Argomento: GLADIO
Articoli su questo argomento (22):
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA
LA LIBERTA’ DEGLI IRACHENI E QUELLA NOSTRA
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
GLADIO E VOLPE 132 …C’E’ ANCORA TANTO DA SCAVARE …
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
VOLPE 132: SPUNTA UNA PISTA CINESE?
VOLPE 132 – LUCINA – ALGERIA: LA CINA E’ VICINA, PIU’ DI [..]
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
VOLPE 132: VADEMECUM PER CHI VUOLE (DAVVERO) INDAGARE
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
CIAMPI GUIDI LA RESISTENZA CONTRO IL TERRORISMO
VOLPE 132: PORRE FINE ALLA CONGIURA DEL SILENZIO
LA MORTE MISTERIOSA DI UN EX QUESTORE
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
Nella nostra “ultimora” del 4 settembre ultimo scorso, avevamo già paventato il rischio che il profondo malessere che cova nelle zone più periferiche e più dimenticate dallo Stato della Sardegna, in special modo la Barbagia e l’Ogliastra, eterne terre di sequestri di persona, provocasse, dopo un sonno che per fortuna sembra perdurare, un rimettersi in azione dei “ladri di uomini”, con rischi ben immaginabili in una fase storica in cui non si potrà più contare sull’esperienza di Luigi Lombardini, la cui memoria si è voluta vilipendere, pare, al punto da squallidamente lasciare su un muro del suo ex ufficio un pezzo di cranio volato via con la pistolettata che Lombardini si era sparato in bocca, passandoci semplicemente sopra un po’ di vernice o d’intonaco. Veramente squallido, dottor Piana … non trova?
Le ultime notizie per fortuna non deformate finora da sparate degli inquirenti – e in questo il dottor Piana lo dobbiamo lodare per il suo riserbo – parrebbero invece dirci che sia in atto in Sardegna, dopo gli anni delle Brigate Rosse e di organizzazioni terroristiche autoctone che sono rimaste in gran parte oggetti misteriosi, come Barbagia Rossa, per cui simpatizzava il bandito Annino Mele, e come il Movimento Armato Sardo, legato a doppio filo a un altro bandito, il famoso e sinistro Carmelino Coccone oggetto di troppi trattamenti giudiziari di favore, organizzazione quest’ultima che fu oggetto di un processo nel corso del quale ancora Piana, presidente della Corte d’Assise, si scontrò duramente col PM Walter Basilone, secondo alcuni molto legato a certi settori dei Servizi Segreti, per salvaguardare le garanzie degli imputati (e fu intervento sacrosanto), una ripresa del terrorismo di tendenza “rivoluzionaria”, estremista di sinistra, antiglobal, antimperialista, e via sul filone della demagogia della sinistra radicale che siede anche in Parlamento; un terrorismo che in Sardegna, a livello di “lotta armata” vera e propria, per fortuna non ha mai attecchito (la sparatoria del 1979 nella piazza Matteotti di Cagliari, a cui prese parte Antonio Savasta, fu un episodio isolato), ma si sta facendo vedere anche troppo con attentati che colpiscono a 360 gradi, dagli amministratori locali (vedansi le pesanti intimidazioni al sindaco di Nuoro) all’attentato di poche ore fa al ripetitore Rai di Capoterra, rivendicato via Sms con un gergo che sembra tratto pari pari dalle accuse della sinistra a Berlusconi sull’assetto radiotelevisivo. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
Siamo certi che Luigi Lombardini non si è suicidato perché stressato dal pur fastidioso interrogatorio da parte di Caselli e soci, lui che a suo tempo di interrogatori duri era un esperto, come siamo certi che non è stato in realtà ucciso, se non altro perché la dinamica dei fatti sembrerebbe incompatibile con tale ipotesi, tanto da renderla ai limiti della fantascienza.
Ma non è neppure vero, come ha detto il noto sedicente ed anonimo agente del S.I.S.De. (chissà se lo era davvero …) che rilasciò la ben nota intervista a Fiorentino Pironti de LA NUOVA SARDEGNA, che Lombardini si uccise per non essere costretto a rivelare l’identità degli appartenenti alla sua pretesa “Rete”, in ordine alla quale, tra l’altro, la Procura di Palermo ha archiviato l’inchiesta, nata dalla sempre fervida fantasia di Giancarlo Caselli che non pare piacere molto all’attuale procuratore Piero Grasso, che era stata tenuta in piedi per due anni sull’onda delle fantasticherie di Guido Lo Forte, l’odierno contestatore (con Scarpinato) di Grasso, in tema di “massoneria deviata”. (altro…)
CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?
Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci. (altro…)
DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI
Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio). (altro…)
LA RABBIA E LA VERGOGNA: CINQUE ANNI FA SILVIA MELIS SI LIBERO’ DA SOLA
Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non ha un figlio, ma due. Uno, Luca, quello che aveva già quando l’avevano rapita, ha compiuto dieci anni poco fa e gli facciamo tanti auguri posticipati, ma oggi cade il compleanno di un’altra figlia, sgraziata e gracile, che Silvietta ha generato nel momento stesso in cui tornò tra i liberi, alla quale, in mancanza di un nome più decente, i baldi poliziotti del signor De Gennaro, con l’assenso obbligato dei PM Piana e Mura costretti dalle circostanze a fare i pesci in barile, è stato imposto il nome di “autoliberazione”.
Esattamente cinque anni fa, dopo quasi nove mesi di sequestro, Silvietta annunciò raggiante all’universo mondo, ma in particolare per la soddisfazione delle orecchie del Ministro dell’Interno e del signor De Gennaro, padrini di battesimo della sgraziata figliola, che si era liberata da sola, che si era sfilata la catena che aveva al polso e che il bandito di guardia aveva stranamente allentato, e via di questo passo a raccontare baggianate, con corollario di tante, ma tante stranezze, come l’apparizione dal nulla di una tenda corredata di coperte militari (SISMI?Ma non i terremoti…) che nessuno aveva mai notato prima in una zona ampiamente visibile dalla strada (a Orgosolo dicono che è stata montata si, ma non dai banditi, bensì dai poliziotti, e non dal 29 agosto, bensì la mattina dell’11 novembre) e la furia di un capopattuglia della Questura di Nuoro nell’impedire che Silvietta fosse “salvata”, anziché da loro, da due poliziotti in borghese del Commissariato di Orgosolo, forse troppo infiltrato da amici di Luigi Lombardini, e fosse invece portata in Questura, dove il Questore dell’epoca, il piduista Cioppa, doveva ciarlare di vittoria dello Stato e farneticare del non avvenuto pagamento di alcun riscatto. (altro…)
LA LIBERTA’ DEGLI IRACHENI E QUELLA NOSTRA
La nostra opinione sulla guerra è nota e non ce ne pentiamo, ma a cose fatte occorre guardare soprattutto ai risultati, e ciò che emerge è che gli USA sono riusciti a portare a termine le operazioni militari riducendo al massimo il numero di vittime civili, che un regime odioso è caduto e che tutti abbiamo visto le commoventi scene degli iracheni pieni di gioia per aver riacquistato una libertà pur difficile da gestire.
Questo è ciò che alla fine conta, la libertà; sarebbe stato infinitamente meglio se gli iracheni, come i serbi, fossero stati messi in grado di effettuare il ricambio con gli strumenti della democrazia, e che quindi avessero potuto cacciare Saddam Hussein sconfiggendolo alle elezioni come i serbi hanno sconfitto Milosevic. Ma, come diceva Rousseau, l’uomo nasce libero e dappertutto è in catene, è nella natura dell’uomo il poter fare ciò che vuole, il poter dire tutto ciò che pensa, e se non condividiamo i mezzi adoperati dagli americani è sommamente condivisibile il fine perseguito, anche se bisognerà stare attenti a certe tentazioni affaristiche. (altro…)
CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!
Sappiamo tutti che Luigi Lombardini, ufficialmente, si è suicidato, e la vulgata più diffusa è che si sarebbe suicidato per il timore del carcere dopo aver conosciuto l’intendimento dei PM palermitani di procedere alla perquisizione del suo ufficio. Tuttavia, chi è addentro alle cose sa bene, anche, che la realtà è molto più complessa di come cronisti e biografi improvvisati ed affrettati l’hanno spesso dipinta.
