Argomento: FRANCESCO SAVERIO BORRELLI
Articoli su questo argomento (19):
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI [..]
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO
MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …
A CALTANISSETTA TUTTI I PROCESSI SUI MAGISTRATI SARDI!!!
SPUTTANATI!!!
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…
MAGISTRATI POLITICIZZATI? ALLORA MAGISTRATI ELETTIVI!
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA
Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)
CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!
I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna. (altro…)
QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO
Viene da ridere a sentire Ilda “la rossa” Boccassini che, nel tentativo di motivare le pesanti richieste di condanna contro Cesare Previti, Renato Squillante e altri nel processo IMI-SIR, dopo aver letto una lunga e tediosa perizia contabile sui flussi di denaro ricollegabili agli imputati senza però trovare un solo straccio di prova che fossero riconducibili al prezzo di corruzione, si è scagliata contro l’intera Corte di Cassazione, asserendo che sulla stessa vi era un vero e proprio “controllo militare”, ovviamente in funzione corruttiva, ad opera degli imputati, scatenando la giusta indignazione dell’ex presidente dell’A.N.M., Antonio Martone, a suo tempo silurato perché, tra le toghe, pare non sia tempo di buon senso e moderazione.
La Boccassini, tanto omogenea alla linea politico-imprenditoriale-editoriale del famigerato gruppo L’ESPRESSO che il settimanale omonimo, all’epoca dell’arresto del giudice Squillante (marzo 1996) sparò una copertina col suo faccione e con lo slogan da stadio “FORZA ILDA”, nella foga di stigmatizzare questo apparato militare che avrebbe presidiato l’intera Cassazione, si dimentica dell’apparato politico-militare di cui ella è parte integrante e che, da ormai un decennio, occupa, appunto manu militari, la magistratura italiana, deviandone le funzioni a fini di distruzione di singoli politici e imprenditori o di forze politiche e imprenditoriali, di protezione oltre ogni decenza di altre forze politiche e imprenditoriali (i DS e De Benedetti, ma anche il gruppo Fiat, su tutti) e opprimendo i tanti magistrati seri, onesti, indipendenti e imparziali che ancora ci sono, obbligandoli spesso alla drammatica scelta tra l’adeguarsi all’andazzo generale o il venire estromessi, emarginati, addirittura incriminati. (altro…)
MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …
Una banda di mafiosi? Forse le opinioni prevalenti dei visitatori che rispondono al nostro sondaggio sui magistrati di Cagliari sono un po’ drastiche, visto che, sintetizzata all’estrema, la nozione dell’associazione mafiosa che fornisce il codice penale è quella di una congrega di individui che si approffittano, per commettere reati, del timore emanato dal loro vincolo associativo e dalla conseguente omertà.
Che tutti i magistrati cagliaritani, tra i quali abbondano persone intelligenti, serie, oneste e preparate, che lavorano nel silenzio senza dare interviste, mettersi in mostra, ordinare eclatanti blitz, siano parte, o complici, di un simile sodalizio non ci sentiremmo di sottoscriverlo: molti di essi, anzi, sono delle vittime, poiché oggi i magistrati non sono quelli dell’Ottocento, non sono i nobili o i proprietari terrieri di allora, perlopiù vivono del proprio stipendio e la bandiera che devono alzare, quando vi siano situazioni di rischio, è fatalmente quella italianissima del “tengo famiglia”. (altro…)
A CALTANISSETTA TUTTI I PROCESSI SUI MAGISTRATI SARDI!!!
Perché i magistrati della Procura di Palermo, che hanno dispiegato un accanimento degno di miglior causa nei confronti del povero Luigi Lombardini ritenendo degne di credito certe artate farneticazioni, non compiano il loro dovere rispetto agli innumerevoli abusi ed illeciti ascrivibili, secondo denunce e notizie di stampa, a taluni magistrati del Palazzaccio di piazza Repubblica, rimane un mistero; dovendo escludere che siano in malafede, bisogna alternativamente ritenere o che della realtà sarda e cagliaritana non capiscono niente, o che sono anche loro condizionati, come a suo tempo lo fu l’effimero ministro della giustizia Oliviero Diliberto, da esigenze di ordine superiore.
