Argomento: GRAZIANO MESINA
Articoli su questo argomento (23):
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Farouk KASSAM
Fateh KASSAM
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Pino SCACCIA
IL CASO LOMBARDINI
Graziano MESINA
don Graziano MUNTONI
GRAZIANO FUORI, QUELLI LI’ AL RIMBOSCHIMENTO!
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?
GRAZIANO GRAZIATO: UNA VITTORIA ANCHE NOSTRA!!!
CASO VERNESONI: UN CASO LOMBARDINI BIS?
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
Nella nostra “ultimora” del 4 settembre ultimo scorso, avevamo già paventato il rischio che il profondo malessere che cova nelle zone più periferiche e più dimenticate dallo Stato della Sardegna, in special modo la Barbagia e l’Ogliastra, eterne terre di sequestri di persona, provocasse, dopo un sonno che per fortuna sembra perdurare, un rimettersi in azione dei “ladri di uomini”, con rischi ben immaginabili in una fase storica in cui non si potrà più contare sull’esperienza di Luigi Lombardini, la cui memoria si è voluta vilipendere, pare, al punto da squallidamente lasciare su un muro del suo ex ufficio un pezzo di cranio volato via con la pistolettata che Lombardini si era sparato in bocca, passandoci semplicemente sopra un po’ di vernice o d’intonaco. Veramente squallido, dottor Piana … non trova?
Le ultime notizie per fortuna non deformate finora da sparate degli inquirenti – e in questo il dottor Piana lo dobbiamo lodare per il suo riserbo – parrebbero invece dirci che sia in atto in Sardegna, dopo gli anni delle Brigate Rosse e di organizzazioni terroristiche autoctone che sono rimaste in gran parte oggetti misteriosi, come Barbagia Rossa, per cui simpatizzava il bandito Annino Mele, e come il Movimento Armato Sardo, legato a doppio filo a un altro bandito, il famoso e sinistro Carmelino Coccone oggetto di troppi trattamenti giudiziari di favore, organizzazione quest’ultima che fu oggetto di un processo nel corso del quale ancora Piana, presidente della Corte d’Assise, si scontrò duramente col PM Walter Basilone, secondo alcuni molto legato a certi settori dei Servizi Segreti, per salvaguardare le garanzie degli imputati (e fu intervento sacrosanto), una ripresa del terrorismo di tendenza “rivoluzionaria”, estremista di sinistra, antiglobal, antimperialista, e via sul filone della demagogia della sinistra radicale che siede anche in Parlamento; un terrorismo che in Sardegna, a livello di “lotta armata” vera e propria, per fortuna non ha mai attecchito (la sparatoria del 1979 nella piazza Matteotti di Cagliari, a cui prese parte Antonio Savasta, fu un episodio isolato), ma si sta facendo vedere anche troppo con attentati che colpiscono a 360 gradi, dagli amministratori locali (vedansi le pesanti intimidazioni al sindaco di Nuoro) all’attentato di poche ore fa al ripetitore Rai di Capoterra, rivendicato via Sms con un gergo che sembra tratto pari pari dalle accuse della sinistra a Berlusconi sull’assetto radiotelevisivo. (altro…)
L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE
Se l’orologio della storia tornasse indietro di cinque anni, questa notte, a Elmas, ci sarebbe stato l’ormai famoso incontro tra Luigi Lombardini, accompagnato da una donna rimasta ignota, e Tito Melis, accompagnato da quell’avvocato Luigi Garau a cui ha impartito, nella sua deposizione a Palermo, l’indulgenza plenaria.
Riguardo a questo famigerato incontro, la cui ricostruzione è affidata per intero alla memoria, alle percezioni e alle convinzioni di Tito Melis, nonché a qualche blanda smentita proveniente informalmente da familiari di Lombardini, e sul quale rimane fortemente dubbio se le minacce riferite da Tito Melis, con convinzione che non ci è sembrata fermissima (pur parlando di minacce di morte da parte di Lombardini, ha sempre riferito di non averle ritenute “credibili”) forse quale spia del disagio di dover dichiarare davanti all’autorità giudiziaria, pena il rischio dell’incriminazione per calunnia, circostanze non corrispondenti al vero, due aspetti sono passati alla storia: quello inerente alla cosiddetta “lettera liberatoria”, di cui abbiamo già trattato nell’editoriale del 1 ottobre, e quello inerente al preteso “piano” che Lombardini avrebbe imposto a Tito Melis di collaborare ad attuare, e che prevedeva la liberazione “differita” di Silvia rispetto al momento della reale liberazione ad uso e consumo di un asserito show mediatico, in cui Nicola Grauso avrebbe dovuto dichiarare di aver pagato personalmente il riscatto, e lo stesso Tito Melis di essere stato, come appunto attestato dalla lettera liberatoria, autorizzato a pagare dai PM Piana e Mura. (altro…)
MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?
Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini. (altro…)
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
La sua credibilitàè a rotoli, la Procura di Vicenza ne ha tempo addietro chiesto e ottenuto l’arresto per coinvolgimento in traffici di droga, e pare che altri dichiaranti si siano tirati indietro rispetto a dichiarazioni precedentemente rese forse solo per ottenere benefici e protezione da alcuni carabinieri “anomali”, dicono obbedienti a Luigi Lombardini, che stavano scoprendo i loro altarini.
Ma Paolo Littera insiste, e con lui insiste il PM Mario Marchetti, che continua a gestire davanti al Tribunale di Cagliari (non sappiamo quanti magistrati incompatibili compongano il collegio) il processo contro l’ex comandante del GOA di Cagliari, tenente colonnello Roberto Vernesoni, e altri due appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati, grazie soprattutto alle parole del “pentito”, di essersi intascati 35 milioni di lire dalla rivendita di un quantitativo di droga distratta da quanto sequestrato in occasione di una brillante operazione. (altro…)
IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO
Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM
Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
Farouk KASSAM
Oggi diciannovenne, figlio dell’albergatore franco-egiziano Fateh Kassam – già titolare di un albergo in Costa Smeralda – viene rapito all’inizio del 1992, quando aveva appena otto anni, e il suo sequestro ha presto un’evoluzione tragica, con gli orribili recapiti ai familiari di lembi delle orecchie del bimbo.
Le trattative si sviluppano in modo assai complesso, poiché, a fianco della trattativa ufficiale – e comunque condotta sottobanco – dal sostituto Mauro Mura e dalla Polizia, rappresentata soprattutto dal capo della Squadra Mobile di Sassari Antonello Pagliei, vi è stato, a quanto pare, un massiccio intervento del SISDE e, in ogni caso, una duplice trattativa parallela, la prima condotta da Graziano Mesina – fatto giungere apposta a Orgosolo con un lungo permesso premio – la seconda condotta da Luigi Lombardini tramite due suoi fidatissimi confidenti. (altro…)
Fateh KASSAM
Oggi quasi cinquantenne, Fateh Kassam, passaporto egiziano e frequentazioni parigine, è il padre di Farouk Kassam, il bimbo che nel gennaio 1992 venne barbaramente rapito – e mutilato all’orecchio – da una banda capeggiata dal bandito di Lula Matteo Boe, per poi venir liberato nel luglio 1992, con la partecipazione alla risoluzione del sequestro anche dell’ex <<primula rossa>> del Supramonte Graziano Mesina.
Personaggio sfuggente, Kassam, dopo la liberazione del figlio, attaccò pesantemente Graziano Mesina, negando di doverlo in alcun modo ringraziare, e asserì costantemente di non aver pagato alcun riscatto, nonostante debba considerarsi pressoché accertato che il suo <<contributo>>, a parte il denaro pagato dallo Stato, fu di 800 milioni; poco dopo la liberazione di Farouk, ha ceduto l’hotel che possedeva in Costa Smeralda, <<Luci di la muntagna>>, ed è tornato a vivere a Parigi. (altro…)
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)
Pino SCACCIA
Cronista del TG1 per anni impegnato sul fronte dei sequestri di persona, Pino Scaccia sostiene di aver avuto un ruolo di rilievo nella risoluzione del sequestro Farouk, tenendo costanti contatti con Graziano Mesina e in particolare – secondo quanto riferito in un suo memoriale postumo da Luigi Lombardini – assolvendo al ruolo di ricevere <<in tempo reale>> da Mesina la notizia della liberazione di Farouk e di trasmetterla in diretta su RAI 1, onde impedire che gli inquirenti facessero <<passare>> gli emissari che avevano ricevuto il bambino dalle mani dei banditi per complici del sequestro.
