Argomento: LOCOE
Articoli su questo argomento (22):
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
ZUNCHEDDU PADRE PUTATIVO DI SILVIA MELIS
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
STOCCHINO: IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA
A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia MELIS
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna. (altro…)
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
Crediamo di aver capito, finalmente, perché e come Tito Melis fu indotto a ritrattare le proprie originarie dichiarazioni, in cui, come ha dichiarato a Palermo, non intendeva svelare l’identità di Lombardini per “l’importanza dell’istituzione”, e accusare costui di minacce di morte, secondo noi inesistenti, per portare un altro miliardo ad Antonio Piras e per redigere la famosa “lettera liberatoria” di cui vi abbiamo parlato fino alla noia e sulla quale non intendiamo insistere oltre.
La risposta sta nella somma in franchi svizzeri, di cui ignoriamo l’ammontare, ma verosimilmente consistente, che è pressoché certo pervenne a Tito Melis appena tre giorni prima della liberazione (la “fuga”, come dice lui con commovente ostinazione) di Silvia. (altro…)
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
L’interesse che c’è stato riguardo a questo argomento, confortato dai dati degli accessi al nostro sito anche dall’estero (perfino dalle isole FAROER: non stiamo sparandola grossa …) ci fanno pensare che molti si interroghino, o non comprendano, sul perché ce la prendiamo tanto contro il capo della Polizia Gianni De Gennaro che è stato, e neppure noi l’abbiamo certo dimenticato, uno dei principali protagonisti della stazione più proficua dell’antimafia nazionale, intrattenendo formidabili rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, collaborando col grande Giovanni Falcone e poi con Giancarlo Caselli, che sarà pure un magistrato politicante e avrà pure, per furor politico, preso delle cantonate, ma la lotta alla mafia è stato il primo procuratore capo di Palermo a farla seriamente.
Noi non dimentichiamo certo i grandi meriti del dottor De Gennaro, il suo ruolo fondamentale, forse insostituibile, nel tessere quei proficui rapporti investigativi con gli Stati Uniti dei Rudolph Giuliani senza i quali una seria lotta alla mafia delle varie Pizza Connection, del denaro sporco e del narcotraffico sarebbe stata impensabile, il fatto che si tratti di un uomo che da una vita vive sotto scorta essendo tuttora, insieme allo stesso Caselli, l’obiettivo numero uno delle possibili ritorsioni omicidarie di Cosa Nostra; senza di lui, forse, saremmo ancora all’epoca della Questura di Palermo piena di piduisti e di collusi, dove un poliziotto come Boris Giuliano doveva innanzitutto guardarsi dai suoi colleghi. (altro…)
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
Non c’è mai limite al peggio, ma da Gilberto Ganassi non ce l’aspettavamo, ed è stupefacente constatare come un magistrato come lui, giunto a Cagliari con una posizione di estraneità alle camarille locali, si sia, in poco tempo, totalmente omologato ai modi di fare dei suoi degni colleghi, dimostrandosi addirittura più realista del re.
Ci riferiamo, ovviamente, al suo becero intervento al processo d’appello contro i pretesi sequestratori di Silvia Melis, ossia i soli che hanno voluto acchiappare e sempre che abbiano preso parte all’odioso reato, laddove il signor Ganassi non si è limitato, come ogni buon magistrato dovrebbe fare, ad esporre civilmente e pacatamente gli elementi a sostegno delle proprie insostenibili argomentazioni a ribadire la pretesa verosimiglianza del castello di bugie costruito intorno al sequestro Melis (particolarmente patetica e ridicola l’insistenza sulla pretesa “fuga” di Silvia Melis, lo ribadiamo con la famosa tenda di Locoe mai vista da alcuno fino all’11 novembre, la strana scelta da parte dei pretesi “banditi” di tende militari e catene nuove di zecca), bensì, credendosi forse sul palco della Festa dell’Unità o a un raduno di girotondini, si è sentito in dovere, pur senza fare nomi, di fare un comiziaccio che neppure Nanni Moretti, inveendo contro tutti i soggetti estranei al rapporto processuale che hanno osato mettere in dubbio la verità processuale, o come crediamo noi la falsità processuale, abilmente costruita a Lanusei, dove la Procura Distrettuale ha, naturalmente, portato e valorizzato solo gli elementi che le convenivano, aiutata dal dottor Lo Curto, personaggio in bilico tra magistratura (sempre e comunque militante) e Polizia, che col pretesto di ribadire a ogni istante che a quel processo non si doveva parlare di Lombardini, ha estromesso l’80 per cento degli elementi utili a ricostruire la verità. (altro…)
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)
ZUNCHEDDU PADRE PUTATIVO DI SILVIA MELIS
E’ veramente squallida, vomitevole e squallida, l’azione di lobbying non richiesto che i signori de L’UNIONE SARDA, constatata l’infruttuosità delle sicure pressioni del signor Piana e della sua corte dei miracoli sulla Corte d’Appello perché confermasse il dogma di Santa Romana Chiesa per cui l’attendibilità di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non si discute, ora pongono in atto, a motivazioni della sentenza neppure scritte (giudice Onni, è meglio che non legga giornali sardi mentre le scriverà) affinché il dogma sia confermato.
