Argomento: GIULIO ANDREOTTI


Articoli su questo argomento (33):

1. GLI INIZI

Cagliari è da sempre una città di orientamento politico moderato-conservatore,con elettorato schierato in grande maggioranza con la DC e i partiti minori di centro fino al crollo dei partiti tradizionali seguito a Tangentopoli, quindi coi partiti del Polo delle Libertà [Forza Italia – Alleanza Nazionale], eleggendo da ultimo convintamente, per due legislature, il sindaco Mariano DELOGU, vicino ad AN.
Ritornando nel tempo ai primi anni ’70, i comunisti cagliaritani godevano dipochissimi suffragi [15,3% contro una media nazionale del 28%] ed erano sostanzialmente emarginati dai <<posti di comando>> della città, e nell’ambito del Palazzo di Giustizia vi era un ordine di rapporti di forza analogo a quello esistente in politica, con giudici e PM prevalentemente di centro e di destra [tra l’altro, all’epoca, era considerato di destra anche Carlo Piana, l’attuale procuratore capo che vedremo poi su posizioni stranamente <<progressiste>>]. (altro…)

6. CONSIDERAZIONI FINALI

Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari. (altro…)

LA CARRIERA DI CASELLI, LO STRABISMO DEL CSM

Da un nostro appassionato lettore abbiamo ricevuto la segnalazione, che avremmo forse avuto prima se avessimo letto i quotidiani con maggiore attenzione, per cui i più prossimi congiunti in vita di Luigi Lombardini, ossia il fratello Carlo e la sorella Maria Teresa, prima che venisse formalizzata dal Consiglio Superiore della Magistratura, nella sua vecchia composizione insozzata e intasata di magistrati apertamente politicizzati, la nomina di Giancarlo Caselli a Procuratore Generale di Torino, avevano provveduto a segnalare sia al vice presidente del Consiglio sia al consigliere giuridico del Presidente della Repubblica la pendenza di un esposto che essi a suo tempo inviarono riguardo al comportamento del nostro eroe, all’epoca Procuratore della Repubblca presso il Tribunale di Palermo, in occasione del ben noto interrogatorio dell’11 agosto 1998 e successivi mai chiariti “atti conseguenti” che scaturirono nel tragico suicidio di Luigi Lombardini.
Caro amico, che dobbiamo dire? Ci ricordiamo tutti del fatto che la nomina di Luigi Lombardini a Procuratore presso il Tribunale di Cagliari fu intralciata, tra l’altro, grazie alle accuse del magistrato sassarese Gaetano Cau di pressioni nei suoi confronti per il dissequestro di un assegno internazionale, mentre quando si è trattato di discutere della nomina dell’eroe Caselli (ci sono tanti che lo reputano tale, parliamo sul serio) si passa tranquillamente sui cadaveri, dovendosi ricordare che su quanto è successo soprattutto tra l’interrogatorio e il suicidio di Lombardini non si è mai fatta chiarezza, non potendo certo bastare al riguardo la sbrigativa “assoluzione” decisa dal CSM nei confronti di Caselli, a cadavere caldo, a fine agosto 1998. (altro…)

COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI

Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)

CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE CIRAMI”!!!

A quasi quattro anni dalla sua originaria denuncia, ad opera sia de L’UNIONE SARDA – quando era ancora un giornale, e non era ancora tornata la carta con cui i fruttivendoli impacchettano le mele – sia, con un autonomo esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di Nicola Grauso, il problema, anzi il bubbone, delle incompatibilità di ogni genere dei magistrati cagliaritani, sia quelle di natura parentale tra di loro o con avvocati loro coniugi o congiunti, sia quelle, la cui stessa esistenza giuridica è poco nota alle masse, derivante dal divieto che un magistrato stia in uno stesso ufficio per oltre dieci anni, continua ad essere irrisolto, minando la già non eccelsa credibilità della magistratura della Città del Sole.
I nostri cari giudici e PM sembrano quasi non rendersi conto dello scandalo, dell’estrema inopportunità di una situazione che sarebbe intollerabile in molti altri uffici pubblici, e anche in molte aziende private: ti giri, ti rigiri, e dappertutto vedi parentele, sono tutti imparentati. Come puoi avere fiducia nella giustizia, come puoi non pensar male (col che, come dice Andreotti, si commette peccato ma spesso ci si azzecca) e ritenere malignamente che certe delicate questioni di giustizia vengano trattate e risolte in un’alcova o, meno volgarmente, nel corso di un pranzo familiare? (altro…)

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IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!

Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)

I CONTI DI CARLO PIANA, PROCURATORE IN SMOBILITAZIONE

Forse le sue responsabilità dirette sono ridotte all’osso nel totale fallimento delle indagini di Mura, Ganassi, Pagliei e altri sul caso Melis, sta di fatto che probabilmente la clamorosa sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre scorso incentiverà ancor di più il dottor Piana, procuratore distrettuale, nei suoi intendimenti, esternati da tempo nel “giro” degli addetti ai lavori, di abbandonare anzitempo la guida di questa turbolenta Procura distrettuale che, piena di pasticcioni e di gente avventata com’è, ha compromesso grandemente la sua immagine di magistrato di assoluta autorevolezza e di incondizionata unanime stima, per il solo fatto di guidarla, essendo riuscito forse, da ultimo, nell’evitare che i suoi sostituti facessero troppe fesserie, ma non riuscendo mai a controllare appieno la situazione.
Sfumata l’ipotesi Milano, di una candidatura alla locale Procura al posto del pensionato Gerardo D’Ambrosio, dato che il procuratore pare non abbia intenzione di spostarsi dalla Sardegna, rimane l’ipotesi primaria che Piana intenda salire, o meglio scendere, al secondo piano del Palazzaccio, sulla poltrona di Procuratore generale, e tuttavia ciò richiede che sia primariamente promosso l’attuale Procuratore generale Vittorio Antonini, che però ha proposto la propria candidatura alla Procura generale di Roma senza grosse chances di spuntarla, vedendosi sbarrata la strada da un candidato potente quale l’attuale procuratore capo della capitale Salvatore Vecchione. (altro…)

TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!

La fifa rischia di essere cattiva consigliera, oggi che le colpevoli sottovalutazioni degli allarmi lanciati dal professor Biagi prima del suo barbaro assassinio ad opera delle BR inducono a non sottovalutare niente, in particolare a non prendere sottogamba i macabri messaggi conditi con proiettili di Kalashnikov di questi giorni, ma pare stiano inducendo la Direzione distrettuale antiterrorismo, colpita in prima persona con le minacce al magistrato Mario Marchetti, a “fare di tutta l’erba un fascio”, a indagare su tutte le manifestazioni di “ribellismo” degli ultimi due-tre anni, dai blitz contro i negozi della via Garibaldi e la Rinascente di Cagliari perfino alle scritte anti-Berlusconi sui muri e sui cavalcavia, ritenendo che vadano collocate in un unico calderone di attività eversive.
Attenzione! Certamente queste iniziative fanno parte più della scarsa civiltà che della libera manifestazione del pensiero (in questo paese, chiunque è libero di sparlare di Berlusconi senza imbrattare i muri), ma è assai improbabile che possano essere ascritte a un filone genuinamente “eversivo” anziché, piuttosto, a certi gruppuscoli anarcoidi giovanili da sempre insediati a Cagliari e Sassari e oggi sicuramente convergenti con l’area No Global, la cui azione è però sempre stata a metà strada tra contestazione radicale del “sistema” e goliardia pura, ma non potrà mai convergere con le BR od organizzazioni simili perché, in fondo, si tratta di bravi ragazzi; se la DIGOS di oggi avesse l’esperienza di quella di ieri, degli anni Ottanta, che non diede un peso immeritato a ripetuti episodi di minacce portati a segno da gruppi che si richiamavano al fascismo e al nazismo, si eviterebbero oggi questi inutili allarmismi. (altro…)

UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE

Stiamo entrando ormai nel quinto anno da quel tremendo 1998 che vide la tragica fine di Luigi Lombardini, sparatosi con un colpo di pistola in bocca dopo l’interrogatorio subito dai mastini della Procura di Palermo, il Procuratore “girotondino” Caselli in testa, e mentre doveva svolgersi una perquisizione, che probabilmente doveva essere seguita da un fermo di cui, dopo il fattaccio, i nostri eroi di Palermo, a quanto pare, pensarono bene di distruggere le tracce stracciando il decreto.
Il decorso del tempo, lungi dall’invocare comodi oblii della memoria o prescrizioni, impone quanto mai l’obbligo morale che sia finalmente fatta piena luce, che sia fatta piena chiarezza, sui motivi che realmente determinarono Lombardini a farla finita, perché è troppo semplice affermare, come in molti hanno fatto, che era depresso da tempo, che prendeva psicofarmaci, e altre simili amenità. (altro…)

CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!

