Argomento: GIAN ADELIO MALETTI


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1. GLI INIZI

Cagliari è da sempre una città di orientamento politico moderato-conservatore,con elettorato schierato in grande maggioranza con la DC e i partiti minori di centro fino al crollo dei partiti tradizionali seguito a Tangentopoli, quindi coi partiti del Polo delle Libertà [Forza Italia – Alleanza Nazionale], eleggendo da ultimo convintamente, per due legislature, il sindaco Mariano DELOGU, vicino ad AN.
Ritornando nel tempo ai primi anni ’70, i comunisti cagliaritani godevano dipochissimi suffragi [15,3% contro una media nazionale del 28%] ed erano sostanzialmente emarginati dai <<posti di comando>> della città, e nell’ambito del Palazzo di Giustizia vi era un ordine di rapporti di forza analogo a quello esistente in politica, con giudici e PM prevalentemente di centro e di destra [tra l’altro, all’epoca, era considerato di destra anche Carlo Piana, l’attuale procuratore capo che vedremo poi su posizioni stranamente <<progressiste>>]. (altro…)

SMASCHERIAMO L’IMBROGLIO DI MAGISTRATURA “DEMOCRATICA”

E’ giunta l’ora di squarciare il velo su tante leggende metropolitane e di proclamare una verità: che Magistratura “Democratica” (virgolette nostre e volute), corrente della magistratura associata nata negli anni ’60 con l’asserito fine di perseguire l’effettiva integrale applicazione della Costituzione nelle decisioni giudiziarie e di liberare la magistratura dalle gerarchie che la ingessavano e la rendevano per nulla indipendente, e per nulla imparziale, si è rivelata solamente un enorme, tragico inganno, per i magistrati di orientamento progressista (ma oggi i progressisti si trovano in Forza Italia in pari misura che nei DS, questa è la realtà) che volevano demolire la vecchia magistratura di parrucconi spesso con un passato fascista e con una visione della giustizia come repressione classista dei ricchi sui poveri e come esigenza di non disturbare il manovratore, ivi compreso quello mafioso, ma non per ritrovarsi sotto un dominio ancora più asfissiante e opprimente.
Fin da quattro decenni addietro, infatti, i “compagni” di Magistratura “Democratica” proclamavano ai quattro venti che l’effettiva istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe consentito di garantire l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, svincolandoli dai lacci e lacciuoli delle gerarchie interne, e soprattutto, sotto l’alibi del nobile fine di rendere effettivi i principi avanzati di cui alla nostra Costituzione, introducevano prepotentemente, per meglio scardinare le vecchie gerarchie conservatrici da loro aborrite, la figura, che purtroppo altri Paesi (soprattutto la Francia e la Spagna) ci imiteranno molto più tardi, del magistrato che fa politica nell’esercizio delle proprie funzioni e per mezzo delle stesse. (altro…)