Dobbiamo partire da un dato di fatto, che va messo in luce al di fuori da ogni ipocrisia: la famigerata “rete” di Lombardini, sia pure non con finalità eversive come ipotizzato da qualche PM di Palermo, esisteva davvero, era formata da un numero impressionante di magistrati, esponenti della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Servizi Segreti, aveva solidi collegamenti con la Massoneria e con gli ambienti della NATO ed aveva un “nocciolo duro” in un mucchio di banditi e terroristi con un piede di qua e uno di la, sempre pronti a fornire valide informazioni e a prestare la propria opera in determinate operazioni, in special modo per la risoluzione di sequestri di persona e per la liberazione degli ostaggi. (altro…)
FORSE E’ PER QUESTO CHE NON SI INDAGA SUL CASO VOLPE 132 …
Sembra che in questo benedetto paese di certe vicende scabrose non si parli mai se non lo fa Pino Scaccia, ammesso e non concesso che basti che ne parli lui, e che le nefaste tendenze censorie di chi dalla scoperta della verità ha tutto da temere non si riverberino anche sulla Rai.
Della vicenda Volpe 132, della tragica sorte dei piloti elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, che stavano su quell’elicottero misteriosamente esploso nel cielo di Feraxi la notte del 2 marzo 1994, delle indagini che vanno a rilento e degli infiniti depistaggi vi abbiamo più volte parlato, e la sensazione che si prova è sempre quella: E’ UNA VERGOGNA. Ma soprattutto è una vergogna che ancora tanti ostacoli si frappongano all’accertamento della verità non per cattiva volontà di chi è formalmente investito delle indagini – almeno per questa vicenda, il procuratore Carlo Piana e il sostituto Guido Pani sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto – bensì perché continuano le omissioni, i depistaggi, i bastoni tra le ruote da parte di ambienti che non sono propriamente quelli dei trafficanti d’armi, accusati dal “pentito” Zirottu di stare dietro l’abbattimento dell’elicottero, bensì sono ambienti di servitori dello Stato. (altro…)
GLADIO E VOLPE 132 …C’E’ ANCORA TANTO DA SCAVARE …
Sembra che i nostri articoli sul caso “Volpe 132”, che poi non contengono chissà quali clamorose rivelazioni, ma solo un tentativo di lettura ragionata, per quanto inquietante, di cose che si sanno già stia suscitando un morboso interesse da parte di utenti imperscrutabili statunitensi e israeliani, forse riconducibili a qualche servizio di intelligence interessato a capire se vi fosse coincidenza tra gli assassini che tirarono giù l’elicottero con a bordo i piloti della GdF Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda e quelli, spesso dipinti come “patrioti”, che massacrano coi mezzi più subdoli tanti innocenti figli di David; analogo interesse pare ci sia da parte di qualche investigatore cagliaritano, ma poiché nel nostro sito quasi tutte le utenze pubbliche sono “bannate” (eccetto la Rai e poche altre), dovranno soddisfare la loro curiosità collegandosi da casa.
Forse occorre suggerire a chi vuole approfondire come si deve la vicenda di sondare adeguatamente i possibili collegamenti tra la stessa e le schegge impazzite dell’organizzazione Stay Behind, meglio nota come Gladio, in Sardegna (dove, non dimentichiamolo, vi era la base di addestramento segreta di Capo Marrargiu), laddove detta struttura, fortemente compenetrata com’era dalla P2 e dalla massoneria deviata in generale (tra i motivi della scissione della “Gran Loggia Regolare” vi fu l’intendimento di Giuliano Di Bernardo di espellere dal Grande Oriente i numerosi “gladiatori” che vi risultavano iscritti), per un verso non si era rassegnata alla smobilitazione ingenerata dalla sgradevole scoperta delle “carte” di Aldo Moro nel covo BR di via Monte Nevoso, a Milano, e imposta da Giulio Andreotti in contrasto con l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, e col direttore del Sismi ammiraglio Martini, per altro verso conservava un inestimabile patrimonio di legami internazionali che non si limitavano ad ambienti militari e di intelligence stranieri rientranti tra i nostri alleati (come quelli degli Stati Uniti), ma che spaziavano molto pericolosamente, e in armonia con la linea filoaraba del Sismi, nel Medio Oriente, presso entità terroristiche quali quelle palestinesi che, secondo l’apprezzamento molto soggettivo di taluni, sarebbero quasi patriottiche. (altro…)
LE PROVE DELL’INNOCENZA DI CELLINO?
