Argomento: GRAZIA MARINE
Articoli su questo argomento (20):
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
CHI NON E’ D’ACCORDO CON PILIA O E’ UN LADRO O E’ UNA SP [..]
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS
IL RITORNO DEI BUFFONI
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
GENOVA CHIAMA CAGLIARI? MAXIRISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI INIZIANO A GIOCARE!
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
IL CASO LOMBARDINI
Grazia MARINE
Mauro MURA
MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
GANASSI, DATTI UNA CALMATA: COMIZIO AL PROCESSO MELIS
Non c’è mai limite al peggio, ma da Gilberto Ganassi non ce l’aspettavamo, ed è stupefacente constatare come un magistrato come lui, giunto a Cagliari con una posizione di estraneità alle camarille locali, si sia, in poco tempo, totalmente omologato ai modi di fare dei suoi degni colleghi, dimostrandosi addirittura più realista del re.
Ci riferiamo, ovviamente, al suo becero intervento al processo d’appello contro i pretesi sequestratori di Silvia Melis, ossia i soli che hanno voluto acchiappare e sempre che abbiano preso parte all’odioso reato, laddove il signor Ganassi non si è limitato, come ogni buon magistrato dovrebbe fare, ad esporre civilmente e pacatamente gli elementi a sostegno delle proprie insostenibili argomentazioni a ribadire la pretesa verosimiglianza del castello di bugie costruito intorno al sequestro Melis (particolarmente patetica e ridicola l’insistenza sulla pretesa “fuga” di Silvia Melis, lo ribadiamo con la famosa tenda di Locoe mai vista da alcuno fino all’11 novembre, la strana scelta da parte dei pretesi “banditi” di tende militari e catene nuove di zecca), bensì, credendosi forse sul palco della Festa dell’Unità o a un raduno di girotondini, si è sentito in dovere, pur senza fare nomi, di fare un comiziaccio che neppure Nanni Moretti, inveendo contro tutti i soggetti estranei al rapporto processuale che hanno osato mettere in dubbio la verità processuale, o come crediamo noi la falsità processuale, abilmente costruita a Lanusei, dove la Procura Distrettuale ha, naturalmente, portato e valorizzato solo gli elementi che le convenivano, aiutata dal dottor Lo Curto, personaggio in bilico tra magistratura (sempre e comunque militante) e Polizia, che col pretesto di ribadire a ogni istante che a quel processo non si doveva parlare di Lombardini, ha estromesso l’80 per cento degli elementi utili a ricostruire la verità. (altro…)
CHI NON E’ D’ACCORDO CON PILIA O E’ UN LADRO O E’ UNA SPIA
Pare proprio una guerra, il processo Melis, anche nella più ovattata sede della Corte d’Appello di Cagliari.
Dopo il comiziaccio da girotondini del dottor Ganassi, che pare Nanni Moretti voglia ingaggiare per il prossimo evento, e il più misurato intervento del dottor Mura, cui l’età matura ha ispirato anche un comportamento più maturo, è tornato il turno dei comiziacci, stavolta ad operadel difensore di parte civile, o meglio il difensore-fidanzato di Silvietta Melis la sequestrata libera e bella, l’avvocato Paolo Pilia, il quale, rifacendosi a quanto già detto da Ganassi, ha in sostanza chiesto alla Corte d’Appello di voler costruire un fossato infestato dai coccodrilli intorno alla discutibile verità processuale derivante dalle deposizioni della stessa Silvietta, unica sequestrata al mondo in grado di poter udire Lilli Gruber leggere il TG durante la prigionia (e di amenità simili nelle sue deposizioni ne trovate altre), attaccando a testa bassa i difensori di Grazia Marine &Company, forse colpevoli, o forse solo rei di essere stati incastrati dentromeccanismi più grandi di loro da chi, avendo fallito totalmente lapropria opera, avendo dovuto elargire ai veri custodi di Silvietta l’impunità oltre che denaro di Stato, aveva assoluto bisogno di consegnare dei colpevoli all’opinione pubblica, specie perché dopo la morte di Luigi Lombardini sarebbero stati facili i raffronti. (altro…)
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)
2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS
Finalmente, finita la solita scontata retorica del buon Natale e del felice Anno Nuovo, il 2003 è veramente cominciato, e forse stiamo entrando nell’anno in cui si conosceranno, finalmente, molte veritì in particolare quanto ai riposti segreti del caso Melis e del tragicamente connesso caso Lombardini, che vengono e verranno, a poco a poco, svelati ad uno ad uno, finalmente grazie non solo all’infaticabile opera informativa nostra e di pochi altri, ma anche a squarci di chiarezza provenienti dal mondo giudiziario, come la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre, di cui attendiamo impazientemente di conoscere le motivazioni.
