Argomento: LINO JANNUZZI


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CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!

Il drastico provvedimento del procuratore generale di Palermo Salvatore Celesti, il quale, sopperendo all’inerzia del procuratore della Repubblica Piero Grasso, ha provveduto a sostituire i PM titolari del Processone di Palermo, Antonino Ingroia (che si è distinto quale comiziante alla girotondina al recente congresso dei giudici comunisti di Magistratura Democratica), Giovanni Di Leo e Lia Sava, divenuti incompatibili poiché in contenzioso giudiziario con Antonangelo Liori (in realtà anche con Nicola Grauso, solo che nei suoi confronti non ci sono sentenze definitive), è apparso un colpo di scena ma, in realtà, è solo l’atto di morte di un processo che è durato sin troppo rispetto al nulla su cui si basa e che gli stessi Ingroia, Di Leo e Sava, giorno dopo giorno sempre più imbarazzati a sostenere un’accusa insostenibile e sempre più timorosi di incassare, con la probabile assoluzione degli imputati, la brutta figura finale che ne seguirà, pare siano stati ben lieti di abbandonare la barca del Processone che affonda.
Quando questo procedimento penale, concausa se non causa esclusiva del suicidio di Luigi Lombardini, ha avuto inizio, Ingroia, Di Leo e Sava, sicuramente magistrati onesti, il primo un tantino fanatico (Lino Jannuzzi lo chiamava, in modo buffo, l’Ayatollah Ingroia) agivano sotto le direttive non tanto di Vittorio Aliquò, che alla procura di Palermo è sempre stato vaso di coccio, quanto del comunista Caselli, all’epoca procuratore capo, e dell’ex andreottiano convertito alla causa giustizialista Guido Lo Forte, all’epoca procuratore aggiunto di punta, laddove in particolare quest’ultimo lasciava trasparire un pensiero ispirato alla più pura conspiracy theory che era suo ma sicuramente, conoscendolo, anche del suo capo, per cui dietro agli strani intrecci emersi nel sottobosco delle trattative per la liberazione di Silvia Melis vi era l’ombra della Massoneria deviata, e perché no anche dei servizi segreti deviati, entità delle quali, certamente, si sarebbe trovato qualche aggancio con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri; e queste suggestioni sono recentemente riecheggiate perfino nelle orecchie di uno dei difensori di Antonio Maria Marini nel recente processo d’appello per il sequestro Melis conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, l’avvocato Giangualberto Pepi, che ha tirato in ballo pesantemente, e a sproposito, la Massoneria. (altro…)

LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!

Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)

CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …

Lino Jannuzzi, oggi deputato di Forza Italia e nella legislatura 1968-1972 deputato socialista, è un giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che perciò ha sempre patito le pene dell’inferno sotto ogni regime, dalla severa condanna per diffamazione inflittagli nel 1968 unitamente a un Eugenio Scalfari ancora libertario per aver detto la verità sul “Piano Solo”, al ridicolo tentativo di qualche PM persecutore della Procura di Napoli – capiamo perché Agostino Cordova fosse incompatibile, con certa gente “antropologicamente diversa” – di sbatterlo in galera per qualche ridicola condanna per diffamazione – la storia si ripete – rimediata con la direzione de “Il Giornale di Napoli”.
Sull’ultimo numero di un noto settimanale italiano, di cui è abitualmente opinionista, Jannuzzi prende spunto dalla recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras dalla farneticante, strampalata, bizzarra accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro al signor Tito Melis, per trarne la conclusione dell’inevitabile assoluzione anche di Nicola Grauso (e diremmo, a maggior ragione, di Liori, Garau e Carboni) nel Processone di Palermo che procede con lentissimo rito ordinario, inutile per far maturare termini di prescrizione, utile solo a mantenere per gli imputati uno stressante stato di incertezza, ma, soprattutto, per riepilogare la sequenza, che ha qualcosa di squallidamente simile a ciò che avviene nei regimi totalitari, che portò quella tragica sera del torrido 11 agosto 1998 al “suicidio” (virgolette doverose) di Luigi Lombardini. (altro…)

GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI

Poco più di una settimana fa, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha confermato la decisione, adottata circa due anni fa dall’Ordine di Palermo e in prima istanza annullata per vizi di procedura, di radiare dall’albo dei giornalisti professionisti Antonangelo Liori, direttore de L’UNIONE SARDA negli anni caldi 1996-1999, oggi direttore del quotidiano “Sardigna.com” e recentemente ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali.
Tale determinazione nei confronti di Liori, gratificato, oltre che da qualche processo per reati comuni, da oltre 110 procedimenti per diffamazione su querele di magistrati, politici e colleghi giornalisti, è stata principalmente cagionata dalle decine di sinceri e polemici editoriali che egli dovette redigere, in quel periodo, per controbattere con l’unica arma di cui si disponeva, la libera manifestazione del pensiero, a un vero e proprio superpotere di politici (perlopiù di sinistra) intriganti, clientelari e spesso corrotti, magistrati poco omologati ai sacri precetti costituzionali di indipendenza e imparzialità e giornalisti – concorrenti, ma soprattutto della stessa UNIONE SARDA – in servizio permanente effettivo quali fiancheggiatori dei suddetti politici e magistrati e, talora, quali confidenti di polizia e Procura, il cui fine non sembrava quello di fare con onestà e correttezza, al meglio, il proprio mestiere, quanto quello di schiacciare chiunque dissentisse, chiunque minasse questi assetti di potere, laddove, oltre a pochi magistrati coraggiosi e davvero indipendenti, nell’occhio del ciclone stava ovviamente Nicola Grauso, e con lui Liori che ne dirigeva il quotidiano. (altro…)

FESTA DEL NON LAVORO, MA NON AD AUCHAN

Oggi festa del lavoro, picchettaggio alla Fiat di Melfi, scioperi a gatto selvaggio all’Alitalia, centri commerciali
aperti per la festa del nuovo schiavismo, disoccupazione sempre alle stelle: dove andremo a finire? Certamente chi credeva di risolvere tutti i problemi con la legge Biagi o semplicemente affidandosi alla “mano invisibile” di Adam Smith dimostra di non aver capito niente, e perfino nelle fine della Confindustria c’è chi lo sta capendo, lo capirà ancora di più con un presidente illuminato come Luca Cordero di Montezemolo.

Ripensiamo a quel tragico 11 agosto 1998 e alle reazioni abbastanza veementi di un po’ di esponenti del centrodestra, da Maurizio Gasparri a Ignazio La Russa a Vittorio Sgarbi, oggi del caso Lombardini parla ancora solo Lino Jannuzzi, coerente libertario, e ci viene da pensare: non è che al centrodestra, liquidata la “pratica Caselli” con l’allontanamento dello scomodo magistrato torinese (che ha commesso gravi errori, ma che ha pure enormi meriti storici nella lotta alla mafia) dei nostri dolori non gliene frega più una mazza? Ci mediteremo sopra in occasione delle elezioni. (altro…)

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JANNUZZI? IN GALERA, IN GALERA!!! IL FASCISMO CHE AVANZA

Si è appreso oggi che il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, presieduto da tale Angelica Di Giovanni, ha respinto una richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali avanzata da Lino Jannuzzi, decano dei giornalisti di cronaca politica e giudiziaria italiani e senatore di Forza Italia, in relazione a vecchie condanne per diffamazione, accumulate quando dirigeva IL GIORNALE DI NAPOLI, per un totale di due anni e cinque mesi di reclusione.
Il risultato è che Jannuzzi dovrà andare in carcere, e ci andrà non per aver ucciso qualcuno, non per aver stuprato una ragazzina, non per aver rapinato una banca, ma per aver scritto ed espresso la sua opinione, esercitato un diritto di cronaca. (altro…)

PER LE EUROPEE VOTATE LINO JANNUZZI

Per mostrare tutta la nostra indignazione contro la permanenza in vigore di leggi di stampo fascista che rischiano di condurre in galera per reati di opinione un eroe della libertà di pensiero come Lino Jannuzzi, diamo un senso a queste inutili elezioni europee, con cui si spendono centinaia di milioni di euro per eleggere un “parlamento” europeo elefantiaco e inutile, scrivendo sulla scheda il nome di LINO JANNUZZI.
Con questo MALA IUSTITIA CARALITANA si congeda dandovi appuntamento a lunedì per commentare i risultati delle regionali e, speriamo, l’elezione a governatore di Renato Soru.