Il drastico provvedimento del procuratore generale di Palermo Salvatore Celesti, il quale, sopperendo all’inerzia del procuratore della Repubblica Piero Grasso, ha provveduto a sostituire i PM titolari del Processone di Palermo, Antonino Ingroia (che si è distinto quale comiziante alla girotondina al recente congresso dei giudici comunisti di Magistratura Democratica), Giovanni Di Leo e Lia Sava, divenuti incompatibili poiché in contenzioso giudiziario con Antonangelo Liori (in realtà anche con Nicola Grauso, solo che nei suoi confronti non ci sono sentenze definitive), è apparso un colpo di scena ma, in realtà, è solo l’atto di morte di un processo che è durato sin troppo rispetto al nulla su cui si basa e che gli stessi Ingroia, Di Leo e Sava, giorno dopo giorno sempre più imbarazzati a sostenere un’accusa insostenibile e sempre più timorosi di incassare, con la probabile assoluzione degli imputati, la brutta figura finale che ne seguirà, pare siano stati ben lieti di abbandonare la barca del Processone che affonda.
Quando questo procedimento penale, concausa se non causa esclusiva del suicidio di Luigi Lombardini, ha avuto inizio, Ingroia, Di Leo e Sava, sicuramente magistrati onesti, il primo un tantino fanatico (Lino Jannuzzi lo chiamava, in modo buffo, l’Ayatollah Ingroia) agivano sotto le direttive non tanto di Vittorio Aliquò, che alla procura di Palermo è sempre stato vaso di coccio, quanto del comunista Caselli, all’epoca procuratore capo, e dell’ex andreottiano convertito alla causa giustizialista Guido Lo Forte, all’epoca procuratore aggiunto di punta, laddove in particolare quest’ultimo lasciava trasparire un pensiero ispirato alla più pura conspiracy theory che era suo ma sicuramente, conoscendolo, anche del suo capo, per cui dietro agli strani intrecci emersi nel sottobosco delle trattative per la liberazione di Silvia Melis vi era l’ombra della Massoneria deviata, e perché no anche dei servizi segreti deviati, entità delle quali, certamente, si sarebbe trovato qualche aggancio con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri; e queste suggestioni sono recentemente riecheggiate perfino nelle orecchie di uno dei difensori di Antonio Maria Marini nel recente processo d’appello per il sequestro Melis conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, l’avvocato Giangualberto Pepi, che ha tirato in ballo pesantemente, e a sproposito, la Massoneria. (altro…)

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CASO LOMBARDINI, APERTA INCHIESTA SUL SUICIDIO A PALERMO?

Da ambienti politici vicini alla maggioranza governativa giunge la notizia, ancora tutta da verificare, che la Procura di Palermo abbia deciso di riaprire il caso, frettolosamente archiviato a suo tempo dal ministro Flick e dal Consiglio Superiore della Magistratura, relativo alle modalitàe alle premesse del suicidio di Luigi Lombardini, avvenuto, come è fin troppo noto, l’11 agosto 1998, dopo che Lombardini, reduce da uno stressante interrogatorio avanti a cinque PM diretti da Giancarlo Caselli, all’epoca procuratore capo di Palermo, stava subendo l’onta della perquisizione del suo ufficio, disposta da parte della medesima Procura palermitana.

L’inchiesta, sarebbe condotta dalla stessa Procura di Palermo (si ignora il nome dei magistrati incaricati) poiché al vaglio vi sarebbe la posizione dello stesso Caselli, che non presta più servizio in Sicilia dal marzo 1999 e quindi è giudicabile a Palermo, con riferimento alla vicenda delle pressioni di natura politica di Luciano Violante sia sui ministri Martelli e Scotti, sia sui vertici del C.S.M., affinché non fosse ostacolata la nomina di Caselli nel contesto di quel “processo alla DC”, che vide la sua massima espressione nelle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa a Giulio Andreotti e che Caselli avrebbe dovuto attuare. (altro…)

IL SUICIDIO LOMBARDINI: E SE C’ENTRASSE LA MAFIA?

