, che scioglie i bambini nell’acido, ma anche quella che ai cruenti mezzi delle brutali esecuzioni, che fanno rumore e attirano troppe tracce, preferisce quelli, molto più cruenti in una società come la nostra, dell’emarginazione politica, economica, sociale e culturale; a Cagliari, chiunque, anche solo per far valere i propri diritti, si trovi a cozzare contro intoccabili interessi forti, non solo di certa magistratura o di certi politicanti affaristi, ma anche di certe “grandi famiglie”, subisce sistematicamente questa sorte, tramite ritorsioni di varia specie (fallimenti pilotati, procedure di “controllo giudiziario”, trasferimenti per incompatibilità ambientale, procedure di dispensa dal servizio), intorno alle quali, talora per fortuna senza successo finale, si formano solidali coalizioni di magistrati, politici, imprenditori rapaci e periti collusi, nonché giornalisti fiancheggiatori, capaci di intimidire chiunque si opponga (e il coraggio è moneta rara a Cagliari, città dei Don Abbondio). E che cos’è questo se non l’avvalersi della forza di un vincolo associativo e della condizione di omertà che ne discende, come dice l’articolo 416-bis del codice penale? (altro…)
CALUNNIO’ L’EX AVVOCATO DI SANTONA: IMPRENDITORE CONDANNATO
L’imprenditore Ilvano Bertucci, già sotto inchiesta per traffico di droga, si è visto appioppare dal Tribunale di Cagliari una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per calunnia nei confronti del suo ex difensore, avvocato Antonello Podda.
La notizia, riportata da L’UNIONE SARDA con la consueta vocazione alla censura, si riferisce agli strascichi di una denuncia per infedele patrocinio proposta tempo addietro da Bertucci nei confronti dell’avvocato Podda; nell’occasione, Bertucci aveva anche denunciato per abuso d’ufficio il sostituto procuratore Mario Marchetti (di cui, cari pseudogiornalisti dell’UNIONE, era perfettamente inutile tacere il nome, tanto hanno capito tutti), titolare delle indagini (che si astenne e lo denunciò alla Procura di Palermo per calunnia), che fu prosciolto da ogni addebito, e al quale Bertucci rivolse, tra l’altro, l’accusa di aver consumato cocaina nel corso di un interrogatorio in carcere e di aver invitato il Bertucci a consumarne a sua volta (l’episodio è riportato in un memoriale di Luigi Lombardini, ma Bertucci aveva platealmente accusato Marchetti, presente in aula, durante un processo). (altro…)
SEQUESTRO MELIS: CHI PROTESSE IL “CAINO” CHE VENDETTE SILVIA AI BANDITI?
Forse non tutti conoscono quasi a memoria, come noi, gli atti dei processi sul sequestro di Silvia Melis, ma c’è un quesito che tutti potrete trovare fondato: come mai, se è vero che Silvietta, come da sue dichiarazioni, la sera del 19 febbraio 1997 fece un cambiamento di programma all’ultimo momento, essendo quindi l’ora della sua presenza in casa imprevedibile, i banditi facenti parte del “gruppo di prelievo” la poterono catturare tanto a colpo sicuro?
Negli ambienti del SISDE, si mormora una possibile risposta a questo interrogativo: una persona molto vicina a Silvia Melis, verosimilmente facente parte del gruppo di amici che quella sera dovevano cenare con lei e che furono avvertiti del suo cambiamento di programma, abbia agito da autentico caino, da basista in comunicazione in tempo reale col gruppo di prelievo, in grado di comunicare a questo l’ora pressoché esatta in cui Silvia si sarebbe trovata davanti a casa sua da sola, coincidente oltre tutto con la chiusura della Standa, dirimpettaia alla casa di Silvia, e quindi col venir meno di eccessivo movimento. (altro…)
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGNA
E’ singolare, non trovate?, che ai cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA né quelli de LA NUOVA SARDEGNA, che tra i Luigi Almiento, le Maria Francesca Chiappe, i Mauro “James” Lissia e gli Umberto Aime, sono sveltissimi ad intonare continui peana ai peggiori magistrati, sia sfuggita la notizia della richiesta di archiviazione della PM Marzia Sabella di Palermo, relativa all’esposto di Nicola Grauso contro Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti e altri relativamente al “caso Unione Sarda” e ad altre amenità.
Ricordiamo infatti che costoro erano molto lesti, anche mistificando la realtà e fabbricando sconce “veline” a dar conto di ogni notizia favorevole ai nostri eroi, come fece la Chiappe quando, nell’ottobre 2000, diede conto dell’archiviazione nei confronti di Mario Marchetti di un procedimento per “incompatibilità ambientale” relativo al “caso Furlanetto”, riferendo laconicamente che Marchetti aveva dimostrato di “aver agito secondo legge” (omettiamo un commento che ci procurerebbe una querela), e omettendo invece di riferire che, sulla stessa base, gli atti erano stati trasmessi ai titolari dell’azione disciplinare, che poi avvieranno nei confronti di Marchetti un procedimento disciplinare, purtroppo conclusosi con l’assoluzione. (altro…)
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)
I CONTI DI CARLO PIANA, PROCURATORE IN SMOBILITAZIONE
Forse le sue responsabilità dirette sono ridotte all’osso nel totale fallimento delle indagini di Mura, Ganassi, Pagliei e altri sul caso Melis, sta di fatto che probabilmente la clamorosa sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre scorso incentiverà ancor di più il dottor Piana, procuratore distrettuale, nei suoi intendimenti, esternati da tempo nel “giro” degli addetti ai lavori, di abbandonare anzitempo la guida di questa turbolenta Procura distrettuale che, piena di pasticcioni e di gente avventata com’è, ha compromesso grandemente la sua immagine di magistrato di assoluta autorevolezza e di incondizionata unanime stima, per il solo fatto di guidarla, essendo riuscito forse, da ultimo, nell’evitare che i suoi sostituti facessero troppe fesserie, ma non riuscendo mai a controllare appieno la situazione.
Sfumata l’ipotesi Milano, di una candidatura alla locale Procura al posto del pensionato Gerardo D’Ambrosio, dato che il procuratore pare non abbia intenzione di spostarsi dalla Sardegna, rimane l’ipotesi primaria che Piana intenda salire, o meglio scendere, al secondo piano del Palazzaccio, sulla poltrona di Procuratore generale, e tuttavia ciò richiede che sia primariamente promosso l’attuale Procuratore generale Vittorio Antonini, che però ha proposto la propria candidatura alla Procura generale di Roma senza grosse chances di spuntarla, vedendosi sbarrata la strada da un candidato potente quale l’attuale procuratore capo della capitale Salvatore Vecchione. (altro…)
2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS
Finalmente, finita la solita scontata retorica del buon Natale e del felice Anno Nuovo, il 2003 è veramente cominciato, e forse stiamo entrando nell’anno in cui si conosceranno, finalmente, molte veritì in particolare quanto ai riposti segreti del caso Melis e del tragicamente connesso caso Lombardini, che vengono e verranno, a poco a poco, svelati ad uno ad uno, finalmente grazie non solo all’infaticabile opera informativa nostra e di pochi altri, ma anche a squarci di chiarezza provenienti dal mondo giudiziario, come la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre, di cui attendiamo impazientemente di conoscere le motivazioni.
A Orgosolo, commentando il gran pasticcio combinato dagli inquirenti dei nostri giorni, dai Mura, dai Pagliei e soci quanto al coinvolgimento di Grazia Marine e compagnia, escluso dalla Corte d’Appello, nel sequestro di Silvia Melis, c’è chi significativamente sospira: “Se ci fosse Lombardini …”, ed è tutto dire, se questo commento viene formulato in un paese dove in tanti furono ridotti in catene quali autori di sequestri di persona da quel duro magistrato; il significato evidente è … se ci fosse Lombardini che era giusto, che arrestava chi doveva essere arrestato, mentre gli inquirenti di oggi, non senza depistaggi e pastrocchi vari, arrestano innocenti e gettano via la chiave, in attesa che un giudice coraggioso, come il dottor Zagardo, si tuffi per recuperarla. (altro…)
TERRORISMO, STAVOLTA TOCCA AL GIORNALE CORTIGIANO
Hanno colpito ancora, stavolta col tritolo. Poco prima della mezzanotte, un ordigno esplosivo, collocato poco dopo che l’ultimo redattore se ne era andato, ha devastato la redazione di Nuoro de L’UNIONE SARDA, giusto nell’immediata vigilia della visita in Sardegna del ministro dell’interno Beppe Pisanu, correlata proprio alle iniziative da adottare nei confronti di questa sempre più preoccupante escalation terroristica.
Al momento non vi è nessuna rivendicazione, anche se si ipotizza un collegamento con dei pacchi-bomba giunti mesi prima al quotidiano cagliaritano e con l’attentato dell’ottobre scorso al ripetitore Rai di Capoterra, bravate entrambe firmate dal sedicente gruppo “Resistentzia”, e comunque è assolutamente inquietante una circostanza: l’ordigno è stato collocato nell’imminenza o in costanza della presenza del ministro dell’interno, che stavolta è un sardo, proprio come accadde nel 1998, quando ignoti, che gli investigatori avevano ritenuto far capo alla banda Piroddi (ma si ricorderà che Maria Ausilia Piroddi fu assolta dalle accuse relative ai numerosi attentati di Barisardo), piazzarono una bomba al Banco di Sardegna di Tortolì in coincidenza con la visita dell’allora responsabile del Viminale Rosa Russo Jervolino, anche allora giunta con riguardo alla preoccupante escalation di attentati che, peraltro con inquietante successione temporale rispetto al suicidio di Luigi Lombardini, si stava verificando in Ogliastra. (altro…)
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
C’è qualcosa che non quadra nella logica complessiva delle bombe e delle intimidazioni che, da un tempo che è già decisamente eccessivo, colpiscono a 360 gradi, sotto le insegne e le rivendicazioni di varie e disparate sigle di stampo eversivo, in Sardegna, in questa nostra terra dove si pensava che il rischio terroristico fosse ormai definitivamente archiviato nella pattumiera della storia.
Qualcosa non quadra perché, a ben vedere, solamente le minacce ai sindacati CISL e UIL, sigle sindacali moderate che hanno il torto di non seguire in tutto e per tutto la CGIL nella sconsiderata politica movimentista sfasciatutto che, al fianco dei girotondini, quel sindacato ha intrapreso da quando il suo ex-leader Cofferati si è messo in testa di diventare un leader politico, rientrano nella logica tradizionale delle Brigate Rosse e gruppi affini, che come è noto, fin dai tempi del sequestro Moro e dell’assassinio del magistrato di sinistra Emilio Alessandrini, ha come obiettivi non tanto i rappresentanti della destra, quanto coloro che, nel centro e a sinistra, hanno il torto di perseguire politiche “moderate”, “riformiste”, sabotando così, nella visione veteromarxista di questi gruppi, quella corsa a far esplodere le “contraddizioni del sistema” che dovrebbe condurre alla rivoluzione. (altro…)
SPUTTANATI!!!
Questa volta si sono accorti di averla fatta proprio grossa, con la loro inerzia, il loro silenzio, la loro arroganza su una situazione di illegalità sistematica e diffusa in ordine alla quale era prima o poi prevedibile che si abbattesse la scure di un ministro della giustizia con un minimo di scrupolo e obiettività, certo non del compagno Diliberto la cui cassaforte finanziaria Cooperativa Cento era sotto la scure delle indagini del dottor De Angelis, né del compagno Fassino che ha sempre l’aria di uno che non sa dove diavolo si trova e perché diavolo ci si trova.
Sulla questione delle infinite e innumerevoli incompatibilità parentali, per coniugio o parentela tra loro o con avvocati dello stesso foro, i magistrati cagliaritani sono stati, stavolta, definitivamente sputtanati, senza possibilità alcuna di una ritirata onorevole, che avrebbero potuto attuare ben prima, e poco conta che le denunce, che si collocano nell’ambito di quella “caccia agli incompatibili” che il caso Galizzi e le prese di posizione del ministro Castelli e di taluni esponenti del C.S.M. hanno ormai scatenato in tutta Italia, siano state pubblicate da IL GIORNALE, che però è pur sempre il quarto quotidiano nazionale per numero di lettori, e da LA PADANIA, organo di partito certo non letto in Sardegna, e non certo sul foglio di censura zuncheddiana UNIONE SARDA, tanto meno sullo House Organ della Procura di Cagliari LA NUOVA SARDEGNA. (altro…)
INCOMPATIBILITA’, L’UNIONE SARDA TACE, LA PADANIA DA LA PAROLA A GRAUSO
Dopo che tanti personaggi autorevoli, tra cui da ultimo l’ex ministro della giustizia Filippo Mancuso e il consigliere laico del C.S.M. Giorgio Spangher, hanno preso posizioni favorevoli alle iniziative del ministro della giustizia Roberto Castelli sul tema delle incompatibilità parentali dei magistrati, e tra magistrati ed avvocati, “LA PADANIA”, il quotidiano della Lega Nord, partito del ministro, ospita oggi nelle sue colonne un intervento di Nicola Grauso sul tema delle incompatibilità negli uffici giudiziari di Cagliari, già trattato ieri alla pagina 3 del quotidiano milanese “IL GIORNALE”.
Nel suo breve intervento, Grauso rievoca lo sfortunato esito delle sue iniziative di quasi quattro anni fa, quando inoltrò al C.S.M. un corposo esposto inerente alle situazioni di incompatibilità, oltre venti, esistenti a Cagliari, che fu rigettato in blocco con motivazioni pretestuose, ricorda la proditoria iniziativa della dottoressa Corradini intesa a ottenere dal C.S.M. la “censura” de L’UNIONE SARDA nell’epoca in cui la stessa sollevava la questione delle incompatibilità e si sofferma diffusamente sull’argomento. (altro…)
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
Il ministro della giustizia Roberto Castelli, al quale l’essere un ingegnere ha stavolta giovato ispirandogli precisione e rigore di argomenti, ha decisamente colto nel segno, traendo spunto dallo scontro istituzionale che lo ha contrapposto al Consiglio Superiore della Magistratura sulla nomina a procuratore di Bergamo dell'”incompatibile” dottor Galizzi, ed evidenziando che, dietro quella che si voleva dipingere come una contrapposizione di natura politica, si celava invece la doverosa opposizione dello stesso ministro al tentativo di nomina di quel magistrato nonostante la smaccata incompatibilità parentale col fratello, presidente di sezione presso il Tribunale di Bergamo; come è noto, Castelli ha puntualizzato che conta ben poco che dei due fratelli uno svolga funzioni civili e l’altro sia destinato a funzioni penali, poiché deve essere rispettata la lettera della legge, che fa riferimento, quanto all’incompatibilità a sedi e uffici giudiziari nel loro complesso, senza distinzioni, poiché le interferenze tra civile e penale sono, in realtà sistematiche.
Consensi sono giunti a Castelli, spiace constatarlo, solo da esponenti della Casa delle Libertà da Gaetano Pecorella e Luigi Bobbio, rispettivamente di Forza Italia e di AN e rispettivamente presidenti della commissione giustizia alla Camera e al Senato, e da Nicola Buccico, consigliere “laico” del Consiglio Superiore della Magistratura in quota AN, già destinato alla presidenza del parlamentino dei magistrati poi “bruciato” dall’inciucio trasversale tra i “togati”, compresi quelli di Magistratura Indipendente, e i laici del centrosinistra per eleggere Virginio Rognoni. (altro…)
SCANDALOSA “UNIONE SARDA”, MEGLIO “LA PADANIA”
La dottoressa Marzia Sabella, PM di Palermo che allo stato ha chiesto l’archiviazione delle denunce di Nicola Grauso a carico di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti sul “caso UNIONE SARDA”, e soprattutto il GIP di Palermo che dovrà decidere al riguardo, potranno trarre utilissimi elementi di valutazione osservando il comportamento che in questi giorni, in cui il Ministro Castelli, ripreso da numerosi quotidiani nazionali, ha sollevato con clamore il problema delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati, ha tenuto il foglio zuncheddiano di censura L’UNIONE SARDA, che pure, sotto la ben diversa gestione di Grauso e Liori, aveva dedicato ampio spazio al problema.
Essendo costoro ormai i lacché della magistratura cagliaritana, hanno osservato la consueta linea, ossia censura totale, manco una parola, mentre IL GIORNALE e LA PADANIA riempivano pagine intere con lo sterminato elenco dei magistrati incompatibili di casa nostra e stigmatizzavano i casi più scandalosi, come quello di Piana padre e Piana figlio, ma evidentemente a Cagliari, secondo i nostri eroi de L’UNIONE SARDA che credono di essere ancora un giornale perché quattro imbecilli di terroristi li degnano di qualche (criminale) attenzione, è del tutto normale che babbo e figlio lavorino nello stesso Palazzo di giustizia, ringraziando Dio che nel frattempo i “vecchi” della dinastia Massidda siano andati in pensione lasciando solo i giovani; accidenti, ma perfino presso le Poste, dove ci sono molte meno responsabilità, e conseguenti doveri di immagine, che in magistratura, la deteriore prassi della cessione dei posti ai figli quanto meno presupponeva che il babbo, prima dell’assunzione del figlio, se ne andasse in pensione! (altro…)
NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!
E’ davvero incredibile che Nicola Grauso, che fino a poco meno di quattro anni fa aveva una posizione dominante nell’informazione sarda col controllo de L’UNIONE SARDA, di VIDEOLINA e di TCS, media poi tutti ceduti a Sergio Zuncheddu per i motivi ben noti soprattutto a Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti, oggi, per dire la sua su quello stesso argomento, le incompatibilità parentali dei magistrati, la cui trattazione aveva inciso non poco nell’atteggiamento vessatorio della magistratura nei suoi confronti, debba farsi ospitare da un quotidiano di partito, e di un partito regionale del Nord come la Lega, quale LA PADANIA, che in realtà, a dire il vero, già dal caso Lombardini ha seguito con molta attenzione e anche con una certa obiettività le vicende sarde.
Comprendiamo LA NUOVA SARDEGNA, il cui orientamento è arcinoto, ma non L’UNIONE SARDA, che benché passato dalle mani di un editore puro come Grauso a quelle di un “immobiliarista” (i cattivi direbbero “palazzinaro”) legato sia alla Massoneria che alle cooperative rosse come Sergio Zuncheddu, è pur sempre l’unico quotidiano di Cagliari e, poiché l’informazione prima di essere un diritto è un dovere per chi rivesta un ruolo così importante, dovrebbe, DEVE dare conto di certe vicende, come quella delle incompatibilità dei magistrati sollevata con clamore dal ministro Castelli, sulla quale invece non ha scritto una sola sillaba; e comprendiamo poco anche i politici sardi, i quali, al di là di alcune iniziative estemporanee di Gianfranco Anedda e di Giampaolo Nuvoli, si sono totalmente disinteressati delle problematiche che riguardano il modo in cui a Cagliari la giustizia funziona e viene amministrata, ci fa cadere le braccia che Grauso, per dire la sua, debba ricorrere a un quotidiano il cui “direttore politico” è Umberto Bossi, il Senatur, che come ministro e parlamentare certo rappresenta la nazione, ma è pur sempre nato a Cassano Magnago, Varese, e tendenzialmente qualunque parlamentare sardo dovrebbe occuparsi dei problemi della giustizia cagliaritana più di quanto se ne debba occupare lui. (altro…)
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
Luigi Lombardini, che aveva il vizietto di raccogliere informazioni su tutto e su tutti, giurava che il figlio di un noto magistrato dirigente della Associazione Nazionale Magistrati e di Magistratura Democratica, oggi in servizio come giudice presso un tribunale della Sardegna, sia riuscito a passare il concorso per uditore giudiziario in modo irriferibile, ossia con una poderosa raccomandazione del babbo, essendo privo dei benché minimi requisiti per entrare nell’ordine giudiziario …. della serie che i comunisti erano quelli che combattevano la pratica delle raccomandazioni e del nepotismo, ma ovviamente solo quando riguardavano gli altri.
E fino a qualche tempo fa, di babbi e figli nel palazzaccio di Cagliari ne trovavamo tanti, dai Massidda’s (Paolo e Francesco, fratelli, e i rispettivi figli Giovanni e Andrea), dove i padri sono per fortuna andati in pensione, ai Porcu’s (Angelo, già presidente del Tribunale di Sorveglianza, e Gaetano, PM), agli ancora attuali Piana’s (inutile dire che si tratta del mitico Don Carlos, procuratore capo, e del figliolo Paolo). (altro…)
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini. (altro…)
ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’
Ne son proprio successe di tutti i colori all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Cagliari, dall’elogio, roba che neanche Caselli, fatto dal procuratore generale Antonini del magistrato politicizzato (con evidente sottointeso “purché non a destra”), alle enormità in cui non crede neanche lei, pronunciate dalla presidentessa della A.N.M. sarda Fiorella Pilato, una comunista tanto accanita che come lei c’è solo Kim Jong Il, a smentire il fatto, chiaro come il sole, che a Cagliari vi siano una marea di incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati.
Giustamente, l’ineffabile Mauro “James” Lissia, colui che lancia il sasso, sulle pretese intercettazioni clandestine di Grauso, e poi nasconde il braccio, rifiutandosi di rivelare le fonti (sicuramente delinquenziali, o di delinquenti travestiti da servitori dello Stato) al Tribunale, fa una cronaca completa ed encomiastica dello sgangherato intervento della Pilato, quella di Baia delle Ginestre, ma dove maggiormente inzuppa il pane, il nostro collega ad honorem del mitico James Bond, è sull’affermazione del procuratore generale, che non sappiamo se disinformata o ispirata da certa sinistra, per cui nel 2002 in Sardegna non ci sono stati episodi di terrorismo. (altro…)
LA FIGURACCIA DI GRASSO: CELESTI FA FUORI I PM DEL CASO LOMBARDINI
Si è appreso oggi che il Procuratore Generale di Palermo, dottor Salvatore Celesti, ha disposto la sostituzione con un magistrato del suo ufficio dei tre PM della Procura presso il Tribunale di Palermo, Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, i quali, orfani di Giancarlo Caselli, per anni girovago e oggi procuratore generale di Torino, e di Vittorio Aliquò, da tempo trasferitosi presso la stessa procura generale di Palermo, hanno fin qui sostenuto l’accusa contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori, Luigi Garau e Salvatore Carboni (nonché, nel rito abbreviato, contro Antonio Piras) nel noto “processone” relativo alle pretese estorsioni in danno di Tito Melis e alle pretese calunnie nei confronti di Carlo Piana e Mauro Mura, scaturito dal procedimento in cui fu implicato anche Luigi Lombardini, suicidatosi a Cagliari l’11 agosto 1998 proprio dopo aver subito l’interrogatorio dei suddetti magistrati palermitani.
La decisione del dottor Celesti scaturirebbe dalla circostanza che Ingroia, Di Leo e Sava, dopo aver ottenuto un risarcimento del danno di 50 mila euro per un preteso fatto di diffamazione, sarebbero ora tecnicamente “creditori” di Antonangelo Liori, sicché, ai sensi del combinato disposto dell’art. 36 lett. a) e dell’art. 53 comma 2 del codice di procedura penale, scatta in tal caso l’obbligo per il procuratore capo di provvedere alla sostituzione del sostituto procuratore. (altro…)
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità. (altro…)
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
La sua credibilitàè a rotoli, la Procura di Vicenza ne ha tempo addietro chiesto e ottenuto l’arresto per coinvolgimento in traffici di droga, e pare che altri dichiaranti si siano tirati indietro rispetto a dichiarazioni precedentemente rese forse solo per ottenere benefici e protezione da alcuni carabinieri “anomali”, dicono obbedienti a Luigi Lombardini, che stavano scoprendo i loro altarini.
Ma Paolo Littera insiste, e con lui insiste il PM Mario Marchetti, che continua a gestire davanti al Tribunale di Cagliari (non sappiamo quanti magistrati incompatibili compongano il collegio) il processo contro l’ex comandante del GOA di Cagliari, tenente colonnello Roberto Vernesoni, e altri due appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati, grazie soprattutto alle parole del “pentito”, di essersi intascati 35 milioni di lire dalla rivendita di un quantitativo di droga distratta da quanto sequestrato in occasione di una brillante operazione. (altro…)
GLI ISPETTORI A CAGLIARI?