Pino Scaccia si è anche diffusamente occupato del caso Lombardini e, recentemente, ha pubblicato un libro intitolato <<Sequestro di persona>>, ove tratta diffusamente dei casi Melis e Lombardini e dei sequestri di persona in generale. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
Graziano MESINA
Storica <<primula rossa>> del banditismo sardo e orgolese in particolare, nel luglio 1992 era stato da poco ammesso al beneficio della liberazione condizionale, quando, sulla base di non meglio precisate <<pressioni dall’alto>>, ottiene un lungo permesso premio a Orgosolo, con l’espresso incarico di cercare di conseguire la liberazione di Farouk Kassam, rapito in Costa Smeralda.
Mesina svolse il suo incarico intrattenendo contatti diretti per un verso con persone vicine ai banditi, per altro verso col giornalista RAI Pino Scaccia: Luigi Lombardini, secondo quanto tramanda in un suo memoriale postumo, tende tuttavia a svalutare il suo operato, affermando che il ruolo di Mesina si sarebbe limitato all’avvisare Pino Scaccia tempestivamente, via telefonino, dell’avvenuta liberazione di Farouk, affinché Scaccia desse immediatamente la notizia su RAI UNO, <<bruciando>> ogni eventuale tentativo di Mauro Mura, di Antonello Pagliei e di tutti gli inquirenti di catturare gli emissari facendoli <<passare>> per banditi. (altro…)
don Graziano MUNTONI
Originario di Fonni, don Graziano Muntoni è stato per anni apprezzatissimo viceparroco della Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Orgosolo.
Assieme a un altro prete orgolese, don Luigino Monni, don Muntoni ha avuto un ruolo mai ben precisato nella risoluzione del sequestro di Farouk Kassam, e in particolare, nella pasquetta del 1992, organizzò un incontro in chiesa, a Orgosolo, tra Graziano Mesina e la madre di Farouk. (altro…)
GRAZIANO FUORI, QUELLI LI’ AL RIMBOSCHIMENTO!
A Graziano Mesina dovrebbero fargli un monumento, altro che lasciarlo in galera a oltranza: la gente non ha mai creduto a ciò che è stato orchestrato contro di lui, compresa la buffonata estrema dell’accusa di favoreggiamento per il sequestro Kassam (per cui mancava un coimputato importante: lo Stato), per gli orgolesi onesti, che sono la stragrande maggioranza, lui era stato il simbolo di come si possa uscire dalla spirale del crimine per il ravvedimento.
Oggi che Mesina è tornato in galera, e che tarda l’esame della sua domanda di grazia, cosa può pensare l’orgolese medio, il barbaricino medio in genere, constatando come Grazianeddu è stato ricompensato per aver collaborato lealmente con lo Stato, reo solo di non essersi ritenuto vincolato, a differenza del signor Boe, da certi torbidi segreti? (altro…)
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)
MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?
E’ stata incredibilmente respinta la domanda di grazia che Graziano Mesina, facendo violenza al suo orgoglio ancor più grande di quello di Adriano Sofri, si era determinato a presentare, in un clima, peraltro, di misteri, dato che, a quanto risulta, la decisione negativa era stata già adottata quando invece un portavoce del Ministero della Giustizia aveva affermato che la pratica era ancora in corso di istruttoria.
Grazianeddu è oggi, probabilmente, l’unico detenuto italiano ad aver complessivamente scontato oltre trenta anni di reclusione, a trovarsi a scontare l’ergastolo, vale a dire la condanna a morte – inutile nascondersi dietro un dito – per l’applicazione ferrea di un meccanismo di stampo fascista chiamato “cumulo delle pene”, il tutto con un peso spropositato, piuttosto che delle vicissitudini dei tempi in cui era la primula rossa del Supramonte e delle innumerevoli evasioni, dell’ultima vicenda che lo vide coinvolto, quella del misterioso ritrovamento di armi nel casolare dell’Astigiano ove viveva in regime di libertà condizionale, stranamente quando Mesina si era ben determinato a non starsi zitto sulle porcherie del sequestro Kassam e di affermare chiaramente, accusando il PM Mauro Mura – ma sbagliando bersaglio, perché se una tale decisione ci fu, sicuramente fu presa a livelli ben più alti di quello rappresentato dal rosso procuratore aggiunto di Cagliari – di aver fatto pagare il riscatto coi soldi dello Stato. (altro…)
GRAZIANO GRAZIATO: UNA VITTORIA ANCHE NOSTRA!!!