Da quasi cinque anni continuiamo a interrogarci, arrovellandoci il cervello sulle possibili risposte, sul perché è stato consentito, o voluto, che Luigi Lombardini fosse sottoposto a un’infamante indagine, mediatica prima ancora che giudiziaria (come ben sanno i pennivendoli de LA NUOVA SARDEGNA coi loro sproloqui denigratori), per il reato di estorsione, lui che l’estorsione sotto forma di sequestro di persona la combatté per tutta la vita, perché si è prestato credito senza battere ciglio alle stravaganti accuse, destituite di ogni credibilità, di un bel tipo come Tito Melis che pare pensasse al budget anche quando il rischio che gli uccidessero la figlia era quanto mai attuale.
Sapevamo dei sospetti che Lombardini, ancora in vita, aveva esposto a coloro, magistrati e non, che gli erano più vicini: alcuni alti esponenti della magistratura cagliaritana avrebbero, con metodi piuttosto “informali” (per adoperare un eufemismo), contattato Tito Melis quando già da tempo la sola Procura di Palermo era competente ad indagare sulle vicende riguardanti Lombardini, e l’avrebbero convinto, o indotto, o costretto (gli aggettivi saranno molto importanti quando si indagherà su costoro, probabilmente per concussione) a rendere le note dichiarazioni a carico del magistrato suicida; dopodiché Tito Melis si precipitò a Palermo a ritrattare le dichiarazioni rese prima, in cui di fatti estorsivi non vi era cenno, e Caselli prese il tutto come oro colato. (altro…)

LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI

La storia del comunismo, e in particolare la storia settantennale della terribile dittatura sovietica, paradigma dei regimi totalitari di stampo marxista che negano la stessa dignità di esistere all’avversario politico e non conoscono altro metodo per combatterlo che eliminarlo (fisicamente, come ai tempi di Stalin, o utilizzando la psichiatria collusa, come ai tempi di Breznev, metodo questo gradito anche al nostro Consiglio Superiore della Magistratura) dimostra come questa ideologia, forse giusta nelle premesse, visionaria e sballata nelle previsioni, violenta e antipacifista nei metodi, finisca, inevitabilmente e fatalmente, qualunque forma-partito assuma, per trasformarsi in qualcosa di molto simile alla giustificazione di sodalizi di tipo mafioso, dove pochi boss dettano legge, la massa dei “picciotti” esegue i loro voleri, il popolo è intimidito e chi osa ribellarsi dovrà pentirsene amaramente.
La storia della magistratura italiana ci insegna che un gruppo di magistrati comunisti, apparso negli anni ’60 e datosi la sigla di Magistratura Democratica (perché, un tempo, i comunisti si credevano i monopolisti della parola democratico), dapprima minoritari, sono riusciti, sfruttando il legittimo malcontento della massa della magistratura per i metodi disinvolti dei vertici nell’insabbiare inchieste scottanti e nel propugnare una giustizia forte coi deboli e debole coi forti, e non secondariamente facendo reclutare le nuove leve attraverso percorsi di formazione universitari e post-universitari controllati dal PCI e dintorni, a guadagnarsi una posizione assolutamente dominante, in termini di consensi numerici e soprattutto di attivismo, nella Associazione Nazionale Magistrati e nel C.S.M.. (altro…)

SMASCHERIAMO L’IMBROGLIO DI MAGISTRATURA “DEMOCRATICA”

E’ giunta l’ora di squarciare il velo su tante leggende metropolitane e di proclamare una verità: che Magistratura “Democratica” (virgolette nostre e volute), corrente della magistratura associata nata negli anni ’60 con l’asserito fine di perseguire l’effettiva integrale applicazione della Costituzione nelle decisioni giudiziarie e di liberare la magistratura dalle gerarchie che la ingessavano e la rendevano per nulla indipendente, e per nulla imparziale, si è rivelata solamente un enorme, tragico inganno, per i magistrati di orientamento progressista (ma oggi i progressisti si trovano in Forza Italia in pari misura che nei DS, questa è la realtà) che volevano demolire la vecchia magistratura di parrucconi spesso con un passato fascista e con una visione della giustizia come repressione classista dei ricchi sui poveri e come esigenza di non disturbare il manovratore, ivi compreso quello mafioso, ma non per ritrovarsi sotto un dominio ancora più asfissiante e opprimente.
Fin da quattro decenni addietro, infatti, i “compagni” di Magistratura “Democratica” proclamavano ai quattro venti che l’effettiva istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe consentito di garantire l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, svincolandoli dai lacci e lacciuoli delle gerarchie interne, e soprattutto, sotto l’alibi del nobile fine di rendere effettivi i principi avanzati di cui alla nostra Costituzione, introducevano prepotentemente, per meglio scardinare le vecchie gerarchie conservatrici da loro aborrite, la figura, che purtroppo altri Paesi (soprattutto la Francia e la Spagna) ci imiteranno molto più tardi, del magistrato che fa politica nell’esercizio delle proprie funzioni e per mezzo delle stesse. (altro…)

