Argomento: LEONARDO BONSIGNORE


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4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA

Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)

7. APPENDICI

APPENDICE A
COLLOCAZIONE DEI MAGISTRATI IN SERVIZIO AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI CAGLIARI PER SCHIERAMENTO POLITICO-ASSOCIATIVO

MAGISTRATURA DEMOCRATICA: Mauro Mura, sost. proc. Tribunale; Alessandro Pili, sost. proc. Tribunale; Paolo De Angelis, sost. proc. Tribunale; Mario Marchetti, sost. proc. Tribunale; Guido Pani, sost. proc. Tribunale; Alessandro Lener, pres. C. Assise; Francesco Sette, pres. sez. penale; Michele Jacono, pres. sez. penale; Claudio Gatti, giud. sez. penale; Giovanni Massidda, giud. sez. penale; Leonardo Bonsignore, GIP; Giovanni Lavena, GIP; Gian Giacomo Pisotti, pres. sez. civile; M. Teresa Spanu, giud. sez. civile; Anna Cau, giud. sez. civile; M. Cristina Ornano, giud. sez. penale; Maria Sechi, giud. sez. civile; Enrico Dessì, cons. C. Appello; Assunta Brizio, Cons. C. Appello; Lucia La Corte, Cons. C. Appello; Mario Biddau, cons. C. Appello; Fiorella Pilato, cons. C. Appello; Tiziana Marogna, cons. C. Appello; Maria Mura, cons. C. Appello; Fiorentina Buttiglione, cons. C. Appello; Giovanni Dessy, giud. fallim.; Giovanni la Rocca, giud. fallim.; M. Rosaria Marinelli, sost. proc. gen; Antonio Porcella, pres. Tribunale; Mauro Grandesso, giud. sez. lavoro; Alfonso Nurcis, giud. sez. lavoro; Leuzzi, giud. sez. lavoro.
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE: Carlo Piana, Proc. Rep. Tribunale; Pietro Corda, Pres. C. Appello; Vittorio Antonini, Proc. Gen.; Giuseppe Pintori, giud. sez. civile; Antonio Onni, cons. C. Appello; Grazia Bagella, giud. sez. civile; Daniela Amato, GIP.
MAGISTRATURA INDIPENDENTE: Angelo Porcu, pres. Trib. Sorveglianza; Gaetano Porcu, sost. proc. Tribunale; Mariano Arca, giud. sez. penale; Massimo Poddighe, giud. sez. penale; Bruno Alfonsi, giud. sez. penale; Salvatore Fundoni, cons. C. Appello; Paolo Zagardo, cons. C. Appello; Gemma Cucca, cons. C. Appello; Simona Lai, cons. C. Appello; Giuseppa Geremia, sost. proc. gen; Lucina Serra, sost. proc. gen.; Sandro Norfo, sost. proc. gen; Antonio Chessa, sost. proc. gen.; Ornella Anedda, giud. sez. lavoro; Angelo Caredda, giud. sez. lavoro.
MOVIMENTI RIUNITI: Ignazio Tamponi, giud. sez. civile; Vincenzo Amato, giud. sez. civile; Daniele Caria, sost. proc. trib.; Rossana Allieri, sost. proc. trib.
N.B.: Dei magistrati non indicati non è nota la posizione politico-associativa (altro…)

CASO AIAS, CONDANNATO RANDAZZO

Bruno Randazzo, ex deputato DC e attuale leader regionale del Movimento dei Democratici Cristiani, ma soprattutto storico presidente regionale dell’AIAS, è stato condannato con rito abbreviato a due anni e sei mesi di reclusione dalla seconda sezione penale del Tribunale penale (presidente Francesco Sette) per appropriazione indebita, in relazione all’inchiesta, in corso da anni, sulla gestione dell’AIAS.
La pubblica accusa è stata esercitata dal Procuratore aggiunto Mauro Mura, dopo tormentate vicende che portarono l’allora Procuratore Generale Francesco Pintus ad avocare l’inchiesta dal PM Paolo De Angelis – che lo accusò di indebiti favoritismi – e a chiedere l’archiviazione, richiesta respinta dal GUP di sinistra Leonardo Bonsignore.
Randazzo ha annunciato appello. (altro…)

NON DEMORDONO. CONDANNA PER CUGUSI, GRAUSO ANCORA A GIUDIZIO

Non demordono.
Si pensava che la grande vittoria di Berlusconi e la sconfitta elettorale della sinistra postcomunista giustizialista e scendiletto delle procure d’assalto fosse stata una lezione sufficiente. Ma a Cagliari, fin quando il nuovo Ministro della Giustizia non farà quanto in suo potere e dovere, non è così.
Se ne è avuta la conferma oggi, allorquando il GUP Leonardo Bonsignore, prossimo presidente del Tribunale di Sorveglianza ed esponente della corrente comunista “Magistratura Democratica”, ha definito il procedimento penale che vedeva Nichi Grauso, Claudio Cugusi e il tecnico Giovanni Busia imputati per installazione di apparecchiature atte a intercettare e intercettazioni abusive, infliggendo a Cugusi, col rito abbreviato, una severa condanna (un anno di reclusione, con la condizionale) e rinviando a giudizio Grauso e Busia. (altro…)

CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?

Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci. (altro…)

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LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA

Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi. (altro…)

IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!

Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)

IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI

Al Ministero di Grazia e Giustizia

Al Ministro dell’Interno

Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)

PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)

PROCEDIMENTI CONTRO ESPONENTI DELLA DC E DEL PSI

Mentre, come si illustra altrove, la magistratura cagliaritana si è mostrata alquanto generosa in materia di procedimenti penali a carico delle cooperative rosse o di esponenti del PCI/PDS, avviati verso la prescrizione quanto del tutto non avviati, altrettanto non può certo dirsi per il trattamento riservato ai due maggiori partiti di governo della <<prima Repubblica>>, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Seppure non letteralmente falcidiati come altrove, i due partiti si sono visti significativamente colpiti in esponenti di spicco.
Quanto agli esponenti della Democrazia Cristiana, l’esponente di maggior spicco sottoposto ad indagini è stato BRUNO RANDAZZO, già consigliere regionale e deputato, da tempo Presidente dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), che è stato arrestato e incriminato, dal PM Paolo De Angelis, proprio in relazione ad irregolarità asseritamente commesse nella gestione dell’AIAS. Il procedimento a carico di Randazzo, fondato su presupposti assai discutibili e, a quanto si asserisce in ambienti vicini all’imputato, determinato da precise e mirate pressioni di un notissimo esponente del PDS, ha determinato una lunga e vivace diatriba tra lo stesso De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che ha avocato il procedimento chiedendone l’archiviazione, negata dal GUP Leonardo Bonsignore che ha disposto il rinvio a giudizio; il processo si è allo stato concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione. (altro…)

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ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A

Il sottoscritto,
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)

SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali

RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,

  • Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),

nel quale è coimputato anche:

  • , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14

e nel quale è persona offesa il:

  • dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,

propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)

LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI

Nel febbraio 1999 l’UNIONE SARDA, nel quadro della furibonda campagna da tempo condotta dal direttore Antonangelo Liori per stigmatizzare le maggiori malefatte della magistratura cagliaritana, pubblicò, per due giorni di seguito, un corposo elenco di magistrati circa i quali vi era motivo di ritenere la sussistenza di una delle cause di incompatibilità contemplate dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, relativamente alla sussistenza di parentele tra loro, ovvero di parentele con avvocati del Foro di Cagliari.
L’iniziativa suscitò un certo clamore, poiché emergeva che praticamente la metà dei magistrati in servizio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari erano potenzialmente incompatibili; anche larghi settori dell’opinione pubblica rimasero sdegnati.
Sulla base di questi dati, un’autonoma iniziativa fu intrapresa nell’ottobre 1999 da Nichi Grauso, che propose al riguardo un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, dopo aver già riportato i suddetti dati tra gli elementi a supporto di una richiesta di rimessione, avanzata in relazione al processo che lo vedeva imputato, a Cagliari, di diffamazione per aver dato dell'<<assassino>> al PM palermitano Vittorio Aliquò. (altro…)

Angelo PORCU

72 anni, cagliaritano, ha storicamente esercitato funzioni di pubblico ministero nei procedimenti per sequestro di persona, dapprima presso la Procura della Repubblica, quindi in Procura Generale; è sostituto procuratore generale quando, nel 1998, viene nominato Presidente del Tribunale di Sorveglianza., incarico ricoperto fino al marzo 2001 quando va in pensione per raggiunti limiti d’età, per essere sostituito dal comunista Leonardo Bonsignore.
Amico fraterno di Luigi Lombardini, ha sempre conservato buoni rapporti anche con Carlo Piana; il suo nome compare di straforo nel <<caso Lombardini>> poiché il giudice suicida, per sua ammissione, si rivolse al generale dei Carabinieri Francesco Delfino per raccomandarne il figlio, carabiniere. (altro…)

Bruno RANDAZZO

Già consigliere regionale e deputato per la DC, ma soprattutto storico presidente regionale dell’AIAS [Associazione Italiana Assistenza Spastici], Bruno Randazzo viene arrestato nel 1994 nell’ambito di un’inchiesta condotta dal PM Paolo De Angelis circa pretese irregolarità inerenti proprio la gestione dell’AIAS.
L’inchiesta, ritenuta da più parti campata per aria, determinerà un vivace contrasto tra De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che giungerà alla determinazione di avocare a sé l’inchiesta; presentatosi personalmente in udienza per chiedere l’archiviazione, Pintus, si vedrà respingere la richiesta dal GIP di sinistra Leonardo Bonsignore. Il processo si è concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione. (altro…)

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LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!

I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)