Argomento: GIANFRANCO SIUNI
Articoli su questo argomento (5):
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)
CASO MELIS, LA VERITA’ SI AVVICINA
Fervono sempre più intense le consuete ritualità di un Natale sempre meno cristiano e sempre più pagano, sempre meno celebrativo della nascita di Nostro Signore e sempre più consumistico e di abbuffate alla faccia dei tanti poveri del mondo, a chiudere un anno abbastanza disgraziato fatto di una cifra di tutto rispetto di 34 omicidi in Sardegna, perlopiù senza colpevoli, dell’imperversare di spettacolari rapine, della solita pletora di truffe di vario genere, a cominciare da quella legata al nome di una donna bellissima, Gabriella Ranno, che vedrebbe coinvolto il figlio di un’importantissimo personaggio cagliaritano, senza parlare del fatto che in una recente inchiesta per traffico di droga sarebbe rimasto indagato il figlio di un giudice.
Si approssima quindi la fine di un altro anno porco, un altro dei troppi anni porci che abbiamo vissuto ultimamente, all’inizio del quale avevamo tentato di auspicare che questo 2003 fosse finalmente l’anno della verità sul caso Melis, e almeno su questo fronte la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assolto l’avvocato Antonio Piras dalla fantasiosa, strampalata accusa di estorsione formulata ai suoi danni, ha finalmente contribuito a ricostruire grandi frammenti di verità. (altro…)
IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI
La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)
I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE
Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: I GIUDICI DI PALERMO DANNO IL COLPO DI GRAZIA AL TEOREMA
Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Palermo, lo scorso dicembre, ha mandato assolto l’avvocato Antonio Piras, già condannato in primo grado col rito abbreviato dal GUP Marcello Viola, dalle infamanti accuse di estorsione consumata e tentata, nonché calunnia in danno di Piana e Mura, mossegli nell’ambito del noto Processone di Palermo che prosegue col rito ordinario, con tempi biblici ed entusiasmo sempre minore da parte di una Procura che ha ereditato questo sgradito lascito caselliano, nei confronti di Nicola Grauso e altri.
I giudici di Palermo ci vanno molto cauti, forse con un occhio al troncone principale del processo e cercando di non entrare troppo nel merito, ma una considerazione contenuta nei motivi della sentenza, sopra tutte, colpisce: non può escludersi che Tito Melis, nel rancore che lo animava per la perdita del famoso miliardo che aveva consegnato a Piras, abbia coinvolto anche costui, il quale tuttavia, in quanto da tempo “garante” dell’eventuale pagamento del riscatto, non poteva avere alcun interesse ad accordarsi con Lombardini o con Grauso nel contesto del fantomatico “piano”, pilastro dell’accusa, che costoro avrebbero predisposto, secondo Caselli, Ingroia e soci di concerto con lo stesso Piras. (altro…)