MAGISTRATI MATTI? SI, MA CE LI FANNO DIVENTARE

Ormai sembra acclarato, le dichiarazioni attribuite a Silvio Berlusconi circa la necessaria “pazzia” e “diversità antropologica” di coloro che svolgono il mestiere di magistrato erano inficiate da un errore di traduzione, si trattava di dichiarazioni alquanto forti che il premier, parlando dei casi giudiziari di Giulio Andreotti, aveva riferito ai magistrati che avevano indagato su di lui, non, come era stato lasciato comprendere dai gravi errori di traduzione, alla generalità dei magistrati italiani.
Ad ogni buon conto, per un approccio un tantino più documentato ai problemi della giustizia, il Premier dovrebbe obiettivamente considerare che, per le condizioni in cui si svolge, oggi, il lavoro di magistrato, questo, matto, spesso ce lo fanno diventare. (altro…)

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A PROPOSITO DI VIOLANTE E DINTORNI …

Negli scorsi giorni, ha di nuovo tenuto banco la polemica sul ruolo del signor Luciano Violante, anima nera di certa magistratura politicizzata, sul quale si sono abbattute le accuse, o meglio i sospetti, di Giulio Andreotti che, dopo essere stato assolto dalla Cassazione per il delitto Pecorelli, ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, anzi qualche macigno.
Noi nutriamo enorme stima per Andreotti e, per converso, enorme disistima per Violante, ma non vogliamo occuparci qui delle vicende per cui costui è noto, dal teorema inventato negli anni ’70 contro quel galantuomo di Edgardo Sogno, colpevole di essere un mitico capo partigiano ma al contempo un coerente liberale monarchico antifascista e anticomunista con la stessa intensità, alle chiare ed evidenti sinergie con Giancarlo Caselli proprio in relazione ai processi per cui Andreotti ha dovuto patire le pene dell’inferio per dieci anni e passa: per queste vicende crediamo che Violante sarà inappellabilmente condannato dal tribunale della storia, e dovrebbe vergognarsi a ricoprire senza pudore ancora un alto incarico, come quello di capogruppo dei DS, un partito che pretende di essere rispettabile e poi contraddice continuamente nei fatti le buone intenzioni. (altro…)

MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO

Fino a ieri era solo un argomento da polemica politico-giudiziaria o per arringhe di avvocati scoraggiati e sfiduciati che, quando veniva tirato fuori, provocava le puntuali reazioni della magistratura associata che gridava all’attentato alla sua indipendenza e alla sua imparzialità, ma ora, con la sentenza delle Sezioni Unite che ha gettato nel cestino l’aborto giudiziario partorito dalla Corte di Assise di Appello di Perugia nel condannare Giulio Andreotti quale preteso mandante dell’assassinio di Mino Pecorelli, è la Suprema Corte di Cassazione, il nostro massimo organo giudiziario e nel suo massimo consesso, a riconoscere che nel nostro ordine giudiziario ci sono giudici che condannano la gente non sulla base di prove, bensì sulla base di teoremi, e a meritoriamente sanzionare questo inqualificabile modo di agire che, forse, meriterebbe anche l’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministro della Giustizia.
Lo stesso può dirsi per quanto riguarda il caso SME, per cui perfino un tribunale giustizialista e prevenuto come quello di Milano non ha potuto fare a meno di assolvere tutti gli imputati, compreso il bieco Previti, giacché l’accusa non si reggeva che su teoremi, ma vi è da dire che non occorreva attendere sette anni – e ne trascorreranno di più con gli inevitabili appelli e ricorsi di Suo Accanimento la dottoressa Ilda Boccassini – per affermare che in quel processo non c’era niente, che già il GIP doveva fare le sue verifiche, se no questi accidenti di GIP che diavolo ci stanno a fare? Se devono sempre e solo convalidare ogni sproposito sostenuto dai PM, ma non sarebbe meglio e meno ipocrita, in attesa della separazione delle carriere, che fosse direttamente il PM a rinviare a giudizio? (altro…)

PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!

Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)

CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’

Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)

ALMENO GLI AMERICANI FANNO SEMPRE GIUSTIZIA

Giusta o sbagliata, legale o illegale che sia stata, sul piano del diritto internazionale e dell’opportunità, l’invasione dell’Iraq da parte delle forze angloamericane, ieri la partita con Saddam Hussein, non certo il peggior tiranno della storia, ma comunque un governante abietto e sanguinario, è stata chiusa, e in modo finalmente conforme a quella che è la missione storica, di giustizia e libertà, della grande nazione americana; l’ex rais è stato acchiappato senza colpo ferire nel suo ultimo rifugio, una topaia della sua città natale, Tikrit, e a quanto pare non verrà giustiziato sommariamente, come accadde a Nicolae Ceausescu in Romania e a tanti altri tiranni della stessa risma, bensì subirà un regolare processo, verosimilmente ad opera di un tribunale iracheno o di una corte internazionale da costituirsi ad hoc, visto che gli USA non riconoscono il Tribunale Penale Internazionale.
La guerriglia ancora impazza in Iraq, ma il risultato dell’azione americana nella zona è comunque, anche solo per questo fatto, pienamente positiva, e noi, che abbiamo a suo tempo aspramente criticato la legittimità dell’invasione dell’Iraq, non possiamo che esprimere apprezzamento per il modo in cui è stato posto mano alla problematica irachena, con minimo numero di morti civili e militari, senza alcun abbandonarsi a vendette tanto per vendicarsi – come invece spesso fanno israeliani e palestinesi reciprocamente – nel pieno rispetto dei principi di civiltà e di umanità per quanto ciò sia possibile in occasione di una guerra. (altro…)

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BUON NATALE E UN FELICE 2004 DI VERITA’

Anche se noi siamo letteralmente fanatici della cura di questo sito e dell’esercizio della funzione informativa che, nel nostro piccolo, riteniamo di avere, sappiamo bene di versare ormai in un periodo di piena “stanca”, in cui tutti sono impegnati nello shopping natalizio e dopo saranno impegnati nelle settimane bianche o comunque nelle ormai consuete vacanze del periodo natalizio, anche se, a dirla tutta, di fronte a tanta povertà che persiste nel nostro Paese, senza dover andare in Africa, sarebbe molto meglio starsene buoni, risparmiare quei soldi e utilizzarli per dare un po’ a chi non ha niente.
Ad ogni buon conto, questo è ormai il Natale, è una festa il cui genuino significato cristiano si va di anno in anno sempre più appannando, a tutto vantaggio dell’aspetto consumistico della corsa al regalo e delle pantagrueliche abbuffate, che comunque continua a rappresentare, nei limiti del possibile, un momento di serenità in cui si cerca di stare più vicini del solito ai propri familiari e di tirare le somme in vista di un nuovo anno. (altro…)

IL GOLPE CHE AVANZA

Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato. (altro…)

LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA

Quello presente non è certo, per la Procura di Palermo, un momento di suprema credibilità come ufficio giudiziario, dato che vi sono ancora gli strascichi degli innumerevoli processi politici, tanto grossi quanto fallimentari, scatenati a suo tempo da Giancarlo Caselli e il suo pool contro Andreotti, Mannino eccetera, su Guido Lo Forte, nel contesto dell’inchiesta sui fiancheggiatori “illustri” di Bernardo Provenzano, tornano a correre brutte voci, il più fidato collaboratore di un altro pasdaran caselliano, quell’Antonio Ingroia che non si era astenuto dal Processone contro Grauso nonostante una evidente incompatibilità, è stato arrestato perché pare facesse la spia per Provenzano, e infine va ricordato che i tre PM che seguivano il Processone, oltre a Ingroia Giovanni Di Leo e Lia Sava, non sono stati tempestivamente sostituiti dal procuratore capo Piero Grasso, bensì cacciati d’imperio con provvedimento del PG Salvatore Celesti.
A noi cagliaritani, che abbiamo davanti agli occhi la tragedia di Luigi Lombardini suicida nel proprio ufficio, la Procura della capitale siciliana evoca sinistre e terribili ombre, ma anche in situazioni riguardate “a freddo”, come quella relativa alle vicende de L’UNIONE SARDA, laddove sono trascorsi ormai cinque anni dai fatti, l’impressione che si ricava dall’azione congiunta della Procura stessa e dei GIP, nel caso di specie del GIP Gioacchino Scaduto già titolare di molti processi antimafia caselliani, è quella della somma ingiustizia. (altro…)

ADDIO, EMANUELE!

