Argomento: FRANCESCO COSSIGA


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E SE RIPRENDESSERO I SEQUESTRI?

Il “caso Orune”, col fatto inaudito di Carabinieri costretti da una folla inferocita e con l’anomala mediazione del sindaco comunista del paese a rimangiarsi l’arresto di due facinorosi che era stato già comunicato alla magistratura, fatto per cui, pare, lo zelante procuratore di Nuoro, il siciliano Roberto Saieva (anche lui, come Caselli, nominato al posto di un collega ben più anziano in nome delle solite squallide logiche politiche del CSM) procederà per omissione di atti di ufficio nei confronti degli stessi Carabinieri, costituisce solo l’ultima avvisaglia del gravissimo stato di malessere in cui le periferie per eccellenza di questa nostra isola, la Barbagia e l’Ogliastra, versano da diversi anni; stato di malessere di cui sono sintomatici: enorme incremento delle rapine alle banche e agli uffici postali, sequestri di persona non denunciati (si dice … ma anche Tito Melis l’aveva raccomandato), sequestri lampo, innumerevoli attentati incendiari e dinamitardi, anche sacrileghi come quello di domenica scorsa alla chiesetta del Monte Ortobene a Nuoro, truculenti e numerosi omicidi che non risparmiano neanche preti e disabili.
L’aveva detto, quel misterioso e ovviamente anonimo agente del Sisde che quasi quattro anni fa si era fatto intervistare dalla NUOVA SARDEGNA, l’aveva preannunciato che, morto Luigi Lombardini e venuta meno l’ipotetica struttura con cui era fissato Caselli che questi avrebbe costituito, gli stati maggiori della criminalità nuorese, che Lombardini e il suo “giro” in qualche modo tenevano a freno, si sarebbero scatenati. (altro…)

CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!

Chissà se ha fatto bene il Consiglio Superiore della Magistratura, che a dire il vero di cappellate ne prende tante, a stabilire con una sua circolare l’incompatibilità per i magistrati dell’appartenenza alla Massoneria.
Il discutibile provvedimento, che chiuse gli strascichi di una virulenta polemica tra il C.S.M. e l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che contestò la decisione di negare la promozione a un giudice poiché massone, ha come presupposto (o pretesto) formale l’asserita esistenza nella Massoneria di regole di “obbidienza” che condizionerebbero l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, ma in verità è apparso maggiormente ispirato dal timore, tipico della “cultura del sospetto”, che le logge massoniche siano soprattutto ricettacoli del malaffare, e che quindi sia pregiudizievole per un magistrato venirci a contatto; mentre la Massoneria, essendo un sodalizio di persone di alto livello intellettuale, culturale e civile, di gran lunga superiore a quello medio nazionale, vede al suo interno autentici lestofanti, ma anche parecchi tra gli uomini migliori del Paese, il che è valso, a suo tempo, perfino per la loggia P2, sbrigativamente etichettata come associazione sovversiva, qualifica negata dall’autorità giudiziaria. (altro…)

SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!

Ci preoccupa molto che un uomo come Mariano Delogu, che, nonostante certi suoi modi di fare non ci piacciano affatto, continuiamo a stimare parecchio, che è sempre stato un uomo indipendente che non ha mai aderito ad alcun partito a pieno titolo, che ha tenuto lontani, finché ha potuto, i partiti dalla giunta comunale di Cagliari e, anche per questo, è riuscito a passare già alla storia come il miglior sindaco che la città abbia avuto dal dopoguerra, e che casomai è sempre stato legato a un politico come l’onorevole (anche lui avvocato) Gianfranco Anedda, che non ha mai avuto problemi a dire quel che pensava, si sia dovuto comportare così, ossia nel modo che emerge dal raffronto tra le affermazioni di Nicola Grauso, le dichiarazioni da lui (Delogu) rese al PM di Palermo Marzia Sabella e le diverse consapevolezze in suo possesso che emergono dai suoi colloqui con Grauso (tutto il materiale è reperibile nella nostra sezione MATERIALI).
Diciamo non casualmente “si sia dovuto comportare”, perché il senatore avvocato Delogu è uomo che ha sempre mostrato di non aver paura di niente e di nessuno, che coraggiosamente scendeva di persona nel Largo Carlo Felice a trattare coi turbolenti sfrattati cagliaritani, risolvendo da solo la crisi che si era determinata sulle case popolari, e rispondeva con giusto sprezzo a qualcuno che dai banchi del Consiglio comunale faceva il “Pierino” sul suo modo di fare che non accettava simili critiche, perché lui il sindaco lo faceva così; e non è un caso che godesse dell’incondizionata stima di Luigi Lombardini, non certo dovuta a meri motivi di assonanze politiche, ma al fatto che Lombardini, in questo uomo di altri tempi, forse perfino medievali, considerava degni interlocutori solo i “veri uomini”, e Delogu è uno di questi. (altro…)

NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!

E’ davvero incredibile che Nicola Grauso, che fino a poco meno di quattro anni fa aveva una posizione dominante nell’informazione sarda col controllo de L’UNIONE SARDA, di VIDEOLINA e di TCS, media poi tutti ceduti a Sergio Zuncheddu per i motivi ben noti soprattutto a Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti, oggi, per dire la sua su quello stesso argomento, le incompatibilità parentali dei magistrati, la cui trattazione aveva inciso non poco nell’atteggiamento vessatorio della magistratura nei suoi confronti, debba farsi ospitare da un quotidiano di partito, e di un partito regionale del Nord come la Lega, quale LA PADANIA, che in realtà, a dire il vero, già dal caso Lombardini ha seguito con molta attenzione e anche con una certa obiettività le vicende sarde.
Comprendiamo LA NUOVA SARDEGNA, il cui orientamento è arcinoto, ma non L’UNIONE SARDA, che benché passato dalle mani di un editore puro come Grauso a quelle di un “immobiliarista” (i cattivi direbbero “palazzinaro”) legato sia alla Massoneria che alle cooperative rosse come Sergio Zuncheddu, è pur sempre l’unico quotidiano di Cagliari e, poiché l’informazione prima di essere un diritto è un dovere per chi rivesta un ruolo così importante, dovrebbe, DEVE dare conto di certe vicende, come quella delle incompatibilità dei magistrati sollevata con clamore dal ministro Castelli, sulla quale invece non ha scritto una sola sillaba; e comprendiamo poco anche i politici sardi, i quali, al di là di alcune iniziative estemporanee di Gianfranco Anedda e di Giampaolo Nuvoli, si sono totalmente disinteressati delle problematiche che riguardano il modo in cui a Cagliari la giustizia funziona e viene amministrata, ci fa cadere le braccia che Grauso, per dire la sua, debba ricorrere a un quotidiano il cui “direttore politico” è Umberto Bossi, il Senatur, che come ministro e parlamentare certo rappresenta la nazione, ma è pur sempre nato a Cassano Magnago, Varese, e tendenzialmente qualunque parlamentare sardo dovrebbe occuparsi dei problemi della giustizia cagliaritana più di quanto se ne debba occupare lui. (altro…)

MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?

Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini. (altro…)

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LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA

Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)

LA LIBERTA’ DEGLI IRACHENI E QUELLA NOSTRA

La nostra opinione sulla guerra è nota e non ce ne pentiamo, ma a cose fatte occorre guardare soprattutto ai risultati, e ciò che emerge è che gli USA sono riusciti a portare a termine le operazioni militari riducendo al massimo il numero di vittime civili, che un regime odioso è caduto e che tutti abbiamo visto le commoventi scene degli iracheni pieni di gioia per aver riacquistato una libertà pur difficile da gestire.
Questo è ciò che alla fine conta, la libertà; sarebbe stato infinitamente meglio se gli iracheni, come i serbi, fossero stati messi in grado di effettuare il ricambio con gli strumenti della democrazia, e che quindi avessero potuto cacciare Saddam Hussein sconfiggendolo alle elezioni come i serbi hanno sconfitto Milosevic. Ma, come diceva Rousseau, l’uomo nasce libero e dappertutto è in catene, è nella natura dell’uomo il poter fare ciò che vuole, il poter dire tutto ciò che pensa, e se non condividiamo i mezzi adoperati dagli americani è sommamente condivisibile il fine perseguito, anche se bisognerà stare attenti a certe tentazioni affaristiche. (altro…)