Probabilmente sono entrambe le cose.
I PM di Palermo, che pure hanno sul fenomeno mafioso un patrimonio di conoscenze senza eguali in Italia, se non forse a Napoli o in Calabria, dovrebbero ben sapere che mafia non è solo quella che spara, che incapretta, che scioglie i bambini nell’acido, ma anche quella che ai cruenti mezzi delle brutali esecuzioni, che fanno rumore e attirano troppe tracce, preferisce quelli, molto più cruenti in una società come la nostra, dell’emarginazione politica, economica, sociale e culturale; a Cagliari, chiunque, anche solo per far valere i propri diritti, si trovi a cozzare contro intoccabili interessi forti, non solo di certa magistratura o di certi politicanti affaristi, ma anche di certe “grandi famiglie”, subisce sistematicamente questa sorte, tramite ritorsioni di varia specie (fallimenti pilotati, procedure di “controllo giudiziario”, trasferimenti per incompatibilità ambientale, procedure di dispensa dal servizio), intorno alle quali, talora per fortuna senza successo finale, si formano solidali coalizioni di magistrati, politici, imprenditori rapaci e periti collusi, nonché giornalisti fiancheggiatori, capaci di intimidire chiunque si opponga (e il coraggio è moneta rara a Cagliari, città dei Don Abbondio). E che cos’è questo se non l’avvalersi della forza di un vincolo associativo e della condizione di omertà che ne discende, come dice l’articolo 416-bis del codice penale? (altro…)
SPUTTANATI!!!
Questa volta si sono accorti di averla fatta proprio grossa, con la loro inerzia, il loro silenzio, la loro arroganza su una situazione di illegalità sistematica e diffusa in ordine alla quale era prima o poi prevedibile che si abbattesse la scure di un ministro della giustizia con un minimo di scrupolo e obiettività, certo non del compagno Diliberto la cui cassaforte finanziaria Cooperativa Cento era sotto la scure delle indagini del dottor De Angelis, né del compagno Fassino che ha sempre l’aria di uno che non sa dove diavolo si trova e perché diavolo ci si trova.
Sulla questione delle infinite e innumerevoli incompatibilità parentali, per coniugio o parentela tra loro o con avvocati dello stesso foro, i magistrati cagliaritani sono stati, stavolta, definitivamente sputtanati, senza possibilità alcuna di una ritirata onorevole, che avrebbero potuto attuare ben prima, e poco conta che le denunce, che si collocano nell’ambito di quella “caccia agli incompatibili” che il caso Galizzi e le prese di posizione del ministro Castelli e di taluni esponenti del C.S.M. hanno ormai scatenato in tutta Italia, siano state pubblicate da IL GIORNALE, che però è pur sempre il quarto quotidiano nazionale per numero di lettori, e da LA PADANIA, organo di partito certo non letto in Sardegna, e non certo sul foglio di censura zuncheddiana UNIONE SARDA, tanto meno sullo House Organ della Procura di Cagliari LA NUOVA SARDEGNA. (altro…)
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
Il ministro della giustizia Roberto Castelli, al quale l’essere un ingegnere ha stavolta giovato ispirandogli precisione e rigore di argomenti, ha decisamente colto nel segno, traendo spunto dallo scontro istituzionale che lo ha contrapposto al Consiglio Superiore della Magistratura sulla nomina a procuratore di Bergamo dell'”incompatibile” dottor Galizzi, ed evidenziando che, dietro quella che si voleva dipingere come una contrapposizione di natura politica, si celava invece la doverosa opposizione dello stesso ministro al tentativo di nomina di quel magistrato nonostante la smaccata incompatibilità parentale col fratello, presidente di sezione presso il Tribunale di Bergamo; come è noto, Castelli ha puntualizzato che conta ben poco che dei due fratelli uno svolga funzioni civili e l’altro sia destinato a funzioni penali, poiché deve essere rispettata la lettera della legge, che fa riferimento, quanto all’incompatibilità a sedi e uffici giudiziari nel loro complesso, senza distinzioni, poiché le interferenze tra civile e penale sono, in realtà sistematiche.