Anche oggi infatti si è continuato con questa solita storia, col fatto che tutto sarebbe dipeso dalla inattendibilità di Anna Maria Rubatta, o dalla inutilizzabilità delle sue dichiarazioni; ma lasciateli scrivere ai giudici i motivi, nei termini assegnati loro dalla legge, e finitela di mistificare la realtà. Se conoscete gli atti, per quanto sappiamo bene che non li conosciate affatto e che scrivete solo sulle veline che vi passano i PM, dovreste averlo capito ormai che alla fine della fiera le dichiarazioni della Rubatta erano solo un elemento di contorno, e che il fondamento principale delle accuse dovevano essere i prodigiosi ricordi di Silvietta sul “buco nero”, sul fatto che sentiva dire “Zia Grà”, sull’aver sentito Lilli Gruber leggere il TG, sulle campane della chiesa di San Giuseppe che non erano aggiornate all’ora legale (Silvietta dapprima aveva detto di averlo controllato sull’orologio, che le avrebbero incredibilmente lasciato al posto, poi sull’orario del TG1 della sera: accidenti, Silvia Melis, ma vuoi metterti d’accordo con te stessa?), sull’orario di passaggio dei mezzi della nettezza urbana, che a Nuoro evidentemente erano puntuali al secondo come nemmeno in Svizzera. (altro…)
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
I giudici della Corte d’Appello di Cagliari (Paolo Zagardo presidente, Antonio Onni relatore ed estensore, Tiziana Marogna a latere) hanno depositato ieri, nel pieno rispetto dei termini di legge, le motivazioni della clamorosa sentenza con cui, il 20 dicembre dell’anno scorso, avevano assolto tutti e quattro gli imputati mandati a processo dalla DDA di Cagliari – Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu, già assolto in primo grado – dalla terribile accusa di aver preso parte, in qualitàdi custodi, al sequestro di Silvia Melis.
Le motivazioni attuano la definitiva demolizione degli strampalati teoremi con cui i PM Mura e Ganassi avevano sostenuto le loro tesi accusatorie, recepite in primo grado, per tre dei quattro imputati, dal Tribunale di Lanusei. In particolare, è stata evidenziata la contraddittorietà e la non piena credibilitàdi Silvia Melis, laddove la Corte ha evidenziato come questa, pur fornendo taluni dettagli “ambientali” combacianti con la realtà (orari dei rintocchi delle campane della chiesa di S. Giuseppe di Nuoro, vicina alla via Trento ove insiste la casa di Grazia Marine, orari di passaggio dei mezzi della nettezza urbana e simili), ne ha omesso altri di significativa importanza, come ad esempio i rumori del passaggio, per la via Trento, di una processione pasquale (che veramente avrebbero dimostrato che la Melis si trovava lì), e ne ha indicato di ulteriori non corrispondenti. (altro…)
STOCCHINO: IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA
Hanno impacchettato un bel po’ di persone, accusate di favoreggiamento nei confronti di Pasquale Stocchino poiché sorprese nell’ovile dove è stato catturato, ma neppure il più imbecille dei latitanti avrebbe utilizzato come rifugio un ovile come quello, nel pieno dei flussi turistici sempre più intensi che oggi, grazie all’intraprendenza delle strutture arzanesi, interessano anche il Gennargentu.
Costituzione volontaria del superlatitante? I Carabinieri lo negano pervicacemente (e ci mancherebbe altro: qualcuno deve sempre appuntarsi delle medaglie per queste brillanti operazioni dello Stato), nelle cronache giornalistiche si è addirittura udito che l’ex latitante avrebbe tentato la fuga, ma si ripropone la stessa storia di Silvia Melis: così come il sito di Locoe era il più improbabile per tenere un ostaggio, allo stesso modo quell’ovile nel Gennargento era il posto più improbabile per una latitanza sicura, specie per uno come Stocchino che è riuscito a restare alla macchia per oltre trent’anni. (altro…)
A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …
Negli scorsi giorni, ha di nuovo tenuto banco la polemica sul ruolo del signor Luciano Violante, anima nera di certa magistratura politicizzata, sul quale si sono abbattute le accuse, o meglio i sospetti, di Giulio Andreotti che, dopo essere stato assolto dalla Cassazione per il delitto Pecorelli, ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, anzi qualche macigno.