QUELLO CHE OSCAR IL GIROTONDINO NON DICE

E’ alquanto stucchevole vedere oggi l’ottantacinquenne Oscar Luigi Scalfaro riciclarsi come girotondino, elevare le solite invettive contro Berlusconi e inneggiare al pacifismo di chi lo è solo in odio all’America, su palchi di personaggi che vedono perfino i DS come pericolosi destrorsi, dopo essere transitato per un passato di campione della destra cattolica e di manganellate fatte dare dai celerini, quando era ministro dell’Interno, ai pacifisti che manifestavano a Comiso contro l’installazione dei cosiddetti “euromissili”.
Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti, e il curiale Oscar è passato pure per il famoso “non ci sto” gridato, già da presidente della Repubblica, a chi gli chiedeva conto delle illazioni su certi soldini, pare cento milioni al mese, che il SISDE girava al ministro dell’Interno di turno, in ciò difeso a spada tratta dalla sinistra e da una procura di Roma molto politicizzata in quella direzione, e per il ribaltone di fine 1994 che pose fine dopo pochi mesi al primo governo Berlusconi, e nel 1996, alfine, ebbe la gioia di veder insediato al soglio di Pietro, pardon, a Palazzo Chigi (non si sa mai che i comunisti intendano mettere le mani anche sull’incarico di Sommo Pontefice) un governo cattocomunista, il che è garanzia di doppia falsità, capeggiato da un certo professor Prodi Romano, quello che su quanto aveva combinato da presidente dell’IRI non l’aveva mai contata giusta, quello che fu sottoposto a un terrificante interrogatorio da Antonio Di Pietro (guarda caso, un suo ministro come il suo avvocato di sempre, Giovanni Maria Flick), insomma un ricattabile che avrebbe sempre fatto quello che Scalfaro e i comunisti, tutti benedetti dalla magistratura faziosa di Milano e di Palermo, gli avrebbero ordinato. (altro…)

LA MAGISTRATURA PRETENDE RISPETTO MA NON RISPETTA SE’ STESSA

La magistratura pretende rispetto, ma è arduo ritenere che ne sia davvero degna, al di là dell’ipocrisia di rito dei discorsi istituzionali, se si guarda al modo allucinante con cui “fa fuori” quei singoli magistrati che non sono allineati a certo stomachevole “pensiero unico” che si va sempre più consolidando tra le toghe, e vi sono tante vicende che lo riprovano, ad iniziare da quella di Agostino Cordova, recentemente sbattuto fuori con la famigerata procedura dell’articolo 2.
Agostino Cordova, originario di Reggio Calabria, politicamente orientato a destra, nei primi anni novanta era a capo della Procura di Palmi, una cittadina della provincia reggina al centro di una zona ad altissima densità mafiosa (con centri quali Gioia Tauro e Taurianova), e a un certo punto, a causa del “pentimento” di alcuni massoni calabresi eccellenti incarcerati per sospetta affiliazione alla ‘ndrangheta, si trovò tra le mani una dirompente inchiesta che si estese alla Massoneria come istituzione e a livello nazionale, dove Cordova, coi suoi sostituti, fece quello che riteneva di dover fare, non senza atti clamorosi – quale il sequestro delle liste degli iscritti a Forza Italia due giorni prima delle elezioni politiche del 1994 e “beccandosi” ripetutamente con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da sempre molto vicino alla Massoneria nonostante la sua origine democristiana. (altro…)