JANNUZZI AI DOMICILIARI, BERLUSCONI ASSENTE

I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, con molto più equilibrio dei loro poco sereni colleghi di Napoli, hanno decretato che Lino Jannuzzi dovrà scontare le condanne definitive a due anni e cinque mesi di carcere inflittegli per il contenuto di alcuni articoli sul “Caso Tortora” agli arresti domiciliari “virtuali”, “a larghe maglie” perché il grande giornalista manterrà il mandato parlamentare e sarà libero di uscire da casa per continuare a esercitare detto mandato e anche per svolgere le proprie attività di giornalista (cosa che i napoletani volevano impedire, affermando che Jannuzzi, continuando a scrivere, era “socialmente pericoloso”), in pratica dovrà stare a casa solo di sera e rinunciare alle sue amate cene da Fortunato al Pantheon. (altro…)

UNA FRASE DA INCORNICIARE

Come sindaco vorrei che la democrazia prevalga sempre. Anche a me piacerebbe avere sempre una stampa che parla bene di me, ma la libertà di stampa viene prima“.
Lo ha detto il Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, ieri in Consiglio Comunale, nell’ambito della discussione sulla controversa decisione del presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino, che avrebbe interdetto l’accesso allo stadio, in occasione di Cagliari-Milan, ai cronisti de “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, rei, a quanto pare, di cronache poco compiacenti nei confronti della società di viale La Playa (fonte: LA NUOVA SARDEGNA). (altro…)

ORA SONO I QUERELOMANI A RISCHIARE GROSSO

Finalmente si avvia sui binari giusti la riforma di civiltà della diffamazione: la Camera ha approvato quasi all’unanimità la bozza di riforma che prevede la punibilità del reato solo con pena pecuniaria, prevede l’esclusione della punibilità in caso di rettifica e pone un tetto di 30 mila euro massimo alla pratica di “risarcimento selvaggio”.
Certo non è quello che auspicavano in molti, l’abrogazione dell’odioso reato di derivazione fascista, né l’illecito viene ricondotto ai termini di vera civiltà conosciuti negli Stati Uniti, per cui è chi querela a dover provare la falsità delle affermazioni del querelato, e non, come avviene oggi in Italia (e non sempre, poiché spesso la prova liberatoria non è ammessa), il querelante a dover provare la verità delle proprie affermazioni. (altro…)

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DUE PESI, DUE MISURE?

Ha avuto molto spazio su stampa e televisione la notizia che Silvio Berlusconi è stato prosciolto dal Tribunale di Milano dalle accuse di falso in bilancio mossegli nel contesto del procedimento “All Iberian”, laddove in realtà, sul piano della cronaca giudiziaria, di per sé non sarebbe una “grande” notizia, dato che il premier è stato assolto per abolitio criminis, dopo la nota riforma del falso in bilancio che per una parte lo trasforma in illecito amministrativo e, nei casi più gravi, prevede una pena ridicola, potenzialmente inferiore a quella prevista per un furtarello.
Si è detto che Berlusconi si è fatto una legge ad personam, ma questa è solo una parte della verità, perché nonostante il reato di falso in bilancio esistesse dal lontano 1942, per decenni una certa magistratura conservatrice e reazionaria aveva disapplicato la relativa norma, l’articolo 2621 del codice civile, in omaggio a certe esigenze delle imprese, non sempre (anzi, quasi mai) limpide ed oneste. L’esplodere di Mani Pulite mosse i magistrati dapprima milanesi, poi di tutta Italia, alla riscoperta di questa norma come ottimale reato-ostacolo per sanzionare quei fenomeni criminosi legati alla gestione d’impresa di cui si potevano scorgere le tracce (appunto nelle manipolazioni contabili) ma non sempre l’intera entità: come ad esempio l’accantonamento di mazzette per fini di corruzione. (altro…)