Argomento: GUARDIA DI FINANZA
Articoli su questo argomento (59):
6. CONSIDERAZIONI FINALI
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
SEQUESTRO MELIS: CHI PROTESSE IL “CAINO” CHE VENDETTE SILVIA AI BAND [..]
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
QUEL FILO ROSSO TRA LA CARTIERA E SILVIA
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
I SOLDI SPORCHI DELLA CAGLIARI BENE
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
VOLPE 132: UN’ALTRA VERGOGNA DELLA GIUSTIZIA CAGLIARITANA
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
IL CASO CERCIELLO – MARCELLO MELIS – ORANI
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
Giuseppe CERCIELLO
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI
PERCHE’ GIUSTIZIA VOGLIO, E VERITA’
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
ANCORA UNA VOLTA AVEVAMO RAGIONE: IL GIP RIAPRE IL CASO VOLPE 132
L’ELICOTTERO PERDUTO E I “DIRO’ TUTTO” DI LOMBARDINI
“IPOTESI PIU’ O MENO FANTASIOSE” … UNIONE SARDA, FACCE R [..]
IL CASO VERNESONI: UNA VICENDA DA SEGUIRE CON ATTENZIONE
LA VICENDA VERNESONI E LE SEGRETE COSE
COMPLOTTO CONTRO MASSIMO CELLINO?
DA MANUELLA A LOMBARDINI: UNA SCIA DI SANGUE LUNGA VENT’ANNI
C’E’ DEL MARCIO IN LIBIA: CONTRO QUESTE COSE NON SCIOPERATE?
LA P2, USTICA, L’ELICOTTERO E ALTRE STORIE
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
VOLPE 132: DOTTOR PIANA, SI GUARDI ALLE SPALLE …
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
DALLA PARTE DI MARIA AUSILIA … C’ERANO ANCHE ALTRI CATTIVI!!!
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
CAGLIARI E IL SUO FEUDALESIMO: L’ORA DELLA SVOLTA?
MAGISTRATI AMMALATI DI “CORSITE” … MAGARI E’ TUTTO IN RE [..]
VOLPE 132: SPUNTA UNA PISTA CINESE?
IL GRANDE INTRIGO
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
IL DURO LAVORO, IL DURO CORAGGIO DI ESSERE “CONTRO”
VIETATO PARLARE DI VOLPE 132
VOLPE 132: VADEMECUM PER CHI VUOLE (DAVVERO) INDAGARE
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI
DROGA, SUPERBANDA IN CATENE. E SI CONFERMANO ANTICHI SOSPETTI …
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
VOLPE 132: PORRE FINE ALLA CONGIURA DEL SILENZIO
LO STRANO INCIDENTE DEL DOTTOR BASILONE
VOLPE 132 E GLADIO, ANCORA NUOVI MISTERI: E LA MAGISTRATURA CHE FA?
L’ELICOTTERO FORSE E’ SPARITO …
6. CONSIDERAZIONI FINALI
Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari. (altro…)
PER UN PUGNO DI FRANCHI SVIZZERI … E PER COLPA DI QUALCUNO
Crediamo di aver capito, finalmente, perché e come Tito Melis fu indotto a ritrattare le proprie originarie dichiarazioni, in cui, come ha dichiarato a Palermo, non intendeva svelare l’identità di Lombardini per “l’importanza dell’istituzione”, e accusare costui di minacce di morte, secondo noi inesistenti, per portare un altro miliardo ad Antonio Piras e per redigere la famosa “lettera liberatoria” di cui vi abbiamo parlato fino alla noia e sulla quale non intendiamo insistere oltre.
La risposta sta nella somma in franchi svizzeri, di cui ignoriamo l’ammontare, ma verosimilmente consistente, che è pressoché certo pervenne a Tito Melis appena tre giorni prima della liberazione (la “fuga”, come dice lui con commovente ostinazione) di Silvia. (altro…)
L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI
Dicono che l’ora del cambio della guardia al vertice della Procura di Cagliari si avvicini, e in particolare che il dottor Carlo Piana, che suo malgrado passerà alla cronaca giudiziaria per i suoi silenzi su molte porcherie perpetrate da sostituti della sua Procura e per i suoi ingiustificati accanimenti contro Nicola Grauso e dintorni (pensate se la Legge Cirami ci fosse stata da molto prima …), abbia rinunciato a spiccare il “grande salto” verso Milano, sulla poltrona che tra meno di un mese non sarà più di Gerardo D’Ambrosio, e intenda concludere la sua ottima carriera a Cagliari, puntando alla poltrona di Procuratore Generale, anche se, tra il dire e il fare, c’è il problema della collocazione del dottor Vittorio Antonini, che a Cagliari non vuole rimanerci (riteniamo che sia una persona intelligente e abbia fiutato l’aria da subito) ma che ha difficoltà di collocazione in una posizione adeguata sia in Calabria, dove tutti i posti chiave sono occupati, sia a Roma, dove pare intenda concorrere per l’ambita poltrona di Procuratore Generale ma con una folta concorrenza.
Riteniamo però che il problema in qualche modo prima o poi si risolverà, e che Piana sarà un ottimo procuratore generale se continuerà ad ispirarsi alla filosofia per cui chi non fa niente non sbaglia mai, quella che Francesco Pintus non ha seguito, non accettando di far finta di non vedere errori e abusi dei sostituti della Procura presso il Tribunale, cacciandosi in un sacco di guai. (altro…)
E ADESSO, DE GENNARO, DEVI FARCI SAPERE …
L’interesse che c’è stato riguardo a questo argomento, confortato dai dati degli accessi al nostro sito anche dall’estero (perfino dalle isole FAROER: non stiamo sparandola grossa …) ci fanno pensare che molti si interroghino, o non comprendano, sul perché ce la prendiamo tanto contro il capo della Polizia Gianni De Gennaro che è stato, e neppure noi l’abbiamo certo dimenticato, uno dei principali protagonisti della stazione più proficua dell’antimafia nazionale, intrattenendo formidabili rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, collaborando col grande Giovanni Falcone e poi con Giancarlo Caselli, che sarà pure un magistrato politicante e avrà pure, per furor politico, preso delle cantonate, ma la lotta alla mafia è stato il primo procuratore capo di Palermo a farla seriamente.
Noi non dimentichiamo certo i grandi meriti del dottor De Gennaro, il suo ruolo fondamentale, forse insostituibile, nel tessere quei proficui rapporti investigativi con gli Stati Uniti dei Rudolph Giuliani senza i quali una seria lotta alla mafia delle varie Pizza Connection, del denaro sporco e del narcotraffico sarebbe stata impensabile, il fatto che si tratti di un uomo che da una vita vive sotto scorta essendo tuttora, insieme allo stesso Caselli, l’obiettivo numero uno delle possibili ritorsioni omicidarie di Cosa Nostra; senza di lui, forse, saremmo ancora all’epoca della Questura di Palermo piena di piduisti e di collusi, dove un poliziotto come Boris Giuliano doveva innanzitutto guardarsi dai suoi colleghi. (altro…)
SEQUESTRO MELIS: CHI PROTESSE IL “CAINO” CHE VENDETTE SILVIA AI BANDITI?
Forse non tutti conoscono quasi a memoria, come noi, gli atti dei processi sul sequestro di Silvia Melis, ma c’è un quesito che tutti potrete trovare fondato: come mai, se è vero che Silvietta, come da sue dichiarazioni, la sera del 19 febbraio 1997 fece un cambiamento di programma all’ultimo momento, essendo quindi l’ora della sua presenza in casa imprevedibile, i banditi facenti parte del “gruppo di prelievo” la poterono catturare tanto a colpo sicuro?