GLI ANARCHICI, QUESTI CONOSCIUTI …

Sembra che siano spuntati fuori dal nulla, questi anarchici, perlopiù giovani (qualcuno in verità vicino agli “anta”) che per ora sembrano solo giocare a fare i bombaroli, senza ferire nessuno, al massimo cagionando pur fastidiosi danni materiali a distributori di benzina, McDonald’s e simili, quanto meno se ci riferiamo non tanto agli anarchici “storici”, quelli tutti più o meno cinquantenni che fanno riferimento a un anarchismo coltivato in termini culturali piuttosto che politici e fanno capo ad istituzioni storiche e gloriose come l’Anarkiviu di Guasila, quanto agli anarchici appunto più giovani e “giocosi”, seppure ormai molto temuti da polizia e servizi segreti, le cui parole d’ordine sono un fritto misto di rivendicazioni storicamente veterocomuniste, ma che si scagliano anche contro esponenti del centrosinistra.
Fin dagli anni Ottanta ci si ricorda che in tutti i cortei dei vari movimenti pacifisti, studenteschi ed universitari, come anche nelle file degli ultras del Cagliari (che allora si chiamavano UCCN, fin quando non verranno fuori i mitici Sconvolts e i Furiosi) vi era costantemente una nutrita presenza di giovanotti di vedute anarchiche, che in genere andavano d’accordo coi comunisti e coi giovani di sinistra in generale e li rispettavano, ma talvolta non risparmiavano le intemperanze, come avveniva nei cortei contro il presidente Cossiga ove costoro, gli anarchici, inneggiavano goliardicamente alla sua impiccagione (“Cossiga sospeso a una funicella”, con riferimento alla minaccia di autosospensione del presidente) e cantavano allegramente “Dimissioni dello Stato” sull’aria di una nota canzoncina di Renato Rascel, facendo imbestialire non poco certi comunisti ortodossi che, benché amici di questi giovani anarchici, erano costretti dalla disciplina di partito ad affermare affranti: “Però … dire che lo Stato non serve proprio a niente …”. (altro…)

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CHI E’ LUIGI LOMBARDINI

Chi è Luigi Lombardini

La carriera

Il procuratore della Repubblica presso la pretura di Cagliari, Luigi Lombardini, cagliaritano 62 anni, è il maggiore esperto di sequestri di persona in Sardegna. Per quasi 22 anni, dal 1 marzo ’68 al 10 ottobre ’89 ha svolto le funzioni di giudice istruttore presso il Tribunale di Cagliari occupandosi prevalentemente (e per lunghi periodi esclusivamente) di indagini e processi relativi ai sequestri di persona, interessandosi all’istruzione di 97 casi. Inchieste sui sequestri di persona consumati o tentati che, nell’80 per cento dei casi, hanno trovato la consacrazione nelle sentenze definitive. Sotto la sua gestione dell’Ufficio istruzione, negli anni dall’80 all’87 si sono costituiti 36 latitanti, tutti imputati di sequestro di persona o di omicidio. Oltre a tanti barbaricini, anche la moglie di Raffaele Cutolo, Immacolata Iacone, imputata di tentata strage.
Proprio in virtù delle sue qualità, Lombardini ha svolto dall’ottobre ’81 al settembre ’88 funzione di giudice istruttore supplente presso i tribunali di Oristano e Tempio oltre va ricevere gli elogi formali delle più alte cariche della magistratura e idoneità ai della nomina di magistrato di Cassazione. (altro…)

IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM

Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)