Nel luglio 1994, due mesi dopo che Massimo Cellino era stato arrestato, su richiesta del PM Valerio Cicalò, per pretesa truffa all’AIMA consistita nella denuncia, ai fini dei contributi all’agricoltura dell’Unione Europea, di quantitativi di grano superiori a quelli effettivi, accadde nei pressi di Algeri il misterioso episodio relativo alla motonave “Lucina”, usualmente noleggiata da Cellino per i trasporti di semola di grano, ma di proprietà di un armatore napoletano e con l’equipaggio quasi interamente campano, che fu trovata presso il porto di Jenjen con a bordo sette marinai sgozzati.
In merito a questo episodio, sul quale subito Cellino colse la palla al balzo per affermare che, contrariamente a quanto asserito dagli inquirenti, in Algeria ci andava veramente – la Guardia di Finanza aveva insinuato che taluni viaggi erano stati simulati – la versione ufficiale delle autorità algerine fu che vi era stata nella nave un’incursione di integralisti islamici, che intendevano artificiosamente inasprire i rapporti tra il governo laico algerino (già sotto tiro per i metodi non ortodossi impiegati nella lotta agli integralisti) e l’Italia. (altro…)
VOLPE 132: SPUNTA UNA PISTA CINESE?
Sconvolgenti scoperte circa il mistero che circonda l’esplosione in cielo, la notte del 2 marzo 1994, dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132″.
Fino a ieri, si pensava semplicemente che le tracce del traffico d’armi che starebbe dietro la vicenda portassero in Algeria, al massimo in Libia, ma nuovi elementi fanno stagliare netto sullo sfondo il profilo dell’ultima superpotenza comunista: la Repubblica Popolare Cinese.
Nel mirino, l'”anomala” presenza dei cinesi, arrivati prima sotto forma di tecnici e ingegneri della società petrolifera di stato e di aiuti umanitari, quindi anche sotto forma di ingenti truppe presenti al di fuori di ogni ufficialità nella tormentata zona del “corno d’Africa”, segnatamente in Somalia, nella zona di Bosaso, epicentro, nel 1994, della disfida tra i due “signori della guerra” che si contendevano il Paese dopo la caduta del dittatore Siad Barre, Ali Mahdi, che prevarrà e Mohammed Farad Aidid, alla fine trattato come un criminale di guerra. (altro…)
VOLPE 132 – LUCINA – ALGERIA: LA CINA E’ VICINA, PIU’ DI QUANTO SI POSSA CREDERE
I rapporti di cooperazione tra l’Algeria, resasi indipendente dalla Francia negli anni ’60, e la Repubblica Popolare Cinese sono molto più antichi e organici di quanto la distanza culturale tra questi due mondi potrebbe far pensare.
Fin dalle origini e dal regime di Ben Bella rapidamente sostituito da quello di Houarì Boumedien, la Cina si è contraddistinta, con Cuba e l’Unione Sovietica, per l’offerta al “popolo algerino” di materia prima alimentare, in particolare grano e zucchero, a prezzi “politici”, in ausilio a una “rivoluzione” che tutti questi Paesi comunisti intendevano incoraggiare, non senza un atteggiamento molto sornione della Francia di De Gaulle che praticava una politica estera molto articolata e proprio in quegli anni usciva dalla NATO. (altro…)
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
Il tenore di certe reazioni, a metà tra l’indignato e il protettivo nei confronti di certi magistrati che le stanno tentando di tutte per nascondere la verità (ribadiamo che non ci riferiamo al dottor Guido Pani, che in mezzo a mille depistaggi ha fatto quel che ha potuto), provenienti puntualmente e univocamente dagli ambienti della Massoneria cagliaritana, anche da quelli che credevamo più “puliti” e meno coinvolti in certi “giri”, ci fanno comprendere che, sulla ricostruzione delle premesse che portarono alla tragedia di Volpe 132, la stiamo azzeccando in pieno, e forse dello stesso parere, ahiloro, sono anche gli utenti cinesi (di Stato) e algerini che hanno frequentato copiosi questo sito negli ultimi giorni.