Negli ambienti del SISDE, si mormora una possibile risposta a questo interrogativo: una persona molto vicina a Silvia Melis, verosimilmente facente parte del gruppo di amici che quella sera dovevano cenare con lei e che furono avvertiti del suo cambiamento di programma, abbia agito da autentico caino, da basista in comunicazione in tempo reale col gruppo di prelievo, in grado di comunicare a questo l’ora pressoché esatta in cui Silvia si sarebbe trovata davanti a casa sua da sola, coincidente oltre tutto con la chiusura della Standa, dirimpettaia alla casa di Silvia, e quindi col venir meno di eccessivo movimento. (altro…)
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
C’è qualcosa che non quadra nella logica complessiva delle bombe e delle intimidazioni che, da un tempo che è già decisamente eccessivo, colpiscono a 360 gradi, sotto le insegne e le rivendicazioni di varie e disparate sigle di stampo eversivo, in Sardegna, in questa nostra terra dove si pensava che il rischio terroristico fosse ormai definitivamente archiviato nella pattumiera della storia.
Qualcosa non quadra perché, a ben vedere, solamente le minacce ai sindacati CISL e UIL, sigle sindacali moderate che hanno il torto di non seguire in tutto e per tutto la CGIL nella sconsiderata politica movimentista sfasciatutto che, al fianco dei girotondini, quel sindacato ha intrapreso da quando il suo ex-leader Cofferati si è messo in testa di diventare un leader politico, rientrano nella logica tradizionale delle Brigate Rosse e gruppi affini, che come è noto, fin dai tempi del sequestro Moro e dell’assassinio del magistrato di sinistra Emilio Alessandrini, ha come obiettivi non tanto i rappresentanti della destra, quanto coloro che, nel centro e a sinistra, hanno il torto di perseguire politiche “moderate”, “riformiste”, sabotando così, nella visione veteromarxista di questi gruppi, quella corsa a far esplodere le “contraddizioni del sistema” che dovrebbe condurre alla rivoluzione. (altro…)
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
La sua credibilitàè a rotoli, la Procura di Vicenza ne ha tempo addietro chiesto e ottenuto l’arresto per coinvolgimento in traffici di droga, e pare che altri dichiaranti si siano tirati indietro rispetto a dichiarazioni precedentemente rese forse solo per ottenere benefici e protezione da alcuni carabinieri “anomali”, dicono obbedienti a Luigi Lombardini, che stavano scoprendo i loro altarini.
Ma Paolo Littera insiste, e con lui insiste il PM Mario Marchetti, che continua a gestire davanti al Tribunale di Cagliari (non sappiamo quanti magistrati incompatibili compongano il collegio) il processo contro l’ex comandante del GOA di Cagliari, tenente colonnello Roberto Vernesoni, e altri due appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati, grazie soprattutto alle parole del “pentito”, di essersi intascati 35 milioni di lire dalla rivendita di un quantitativo di droga distratta da quanto sequestrato in occasione di una brillante operazione. (altro…)
QUEL FILO ROSSO TRA LA CARTIERA E SILVIA
Non ci sembra una mera coincidenza il fatto che, da quanto si sa informalmente e forse non emergerà mai (chissà perché) dalle indagini della DDA cagliaritana, emerga un significativo, primario ruolo di elementi di origine calabrese nel prelievo e, probabilmente, anche nella custodia di Silvia Melis nella prima fase del rapimento, e al contempo, nella stessa epoca, un certo attivismo di personaggi parimenti calabresi, in parte gli stessi, nel dispiegare ogni sforzo affinché fallisse il tentativo di Nicola Grauso, al quale da ultimo si era associato Giorgio Mazzella, di rilanciare ad un tempo la Cartiera di Arbatax e il comparto forestazione in Ogliastra.
Non ci sembra affatto casuale che si sia tentato a tutti i costi, riuscendoci, di spingere al fallimento, alla decozione, la società di gestione della Cartiera (Arbatax 2000) laddove si sa che una delle tecniche preferite dalla ‘ndrangheta calabrese per il riciclaggio di denaro sporco è quella di rilevare imprese in decozione e ricapitalizzarle ponendo alla loro guida persone compiacenti, né che i calabresi abbiano inteso stroncare la concorrenza, rispetto al quasi monopolio che essi hanno sulla forestazione in quest’area del Tirreno, impedendo che nascesse una forestazione sarda; non pare per nulla casuale neppure che col rapimento della figlia di uno stretto conoscente di Mazzella, vale a dire Tito Melis, si sia inteso bersagliare in modo intimidatorio l’imprenditore ogliastrino, il cui contributo al rilancio di Arbatax 2000 e Marsilva poteva essere decisivo. (altro…)
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)
I SOLDI SPORCHI DELLA CAGLIARI BENE
A Cagliari non c’è un’impresa delle dimensioni della Parmalat, ma le truffe e i falsi in bilancio, a quanto pare, ci sono in abbondanza, e non si fermano certo alle vicende legate alla promotrice finanziaria Gabriella Ranno, che hanno visto cadere nell’inchiesta della Procura di Cagliari grossi nomi, come quello di Andrea Pirastu.
Numerose imprese, di piccola, media e grande dimensione, comprese talune imprese editoriali, avrebbero praticato per anni la tecnica del falso in bilancio e sul modello Tanzi – almeno per quel che pensano i magistrati di Milano e Parma – dello svuotamento delle risorse delle imprese, poche spa e moltissime srl, a beneficio dei propri patrimoni personali, delle auto di lusso, dei viaggi intercontinentali, delle tante arie della Cagliari bene; a tempo debito ci sarà il fallimento e magari la bancarotta fraudolenta, ma intanto finché funziona funziona, e tanto non c’è nulla da temere dalla Procura cagliaritana che per bancarotta fraudolenta non ha mai messo dentro nessuno, specie perché molti degli arrestandi sarebbero amici e commensali abituali di magistrati. (altro…)
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
Nella parte terminale del 1998, dopo il tragico suicidio di Luigi Lombardini nel suo ufficio al palazzo di Giustizia di Cagliari, divenne pubblico che la Procura di Palermo stava conducendo un’inchiesta su una struttura parallela (definita una “Rete” dallo stesso Giancarlo Caselli) che sarebbe stata diretta dallo stesso Lombardini, e che, composta da poliziotti, carabinieri, appartenenti alla Guardia di Finanza, ai servizi segreti, e addirittura da taluni latitanti o personaggi comunque contigui alle bande dei sequestratori, avrebbe stabilmente operato per prevenire i sequestri di persona in Sardegna, specialmente nella città di Cagliari, e per conseguire nel modo più rapido, una volta che un sequestro fosse stato comunque perpetrato, la liberazione dell’ostaggio, perlopiù dietro pagamento del riscatto o dietro ricompensa a dei malviventi per favorire comunque tale esito.
Al riguardo, secondo la Procura di Palermo, numerosi elementi militavano a sostegno dell’esistenza di una simile struttura: (altro…)
CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE
Ormai sono trascorsi la bellezza di 23 anni, un’era geologica per i giovani di oggi, una porzione di tempo comunque notevole anche per i maturi e gli anziani, ma la vicenda giudiziaria fosca e oscura nota come “caso Manuella”, dal nome del civilista cagliaritano misteriosamente scomparso agli inizi del 1981 e mai ritrovato, sulla cui reale sorte ancora oggi si fanno ogni sorta di illazioni (veramente ucciso e, come si dice in ambienti della malavita, “cementato” in un pilone di un palazzo del quartiere cagliaritano di Mulinu Becciu, oppure “mandato” ai Caraibi con una buona rendita per togliersi di mezzo?) continua ancora a suscitare notevoli, tremendi interrogativi.
