Argomento: GIULIO DE ANGELIS


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IPOTESI PER UN DELITTO ASSURDO

Sono trascorse poco più di 24 ore dal barbaro e assurdo delitto che si è portato via Luisa, la figlia quattordicenne di Matteo Boe e Laura Manfredi, che già i professionisti della fuga di notizie, evidentemente ben introdotti presso la Procura di Nuoro, e presso certi settori delle forze dell’ordine locali, più ancora che in quella di Cagliari, hanno sviscerato tutti gli aspetti delle indagini e delle piste finora vagliate dagli inquirenti sulle pagine dei quotidiani locali; è comprensibile, perché l’opinione pubblica, ma soprattutto la comunità di Lula con la speranza di scacciare dal novero delle infinite possibili dietrologie la tesi di una nuova faida o quella agghiacciante di vendette tra ragazzini (ricorda i ragazzini di Orgosolo che, secondo certe ridicole tesi, sarebbero stati gli assassini di don Graziano Muntoni), che restituirebbero a un paese che bene o male da un anno è uscito dal decennio buio del commissariato prefettizio la nomea di paese principe del malessere nel Nuorese e in Sardegna.
A quanto si legge dagli informatissimi cronisti de L’Unione Sarda, le indagini sarebbero ora indirizzate sul filone di un agguato indirizzato proprio contro la ragazza, o di un avvertimento divenuto tragico omicidio per puro caso, ma sono tesi che ci lasciano entrambe perplessi, la prima perché non si vede a chi avesse mai fatto male quella ragazzina piena di vita a Lula o a Nuoro, a meno che non si voglia credere a una vile vendetta trasversale che non rientra nel codice d’onore dei sardi, la seconda perché chi sbrigativamente sostiene che al buio delle 18:40 non si poteva mirare con precisione alla sagoma umana vista sul balcone di casa Manfredi dimentica l’esistenza di armi di precisione munite di cannocchiali a infrarossi, che possono magari sparare anche tradizionali pallettoni da caccia, il che è magnifico per depistare. (altro…)

PROCEDIMENTI PER SEQUESTRO DI PERSONA ISTRUITI DA LOMBARDINI

Elenco procedimenti

Elenco completo dei procedimenti di istruzione formale relativi ad episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione trattati dal giudice istruttore Luigi LOMBARDINI, presso gli uffici Istruzione dei Tribunali di Cagliari, Oristano e Tempio Pausania.

  • Sequestro ed omicidio di Mannatzu Antonio, in Cagliari il 15.11.1968;

 

  • Sequestro di BOSCHETTI Enzo, in Siluis (CA) l’1.9.1969;

     

  • Tentato sequestro e omicidio dei fratelli MANCA di Villahermosa Mario e Paolo, in Sarroch, (CA) il 17.4.1971:

     

  • Tentato sequestro e cinque omicidi in danno di LODDO Vincenzo e suoi familiari (“strage di Lanusei”), in Lanusei (NU) il 15.8.1972;

     

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IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

Matteo BOE

Il più carismatico tra i banditi della nuova generazione, l’unico che sia riuscito a fuggire dal carcere dell’Asinara [insieme a Salvatore Duras], Matteo Boe, implicato anche nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, è noto soprattutto per essere stato il custode e la <<mente>> del sequestro di Farouk Kassam.
Le circostanze della sua cattura furono molto misteriose, poiché per diverso tempo poté circolare in Corsica in piena libertà, in compagnia della sua compagna Laura Manfredi; al riguardo si è parlato di una qualche copertura da parte dei servizi segreti francesi, a suo tempo interessati alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam. (altro…)

Mario Fortunato PIRAS

Nativo di Arzana, ma residente a Dolianova con la famiglia, ha da non molto finito di scontare 18 anni di reclusione per concorso nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, a cui prese parte anche Matteo Boe.
Detenuto per lunghi anni nel carcere di massima sicurezza di Carinola, in Campania, esattamente un mese prima della liberazione di Silvia Melis è stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino; secondo quanto narrato da Luigi Lombardini in un suo memoriale postumo, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, avrebbe funto da mediatore, per conto dello Stato, nella risoluzione dei sequestri di Silvia Melis e di Giuseppe Soffiantini, con la collaborazione della moglie Nina Nieddu e dei figli Pier Giuseppe ed Enrico.> (altro…)