Ci sono pochi dubbi, ormai, sia sul fatto che fosse il “Lucina” la nave vista da testimoni oculari nei pressi di Capo Ferrato (non di Capo Carbonara come i depistatori del SISMI, aiutati da qualche magistrato, hanno inizialmente tentato di dare a bere) pochi istanti prima che l’elicottero Agusta A 109 “Volpe 132”, con a bordo gli elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, esplodesse incredibilmente in cielo, e che tale nave, come suggerito (in relazione alla tragedia del luglio 1994, che ne vide l’intero equipaggio sgozzato nei pressi di Algeri) da una fonte informativa legata ai servizi segreti britannici, fosse impegnata in un ingente trasporto d’armi, destinate a settori del potere pubblico algerino, venendo perciò assalita dagli integralisti islamici. (altro…)
VOLPE 132: VADEMECUM PER CHI VUOLE (DAVVERO) INDAGARE
Armi cinesi per ammazzare il sostituto di punta della DDA di Reggio Calabria. Kalashnikov speciali, in dotazione all’esercito cinese. Bazooka, in grado di perforare come burro un’auto blindata. E ancora: gas nervino, gelosamente custodito da un personaggio misterioso a quanto pare legato alla CIA. E inoltre: rifiuti tossici di ogni tipo, tanto clandestinamente quanto liberamente passanti per il porto di Gioia Tauro, in attesa di essere comodamente stoccati negli accoglienti siti della Somala, con affari d’oro per i “signori della guerra” e per le mafie.
Dove stava davvero andando la nave, secondo i testimoni oculari quasi certamente la motonave “Lucina”, che la notte del 2 marzo 1994 fu intercettata nel braccio di mare di Capo Ferrato dall’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132”, pilotato dai valenti piloti Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, prima di scomparire misteriosamente nel cielo? (altro…)
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
Era all’incirca la fine del luglio 1998, quando Luigi Lombardini, preavvertendo che in ogni caso dopo il suo previsto interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo niente sarebbe stato come prima, decise che doveva “chiedere perdono” relativamente a un grosso peccato della propria “rete”, legata mani e piedi a Gladio, che, pur essendo stata un’organizzazione che sostanzialmente perseguiva finalità di giustizia, peccati sulla coscienza ne aveva eccome.
Non poteva, Lombardini, chiedere perdono allo Stato, che nella vicenda era coinvolto fino al collo, e allora pensò di chiederlo a Dio, recandosi faticosamente, in compagnia di una persona a lui cara, sulla cima del monte Arcuentu, da padre Lorenzo, un eremita di cui poteva fidarsi. (altro…)
DSSA: LA GLADIO DEGLI ANNI 2000?
Per noi che ci occupiamo da anni della “rete” di Lombardini e di Gladio, e per i molti che comunque seguono queste vicende, le scoperte della magistratura genovese sull’esistenza di un servizio segreto parallelo creato da due personaggi aderenti alla massoneria deviata ed ex “gladiatori” sa un po’ di déjà-vu, ma questa stupefacente scoperta investigativa deve far riflettere su come le indagini sul tema di Gladio, della P2 e dei loschi traffici a cui queste organizzazioni hanno dato corpo non fanno parte dell’archeologia giudiziaria e criminale, ma sono di drammatica attualità.
L’organismo scoperto e perseguito dai magistrati genovesi, il DSSA, Direzione Studi Strategici Antiterrorismo, per genesi presenta molti punti in comune con Gladio e con la P2, principalmente per la persona del principale indagato e fondatore, Gaetano Saya, per sue ammissioni (o vanterie) a lungo al servizio del SISMI e della NATO, ex “gladiatore” ma, soprattutto, personaggio con cariche apicali in una loggia massonica coperta molto vicina a Licio Gelli, alla quale, sempre secondo le sue asserzioni, sarebbe stato “avvicinato” dal generale Giuseppe Santovito, che fu il primo capo del SISMI (nato nel 1977-1978 sulle ceneri del SID) e che dovette essere defenestrato in quanto piduista. (altro…)
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
Dopo il suicidio di Luigi Lombardini, la massoneria, in relazione al ruolo svolto da molti suoi affiliati nella vicenda Melis, entrò nell’occhio del ciclone, oltre che per le deduzioni rimbalzate presso la Commissione Antimafia – e principalmente frutto di un’audizione dell’allora capo della DIGOS cagliaritana Oreste Barbella – a causa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Palermo sulla “rete” di Lombardini e della preoccupazione espressa apertis verbis dall’allora procuratore aggiunto palermitano, Guido Lo Forte, che la vicenda Melis fosse tutta una vicenda di “massoneria deviata”. Da ultimo, in occasione del processo contro alcuni pretesi sequestratori orgolesi di Silvia Melis – uno dei quali sempre assolto, gli altri tre condannati dal tribunale di Lanusei, assolti dalla Corte di Appello di Cagliari e, a seguito del rinvio della Cassazione, nuovamente condannati dal tribunale di Sassari – l’avvocato fiorentino Giangualberto Pepi, difensore dell’imputato Antonio Maria Marini, sollecitò i giudici a riflettere sul pesante ruolo avuto dalla massoneria nella vicenda.