Si sa com’è andata, i notissimi avvocati cagliaritani già implicati nel supposto omicidio di Gianfranco Manuella e in un preteso traffico di droga denunciato da una pletora di “pentiti” ante litteram ambigui e in costante contraddizione con sé stessi sono stati, si pensa giustamente, assolti, e le ripercussioni si sono abbattute direttamente sui magistrati che seguirono l’inchiesta, Enrico Altieri e Fernando Bova, e indirettamente su Luigi Lombardini, allora capo dell’ufficio istruzione di Cagliari, contro il quale la vicenda fu ampiamente strumentalizzata da colleghi ed avvocati di sinistra (in particolare per sottrargli le inchieste sui sequestri a Oristano e Tempio Pausania e, quindi, per emarginarlo dai posti “che contano”, guarda caso proprio a favore del sostituto procuratore generale che seguì il processo di appello, Franco Melis), ma molte, troppe cose, sono rimaste sottotraccia. (altro…)
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)
VOLPE 132: UN’ALTRA VERGOGNA DELLA GIUSTIZIA CAGLIARITANA
Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1994, un elicottero della Guardia di Finanza, sigla Volpe 132, con a bordo due bravissimi elicotteristi, Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, era in volo sopra il braccio di mare tra Capo Carbonara e Feraxi, rovinava misteriosamente in mare, disintegrandosi; ovviamente, i piloti rimasero dispersi.
L’elicottero pare fosse impegnato in un ordinario servizio di pattugliamento, allorquando ebbe a imbattersi in una nave sospetta, tipo mercantile, che navigava misteriosamente sottocosta, sulla quale vi era il forte dubbio che stesse trasportando armi verso un qualche paese arabo.
Ed effettivamente, gli addetti ai lavori ben sapevano che da ambedue i flussi di trasporti marittimi di armi clandestine del Mediterraneo, quello che partiva dalla Spagna e quello che partiva da La Spezia, la Sardegna era prediletta, come terra da navigare comodamente sottocosta, in direzione dell’Algeria e della Libia, senza il rischio di navigare in mare aperto imbattendosi, magari, in qualche nave da guerra americana o francese, ben poco propense, specie queste ultime, nei confronti di chi portava armi a Gheddafi o agli integralisti algerini. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
IL CASO CERCIELLO – MARCELLO MELIS – ORANI
Giuseppe Cerciello, generale della Guardia di Finanza già comandante della Regione di Milano, sposato con la figlia della cagliaritana Liliana Caricato – moglie del noto commerciante Tonio Orani – è stato processato e condannato a Brescia per la nota vicenda delle tangenti percepite da numerosi ufficiali ed agenti della GdF per ammorbidire i controlli fiscali.
Il procedimento, originariamente, pendeva avanti al Tribunale di Milano, istruito dal Pool Mani Pulite, ma l’avvocato Carlo Taormina, difensore di Cerciello, sollevando fruttuosamente la legitima suspicione nei confronti dei giudici milanesi, ha ottenuto dalla Corte di Cassazione il trasferimento del processo a Brescia.
Non contenti, i magistrati del Pool, e in particolare il sostituto Piercamillo Davigo, hanno ritenuto di rincorrere le tracce del riciclaggio dei supposti guadagni illeciti percepiti dal generale Cerciello con le tangenti, e di rincorrerli in Sardegna, con l’accanita e servile collaborazione del sostituto cagliaritano Valerio Cicalò. (altro…)
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)
ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA
TRIBUNALE DI CAGLIARI
Il Tribunale di Cagliari, Sezione civile, riunito in camera di consiglio nelle persone dei signori
dott. Gian Giacomo Pisotti Presidente
dott. Vincenzo Amato Giudice relatore
dott. Ignazio Tamponi Giudice
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nella causa iscritta al n. 1353 del registro degli affari di volontaria giurisdizione per l’anno 1998, promossa daPubblico Ministero, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dott. Carlo Piana e del Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Guido Pani, ricorrente
contro L’Unione Sarda s.p.a., con sede in Cagliari ed ivi elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Antonello Angioni che, unitamente all’avv. Mario Are del Foro di Roma ed all’avv. Gavino Pirri, la rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva, resistente
con la partecipazione di Ribolini Giorgio, Filippini Gianni, Fantola Carlo Ignazio, Campana Paolo, Bezzi Silvana, Sarritzu Lucia e Sasso Lorena, tutti elettivamente domiciliati in Cagliari presso lo studio dell’avv. Dionigi Scano, che li rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva. e di Racugno avv. Gabriele, in giudizio personalmente, intervenuti
MOTIVI
1. Con ricorso depositato il 3 ottobre 1998 il Pubblico Ministero, affermando il fondato sospetto di gravi irregolarità nell’amministrazione de L’Unione Sarda s.p.a., ha chiesto che il Tribunale, secondo quanto previsto dall’art. 2409 c.c., disponesse l’ispezione della società e, comunque, adottasse tutti i provvedimenti più utili ad impedirne di nuove e ad eliminare quelle pregresse, oltre che quelli convenienti per rimuovere o attenuare le conseguenze pregiudizievoli che si erano verificate.
Il Pubblico Ministero ha fatto presente che L’Unione Sarda s.p.a. aveva ottenuto dalla Arbatax 2000 s.p.a., società in un primo tempo controllata e, successivamente, soltanto collegata, ripetute forniture di rilevanti quantitativi di carta per giornale, mediante operazioni “triangolari”, caratterizzate dalla partecipazione sostanzialmente fittizia di un’altra società, la Pepco s.a.s., con sede Fabriano. (altro…)
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
Giuseppe CERCIELLO
Di origine napoletana, alto ufficiale della Guardia di Finanza, si trova al comando del GICO di Milano quando viene arrestato dal Pool Mani Pulite, con l’accusa di corruzione relativamente a pretese tangenti intascate per ammorbidire i controlli fiscali su varie imprese, tra cui il Gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi.
Assiduo frequentatore di Cagliari in quanto coniugato con la figlia di Liliana Caricato, moglie del noto commerciante cagliaritano Tonio Orani, cadrà anche sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Cagliari, che accuserà di riciclaggio in suo favore, oltre a Orani, un suo conoscente, il commerciante all’ingrosso di abbigliamento Marcello Melis; le accuse cadranno nel vuoto. In relazione alla condanna subita per i processi milanesi, Cerciello ha ottenuto l’affidamento al servizio sociale, che sta eseguendo a Cagliari, città di sua moglie. (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA
Nel 1991, concludendo un’inchiesta iniziata molto prima della costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avvenuta in quell’anno, Mario Marchetti si consacrò come il PM antidroga per eccellenza, sgominando, in stretta collaborazione col vicecapo della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, quella che era nota come la <<banda di Is Mirrionis>>, un’agguerrita e ben organizzata banda di oltre trenta elementi, operante nel suddetto quartiere cagliaritano, all’interno della quale da ultimo divampava uno scontro per il controllo degli affari e del territorio che aveva portato ad alcuni omicidi e a numerosi attentati dinamitardi.
Sulla scia di quanto già fatto in tema di sequestri da Luigi Lombardini, avvalendosi della nuova normativa prevista dalla legge Jervolino – Vassalli del 1990 in tema di collaboratori di giustizia, Marchetti rivoluzionò le indagini in tema di traffico di stupefacenti avvalendosi, in maniera massiccia, dei <<pentiti>>, elementi appartenenti a bande criminali poi dissociatisene che forniscono agli inquirenti la propria disponibilità a collaborare, quali fondamentali fonti di prova. (altro…)
ALTRI EPISODI “SCANDALOSI” RIGUARDANTI MARIO MARCHETTI
Dai memoriali di Luigi Lombardini, divulgati dopo il suo suicidio, si è appreso che Mario Marchetti, unitamente ai colleghi Paolo De Angelis, Luigi Demuro e Mariano Brianda [questi ultimi ambedue GIP a Sassari] avrebbe organizzato, senza l’autorizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura e con pagamenti <<in nero>>, fiscalmente irregolari, dei corsi di preparazione al concorso per uditore giudiziario, primo gradino della carriera in magistratura, che si sarebbero tenuti a Sassari e ai quali avrebbero preso parte anche numerosi allievi provenienti da Cagliari.