Ultimamente le buone notizie sono davvero numerose, talmente numerose che ci verrebbe da aspettarcene qualcuna di davvero fragorosa, come ad esempio che si sappia finalmente la verità sul caso Melis, che tutto venga dichiarato davanti ai giudici e non rimanga nelle veline del SISDE.
Ma ora non facciamo voli pindarici, la notizia che prendeva corpo già da tempo, e che in parte è direttamente conseguenziale all’irresistibile ascesa di Renato Soru, è quella secondo cui Emanuele Sanna, il tetro segretario regionale del PDS del tempo dell’assalto della magistratura a Grauso, da alcuni chiamato “Il Panda” per le sue fattezze fisiche non proprio da Adone, da altri invece appellato “Il Mandarino” per il suo modo di esercitare il potere nel partito e nelle istituzioni, dopo 25 anni di presenza quasi ininterrotta (non fu eletto solo nella legislatura 1994-1999) non sarà ricandidato al Consiglio Regionale. (altro…)

PROCEDIMENTI CONTRO ESPONENTI DELLA DC E DEL PSI

Mentre, come si illustra altrove, la magistratura cagliaritana si è mostrata alquanto generosa in materia di procedimenti penali a carico delle cooperative rosse o di esponenti del PCI/PDS, avviati verso la prescrizione quanto del tutto non avviati, altrettanto non può certo dirsi per il trattamento riservato ai due maggiori partiti di governo della <<prima Repubblica>>, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Seppure non letteralmente falcidiati come altrove, i due partiti si sono visti significativamente colpiti in esponenti di spicco.
Quanto agli esponenti della Democrazia Cristiana, l’esponente di maggior spicco sottoposto ad indagini è stato BRUNO RANDAZZO, già consigliere regionale e deputato, da tempo Presidente dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), che è stato arrestato e incriminato, dal PM Paolo De Angelis, proprio in relazione ad irregolarità asseritamente commesse nella gestione dell’AIAS. Il procedimento a carico di Randazzo, fondato su presupposti assai discutibili e, a quanto si asserisce in ambienti vicini all’imputato, determinato da precise e mirate pressioni di un notissimo esponente del PDS, ha determinato una lunga e vivace diatriba tra lo stesso De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che ha avocato il procedimento chiedendone l’archiviazione, negata dal GUP Leonardo Bonsignore che ha disposto il rinvio a giudizio; il processo si è allo stato concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione. (altro…)

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IL CASO LOMBARDINI

Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)

IL MAXIPESTAGGIO DEL CARCERE DI SAN SEBASTIANO

Nel marzo 1999 Giancarlo Caselli, dopo sette anni alla guida della Procura di Palermo, si trasferisce al Ministero di Grazia e Giustizia, ove assume l’incarico di Direttore generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria [DAP], chiamato per espresso volere del ministro comunista Oliviero Diliberto a sostituire il troppo garantista Alessandro Margara.
Caselli porta nel DAP la sua impronta giustizialista, con la costituzione, nell’ambito della Polizia Penitenziaria, dell’UGAP [Ufficio Garanzie Amministrazione Penitenziaria] e dei GOM [Gruppi Operativi Mobili]; il primo è un organo che assume le caratteristiche di un vero e proprio servizio segreto penitenziario, mentre i secondi sono gruppi operativi da impiegarsi nelle situazioni <<difficili>>, come ad esempio una rivolta in carcere. (altro…)

Giancarlo CASELLI

65 anni, nativo di Pinerolo vicino Torino, è sempre stato un magistrato in prima linea, dapprima nell’antiterrorismo – presso l’Ufficio Istruzione di Torino, istruì la maggior parte dei processi relativi alle BR degli anni ’70 e dei primi anni ’80 e gestì il pentimento del primo collaboratore di giustizia, Patrizio Peci – quindi, dopo una parentesi quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura e presso il Ministero, nell’antimafia, dato che nel 1992 venne nominato procuratore di Palermo al posto di Pietro Giammanco, dimessosi dopo i <<veleni>> seguiti all’assassinio di Giovanni Falcone.
Tra i candidati alla poltrona di capo della procura palermitana vi era anche Luigi Lombardini, ma la sua domanda fu ritenuta non accoglibile sulla base di valutazioni meramente formali; rimane forte il dubbio che – come denunciato anche da Lombardini – la nomina fosse stata fatta su pressione di Luciano Violante e allo scopo di imbastire i processi politici alla Democrazia Cristiana. (altro…)

Luigi LOMBARDINI

Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)

MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA

Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni. (altro…)

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GLADIO E VOLPE 132 …C’E’ ANCORA TANTO DA SCAVARE …