Consensi sono giunti a Castelli, spiace constatarlo, solo da esponenti della Casa delle Libertà da Gaetano Pecorella e Luigi Bobbio, rispettivamente di Forza Italia e di AN e rispettivamente presidenti della commissione giustizia alla Camera e al Senato, e da Nicola Buccico, consigliere “laico” del Consiglio Superiore della Magistratura in quota AN, già destinato alla presidenza del parlamentino dei magistrati poi “bruciato” dall’inciucio trasversale tra i “togati”, compresi quelli di Magistratura Indipendente, e i laici del centrosinistra per eleggere Virginio Rognoni. (altro…)
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
Luigi Lombardini, che aveva il vizietto di raccogliere informazioni su tutto e su tutti, giurava che il figlio di un noto magistrato dirigente della Associazione Nazionale Magistrati e di Magistratura Democratica, oggi in servizio come giudice presso un tribunale della Sardegna, sia riuscito a passare il concorso per uditore giudiziario in modo irriferibile, ossia con una poderosa raccomandazione del babbo, essendo privo dei benché minimi requisiti per entrare nell’ordine giudiziario …. della serie che i comunisti erano quelli che combattevano la pratica delle raccomandazioni e del nepotismo, ma ovviamente solo quando riguardavano gli altri.
E fino a qualche tempo fa, di babbi e figli nel palazzaccio di Cagliari ne trovavamo tanti, dai Massidda’s (Paolo e Francesco, fratelli, e i rispettivi figli Giovanni e Andrea), dove i padri sono per fortuna andati in pensione, ai Porcu’s (Angelo, già presidente del Tribunale di Sorveglianza, e Gaetano, PM), agli ancora attuali Piana’s (inutile dire che si tratta del mitico Don Carlos, procuratore capo, e del figliolo Paolo). (altro…)
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità. (altro…)
MAGISTRATI POLITICIZZATI? ALLORA MAGISTRATI ELETTIVI!
Silvio Berlusconi, forse, ha fatto un’analisi un po’ sbrigativa nel riproporre, pur non senza fondamento, la consueta tesi della sinistra che usa la magistratura per ribaltare il verdetto delle urne, dato che, nel rapporto tra magistratura e politica, si sta invece delineando una situazione che rischia di essere ingovernabile anche per i Rutelli e i Fassino, che infatti, dopo la nota sentenza della Cassazione, si sono affrettati a dichiarare che, in caso di condanna di Berlusconi a Milano, non ne chiederebbero le dimissioni.
Si sta venendo a formare, infatti, una inquietante sinergia tra l’ala avanzata della magistratura militante, quella di cui, essendo divenuti Borrelli e D’Ambrosio illustri pensionati, i più insigni rappresentanti sono divenuti il Procuratore Generale di Torino Giancarlo Caselli e il Procuratore Aggiunto di Milano, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Armando Spataro, e i movimenti che nel panorama politico italiano più stanno nell’ambito di coloro che propongono soluzioni barricadiere e disconoscono la legittimità di Berlusconi e della Casa delle Libertà a governare, non disdegnando all’uopo la soluzione giudiziaria o peggio, speriamo proprio di no, quella degli scontri di piazza. (altro…)
LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI
La storia del comunismo, e in particolare la storia settantennale della terribile dittatura sovietica, paradigma dei regimi totalitari di stampo marxista che negano la stessa dignità di esistere all’avversario politico e non conoscono altro metodo per combatterlo che eliminarlo (fisicamente, come ai tempi di Stalin, o utilizzando la psichiatria collusa, come ai tempi di Breznev, metodo questo gradito anche al nostro Consiglio Superiore della Magistratura) dimostra come questa ideologia, forse giusta nelle premesse, visionaria e sballata nelle previsioni, violenta e antipacifista nei metodi, finisca, inevitabilmente e fatalmente, qualunque forma-partito assuma, per trasformarsi in qualcosa di molto simile alla giustificazione di sodalizi di tipo mafioso, dove pochi boss dettano legge, la massa dei “picciotti” esegue i loro voleri, il popolo è intimidito e chi osa ribellarsi dovrà pentirsene amaramente.