In queste giornate poco allegre dominate dalla notizia della morte di Gianni Agnelli, giungono ogni giorno a tamburo battente, veicolate soprattutto da giornali vicini alla maggioranza di governo – come IL GIORNALE del fratello del premier – e in particolare al ministro Castelli – come LA PADANIA, giornale appunto “padano” al quale per assurdo il sardo-napoletano Nichi Grauso deve rivolgersi per render note le proprie opinioni – voci e notizie circa l’intrapresa, da parte del ministro della giustizia, di sempre più numerose azioni disciplinari contro magistrati di vari distretti e circondari, responsabili dei più variegati comportamenti antidoverosi, dalle aperte interferenze in funzione favorevole alle sinistre, come nel caso del procuratore di Perugia Nicola Miriano, all’incuria nella trattazione dei processi, come, pare, per il sostituto procuratore di Varese Abate.
Ben vengano questi controlli più stringenti sull’operosità e sul rispetto delle più elementari regole deontologiche da parte dei magistrati, che fino a poco tempo fa, data la sinergia tra vertici giudiziari tutti amici delle sinistre, ministri della giustizia di sinistra che non facevano il proprio dovere e un Consiglio Superiore della Magistratura (quello dove un consigliere, il dottor Claudio Viazzi, si vantava apertamente di essere “del partito del ministro” che allora era il comunista all’amatriciana Diliberto) il più politicizzato (ovviamente a sinistra) della sua storia, erano del tutto omessi o erano mera finzione, tipo le iniziative avviate a suo tempo dal ministro Flick contro il PM combattente di Milano Francesco Greco, che aveva detto che il governo Prodi era peggio di quelli di Craxi, giusto per non far pensare che i signori del governo erano tutti babbei e poi naturalmente finite nel nulla. (altro…)
UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE
Stiamo entrando ormai nel quinto anno da quel tremendo 1998 che vide la tragica fine di Luigi Lombardini, sparatosi con un colpo di pistola in bocca dopo l’interrogatorio subito dai mastini della Procura di Palermo, il Procuratore “girotondino” Caselli in testa, e mentre doveva svolgersi una perquisizione, che probabilmente doveva essere seguita da un fermo di cui, dopo il fattaccio, i nostri eroi di Palermo, a quanto pare, pensarono bene di distruggere le tracce stracciando il decreto.
Il decorso del tempo, lungi dall’invocare comodi oblii della memoria o prescrizioni, impone quanto mai l’obbligo morale che sia finalmente fatta piena luce, che sia fatta piena chiarezza, sui motivi che realmente determinarono Lombardini a farla finita, perché è troppo semplice affermare, come in molti hanno fatto, che era depresso da tempo, che prendeva psicofarmaci, e altre simili amenità. (altro…)
CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!
Il drastico provvedimento del procuratore generale di Palermo Salvatore Celesti, il quale, sopperendo all’inerzia del procuratore della Repubblica Piero Grasso, ha provveduto a sostituire i PM titolari del Processone di Palermo, Antonino Ingroia (che si è distinto quale comiziante alla girotondina al recente congresso dei giudici comunisti di Magistratura Democratica), Giovanni Di Leo e Lia Sava, divenuti incompatibili poiché in contenzioso giudiziario con Antonangelo Liori (in realtà anche con Nicola Grauso, solo che nei suoi confronti non ci sono sentenze definitive), è apparso un colpo di scena ma, in realtà, è solo l’atto di morte di un processo che è durato sin troppo rispetto al nulla su cui si basa e che gli stessi Ingroia, Di Leo e Sava, giorno dopo giorno sempre più imbarazzati a sostenere un’accusa insostenibile e sempre più timorosi di incassare, con la probabile assoluzione degli imputati, la brutta figura finale che ne seguirà, pare siano stati ben lieti di abbandonare la barca del Processone che affonda.
Quando questo procedimento penale, concausa se non causa esclusiva del suicidio di Luigi Lombardini, ha avuto inizio, Ingroia, Di Leo e Sava, sicuramente magistrati onesti, il primo un tantino fanatico (Lino Jannuzzi lo chiamava, in modo buffo, l’Ayatollah Ingroia) agivano sotto le direttive non tanto di Vittorio Aliquò, che alla procura di Palermo è sempre stato vaso di coccio, quanto del comunista Caselli, all’epoca procuratore capo, e dell’ex andreottiano convertito alla causa giustizialista Guido Lo Forte, all’epoca procuratore aggiunto di punta, laddove in particolare quest’ultimo lasciava trasparire un pensiero ispirato alla più pura conspiracy theory che era suo ma sicuramente, conoscendolo, anche del suo capo, per cui dietro agli strani intrecci emersi nel sottobosco delle trattative per la liberazione di Silvia Melis vi era l’ombra della Massoneria deviata, e perché no anche dei servizi segreti deviati, entità delle quali, certamente, si sarebbe trovato qualche aggancio con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri; e queste suggestioni sono recentemente riecheggiate perfino nelle orecchie di uno dei difensori di Antonio Maria Marini nel recente processo d’appello per il sequestro Melis conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, l’avvocato Giangualberto Pepi, che ha tirato in ballo pesantemente, e a sproposito, la Massoneria. (altro…)
CASO LOMBARDINI, APERTA INCHIESTA SUL SUICIDIO A PALERMO?
Da ambienti politici vicini alla maggioranza governativa giunge la notizia, ancora tutta da verificare, che la Procura di Palermo abbia deciso di riaprire il caso, frettolosamente archiviato a suo tempo dal ministro Flick e dal Consiglio Superiore della Magistratura, relativo alle modalitàe alle premesse del suicidio di Luigi Lombardini, avvenuto, come è fin troppo noto, l’11 agosto 1998, dopo che Lombardini, reduce da uno stressante interrogatorio avanti a cinque PM diretti da Giancarlo Caselli, all’epoca procuratore capo di Palermo, stava subendo l’onta della perquisizione del suo ufficio, disposta da parte della medesima Procura palermitana.
L’inchiesta, sarebbe condotta dalla stessa Procura di Palermo (si ignora il nome dei magistrati incaricati) poiché al vaglio vi sarebbe la posizione dello stesso Caselli, che non presta più servizio in Sicilia dal marzo 1999 e quindi è giudicabile a Palermo, con riferimento alla vicenda delle pressioni di natura politica di Luciano Violante sia sui ministri Martelli e Scotti, sia sui vertici del C.S.M., affinché non fosse ostacolata la nomina di Caselli nel contesto di quel “processo alla DC”, che vide la sua massima espressione nelle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa a Giulio Andreotti e che Caselli avrebbe dovuto attuare. (altro…)
IL SUICIDIO LOMBARDINI: E SE C’ENTRASSE LA MAFIA?
Da quasi cinque anni continuiamo a interrogarci, arrovellandoci il cervello sulle possibili risposte, sul perché è stato consentito, o voluto, che Luigi Lombardini fosse sottoposto a un’infamante indagine, mediatica prima ancora che giudiziaria (come ben sanno i pennivendoli de LA NUOVA SARDEGNA coi loro sproloqui denigratori), per il reato di estorsione, lui che l’estorsione sotto forma di sequestro di persona la combatté per tutta la vita, perché si è prestato credito senza battere ciglio alle stravaganti accuse, destituite di ogni credibilità, di un bel tipo come Tito Melis che pare pensasse al budget anche quando il rischio che gli uccidessero la figlia era quanto mai attuale.
Sapevamo dei sospetti che Lombardini, ancora in vita, aveva esposto a coloro, magistrati e non, che gli erano più vicini: alcuni alti esponenti della magistratura cagliaritana avrebbero, con metodi piuttosto “informali” (per adoperare un eufemismo), contattato Tito Melis quando già da tempo la sola Procura di Palermo era competente ad indagare sulle vicende riguardanti Lombardini, e l’avrebbero convinto, o indotto, o costretto (gli aggettivi saranno molto importanti quando si indagherà su costoro, probabilmente per concussione) a rendere le note dichiarazioni a carico del magistrato suicida; dopodiché Tito Melis si precipitò a Palermo a ritrattare le dichiarazioni rese prima, in cui di fatti estorsivi non vi era cenno, e Caselli prese il tutto come oro colato. (altro…)
BERLUSCONI, PENSA UN PO’ ANCHE A NOI!
Da un po’ di anni a questa parte vi è un vero dramma, che getta i cittadini in una perenne e angosciante incertezza quanto a poter dire se possano aver fiducia nella giustizia, se sia difficile averne e, come affermato dall’onorevole Gaetano Pecorella, si possa provare solo rispetto per la magistratura o addirittura se questa, magari per motivi indipendenti da propria colpa come istituzione nel suo complesso, sia divenuta immeritevole perfino del rispetto dovutole per il suo ruolo, con conseguenza ridotta credibilità delle sentenze di condanna o di assoluzione anche quando passate in giudicato e raffiche di istanze di ricusazione di giudici, di richieste di rimessione, di denunce ai sensi dell’art. 11 del codice di procedura penale.
Il dramma consiste nel fatto che, anche se si chiacchierava lo stesso circa questo o quel magistrato che insabbiava procedimenti per favorire i potenti, ma questo veniva considerato un po’ nell’ordine delle cose nel contesto di una magistratura che solo da un decennio circa ha veramente “scoperto” la propria autonomia e la sua importanza per gli equilibri istituzionali, un tempo veniva ritenuta la più assurda delle ipotesi quella che un magistrato, per antonomasia tutore dell’osservanza delle leggi, potesse commettere reati nell’esercizio delle proprie funzioni, dall’abuso d’ufficio alla concussione, mentre oggi, alla luce di tante e piccole nefandezze che sono emerse, gli stessi magistrati, la massa dei magistrati onesti che lavorano in silenzio, hanno dovuto realizzare di vivere e lavorare in un microcosmo che presenta gli stessi difetti della società civile, e quindi, accanto a gente onesta e personaggi al limite solo un po’ disinvolti, autentici disonesti che commettono per vocazione reati avvalendosi della propria qualità e sono rotti ad ogni nefandezza, dalla falsificazione di atti all’intimidazione di testimoni, pur di cancellare le prove dei loro misfatti. (altro…)
NEL CUORE DI CAGLIARI UN PALAZZO ESTRANEO
Cagliari, lo sappiamo bene, è sempre stata una città politicamente di centro o di centro-destra, il cui faro illuminante è stata la Democrazia Cristiana, spesso in alleanza coi liberali (quando questi stavano parecchio a destra), e che al massimo ha tollerato, forse anche apprezzato, sindaci socialisti, e che oggi ha sostituito la defunta DC con Forza Italia e con Alleanza Nazionale, partito quest’ultimo che ha direttamente appoggiato il miglior sindaco che la città abbia mai avuto, l’attuale senatore Mariano Delogu, al quale, al di là delle schermaglie per le sue dichiarazioni ai PM di Palermo, nessuno potrà mai disconoscere questo titolo.
Ma se si entra a palazzo di giustizia, anche questo lo sappiamo bene, si disvela una palpabile autonomia, poiché a livello di simpatie politico-associative dei giudici e dei PM che popolano il Palazzaccio, la maggioranza assoluta di essi è schierata con Magistratura “Democratica”, corrente che non si identifica banalmente coi DS, bensì al limite con la sua ala sinistra (detta il “correntone”), coi girotondini, coi no global, coi comunisti puri e duri e con tutto quanto sta a sinistra di ciò, esclusi, lo speriamo, i brigatisti, con una minima presenza dei “rincalzi” di Unità Per la Costituzione, anch’essi comunisti e postcomunisti appena più moderati di Magistratura “Democratica”, e dei cosiddetti “Verdi”, in realtà anch’essi dei rossi con un’accentuata tendenza movimentista; mentre rimane notevolmente minoritaria la corrente di centro-destra, Magistratura Indipendente, che in realtà comprende anche magistrati che non amano Berlusconi e Fini. (altro…)
QUANDO VIENE L’ORA DI ANDARSENE
Che abbia ragione o no, e i precedenti non depongono certo a suo favore, Saddam Hussein sa bene che l’unica soluzione adeguata per evitare una seconda guerra del Golfo, da cui, nonostante ogni buona e umanitaria volontà statunitense, deriverebbe un nuovo bagno di sangue per il suo martoriato Paese – dato che la superiorità americana è schiacciante – è abbandonare il potere e andare volontariamente in esilio, magari protetto (e verosimilmente dorato), come ha proposto Marco Pannella, e senza strascichi davanti al Tribunale Penale Internazionale, di cui, specie poiché la procuratrice è una svizzera accanita seguace degli eroici PM di Mani Pulite, con permesso ci fidiamo poco.
Che abbia ragione o no, e i precedenti non depongono certo a suo favore, Carlo Piana, procuratore di Cagliari, sa bene che l’unica soluzione alle piaghe che hanno martoriato la credibilità della giustizia cagliaritana, facendole esercitare ruoli impropri quale addirittura quello di determinare l’assetto dell’informazione, sono le sue immediate dimissioni, magari col trasferimento in una sede prestigiosa, volendo anche Milano – dopo il pensionamento di D’Ambrosio la procura del capoluogo lombardo è ancora scoperta – ma dove non abbia più nulla a che fare, né in termini di influenza né in termini di gestione diretta, con gli affari giudiziari cagliaritani. (altro…)
CAGLIARI, CITTA’ GOVERNATA DALLA MAGISTRATOCRAZIA
Tante persone, che non parlano perché non vogliono peccare di protagonismo o perché tengono famiglia, serbano un ricordo molto nitido della chiarezza di visione che animava Luigi Lombardini quanto ai programmi da attuare, nella lotta al crimine, qualora fosse diventato procuratore capo; in particolare, Lombardini aveva individuato il punto debole nella lotta al crimine organizzato, presente anche in Sardegna nelle sue propaggini dedite al riciclaggio di denaro sporco e al reinvestimento nella droga, nell’assenza di una seria politica in tema di misure di prevenzione, laddove colpire i boss mafiosi e criminali nei loro patrimoni, quanto a imbalsamarne l’operatività, diviene più importante anche di sbatterli in galera.
Prospettava quindi, Lombardini, di agire per l’applicazione a tappeto della legge Rognoni-La Torre per le verifiche sui patrimoni sospetti, con particolare riferimento a taluni imprenditori, e per attivare se del caso le opportune misure di prevenzione, soprattutto in termini di confisca di beni, se riscontrati provento del riciclaggio di denaro sporco. (altro…)
LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI
La storia del comunismo, e in particolare la storia settantennale della terribile dittatura sovietica, paradigma dei regimi totalitari di stampo marxista che negano la stessa dignità di esistere all’avversario politico e non conoscono altro metodo per combatterlo che eliminarlo (fisicamente, come ai tempi di Stalin, o utilizzando la psichiatria collusa, come ai tempi di Breznev, metodo questo gradito anche al nostro Consiglio Superiore della Magistratura) dimostra come questa ideologia, forse giusta nelle premesse, visionaria e sballata nelle previsioni, violenta e antipacifista nei metodi, finisca, inevitabilmente e fatalmente, qualunque forma-partito assuma, per trasformarsi in qualcosa di molto simile alla giustificazione di sodalizi di tipo mafioso, dove pochi boss dettano legge, la massa dei “picciotti” esegue i loro voleri, il popolo è intimidito e chi osa ribellarsi dovrà pentirsene amaramente.
La storia della magistratura italiana ci insegna che un gruppo di magistrati comunisti, apparso negli anni ’60 e datosi la sigla di Magistratura Democratica (perché, un tempo, i comunisti si credevano i monopolisti della parola democratico), dapprima minoritari, sono riusciti, sfruttando il legittimo malcontento della massa della magistratura per i metodi disinvolti dei vertici nell’insabbiare inchieste scottanti e nel propugnare una giustizia forte coi deboli e debole coi forti, e non secondariamente facendo reclutare le nuove leve attraverso percorsi di formazione universitari e post-universitari controllati dal PCI e dintorni, a guadagnarsi una posizione assolutamente dominante, in termini di consensi numerici e soprattutto di attivismo, nella Associazione Nazionale Magistrati e nel C.S.M.. (altro…)
DOTTOR GRASSO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!
Nonostante qualche critica, nutriamo grande stima per il dottor Piero Grasso, un tempo giudice a latere di quel maxiprocesso che sanzionò con sentenza l’immane fatica investigativa di Giovanni Falcone e oggi procuratore della Repubblica di Palermo, poltrona un tempo occupata da eroi come Gaetano Costa, barbaramente ucciso dalla mafia, da personaggi assai discutibili e da ultimo da un magistrato come Giancarlo Caselli per un verso assolutamente meritevole per aver dato una nuova spinta alla lotta alla mafia, per altro verso un tantino discutibile per le ragioni che in tanti prima di noi hanno ampiamente esplicitato.
Proprio perché nutriamo tale stima, non vorremmo essere nei panni del dottor Grasso, non già per quanto concerne i continui problemi suscitati dalla gestione di “pentiti” vecchi e nuovi, che peraltro sono enormi, bensì per quanto attiene alla difficile gestione dei processi e dei procedimenti penali nati dal verminaio cagliaritano, dai fattacci del triennio terribile 1996-1999 che vide magistrati e non solo scontrarsi in una faida con pochi precedenti anche a livello nazionale, assassinando anche l’ombra della residua autorevolezza della giustizia nella Città del Sole. (altro…)
IL MAXIPESTAGGIO DI SAN SEBASTIANO: CONDANNE MITI E MOLTISSIME ASSOLUZIONI
Il processo per rito abbreviato a carico degli agenti di polizia penitenziaria accusati del maxipestaggio di detenuti perpetrato nell’aprile 2000 nel carcere sassarese di San Sebastiano si è concluso in una sostanziale bolla di sapone, rispetto all’enorme clamore che avevano suscitato, a suo tempo, i provvedimenti richiesti dal procuratore capo di Sassari Giuseppe Porqueddu e dal sostituto procuratore Gianni Caria, e adottati dal GIP Mariano Brianda, di area comunista, a carico di oltre 80 agenti di polizia penitenziaria, nonché di Giuseppe Della Vecchia, Cristina Di Marzio ed Ettore Tomassi, all’epoca rispettivamente provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Sardegna, direttrice di San Sebastiano e comandante degli agenti dello stesso carcere.
Costoro sono stati tutti condannati a pene miti, entro i limiti della sospensione condizionale, e altri imputati minori, semplici agenti di polizia penitenziaria, a pene modestissime, dell’ordine di qualche mese, ma sono fioccate le assoluzioni, quasi 30. (altro…)
A CAGLIARI NON C’E’ LA MAFIA … MA PERCHE’ NON APPROFONDIRE?
Non vorremmo proprio essere nei panni di quei giudici di Palermo, da un lato il collegio di Tribunale presieduto dalla dottoressa Annamaria Abruzzese, titolare del ben noto Processone scaturito dal caso Melis-Lombardini, dall’altro il GIP destinatario della richiesta di archiviazione del PM Marzia Sabella relativa alla vicenda UNIONE SARDA: la responsabilità affidata loro è davvero improba.
Se Giancarlo Caselli, con tanto di libro agiografico di 900 pagine, ritenne a suo tempo di aver scritto “la vera storia d’Italia” con le sue indagini antimafia, e in parte forse è vero, oggi questi magistrati giudicanti, discreti e non protagonisti, si trovano in una posizione da cui sono in grado di scrivere la vera storia di Cagliari, e in gran parte della Sardegna, nel terribile trienno 1996-1999 in cui ne successero di tutti i colori, dalla mancata nomina a PG di Milano e quindi al pensionamento anticipato di Francesco Pintus, alla nomina a procuratore capo di Cagliari di un giudice che non aveva mai fatto alcuna indagine ma in compenso aveva le amicizie di partito giuste, al suicidio dell’uomo che poteva essere lui il procuratore di Cagliari in luogo di costui, se non addirittura il procuratore di Palermo, all’esproprio giudiziario di fatto di un editore che ha inventato la TV commerciale in Sardegna e che ha gettato le basi perché Cagliari diventasse la capitale europea di Internet. (altro…)
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI INIZIANO A GIOCARE!
Nella notte tra il 21 e il 22 febbraio (oggi mentre scriviamo) i soliti ignoti sono penetrati negli uffici cagliaritani di Nicola Grauso e hanno asportato numerosi floppy disk che, a quanto trapela dallo staff dell’ex editore, conterrebbero dati relativi alle ponderose investigazioni difensive che Grauso, d’intesa col suo legale palermitano Mario Bellavista e avvalendosi di un corposo pool di esperti con varia qualifica, sta da tempo dirigendo in prima persona per dimostrare l’estraneità non solo sua, ma anche degli altri coimputati, primo tra tutti la buonanima di Luigi Lombardini, alle infamanti accuse rivoltegli dalla Procura di Palermo nel noto Processone in corso ormai da tempi biblici nel capoluogo siciliano, sulle spoglie dell’inchiesta già diretta da Giancarlo Caselli.
Grauso, a quanto trapela, manifesterebbe un preciso convincimento circa il movente del gesto, certo non da ascriversi a comuni ladruncoli, bensì a persone mandate da chi ha buone ragioni di temere, e di temere moltissimo, per quanto viene e verrà scoperto con le suddette investigazioni difensive.
Il Processone di Palermo sta, infatti, prendendo una piega non più controllabile per gli illustri personaggi sardi che hanno combinato di tutto e di più, dai veri e propri depistaggi in danno di innocenti come Zia Grazia Marine alle indebite pressioni su Tito Melis, e che hanno perciò tutto da temere da una fuoriuscita delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale dai binari pretracciati dall’accusa. (altro…)
NON LEGGETE PIU’ L’UNIONE E LA NUOVA!!!
I quotidiani sardi fanno veramente schifo!!!
Nonostante l’indubitabile rilevanza della notizia che diamo anche nella finestra “pop up” che si apre visualizzando questa pagina principale del nostro sito, che è stata regolarmente data dall’informazione regionale della RAI (TG3 regionale, Gazzettino Sardo) e veicolata dalla sede ADNKRONOS di Palermo fin dalle 22:33 di sabato, loro hanno taciuto domenica, e ciò sarebbe anche comprensibile perché a tutti può capitare un “buco” (anche se è molto strano che poi capiti a Casu e a Liuzzi insieme), e tacciono pervicacemente anche oggi, lunedì 24 febbraio.
Grazie a Dio, la RAI per una volta si è comportata da vero servizio pubblico, e sinceramente ci chiediamo se ciò sarebbe avvenuto sotto la gestione ulivista di Zaccaria, ma i quotidiani sardi continuano ad adempiere agli ordini di scuderia che, con tutta evidenza, vengono da piazza Repubblica e da via Emilia (sede dei DS sardi, n.d.r.): censura, censura, censura!!! (altro…)
DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?
Nel terribile agosto 1998, quello del suicidio di Luigi Lombardini, furono sicuramente innumerevoli, benché poche quelle denunciate, le violazioni di domicilio da parte dei “soliti ignoti”, debitamente muniti di conoscenze e armamentari per aprire porte blindate e violare computers – oltre che di un passo felpato da veri ladri per penetrare perfino in stanze dove qualcuno dormiva ignaro – in cerca di chissà che.
E’ ovvio cosa cercavano: i famosi, mitizzati documenti di Luigi Lombardini, nell’originale cartaceo o in copia elettronica, o qualsivoglia altro documento pericolosamente contenente elementi idonei a consentire una ricostruzione alternativa del caso Melis, come il famoso esposto denuncia del giudice Rilla, sparito, pare, dal computer ove si trovava ma in compenso miracolosamente riapparso sul TG1 e nei commenti dei Carlo Bonini (Corriere della Sera), dei Pino Scaccia (Rai), dei Marco Ventura (Il Giornale), nonché de L’Unità, La Nuova Sardegna, Il Manifesto e tanti altri. (altro…)
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)
A ZUNCHEDDU GLI RODE …
Dicono che il signor Zuncheddu Sergio, editore de L’UNIONE SARDA, sia incazzato con noi per quel che scriviamo sul suo conto, sul conto de L’UNIONE SARDA, sul conto di quell’ala della Massoneria a cui lui è sicuramente molto vicino, sul conto dei magistrati che lui gradisce.
Il signor Zuncheddu ha ben poco da incazzarsi: quello che scriviamo quasi quotidianamente è davanti agli occhi di tutti, e a tutt’oggi, nonostante le acrobazie dialettiche di certi consulenti tecnici, non si è riusciti a trovare uno straccio di prova provata che la società editrice de L’UNIONE SARDA dei tempi di Grauso fosse veramente gravata da una sola lira di quei ponderosi debiti che invece Pisotti, Amato e Tamponi hanno quantificato nella bellezza di lire 42 miliardi, con ordinanza redatta in tempi record tanto da far dubitare su una decisione “precotta” prima della camera di consiglio. (altro…)
LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA
Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)
MUSICA NUOVA IN CUCINA!