Sembra che i nostri articoli sul caso “Volpe 132”, che poi non contengono chissà quali clamorose rivelazioni, ma solo un tentativo di lettura ragionata, per quanto inquietante, di cose che si sanno già stia suscitando un morboso interesse da parte di utenti imperscrutabili statunitensi e israeliani, forse riconducibili a qualche servizio di intelligence interessato a capire se vi fosse coincidenza tra gli assassini che tirarono giù l’elicottero con a bordo i piloti della GdF Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda e quelli, spesso dipinti come “patrioti”, che massacrano coi mezzi più subdoli tanti innocenti figli di David; analogo interesse pare ci sia da parte di qualche investigatore cagliaritano, ma poiché nel nostro sito quasi tutte le utenze pubbliche sono “bannate” (eccetto la Rai e poche altre), dovranno soddisfare la loro curiosità collegandosi da casa.
Forse occorre suggerire a chi vuole approfondire come si deve la vicenda di sondare adeguatamente i possibili collegamenti tra la stessa e le schegge impazzite dell’organizzazione Stay Behind, meglio nota come Gladio, in Sardegna (dove, non dimentichiamolo, vi era la base di addestramento segreta di Capo Marrargiu), laddove detta struttura, fortemente compenetrata com’era dalla P2 e dalla massoneria deviata in generale (tra i motivi della scissione della “Gran Loggia Regolare” vi fu l’intendimento di Giuliano Di Bernardo di espellere dal Grande Oriente i numerosi “gladiatori” che vi risultavano iscritti), per un verso non si era rassegnata alla smobilitazione ingenerata dalla sgradevole scoperta delle “carte” di Aldo Moro nel covo BR di via Monte Nevoso, a Milano, e imposta da Giulio Andreotti in contrasto con l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, e col direttore del Sismi ammiraglio Martini, per altro verso conservava un inestimabile patrimonio di legami internazionali che non si limitavano ad ambienti militari e di intelligence stranieri rientranti tra i nostri alleati (come quelli degli Stati Uniti), ma che spaziavano molto pericolosamente, e in armonia con la linea filoaraba del Sismi, nel Medio Oriente, presso entità terroristiche quali quelle palestinesi che, secondo l’apprezzamento molto soggettivo di taluni, sarebbero quasi patriottiche. (altro…)

PERCHE’ PIANA NON PUO’ ESSERE PROMOSSO

Si sono resi vacanti tutti i vertici degli uffici giudiziari apicali di Cagliari, la Corte di Appello, in virtù delle dimissioni – con un certo anticipo rispetto all’età massima di legge – del dottor Pietro Antioco Corda, e la Procura Generale, in virtù delle dimissioni, per motivi che non possiamo esplicitare in omaggio alla legge sulla privacy, del procuratore generale Vittorio Antonini.
In base alle graduatorie rese note dal CSM, molto approssimative in quanto non indicano punteggi, il dottor Carlo Piana, attuale procuratore della repubblica di Cagliari, risulta primo per entrambi i posti, con maggiore probabilità di successo per la Corte di Appello, mentre per la Procura Generale è in campo la candidatura “pesante” di Claudio Vitalone, magistrato noto soprattutto per il processo infondato subito insieme a Giulio Andreotti per l’omicidio Pecorelli, che è ora consigliere di Cassazione. (altro…)

LA MORTE MISTERIOSA DI UN EX QUESTORE

La morte misteriosa di un ex Questore – La morte misteriosa di un ex Questore. Con dieci coltellate, ieri è stato assassinato l’ex questore di Nuoro Arrigo Molinari,nella sua abitazione di Audora. Si dice che sia stato in un tentativ… [Pino Scaccia – La torre di Babele].
Traggo spunto da questo post sul blog di Pino Scaccia “La torre di Babele” perché la figura di Molinari merita qualche riflessione: egli fu scoperto quale appartenente alla nota loggia P2, coinvolto altresì in Gladio, e fu a metà anni Ottanta protagonista della rocambolesca cattura di Annino Mele, sulla quale vicenda si sofferma l’autore del post, il nuorese Enzo Cumpostu titolare di questo BLOG, che narra di come Molinari, per assicurare alla giustizia il “bandito” mamoiadino ritenuto capo del MAS (Movimento Armato Sardo), ne aveva fatto arrestare l’intera famiglia, con operazione definita “israeliana”. Ricordiamo in realtà che lo stesso Luigi Lombardini fu protagonista in prima persona dell’operazione con attività da “guerra non ortodossa” e tecniche degne del Mossad: pare che una sua prossima congiunta fosse divenuta, per carpire informazioni adeguate, addirittura amante di Annino Mele. (altro…)