Ai predetti corsi, avrebbero tenuto lezioni, oltre ai suddetti magistrati, gli avvocati sassaresi Franco Luigi Satta, Pietro Diaz e Agostinangelo Marras, quest’ultimo noto esponente del PDS e cugino del giudice cagliaritano Gian Giacomo Pisotti; Lombardini inviò numerosi esposti alla Procura Generale di Cagliari e al CSM circa l’irregolarità di questi corsi, senza che si prendesse mai alcun provvedimento, probabilmente poiché agli stessi avrebbero preso parte anche figli di magistrati, come il figlio del capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì, Antonio, poi divenuto anch’egli magistrato nonostante un curriculum scolastico e universitario non certo eccelso, attualmente in servizio a Oristano. (altro…)
PERCHE’ GIUSTIZIA VOGLIO, E VERITA’
Da un nostro fedele visitatore, parente di Luigi Lombardini, riceviamo e pubblichiamo un breve componimento in versi dedicato al grande magistrato a cui questo sito è, con orgoglio, dedicato
Luigi Lombardini
(Cagliari 7 dicembre 1935 + Cagliari 11 agosto 1998)
Uomini
Da lontano venuti
Hanno armato il mio pugno
Per l’ultimo oltraggio
Nella sera più fredda
Della mia vita tutta. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
ANCORA UNA VOLTA AVEVAMO RAGIONE: IL GIP RIAPRE IL CASO VOLPE 132
Non ce l’aspettavamo così presto, ma evidentemente le cose che scriviamo, alle volte, vengono ritenute avere un fondamento di serietà, anche dalla magistratura.
Il GIP presso il Tribunale di Cagliari, Giovanni Lavena, accogliendo un’istanza dell’avvocato Carmelino Fenudi, difensore di parte offesa dei familiari di Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, i piloti elicotteristi della Guardia di Finanza scomparsi il 3 marzo 1994 con la misteriosa caduta dell’elicottero “Volpe 132”, pare impegnato in un servizio di inseguimento per via aerea nei confronti di una nave che trasportava armi, ha riaperto clamorosamente l’inchiesta, da anni arenata nelle sabbie e nelle nebbie sia della Procura ordinaria di Cagliari che della Procura militare, dando al PM Guido Pani sei mesi di tempo per svolgere indagini esaustive, dettagliatamente indicate. (altro…)
L’ELICOTTERO PERDUTO E I “DIRO’ TUTTO” DI LOMBARDINI
E’ molto importante che la magistratura cagliaritana, sollecitata dall’emersione di elementi apparentemente “nuovi” (talune affermazioni contenute in un verbale del processo Vernesoni) ma che in realtà sapevano tutti, si sia risolta a riaprire il caso Volpe 132, stavolta disponendo accertamenti dalle cui finalità traspare chiaramente che non si esclude la pista dell’abbattimento premeditato dell’elicottero, nel contesto delineato sulla base delle dichiarazioni del “pentito” Gianni Zirottu (purtroppo sparito dalla circolazione) e di testimoni esterni, ossia in occasione dell’intercettazione di una nave che probabilmente trasportava armi.
Precedentemente, anche peraltro nella forzosa assenza di riscontri oggettivi da cercare nel profondo del Tirreno, questa pista non era stata seguita con molta convinzione dal PM Guido Pani, magistrato forse influenzabile ma sicuramente onesto ed estraneo alle consorterie che hanno qui tutto l’interesse a nascondere la verità dato anche che i risvolti che potevano emergere, auspicabilmente suffragati da prove, sarebbero risultati assolutamente inquietanti. (altro…)
“IPOTESI PIU’ O MENO FANTASIOSE” … UNIONE SARDA, FACCE RIDE!!!
Ancora una volta L’UNIONE SARDA ha fatto flop, come ha sempre fatto nel riferire, con fastidio, della vicenda Volpe 132, ossia dell’elicottero della Guardia di Finanza misteriosamente caduto il 3 marzo 1994 con a bordo Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, i cui familiari da dieci anni attendono giustizia.
Sono stati costretti a riferire dell’esternazione di un parlamentare dei Verdi che ha preso atto, con soddisfazione, della recente decisione del GUP Giovanni Lavena di riaprire le indagini, e ha evidenziato un possibile legame tra questa vicenda e quella di Ilaria Alpi (nella foto), laddove anche la valorosa inviata del TG3, col suo cameraman Mirian Hrovatin, si era forse imbattuta in una losca vicenda di traffico d’armi tra Italia e Somalia. (altro…)
IL CASO VERNESONI: UNA VICENDA DA SEGUIRE CON ATTENZIONE
Il tenente colonnello della Guardia di Finanza Roberto Vernesoni, avendo peraltro lavorato sempre in silenzio, si è rivelato essere uno degli investigatori più intraprendenti e coraggiosi dello spesso triste panorama degli inquirenti sardi, all’altezza dei grandissimi del recente passato come l’ispettore di Polizia Mario Uda e il colonnello dei Carabinieri Enrico Barisone.
Oggi quest’uomo, accusato anche da alcuni commilitoni, e naturalmente dai soliti “pentiti” spesso poco credibili, come tale Littera non molto tempo fa riarrestato per traffico di droga dalla Procura di Vicenza (non da quella di Cagliari … ci mancherebbe!!!), deve oggi rispondere avanti a un Tribunale, a un collegio di quel Tribunale di Cagliari che è da tempo regno di incompatibilità, dell’infamante accusa di aver distratto, per rivenderseli in proprio, due chilogrammi di cocaina da un quantitativo in sequestro. (altro…)
LA VICENDA VERNESONI E LE SEGRETE COSE
Il tenente colonnello Roberto Vernesoni, l’ufficiale della Guardia di Finanza che è accusato oggi di un reato infamante, ossia aver stornato un quantitativo di cocaina in sequestro per rivenderlo, nel momento in cui fu posto sotto inchiesta era forse sulla buona strada per dipanare il bandolo della matassa degli insidiosi rapporti di droga e, sicuramente, di riciclaggio di denaro sporco tra certa malavita sarda, non esente da collegamenti massonici, e talune insidiosissime cosche della ‘ndrangheta calabrese.
All’epoca dei fatti, si parla dell’ultima parte degli anni ’90, ancora non era cosa nota al grande pubblico, almeno quello che segue le vicende giudiziarie, che la ‘ndrangheta, compagine mafiosa ampiamente oscura rispetto alla Mafia per eccellenza, ossia la sicula Cosa Nostra, aveva perfino scalzato quest’ultima nel ruolo guida quanto all’importazione in Italia di immensi quantitativi di stupefacente, quasi del tutto cocaina, che giungevano copiosi dalla Colombia, perlopiù con una tappa intermedia in Spagna, specialmente a Barcellona e nella Costa del Sol; i più recenti rapporti della DIA e della Direzione Nazionale Antimafia hanno ora definitivamente chiarito questo aspetto delle dinamiche criminali nazionali. (altro…)
COMPLOTTO CONTRO MASSIMO CELLINO?
Ricorderete tutti, nella primavera del 1996, l’enorme eco che ebbe il procedimento penale, seguito dal PM Valerio Cicalò, che condusse al clamoroso arresto di Massimo Cellino, presidente del Cagliari calcio, e di sua sorella Lucina, per un’ipotesi di truffa aggravata all’AIMA addebitata a Cellino per la sua posizione di amministratore della SEM Molini Sardi, laddove si adombrò che, per ammontari di diversi miliardi, Cellino avrebbe denunciato stoccaggi di grano in quantità ben inferiore a quella effettiva per conseguire comunque i contributi AIMA.