Non c’è che dire, il signor Zuncheddu Sergio da Burcei il mestiere di censore di regime lo sa fare proprio bene, poiché, con L’UNIONE SARDA o meglio con ciò a cui ha ridotto il quotidiano di Cagliari, non ha avuto difficoltà, all’unisono con LA NUOVA SARDEGNA, a passare quasi sotto silenzio la sentenza, e le relative motivazioni, con cui la Corte d’Appello di Cagliari ha di fatto gettato nel cestino, con la fallimentare e scriteriata indagine della Procura distrettuale di Cagliari sui pretesi rapitori di Silvia Melis, anche il parallelo processo palermitano, gestito stancamente da una locale Procura che ha cose ben più importanti e fondate di cui occuparsi.
E’ quasi ovvio e scontato dire che, con questo scempio giudiziario favorito dalla disinvoltura di una sequestrata e di suo padre e dall’incredibile condotta degli inquirenti, magistrati e organi di polizia, si è di fatto cagionata la morte di un magistrato come Luigi Lombardini (si potrà poi disquisire tra omicidio volontario, preterintenzionale, colposo, istigazione o aiuto al suicidio o semplice mobbing, ma la sostanza è questa), si è demolita la credibilità di un imprenditore, Nicola Grauso, che era ammirato da tutti in Sardegna per quanto aveva saputo costruire dal nulla, mettendocisi di traverso alle sue iniziative politiche non proprio favorevoli alle nomenklature di sinistra ma anche di destra, si sono determinati tanti, indefiniti “effetti collaterali” in danno di magistrati, avvocati, semplici cittadini. (altro…)
STOCCHINO: IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA
Hanno impacchettato un bel po’ di persone, accusate di favoreggiamento nei confronti di Pasquale Stocchino poiché sorprese nell’ovile dove è stato catturato, ma neppure il più imbecille dei latitanti avrebbe utilizzato come rifugio un ovile come quello, nel pieno dei flussi turistici sempre più intensi che oggi, grazie all’intraprendenza delle strutture arzanesi, interessano anche il Gennargentu.
Costituzione volontaria del superlatitante? I Carabinieri lo negano pervicacemente (e ci mancherebbe altro: qualcuno deve sempre appuntarsi delle medaglie per queste brillanti operazioni dello Stato), nelle cronache giornalistiche si è addirittura udito che l’ex latitante avrebbe tentato la fuga, ma si ripropone la stessa storia di Silvia Melis: così come il sito di Locoe era il più improbabile per tenere un ostaggio, allo stesso modo quell’ovile nel Gennargento era il posto più improbabile per una latitanza sicura, specie per uno come Stocchino che è riuscito a restare alla macchia per oltre trent’anni. (altro…)
A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …
Negli scorsi giorni, ha di nuovo tenuto banco la polemica sul ruolo del signor Luciano Violante, anima nera di certa magistratura politicizzata, sul quale si sono abbattute le accuse, o meglio i sospetti, di Giulio Andreotti che, dopo essere stato assolto dalla Cassazione per il delitto Pecorelli, ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, anzi qualche macigno.
Noi nutriamo enorme stima per Andreotti e, per converso, enorme disistima per Violante, ma non vogliamo occuparci qui delle vicende per cui costui è noto, dal teorema inventato negli anni ’70 contro quel galantuomo di Edgardo Sogno, colpevole di essere un mitico capo partigiano ma al contempo un coerente liberale monarchico antifascista e anticomunista con la stessa intensità, alle chiare ed evidenti sinergie con Giancarlo Caselli proprio in relazione ai processi per cui Andreotti ha dovuto patire le pene dell’inferio per dieci anni e passa: per queste vicende crediamo che Violante sarà inappellabilmente condannato dal tribunale della storia, e dovrebbe vergognarsi a ricoprire senza pudore ancora un alto incarico, come quello di capogruppo dei DS, un partito che pretende di essere rispettabile e poi contraddice continuamente nei fatti le buone intenzioni. (altro…)
MD CAMBIA REGISTRO … ANCHE A CAGLIARI?
Pare che Magistratura Democratica, la corrente di ispirazione comunista della magistratura associata che in questi anni è stata rea soprattutto di aver tradito le proprie radici sposando, in nome della lotta alla mafia e alla corruzione ma forse più in nome delle carriere e degli encomi solenni a poliziotti amici (vedasi il signor De Gennaro), il più bieco giustizialismo che un tempo era monopolio della destra e di quella di ispirazione fascista in particolare, stia facendo decisamente marcia indietro nel tornare a quella che era la propria ispirazione più tradizionale, ossia lotta per l’affermazione di una magistratura attenta ai diritti civili e, per altro verso, per la salvaguardia dell’integrità e della non contaminazione della magistratura medesima.
MD, i cui più autorevoli rappresentanti sono oggi Claudio Castelli e Giovanni Salvi – ed è un grosso passo avanti rispetto al tempo recente dei Gilardi e dei Viazzi – avrebbe infatti ispirato la recente circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha procurato non pochi mal di pancia a molti altri esponenti della magistratura associata, che prescrive che i pubblici ministeri che siano tramutati a funzioni giudicanti nella stessa sede incomincino dal settore civile, al fine di evitare intuibili ragioni di inopportunità, leggasi il fatto che un Pm che, fino all’altro ieri, faceva parte dell’ufficio inquirente si trovi poi poco dopo, da giudice, a giudicare l’operato di un ufficio da cui è appena uscito, o peggio, specie nei tribunali medio-piccoli, che paralizzi l’operatività dell’ufficio giudiziario dovendosi continuamente astenere sui processi scaturiti da inchieste da lui varate. (altro…)
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
Lino Jannuzzi, oggi deputato di Forza Italia e nella legislatura 1968-1972 deputato socialista, è un giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che perciò ha sempre patito le pene dell’inferno sotto ogni regime, dalla severa condanna per diffamazione inflittagli nel 1968 unitamente a un Eugenio Scalfari ancora libertario per aver detto la verità sul “Piano Solo”, al ridicolo tentativo di qualche PM persecutore della Procura di Napoli – capiamo perché Agostino Cordova fosse incompatibile, con certa gente “antropologicamente diversa” – di sbatterlo in galera per qualche ridicola condanna per diffamazione – la storia si ripete – rimediata con la direzione de “Il Giornale di Napoli”.
Sull’ultimo numero di un noto settimanale italiano, di cui è abitualmente opinionista, Jannuzzi prende spunto dalla recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras dalla farneticante, strampalata, bizzarra accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro al signor Tito Melis, per trarne la conclusione dell’inevitabile assoluzione anche di Nicola Grauso (e diremmo, a maggior ragione, di Liori, Garau e Carboni) nel Processone di Palermo che procede con lentissimo rito ordinario, inutile per far maturare termini di prescrizione, utile solo a mantenere per gli imputati uno stressante stato di incertezza, ma, soprattutto, per riepilogare la sequenza, che ha qualcosa di squallidamente simile a ciò che avviene nei regimi totalitari, che portò quella tragica sera del torrido 11 agosto 1998 al “suicidio” (virgolette doverose) di Luigi Lombardini. (altro…)
ALMENO GLI AMERICANI FANNO SEMPRE GIUSTIZIA
Giusta o sbagliata, legale o illegale che sia stata, sul piano del diritto internazionale e dell’opportunità, l’invasione dell’Iraq da parte delle forze angloamericane, ieri la partita con Saddam Hussein, non certo il peggior tiranno della storia, ma comunque un governante abietto e sanguinario, è stata chiusa, e in modo finalmente conforme a quella che è la missione storica, di giustizia e libertà, della grande nazione americana; l’ex rais è stato acchiappato senza colpo ferire nel suo ultimo rifugio, una topaia della sua città natale, Tikrit, e a quanto pare non verrà giustiziato sommariamente, come accadde a Nicolae Ceausescu in Romania e a tanti altri tiranni della stessa risma, bensì subirà un regolare processo, verosimilmente ad opera di un tribunale iracheno o di una corte internazionale da costituirsi ad hoc, visto che gli USA non riconoscono il Tribunale Penale Internazionale.
La guerriglia ancora impazza in Iraq, ma il risultato dell’azione americana nella zona è comunque, anche solo per questo fatto, pienamente positiva, e noi, che abbiamo a suo tempo aspramente criticato la legittimità dell’invasione dell’Iraq, non possiamo che esprimere apprezzamento per il modo in cui è stato posto mano alla problematica irachena, con minimo numero di morti civili e militari, senza alcun abbandonarsi a vendette tanto per vendicarsi – come invece spesso fanno israeliani e palestinesi reciprocamente – nel pieno rispetto dei principi di civiltà e di umanità per quanto ciò sia possibile in occasione di una guerra. (altro…)
I SOLDI SPORCHI DELLA CAGLIARI BENE
A Cagliari non c’è un’impresa delle dimensioni della Parmalat, ma le truffe e i falsi in bilancio, a quanto pare, ci sono in abbondanza, e non si fermano certo alle vicende legate alla promotrice finanziaria Gabriella Ranno, che hanno visto cadere nell’inchiesta della Procura di Cagliari grossi nomi, come quello di Andrea Pirastu.
Numerose imprese, di piccola, media e grande dimensione, comprese talune imprese editoriali, avrebbero praticato per anni la tecnica del falso in bilancio e sul modello Tanzi – almeno per quel che pensano i magistrati di Milano e Parma – dello svuotamento delle risorse delle imprese, poche spa e moltissime srl, a beneficio dei propri patrimoni personali, delle auto di lusso, dei viaggi intercontinentali, delle tante arie della Cagliari bene; a tempo debito ci sarà il fallimento e magari la bancarotta fraudolenta, ma intanto finché funziona funziona, e tanto non c’è nulla da temere dalla Procura cagliaritana che per bancarotta fraudolenta non ha mai messo dentro nessuno, specie perché molti degli arrestandi sarebbero amici e commensali abituali di magistrati. (altro…)
LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO
Non vorremmo certo essere nei panni dei gestori di distributori di carburante, che paiono essere diventati – magari per motivi analoghi a quelli per cui taluni pacifisti durante la guerra in Iraq esortavano a boicottare la Esso – il target preferito di questi misteriosi terroristi che si trincerano dietro sigle anarchiche, e al contempo traiamo ancor maggiore motivo di preoccupazione dal fatto che questi anarchici o pseudo tali, decisisi a colpire degli uomini politici, si siano accaniti contro Ignazio Manunza e Mario Diana, due politici che non hanno mai particolarmente brillato ma neppure hanno mai commesso nefandezze, contro i quali nessuno dovrebbe avercela tanto a morte da destinare loro le bombe.
Purtroppo, la pazienza ha un limite per tutti, e questo vale anche per chi ha una visione del mondo improntata a valori di onestà, di giustizia, di solidarietà e di equità, che, magari dopo una vita o svariati anni di impegno nei movimenti studenteschi, nei partiti politici democratici, nei sindacati, per cercare di cambiare o quanto meno migliorare gli aspetti più schifosi di questa società, in particolare per come essi si presentano a Cagliari, non si piega al disincanto del “tanto non cambia niente” e magari mette in conto anche l’opzione di ricorrere a misure estreme, l’opzione terroristica appunto. (altro…)
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
Nella parte terminale del 1998, dopo il tragico suicidio di Luigi Lombardini nel suo ufficio al palazzo di Giustizia di Cagliari, divenne pubblico che la Procura di Palermo stava conducendo un’inchiesta su una struttura parallela (definita una “Rete” dallo stesso Giancarlo Caselli) che sarebbe stata diretta dallo stesso Lombardini, e che, composta da poliziotti, carabinieri, appartenenti alla Guardia di Finanza, ai servizi segreti, e addirittura da taluni latitanti o personaggi comunque contigui alle bande dei sequestratori, avrebbe stabilmente operato per prevenire i sequestri di persona in Sardegna, specialmente nella città di Cagliari, e per conseguire nel modo più rapido, una volta che un sequestro fosse stato comunque perpetrato, la liberazione dell’ostaggio, perlopiù dietro pagamento del riscatto o dietro ricompensa a dei malviventi per favorire comunque tale esito.
Al riguardo, secondo la Procura di Palermo, numerosi elementi militavano a sostegno dell’esistenza di una simile struttura: (altro…)
UN UOMO DI LOMBARDINI NEL COORDINAMENTO DS
Seguendo poco e male la cronaca politica abbiamo scoperto casualmente, navigando qua e la, che un uomo di Luigi Lombardini, e un uomo non da poco, è stato nominato membro del coordinamento provinciale dei DS di Cagliari: si tratta infatti dell’ex ispettore di Polizia Mario Uda, che coadiuvò Lombardini in numerose inchieste su sequestri di persona, fino a venire emarginato nei primi anni ’90 per volontà di Mauro Mura, aduso a servirsi di un diverso (e fallimentare) staff.
Uda, originario di Sinnai, cittadina di cui è stato anche amministratore comunale, è sempre stato di sinistra – è di matrice socialista, ed è verosimilmente confluito nei DS provenendo dall’area laburista o dalla disciolta Federazione Democratica di Antonello Cabras – ed è stato tra l’altro tra i fondatori del SIULP, primo sindacato di Polizia in Italia; lo sapeva bene anche Lombardini, che ciononostante, pur essendo un uomo di destra, non cessava di considerarlo uno dei più validi e fidati collaboratori. (altro…)
MAURO MURA, PROMOVEATUR UT AMOVEATUR
Secondo indiscrezioni provenienti dagli ambienti del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno di giudici e PM avrebbe “bocciato” quasi per intero il programma organizzativo della Procura di Cagliari, convocando il procuratore Carlo Piana per chiarimenti.
Ma la notizia non è tanto questa, dato che i rilievi mossi a Piana sono perlopiù marginali e burocratici, ciò che rileva invece è che, tra i punti poco chiari rilevati dal CSM, vi è la mancata individuazione di specifici compiti da attribuirsi al Procuratore aggiunto, che a Cagliari è uno solo, in persona di Mauro Mura. (altro…)
MALA IUSTITIA CARALITANA COMPIE TRE ANNI
Era gennaio 2001 quando si affacciava sul web, timidamente, quasi invisibile e realizzato molto artigianalmente, un sito internet che, nella pochezza del panorama informativo cagliaritano estesasi anche a internet, divulgava discorsi un po’ controcorrente, cercando di raccontare, senza pretese di avere la verità in tasca, ma quanto meno da una prospettiva più obiettiva, la vera storia del terribile triennio 1996-1999 che scombussolò lo stato della giustizia a Cagliari, determinando la morte del più grande magistrato che questa terra abbia mai espresso, Luigi Lombardini, l’emarginazione, il trasferimento e il pensionamento di tanti altri magistrati, la criminalizzazione e l’espropriazione di un imprenditore del calibro di Nichi Grauso, la diffamazione gratuita, anche per via giudiziaria, di persone di grande valore come Antonio Piras; senza contare, ovviamente, gli errori giudiziari correnti a carico di persone comuni che si chiamano Giovanni Gaddone o Walter Camba, dei quali non parla praticamente nessuno.
Eravamo partiti, noi, quei quattro gatti che formano lo staff di MALA IUSTITIA CARALITANA, praticamente nel deserto, non sperando che questi discorsi interessassero ancora molta gente, dato che, a parte la pesante cappa di censura calata dall’informazione tradizionale, soprattutto da L’UNIONE SARDA da quando è stata strappata manu militari a Nicola Grauso dai giudici Gian Giacomo Pisotti, Vincenzo Amato e Ignazio Tamponi, segnatevi questi nomi, essi potevano apparire inattuali alla luce dei criteri adottati dalla maggior parte dei media nel fare informazione. (altro…)
BERLUSCONI REGALA IL GOVERNO AL CENTROSINISTRA
Silvio Berlusconi dovrebbe sapere bene, visto che ne ha almeno due eletti al Parlamento nelle file di Forza Italia (Francesco Nitto Palma e Roberto Centaro, quest’ultimo, peraltro, accanito giustizialista) che la magistratura è una cosa ben diversa e composita da quella che lui, forse mal consigliato da certi cattivi consiglieri, spesso dipinge, non è esclusivamente un’accozzaglia di comunisti intenti a perseguire, in sinergia con la sinistra politica, l’eliminazione per via giudiziaria degli avversari moderati e conservatori.
Una intera corrente della magistratura associata, Magistratura Indipendente, è composta prevalentemente da magistrati le cui simpatie politiche, se ne hanno, vanno al centrodestra (non a caso era la corrente di Luigi Lombardini), e un’altra corrente ancora, Unicost, benché folta di moderati di sinistra (alla Carlo Piana, per intenderci), annovera persone autenticamente di centro e moderate; è vero, esistono anche correnti fortemente politicizzate a sinistra, come quelle di Magistratura Democratica e dei Verdi, dove allignano con maggior frequenza coloro che strumentalizzano le funzioni giudiziarie per scopi politici, ma così come è sacrosanto esigere che non vi sia alcun dominio comunista sulla magistratura, neppure si può pretendere che le intelligenze di sinistra ne rimangano escluse, come d’altra parte che un magistrato abbia un convincimento politico non è in sé cosa grave, è cosa grave solo se piega l’esercizio delle proprie funzioni alla vittoria della propria dottrina politica. (altro…)
APRILE 1997: LOMBARDINI NON DEVE PASSARE
Un uccellino, tempo addietro, ci ha soffiato nell’orecchio che nella primavera del 1997, precisamente ad aprile, si tenne presso la sede regionale dei DS sardi, a Cagliari, nel quartiere di San Michele (detto “Il Bronx” dai bempensanti della Città del Sole) una riunione strana, molto riservata, riguardo alla quale un’occhiuta sorveglianza faceva si che non vi penetrassero persone estranee, anche se appartenenti al partito di D’Alema, e che meno persone possibili ne sapessero.
Alla riunione presero parte, per quel che si sa, l’avvocato ed ex senatore Francesco Macis, già potentissimo responsabile giustizia del PCI, amico di molti magistrati affiliati a Magistratura Democratica, in primis Enrico Dessì e Antonio Porcella, che diverrà poi, chissà perché, consigliere politico di due ministri della giustizia, uno comunista dichiarato, Diliberto, e l’altro postcomunista, Fassino, e un altro avvocato senatore, in carica, ossia Guido Calvi, tra le massime teste pensanti dei DS nella materia della giustizia e, soprattutto, diretto rappresentante di Massimo D’Alema in quanto suo difensore di fiducia; non mancava, certamente, Emanuele Sanna, il tetro Emanuele Sanna, che all’epoca era segretario regionale dei DS e che, per ammissione di dirigenti diessini anche autorevoli (ad esempio I.A.), era il manovratore di tutte le cose di giustizia con influenza diretta anche presso il Consiglio Superiore della Magistratura, e non è esclusa la partecipazione di alcuni di quei magistrati “rossi” amiconi di Macis. (altro…)
IL GOLPE CHE AVANZA
Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato. (altro…)
FASCISTIZZATI NO, MA NEPPURE STALINISTI!
Il dottor Carlo Fucci, quel magistrato campano un po’ tetro che appartiene all’area moderata della magistratura associata (Unicost) e che ha fatto la sparata, al congresso veneziano dell’A.N.M., sui pretesi tentativi della politica di “fascistizzare” la magistratura, ha solo un torto, che è quello di aver detto con franchezza, sicuramente eccessivo, quello che la stragrande maggioranza dei magistrati pensano di questa riforma; Edmondo Bruti Liberati, il presidente comunista della A.N.M., nel dissociarsi dalle sue dichiarazioni ha peccato di ipocrisia, perché se c’è qualcuno che ha sempre dato il fuoco alle micce di queste pericolose polemiche sono proprio i suoi compagni di Magistratura Bolscevica, detta “democratica”.
Intendiamoci, la preoccupazione dei magistrati che ha armato la lingua tagliente del dottor Fucci sono condivise anche da noi, e riguardano soprattutto un aspetto della riforma, ossia il ripristino delle gerarchie nell’ambito dell’ordinamento giudiziario, soprattutto delle procure, che rischia di svuotare il CSM e di mortificare l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, non certo risolvendo, ma anzi esacerbando, un problema, quello del corporativismo di giudici e PM, che pure è stato sempre denunciato con forza dal centrodestra. (altro…)
LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
Illustre signor Ministro della Giustizia,
Lei conoscerà certamente questo sito, o, se non lo conosce Lei personalmente, lo conosce certamente il quotidiano del Suo partito, “La Padania”, che vi ha attinto ampia documentazione per taluni suoi servizi circa un anno fa.
Questo è un sito che, attivo da tre anni, si ripropone di commentare e stigmatizzare gli episodi di cattiva amministrazione della giustizia, di politicizzazione spudorata della magistratura, di incancrenite incompatibilità parentali e di continue faide consumate per mezzo di essa esistente, ormai da almeno dieci anni, nel distretto giudiziario di Cagliari, vicende rispetto alle quali il suicidio del dottor Luigi Lombardini, avvenuto l’11 agosto 1998 a Cagliari, per un verso ha rappresentato la più tragica manifestazione, per altro verso la punta dell’iceberg di una situazione ambientale assolutamente deteriorata, degradata, tale da determinare condizioni di invivibilità per quei cittadini che per caso o per sventura si trovino a doversi sottoporre al giudizio di questa magistratura, sempre meno indipendente, imparziale e credibile, e per quei soggetti, tra cui anche magistrati, che costituiscano un ostacolo alla persecuzione degli interessi di questa magistratura e dei suoi accoliti politici. (altro…)
SEI INDIPENDENTE? NON FARE IL MAGISTRATO!
Mani Pulite avrà sicuramente avuto i suoi difetti, ma quanto meno, dal 1992, stuoli di giovani laureati in legge, preparati e pieni di coscienza civile, si affollarono ad affrontare il difficile concorso in magistratura, pensando che quella professione, per tradizione di potere, fosse qualcosa con cui diveniva finalmente possibile dare concretezza a ideali di giustizia.
Oggigiorno, il numero dei partecipanti ai concorsi è nettamente diminuito, e del resto non c’è niente da stupirsi: esso è tentato solo da giovani, soprattutto del profondo Sud, che i concorsi li tentano tutti sperando di non morire disoccupati, non immaginando di dover fare i conti con una realtà “antropologicamente diversa” come ha detto Silvio Berlusconi, e, quanto ai pochi che tentano quel concorso con una vocazione, si tratta ormai quasi solo di carrieristi figli di altri magistrati, di personaggi che bramano apertamente il potere per il potere, quando non di giovani rampanti che il regime rosso – duro a morire nonostante da due anni e mezzo governi Berlusconi – prepara appositamente per infoltire le schiere delle toghe rosse. (altro…)
CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE
Ormai sono trascorsi la bellezza di 23 anni, un’era geologica per i giovani di oggi, una porzione di tempo comunque notevole anche per i maturi e gli anziani, ma la vicenda giudiziaria fosca e oscura nota come “caso Manuella”, dal nome del civilista cagliaritano misteriosamente scomparso agli inizi del 1981 e mai ritrovato, sulla cui reale sorte ancora oggi si fanno ogni sorta di illazioni (veramente ucciso e, come si dice in ambienti della malavita, “cementato” in un pilone di un palazzo del quartiere cagliaritano di Mulinu Becciu, oppure “mandato” ai Caraibi con una buona rendita per togliersi di mezzo?) continua ancora a suscitare notevoli, tremendi interrogativi.
Si sa com’è andata, i notissimi avvocati cagliaritani già implicati nel supposto omicidio di Gianfranco Manuella e in un preteso traffico di droga denunciato da una pletora di “pentiti” ante litteram ambigui e in costante contraddizione con sé stessi sono stati, si pensa giustamente, assolti, e le ripercussioni si sono abbattute direttamente sui magistrati che seguirono l’inchiesta, Enrico Altieri e Fernando Bova, e indirettamente su Luigi Lombardini, allora capo dell’ufficio istruzione di Cagliari, contro il quale la vicenda fu ampiamente strumentalizzata da colleghi ed avvocati di sinistra (in particolare per sottrargli le inchieste sui sequestri a Oristano e Tempio Pausania e, quindi, per emarginarlo dai posti “che contano”, guarda caso proprio a favore del sostituto procuratore generale che seguì il processo di appello, Franco Melis), ma molte, troppe cose, sono rimaste sottotraccia. (altro…)
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)
QUELLO CHE OSCAR IL GIROTONDINO NON DICE
E’ alquanto stucchevole vedere oggi l’ottantacinquenne Oscar Luigi Scalfaro riciclarsi come girotondino, elevare le solite invettive contro Berlusconi e inneggiare al pacifismo di chi lo è solo in odio all’America, su palchi di personaggi che vedono perfino i DS come pericolosi destrorsi, dopo essere transitato per un passato di campione della destra cattolica e di manganellate fatte dare dai celerini, quando era ministro dell’Interno, ai pacifisti che manifestavano a Comiso contro l’installazione dei cosiddetti “euromissili”.
Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti, e il curiale Oscar è passato pure per il famoso “non ci sto” gridato, già da presidente della Repubblica, a chi gli chiedeva conto delle illazioni su certi soldini, pare cento milioni al mese, che il SISDE girava al ministro dell’Interno di turno, in ciò difeso a spada tratta dalla sinistra e da una procura di Roma molto politicizzata in quella direzione, e per il ribaltone di fine 1994 che pose fine dopo pochi mesi al primo governo Berlusconi, e nel 1996, alfine, ebbe la gioia di veder insediato al soglio di Pietro, pardon, a Palazzo Chigi (non si sa mai che i comunisti intendano mettere le mani anche sull’incarico di Sommo Pontefice) un governo cattocomunista, il che è garanzia di doppia falsità, capeggiato da un certo professor Prodi Romano, quello che su quanto aveva combinato da presidente dell’IRI non l’aveva mai contata giusta, quello che fu sottoposto a un terrificante interrogatorio da Antonio Di Pietro (guarda caso, un suo ministro come il suo avvocato di sempre, Giovanni Maria Flick), insomma un ricattabile che avrebbe sempre fatto quello che Scalfaro e i comunisti, tutti benedetti dalla magistratura faziosa di Milano e di Palermo, gli avrebbero ordinato. (altro…)
LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA
Quello presente non è certo, per la Procura di Palermo, un momento di suprema credibilità come ufficio giudiziario, dato che vi sono ancora gli strascichi degli innumerevoli processi politici, tanto grossi quanto fallimentari, scatenati a suo tempo da Giancarlo Caselli e il suo pool contro Andreotti, Mannino eccetera, su Guido Lo Forte, nel contesto dell’inchiesta sui fiancheggiatori “illustri” di Bernardo Provenzano, tornano a correre brutte voci, il più fidato collaboratore di un altro pasdaran caselliano, quell’Antonio Ingroia che non si era astenuto dal Processone contro Grauso nonostante una evidente incompatibilità, è stato arrestato perché pare facesse la spia per Provenzano, e infine va ricordato che i tre PM che seguivano il Processone, oltre a Ingroia Giovanni Di Leo e Lia Sava, non sono stati tempestivamente sostituiti dal procuratore capo Piero Grasso, bensì cacciati d’imperio con provvedimento del PG Salvatore Celesti.
A noi cagliaritani, che abbiamo davanti agli occhi la tragedia di Luigi Lombardini suicida nel proprio ufficio, la Procura della capitale siciliana evoca sinistre e terribili ombre, ma anche in situazioni riguardate “a freddo”, come quella relativa alle vicende de L’UNIONE SARDA, laddove sono trascorsi ormai cinque anni dai fatti, l’impressione che si ricava dall’azione congiunta della Procura stessa e dei GIP, nel caso di specie del GIP Gioacchino Scaduto già titolare di molti processi antimafia caselliani, è quella della somma ingiustizia. (altro…)
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)
VOLPE 132: UN’ALTRA VERGOGNA DELLA GIUSTIZIA CAGLIARITANA
Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1994, un elicottero della Guardia di Finanza, sigla Volpe 132, con a bordo due bravissimi elicotteristi, Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, era in volo sopra il braccio di mare tra Capo Carbonara e Feraxi, rovinava misteriosamente in mare, disintegrandosi; ovviamente, i piloti rimasero dispersi.
L’elicottero pare fosse impegnato in un ordinario servizio di pattugliamento, allorquando ebbe a imbattersi in una nave sospetta, tipo mercantile, che navigava misteriosamente sottocosta, sulla quale vi era il forte dubbio che stesse trasportando armi verso un qualche paese arabo.
Ed effettivamente, gli addetti ai lavori ben sapevano che da ambedue i flussi di trasporti marittimi di armi clandestine del Mediterraneo, quello che partiva dalla Spagna e quello che partiva da La Spezia, la Sardegna era prediletta, come terra da navigare comodamente sottocosta, in direzione dell’Algeria e della Libia, senza il rischio di navigare in mare aperto imbattendosi, magari, in qualche nave da guerra americana o francese, ben poco propense, specie queste ultime, nei confronti di chi portava armi a Gheddafi o agli integralisti algerini. (altro…)
CRIMINALI TRAVESTITI DA SERVITORI DELLO STATO!
Oramai a Cagliari abbiamo toccato un punto di non ritorno, e quelli che apparivano solo sospetti un po’ paranoici sono divenuti, nel corso di anni e anni, troppo univoci e convergenti per non potersene trarre un solido supporto probatorio, per non doversene trarre le dovute conseguenze.
E’ ormai stato acclarato che opera in città una terribile associazione per delinquere, contraddistinta dalla più totale promiscuità tra coloro che figurano ufficialmente nell’elenco dei veri criminali e coloro che dovrebbero combatterli, formata da magistrati, personale della Polizia, avvocati compiacenti, imprenditori collusi con la mafia, giornalisti, trafficanti di armi e di droga, non esclusi veri appartenenti a Cosa Nostra siciliana e alla ‘ndrangheta calabrese. (altro…)
ADDIO, EMANUELE!
Ultimamente le buone notizie sono davvero numerose, talmente numerose che ci verrebbe da aspettarcene qualcuna di davvero fragorosa, come ad esempio che si sappia finalmente la verità sul caso Melis, che tutto venga dichiarato davanti ai giudici e non rimanga nelle veline del SISDE.
Ma ora non facciamo voli pindarici, la notizia che prendeva corpo già da tempo, e che in parte è direttamente conseguenziale all’irresistibile ascesa di Renato Soru, è quella secondo cui Emanuele Sanna, il tetro segretario regionale del PDS del tempo dell’assalto della magistratura a Grauso, da alcuni chiamato “Il Panda” per le sue fattezze fisiche non proprio da Adone, da altri invece appellato “Il Mandarino” per il suo modo di esercitare il potere nel partito e nelle istituzioni, dopo 25 anni di presenza quasi ininterrotta (non fu eletto solo nella legislatura 1994-1999) non sarà ricandidato al Consiglio Regionale. (altro…)
MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!
Non ci sorprende che, ora che abbiamo ricominciato con rinnovata intensità a disvelare certe censurabili magagne della magistratura cagliaritana, qualcuno perda il proprio ritegno e lasci sul nostro guestbook messaggi pieni di insulti, ma su certe cose non si può, non si deve, assolutamente tacere.
E’ davvero singolare sapere che il procuratore della repubblica Carlo Piana, mentre da un lato si fa con foga promotore del famigerato procedimento ex art. 2409 Cod. Civ. che di fatto ha determinato l’estromissione di Nicola Grauso da tutte le sue attività editoriali (tralasciando ben più importanti indagini, come quella su Volpe 132 o vere indagini sul sequestro Melis), dall’altro lato collabora più o meno attivamente, quale membro del “Comitato Scientifico”, con un sodalizio quale la “Fondazione Luca Raggio”, indiscutibilmente di carattere politico, dominato dalla testa ai piedi dall’onorevole Andrea Raggio e dai suoi congiunti, nonché da altri dirigenti DS; ciò quando, chi non è abbastanza distratto dovrebbe saperlo, l’onorevole Raggio, oggi vicepresidente della Fondazione Banco di Sardegna, è tra i dirigenti del partito di Piero Fassino quello più legato al giro delle Cooperative rosse e, in termini di alleanze interne, a Emanuele Sanna, colui che svolse (ne abbiamo già ampiamente parlato) un ruolo tanto improprio quanto attivo nel caso Unione Sarda per il suo partito e in evidente sinergia con parte della magistratura, e il cui massimo referente nazionale è proprio quel Massimo D’Alema, tetro e baffuto ex premier, che a quanto pare non esitò a recepire entusiasticamente la “candidatura” di Piana a procuratore capo sostenuta, in contrasto con quella di Lombardini, dai vertici regionali del PDS e a “girarla” direttamente a Magistratura Democratica e a un politicizzato CSM. (altro…)
GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI
Poco più di una settimana fa, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha confermato la decisione, adottata circa due anni fa dall’Ordine di Palermo e in prima istanza annullata per vizi di procedura, di radiare dall’albo dei giornalisti professionisti Antonangelo Liori, direttore de L’UNIONE SARDA negli anni caldi 1996-1999, oggi direttore del quotidiano “Sardigna.com” e recentemente ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali.
Tale determinazione nei confronti di Liori, gratificato, oltre che da qualche processo per reati comuni, da oltre 110 procedimenti per diffamazione su querele di magistrati, politici e colleghi giornalisti, è stata principalmente cagionata dalle decine di sinceri e polemici editoriali che egli dovette redigere, in quel periodo, per controbattere con l’unica arma di cui si disponeva, la libera manifestazione del pensiero, a un vero e proprio superpotere di politici (perlopiù di sinistra) intriganti, clientelari e spesso corrotti, magistrati poco omologati ai sacri precetti costituzionali di indipendenza e imparzialità e giornalisti – concorrenti, ma soprattutto della stessa UNIONE SARDA – in servizio permanente effettivo quali fiancheggiatori dei suddetti politici e magistrati e, talora, quali confidenti di polizia e Procura, il cui fine non sembrava quello di fare con onestà e correttezza, al meglio, il proprio mestiere, quanto quello di schiacciare chiunque dissentisse, chiunque minasse questi assetti di potere, laddove, oltre a pochi magistrati coraggiosi e davvero indipendenti, nell’occhio del ciclone stava ovviamente Nicola Grauso, e con lui Liori che ne dirigeva il quotidiano. (altro…)
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
Dopo anni nel corso dei quali la terribile lobby politica, giudiziaria e giornalistica che ammorba la città ha colpito indisturbata a destra e a manca, i soloni del Comitato di Redazione dell’UNIONE SARDA, che tanto hanno contribuito con la loro guerra santa contro Grauso e Liori e con la loro cortigianeria nei confronti dei magistrati a creare questo vomitevole assetto di potere, ci fanno finalmente conoscere, anche a suon di scioperi, la loro realtà rivelata: quel Zuncheddu non è affatto buono, anzi è un fascista, un nemico della libertà di stampa, ci svaluta professionalmente affidando tutti gli editoriali di rilievo a gente che col giornale non ci azzecca e ci riduce a scopiazzare agenzie di stampa o a raccogliere in giro chiacchiere da bar.
Zuncheddu non è affatto un fascista, almeno sul piano economico, se è vero che ha cooperato a lungo e fattivamente con le Cooperative rosse di Andrea Raggio, e comunque i capataz del Cdr dell’UNIONE, dal taccuino della Procura Maria Francesca Chiappe alla pasionaria comunista Maria Paola Masala, ben sapevano che Zuncheddu, se non era massone, era comunque molto vicino alla Massoneria, e che aveva interessi e affetti a destra, vedansi la realizzazione di quella Città Mercato di Santa Gilla il cui staff fu per intero mobilitato a fare campagna per Forza Italia e la compartecipazione a IL FOGLIO insieme alla moglie di Berlusconi. (altro…)
BOMBA A FRONGIA, CSM SOLITA TESTA DURA
Ennesima bomba, stavolta non anarchica ma dei NPC, contro l’assessore regionale Roberto Frongia, a Iglesias: pare che gli pseudoterroristi siano contrari al cemento in Costa Smeralda, ma se non cerchiamo almeno di sfruttare il turismo, l’ultima risorsa che ci è rimasta, abbiamo poche alternative al ritorno dell’emigrazione di massa.
Il CSM non ritorna mai indietro sulle proprie decisioni, anche le più sbagliate, costi quel che costi, ma dovrebbe rendersi conto che questa cieca ostinazione, anziché rafforzare la sua autorevolezza, la indebolisce facendo fare agli autorevoli consiglieri la figura di bambini capricciosi, come sta accadendo per il caso Cordova, magistrato di cui tutti conoscono e lodano il valore (compresi esponenti di Forza Italia, partito col quale non fu tanto delicato) salvo il CSM e un po’ di fannulloni e politicizzati PM napoletani. Su Lombardini, purtroppo, non possono più tornarci indietro e, salvo adeguati provvedimenti, dovremo tenerci Piana, anche affiliato alla Fondazione Luca Raggio, addirittura fino al 2009! (altro…)
MAGISTRATI E MOBBING
Il mobbing è un problema grave e diffuso, ne risente anche la magistratura dato che il CSM è intasato di esposti di magistrati al riguardo; ma quando sono intere schiere di magistrati a mobbizzare dei singoli, come accaduto per Lombardini, per Pintus, per Cordova, piuttosto che di mobbing non si dovrebbe parlare di complotti?
Non si sa che fine abbiano fatto le famose indagini parallele del SISDE sulla vicenda Lombardini, non se ne parla più, eppure sappiamo che sono state fatte e che i risultanti sono agghiaccianti; probabile che qualcuno cerchi di insabbiare tutto o addirittura di far apporre il segreto di Stato, magari per non rovinare la campagna elettorale a qualcuno che non sta certo nel centrodestra. (altro…)
Luigi GARAU
Settantenne, ogliastrino, gentiluomo inappuntabile, Luigi Garau è, suo malgrado, diventato oggetto d’attenzione per la Procura di Palermo, che l’ha indagato e fatto rinviare a giudizio per favoreggiamento e calunnia nell’ambito del procedimento noto come <<caso Melis-Lombardini>>; Garau, infatti, è stato il legale di Tito Melis ed era a conoscenza di tutti i dettagli delle trattative per la liberazione della ragazza, tra cui il ruolo di Luigi Lombardini e quello dell’avvocato Antonio Piras.
Garau, ingenuamente, aveva annotato tutti questi delicati particolari in alcune sue agende, che gli furono sequestrate nel luglio 1998 nel corso di una teatrale perquisizione del suo studio, attuata dalla Procura di Palermo con lo stile che le è consueto, bloccando l’intera via Alghero di Cagliari. (altro…)
IL SEQUESTRO DI GIANNI MURGIA
Gianni Murgia, possidente di Dolianova, viene sequestrato presso un casolare, da lui utilizzato per incontrarsi con l’allora fidanzata – e attuale moglie – Antonella Pitzalis, nel dicembre del 1990, e viene liberato nel febbraio 1991, pochi giorni prima dell’entrata in vigore della <<legge Vigna>> sul blocco dei beni obbligatorio ai sequestrati.
Allo stato, dopo tortuose indagini completate dal sostituto procuratore Mario Marchetti, che si è avvalso invero del notevole contributo proveniente da un <<pentito>>di droga, Francesco Cardia, correo nel sequestro, la banda dei rapitori di Gianni Murgia è stata in gran parte individuata, e i colpevoli – tra i quali spicca la figura di Giovanni Agostino Cuccuru – sono stati interamente condannati a pene severe. (altro…)
CHI E’ LUIGI LOMBARDINI
Chi è Luigi Lombardini
La carriera
Il procuratore della Repubblica presso la pretura di Cagliari, Luigi Lombardini, cagliaritano 62 anni, è il maggiore esperto di sequestri di persona in Sardegna. Per quasi 22 anni, dal 1 marzo ’68 al 10 ottobre ’89 ha svolto le funzioni di giudice istruttore presso il Tribunale di Cagliari occupandosi prevalentemente (e per lunghi periodi esclusivamente) di indagini e processi relativi ai sequestri di persona, interessandosi all’istruzione di 97 casi. Inchieste sui sequestri di persona consumati o tentati che, nell’80 per cento dei casi, hanno trovato la consacrazione nelle sentenze definitive. Sotto la sua gestione dell’Ufficio istruzione, negli anni dall’80 all’87 si sono costituiti 36 latitanti, tutti imputati di sequestro di persona o di omicidio. Oltre a tanti barbaricini, anche la moglie di Raffaele Cutolo, Immacolata Iacone, imputata di tentata strage.
Proprio in virtù delle sue qualità, Lombardini ha svolto dall’ottobre ’81 al settembre ’88 funzione di giudice istruttore supplente presso i tribunali di Oristano e Tempio oltre va ricevere gli elogi formali delle più alte cariche della magistratura e idoneità ai della nomina di magistrato di Cassazione. (altro…)
Antonio PIRAS
Avvocato settantenne, originario di Gavoi dove risiede, profondamente barbaricino, massone convinto e senza sotterfugi, è stato per svariati anni presidente della Sardaleasing, il braccio finanziario del Banco di Sardegna. Conosce da anni e anni Nichi Grauso, del quale si vanta di aver favorito l’inizio dell’attività imprenditoriale.
E’ entrato nel caso Melis principalmente come custode di un miliardo in contanti che gli sarebbe stato dato da Tito Melis affinché fosse consegnato, a titolo di riscatto, ai sequestratori di Silvia Melis al momento giusto; come è noto, la Procura di Palermo accusa Piras – in concorso con Grauso e Lombardini – di aver praticamente estorto la somma a Tito Melis, mentre Grauso e Piras concordemente affermano che quest’ultimo consegnò la somma al primo per pagare il riscatto, nel mese di novembre 1997. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)
PROCEDIMENTI PER SEQUESTRO DI PERSONA ISTRUITI DA LOMBARDINI
Elenco procedimenti
Elenco completo dei procedimenti di istruzione formale relativi ad episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione trattati dal giudice istruttore Luigi LOMBARDINI, presso gli uffici Istruzione dei Tribunali di Cagliari, Oristano e Tempio Pausania.
- Sequestro ed omicidio di Mannatzu Antonio, in Cagliari il 15.11.1968;
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Sequestro di BOSCHETTI Enzo, in Siluis (CA) l’1.9.1969;
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Tentato sequestro e omicidio dei fratelli MANCA di Villahermosa Mario e Paolo, in Sarroch, (CA) il 17.4.1971:
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Tentato sequestro e cinque omicidi in danno di LODDO Vincenzo e suoi familiari (“strage di Lanusei”), in Lanusei (NU) il 15.8.1972;
ELENCO DEI LATITANTI COSTITUITISI A LOMBARDINI
Elenco dei latitanti
Elenco dei latitanti costituitisi al Giudice Istruttore Lombardini unitamente ad elementi della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri:
1.-PIRAS Piero, nato ad Arzana imputato tentato sequestro e plurimo omicidio Loddo, sequestro avv. Saba, sequestro ed omicidio Bussi; 25.4
2.- SCANO Salvatore, da Orani, imputato del sequestro SCHILDJ, maggio 1980;
3.- COINU Salvatore, da Fonni, imputato sequestro Casa, 8.11.1980;
4.- CASSI Salvatore, da Oristano, imputato del sequestro- omicidio di Puccio Carta e sequestro Troffa; 28.12.1980;
5.- DEIANA Antonio Ignazio, da Orune, imputato di omicidio 17.2.1981;
6.- POTCU Salvatore noto “Perdinzano”, da Sarile, imputato del sequestro Shild, aprile 1988; (altro…)
Miria FURLANETTO
Moglie del notaio Giuliani di Olbia, ricco e conosciutissimo professionista aderente alla Massoneria e amico dell’avvocato Antonio Piras, viene sequestrata nel 1993 e liberata dietro versamento di un riscatto pari a un miliardo di lire.
Le modalità di svolgimento delle indagini hanno suscitato polemiche, poiché il sostituto titolare, Mario Marchetti, pare fosse al corrente dell’attività parallela di Luigi Lombardini per <<comprare>> un bandito che doveva sganciarsi dalla banda o comunque per raccattare parte dei soldi del riscatto attraverso una colletta; su questa questione, penderebbe azione disciplinare presso la Procura Generale della Cassazione. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FERRUCCIO CHECCHI
Ferruccio Checchi, immobiliarista romano proprietario del villaggio turistico <<Palmasera>> sulla costa di Dorgali, fu sequestrato nel 1994 presso detto villaggio, e ritrovato nel 1995, quasi immediatamente dopo la liberazione di Giuseppe Vinci, in una profonda grotta orizzontale ubicata nell’impervia valle di Lanaittu, in territorio di Oliena, vicino al villaggio nuragico di Tiscali.
Checchi è uno dei pochi sequestrati dei quali si è potuta scoprire con certezza la <<prigione>>: sono stati infatti i Carabinieri a tirare fuori l’ostaggio dall’impervio luogo ove si trovava, abbandonato frettolosamente dai banditi, a quanto pare, a seguito dell’arresto di quattro persone imputate del sequestro Vinci [Nicolò Cossu, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori] in qualche modo contigui alla banda come banditi a tutti gli effetti o come emissari. (altro…)
IL MEMORIALE PUBBLICO DI LOMBARDINI
Dichiarazione
Sino ad oggi non ho mai voluto rilasciare un’intervista né rispondere alle domande dei giornalisti che, tante volte, mi hanno sollecitato a fare delle dichiarazioni. Al punto in cui si è arrivati non è più possibile mantenere il silenzio cui, sempre, mi sono attenuto, perché il protrarsi di tale silenzio, da parte mia, può apparire acquiescenza e conferma degli attacchi rispetto a ciò che ho di più prezioso da difendere: la mia attività professionale condotta per tanti anni e la mia integrità personale.
Per 22 anni, da giudice istruttore, mi sono occupato in Sardegna di circa un centinaio di sequestri di persona, esperienza che non ha mai avuto nessun altro magistrato. Le statistiche e i risultati dei processi conclusisi con sentenze definitive, non le mie parole, attestano i risultati raggiunti: la scoperta degli autori di parecchie decine di sequestri di persona, arresto e successiva condanna di sequestratori, recupero di una parte dei riscatti pagata – cosa mai avvenuta in Sardegna – , le costituzione di 37 latitanti. Ciò, anche per effetto di una gestione estremamente efficace. Poche persone hanno collaborato – cosa anche questa mai avvenuta prima, né dopo, in Sardegna – e le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio di una serie minuziosa di riscontri, sulla base delle quali è stato possibile accertare le confessioni di tali pentiti e le loro chiamate in correità, avevano certo e sicuro fondamento, come dimostrato dalle condanno definitive che le persone arrestate hanno subito in base alle confessioni da parte dei “pentiti”.
È stato così possibile debellare intere bande di sequestratori ed assicurare alla giustizia i colpevoli di tanti sequestri, non solo, ma in qualche caso, come, per esempio, nel caso di un imputato, del tentato sequestro delle due ragazze di Olbia Pintus Vittoria e Cuneo Patrizia, le dichiarazioni del pentito Contini consentirono di accertare l’innocenza del medesimo che era stato, precedentemente, ingiustamente condannato per tale reato e che venne, così, conseguentemente assolto dal fatto per cui era stato condannato a una ventina di anni di galera, pur essendo lo stesso completamente estraneo al fatto. (altro…)
Farouk KASSAM
Oggi diciannovenne, figlio dell’albergatore franco-egiziano Fateh Kassam – già titolare di un albergo in Costa Smeralda – viene rapito all’inizio del 1992, quando aveva appena otto anni, e il suo sequestro ha presto un’evoluzione tragica, con gli orribili recapiti ai familiari di lembi delle orecchie del bimbo.
Le trattative si sviluppano in modo assai complesso, poiché, a fianco della trattativa ufficiale – e comunque condotta sottobanco – dal sostituto Mauro Mura e dalla Polizia, rappresentata soprattutto dal capo della Squadra Mobile di Sassari Antonello Pagliei, vi è stato, a quanto pare, un massiccio intervento del SISDE e, in ogni caso, una duplice trattativa parallela, la prima condotta da Graziano Mesina – fatto giungere apposta a Orgosolo con un lungo permesso premio – la seconda condotta da Luigi Lombardini tramite due suoi fidatissimi confidenti. (altro…)
IL SEQUESTRO DI VANNA LICHERI
Il sequestro di Vanna Licheri, anziana possidente di Abbasanta, nell’alto Oristanese, è quello che ha avuto la conclusione maggiormente drammatica tra i sequestri consumati negli ultimi dieci anni, poiché, a differenza che per altri casi, qui c’è quasi la certezza che la rapita sia stata soppressa dai suoi sequestratori, verosimilmente a colpi di mitra; e purtroppo, come vedremo, alle causali della fine dell’imprenditrice non paiono essere estranee autentiche cretinaggini investigative e operative degli inquirenti, seguite poi da arresti e condanne di ben dubbio fondamento.