La storia della magistratura italiana ci insegna che un gruppo di magistrati comunisti, apparso negli anni ’60 e datosi la sigla di Magistratura Democratica (perché, un tempo, i comunisti si credevano i monopolisti della parola democratico), dapprima minoritari, sono riusciti, sfruttando il legittimo malcontento della massa della magistratura per i metodi disinvolti dei vertici nell’insabbiare inchieste scottanti e nel propugnare una giustizia forte coi deboli e debole coi forti, e non secondariamente facendo reclutare le nuove leve attraverso percorsi di formazione universitari e post-universitari controllati dal PCI e dintorni, a guadagnarsi una posizione assolutamente dominante, in termini di consensi numerici e soprattutto di attivismo, nella Associazione Nazionale Magistrati e nel C.S.M.. (altro…)
CHI CONCEDE LA GRAZIA?
Il potere di concedere la grazia e commutare le pene, nel nostro ordinamento, ha solide radici nella tradizione monarchica: era il Re, dal quale, secondo lo Statuto albertino, la giustizia “emanava”, a potere a sua discrezione, proprio in quanto vertice e personificazione dello Stato anche per quanto attiene alla giustizia, emanare detti atti di benevolenza ad personam nei confronti di singoli detenuti.
Oggi che la Repubblica, nel bene e nel male, ha rimpiazzato la monarchia, il potere dovrebbe spettare a chi rappresenta il Popolo, in nome del quale, ai sensi della nostra Costituzione, la giustizia è, o almeno dovrebbe, essere amministrata, e tuttavia, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, non può spettare né agli stessi organi giudiziari, a cui è attribuita la potestà di restituire i detenuti alla società civile con altri mezzi (misure alternative alla detenzione), né direttamente all’esecutivo o al legislativo, che sono espressione di poteri che non dovrebbero mai poter travalicare la competenza naturale del giudiziario. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
IL CASO PINTUS
La vicenda di Francesco Pintus è emblematica di come un magistrato serio, animato solamente dall’intento di fare il suo dovere fino in fondo, debba talora, suo malgrado, trasformarsi in un Masaniello, subendo i relativi, inevitabili strali.
Francesco Pintus, di origine sassarese, perviene alla carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari nel 1992, prendendo il posto di Giovanni Viarengo.
Pintus ha un pedigree che non può non considerarsi di sinistra: tra i fondatori di Magistratura Democratica, è stato anche senatore per una legislatura, in un collegio della Lombardia – risiede a Varese – quale indipendente nelle file del PCI. Tuttavia, dopo il mandato parlamentare, prenderà servizio alla Corte di Cassazione, e sarà assegnato alla Prima Sezione Penale, presieduta da quel Corrado Carnevale diffamato per anni dai teoremi dei comunisti come il <<giudice ammazzasentenze>>, oggi prosciolto da tutte le imputazioni dai Tribunali di Napoli e di Palermo. (altro…)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA
Componente politico-culturale della Magistratura associata fondata all’inizio degli anni ’60 con un programma esplicitamente <<di sinistra>>, tendente in particolare all’adeguamento del modo di esercizio della giurisdizione ai <<valori democratici>>.