Cellino fu difeso con grinta dall’avvocato Rodolfo Meloni, consigliere del Cagliari calcio, il quale contestò la sussistenza di un sacco di irregolarità, tra le quali pare spiccasse la retrodatazione dell’iscrizione della notitia criminis nell’apposito registro; ed invero, pare che sulle scorte granarie della SEM fossero state compiute indagini riservate e irrituali ben prima che il nome di Cellino fosse iscritto nel registro delle notizie di reato. (altro…)
DA MANUELLA A LOMBARDINI: UNA SCIA DI SANGUE LUNGA VENT’ANNI
Cosa accomuna tra loro il caso Manuella, le disinvolte imprese di certi “pentiti” delle gang criminali, il caso Volpe 132 e l’omicidio (chiamatelo suicidio se credete) di Luigi Lombardini?
Apparentemente niente ma non è così, e infatti le risultanze ufficiali delle inchieste giudiziarie, ed anche delle sparate dei cronisti di giudiziaria, devono essere debitamente depurate dai depistaggi, dalle strumentalizzazioni, dalla mala fede.
Su Manuella, ci hanno raccontato, attraverso le mutevoli parole dei “pentiti”, prima che stava organizzando con un amico tedesco traffici di whisky dalla base NATO di Decimomannu, poi che sarebbe morto per vicende legate a un ingente traffico di stupefacenti; tuttavia, erano emersi sospetti ben più inquietanti, correlati a fatti di traffico di armi o quanto meno di munizioni, che legavano la base di Decimo alla vicenda Manuella, ma su questa pista non si svolsero mai indagini. (altro…)
C’E’ DEL MARCIO IN LIBIA: CONTRO QUESTE COSE NON SCIOPERATE?
Molte delle ragioni dello sciopero dei magistrati di ieri erano pienamente condivisibili: enormi carenze strutturali, e un disegno di riforma dell’ordinamento giudiziario che, anziché affrontare il vero nocciolo dei problemi, ossia l’inesistenza di veri controlli sull’operato dei singoli, vuole gerarchizzare e burocratizzare tutto riportandoci all’Ottocento.
Tuttavia, la magistratura, per quanto ci riguarda quella cagliaritana, difficilmente potrà conquistarsi piena legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica, nell’attuare queste forme di protesta definite “eversive” da qualche esponente della maggioranza, se non facendosi un serio esame di coscienza quanto alle condotte antidoverose che avvengono al proprio interno. (altro…)
LA P2, USTICA, L’ELICOTTERO E ALTRE STORIE
Nelle indagini sulla strage di Ustica, che hanno impegnato la procura di Roma e in particolare il giudice Rosario Priore per quasi un quarto di secolo tra infiniti depistaggi, una delle tesi formulate fin dall’inizio, e che si rivelerà poi la più congruente ad una verosimile ricostruzione dei fatti, fu quella per cui dietro la caduta del DC9, che si tentò di far passare per cedimento strutturale e che emerse poi doversi verosimilmente all’essere stato l’aereo colpito da un missile, vi sarebbero stati intrighi internazionali, giocati nel nostro Paese, coinvolgenti interessi libici.
Al riguardo, l’ex magistrato Carlo Palermo, in un suo libello molto documentato, formulò la tesi per cui il DC9 dell’Itavia abbattuto sarebbe servito, come lo squalo col pesce pilota, per occultare il volo di un aereo fantasma, probabilmente del SISMI, che stava trasportando dalla Svizzera verso la Libia il noto terrorista palestinese Abu Abbas, già mandante del sequestro della Achille Lauro, a lungo foraggiato da Gheddafi e quindi da Saddam Hussein, tanto è vero che dopo l’invasione americana dell’Iraq verrà arrestato a Baghdad, ulteriormente scortato da due MIG libici; il DC9, e con esso uno dei MIG che fu poi trovato sui monti della Sila, secondo Palermo sarebbe stato verosimilmente abbattuto da forze alleate, americane o francesi, che sapevano che sull’aereo fantasma si sarebbe trovato quel terrorista. (altro…)
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
Sappiamo tutti che Luigi Lombardini, ufficialmente, si è suicidato, e la vulgata più diffusa è che si sarebbe suicidato per il timore del carcere dopo aver conosciuto l’intendimento dei PM palermitani di procedere alla perquisizione del suo ufficio. Tuttavia, chi è addentro alle cose sa bene, anche, che la realtà è molto più complessa di come cronisti e biografi improvvisati ed affrettati l’hanno spesso dipinta.
Dobbiamo partire da un dato di fatto, che va messo in luce al di fuori da ogni ipocrisia: la famigerata “rete” di Lombardini, sia pure non con finalità eversive come ipotizzato da qualche PM di Palermo, esisteva davvero, era formata da un numero impressionante di magistrati, esponenti della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Servizi Segreti, aveva solidi collegamenti con la Massoneria e con gli ambienti della NATO ed aveva un “nocciolo duro” in un mucchio di banditi e terroristi con un piede di qua e uno di la, sempre pronti a fornire valide informazioni e a prestare la propria opera in determinate operazioni, in special modo per la risoluzione di sequestri di persona e per la liberazione degli ostaggi. (altro…)
VOLPE 132: DOTTOR PIANA, SI GUARDI ALLE SPALLE …
Ogni magistrato assennato, che non conservi la mentalità giovanile di chi crede di dare un concorso e poter rivoltare il mondo come un calzino sa bene che la pretesa onnipotenza della magistratura nel compito di accertare la verità è illusoria, che avrà il via libera quando si tratterà di perseguire ladruncoli, rapinatori e, al limite, corrotti e corruttori di piccolo spessore, ma che, quando si toccano certi “piani alti”, spesso coperti dal segreto, anche di Stato, son dolori e depistaggi.
Lo sa bene anche il procuratore Carlo Piana, che se è stato da noi duramente criticato, tuttavia, proprio per le sue simpatie politiche, è al di sopra di ogni sospetto quanto a possibili commistioni con quegli equivoci ambienti, tra Nato e Massoneria, che furono largamente presenti nella “Rete” di Luigi Lombardini, e ancor più al di sopra è il sostituto procuratore Guido Pani; parliamo, ovviamente, del caso Volpe 132, relativo al misterioso abbattimento, dieci anni fa, di un elicottero della Guardia di Finanza nella zona di Feraxi, di cui Piana si sta occupando anche in prima persona fin dal suo insediamento in Procura, oltre sette anni fa, senza ottenere grandi risultati probatori ma, quanto meno, avendo sgombrato il campo dai depistaggi verso i quali settori della Guardia di Finanza e dei servizi segreti tendevano a sviare la magistratura. (altro…)
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
Sembra che in questo benedetto paese di certe vicende scabrose non si parli mai se non lo fa Pino Scaccia, ammesso e non concesso che basti che ne parli lui, e che le nefaste tendenze censorie di chi dalla scoperta della verità ha tutto da temere non si riverberino anche sulla Rai.
Della vicenda Volpe 132, della tragica sorte dei piloti elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, che stavano su quell’elicottero misteriosamente esploso nel cielo di Feraxi la notte del 2 marzo 1994, delle indagini che vanno a rilento e degli infiniti depistaggi vi abbiamo più volte parlato, e la sensazione che si prova è sempre quella: E’ UNA VERGOGNA. Ma soprattutto è una vergogna che ancora tanti ostacoli si frappongano all’accertamento della verità non per cattiva volontà di chi è formalmente investito delle indagini – almeno per questa vicenda, il procuratore Carlo Piana e il sostituto Guido Pani sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto – bensì perché continuano le omissioni, i depistaggi, i bastoni tra le ruote da parte di ambienti che non sono propriamente quelli dei trafficanti d’armi, accusati dal “pentito” Zirottu di stare dietro l’abbattimento dell’elicottero, bensì sono ambienti di servitori dello Stato. (altro…)
DALLA PARTE DI MARIA AUSILIA … C’ERANO ANCHE ALTRI CATTIVI!!!