Vanna Licheri fu prelevata agli inizi del ’95 dall’azienda agricola che possedeva, col marito Gino Leone, nelle campagne di Abbasanta; pare questo, fin dall’inizio, un sequestro anomalo, o quanto meno mal mirato, poiché la famiglia Leone-Licheri non ha notevoli disponibilità economiche, e in particolare ha contratto un consistente debito [circa 400.000 euro attuali] per la ristrutturazione della propria proprietà agricola. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
BOZZA DI ESPOSTO ALLA PROCURA DI CALTANISSETTA SUL CASO LOMBARDINI
ILL.MO SIG. PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
C/O IL TRIBUNALE
CALTANISETTA
Il sottoscritto ……………………….. nato a ……………………… Il ………………….. e res.te a …………in Via ……………. espone:
premesso che
In data 11/8/98, come è risaputo per l’ampia diffusione data alla notizia dagli organi di informazione, subito dopo l’interrogatorio svolto dai PM presso il tribunale di Palermo Dott. Caselli, Dott. ……………., Dott. …………….. Dott……………….. e Dott. ……………… nell’ambito del procedimento penale in corso contro lo stesso, il Dott. Nicola Grauso e l’Avv. Antonio Piras per la vicenda relativa al sequestro di Silvia Melis, il Dott. Luigi Lombardi si suicidava nei propri uffici.
La morte del detto magistrato colpiva profondamente l’opinione pubblica soprattutto per le modalità che l’avevano caratterizzata.
Dal 12/8 e sino ad oggi, l’opinione pubblica è stata fortemente colpita dal violento contrasto, che gli organi di informazione hanno ampliato a
dismisura, insorto tra i magistrati di Palermo e di Cagliari, il difensore del Dott. Lombardini, gli altri coimputati e le forze politiche di ogni schieramento in ordine alla reale modalità di svolgimento del fatto alle ragioni che lo avevano provocato e alle conseguenti responsabilità.
Infatti, per il cittadino, che poco conosce dei fatti a monte della vicenda e di quelli che la precedettero, e assai difficile interpretare tale gesto, che ha indotto e induce tutti in approfondite riflessioni. (altro…)
ESPOSTO CONTRO LE FUGHE DI NOTIZIE SUL CASO LOMBARDINI
ILL.MO SIGNOR PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
C/O LA PRETURA PENALE DI CALTANISETTA
Il sottoscritto Nocola Grauso, nato a Cagliari il 23/4/1949 e residente in Milano, via Bigli 16, si onora esporre alla S.V. Ill.mo quanto segue.
PREMESSO CHE:
1)L’esponente riveste la qualità di indagato di reato in relazione al procedimento penale n.232/98 pendente in fase di indagini preliminari nanti la Procura della Repubblica c/o il Tribunale Penale di Palermo.
2)Com’è noto, nell’ambito dello svolgimento di tali indagini, in data 11.8.1998 ben 5 pubblici ministeri in forza presso la riferita Procura, si recarono a Cagliari per procedere all’interrogatorio dell’indagato dott. Luigi Lombardini.
3) Il dott. Luigi Lombardini fu interrogato e successivamente, come è tristemente noto, nella fase prodromica allo svolgimento di una perquisizione domiciliare disposta sul momento dai pm della Procura di Palermo, si tolse la vita.
4) I pm presso la Procura di Palermo hanno disposto il sequestro di materiale documentale rinvenuto nell’ufficio del dott. Lombardini, che, a quanto si è appreso dagli organi di informazione, è stato disposto in alcune casse che, dopo essere state sigillate,sarebbero state inviate alla Procura di Palermo.
5) Il verbale di interrogatorio del dottor Lombardini non fu dato in copia al suo difensore avv. Luigi Concas, come dallo stesso più volte pubblicamente dichiarato. (altro…)
SEQUESTRATI MAI TORNATI A CASA
L’elenco sarebbe lunghissimo per gli anni che ci hanno preceduto, per gli anni più recenti ci limitiamo a due nomi: Paolo Ruiu e Giuseppe Sircana.
Paolo Ruiu era un giovane farmacista di Orune, stimato e benvoluto da tutti. E’ stato rapito nel 1994, e i banditi non hanno mai dato notizie sul suo conto. Il tempo trascorso senza notizie fa ritenere a tutti che sia ormai morto, e la comunità di Orune, pur abituata all’asprezza del sequestro di persona soprattutto per la frequente condanna di persone del luogo, non ha ancora dimenticato questa perdita. (altro…)
RICHIESTA DI ASTENSIONE AI PM DI PALERMO
Ill.mo Sig.
Giancarlo Caselli
Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill-mo Sig.
Dott.Antonio Ingroia
Sost. Proc. della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Dott. Giovanni Di Leo
Sost. Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Gen.ma Sig.ra
Dott.ssa Lia Sava
Sost. Proc. Della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore Generale
Presso la Corte d’Appello
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore della Repubblica
c/o Tribunale Penale
CALTANISETTA
I sottoscritti Nicola Grauso , nato a Cagliari il 23.4 1949 e Antonio Angelo Liori, nato a Desulo l’1.4.64 entrambi domiciliati in Cagliari viale regina Elena 14 espongono:
Premesso che
Tito MELIS
Ingegnere libero professionista, originario di Quartu S. Elena ma da tempo residente e operante a Tortolì, massone, discreto possidente [gli si conosce il possesso di terreni per svariati miliardi e di uno yacht 17 metri], rimane persona sconosciuta alle cronache fin quando, il 20 febbraio 1997, non viene sequestrata sua figlia, Silvia Melis.
Nel corso del sequestro, mantiene un contegno di dignitoso e prudente silenzio fino al settembre 1997, quando accuserà la Criminalpol e la Procura di Cagliari di aver ostacolato la liberazione di Silvia, e minaccerà di fare rivelazioni relative al sequestro Farouk Kassam e relativo pagamento del riscatto con denaro dello Stato. (altro…)
INTERROGAZIONE DELL’ON. VITTORIO SGARBI SUL CASO LOMBARDINI
Camera dei Deputati On. Vittorio Sgarbi
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE – URGENTISSIMA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri – Al Ministro di Stato per la Giustizia – Al Ministro di Stato per gli Interni – al Ministro di Stato per la Difesa.
Premesso il dovere di ogni membro del parlamento di rappresentare la Nazione ed esercitare le sue funzioni senza vincolo di mandato si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intendano prendere in relazione alla terribile morte del Dottor Luigi LOMBARDINI, Procuratore della Procura presso la Pretura circondariale di CAGLIARI, provocato fino a prova contraria, dalle modalità terrorizzanti e persecutorie di un interrogatorio condotto da cinque funzionari dell’ufficio del Pubblico Ministero presso il tribunale di PALERMO, Gian Carlo CASELLI, Vittorio ALIQUO’, Giovanni DI LEO, Antonio INGROIA e Lia SAVA, per oltre sei ore e quindi dalla disposizione di perquisire l’ufficio del dottor LOMBARDINI all’interno Palazzo di Giustizio di Cagliari.
In particolare si chiede di sapere: (altro…)
Gianni MURGIA
Proprietario terriero di Dolianova, in provincia di Cagliari, nel 1990 venne sequestrato e liberato dopo circa quattro mesi di prigionia, col pagamento di un riscatto di 600 milioni di lire.
Le indagini sul rapimento furono inizialmente condotte con metodo assai approssimativo, e Murgia, polemico e sarcastico, criticò duramente gli inquirenti, compreso il PM Mauro Mura che – dopo un primo processo conclusosi senza condanne – fu sostituito da Mario Marchetti, il quale riuscì a incastrare almeno una parte dei rapitori. (altro…)
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)
Esteranne RICCA
Quattordicenne, di famiglia facoltosa, viene sequestrata in Toscana nel 1991 da una banda composta interamente da sardi.
Le indagini sono affidate al sostituto Francesco Fleury, della Procura di Firenze, ma in questo sequestro vi è l’intervento sottobanco di Luigi Lombardini, il quale agisce per salvare l’ostaggio e riesce ad ottenere il trasferimento da un carcere sardo alla Toscana di un suo stimatissimo confidente, grazie al quale conduce in porto la trattativa. (altro…)
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
- Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),
nel quale è coimputato anche:
- , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14
e nel quale è persona offesa il:
- dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
IL CASO UNIONE SARDA
Tra l’agosto e l’ottobre del 1998, nel periodo immediatamente successivo all’esplosione del <<caso Lombardini>>, vi era all’interno dell’UNIONE SARDA, di cui era editore Nichi Grauso, un già notevole livello di tensione tra il direttore, Antonangelo Liori, e una cospicua parte della redazione, in particolare i giornalisti impegnati nel Comitato di Redazione, tutti vicini al PDS; tale livello di tensione, derivante da profondi e continui contrasti tra il direttore e detti giornalisti circa la linea politico-editoriale del quotidiano, divenne infuocato quando partì dalla redazione un improvvido comunicato di solidarietà col Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, proprio dopo il suicidio di Luigi Lombardini – circa il quale Grauso stigmatizzò asserite responsabilità dei magistrati palermitani con parole di fuoco-, e quando Antonangelo Liori, contro il parere del <<soviet>> insinuato nella redazione del quotidiano, si trasformò in un vero e proprio tribuno contro gli abusi, oltre che della classe politica regionale, della magistratura cagliaritana e palermitana. (altro…)
Antonello PAGLIEI
Romano, intorno ai 45 anni, è stato capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari – occupandosi in tale veste del sequestro Farouk Kassam – quindi capo della Criminalpol Sardegna fino all’inizio del 1999.
Nemico di Luigi Lombardini e degli uomini della Polizia a lui più legati, stabilisce una costante sinergia coi sostituti Mauro Mura e Mario Marchetti, dei quali esegue fedelmente gli ordini, con indagini dai risultati piuttosto scadenti, contraddistintesi per l’elevato numero di catture discusse, a carico di persone di dubbia colpevolezza. Si deve a lui e ai suoi uomini, in particolare, una dubbia attestazione di una circostanza, a suo tempo non trascritta verbale che concorrerà all’incriminazione per il sequestro di Vanna Licheri dell’allevatore mamoiadino Pietro Paolo Melis, poi condannato a trent’anni di carcere. (altro…)
Maria Rosaria MAIORINO
Funzionario di Polizia, nativa di Amalfi, ma per diversi anni residente a Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, dopo un periodo di servizio nella DIGOS – ove è stata collega di Mario Marchetti, poi divenuto magistrato – ha lavorato principalmente nella Squadra Mobile della Questura di Cagliari, di cui è stata vice capo e poi capo.
L’episodio saliente della sua carriera è stato il <<blitz>>, disposto in esecuzione delle disposizioni del PM Marchetti, che, con l’arresto di decine di persone, pose fine, nel 1991, alle imprese criminose della <<banda di Is Mirrionis>>, una pericolosa banda di trafficanti di droga che si contrastavano tra loro con omicidi e attentati dinamitardi. (altro…)
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)
PROCEDIMENTI PENALI E DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ANTONANGELO LIORI
Antonangelo Liori, in qualità di direttore dell’UNIONE SARDA, si è da subito contraddistinto per l’utilizzazione del quotidiano cagliaritano – un tempo e, purtroppo ora nuovamente, piuttosto sonnacchioso – come un vero e proprio foglio di battaglia contro gli abusi e le malefatte della classe politica regionale e, da un certo tempo in poi, anche della magistratura cagliaritana e palermitana.
Tale esercizio energico e senza freni della propria professione, condito dalla frequente redazione in prima persona di editoriali al curaro non senza qualità satiriche di rilievo, hanno fatto incorrere Liori in quello che può considerarsi, entro certi limiti, un ordinario <<incidente del mestiere>> per un giornalista, per un professionista che si trova a dover sguazzare nella libertà di manifestazione del pensiero stando sempre attento alle mille remore che all’effettività della stessa sono apposte: circa 110 querele per diffamazione a mezzo stampa, proposte da politici, colleghi giornalisti e magistrati. (altro…)
LA NUOVA SARDEGNA
Principale quotidiano di Sassari. Un tempo espressione della Massoneria illuminata sassarese, negli anni ’70 è stato posseduto dal Gruppo Rovelli, quindi, intorno a metà anni ’80, è stato acquistato in società dal principe Carlo Caracciolo e da Flavio Carboni, noto faccendiere vicino alla P2 e ammanicato nel mondo politico.
Da allora, il quotidiano sassarese ha sempre mantenuto una linea politica prettamente di sinistra, scadendo, sul finire degli anni ’90, in rozze campagne di stampa contro coloro che considerava gli avversari del potere costituito e dell’asse politico-giudiziario dominante, in particolare contro Luigi Lombardini, Nicola Grauso e varie altre persone a questi vicini. (altro…)
Antonangelo LIORI
36 anni, di Desulo, grande cultore delle tradizioni profonde della Sardegna oltre che giornalista, nel 1994 viene nominato dall’allora editore Nichi Grauso alla direzione dell’UNIONE SARDA, ad appena trent’anni, onde imprimere una svolta al quotidiano cagliaritano.
Sotto la direzione di Liori, L’UNIONE SARDA terrà un atteggiamento maggiormente critico nei confronti della sinistra al governo della Regione Sarda e promuoverà numerose campagne di stampa contro gli sprechi e i privilegi all’interno della Regione stessa, non poco fastidiose per il Palazzo. Particolarmente preso di mira sarà il Presidente della Regione, Federico Palomba, ma anche altri politici quali l’allora assessore all’Urbanistica Benedetto Ballero. Al contempo, Liori assumerà cariche amministrative in ARBATAX 2000, società creata da Nichi Grauso per rilanciare la Cartiera di Arbatax. (altro…)
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)
Mauro LISSIA
45 anni, giornalista d’assalto della NUOVA SARDEGNA, Mauro Lissia è tra i giornalisti che maggiormente si sono occupati del caso Lombardini e delle vicende in generale relative a Nichi Grauso, scrivendone con acrimonia e partigianeria senza pari.
Ha concorso a provocare, con un articolo e una deposizione avanti al PM Pani, l’incriminazione del collega Claudio Cugusi per pretese intercettazioni clandestine in concorso con Nichi Grauso. (altro…)
Pino SCACCIA
Cronista del TG1 per anni impegnato sul fronte dei sequestri di persona, Pino Scaccia sostiene di aver avuto un ruolo di rilievo nella risoluzione del sequestro Farouk, tenendo costanti contatti con Graziano Mesina e in particolare – secondo quanto riferito in un suo memoriale postumo da Luigi Lombardini – assolvendo al ruolo di ricevere <<in tempo reale>> da Mesina la notizia della liberazione di Farouk e di trasmetterla in diretta su RAI 1, onde impedire che gli inquirenti facessero <<passare>> gli emissari che avevano ricevuto il bambino dalle mani dei banditi per complici del sequestro.
Pino Scaccia si è anche diffusamente occupato del caso Lombardini e, recentemente, ha pubblicato un libro intitolato <<Sequestro di persona>>, ove tratta diffusamente dei casi Melis e Lombardini e dei sequestri di persona in generale. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
IL CASO PINTUS
La vicenda di Francesco Pintus è emblematica di come un magistrato serio, animato solamente dall’intento di fare il suo dovere fino in fondo, debba talora, suo malgrado, trasformarsi in un Masaniello, subendo i relativi, inevitabili strali.
Francesco Pintus, di origine sassarese, perviene alla carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari nel 1992, prendendo il posto di Giovanni Viarengo.
Pintus ha un pedigree che non può non considerarsi di sinistra: tra i fondatori di Magistratura Democratica, è stato anche senatore per una legislatura, in un collegio della Lombardia – risiede a Varese – quale indipendente nelle file del PCI. Tuttavia, dopo il mandato parlamentare, prenderà servizio alla Corte di Cassazione, e sarà assegnato alla Prima Sezione Penale, presieduta da quel Corrado Carnevale diffamato per anni dai teoremi dei comunisti come il <<giudice ammazzasentenze>>, oggi prosciolto da tutte le imputazioni dai Tribunali di Napoli e di Palermo. (altro…)
IL CASO RILLA
Alberto Rilla, cagliaritano, con un solido passato di militante del PCI, ma anche dei vari movimenti studenteschi, entra in magistratura nel 1996 e, nel 1998, ricevute le funzioni giudiziarie, viene assegnato al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, presieduto da Angelo Porcu, amico fraterno di Luigi Lombardini.
Rilla, inizialmente simpatizzante di Magistratura Democratica, ha modo di ben conoscere l’ala <<rossa>> della magistratura e di diffidarne, nonostante i suoi trascorsi politici; si avvicina quindi a Magistratura Indipendente, la corrente di destra, e, pur con la forte differenza d’età che esisteva, stabilisce un solido rapporto di ammirazione e di simpatia [reciproca] con Luigi Lombardini, di cui ammira il grande passato di combattente antisequestri e la capacità di difendere fino alla morte i colleghi.
Prima dell’11 agosto 1998, Alberto Rilla, talora da solo, talora unitamente ad altri magistrati, ha la possibilità di ricevere dalla viva voce di Lombardini svariate confidenze su argomenti scottanti, tra cui elementi rilevanti relativamente al sequestro Melis. (altro…)
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI PAOLO DE ANGELIS

Nel gennaio 1998, Paolo De Angelis ebbe un violento scontro nel garage del Palazzo di Giustizia di Cagliari con Luigi Lombardini, il quale gli rinfacciò di aver fatto compiere intercettazioni telefoniche illegali a suo carico. Secondo la versione di De Angelis, Lombardini l’avrebbe minacciato agitando il pugno, mentre secondo la versione di Lombardini, quest’ultimo avrebbe solo tentato di parlare al collega, ricevendone in cambio scomposte minacce di morte.
Sulla vicenda, si è tenuto un procedimento disciplinare a carico di De Angelis presso la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, che si è concluso, nel maggio 2000, con la sua assoluzione. (altro…)
Nicola GRAUSO
Classe 1949, laureato in giurisprudenza, subito dopo la laurea, con pochi soldi datigli dal padre, intraprende l’avventura nel settore massmediatico fondando, nel 1976, <<Radiolina>>, la primissima radio libera della Sardegna, a cui farà seguito, di lì a poco, la fondazione anche di <<Videolina>>, la prima televisione libera, iniziando l’avventura nell’etere libero ancor prima di Silvio Berlusconi.
Il grande successo di pubblico, e di raccolta pubblicitaria, delle due emittenti consentirà a Nicola Grauso, detto Nichi, di raggiungere ben presto una solidissima posizione economica e finanziaria, tale da collocarlo tra i maggiori imprenditori sardi, quindi l’espansione del suo gruppo nel settore dei media verrà coronata alla fine degli anni ’80 con l’acquisizione dell’unico quotidiano di Cagliari, L’UNIONE SARDA, precedentemente appartenente al Gruppo Rovelli. (altro…)
MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA
Nel 1991, concludendo un’inchiesta iniziata molto prima della costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avvenuta in quell’anno, Mario Marchetti si consacrò come il PM antidroga per eccellenza, sgominando, in stretta collaborazione col vicecapo della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, quella che era nota come la <<banda di Is Mirrionis>>, un’agguerrita e ben organizzata banda di oltre trenta elementi, operante nel suddetto quartiere cagliaritano, all’interno della quale da ultimo divampava uno scontro per il controllo degli affari e del territorio che aveva portato ad alcuni omicidi e a numerosi attentati dinamitardi.
Sulla scia di quanto già fatto in tema di sequestri da Luigi Lombardini, avvalendosi della nuova normativa prevista dalla legge Jervolino – Vassalli del 1990 in tema di collaboratori di giustizia, Marchetti rivoluzionò le indagini in tema di traffico di stupefacenti avvalendosi, in maniera massiccia, dei <<pentiti>>, elementi appartenenti a bande criminali poi dissociatisene che forniscono agli inquirenti la propria disponibilità a collaborare, quali fondamentali fonti di prova. (altro…)
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI
Dai memoriali di Luigi Lombardini, divulgati dopo il suo suicidio, si è appreso che Mario Marchetti, unitamente ai colleghi Paolo De Angelis, Luigi Demuro e Mariano Brianda [questi ultimi ambedue GIP a Sassari] avrebbe organizzato, senza l’autorizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura e con pagamenti <<in nero>>, fiscalmente irregolari, dei corsi di preparazione al concorso per uditore giudiziario, primo gradino della carriera in magistratura, che si sarebbero tenuti a Sassari e ai quali avrebbero preso parte anche numerosi allievi provenienti da Cagliari.
Ai predetti corsi, avrebbero tenuto lezioni, oltre ai suddetti magistrati, gli avvocati sassaresi Franco Luigi Satta, Pietro Diaz e Agostinangelo Marras, quest’ultimo noto esponente del PDS e cugino del giudice cagliaritano Gian Giacomo Pisotti; Lombardini inviò numerosi esposti alla Procura Generale di Cagliari e al CSM circa l’irregolarità di questi corsi, senza che si prendesse mai alcun provvedimento, probabilmente poiché agli stessi avrebbero preso parte anche figli di magistrati, come il figlio del capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì, Antonio, poi divenuto anch’egli magistrato nonostante un curriculum scolastico e universitario non certo eccelso, attualmente in servizio a Oristano. (altro…)
L’IRRESISTIBILE ASCESA DI GRAZIA CORRADINI
Grazia Corradini, per anni presidente la Sezione Minori della Corte d’Appello di Cagliari e oggi presidente del Tribunale dei Minorenni di Cagliari, è un magistrato alquanto anomalo dal punto di vista del credo politico-associativo, poiché, sebbene iscritta a Magistratura Indipendente, parrebbe essere di fede politica comunista, ed è sicuramente in rapporti molto stretti col capo di Magistratura Democratica, Enrico Dessì, e col Procuratore capo di Cagliari, Carlo Piana.
La Corradini soleva disertare le riunioni di Magistratura Indipendente fin quando era in vita Luigi Lombardini, nei confronti del quale provava un rancore ben ricambiato: Lombardini, in particolare, pur non citando mai episodi specifici, la accusava ricorrentemente di <<disonestà>>
Morto Lombardini, Grazia Corradini tornò a farsi vedere alle riunioni di Magistratura Indipendente, e fu designata, in sede di applicazione, quale giudice incaricato della presidenza, presso il Tribunale di Nuoro, del processo contro i presunti sequestratori di Ferruccio Checchi; processo che, tra le proteste degli avvocati per la pretesa illegittimità dell’applicazione di un magistrato cagliaritano, fu gestito dalla Corradini con evidentissimo furore filo-inquisitorio, e si concluse con molte condanne. (altro…)
Pietro Paolo MELIS
Giovane allevatore di Mamoiada, immune da precedenti penali, viene tirato dentro il processo per il sequestro Licheri praticamente per la sola sua conoscenza di Giovanni Gaddone, in forza di intercettazioni telefoniche dai significato equivoco e di dubbie attestazioni da parte del capo della Criminalpol, Antonello Pagliei.
La sua condanna a trent’anni di reclusione per il sequestro Licheri ha provocato lo sdegno dell’intera comunità mamoiadina; anche su Melis, come su Gaddone, il convincimento di Luigi Lombardini è che fosse innocente. (altro…)
IL MAXIPESTAGGIO DEL CARCERE DI SAN SEBASTIANO
Nel marzo 1999 Giancarlo Caselli, dopo sette anni alla guida della Procura di Palermo, si trasferisce al Ministero di Grazia e Giustizia, ove assume l’incarico di Direttore generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria [DAP], chiamato per espresso volere del ministro comunista Oliviero Diliberto a sostituire il troppo garantista Alessandro Margara.
Caselli porta nel DAP la sua impronta giustizialista, con la costituzione, nell’ambito della Polizia Penitenziaria, dell’UGAP [Ufficio Garanzie Amministrazione Penitenziaria] e dei GOM [Gruppi Operativi Mobili]; il primo è un organo che assume le caratteristiche di un vero e proprio servizio segreto penitenziario, mentre i secondi sono gruppi operativi da impiegarsi nelle situazioni <<difficili>>, come ad esempio una rivolta in carcere. (altro…)
Graziano MESINA
Storica <<primula rossa>> del banditismo sardo e orgolese in particolare, nel luglio 1992 era stato da poco ammesso al beneficio della liberazione condizionale, quando, sulla base di non meglio precisate <<pressioni dall’alto>>, ottiene un lungo permesso premio a Orgosolo, con l’espresso incarico di cercare di conseguire la liberazione di Farouk Kassam, rapito in Costa Smeralda.
Mesina svolse il suo incarico intrattenendo contatti diretti per un verso con persone vicine ai banditi, per altro verso col giornalista RAI Pino Scaccia: Luigi Lombardini, secondo quanto tramanda in un suo memoriale postumo, tende tuttavia a svalutare il suo operato, affermando che il ruolo di Mesina si sarebbe limitato all’avvisare Pino Scaccia tempestivamente, via telefonino, dell’avvenuta liberazione di Farouk, affinché Scaccia desse immediatamente la notizia su RAI UNO, <<bruciando>> ogni eventuale tentativo di Mauro Mura, di Antonello Pagliei e di tutti gli inquirenti di catturare gli emissari facendoli <<passare>> per banditi. (altro…)
Mario Fortunato PIRAS
Nativo di Arzana, ma residente a Dolianova con la famiglia, ha da non molto finito di scontare 18 anni di reclusione per concorso nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, a cui prese parte anche Matteo Boe.