Un po’ tutti, riguardo a queste illazioni sul conto della massoneria – a cui aggiunse una “pezza” decisiva il giornalista de “La Repubblica” Giovanni Maria Bellu, che ricordò i trascorsi piduisti di Elio Cioppa, ex funzionario del SISDE e questore di Nuoro nel tempo della liberazione di Silvia Melis – ebbero a faticare nello stabilire una qualche equazione, una qualche equivalenza tra la massoneria, o una sua parte deviata, e la “rete” di Lombardini, in termini di organico coinvolgimento nelle attività parallele intese alla gestione delle trattative per la liberazione dei sequestrati, oltre tutto, come nel caso di Silvia Melis, spesso e volentieri massoni a loro volta, o prossimi congiunti di massoni. Equazione quanto mai approssimativa, atteso che, benché Luigi Lombardini avesse sicuramente molti amici nella massoneria, e benché fossero probabilmente tutti massoni i magistrati che con lui facevano parte della “rete”, di questa compagine facevano parte anche numerosissimi appartenenti alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e al SISDE, delle più svariate estrazioni politico-culturali (non mancavano elementi di sinistra), ai quali della massoneria non poteva importare di meno; la “rete” di Lombardini non era emanazione della massoneria, forse aveva qualche punto di contatto con Gladio, ma era nata soprattutto per finalità strategiche, condivise ai più alti livelli politici, intese a impedire il protrarsi dei sequestri e a catturare o far costituire i latitanti come chiave per un più incisivo controllo del territorio da parte dello Stato, anche onde impedire potenziali saldature tra banditismo e terrorismo di estrema sinistra, pericoloso per la strategica importanza che la Sardegna da sempre ha per la NATO. (altro…)
CIAMPI GUIDI LA RESISTENZA CONTRO IL TERRORISMO
Questo sito non è certo monarchico, né in Italia né in Inghilterra, ma abbiamo ammirato molto la fermezza con cui Sua Maestà la regina Elisabetta II, ha risposto ai terroristi che hanno insanguinato Londra, quasi sfidandoli, con un fermo richiamo alle tradizioni democratiche ed umanitarie della Gran Bretagna, affermando con forza che i terroristi “non cambieranno il nostro modo di vivere”.
Sono parole che pesano, se si ricorda che la madre dell’attuale sovrana, la mitica Regina Madre, durante la seconda guerra mondiale fu definita da Adolf Hitler “la donna più pericolosa d’Europa”, con la sua netta e intransigente opposizione ai nazisti, col suo esempio di restarsene a Londra, con il re, mentre infuriavano i bombardamenti tedeschi, che l’Inghilterra, grazie a persone così, fu il bastione morale, prima ancora che militare, della resistenza contro i nazisti; e oggi la figlia di quella donna, alla veneranda età di 79 anni, si candida a buon diritto a imitarne l’esempio, dimostrando, nonostante gli infiniti gossips, quanto sia ancora forte l’autorità morale della monarchia in Gran Bretagna. (altro…)
VOLPE 132: PORRE FINE ALLA CONGIURA DEL SILENZIO
Non c’è niente da fare: le iniziative della commissione sull’eccidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin presieduta da Carlo Taormina, i periodici e ben documentati articoli di Piero Mannironi su LA NUOVA SARDEGNA, il gran lavoro fatto a suo tempo da un “pezzo grosso” del giornalismo italiano come Pino Scaccia, perfino l’interessamento del seguitissimo programma di Rai Tre “CHI L’HA VISTO” e, nel loro piccolo, i numerosi post che anche noi abbiamo dedicato all’argomento, non riescono a porre fine alla congiura del silenzio dei grandi media, soprattutto dei giornali, ad aiutare a che si accerti davvero la verità su quanto di sporco e di losco vi è dietro l’abbattimento dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132” e dell’infinita serie di segreti di stato, depistaggi e interferenze strane che si è verificata sulle indagini.