IL MEMORIALE PUBBLICO DI LOMBARDINI

Dichiarazione

Sino ad oggi non ho mai voluto rilasciare un’intervista né rispondere alle domande dei giornalisti che, tante volte, mi hanno sollecitato a fare delle dichiarazioni. Al punto in cui si è arrivati non è più possibile mantenere il silenzio cui, sempre, mi sono attenuto, perché il protrarsi di tale silenzio, da parte mia, può apparire acquiescenza e conferma degli attacchi rispetto a ciò che ho di più prezioso da difendere: la mia attività professionale condotta per tanti anni e la mia integrità personale.
Per 22 anni, da giudice istruttore, mi sono occupato in Sardegna di circa un centinaio di sequestri di persona, esperienza che non ha mai avuto nessun altro magistrato. Le statistiche e i risultati dei processi conclusisi con sentenze definitive, non le mie parole, attestano i risultati raggiunti: la scoperta degli autori di parecchie decine di sequestri di persona, arresto e successiva condanna di sequestratori, recupero di una parte dei riscatti pagata – cosa mai avvenuta in Sardegna – , le costituzione di 37 latitanti. Ciò, anche per effetto di una gestione estremamente efficace. Poche persone hanno collaborato – cosa anche questa mai avvenuta prima, né dopo, in Sardegna – e le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio di una serie minuziosa di riscontri, sulla base delle quali è stato possibile accertare le confessioni di tali pentiti e le loro chiamate in correità, avevano certo e sicuro fondamento, come dimostrato dalle condanno definitive che le persone arrestate hanno subito in base alle confessioni da parte dei “pentiti”.
È stato così possibile debellare intere bande di sequestratori ed assicurare alla giustizia i colpevoli di tanti sequestri, non solo, ma in qualche caso, come, per esempio, nel caso di un imputato, del tentato sequestro delle due ragazze di Olbia Pintus Vittoria e Cuneo Patrizia, le dichiarazioni del pentito Contini consentirono di accertare l’innocenza del medesimo che era stato, precedentemente, ingiustamente condannato per tale reato e che venne, così, conseguentemente assolto dal fatto per cui era stato condannato a una ventina di anni di galera, pur essendo lo stesso completamente estraneo al fatto. (altro…)

SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezioni Penali

RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,

  • Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),

nel quale è coimputato anche:

  • , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14

e nel quale è persona offesa il:

  • dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,

propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)

Esteranne RICCA

Quattordicenne, di famiglia facoltosa, viene sequestrata in Toscana nel 1991 da una banda composta interamente da sardi.
Le indagini sono affidate al sostituto Francesco Fleury, della Procura di Firenze, ma in questo sequestro vi è l’intervento sottobanco di Luigi Lombardini, il quale agisce per salvare l’ostaggio e riesce ad ottenere il trasferimento da un carcere sardo alla Toscana di un suo stimatissimo confidente, grazie al quale conduce in porto la trattativa. (altro…)

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Luigi LOMBARDINI

Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)

CHI HA UCCISO LOMBARDINI? I SUOI “AMICI”!!!

Sappiamo tutti che Luigi Lombardini, ufficialmente, si è suicidato, e la vulgata più diffusa è che si sarebbe suicidato per il timore del carcere dopo aver conosciuto l’intendimento dei PM palermitani di procedere alla perquisizione del suo ufficio. Tuttavia, chi è addentro alle cose sa bene, anche, che la realtà è molto più complessa di come cronisti e biografi improvvisati ed affrettati l’hanno spesso dipinta.
Dobbiamo partire da un dato di fatto, che va messo in luce al di fuori da ogni ipocrisia: la famigerata “rete” di Lombardini, sia pure non con finalità eversive come ipotizzato da qualche PM di Palermo, esisteva davvero, era formata da un numero impressionante di magistrati, esponenti della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Servizi Segreti, aveva solidi collegamenti con la Massoneria e con gli ambienti della NATO ed aveva un “nocciolo duro” in un mucchio di banditi e terroristi con un piede di qua e uno di la, sempre pronti a fornire valide informazioni e a prestare la propria opera in determinate operazioni, in special modo per la risoluzione di sequestri di persona e per la liberazione degli ostaggi. (altro…)