Intendiamoci da subito, qui non si intende affatto contestare le sentenze emesse dalla magistratura di Cagliari e Lanusei, confermate dalla Cassazione, con cui Maria Ausilia Piroddi e i componenti di quella “banda” che andava nota col suo nome sono stati condannati alla galera a vita o comunque a pene severe per omicidi, attentati e quant’altro: le prove a carico della Piroddi, di Pischedda e soci erano granitiche, e poco spostava sul piano processuale la contestazione sulla credibilità della “pentita” Donatella Concas, forse a maggior ragione credibile se solo si immagina quanto sia difficile rastrellare “pentiti” in Ogliastra, non in questa città un po’ sfessata che è Cagliari.
Tuttavia, una cosa è chiara, ossia che Maria Ausilia Piroddi e Adriano Pischedda criminali e assassini lo sono di sicuro diventati, almeno tenendo fede alle sentenze consacrate dalla Cassazione, ma non lo sono nati, e nelle loro nefaste scelte che hanno terrorizzato per anni Barisardo e anche Tortolì, se ha pesato un’ambizione sfrenata, ha pesato non di meno anche lo scotto per certe ingiustizie che i due hanno personalmente subito o di cui sono stati testimoni. (altro…)
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
Nel luglio 1994, due mesi dopo che Massimo Cellino era stato arrestato, su richiesta del PM Valerio Cicalò, per pretesa truffa all’AIMA consistita nella denuncia, ai fini dei contributi all’agricoltura dell’Unione Europea, di quantitativi di grano superiori a quelli effettivi, accadde nei pressi di Algeri il misterioso episodio relativo alla motonave “Lucina”, usualmente noleggiata da Cellino per i trasporti di semola di grano, ma di proprietà di un armatore napoletano e con l’equipaggio quasi interamente campano, che fu trovata presso il porto di Jenjen con a bordo sette marinai sgozzati.
In merito a questo episodio, sul quale subito Cellino colse la palla al balzo per affermare che, contrariamente a quanto asserito dagli inquirenti, in Algeria ci andava veramente – la Guardia di Finanza aveva insinuato che taluni viaggi erano stati simulati – la versione ufficiale delle autorità algerine fu che vi era stata nella nave un’incursione di integralisti islamici, che intendevano artificiosamente inasprire i rapporti tra il governo laico algerino (già sotto tiro per i metodi non ortodossi impiegati nella lotta agli integralisti) e l’Italia. (altro…)
CAGLIARI E IL SUO FEUDALESIMO: L’ORA DELLA SVOLTA?
Non sappiamo se essere maggiormente preoccupati o lusingati dalla qualità(la quantità è comunque notevole) degli accessi al nostro sito di questi giorni, laddove, unitamente all’intuibile interesse della Guardia di Finanza, appaiono parecchi IP strani, del GTRN, dell’Istituto di Fisica Nucleare, del CNR e di improbabili communication provider cinesi o sperdute università del profondo Sud degli Stati Uniti … a meno che dietro questi ultimi IP non ci sia chi possiamo, e chi potete, ben immaginare.
Ci riferiamo alla vicenda Volpe 132, sulla quale, insieme ad alcuni “amici” di cui non possiamo dirvi, stiamo conducendo una approfondita inchiesta che, entro dicembre, potrebbe giungere a significativi risultati, e squarciare definitivamente il velo di una certa realtà che in molti hanno fatto finta di non vedere, o semplicemente non volevano vedere conoscendone lo squallore, percependola al massimo in termini molto filtrati in qualcuno dei tanti interessanti romanzi di Massimo Carlotto, che come vittima di certa magistratura massonica, reazionaria e fascista sa il fatto suo. (altro…)
MAGISTRATI AMMALATI DI “CORSITE” … MAGARI E’ TUTTO IN REGOLA, MA CONTROLLAR NON NUOCE …
Era solo un problema momentaneo, oppure una ristrutturazione: ieri mattina avevamo segnalato che il sito ABCLex non era più raggiungibile online, e sembrava una vera e propria cancellazione, poiché perfino il dominio sembrava essere stato posto in vendita da Energit, che lo ha registrato; oggi il sito è regolarmente ricomparso con tutto il suo contenuto originario compreso quello, un po’ imbarazzante forse, contenente l’elenco dei docenti al corso di preparazione all’esame di avvocato (tariffa: 900 euro in aula, 600 euro online), laddove, a fianco di illustri avvocati, alcuni dei quali notoriamente massoni (come del resto il professor Bruno Troisi, anni fa “denunciato” da LA NUOVA SARDEGNA come massone “in sonno” della loggia “Sardegna”, la stessa di Giorgio Corona e di altri docenti universitari), apparivano come docenti, destinati quindi a stare gomito a gomito con detti legali e quindi a poi ritrovarseli nel lavoro di tutti i giorni, cinque magistrati cagliaritani: Gian Giacomo Pisotti, presidente della sezione civile del Tribunale; Vincenzo Amato, attuale giudice fallimentare; Giovanni La Rocca, giudice civile della neo istituita sezione “obbligazioni e contratti”; Paolo De Angelis e Mario Marchetti, sostituti procuratori, il primo della DDA e altresì impegnato sul fronte dell’antiterrorismo.
Il file con l’elenco dei docenti è sempre reperibile QUI. (altro…)
VOLPE 132: SPUNTA UNA PISTA CINESE?
Sconvolgenti scoperte circa il mistero che circonda l’esplosione in cielo, la notte del 2 marzo 1994, dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132″.
Fino a ieri, si pensava semplicemente che le tracce del traffico d’armi che starebbe dietro la vicenda portassero in Algeria, al massimo in Libia, ma nuovi elementi fanno stagliare netto sullo sfondo il profilo dell’ultima superpotenza comunista: la Repubblica Popolare Cinese.
Nel mirino, l'”anomala” presenza dei cinesi, arrivati prima sotto forma di tecnici e ingegneri della società petrolifera di stato e di aiuti umanitari, quindi anche sotto forma di ingenti truppe presenti al di fuori di ogni ufficialità nella tormentata zona del “corno d’Africa”, segnatamente in Somalia, nella zona di Bosaso, epicentro, nel 1994, della disfida tra i due “signori della guerra” che si contendevano il Paese dopo la caduta del dittatore Siad Barre, Ali Mahdi, che prevarrà e Mohammed Farad Aidid, alla fine trattato come un criminale di guerra. (altro…)
IL GRANDE INTRIGO
Fin dal 1991, dopo la dissoluzione del regime di Siad Barre, si è giocata in Somalia, spostandosi ultimamente nel Sudan, una complicata partita a scacchi tra gli Stati Uniti, allora governati da Bill Clinton, la Gran Bretagna, mossa da una politica del denaro invariata dal governo conservatore di John Major a quello laburista di Tony Blair, e la Cina, che col pretesto di fornire aiuti umanitari (ad esempio la costruzione di un ospedale per bambini a Bosaso) e col fine visibile di occuparsi di petrolio, ha costituito nella zona una propria consolidata presenza paramilitare, in nessun modo contrastata dagli americani, e men che meno dai britannici.
In tutta questa vicenda l’Italia, che pure fu, insieme con la stessa Gran Bretagna, paese colonizzatore della Somalia, e che, tramite il SISMI, ha da sempre una notevole presenza nella zona, ha assistito come paese colonizzato. (altro…)
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
Il tenore di certe reazioni, a metà tra l’indignato e il protettivo nei confronti di certi magistrati che le stanno tentando di tutte per nascondere la verità (ribadiamo che non ci riferiamo al dottor Guido Pani, che in mezzo a mille depistaggi ha fatto quel che ha potuto), provenienti puntualmente e univocamente dagli ambienti della Massoneria cagliaritana, anche da quelli che credevamo più “puliti” e meno coinvolti in certi “giri”, ci fanno comprendere che, sulla ricostruzione delle premesse che portarono alla tragedia di Volpe 132, la stiamo azzeccando in pieno, e forse dello stesso parere, ahiloro, sono anche gli utenti cinesi (di Stato) e algerini che hanno frequentato copiosi questo sito negli ultimi giorni.