Andata avanti con alterne fortune, la corrente, che attualmente detiene 5 seggi su 20 dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, è sempre stata in grado, per il suo attivismo quasi da partito politico, di esercitare un’influenza decisiva sulle più cruciali scelte del CSM e dell’associazione nazionale magistrati. (altro…)
Franco MELIS
Ormai ottantenne, di origine nuorese, è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dal 1990 al 1996; politicamente orientato a destra, ha tuttavia mostrato, da procuratore capo, una certa propensione a favorire i politici di sinistra al governo della Regione, in particolare – secondo quanto ricostruito da Luigi Lombardini in uno dei suoi memoriali – omettendo di svolgere adeguate istruttorie in relazione alle possibili irregolarità relative alle nomine dei managers delle Aziende Sanitarie Locali; il tutto con grosso favoritismo nei confronti della giunta di sinistra e in particolare del suo collega presidente Federico Palomba, che infatti manovrò, non riuscendoci, per far ottenere a Melis, una volta pensionato, l’incarico di Difensore Civico presso la Regione. (altro…)
Francesco PINTUS
72 anni, sassarese, magistrato vecchio stampo ma dal carattere sanguigno, Francesco Pintus, dopo l’apprendistato come sostituto procuratore a Varese – città ove tuttora risiede – ha percorso la parte più significativa della propria prestigiosa carriera presso la Corte di Cassazione, ove ha lavorato a lungo nella Prima Sezione Penale quando questa era presieduta da Corrado Carnevale [poi notoriamente diffamato dalla sinistra militante come il <<giudice ammazzasentenze>> e alfine assolto dal Tribunale di Palermo da ogni accusa].
Dopo la giubilazione di Carnevale a seguito della campagna di linciaggio intrapresa nei suoi confronti dai comunisti, Pintus – che si vanta di essere uno dei pochi giudici arrivati in Cassazione dopo aver superato gli esami – sceglie di tornare nella natia Sardegna, e viene nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. (altro…)
MA CHE COMBINANO I TRIBUNALI DI SORVEGLIANZA?
Colpisce leggere sui giornali la notizia della morte a 53 anni, per un male incurabile, di Beppe Paderi, storico protagonista del “caso Manuella”, che fu accusato in quella gigantesca bolla di sapone di procedimento penale che rovinò la vita a tanti innocenti (tra i quali rimarrà per sempre l’imperitura memoria di Aldo Marongiu, grande avvocato e gentiluomo) di omicidio (quello del pregiudicato Giovanni Battista Marongiu) e traffico di droga e poi assolto da tutto in appello, e che ciononostante continuò a popolare le cronache giudiziarie con episodi di rapina ed estorsione. Colpisce perché si legge a chiare lettere e in termini univoci sui tre maggiori quotidiani sardi che Paderi, che si trovava agli arresti domiciliari, nonostante la gravità della propria malattia apparisse eclatante, non aveva mai ottenuto l’invocata scarcerazione per ragioni di salute.
Beninteso, questa non vuole essere un’accusa al Tribunale di Sorveglianza che l’aveva in carica, che non sappiamo neppure quale fosse (peraltro, Paderi era stato arrestato a Milano); la legge rende la scarcerazione obbligatoria solo nei casi di AIDS conclamata o di grave infezione da HIV, mentre negli altri casi ha luogo una valutazione discrezionale da parte dei giudici che devono valutare l’effettiva gravità della malattia, la disponibilità di strumenti di cura nel circuito penitenziario o eventualmente compatibili con gli arresti domiciliari, la pericolosità sociale del condannato (e Paderi, di certo, non era uno stinco di santo). (altro…)
QUEI DOCUMENTI CHE FANNO TREMARE CAGLIARI
Era all’incirca la fine del luglio 1998, quando Luigi Lombardini, preavvertendo che in ogni caso dopo il suo previsto interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo niente sarebbe stato come prima, decise che doveva “chiedere perdono” relativamente a un grosso peccato della propria “rete”, legata mani e piedi a Gladio, che, pur essendo stata un’organizzazione che sostanzialmente perseguiva finalità di giustizia, peccati sulla coscienza ne aveva eccome.
Non poteva, Lombardini, chiedere perdono allo Stato, che nella vicenda era coinvolto fino al collo, e allora pensò di chiederlo a Dio, recandosi faticosamente, in compagnia di una persona a lui cara, sulla cima del monte Arcuentu, da padre Lorenzo, un eremita di cui poteva fidarsi. (altro…)