A Orgosolo, commentando il gran pasticcio combinato dagli inquirenti dei nostri giorni, dai Mura, dai Pagliei e soci quanto al coinvolgimento di Grazia Marine e compagnia, escluso dalla Corte d’Appello, nel sequestro di Silvia Melis, c’è chi significativamente sospira: “Se ci fosse Lombardini …”, ed è tutto dire, se questo commento viene formulato in un paese dove in tanti furono ridotti in catene quali autori di sequestri di persona da quel duro magistrato; il significato evidente è … se ci fosse Lombardini che era giusto, che arrestava chi doveva essere arrestato, mentre gli inquirenti di oggi, non senza depistaggi e pastrocchi vari, arrestano innocenti e gettano via la chiave, in attesa che un giudice coraggioso, come il dottor Zagardo, si tuffi per recuperarla. (altro…)
IL RITORNO DEI BUFFONI
Puntuale come un orologio svizzero, lo stantio e pomposo rito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui l’onorevole Pecorella ha ragione a chiedere l’abolizione, si prospetta come la nuova occasione per l’attuazione da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati dell’ennesima pagliacciata collettiva per ribadire ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l’avversione delle toghe al governo presieduto da Silvio Berlusconi.
L’anno scorso fu il presentarsi corale dei magistrati in toga nera, quest’anno si chiede a costoro di presentarsi ciascuno brandendo il testo della Costituzione, un messaggio quindi per nulla implicito, secondo cui il governo, con le riforme proposte e prospettate, con particolare riguardo alla separazione delle cariere, sovvertirebbe l’ordine istituzionale. (altro…)
QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS
La sua credibilitàè a rotoli, la Procura di Vicenza ne ha tempo addietro chiesto e ottenuto l’arresto per coinvolgimento in traffici di droga, e pare che altri dichiaranti si siano tirati indietro rispetto a dichiarazioni precedentemente rese forse solo per ottenere benefici e protezione da alcuni carabinieri “anomali”, dicono obbedienti a Luigi Lombardini, che stavano scoprendo i loro altarini.
Ma Paolo Littera insiste, e con lui insiste il PM Mario Marchetti, che continua a gestire davanti al Tribunale di Cagliari (non sappiamo quanti magistrati incompatibili compongano il collegio) il processo contro l’ex comandante del GOA di Cagliari, tenente colonnello Roberto Vernesoni, e altri due appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati, grazie soprattutto alle parole del “pentito”, di essersi intascati 35 milioni di lire dalla rivendita di un quantitativo di droga distratta da quanto sequestrato in occasione di una brillante operazione. (altro…)
GENOVA CHIAMA CAGLIARI? MAXIRISARCIMENTO PER INGIUSTA DETENZIONE
Un imprenditore di Genova di origine calabrese, Pino Barilà, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Genova un maxirisarcimento di ben 4 milioni di euro per ingiusta detenzione; il Barilà, accusato di traffico di droga, scontò ben sette anni di reclusione tra custodia cautelare ed esecuzione della pena definitiva, ma dopo tanto penare era riuscito a far riconoscere, da quella stessa Corte d’Appello, la propria innocenza in sede di giudizio di revisione.
La notizia ha destato un certo clamore data l’entità del risarcimento, in rapporto a quelli consentiti dalla normativa precedente, in genere non oltre i trecento milioni di lire. (altro…)
QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I DURI INIZIANO A GIOCARE!
Nella notte tra il 21 e il 22 febbraio (oggi mentre scriviamo) i soliti ignoti sono penetrati negli uffici cagliaritani di Nicola Grauso e hanno asportato numerosi floppy disk che, a quanto trapela dallo staff dell’ex editore, conterrebbero dati relativi alle ponderose investigazioni difensive che Grauso, d’intesa col suo legale palermitano Mario Bellavista e avvalendosi di un corposo pool di esperti con varia qualifica, sta da tempo dirigendo in prima persona per dimostrare l’estraneità non solo sua, ma anche degli altri coimputati, primo tra tutti la buonanima di Luigi Lombardini, alle infamanti accuse rivoltegli dalla Procura di Palermo nel noto Processone in corso ormai da tempi biblici nel capoluogo siciliano, sulle spoglie dell’inchiesta già diretta da Giancarlo Caselli.