Detenuto per lunghi anni nel carcere di massima sicurezza di Carinola, in Campania, esattamente un mese prima della liberazione di Silvia Melis è stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino; secondo quanto narrato da Luigi Lombardini in un suo memoriale postumo, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, avrebbe funto da mediatore, per conto dello Stato, nella risoluzione dei sequestri di Silvia Melis e di Giuseppe Soffiantini, con la collaborazione della moglie Nina Nieddu e dei figli Pier Giuseppe ed Enrico.> (altro…)
Piero PIRAS
Quasi sessantenne, di Arzana, è stato considerato a suo tempo uno dei più pericolosi banditi sardi, venendo coinvolto in vari sequestri di persona, ma soprattutto nella famosa <<strage di Lanusei>> del 1972, commessa in concorso col cugino Pasquale Stocchino, all’esito della quale verranno uccise cinque persone.
Nel 1980, primo tra i latitanti dell’Anonima Sequestri, si costituisce a Luigi Lombardini, e da allora instaura con lui un rapporto di confidenza e collaborazione. (altro…)
Pasquale STOCCHINO
66 anni, di Arzana, è il decano dei latitanti sardi, essendo alla macchia fin dal 1972, quando si rese responsabile, col cugino Piero Piras, dell’ancora oggi tristemente celebre “strage di Lanusei”, commessa all’esito di un tentativo di sequestro e sfociata nell’assassinio di cinque persone.
Fama di inafferrabile, probabilmente mai mossosi dai monti di Arzana, Stocchino avrebbe, a quanto pare, accettato di costituirsi nel 1998, in esecuzione di un progetto elaborato da Luigi Lombardini, in cambio della somma di 500 milioni di lire; la morte di Lombardini pose fine al progetto. (altro…)
Vittorio ALIQUO’
Procuratore aggiunto di Palermo, estraneo alle inchieste antimafia, Vittorio Aliquò è balzato alle luci della ribalta come coordinatore dell’inchiesta sui retroscena della liberazione di Silvia Melis, ben presto divenuta il <<caso Lombardini>> col coinvolgimento del noto magistrato cagliaritano, che si suicidò l’11 agosto 1998 al termine di un interrogatorio sostenuto avanti al Pool di Palermo.
Aliquò querela Nichi Grauso, in relazione alle frasi da lui dette su alcuni giudici palermitani e cagliaritani immediatamente dopo il suicidio di Lombardini [<<assassini>>]; il procedimento ha dato luogo a vivaci polemiche, e alla proposizione, da parte di Grauso, di una richiesta di rimessione da Cagliari a Caltanissetta. Lo stesso Aliquò, con grande buon senso, ha posto fine a questa vicenda, ingigantita dalla mancanza di equilibrio dei giudici cagliaritani che avevano condannato Grauso a un anno e otto mesi di reclusione (attirandosi persino le critiche di Antonio di Pietro), rimettendo la querela. (altro…)
Fernando BOVA
Sessantenne, originario di Catanzaro, Fernando Bova diviene ben noto alle cronache giudiziarie quando, da giudice istruttore del procedimento penale sulla misteriosa scomparsa dell’avvocato cagliaritano Gianfranco Manuella, ordina l’arresto di quattro noti avvocati cagliaritani – Aldo Marongiu, Sergio Viana, Giampaolo Secci, Bepi Podda – accusati di traffico di droga e uno di essi – Viana – addirittura di aver materialmente ucciso Manuella.
Il processo si concluderà, in Corte d’Assise, con una raffica di assoluzioni, e Bova, così come il collega PM Enrico Altieri, verrà censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura e di fatto costretto a un lungo esilio professionale dalla Sardegna, approdando prima nella natia Calabria, quindi a Nuoro; tornato a Cagliari negli anni ’90, Bova sarà costretto a una nuova pausa di esilio professionale, a Nuoro, dai contrasti col procuratore capo Franco Melis, che denuncerà anche per abuso d’ufficio. (altro…)
Giancarlo CASELLI
65 anni, nativo di Pinerolo vicino Torino, è sempre stato un magistrato in prima linea, dapprima nell’antiterrorismo – presso l’Ufficio Istruzione di Torino, istruì la maggior parte dei processi relativi alle BR degli anni ’70 e dei primi anni ’80 e gestì il pentimento del primo collaboratore di giustizia, Patrizio Peci – quindi, dopo una parentesi quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura e presso il Ministero, nell’antimafia, dato che nel 1992 venne nominato procuratore di Palermo al posto di Pietro Giammanco, dimessosi dopo i <<veleni>> seguiti all’assassinio di Giovanni Falcone.
Tra i candidati alla poltrona di capo della procura palermitana vi era anche Luigi Lombardini, ma la sua domanda fu ritenuta non accoglibile sulla base di valutazioni meramente formali; rimane forte il dubbio che – come denunciato anche da Lombardini – la nomina fosse stata fatta su pressione di Luciano Violante e allo scopo di imbastire i processi politici alla Democrazia Cristiana. (altro…)
Gaetano CAU
Attuale giudice presso il Tribunale di Sassari, è stato a lungo sostituto procuratore della Procura presso lo stesso Tribunale.
Già aderente a Magistratura Indipendente, se ne distaccò per avvicinarsi a Magistratura Democratica, ed entrò in rotta di collisione con Luigi Lombardini, giungendo al punto di farlo indagare per pretese pressioni, nei suoi confronti, per indurlo a dissequestrare un titolo di credito, un draft dello Zanzibar, appartenente all’imprenditore Nuvoli. Questa inchiesta fu aperta in singolare sincronia con l’apertura del concorso per la nomina a procuratore capo di Cagliari. (altro…)
Valerio CICALO’
Ex insegnante di scuola media, Valerio Cicalò entra in magistratura ed esercita per lunghi anni funzioni di pretore, soprattutto in provincia di Cagliari – Senorbì, San Nicolò Gerrei – prima di divenire sostituto procuratore della Procura Presso il Tribunale.
Acquista una certa notorietà per l’istruzione, con tanto di ordini di cattura, di numerosi clamorosi procedimenti con imputati altisonanti, tra cui quello sugli attentati dinamitardi a Capoterra del 1995 e quello del 1996 a carico del presidente del Cagliari, Massimo Cellino; inserito nella Direzione Distrettuale Antimafia, si occuperà anche di processi sul traffico di droga.
Nel 1999 viene nominato Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania, carica che ricopre tuttora. (altro…)
Paolo DE ANGELIS
Classe 1960, di origine napoletana, Paolo De Angelis è entrato nel palazzo di giustizia cagliaritano come un vero e proprio enfant prodige; laureato in giurisprudenza a 22 anni, a lungo assistente di diritto privato all’università, entra in magistratura a 26 anni, e viene subito assegnato alla Procura della Repubblica, ove rimane tuttora.
Inizialmente, aderisce alla corrente di Magistratura Indipendente e intrattiene rapporti di amicizia e solidarietà con Luigi Lombardini, ciò nonostante da studente gli si conoscano simpatie politiche orientate a sinistra, verosimilmente verso il PCI. (altro…)
Enrico DESSI’
Ultrasessantenne, figlio di un magistrato e a sua volta padre di un giovane magistrato – Antonio, in servizio a Oristano – Enrico Dessì, oggi consigliere di Corte d’Appello, è stato per anni presidente della Sezione Sarda dell’Associazione Nazionale Magistrati e, soprattutto, leader riconosciuto di Magistratura Democratica [figura tra i 77 giudici schedati dal SID negli anni ’70]; ultimamente il suo posto alla guida della giunta distrettuale ANM è stato preso dal consigliere di Corte d’Appello Fiorella Pilato, anch’essa di estrazione comunista e aderente a MD.
Avversario di Luigi Lombardini, la sua ombra è riconoscibile dietro tutte le <<grandi manovre>> che hanno determinato l’andamento degli uffici giudiziari sardi negli ultimi anni, dalla nomina a Procuratore della Repubblica di Cagliari di Carlo Piana, alle iniziative contro il Procuratore Generale Francesco Pintus e contro il giudice Alberto Rilla, alla confluenza in MD di Paolo De Angelis e Mario Marchetti. (altro…)
Giovanni DI LEO
Giovane PM della Procura di Palermo, fa parte del Pool che, l’11 agosto 1998, giunse in forze a Cagliari a interrogare Luigi Lombardini, il quale, come è ben noto, si suicidò dopo quell’interrogatorio.
Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti SISDE, Di Leo avrebbe espressamente preannunciato a Lombardini, mentre ci si recava a perquisire il suo ufficio, che sarebbe stato arrestato. (altro…)
Alessandro LENER
58 anni, di origine romana, aderisce da sempre a Magistratura Democratica e, negli anni ’70, fu perciò fatto schedare dai Servizi Segreti
Ha prestato servizio per lunghi anni prima come giudice istruttore, quindi come Gip e come Presidente di Sezione penale in Tribunale, per diventare, dopo la nomina di Carlo Piana a Procuratore della Repubblica, Presidente della Corte d’Assise (altro…)
Luigi LOMBARDINI
Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)
MAGISTRATURA INDIPENDENTE
E’ una delle correnti <<storiche>> della magistratura associata, esistente sin dalla proclamazione della Repubblica, orientata politicamente su posizioni di centro-destra.
Per lungo tempo maggioritaria, è andata progressivamente perdendo consensi e influenza dopo lo scandalo P2, nel quale fu coinvolto l’allora segretario generale, Domenico Pone, espulso dalla magistratura. (altro…)
Mario MARCHETTI
Cinquantacinquenne, originario di Bonorva ma da sempre residente a Cagliari, Mario Marchetti inizia la propria carriera come funzionario presso la DIGOS della Questura di Cagliari, servizio probabilmente condiviso, almeno per alcuni anni, con l’appartenenza al SISDE.
Nei primi anni ’80 supera il concorso in magistratura e, dopo l’apprendistato presso la Pretura di Serramanna, viene nominato nell’Ufficio Istruzione di Cagliari, diretto da Luigi Lombardini, del quale all’origine è amico, militando nella corrente di Magistratura Indipendente. (altro…)
Franco MELIS
Ormai ottantenne, di origine nuorese, è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dal 1990 al 1996; politicamente orientato a destra, ha tuttavia mostrato, da procuratore capo, una certa propensione a favorire i politici di sinistra al governo della Regione, in particolare – secondo quanto ricostruito da Luigi Lombardini in uno dei suoi memoriali – omettendo di svolgere adeguate istruttorie in relazione alle possibili irregolarità relative alle nomine dei managers delle Aziende Sanitarie Locali; il tutto con grosso favoritismo nei confronti della giunta di sinistra e in particolare del suo collega presidente Federico Palomba, che infatti manovrò, non riuscendoci, per far ottenere a Melis, una volta pensionato, l’incarico di Difensore Civico presso la Regione. (altro…)
Mauro MURA
Sessantenne, originario di Isili, in gioventù estremista di sinistra, quindi assiduo frequentatore delle sezioni del PCI, Mauro Mura esordisce in magistratura svolgendo per lunghi anni funzioni di giudice fallimentare; viene poi, a metà anni ’80, trasferito all’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari e quindi, con lo scioglimento di detto ufficio, alla Procura della Repubblica
Con la costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, Mauro Mura diverrà PM preposto alla trattazione di pressoché tutti i procedimenti relativi a sequestri di persona; rifiutandosi di collaborare con Luigi Lombardini, e con gli investigatori che avevano collaborato con lui, darà luogo a una gestione delle indagini piuttosto scadente, puntando tutto solo su alcuni inquirenti – quali Antonello Pagliei -, quasi mai riuscendo a scoprire la verità circa gli autori dei sequestri, spesso giungendo al punto di incriminare per sequestro di persona individui che apparivano manifestamente avendo un ruolo di emissari, giungendosi a incriminazioni naufragate in giudizio (quelle di Nicolò <<Cioccolato>> Cossu, Tonino Crissantu e Michelangelo Moni nel sequestro Vinci), o a condanne assai discusse (quelle di Nicola Dettori e Nicolò Liberato Succu, sempre nel processo per il sequestro Vinci, e soprattutto quelle di Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis per il sequestro Licheri). (altro…)
Carlo PIANA
Classe 1934, originario della Maddalena, da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, entra giovanissimo in Magistratura ed esordisce come pretore a Iglesias.
Passa quindi al Tribunale di Cagliari, svolgendo varie funzioni nel settore penale, in particolare, per diversi anni, quella di Presidente della Corte d’Assise.
Nel giugno 1997, con l’appoggio della sinistra politica e della magistratura associata [Magistratura Democratica], viene nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari; la sua candidatura è preferita a quella di Luigi Lombardini, e intorno alla sua preferenza vi è un forte sospetto che siano prevalsi criteri politici. (altro…)
Paolo PIANA
Classe 1965, è il figlio di Carlo Piana, procuratore della repubblica di Cagliari.
Come magistrato, non gli si conoscono grossi exploits: dopo l’uditorato a Milano, è stato in Procura a Nuoro, quindi in Procura presso la Pretura a Cagliari, al tempo in cui questa era ancora diretta da Luigi Lombardini. (altro…)
Fiorella PILATO
Appartenente a Magistratura Democratica, carattere sanguigno, assidua frequentatrice della ben nota sezione <<Lenin>> del PCI cagliaritano, è l’immagine stessa del magistrato schierato: già pretore d’assalto impegnato sul terreno dei reati edilizi ed ambientali, era in posizione fortemente polemica nei confronti di Luigi Lombardini.
Da qualche tempo svolge funzioni di giudice a latere nella Corte d’Assise d’Appello di Cagliari; recentissimamente ha sostituito Enrico Dessì nella carica di responsabile distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati, che rimane così, comunque, egemonizzata dai comunisti di MD. (altro…)
Francesco PINTUS
72 anni, sassarese, magistrato vecchio stampo ma dal carattere sanguigno, Francesco Pintus, dopo l’apprendistato come sostituto procuratore a Varese – città ove tuttora risiede – ha percorso la parte più significativa della propria prestigiosa carriera presso la Corte di Cassazione, ove ha lavorato a lungo nella Prima Sezione Penale quando questa era presieduta da Corrado Carnevale [poi notoriamente diffamato dalla sinistra militante come il <<giudice ammazzasentenze>> e alfine assolto dal Tribunale di Palermo da ogni accusa].
Dopo la giubilazione di Carnevale a seguito della campagna di linciaggio intrapresa nei suoi confronti dai comunisti, Pintus – che si vanta di essere uno dei pochi giudici arrivati in Cassazione dopo aver superato gli esami – sceglie di tornare nella natia Sardegna, e viene nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. (altro…)
Angelo PORCU
72 anni, cagliaritano, ha storicamente esercitato funzioni di pubblico ministero nei procedimenti per sequestro di persona, dapprima presso la Procura della Repubblica, quindi in Procura Generale; è sostituto procuratore generale quando, nel 1998, viene nominato Presidente del Tribunale di Sorveglianza., incarico ricoperto fino al marzo 2001 quando va in pensione per raggiunti limiti d’età, per essere sostituito dal comunista Leonardo Bonsignore.
Amico fraterno di Luigi Lombardini, ha sempre conservato buoni rapporti anche con Carlo Piana; il suo nome compare di straforo nel <<caso Lombardini>> poiché il giudice suicida, per sua ammissione, si rivolse al generale dei Carabinieri Francesco Delfino per raccomandarne il figlio, carabiniere. (altro…)
Alberto RILLA
Giovane giudice di sorveglianza a Cagliari, tra il 1997 e il 1998 entra in rapporti con Luigi Lombardini, con cui instaura una solida intesa di amicizia e di scambio di consigli.
Dopo il suicidio di Lombardini, difende a spada tratta il collega contro i magistrati della Procura di Cagliari e avvia accertamenti circa la veridicità o meno delle asserzioni postume del magistrato suicida, secondo cui il sequestro Melis sarebbe stato risolto attraverso <<interventi sotterranei dello Stato>> grazie alla mediazione del detenuto Mario Fortunato Piras. (altro…)
Giuseppe VILLA SANTA
Ormai quasi novantenne, a suo tempo implacabile inquisitore, Giuseppe Villa Santa ha dominato per anni la scena giudiziaria cagliaritana, prima come Procuratore della Repubblica di Cagliari, quindi come Procuratore Generale, fino al pensionamento avvenuto nel 1986.
Considerato il maestro e il principale sostenitore di Luigi Lombardini, si espone non poco nel Caso Manuella, ossia nelle indagini sulla misteriosa scomparsa del giovane avvocato cagliaritano Gianfranco Manuella, che vedrà l’incriminazione e l’arresto di quattro noti avvocati – Aldo Marongiu, Sergio Viana, Giampaolo Secci, Bepi Podda – tutti assolti in dibattimento. (altro…)
QUEI COMPAGNI CHE REMANO CONTRO SORU
Nel 1994, incazzati neri per l’appoggio di Grauso a Berlusconi, alcuni maggiorenti comunisti pensarono di attuare un’operazione per realizzare un’edizione cagliaritana della NUOVA SARDEGNA coi necrologi di Cagliari, di modo che i compagni non fossero costretti a leggere L’UNIONE SARDA.
Stranamente, oggi che L’UNIONE zuncheddiana appoggia neanche troppo sotterraneamente Mauro Pili a discapito di Renato Soru, i comunisti, ahem i diessini, non s’incazzano neanche un po’, o sperano neanche troppo segretamente che Renato perda e lasci i Sanna, Raggio e compagnia cantante delle Cooperative a gestire il potere al solito modo, anche dall’opposizione, oppure è con Grauso in persona che ce l’hanno, non con la sua linea politica. (altro…)
PERCHE’ GIUSTIZIA VOGLIO, E VERITA’
Da un nostro fedele visitatore, parente di Luigi Lombardini, riceviamo e pubblichiamo un breve componimento in versi dedicato al grande magistrato a cui questo sito è, con orgoglio, dedicato
Luigi Lombardini
(Cagliari 7 dicembre 1935 + Cagliari 11 agosto 1998)
Uomini
Da lontano venuti
Hanno armato il mio pugno
Per l’ultimo oltraggio
Nella sera più fredda
Della mia vita tutta. (altro…)
MAURO PILI VISCONTE DIMEZZATO
Per come conosciamo Mauro Pili, siamo sicuri che non ha voluto essere ricandidato alla guida della Regione solo per bramosia di potere, bensì perché ritiene ancora di essere titolare di una investitura a leader datagli direttamente dai sardi, che certi giochetti della partitocrazia non gli hanno consentito di mettere a frutto appieno.
Caro Mauro, ti stimiamo, non è la prima volta che lo diciamo, e siamo sicuri della tua buona fede, ma ti rendi conto però in che razza di combriccola ti sei andato a imbarcare nuovamente? Partitocrazia pura, si sono già spartiti tutti gli enti vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, hanno tradito la lezione di Berlusconi, degli uomini che vengono dalla professione e si “prestano” alla politica, per diventare gioiosamente politici di professione, né più né meno di un Emanuele Sanna che un ospedale, come medico, l’avrà visto l’ultima volta 25 anni fa. (altro…)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO
Giornata campale oggi, tra impegni vari e consueti crash dei bellissimi sistemi operativi Microsoft, 24 ore buone senza aggiornare il blog.
Constatiamo intanto, con piacevole sorpresa, che Magistratura Democratica, a livello nazionale, continua a muoversi sul solco di un approccio ai problemi della giurisdizione e dell’ordinamento giudiziario meno corporativo e maggiormente attento ai problemi reali, come quello della incompatibilità parentale e di una seria distinzione tra funzioni; insomma, la corrente di sinistra della magistratura associata in questo momento è la più intelligente, ha capito che le critiche (spesso legittime) alle riforme perseguite dal centrodestra vanno abbinate ad un approccio sanamente critico anche verso le debolezze della magistratura, ciò che la rende credibile, e incredibilmente MD si fa soverchiare quanto a estremismo da esponenti di Unicost quali Carlo Fucci, sconfessato da Edmondo Bruti Liberati, presidente nazionale, di MD, dell’Associazione Nazionale Magistrati. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
IL CSM PUNISCA IL MOBBING CONTRO LOMBARDINI
Si fa un gran parlare, di questi tempi, di mobbing, abbiamo già affrontato l’argomento, e abbiamo detto come al Consiglio Superiore della Magistratura comincino a giungere molti esposti di magistrati che si lamentano di essere “mobbizzati” perlopiù dai propri capi, che interpretano il rapporto gerarchico in termini spesso poco conformi alla Costituzione, alla legge e alle disposizioni dello stesso CSM.
Il mobbing non è una burletta, è un problema serio studiato dai più autorevoli psichiatri, nonché una causa molto forte di depressione e, a volte, di danni alla persona anche più perniciosi, e sul piano penale è suscettibile di poter assumere varie vesti giuridiche, da quella dell’abuso in atti d’ufficio a quella dell’estorsione (quando il mobbing sia attuato per costringere taluno ad abbandonare il lavoro o una determinata posizione). (altro…)
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)
CENTRODESTRA, LA COERENZA STA A ZERO
Siamo ormai arrivati alla chiusura delle liste e all’inizio ufficiale della campagna elettorale, quella vera, quella senza esclusione di colpi, e ancora niente da fare quanto a quel guizzo di coerenza che ci attendevamo dal centrodestra quanto all’impegno concreto, non in termini di massimi sistemi bensì di situazioni concrete e incancrenite, sul problema della giustizia a Cagliari e in Sardegna, che negli ultimi anni, quanto a determinare gli indirizzi della politica e dell’informazione, ha avuto un impatto soverchiante e debordante.
Coerenza avrebbe imposto che uno come Nicola Grauso, il solo che ha avuto il coraggio di opporsi apertamente a una consorteria politico-giudiziario-giornalistica che ha voluto dettar legge a tutti i livelli a Cagliari, e che, da editore, è stato esposto a un procedimento giudiziario funzionale a portagli via giornali e televisioni assolutamente senza precedenti e con prove pregnanti di contaminazioni tra i magistrati che se ne sono occupati e l’ala più scopertamente affaristica dei DS, venisse difeso fino alla morte, allo stesso modo in cui Berlusconi difende Previti sul quale, peraltro, abbiamo seri dubbi. (altro…)
L’ELICOTTERO PERDUTO E I “DIRO’ TUTTO” DI LOMBARDINI
E’ molto importante che la magistratura cagliaritana, sollecitata dall’emersione di elementi apparentemente “nuovi” (talune affermazioni contenute in un verbale del processo Vernesoni) ma che in realtà sapevano tutti, si sia risolta a riaprire il caso Volpe 132, stavolta disponendo accertamenti dalle cui finalità traspare chiaramente che non si esclude la pista dell’abbattimento premeditato dell’elicottero, nel contesto delineato sulla base delle dichiarazioni del “pentito” Gianni Zirottu (purtroppo sparito dalla circolazione) e di testimoni esterni, ossia in occasione dell’intercettazione di una nave che probabilmente trasportava armi.
Precedentemente, anche peraltro nella forzosa assenza di riscontri oggettivi da cercare nel profondo del Tirreno, questa pista non era stata seguita con molta convinzione dal PM Guido Pani, magistrato forse influenzabile ma sicuramente onesto ed estraneo alle consorterie che hanno qui tutto l’interesse a nascondere la verità dato anche che i risvolti che potevano emergere, auspicabilmente suffragati da prove, sarebbero risultati assolutamente inquietanti. (altro…)
“IPOTESI PIU’ O MENO FANTASIOSE” … UNIONE SARDA, FACCE RIDE!!!
Ancora una volta L’UNIONE SARDA ha fatto flop, come ha sempre fatto nel riferire, con fastidio, della vicenda Volpe 132, ossia dell’elicottero della Guardia di Finanza misteriosamente caduto il 3 marzo 1994 con a bordo Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, i cui familiari da dieci anni attendono giustizia.
Sono stati costretti a riferire dell’esternazione di un parlamentare dei Verdi che ha preso atto, con soddisfazione, della recente decisione del GUP Giovanni Lavena di riaprire le indagini, e ha evidenziato un possibile legame tra questa vicenda e quella di Ilaria Alpi (nella foto), laddove anche la valorosa inviata del TG3, col suo cameraman Mirian Hrovatin, si era forse imbattuta in una losca vicenda di traffico d’armi tra Italia e Somalia. (altro…)
NON CI FERMEREMO!!!