GLADIO E VOLPE 132 …C’E’ ANCORA TANTO DA SCAVARE …

Sembra che i nostri articoli sul caso “Volpe 132”, che poi non contengono chissà quali clamorose rivelazioni, ma solo un tentativo di lettura ragionata, per quanto inquietante, di cose che si sanno già stia suscitando un morboso interesse da parte di utenti imperscrutabili statunitensi e israeliani, forse riconducibili a qualche servizio di intelligence interessato a capire se vi fosse coincidenza tra gli assassini che tirarono giù l’elicottero con a bordo i piloti della GdF Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda e quelli, spesso dipinti come “patrioti”, che massacrano coi mezzi più subdoli tanti innocenti figli di David; analogo interesse pare ci sia da parte di qualche investigatore cagliaritano, ma poiché nel nostro sito quasi tutte le utenze pubbliche sono “bannate” (eccetto la Rai e poche altre), dovranno soddisfare la loro curiosità collegandosi da casa.
Forse occorre suggerire a chi vuole approfondire come si deve la vicenda di sondare adeguatamente i possibili collegamenti tra la stessa e le schegge impazzite dell’organizzazione Stay Behind, meglio nota come Gladio, in Sardegna (dove, non dimentichiamolo, vi era la base di addestramento segreta di Capo Marrargiu), laddove detta struttura, fortemente compenetrata com’era dalla P2 e dalla massoneria deviata in generale (tra i motivi della scissione della “Gran Loggia Regolare” vi fu l’intendimento di Giuliano Di Bernardo di espellere dal Grande Oriente i numerosi “gladiatori” che vi risultavano iscritti), per un verso non si era rassegnata alla smobilitazione ingenerata dalla sgradevole scoperta delle “carte” di Aldo Moro nel covo BR di via Monte Nevoso, a Milano, e imposta da Giulio Andreotti in contrasto con l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, e col direttore del Sismi ammiraglio Martini, per altro verso conservava un inestimabile patrimonio di legami internazionali che non si limitavano ad ambienti militari e di intelligence stranieri rientranti tra i nostri alleati (come quelli degli Stati Uniti), ma che spaziavano molto pericolosamente, e in armonia con la linea filoaraba del Sismi, nel Medio Oriente, presso entità terroristiche quali quelle palestinesi che, secondo l’apprezzamento molto soggettivo di taluni, sarebbero quasi patriottiche. (altro…)

MAGISTRATURA E GREMBIULINI: VOGLIAMO PARLARNE?

Oltre un decennio fa, il Consiglio Superiore della Magistratura aveva posto fine a una lunga diatriba col presidente della Repubblica Francesco Cossiga, molto vicino alla Massoneria, che contestava la decisione di mancata promozione di un giudice, Angelo V., poiché appartenente a una loggia, stabilendo in via definitiva, a chiusura di un decennio aperto dai veleni del piduismo, l’assoluta inconciliabilità dell’appartenenza alla magistratura e della militanza in un sodalizio massonico.
Più recentemente, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sconfessato l’Italia su questa disposizione – e su altre che pongono limitazioni all’accesso e alla carriera dei massoni presso altre pubbliche amministrazioni – stabilendo che esse ledono la libertà di associazione. (altro…)

IL GRANDE INTRIGO

Fin dal 1991, dopo la dissoluzione del regime di Siad Barre, si è giocata in Somalia, spostandosi ultimamente nel Sudan, una complicata partita a scacchi tra gli Stati Uniti, allora governati da Bill Clinton, la Gran Bretagna, mossa da una politica del denaro invariata dal governo conservatore di John Major a quello laburista di Tony Blair, e la Cina, che col pretesto di fornire aiuti umanitari (ad esempio la costruzione di un ospedale per bambini a Bosaso) e col fine visibile di occuparsi di petrolio, ha costituito nella zona una propria consolidata presenza paramilitare, in nessun modo contrastata dagli americani, e men che meno dai britannici.
In tutta questa vicenda l’Italia, che pure fu, insieme con la stessa Gran Bretagna, paese colonizzatore della Somalia, e che, tramite il SISMI, ha da sempre una notevole presenza nella zona, ha assistito come paese colonizzato. (altro…)

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VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …

Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)

L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI

Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)