Ci sono pochi dubbi, ormai, sia sul fatto che fosse il “Lucina” la nave vista da testimoni oculari nei pressi di Capo Ferrato (non di Capo Carbonara come i depistatori del SISMI, aiutati da qualche magistrato, hanno inizialmente tentato di dare a bere) pochi istanti prima che l’elicottero Agusta A 109 “Volpe 132”, con a bordo gli elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, esplodesse incredibilmente in cielo, e che tale nave, come suggerito (in relazione alla tragedia del luglio 1994, che ne vide l’intero equipaggio sgozzato nei pressi di Algeri) da una fonte informativa legata ai servizi segreti britannici, fosse impegnata in un ingente trasporto d’armi, destinate a settori del potere pubblico algerino, venendo perciò assalita dagli integralisti islamici. (altro…)
IL DURO LAVORO, IL DURO CORAGGIO DI ESSERE “CONTRO”
Come avrete visto, il sito torna a pieno titolo online dopo mesi e mesi di standby, e una pausa di riflessione lunga, la più lunga che ci siamo concessi da quando Mala Iustitia Caralitana è nata, come non accadde neppure ai tempi della guerra irachena.
Saprete pure, almeno voi che usate, più che altro per rassegnazione, leggere la stampa locale e informarvi su ciò che bolle in pentola nel Palazzaccio di piazza Repubblica, che “loro” hanno creduto, su querela dell’unico che abbia osato farla, il commercialista Ciotti sul quale preferiamo non fare altri commenti, di identificare il “gestore” (che poi tecnicamente non vuol dire nulla) di questo sito in una persona ben determinata, in una persona piuttosto nota a Cagliari e soprattutto negli ambienti giudiziari. (altro…)
VIETATO PARLARE DI VOLPE 132
Ormai è assodato, a Cagliari vi sono schiere di giudici, PM, avvocati e faccendieri di varia umanità che sono disposti a fare le umane e le divine cose, comprese gravi irregolarità processuali e deontologiche, affinché della vicenda Volpe 132, quel caso intricato di cui vi abbiamo più volte parlato dell’abbattimento dell’omonimo elicottero Agusta A 109 della Guardia di Finanza in quel di Capo Ferrato nel marzo 1994, non si parli assolutamente, non tanto sulla carta stampata, quanto su quella bollata – leggasi nei procedimenti penali, e nei processi veri e propri – e possibilmente si intimidiscano coloro che ne sanno qualcosa o vogliono far luce.
Ricapitolando:
1) un teste esterno (non il “pentito” Zirottu) quale il pescatore Utzeri di Feraxi nota una nave identica al “Lucina”, la nave cargo all’epoca adoperata dalla SEM Molini Sardi per i propri trasporti di granaglie e semolino, nei pressi della zona presidiata dal cielo da Volpe 132, un istante prima che si notasse in cielo un forte bagliore seguito dalla scomparsa dell’elicottero;
2) le inchieste sia della Procura Militare, sia della Procura di Cagliari intese a fare piena luce sull’episodio partono stancamente e presto si arenano, e pesanti “zone d’ombra” impediscono l’accertamento della verità come la sparizione dei tracciati radar che comproverebbero i movimenti di Volpe 132, che per mesi, anzi per anni, da parte militare si voleva abbattuto a Capo Carbonara anziché, come sarà poi comprovato, a Capo Ferrato; (altro…)
VOLPE 132: VADEMECUM PER CHI VUOLE (DAVVERO) INDAGARE
Armi cinesi per ammazzare il sostituto di punta della DDA di Reggio Calabria. Kalashnikov speciali, in dotazione all’esercito cinese. Bazooka, in grado di perforare come burro un’auto blindata. E ancora: gas nervino, gelosamente custodito da un personaggio misterioso a quanto pare legato alla CIA. E inoltre: rifiuti tossici di ogni tipo, tanto clandestinamente quanto liberamente passanti per il porto di Gioia Tauro, in attesa di essere comodamente stoccati negli accoglienti siti della Somala, con affari d’oro per i “signori della guerra” e per le mafie.
Dove stava davvero andando la nave, secondo i testimoni oculari quasi certamente la motonave “Lucina”, che la notte del 2 marzo 1994 fu intercettata nel braccio di mare di Capo Ferrato dall’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132”, pilotato dai valenti piloti Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, prima di scomparire misteriosamente nel cielo? (altro…)
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)
L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI
Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)
DROGA, SUPERBANDA IN CATENE. E SI CONFERMANO ANTICHI SOSPETTI …
Oltre trenta arresti, tutti di gente semisconosciuta alla grande cronaca giudiziaria, ma che aveva animato il giro di traffico di stupefacenti più notevole della Sardegna dai tempi cupi della “Banda di Is Mirrionis”, come si evince anche dal quantitativo di cocaina sequestrata, novanta chili; tutti scoperti, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, con un faticoso e paziente lavoro di intelligence, senza l’impiego di “pentiti” (o “collaboratori di giustizia”), sulla linea che da tempo Pierluigi Vigna sollecita di seguire.
Congratulazioni, davvero sentite, al sostituto procuratore dottor Paolo De Angelis, che abbiamo più volte criticato in questo sito, ma delle cui capacità professionali non abbiamo davvero mai dubitato; De Angelis, pur molto lontano per formazione dal cliché del PM poliziotto, ha ottenuto risultati straordinari in un lavoro prettamente di intelligence e senza atteggiamenti sbirreschi, senza ricorrere ai soliti “pentiti”, il che dimostra che, nella lotta alla criminalità ci sono altri metodi. (altro…)
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
Era all’incirca la fine del luglio 1998, quando Luigi Lombardini, preavvertendo che in ogni caso dopo il suo previsto interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo niente sarebbe stato come prima, decise che doveva “chiedere perdono” relativamente a un grosso peccato della propria “rete”, legata mani e piedi a Gladio, che, pur essendo stata un’organizzazione che sostanzialmente perseguiva finalità di giustizia, peccati sulla coscienza ne aveva eccome.
Non poteva, Lombardini, chiedere perdono allo Stato, che nella vicenda era coinvolto fino al collo, e allora pensò di chiederlo a Dio, recandosi faticosamente, in compagnia di una persona a lui cara, sulla cima del monte Arcuentu, da padre Lorenzo, un eremita di cui poteva fidarsi. (altro…)
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
Per noi che ci occupiamo da anni della “rete” di Lombardini e di Gladio, e per i molti che comunque seguono queste vicende, le scoperte della magistratura genovese sull’esistenza di un servizio segreto parallelo creato da due personaggi aderenti alla massoneria deviata ed ex “gladiatori” sa un po’ di déjà-vu, ma questa stupefacente scoperta investigativa deve far riflettere su come le indagini sul tema di Gladio, della P2 e dei loschi traffici a cui queste organizzazioni hanno dato corpo non fanno parte dell’archeologia giudiziaria e criminale, ma sono di drammatica attualità.