La procura ha finora fatto quel che ha potuto, in particolare il dottor Carlo Piana fin dal suo insediamento ha tentato di dare nuovo brio alle indagini, e forse è ingiusto addebitarle tutte le responsabilità per il fallimento dell’inchiesta come ha fatto qualche deputato: i PM si sono mossi in mezzo a depistaggi allucinanti e apposizioni del segreto di Stato, e, forse a loro insaputa, hanno avuto innanzitutto a casa loro, tra infedeli servitori dello Stato, chi ha remato contro. Ma il popolo ha diritto di conoscere la verità senza che questo sia ostacolato da riguardi per chicchessia, men che meno per Gladio, il cui coinvolgimento in qualcosa, e anche in questa storia i cascami di Gladio sono coinvolti fino al collo, fa regolarmente sbottare pittorescamente tale Cossiga Francesco, incazzare qualcuno del SISMI, mettere sul chi vive magistrati anche molto autorevoli dalla “doppia fedeltà”; con la massoneria che pure è proibita dal CSM. (altro…)
LA MORTE MISTERIOSA DI UN EX QUESTORE
La morte misteriosa di un ex Questore – La morte misteriosa di un ex Questore. Con dieci coltellate, ieri è stato assassinato l’ex questore di Nuoro Arrigo Molinari,nella sua abitazione di Audora. Si dice che sia stato in un tentativ… [Pino Scaccia – La torre di Babele].
Traggo spunto da questo post sul blog di Pino Scaccia “La torre di Babele” perché la figura di Molinari merita qualche riflessione: egli fu scoperto quale appartenente alla nota loggia P2, coinvolto altresì in Gladio, e fu a metà anni Ottanta protagonista della rocambolesca cattura di Annino Mele, sulla quale vicenda si sofferma l’autore del post, il nuorese Enzo Cumpostu titolare di questo BLOG, che narra di come Molinari, per assicurare alla giustizia il “bandito” mamoiadino ritenuto capo del MAS (Movimento Armato Sardo), ne aveva fatto arrestare l’intera famiglia, con operazione definita “israeliana”. Ricordiamo in realtà che lo stesso Luigi Lombardini fu protagonista in prima persona dell’operazione con attività da “guerra non ortodossa” e tecniche degne del Mossad: pare che una sua prossima congiunta fosse divenuta, per carpire informazioni adeguate, addirittura amante di Annino Mele. (altro…)
VOLPE 132 E GLADIO, ANCORA NUOVI MISTERI: E LA MAGISTRATURA CHE FA?
Con un lungo articolo pubblicato ieri sul quotidiano sassarese “La Nuova Sardegna”, Piero Mannironi, il giornalista che più approfonditamente si è occupato della vicenda Volpe 132, apre dopo tanti anni, dando conto degli appelli a scoprire la verità dell’anziano padre della vittima, il dibattito su un mistero fortemente connesso a questa fosca vicenda, ossia quello della morte nel 1988, nello stato africano di Capo Verde, di Gaetano Giacomina, apparentemente un marittimo qualunque, ma in realtà, come rivelato da Stefano Antonino Arconte, un appartenente alla “Gladio delle Centurie”.
Sono tanti i misteri che circondano questo decesso, apparentemente dovuto a incidente in un cantiere navale, ma circa il quale vi è stata ben poca trasparenza, tanto da indurre il padre ottantottenne di Gaetano Giacomina a lamentarsi della condotta della magistratura oristanese, che avrebbe archiviato in modo alquanto frettoloso un esposto dell’anziano uomo, e a fare esposto alla Procura Generale presso la Cassazione, quella competente ad attivare l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. (altro…)
L’ELICOTTERO FORSE E’ SPARITO …
E ci crediamo che le indagini che da ormai oltre undici anni il sostituto procuratore Guido Pani, da ultimo con la supervisione anche del procuratore capo Carlo Piana, sta conducendo per cercare di appurare la verità circa la misteriosa scomparsa dell’elicottero della Guardia di Finanza “Volpe 132” non approdano a nulla!
Voci da confermare, ma provenienti da fonte di sicura affidabilità, attesterebbero che, in punto di depistaggi, la “frittata” sarebbe stata ormai fatta da tempo, ossia che i rottami dell’elicottero sarebbero stati da tempo nascostamente recuperati da “qualcuno” nel braccio di mare sottostante al sito dove questo, secondo le ultime testimonianze oculari, ebbe effettivamente a esplodere in volo, ossia la zona di Capo Ferrato – Feraxi, e opportunamente occultati, di modo che nessuno, appurando le condizioni dei resti del velivolo e, in particolare, verificando gli eventuali resti di esplosivo presenti sugli stessi, potesse capire troppo circa l’origine del disastro aereo. (altro…)