CIAMPI GUIDI LA RESISTENZA CONTRO IL TERRORISMO

Questo sito non è certo monarchico, né in Italia né in Inghilterra, ma abbiamo ammirato molto la fermezza con cui Sua Maestà la regina Elisabetta II, ha risposto ai terroristi che hanno insanguinato Londra, quasi sfidandoli, con un fermo richiamo alle tradizioni democratiche ed umanitarie della Gran Bretagna, affermando con forza che i terroristi “non cambieranno il nostro modo di vivere”.
Sono parole che pesano, se si ricorda che la madre dell’attuale sovrana, la mitica Regina Madre, durante la seconda guerra mondiale fu definita da Adolf Hitler “la donna più pericolosa d’Europa”, con la sua netta e intransigente opposizione ai nazisti, col suo esempio di restarsene a Londra, con il re, mentre infuriavano i bombardamenti tedeschi, che l’Inghilterra, grazie a persone così, fu il bastione morale, prima ancora che militare, della resistenza contro i nazisti; e oggi la figlia di quella donna, alla veneranda età di 79 anni, si candida a buon diritto a imitarne l’esempio, dimostrando, nonostante gli infiniti gossips, quanto sia ancora forte l’autorità morale della monarchia in Gran Bretagna. (altro…)

VOLPE 132: PORRE FINE ALLA CONGIURA DEL SILENZIO

Non c’è niente da fare: le iniziative della commissione sull’eccidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin presieduta da Carlo Taormina, i periodici e ben documentati articoli di Piero Mannironi su LA NUOVA SARDEGNA, il gran lavoro fatto a suo tempo da un “pezzo grosso” del giornalismo italiano come Pino Scaccia, perfino l’interessamento del seguitissimo programma di Rai Tre “CHI L’HA VISTO” e, nel loro piccolo, i numerosi post che anche noi abbiamo dedicato all’argomento, non riescono a porre fine alla congiura del silenzio dei grandi media, soprattutto dei giornali, ad aiutare a che si accerti davvero la verità su quanto di sporco e di losco vi è dietro l’abbattimento dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132” e dell’infinita serie di segreti di stato, depistaggi e interferenze strane che si è verificata sulle indagini.
La procura ha finora fatto quel che ha potuto, in particolare il dottor Carlo Piana fin dal suo insediamento ha tentato di dare nuovo brio alle indagini, e forse è ingiusto addebitarle tutte le responsabilità per il fallimento dell’inchiesta come ha fatto qualche deputato: i PM si sono mossi in mezzo a depistaggi allucinanti e apposizioni del segreto di Stato, e, forse a loro insaputa, hanno avuto innanzitutto a casa loro, tra infedeli servitori dello Stato, chi ha remato contro. Ma il popolo ha diritto di conoscere la verità senza che questo sia ostacolato da riguardi per chicchessia, men che meno per Gladio, il cui coinvolgimento in qualcosa, e anche in questa storia i cascami di Gladio sono coinvolti fino al collo, fa regolarmente sbottare pittorescamente tale Cossiga Francesco, incazzare qualcuno del SISMI, mettere sul chi vive magistrati anche molto autorevoli dalla “doppia fedeltà”; con la massoneria che pure è proibita dal CSM. (altro…)

VOLPE 132 E GLADIO, ANCORA NUOVI MISTERI: E LA MAGISTRATURA CHE FA?

Con un lungo articolo pubblicato ieri sul quotidiano sassarese “La Nuova Sardegna”, Piero Mannironi, il giornalista che più approfonditamente si è occupato della vicenda Volpe 132, apre dopo tanti anni, dando conto degli appelli a scoprire la verità dell’anziano padre della vittima, il dibattito su un mistero fortemente connesso a questa fosca vicenda, ossia quello della morte nel 1988, nello stato africano di Capo Verde, di Gaetano Giacomina, apparentemente un marittimo qualunque, ma in realtà, come rivelato da Stefano Antonino Arconte, un appartenente alla “Gladio delle Centurie”.
Sono tanti i misteri che circondano questo decesso, apparentemente dovuto a incidente in un cantiere navale, ma circa il quale vi è stata ben poca trasparenza, tanto da indurre il padre ottantottenne di Gaetano Giacomina a lamentarsi della condotta della magistratura oristanese, che avrebbe archiviato in modo alquanto frettoloso un esposto dell’anziano uomo, e a fare esposto alla Procura Generale presso la Cassazione, quella competente ad attivare l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. (altro…)