Noi nutriamo enorme stima per Andreotti e, per converso, enorme disistima per Violante, ma non vogliamo occuparci qui delle vicende per cui costui è noto, dal teorema inventato negli anni ’70 contro quel galantuomo di Edgardo Sogno, colpevole di essere un mitico capo partigiano ma al contempo un coerente liberale monarchico antifascista e anticomunista con la stessa intensità, alle chiare ed evidenti sinergie con Giancarlo Caselli proprio in relazione ai processi per cui Andreotti ha dovuto patire le pene dell’inferio per dieci anni e passa: per queste vicende crediamo che Violante sarà inappellabilmente condannato dal tribunale della storia, e dovrebbe vergognarsi a ricoprire senza pudore ancora un alto incarico, come quello di capogruppo dei DS, un partito che pretende di essere rispettabile e poi contraddice continuamente nei fatti le buone intenzioni. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
Lino Jannuzzi, oggi deputato di Forza Italia e nella legislatura 1968-1972 deputato socialista, è un giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che perciò ha sempre patito le pene dell’inferno sotto ogni regime, dalla severa condanna per diffamazione inflittagli nel 1968 unitamente a un Eugenio Scalfari ancora libertario per aver detto la verità sul “Piano Solo”, al ridicolo tentativo di qualche PM persecutore della Procura di Napoli – capiamo perché Agostino Cordova fosse incompatibile, con certa gente “antropologicamente diversa” – di sbatterlo in galera per qualche ridicola condanna per diffamazione – la storia si ripete – rimediata con la direzione de “Il Giornale di Napoli”.
Sull’ultimo numero di un noto settimanale italiano, di cui è abitualmente opinionista, Jannuzzi prende spunto dalla recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras dalla farneticante, strampalata, bizzarra accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro al signor Tito Melis, per trarne la conclusione dell’inevitabile assoluzione anche di Nicola Grauso (e diremmo, a maggior ragione, di Liori, Garau e Carboni) nel Processone di Palermo che procede con lentissimo rito ordinario, inutile per far maturare termini di prescrizione, utile solo a mantenere per gli imputati uno stressante stato di incertezza, ma, soprattutto, per riepilogare la sequenza, che ha qualcosa di squallidamente simile a ciò che avviene nei regimi totalitari, che portò quella tragica sera del torrido 11 agosto 1998 al “suicidio” (virgolette doverose) di Luigi Lombardini. (altro…)
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
Silvia MELIS
Classe 1968, di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, sposata e separata, ha un figlio oggi di 7 anni, Luca, ed è stata a lungo presidente e dirigente della squadra di volley <<Airone>> di Tortolì.
La sera del 20 febbraio 1997 viene sequestrata in circostanze misteriose, e il suo sequestro darà luogo a un movimento di opinione senza precedenti per la sua liberazione e contro il fenomeno dei sequestri di persona.
Nel settembre 1997, dopo un lungo silenzio, il padre Tito denuncerà che la Criminalpol, il procuratore di Cagliari Carlo Piana e il sostituto Mauro Mura gli avevano impedito, nel luglio precedente, di pagare il riscatto, facendo <<saltare>> un appuntamento tra i suoi emissari e quelli dei banditi. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
LA FUGA DI LOCOE E LE MENZOGNE DI STATO
Quella sera dell’11 novembre 1997, secondo la relazione di servizio di un agente di Polizia, Silvia Melis, ben prima di aver incrociato, ai bordi della provinciale Nuoro-Orgosolo, alcuna autovettura, avrebbe incrociato alcune donne orgolesi che, riconosciutala, le avrebbero chiesto se avesse bisogno di essere accompagnata, al che lei rispose di no perché “aspettava la polizia”.
Ma la prima autovettura che stava per prelevare Silvia non era, forse, quella che aspettava: era una Renault Clio, un’auto civile, condotta da un poliziotto del commissariato di Orgosolo, Piero Sonni, con a bordo un altro agente del medesimo commissariato, Pierandrea Giua; secondo la confidenza, di poche ore prima, di Sonni a un amico orgolese, egli, che era in licenza col collega, sapeva, a una certa ora, di dover fare ritorno da Nuoro, dove si trovava, a Orgosolo perché aveva una “commissione” ben più importante da sbrigare. (altro…)
L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI
Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)
“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO
Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)