In questi ultimi giorni, proprio in coincidenza con le nostre argomentazioni varie sulla vicenda Volpe 132 e sulla riapertura dell’inchiesta decisa al riguardo dal GUP cagliaritano Giovanni Lavena, si sta verificando un fatto strano: il nostro sito risulta spesso offline, sebbene presso il server non risulti invece alcun inconveniente tecnico.
Si sono nuovamente scatenati i pirati informatici? Ci era già accaduto circa un anno e mezzo fa, quando avevamo rivelato di possedere una registrazione che smentiva le affermazioni di un teste, tutte favorevoli al dottor Piana, nel procedimento della Procura di Palermo sulla vicenda UNIONE SARDA e avevamo riscontrato diversi tentativi di accesso clandestino al server da parte di indesiderati ospiti, tra l’altro addirittura con l’uso di un’utenza internet ubicata negli Stati Uniti. (altro…)
LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO
Quella sera dell’11 novembre 1997, secondo la relazione di servizio di un agente di Polizia, Silvia Melis, ben prima di aver incrociato, ai bordi della provinciale Nuoro-Orgosolo, alcuna autovettura, avrebbe incrociato alcune donne orgolesi che, riconosciutala, le avrebbero chiesto se avesse bisogno di essere accompagnata, al che lei rispose di no perché “aspettava la polizia”.
Ma la prima autovettura che stava per prelevare Silvia non era, forse, quella che aspettava: era una Renault Clio, un’auto civile, condotta da un poliziotto del commissariato di Orgosolo, Piero Sonni, con a bordo un altro agente del medesimo commissariato, Pierandrea Giua; secondo la confidenza, di poche ore prima, di Sonni a un amico orgolese, egli, che era in licenza col collega, sapeva, a una certa ora, di dover fare ritorno da Nuoro, dove si trovava, a Orgosolo perché aveva una “commissione” ben più importante da sbrigare. (altro…)
IL CASO VERNESONI: UNA VICENDA DA SEGUIRE CON ATTENZIONE
Il tenente colonnello della Guardia di Finanza Roberto Vernesoni, avendo peraltro lavorato sempre in silenzio, si è rivelato essere uno degli investigatori più intraprendenti e coraggiosi dello spesso triste panorama degli inquirenti sardi, all’altezza dei grandissimi del recente passato come l’ispettore di Polizia Mario Uda e il colonnello dei Carabinieri Enrico Barisone.
Oggi quest’uomo, accusato anche da alcuni commilitoni, e naturalmente dai soliti “pentiti” spesso poco credibili, come tale Littera non molto tempo fa riarrestato per traffico di droga dalla Procura di Vicenza (non da quella di Cagliari … ci mancherebbe!!!), deve oggi rispondere avanti a un Tribunale, a un collegio di quel Tribunale di Cagliari che è da tempo regno di incompatibilità, dell’infamante accusa di aver distratto, per rivenderseli in proprio, due chilogrammi di cocaina da un quantitativo in sequestro. (altro…)
LA VICENDA VERNESONI E LE SEGRETE COSE
Il tenente colonnello Roberto Vernesoni, l’ufficiale della Guardia di Finanza che è accusato oggi di un reato infamante, ossia aver stornato un quantitativo di cocaina in sequestro per rivenderlo, nel momento in cui fu posto sotto inchiesta era forse sulla buona strada per dipanare il bandolo della matassa degli insidiosi rapporti di droga e, sicuramente, di riciclaggio di denaro sporco tra certa malavita sarda, non esente da collegamenti massonici, e talune insidiosissime cosche della ‘ndrangheta calabrese.
All’epoca dei fatti, si parla dell’ultima parte degli anni ’90, ancora non era cosa nota al grande pubblico, almeno quello che segue le vicende giudiziarie, che la ‘ndrangheta, compagine mafiosa ampiamente oscura rispetto alla Mafia per eccellenza, ossia la sicula Cosa Nostra, aveva perfino scalzato quest’ultima nel ruolo guida quanto all’importazione in Italia di immensi quantitativi di stupefacente, quasi del tutto cocaina, che giungevano copiosi dalla Colombia, perlopiù con una tappa intermedia in Spagna, specialmente a Barcellona e nella Costa del Sol; i più recenti rapporti della DIA e della Direzione Nazionale Antimafia hanno ora definitivamente chiarito questo aspetto delle dinamiche criminali nazionali. (altro…)
TORTOLI’ VOLA IN A1: SENZA SILVIA MELIS
Anche dalle cronache sportive si traggono spunti interessanti per capire meglio le vicende giudiziarie che ci hanno travagliato almeno da sette anni a questa parte.
Stavolta non si tratta del Cagliari di Massimo Cellino, ma di una piccola società di volley femminile, la “Airone Terra Sarda” di Tortolì, che con un crescendo incredibile, da società allo sbando che era pochi anni fa, ha conquistato la massima serie, la serie A1, portando in alto l’Ogliastra e tutta la Sardegna che da qualche anno a questa parte nelle massime divisioni aveva solo squadre di calcio femminile e hockey su prato (ma confidiamo che seguirà presto il Cagliari calcio). (altro…)
DA MANUELLA A LOMBARDINI: UNA SCIA DI SANGUE LUNGA VENT’ANNI
Cosa accomuna tra loro il caso Manuella, le disinvolte imprese di certi “pentiti” delle gang criminali, il caso Volpe 132 e l’omicidio (chiamatelo suicidio se credete) di Luigi Lombardini?
Apparentemente niente ma non è così, e infatti le risultanze ufficiali delle inchieste giudiziarie, ed anche delle sparate dei cronisti di giudiziaria, devono essere debitamente depurate dai depistaggi, dalle strumentalizzazioni, dalla mala fede.
Su Manuella, ci hanno raccontato, attraverso le mutevoli parole dei “pentiti”, prima che stava organizzando con un amico tedesco traffici di whisky dalla base NATO di Decimomannu, poi che sarebbe morto per vicende legate a un ingente traffico di stupefacenti; tuttavia, erano emersi sospetti ben più inquietanti, correlati a fatti di traffico di armi o quanto meno di munizioni, che legavano la base di Decimo alla vicenda Manuella, ma su questa pista non si svolsero mai indagini. (altro…)
C’E’ DEL MARCIO IN LIBIA: CONTRO QUESTE COSE NON SCIOPERATE?
Molte delle ragioni dello sciopero dei magistrati di ieri erano pienamente condivisibili: enormi carenze strutturali, e un disegno di riforma dell’ordinamento giudiziario che, anziché affrontare il vero nocciolo dei problemi, ossia l’inesistenza di veri controlli sull’operato dei singoli, vuole gerarchizzare e burocratizzare tutto riportandoci all’Ottocento.
Tuttavia, la magistratura, per quanto ci riguarda quella cagliaritana, difficilmente potrà conquistarsi piena legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica, nell’attuare queste forme di protesta definite “eversive” da qualche esponente della maggioranza, se non facendosi un serio esame di coscienza quanto alle condotte antidoverose che avvengono al proprio interno. (altro…)
LA P2, USTICA, L’ELICOTTERO E ALTRE STORIE
Nelle indagini sulla strage di Ustica, che hanno impegnato la procura di Roma e in particolare il giudice Rosario Priore per quasi un quarto di secolo tra infiniti depistaggi, una delle tesi formulate fin dall’inizio, e che si rivelerà poi la più congruente ad una verosimile ricostruzione dei fatti, fu quella per cui dietro la caduta del DC9, che si tentò di far passare per cedimento strutturale e che emerse poi doversi verosimilmente all’essere stato l’aereo colpito da un missile, vi sarebbero stati intrighi internazionali, giocati nel nostro Paese, coinvolgenti interessi libici.
Al riguardo, l’ex magistrato Carlo Palermo, in un suo libello molto documentato, formulò la tesi per cui il DC9 dell’Itavia abbattuto sarebbe servito, come lo squalo col pesce pilota, per occultare il volo di un aereo fantasma, probabilmente del SISMI, che stava trasportando dalla Svizzera verso la Libia il noto terrorista palestinese Abu Abbas, già mandante del sequestro della Achille Lauro, a lungo foraggiato da Gheddafi e quindi da Saddam Hussein, tanto è vero che dopo l’invasione americana dell’Iraq verrà arrestato a Baghdad, ulteriormente scortato da due MIG libici; il DC9, e con esso uno dei MIG che fu poi trovato sui monti della Sila, secondo Palermo sarebbe stato verosimilmente abbattuto da forze alleate, americane o francesi, che sapevano che sull’aereo fantasma si sarebbe trovato quel terrorista. (altro…)
ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!
La grande vittoria di Renato Soru, alla faccia di quanti lo detestano più a sinistra che a destra, e il crollo della vecchia classe politica che ha coinciso con questo evento epocale per la storia della Sardegna democratica, non deve far dimenticare ai cagliaritani e ai sardi l’esigenza di continuare a lavorare perché, assieme al ramo politico, crollino definitivamente gli altri rami della lobby che negli ultimi cinque anni almeno, ma anche prima, ha paralizzato lo sviluppo civile, economico e sociale della città, ossia il ramo editoriale e quello giudiziario.
Quanto al ramo editoriale, lo abbiamo già detto, esso è rappresentato principalmente da Sergio Zuncheddu, la cui posizione preminente è comunque destinata a durare ben poco, e la cui attuale linea, forse già mutata, di sostegno incondizionato alla lobby dovrà ora fare i conti, specie dopo la batosta elettorale, coi bilanci, essendo destinata inevitabilmente a mutare. (altro…)
JANNUZZI AI DOMICILIARI, BERLUSCONI ASSENTE
I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, con molto più equilibrio dei loro poco sereni colleghi di Napoli, hanno decretato che Lino Jannuzzi dovrà scontare le condanne definitive a due anni e cinque mesi di carcere inflittegli per il contenuto di alcuni articoli sul “Caso Tortora” agli arresti domiciliari “virtuali”, “a larghe maglie” perché il grande giornalista manterrà il mandato parlamentare e sarà libero di uscire da casa per continuare a esercitare detto mandato e anche per svolgere le proprie attività di giornalista (cosa che i napoletani volevano impedire, affermando che Jannuzzi, continuando a scrivere, era “socialmente pericoloso”), in pratica dovrà stare a casa solo di sera e rinunciare alle sue amate cene da Fortunato al Pantheon. (altro…)
1999-2004: DOVE ERAVAMO RIMASTI?
Il 1 ottobre, stando ai manifesti che campeggiano in tutta Cagliari, i sardi troveranno finalmente in edicola una grossa novità: IL GIORNALE DI SARDEGNA, che segna il ritorno all’editoria dopo cinque lunghissimi anni di Nicola Grauso, con una testata di sapore antico abbinata a un progetto grafico ed editoriale modernissimo, quale solo chi ha portato Internet nelle case di tutti gli italiani poteva realizzare.
Il nuovo quotidiano finalmente verrà a colmare il vuoto, profondo come la Fossa delle Marianne, che ha lasciato ciò che era L’UNIONE SARDA allorquando Grauso fu costretto a cederla a Zuncheddu: un giornale che colpiva a 360 gradi, tendenzialmente più benevolo con la destra che con la sinistra (ma si ricorderà come Antonangelo Liori non risparmiasse invettive anche a certi esponenti di Forza Italia) e implacabilmente critico nei confronti della magistratura politicizzata e organica a certe lobbies di potere, dalla parte del cittadino vessato dai potenti e assolutamente libero. (altro…)
E SE LO FANNO AI COLLEGHI …
La nostra solita “talpa” nelle alte sfere ci ha giunto notizia che ieri il Consiglio Superiore della Magistratura ha definitivamente e positivamente chiuso, forse grazie al tempo gran dottore che non aiutò “a caldo” nei giorni del suicidio di Luigi Lombardini, una vicenda terribilmente incresciosa che riguardava, tanto per cambiare, il Palazzaccio cagliaritano.
Era capitato che un magistrato con una non trascurabile anzianità di servizio, di cui Lombardini era stato il “capo” e col quale aveva un rapporto fraterno e di gratitudine, avesse “preso male” il suicidio dell’indimenticabile Luigi, e si fosse perché lasciato andare a situazioni di scoramento e depressione, unitamente a una certa insofferenza per i metodi gestionali, ritenuti autoritari (a ragione, a quanto ci dicono, ancora, le nostre “talpe” nel Palazzaccio) del procuratore capo Carlo Piana, il quale dal canto suo, rinnovando una tecnica già sperimentata nei confronti dell’ex procuratore generale Francesco Pintus e di altri, invia una nota al Consiglio Superiore della Magistratura ipotizzando in sostanza che detto magistrato, per i suoi “problemi personali”, crea ripercussioni negative sul lavoro. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: I GIUDICI DI PALERMO DANNO IL COLPO DI GRAZIA AL TEOREMA
Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Palermo, lo scorso dicembre, ha mandato assolto l’avvocato Antonio Piras, già condannato in primo grado col rito abbreviato dal GUP Marcello Viola, dalle infamanti accuse di estorsione consumata e tentata, nonché calunnia in danno di Piana e Mura, mossegli nell’ambito del noto Processone di Palermo che prosegue col rito ordinario, con tempi biblici ed entusiasmo sempre minore da parte di una Procura che ha ereditato questo sgradito lascito caselliano, nei confronti di Nicola Grauso e altri.
I giudici di Palermo ci vanno molto cauti, forse con un occhio al troncone principale del processo e cercando di non entrare troppo nel merito, ma una considerazione contenuta nei motivi della sentenza, sopra tutte, colpisce: non può escludersi che Tito Melis, nel rancore che lo animava per la perdita del famoso miliardo che aveva consegnato a Piras, abbia coinvolto anche costui, il quale tuttavia, in quanto da tempo “garante” dell’eventuale pagamento del riscatto, non poteva avere alcun interesse ad accordarsi con Lombardini o con Grauso nel contesto del fantomatico “piano”, pilastro dell’accusa, che costoro avrebbero predisposto, secondo Caselli, Ingroia e soci di concerto con lo stesso Piras. (altro…)
QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DER CASO RANNO
Sono molti gli interrogativi che chiunque può porsi sulla vicenda che, come ha detto la stessa Gabriella Ranno, dovrebbe meglio chiamarsi “Vicenda Fideuram”, ma che nel bene e nel male è nota soprattutto col nome di questa donna, molto bella, energica e con una speciale abilità a quanto pare, a intrufolarsi negli ambienti che contano.
Quello più angosciante riguarda, allo stato, se sia vero che nel “pasticciaccio brutto” sia coinvolto un magistrato, in servizio negli uffici giudiziari di Cagliari (come le indiscrezioni sporadicamente apparse su “La Nuova Sardegna”, giornale da qualche tempo non più affiatato come una volta con la Procura cagliaritana, lascerebbero intuire), ovvero se ci si debba fidare dell’annoiata smentita della Procura, non si sa se proveniente dal PM che procede, Giangiacomo Pilia, o dal “capo”, Piana in persona, secondo cui “allo stato” non risulta il coinvolgimento di magistrati. Le indiscrezioni che pervengono a noi farebbero propendere per la prima ipotesi, anche perché il giornalista che avrebbe raccolto l’indiscrezione, per quanto da noi spesso criticato, è persona che il suo mestiere lo sa fare molto bene e che non ha dimestichezza con la censura preventiva delle notizie. (altro…)
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
Sappiamo tutti che Luigi Lombardini, ufficialmente, si è suicidato, e la vulgata più diffusa è che si sarebbe suicidato per il timore del carcere dopo aver conosciuto l’intendimento dei PM palermitani di procedere alla perquisizione del suo ufficio. Tuttavia, chi è addentro alle cose sa bene, anche, che la realtà è molto più complessa di come cronisti e biografi improvvisati ed affrettati l’hanno spesso dipinta.
Dobbiamo partire da un dato di fatto, che va messo in luce al di fuori da ogni ipocrisia: la famigerata “rete” di Lombardini, sia pure non con finalità eversive come ipotizzato da qualche PM di Palermo, esisteva davvero, era formata da un numero impressionante di magistrati, esponenti della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Servizi Segreti, aveva solidi collegamenti con la Massoneria e con gli ambienti della NATO ed aveva un “nocciolo duro” in un mucchio di banditi e terroristi con un piede di qua e uno di la, sempre pronti a fornire valide informazioni e a prestare la propria opera in determinate operazioni, in special modo per la risoluzione di sequestri di persona e per la liberazione degli ostaggi. (altro…)
VOLPE 132: DOTTOR PIANA, SI GUARDI ALLE SPALLE …
Ogni magistrato assennato, che non conservi la mentalità giovanile di chi crede di dare un concorso e poter rivoltare il mondo come un calzino sa bene che la pretesa onnipotenza della magistratura nel compito di accertare la verità è illusoria, che avrà il via libera quando si tratterà di perseguire ladruncoli, rapinatori e, al limite, corrotti e corruttori di piccolo spessore, ma che, quando si toccano certi “piani alti”, spesso coperti dal segreto, anche di Stato, son dolori e depistaggi.
Lo sa bene anche il procuratore Carlo Piana, che se è stato da noi duramente criticato, tuttavia, proprio per le sue simpatie politiche, è al di sopra di ogni sospetto quanto a possibili commistioni con quegli equivoci ambienti, tra Nato e Massoneria, che furono largamente presenti nella “Rete” di Luigi Lombardini, e ancor più al di sopra è il sostituto procuratore Guido Pani; parliamo, ovviamente, del caso Volpe 132, relativo al misterioso abbattimento, dieci anni fa, di un elicottero della Guardia di Finanza nella zona di Feraxi, di cui Piana si sta occupando anche in prima persona fin dal suo insediamento in Procura, oltre sette anni fa, senza ottenere grandi risultati probatori ma, quanto meno, avendo sgombrato il campo dai depistaggi verso i quali settori della Guardia di Finanza e dei servizi segreti tendevano a sviare la magistratura. (altro…)
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
Sembra che in questo benedetto paese di certe vicende scabrose non si parli mai se non lo fa Pino Scaccia, ammesso e non concesso che basti che ne parli lui, e che le nefaste tendenze censorie di chi dalla scoperta della verità ha tutto da temere non si riverberino anche sulla Rai.
Della vicenda Volpe 132, della tragica sorte dei piloti elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, che stavano su quell’elicottero misteriosamente esploso nel cielo di Feraxi la notte del 2 marzo 1994, delle indagini che vanno a rilento e degli infiniti depistaggi vi abbiamo più volte parlato, e la sensazione che si prova è sempre quella: E’ UNA VERGOGNA. Ma soprattutto è una vergogna che ancora tanti ostacoli si frappongano all’accertamento della verità non per cattiva volontà di chi è formalmente investito delle indagini – almeno per questa vicenda, il procuratore Carlo Piana e il sostituto Guido Pani sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto – bensì perché continuano le omissioni, i depistaggi, i bastoni tra le ruote da parte di ambienti che non sono propriamente quelli dei trafficanti d’armi, accusati dal “pentito” Zirottu di stare dietro l’abbattimento dell’elicottero, bensì sono ambienti di servitori dello Stato. (altro…)
GIU’ IL CAPPUCCIO …. QUESTA VOLTA TREMANO PER DAVVERO!!!
Siamo finalmente giunti al punto più basso, al punto di non ritorno per la massoneria cagliaritana che, scampata alla bufera Cordova grazie all’atteggiamento omissivo della magistratura e delle forze dell’ordine cittadine (parliamo del periodo 1992-1994, quando non c’erano né Piana né Arangino), stavolta rischia davvero grosso sul terreno che più le preme, non tanto quello delle indagini giudiziarie, che pure hanno lambito numerosi suoi esponenti, quanto quello del potere e dell’influenza.
In principio fu Renato Soru, uomo di solide radici cattoliche e, coerentemente con tale impostazione, profondamente antimassonico, che, malvisto dagli Emanuele Sanna e dagli Andrea Raggio, che, dicono, qualche rapporto con l’esoterismo l’avrebbero avuto, è stato accolto come il Messia dalle masse cattolico-democratiche, socialiste e comuniste sarde che non ne potevano più dello strapotere dei grembiulini ad ogni livello; a parte il valore oggettivo del personaggio Soru, in questo sta e cade il dieci per cento che ha inflitto a Mauro Pili (che non è massone, almeno non risulta, ma capeggiava liste stracolme di grembiulini). (altro…)
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
Nel luglio 1994, due mesi dopo che Massimo Cellino era stato arrestato, su richiesta del PM Valerio Cicalò, per pretesa truffa all’AIMA consistita nella denuncia, ai fini dei contributi all’agricoltura dell’Unione Europea, di quantitativi di grano superiori a quelli effettivi, accadde nei pressi di Algeri il misterioso episodio relativo alla motonave “Lucina”, usualmente noleggiata da Cellino per i trasporti di semola di grano, ma di proprietà di un armatore napoletano e con l’equipaggio quasi interamente campano, che fu trovata presso il porto di Jenjen con a bordo sette marinai sgozzati.
In merito a questo episodio, sul quale subito Cellino colse la palla al balzo per affermare che, contrariamente a quanto asserito dagli inquirenti, in Algeria ci andava veramente – la Guardia di Finanza aveva insinuato che taluni viaggi erano stati simulati – la versione ufficiale delle autorità algerine fu che vi era stata nella nave un’incursione di integralisti islamici, che intendevano artificiosamente inasprire i rapporti tra il governo laico algerino (già sotto tiro per i metodi non ortodossi impiegati nella lotta agli integralisti) e l’Italia. (altro…)
MAURO MURA PROCURATORE CAPO … PERCHE’ NO?
Negli ultimi tempi è stato decisamente messo da parte – la cosa è stata contestata anche dal Consiglio Superiore della Magistratura – ma ora, forse inaspettatamente, potrebbe suonare nuovamente la sua ora.
Parliamo del dottor Mauro Mura, l’attuale procuratore aggiunto presso il Tribunale di Cagliari, molto criticato a suo tempo per le indagini sui sequestri di persona, ma in ogni caso persona di onestà assolutamente indiscutibile – questo gli era riconosciuto anche da Luigi Lombardini, che pure lo detestava – magistrato con un bagaglio di esperienza che pochi oggi, in Sardegna, possono eguagliare e, questo non storpia ai tempi di oggi, da sempre coerentemente di sinistra, su posizioni ideali che, per quel che sappiamo, non ha mai basato su logiche di potere e di opportunità e che l’hanno portato talora a prender parte a qualche dibattito organizzato da sezioni del PCI, ma mai a fare combriccola organica né coi comunisti né con esponenti di altri partiti, neppure con Luigi Cogodi al quale pare fosse vicino. (altro…)
IL DURO LAVORO, IL DURO CORAGGIO DI ESSERE “CONTRO”
Come avrete visto, il sito torna a pieno titolo online dopo mesi e mesi di standby, e una pausa di riflessione lunga, la più lunga che ci siamo concessi da quando Mala Iustitia Caralitana è nata, come non accadde neppure ai tempi della guerra irachena.
Saprete pure, almeno voi che usate, più che altro per rassegnazione, leggere la stampa locale e informarvi su ciò che bolle in pentola nel Palazzaccio di piazza Repubblica, che “loro” hanno creduto, su querela dell’unico che abbia osato farla, il commercialista Ciotti sul quale preferiamo non fare altri commenti, di identificare il “gestore” (che poi tecnicamente non vuol dire nulla) di questo sito in una persona ben determinata, in una persona piuttosto nota a Cagliari e soprattutto negli ambienti giudiziari. (altro…)
CASO VERNESONI: UN CASO LOMBARDINI BIS?
Il tenente colonnello Vernesoni si è incazzato come una iena contro i fotografi che ieri erano intenti a carpire le sue immagini, in una disputa tra diritto alla privacy (suo) e diritto di cronaca (dei paparazzi) in cui noi propendiamo per il primo, spesso calpestato nelle vicende giudiziarie, perciò non pubblichiamo la sua foto, ma un grande punto interrogativo è d’obbligo.
Ieri il tribunale di Cagliari, 2^ sezione penale, presidente Michele Jacono, a latere Giorgio Cannas e Roberto Cao, ha accolto quasi integralmente le richieste del PM Marchetti e ha condannato Vernesoni a otto anni e quattro mesi di reclusione, ma si tratta di una sentenza che ben difficilmente l’opinione pubblica potrebbe comprendere. (altro…)
ANCORA CON STA ZONA GRIGIA … GIU’ LE MANI DA LOMBARDINI!!!
Giampaolo Cassitta, educatore carcerario, ha dato alle stampe un ennesimo libro in tema di sequestri di persona, noiosamente intitolato “La zona grigia”, con cui tenta di fornire una propria personale riscrittura, con riferimento sia alle indagini che al processo giudiziario, del sequestro, perpetrato quasi 30 anni fa, dell’ingegnere della Ferrari Giancarlo Bussi, per il quale furono imputati e condannati un “pezzo grosso” della malavita ogliastrina, Piero Piras, ma anche un anonimo allevatore di Sinnai, Agostino Mallocci, la cui posizione l’autore esamina da vicino col radicato convincimento della sua innocenza.