Grauso, a quanto trapela, manifesterebbe un preciso convincimento circa il movente del gesto, certo non da ascriversi a comuni ladruncoli, bensì a persone mandate da chi ha buone ragioni di temere, e di temere moltissimo, per quanto viene e verrà scoperto con le suddette investigazioni difensive.
Il Processone di Palermo sta, infatti, prendendo una piega non più controllabile per gli illustri personaggi sardi che hanno combinato di tutto e di più, dai veri e propri depistaggi in danno di innocenti come Zia Grazia Marine alle indebite pressioni su Tito Melis, e che hanno perciò tutto da temere da una fuoriuscita delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale dai binari pretracciati dall’accusa. (altro…)
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)
CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA
I giudici della Corte d’Appello di Cagliari (Paolo Zagardo presidente, Antonio Onni relatore ed estensore, Tiziana Marogna a latere) hanno depositato ieri, nel pieno rispetto dei termini di legge, le motivazioni della clamorosa sentenza con cui, il 20 dicembre dell’anno scorso, avevano assolto tutti e quattro gli imputati mandati a processo dalla DDA di Cagliari – Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu, già assolto in primo grado – dalla terribile accusa di aver preso parte, in qualitàdi custodi, al sequestro di Silvia Melis.
Le motivazioni attuano la definitiva demolizione degli strampalati teoremi con cui i PM Mura e Ganassi avevano sostenuto le loro tesi accusatorie, recepite in primo grado, per tre dei quattro imputati, dal Tribunale di Lanusei. In particolare, è stata evidenziata la contraddittorietà e la non piena credibilitàdi Silvia Melis, laddove la Corte ha evidenziato come questa, pur fornendo taluni dettagli “ambientali” combacianti con la realtà (orari dei rintocchi delle campane della chiesa di S. Giuseppe di Nuoro, vicina alla via Trento ove insiste la casa di Grazia Marine, orari di passaggio dei mezzi della nettezza urbana e simili), ne ha omesso altri di significativa importanza, come ad esempio i rumori del passaggio, per la via Trento, di una processione pasquale (che veramente avrebbero dimostrato che la Melis si trovava lì), e ne ha indicato di ulteriori non corrispondenti. (altro…)
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)
CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!
Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)
IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS
Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
Grazia MARINE
65 anni, orgolese ma residente a Nuoro, Grazia Marine è la figura più pittoresca tra le quattro persone arrestate e processate con l’accusa di essere i carcerieri di Silvia Melis.
Donna d’altri tempi, sempre in <<fardetta>> e sempre composta nonostante la reclusione e la gravità delle accuse contro di lei, Grazia Marine è madre di Antonio Maria Marini, un altro degli imputati quali carcerieri della Melis. (altro…)
Mauro MURA
Sessantenne, originario di Isili, in gioventù estremista di sinistra, quindi assiduo frequentatore delle sezioni del PCI, Mauro Mura esordisce in magistratura svolgendo per lunghi anni funzioni di giudice fallimentare; viene poi, a metà anni ’80, trasferito all’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari e quindi, con lo scioglimento di detto ufficio, alla Procura della Repubblica
Con la costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, Mauro Mura diverrà PM preposto alla trattazione di pressoché tutti i procedimenti relativi a sequestri di persona; rifiutandosi di collaborare con Luigi Lombardini, e con gli investigatori che avevano collaborato con lui, darà luogo a una gestione delle indagini piuttosto scadente, puntando tutto solo su alcuni inquirenti – quali Antonello Pagliei -, quasi mai riuscendo a scoprire la verità circa gli autori dei sequestri, spesso giungendo al punto di incriminare per sequestro di persona individui che apparivano manifestamente avendo un ruolo di emissari, giungendosi a incriminazioni naufragate in giudizio (quelle di Nicolò <<Cioccolato>> Cossu, Tonino Crissantu e Michelangelo Moni nel sequestro Vinci), o a condanne assai discusse (quelle di Nicola Dettori e Nicolò Liberato Succu, sempre nel processo per il sequestro Vinci, e soprattutto quelle di Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis per il sequestro Licheri). (altro…)
MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA
Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni. (altro…)
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)