Oggi chi si rechi a Orgosolo troverà non solo i murales, non solo la consueta ospitalità barbaricina, non solo il Supramonte con la sua bellezza misteriosa, ma anche … Graziano Mesina, ma non come emblema vivente di certo banditismo, ma finalmente come uomo libero, come uomo che ha ampiamente pagato e strapagato i propri debiti con la giustizia e che il presidente Ciampi ha finalmente graziato, forse facendo violenza agli umori del ministro Castelli non sempre favorevoli ai provvedimenti di clemenza, compiendo un atto veramente nobile.
Da tempo questo gesto veniva sollecitato e, i nostri più attenti visitatori ricorderanno, anche noi a suo tempo, nell’autunno del 2004, avevamo avviato una campagna per l’invio al presidente Ciampi di lettere ed email con cui sommessamente si sollecitasse il Capo dello Stato a concedere la grazia a Grazianeddu, per i motivi che son fin troppo noti: ha abbondantemente pagato il proprio debito con la giustizia, come nessun altro in Italia. (altro…)
CASO VERNESONI: UN CASO LOMBARDINI BIS?
Il tenente colonnello Vernesoni si è incazzato come una iena contro i fotografi che ieri erano intenti a carpire le sue immagini, in una disputa tra diritto alla privacy (suo) e diritto di cronaca (dei paparazzi) in cui noi propendiamo per il primo, spesso calpestato nelle vicende giudiziarie, perciò non pubblichiamo la sua foto, ma un grande punto interrogativo è d’obbligo.
Ieri il tribunale di Cagliari, 2^ sezione penale, presidente Michele Jacono, a latere Giorgio Cannas e Roberto Cao, ha accolto quasi integralmente le richieste del PM Marchetti e ha condannato Vernesoni a otto anni e quattro mesi di reclusione, ma si tratta di una sentenza che ben difficilmente l’opinione pubblica potrebbe comprendere. (altro…)
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)
C’ERA UNA VOLTA UN RE… (by ELEONORA)
Lungi da voler dire qualcosa che potrebbe suscitare i commenti acidi di quegli educatori all’erta che temono soltanto le possibili azioni future dei ragazzi che,ormai troppo spesso e pericolosamente, osservano esempi di vita maleducata.
Guai esprimere osservazioni comprensive del tipo “ti sono nel cuore”, sulla vita di certi personaggi considerati troppo spesso dei balordi che hanno vissuto una vita balorda e che hanno comunicato il loro disagio con azioni balorde. (altro…)
GRAZIANEDDU “CICERONE” A ORGOSOLO
Questo appena trascorso è stato un weekend particolare per Graziano Mesina che ha fatto da guida turistica per una delegazione di “ambasciatori” del Medio Oriente giunti a Orgosolo illustrando loro le bellezze del paese e della natura circostante, condendo il tutto con succosi racconti delle sue “imprese” e, in particolare, delle sue innumerevoli evasioni.
Nonostante il paese del Supramonte sia da tempo una comunità laboriosa e attiva, apertissima al turismo e dove nessuno pensa più lontanamente ai sequestri di persona, è ancora vivo il mito del “paese dei banditi” alimentato anche da certi film, e ancora vivo è quello del “bandito Mesina”, una fama che per Grazianeddu è forse immeritata in un certo senso, non essendo lui, personaggio che ha commesso i suoi crimini ma che ha sempre avuto un codice d’onore scolpito nel cuore, minimamente paragonabile ai banditacci dei tempi recenti che tagliavano le orecchie a bambini e vecchi, ma che Grazianeddu sa portare con ironia e sarcasmo.
E’ un appuntamento a cui Mesina è forse giunto in ritardo di otto anni sulla storia: se nel 1993, un anno dopo il suo impegno per la risoluzione del truce rapimento di Farouk Kassam, non fossero “miracolosamente” spuntate delle armi a casa sua, ad Asti, Grazianeddu nel 1997 avrebbe ottenuto la libertà definitiva, ma forse, nonostante l’opinione pubblica e anche larga parte della stampa gli sia sempre stata favorevole, non sarebbe stato così benvoluto come oggi, oggi che quel grandissimo presidente che è Carlo Azeglio Ciampi, accordandogli una grazia da tempo richiesta a gran voce, ha messo il “re” che lo pretendeva trafficante d’armi o addirittura di droga (accuse infamanti, queste ultime, da cui è uscito assolto, certo non rese più credibili da certe sparate fatte da taluni) dinanzi alla sua imbarazzante e davvero pornografica nudità. (altro…)