Fin qui niente di nuovo, l’errore giudiziario è sempre in agguato, e seppur le sentenze di massima vadano rispettate è lecito porsi dei dubbi, tuttavia, già dal titolo del libro, pare evidente come si pongano in correlazione le sorti di Mallocci coi metodi adoperati quale giudice istruttore da Luigi Lombardini, con tanto di allusioni, ovviamente, alla “zona grigia” in cui questi avrebbe operato. Bene ha fatto il giudice Mariano Brianda, un magistrato certamente non amico di Lombardini, a ricordare a Cassitta, in occasione di una presentazione pubblica del libro, come la posizione di Agostino Mallocci sia stata vagliata nel corso di tre gradi di giudizio, il che non è garanzia assoluta che giustizia sia stata fatta, ma spiega bene come l’attribuire a senso unico la malasorte del condannato a Lombardini sia fallace, se si pensi, ad esempio, che il giudice estensore della sentenza con cui fu definito in primo grado il maxiprocesso in cui furono vagliate anche le vicende del rapimento Bussi fu il dottor Francesco Sette, altro giudice di sinistra, come il dottor Brianda, lontano per metodi ed idee da Lombardini e non sospettabile di condiscendenza nei suoi confronti. (altro…)
MINISTRO CASTELLI: URGONO ISPETTORI A CAGLIARI!
La vicenda Zagardo, fortunatamente risolta dal CSM per il meglio, di cui vi abbiamo parlato nel post precedente, è solo la spia, la punta dell’iceberg, di una situazione di gravità inaudita quanto alla gestione delle cose giudiziarie a Cagliari, di vera e propria sospensione dei diritti sanciti dalla Costituzione a favore dei magistrati che si riverbera, fatalmente, sui cittadini che da essi devono essere giudicati, e che è dovere di chi deve mantenere l’ordine nella Repubblica rimuovere con ogni mezzo, anche straordinario.
A un Consiglio Giudiziario manifestamente fazioso, che va “a simpatie” per dirla col consigliere del CSM Francesco Lo Voi, è stato consentito, al di fuori di ogni controllo di tipo democratico, di umiliare il profilo professionale del dottor Zagardo addebitandogli persino qualche litigio col personale di cancelleria, oppure qualche udienza che ha avuto termine in ora non sufficientemente tarda, comunque contestando a un magistrato che da anni e anni, di fatto, presiedeva i collegi della Corte di Appello vari profili di “inidoneità” basati su quisquilie, perfino sulle lamentele di qualche avvocato di cui lorsignori, solitamente inclini all’inciucio coi PM, in genere, se ne infischiano. (altro…)
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)
L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI
Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
Era all’incirca la fine del luglio 1998, quando Luigi Lombardini, preavvertendo che in ogni caso dopo il suo previsto interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo niente sarebbe stato come prima, decise che doveva “chiedere perdono” relativamente a un grosso peccato della propria “rete”, legata mani e piedi a Gladio, che, pur essendo stata un’organizzazione che sostanzialmente perseguiva finalità di giustizia, peccati sulla coscienza ne aveva eccome.
Non poteva, Lombardini, chiedere perdono allo Stato, che nella vicenda era coinvolto fino al collo, e allora pensò di chiederlo a Dio, recandosi faticosamente, in compagnia di una persona a lui cara, sulla cima del monte Arcuentu, da padre Lorenzo, un eremita di cui poteva fidarsi. (altro…)
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
Per noi che ci occupiamo da anni della “rete” di Lombardini e di Gladio, e per i molti che comunque seguono queste vicende, le scoperte della magistratura genovese sull’esistenza di un servizio segreto parallelo creato da due personaggi aderenti alla massoneria deviata ed ex “gladiatori” sa un po’ di déjà-vu, ma questa stupefacente scoperta investigativa deve far riflettere su come le indagini sul tema di Gladio, della P2 e dei loschi traffici a cui queste organizzazioni hanno dato corpo non fanno parte dell’archeologia giudiziaria e criminale, ma sono di drammatica attualità.
L’organismo scoperto e perseguito dai magistrati genovesi, il DSSA, Direzione Studi Strategici Antiterrorismo, per genesi presenta molti punti in comune con Gladio e con la P2, principalmente per la persona del principale indagato e fondatore, Gaetano Saya, per sue ammissioni (o vanterie) a lungo al servizio del SISMI e della NATO, ex “gladiatore” ma, soprattutto, personaggio con cariche apicali in una loggia massonica coperta molto vicina a Licio Gelli, alla quale, sempre secondo le sue asserzioni, sarebbe stato “avvicinato” dal generale Giuseppe Santovito, che fu il primo capo del SISMI (nato nel 1977-1978 sulle ceneri del SID) e che dovette essere defenestrato in quanto piduista. (altro…)
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
Dopo il suicidio di Luigi Lombardini, la massoneria, in relazione al ruolo svolto da molti suoi affiliati nella vicenda Melis, entrò nell’occhio del ciclone, oltre che per le deduzioni rimbalzate presso la Commissione Antimafia – e principalmente frutto di un’audizione dell’allora capo della DIGOS cagliaritana Oreste Barbella – a causa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Palermo sulla “rete” di Lombardini e della preoccupazione espressa apertis verbis dall’allora procuratore aggiunto palermitano, Guido Lo Forte, che la vicenda Melis fosse tutta una vicenda di “massoneria deviata”. Da ultimo, in occasione del processo contro alcuni pretesi sequestratori orgolesi di Silvia Melis – uno dei quali sempre assolto, gli altri tre condannati dal tribunale di Lanusei, assolti dalla Corte di Appello di Cagliari e, a seguito del rinvio della Cassazione, nuovamente condannati dal tribunale di Sassari – l’avvocato fiorentino Giangualberto Pepi, difensore dell’imputato Antonio Maria Marini, sollecitò i giudici a riflettere sul pesante ruolo avuto dalla massoneria nella vicenda.
Un po’ tutti, riguardo a queste illazioni sul conto della massoneria – a cui aggiunse una “pezza” decisiva il giornalista de “La Repubblica” Giovanni Maria Bellu, che ricordò i trascorsi piduisti di Elio Cioppa, ex funzionario del SISDE e questore di Nuoro nel tempo della liberazione di Silvia Melis – ebbero a faticare nello stabilire una qualche equazione, una qualche equivalenza tra la massoneria, o una sua parte deviata, e la “rete” di Lombardini, in termini di organico coinvolgimento nelle attività parallele intese alla gestione delle trattative per la liberazione dei sequestrati, oltre tutto, come nel caso di Silvia Melis, spesso e volentieri massoni a loro volta, o prossimi congiunti di massoni. Equazione quanto mai approssimativa, atteso che, benché Luigi Lombardini avesse sicuramente molti amici nella massoneria, e benché fossero probabilmente tutti massoni i magistrati che con lui facevano parte della “rete”, di questa compagine facevano parte anche numerosissimi appartenenti alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e al SISDE, delle più svariate estrazioni politico-culturali (non mancavano elementi di sinistra), ai quali della massoneria non poteva importare di meno; la “rete” di Lombardini non era emanazione della massoneria, forse aveva qualche punto di contatto con Gladio, ma era nata soprattutto per finalità strategiche, condivise ai più alti livelli politici, intese a impedire il protrarsi dei sequestri e a catturare o far costituire i latitanti come chiave per un più incisivo controllo del territorio da parte dello Stato, anche onde impedire potenziali saldature tra banditismo e terrorismo di estrema sinistra, pericoloso per la strategica importanza che la Sardegna da sempre ha per la NATO. (altro…)
UNA STORIA DISONESTA, UN MAGISTRATO DISONESTO
Se vi proponessero l’acquisto di un tappeto persiano a 50 euro, se siete persone un minino avvedute e oneste sospetterete che si tratta di roba rubata ed eviterete di aver a che fare con l’affare, se siete degli sciocchi lo acquisterete senza discutere pensando appunto che sia un “affare”, salvo poi finire in galera per ricettazione, se siete dei disonesti lo acquisterete senza discutere ben conoscendone la provenienza.
C’è però a Cagliari un magistrato, dicono massone, organico alla più retriva borghesia cagliaritana, il quale non si è comportato certo, dinanzi a un frangente simile, in modo degno della toga che veste: ha acquistato quel tappeto, ed anche altra roba di pregio che ha pagato ugualmente una manciata di euro, ben sapendo che il tutto proveniva da una svendita fraudolenta, una svendita fraudolenta messa su, appositamente per questo magistrato, da un suo prossimo congiunto, giovane professionista rampante, dicono anche lui massone, il quale, avendo avuto da terzi l’incarico di vendere un compendio di beni possibilmente ricavandone il giusto prezzo, ha invece pensato bene, oltre a trattenere per se faraonici rimborsi spese, a fare queste vere e proprie regalie al suo consanguineo magistrato, che però, data la situazione, sotto l’aspetto giuridico assumono per lui la veste della truffa, e per il magistrato la veste della ricettazione. (altro…)
IL CINESE NEL COMPUTER
Da qualche giorno il nostro sito è interessato dalle visite di utenti il cui interesse primario non è certo sapere cosa ne pensiamo del sequestro Melis, o del procuratore Carlo Piana, o di qualsiasi altra quisquilia inerente l’amministrazione della giustizia in Sardegna.
Ci riferiamo alla frequente presenza di visitatori cinesi, che utilizzano utenze riconducibili ad entità statali o, da ultimo, perfino a visitatori provenienti dal Sudan, da quel paese in cui vi è da tempo un distaccamento dell’esercito cinese che attira rifornimenti di armi da capogiro. (altro…)
“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO
Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)
IL CASO SCARDELLA: 20 ANNI DOPO NUOVI SCENARI. DA INCUBO.
Una brutta storia di oltre vent’anni fa torna brutalmente d’attualità grazie a un bel libro (“Il caso Scardella. Una storia di Mala Iustitia”) che fa gradevolmente il verso al nostro sito, al battage che ne è stato fatto su molti siti internet antagonisti o vicini agli anarchici, all’incessata iniziativa dei familiari della vittima intesa a scoprire la verità al fatto che il problema è stato ora preso a cuore da molti parlamentari di sinistra, laddove all’epoca dei fatti sembrò esservi invece parecchia disattenzione.
Aldo Scardella, un ragazzo di 25 anni che sbarcava il lunario come poteva, facendo il venditore ambulante, 20 anni fa fu arrestato, sulla base di indizi abbastanza labili – quali un suo berretto ritrovato nei pressi del luogo del delitto, luogo nel quale peraltro egli passava quotidianamente – e fu tenuto per ben sette mesi in isolamento, senza che né il PM né il giudice istruttore lo avessero interrogato, per poi essere trovato impiccato nella sua cella, nel carcere di Buoncammino. (altro…)
11 agosto 1998 – 11 agosto 2005: GRAZIE LUIGI!
Gli ipocriti, i pavidi, quelli in mala fede che mentono sapendo di mentire, i voltagabbana di ieri e di oggi se ne infischieranno, ma sinceramente di quel che pensano loro, data la scarsa considerazione che ne abbiamo, non ce ne importa niente.
Ad oggi sono sette anni che Luigi Lombardini ci ha lasciato e, senza spendere troppe parole, perché già molto vi abbiamo parlato di lui, dei suoi meriti, anche dei suoi difetti ma senza mai tradire la sua immagine e la sua eredità ricordiamo commossi ancora una volta, come faremo fino alla morte, la figura di un galantuomo, di un eroe, di un autentico servitore dello Stato e della Sardegna, quale sempre quest’isola lo ricorderì indifferente al fango rovesciato e alle calunnie vomitate a mezzo stampa o perfino attraverso atti giudiziari. (altro…)
RIECCOLI! E ADESSO NON C’E’ LOMBARDINI …
Sequestrato a Cardedu e subito rilasciato a Tertenia Davide Arra, figlio di Gianfranco, direttore della filiale del Banco di Sardegna di Tortolì. Lieto fine, fortunatamente, in attesa di acchiappare i malviventi e chiarire interamente la dinamica dei fatti,anche se la ricostruzione più evidente appare essere quella per cui si sia trattato di un classico sequestro-lampo all’ogliastrina, col padre della vittima direttore di banca invitato ad approvvigionarsi di contante a tempo di record per la liberazione del figlio, andato a male non avendo potuto il padre ritirare i soldi in banca per le misure di sicurezza adottate riguardo a questo delitto, particolarmente frequente in Ogliastra.
Tuttavia, a conferma di quanto già accaduto ad Arzana nei confronti dei coniugi tedeschi, una constatazione è evidente: anche se sono cambiate le modalità di esecuzione, i sequestri di persona sono tutt’altro che cessati dopo la conclusione farsesca e torbida di quello di Silvia Melis, ed è quindi evidente, contrariamente alle becere e calunniose insinuazioni di taluni, che a quanto pare non era Lombardini a far fare i sequestri, anzi, in assenza di Lombardini, e dopo tutto ciò a cui abbiamo assistito in occasione del sequestro Melis con tutto il suo stucchevole corollario di mediatori, emissari e controemissari, massoni e frati, riscatti-non riscatti e fughe-non fughe, chissà quanti sequestri sono stati realizzati con queste modalità senza mai essere denunciati. (altro…)
LE PERIZIE SBAGLIATE (by ELEONORA)
Molto tempo fa esisteva a Roma una clinica della quale conservo ancora l’indirizzo,era diretta allora da un “professore” cosi’ lo chiamavano, di cui ricordo perfettamente il nome,la clinica si trovava sulla Cassia. Dentro c’era stata rinchiusa mia sorella,che per fortuna, trattandosi di una ragazza molto giovane e carina era stata presa in simpatia dallo psicologo (un giovane appena laureato che faceva apprendistato,ottimo osservatore).
Si possono applicare 16, dico 16 elettroshoc, su una poveretta che era stata portata li dopo avere ingurgitato su consiglio “della suocera e del marito “fai da te” diversi psicofarmaci? E non posso naturalmente garantire la qualità di quelle apparecchia ture perchè ero controllata a vista e non potevi entrare da nessuna parte, ma aiutata dagli avvisi di questo medico, minacciando una conferenza stampa e altro sono riuscita a portarla via e dopo molto e tanto (ha perso almeno tre anni di vita) e si è guadagnata di fare parte di una leggenda, poichè una volta rientrata la normalità non si sono più ripetuti episodi sospetti della malattia che avrebbero dovuto curare in quel modo. (altro…)
LE RAGNATELE DEGLI UFFICI (by ELEONORA)
Mi colpisce profondamente,ogni volta che la rileggo la tragica storia di Lombardini,a quanto pare, persona onesta e corretta, ricca di umanità e di esperienza nel campo dei sequestri.Credo non sia facile entrare nella mentalità di persone che non hanno più niente da perdere,sicuramente Lombardini era capace di stabilire i rapporti più costruttivi con certi personaggi per risolvere un sequestro.(Ma mi chiedo,un magistrato con tutti quegli anni di carriera ,costellati da risultati,non aveva anche la possibilità di agire con un minimo di elasticità ed a sua discrezione?)
Ci vorrebbe maggiore trasparenza nella diffusione di notizie e fatti, troppi perchè e troppi come mai lungo la via,ancora una volta vorrei conoscere la strada della verità e quali i veri interessi da proteggere.
Mi ritengo offesa anche se non gliene frega niente a nessuno di questo,c’è una intera letteratura che racconta dei diritti e dei doveri,un onesto cittadino non dovrebbe mai pensare di essere preso in giro,nè strumentalizzato,e se forse questa morte si poteva evitare perchè non conoscere la verità? (altro…)
LA MORTE MISTERIOSA DI UN EX QUESTORE
La morte misteriosa di un ex Questore – La morte misteriosa di un ex Questore. Con dieci coltellate, ieri è stato assassinato l’ex questore di Nuoro Arrigo Molinari,nella sua abitazione di Audora. Si dice che sia stato in un tentativ… [Pino Scaccia – La torre di Babele].
Traggo spunto da questo post sul blog di Pino Scaccia “La torre di Babele” perché la figura di Molinari merita qualche riflessione: egli fu scoperto quale appartenente alla nota loggia P2, coinvolto altresì in Gladio, e fu a metà anni Ottanta protagonista della rocambolesca cattura di Annino Mele, sulla quale vicenda si sofferma l’autore del post, il nuorese Enzo Cumpostu titolare di questo BLOG, che narra di come Molinari, per assicurare alla giustizia il “bandito” mamoiadino ritenuto capo del MAS (Movimento Armato Sardo), ne aveva fatto arrestare l’intera famiglia, con operazione definita “israeliana”. Ricordiamo in realtà che lo stesso Luigi Lombardini fu protagonista in prima persona dell’operazione con attività da “guerra non ortodossa” e tecniche degne del Mossad: pare che una sua prossima congiunta fosse divenuta, per carpire informazioni adeguate, addirittura amante di Annino Mele. (altro…)
INCARICHI DI VERTICE: STOP A PIANA. MA NON E’ UN BENE …
Carlo Piana, procuratore capo di Cagliari, non diventerà né presidente della Corte di Appello, né, tanto meno, procuratore generale.
Infatti, il Consiglio Superiore della Magistratura, dando applicazione al cosiddetto “emendamento AntiCaselli” alla riforma dell’ordinamento giudiziario, fortemente voluto dal centrodestra, ha estromesso dai relativi concorsi i candidati di età maggiore di 68 anni (per la Corte di Appello) e 66 anni (per la Procura Generale): Piana ne compirà 71 tra pochi mesi.
Si rimescolano ora, notevolmente, le carte, dato che il CSM ha anche deciso di non riaprire i concorsi (avendo dovuto estromettere, per le stesse ragioni anagrafiche, altri candidati “pesanti”, ad esempio Claudio Vitalone, classe 1936, concorrente di Piana per la procura generale), ma potrebbe sempre avvalersi della facoltà di invitare d’ufficio altri magistrati con curriculum adeguato a proporre le proprie candidature. (altro…)
L’ONORE DELLE ARMI
Avremmo preso atto con meno turbamento, e valutato positivamente o negativamente a seconda dei casi, una delibera del CSM che avesse negato a Giancarlo Caselli la nomina a Procuratore nazionale antimafia perché ritenuto nel merito, per attitudini, inadatto a rivestire tale incarico, o meno adatto del suo concorrente che poi è stato forzosamente designato, ossia il suo successore alla Procura di Palermo, Piero Grasso.
Non ci piace per niente, invece, che con sotterfugio tutto italiano Caselli sia stato sottratto a una simile valutazione, che aveva anche serie probabilità di essere positiva, in virtù di un emendamento propugnato dal magistrato-senatore di AN Bobbio, ribattezzato dalle opposizioni “norma AntiCaselli”, che esclude dagli incarichi direttivi requirenti i magistrati di età superiore ai 66 anni, guarda caso proprio l’età compiuta da Caselli solo da pochi mesi, e con compiacimento, da parte dei proponenti l’emendamento, che tale obiettivo sia stato raggiunto. (altro…)
DIETRO IL SIPARIO (by ELEONORA)
Meno male che i nostri cervelli, mi riferisco a coloro che la pensano come me e come tanti, continuano a ricercare quelle scintille di verità che prima o poi almeno io lo spero, ci daranno la gioia di scoprire i grandi scenari nascosti, ma continuo a pensare alle infinite apparenze presenti nelle infinite realtà della nostra vita e come al solito mi chiedo ,ma che senso ha?
Se poi penso che il senso derivi solo da quanto tanti personaggi riescano a carpire in euro e con i silenzi associati e pagati per rendere credibili queste apparenze, provo una strana sensazione di vuoto che mi ripete ancora ma che senso ha vivere così, ben sapendo che per una forma di incredibile ingiustizia, un poveraccio che giunge in ospedale rischia di morire per mille motivi apparenti, ma il rischio diminuisce notevolmente se fai parte di un gruppo potente per denaro e protezioni. (altro…)
GRAZIANEDDU “CICERONE” A ORGOSOLO
Questo appena trascorso è stato un weekend particolare per Graziano Mesina che ha fatto da guida turistica per una delegazione di “ambasciatori” del Medio Oriente giunti a Orgosolo illustrando loro le bellezze del paese e della natura circostante, condendo il tutto con succosi racconti delle sue “imprese” e, in particolare, delle sue innumerevoli evasioni.
Nonostante il paese del Supramonte sia da tempo una comunità laboriosa e attiva, apertissima al turismo e dove nessuno pensa più lontanamente ai sequestri di persona, è ancora vivo il mito del “paese dei banditi” alimentato anche da certi film, e ancora vivo è quello del “bandito Mesina”, una fama che per Grazianeddu è forse immeritata in un certo senso, non essendo lui, personaggio che ha commesso i suoi crimini ma che ha sempre avuto un codice d’onore scolpito nel cuore, minimamente paragonabile ai banditacci dei tempi recenti che tagliavano le orecchie a bambini e vecchi, ma che Grazianeddu sa portare con ironia e sarcasmo.
E’ un appuntamento a cui Mesina è forse giunto in ritardo di otto anni sulla storia: se nel 1993, un anno dopo il suo impegno per la risoluzione del truce rapimento di Farouk Kassam, non fossero “miracolosamente” spuntate delle armi a casa sua, ad Asti, Grazianeddu nel 1997 avrebbe ottenuto la libertà definitiva, ma forse, nonostante l’opinione pubblica e anche larga parte della stampa gli sia sempre stata favorevole, non sarebbe stato così benvoluto come oggi, oggi che quel grandissimo presidente che è Carlo Azeglio Ciampi, accordandogli una grazia da tempo richiesta a gran voce, ha messo il “re” che lo pretendeva trafficante d’armi o addirittura di droga (accuse infamanti, queste ultime, da cui è uscito assolto, certo non rese più credibili da certe sparate fatte da taluni) dinanzi alla sua imbarazzante e davvero pornografica nudità. (altro…)
LO STRANO INCIDENTE DEL DOTTOR BASILONE
In molti ricorderanno il dottor Walter Basilone, stimatissimo magistrato a lungo PM a Cagliari molto impegnato sul fronte dell’antiterrorismo e successivamente procuratore capo di Oristano, tragicamente scomparso in un incidente stradale nel febbraio 1998.
Persone che furono vicine al defunto magistrato, da tempo, nutrono sospetti su quanto realmente accaduto, ossia lo scontro frontale sulla strada provinciale Ussaramanna – Villamar, all’altezza del bivio per Siddi, dell’utilitaria guidata dal dottor Basilone (con a bordo la moglie e un amico notaio laziale con la sua consorte) con altra utilitaria avente a bordo due ragazze di Samugheo, in una giornata piuttosto piovosa. (altro…)
PER NATALE, TANTI AUGURI (by ELEONORA)
Sotto Natale, ricordare fatti ed episodi legati alle clamorose notizie recenti e passate sulle ingiustizie subite nel vissuto personale e nella vita di tante oneste persone, (soprattutto di coloro che hanno finalmente trovato il coraggio di raccontare,e di farci sapere il percorso di certe storie che non hanno mai ricevuto una risposta forte,nè un aiuto da parte di nessuno),sembra ancora più pesante il carico del dolore da sopportare.
A Natale i dolori si rinnovano in misura maggiore in tutte quelle famiglie colpite crudelmente da personaggi assassini e ben nascosti, spesso proprio da quelle figure insospettabili che avrebbero dovuto rappresentare invece la giustizia. (altro…)
L’ELICOTTERO FORSE E’ SPARITO …
E ci crediamo che le indagini che da ormai oltre undici anni il sostituto procuratore Guido Pani, da ultimo con la supervisione anche del procuratore capo Carlo Piana, sta conducendo per cercare di appurare la verità circa la misteriosa scomparsa dell’elicottero della Guardia di Finanza “Volpe 132” non approdano a nulla!
Voci da confermare, ma provenienti da fonte di sicura affidabilità, attesterebbero che, in punto di depistaggi, la “frittata” sarebbe stata ormai fatta da tempo, ossia che i rottami dell’elicottero sarebbero stati da tempo nascostamente recuperati da “qualcuno” nel braccio di mare sottostante al sito dove questo, secondo le ultime testimonianze oculari, ebbe effettivamente a esplodere in volo, ossia la zona di Capo Ferrato – Feraxi, e opportunamente occultati, di modo che nessuno, appurando le condizioni dei resti del velivolo e, in particolare, verificando gli eventuali resti di esplosivo presenti sugli stessi, potesse capire troppo circa l’origine del disastro aereo. (altro…)