L’organismo scoperto e perseguito dai magistrati genovesi, il DSSA, Direzione Studi Strategici Antiterrorismo, per genesi presenta molti punti in comune con Gladio e con la P2, principalmente per la persona del principale indagato e fondatore, Gaetano Saya, per sue ammissioni (o vanterie) a lungo al servizio del SISMI e della NATO, ex “gladiatore” ma, soprattutto, personaggio con cariche apicali in una loggia massonica coperta molto vicina a Licio Gelli, alla quale, sempre secondo le sue asserzioni, sarebbe stato “avvicinato” dal generale Giuseppe Santovito, che fu il primo capo del SISMI (nato nel 1977-1978 sulle ceneri del SID) e che dovette essere defenestrato in quanto piduista. (altro…)
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
Dopo il suicidio di Luigi Lombardini, la massoneria, in relazione al ruolo svolto da molti suoi affiliati nella vicenda Melis, entrò nell’occhio del ciclone, oltre che per le deduzioni rimbalzate presso la Commissione Antimafia – e principalmente frutto di un’audizione dell’allora capo della DIGOS cagliaritana Oreste Barbella – a causa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Palermo sulla “rete” di Lombardini e della preoccupazione espressa apertis verbis dall’allora procuratore aggiunto palermitano, Guido Lo Forte, che la vicenda Melis fosse tutta una vicenda di “massoneria deviata”. Da ultimo, in occasione del processo contro alcuni pretesi sequestratori orgolesi di Silvia Melis – uno dei quali sempre assolto, gli altri tre condannati dal tribunale di Lanusei, assolti dalla Corte di Appello di Cagliari e, a seguito del rinvio della Cassazione, nuovamente condannati dal tribunale di Sassari – l’avvocato fiorentino Giangualberto Pepi, difensore dell’imputato Antonio Maria Marini, sollecitò i giudici a riflettere sul pesante ruolo avuto dalla massoneria nella vicenda.
Un po’ tutti, riguardo a queste illazioni sul conto della massoneria – a cui aggiunse una “pezza” decisiva il giornalista de “La Repubblica” Giovanni Maria Bellu, che ricordò i trascorsi piduisti di Elio Cioppa, ex funzionario del SISDE e questore di Nuoro nel tempo della liberazione di Silvia Melis – ebbero a faticare nello stabilire una qualche equazione, una qualche equivalenza tra la massoneria, o una sua parte deviata, e la “rete” di Lombardini, in termini di organico coinvolgimento nelle attività parallele intese alla gestione delle trattative per la liberazione dei sequestrati, oltre tutto, come nel caso di Silvia Melis, spesso e volentieri massoni a loro volta, o prossimi congiunti di massoni. Equazione quanto mai approssimativa, atteso che, benché Luigi Lombardini avesse sicuramente molti amici nella massoneria, e benché fossero probabilmente tutti massoni i magistrati che con lui facevano parte della “rete”, di questa compagine facevano parte anche numerosissimi appartenenti alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e al SISDE, delle più svariate estrazioni politico-culturali (non mancavano elementi di sinistra), ai quali della massoneria non poteva importare di meno; la “rete” di Lombardini non era emanazione della massoneria, forse aveva qualche punto di contatto con Gladio, ma era nata soprattutto per finalità strategiche, condivise ai più alti livelli politici, intese a impedire il protrarsi dei sequestri e a catturare o far costituire i latitanti come chiave per un più incisivo controllo del territorio da parte dello Stato, anche onde impedire potenziali saldature tra banditismo e terrorismo di estrema sinistra, pericoloso per la strategica importanza che la Sardegna da sempre ha per la NATO. (altro…)
VOLPE 132: PORRE FINE ALLA CONGIURA DEL SILENZIO
Non c’è niente da fare: le iniziative della commissione sull’eccidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin presieduta da Carlo Taormina, i periodici e ben documentati articoli di Piero Mannironi su LA NUOVA SARDEGNA, il gran lavoro fatto a suo tempo da un “pezzo grosso” del giornalismo italiano come Pino Scaccia, perfino l’interessamento del seguitissimo programma di Rai Tre “CHI L’HA VISTO” e, nel loro piccolo, i numerosi post che anche noi abbiamo dedicato all’argomento, non riescono a porre fine alla congiura del silenzio dei grandi media, soprattutto dei giornali, ad aiutare a che si accerti davvero la verità su quanto di sporco e di losco vi è dietro l’abbattimento dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132” e dell’infinita serie di segreti di stato, depistaggi e interferenze strane che si è verificata sulle indagini.
La procura ha finora fatto quel che ha potuto, in particolare il dottor Carlo Piana fin dal suo insediamento ha tentato di dare nuovo brio alle indagini, e forse è ingiusto addebitarle tutte le responsabilità per il fallimento dell’inchiesta come ha fatto qualche deputato: i PM si sono mossi in mezzo a depistaggi allucinanti e apposizioni del segreto di Stato, e, forse a loro insaputa, hanno avuto innanzitutto a casa loro, tra infedeli servitori dello Stato, chi ha remato contro. Ma il popolo ha diritto di conoscere la verità senza che questo sia ostacolato da riguardi per chicchessia, men che meno per Gladio, il cui coinvolgimento in qualcosa, e anche in questa storia i cascami di Gladio sono coinvolti fino al collo, fa regolarmente sbottare pittorescamente tale Cossiga Francesco, incazzare qualcuno del SISMI, mettere sul chi vive magistrati anche molto autorevoli dalla “doppia fedeltà”; con la massoneria che pure è proibita dal CSM. (altro…)
LO STRANO INCIDENTE DEL DOTTOR BASILONE
In molti ricorderanno il dottor Walter Basilone, stimatissimo magistrato a lungo PM a Cagliari molto impegnato sul fronte dell’antiterrorismo e successivamente procuratore capo di Oristano, tragicamente scomparso in un incidente stradale nel febbraio 1998.
Persone che furono vicine al defunto magistrato, da tempo, nutrono sospetti su quanto realmente accaduto, ossia lo scontro frontale sulla strada provinciale Ussaramanna – Villamar, all’altezza del bivio per Siddi, dell’utilitaria guidata dal dottor Basilone (con a bordo la moglie e un amico notaio laziale con la sua consorte) con altra utilitaria avente a bordo due ragazze di Samugheo, in una giornata piuttosto piovosa. (altro…)
VOLPE 132 E GLADIO, ANCORA NUOVI MISTERI: E LA MAGISTRATURA CHE FA?
Con un lungo articolo pubblicato ieri sul quotidiano sassarese “La Nuova Sardegna”, Piero Mannironi, il giornalista che più approfonditamente si è occupato della vicenda Volpe 132, apre dopo tanti anni, dando conto degli appelli a scoprire la verità dell’anziano padre della vittima, il dibattito su un mistero fortemente connesso a questa fosca vicenda, ossia quello della morte nel 1988, nello stato africano di Capo Verde, di Gaetano Giacomina, apparentemente un marittimo qualunque, ma in realtà, come rivelato da Stefano Antonino Arconte, un appartenente alla “Gladio delle Centurie”.
Sono tanti i misteri che circondano questo decesso, apparentemente dovuto a incidente in un cantiere navale, ma circa il quale vi è stata ben poca trasparenza, tanto da indurre il padre ottantottenne di Gaetano Giacomina a lamentarsi della condotta della magistratura oristanese, che avrebbe archiviato in modo alquanto frettoloso un esposto dell’anziano uomo, e a fare esposto alla Procura Generale presso la Cassazione, quella competente ad attivare l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. (altro…)
L’ELICOTTERO FORSE E’ SPARITO …
E ci crediamo che le indagini che da ormai oltre undici anni il sostituto procuratore Guido Pani, da ultimo con la supervisione anche del procuratore capo Carlo Piana, sta conducendo per cercare di appurare la verità circa la misteriosa scomparsa dell’elicottero della Guardia di Finanza “Volpe 132” non approdano a nulla!
Voci da confermare, ma provenienti da fonte di sicura affidabilità, attesterebbero che, in punto di depistaggi, la “frittata” sarebbe stata ormai fatta da tempo, ossia che i rottami dell’elicottero sarebbero stati da tempo nascostamente recuperati da “qualcuno” nel braccio di mare sottostante al sito dove questo, secondo le ultime testimonianze oculari, ebbe effettivamente a esplodere in volo, ossia la zona di Capo Ferrato – Feraxi, e opportunamente occultati, di modo che nessuno, appurando le condizioni dei resti del velivolo e, in particolare, verificando gli eventuali resti di esplosivo presenti sugli stessi, potesse capire troppo circa l’origine del disastro aereo. (altro…)