Argomento: LUCIO VINCI
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PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)
Giuseppe VINCI
Giovane imprenditore di Macomer, appartenente a una famiglia titolare di una notissima catena di market alimentari diffusi in tutta la Sardegna, nel 1994 viene sequestrato all’altezza di Borore, per venir liberato solamente nel 1995 dopo quasi un anno di prigionia, e col pagamento di un riscatto di ammontare mai divulgato, ma pare tra i quattro e i cinque miliardi.
La liberazione di Giuseppe Vinci fu resa possibile dall’autorizzazione al pagamento controllato del riscatto, accordata dal GIP presso il Tribunale di Cagliari su richiesta del PM Mauro Mura, che permise di superare il blocco dei beni, e immediatamente dopo il pagamento del riscatto, furono arrestate quattro persone, tutte orgolesi [Nicolò Cossu, noto <<Cioccolato>>, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori, ritenuti facenti parte della banda che perpetrò il sequestro, ma la cui posizione non fu mai completamente chiarita, rimanendo a cavallo tra quella dei <<banditi>> e quella degli emissari. (altro…)