Argomento: CIRIACO DE MITA


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QUEL CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON VEDE

La Corte Costituzionale, abbastanza inaspettatamente, ha dichiarato l’incostituzionalità della cosiddetta legge “Lodo Schifani” che prevedeva la sospensione dei dibattimenti penali nei confronti delle persone che rivestissero le cinque più alte cariche dello Stato, affermando che detto provvedimento avrebbe violato il principio di eguaglianza.
Sta bene, anche se, senza scandalo, in molti Paesi europei nostri dirimpettai, primo tra tutti la Francia, una disposizione simile è prevista da tempo (anche Chirac era indagato), e al di là delle ipocrisie, vi sarebbe da chiedere ai soloni che compongono la Corte, in maggioranza di nomina politica (c’è ad esempio l’ex ministro della giustizia del governo di “Mortadella” Prodi, Giovanni Maria Flick, quello che doveva far ispezionare gli uffici giudiziari di Cagliari e non lo ha fatto), se si debba continuare, sanzionando formali violazioni del principio di eguaglianza quale quella da essi ravvisata, a tollerare le continuative e sostanziali violazioni di detto sacro principio che si verificano, nella pratica, quotidianamente nell’azione della magistratura, in particolare con la consuetudine di accelerare certe indagini a seconda che l’interessato sia scomodo, politicamente o per altri motivi, e di far finta di non vedere illeciti spesso mostruosi quando siano addebitabili agli “amici”. (altro…)

APRILE 1997: LOMBARDINI NON DEVE PASSARE

Un uccellino, tempo addietro, ci ha soffiato nell’orecchio che nella primavera del 1997, precisamente ad aprile, si tenne presso la sede regionale dei DS sardi, a Cagliari, nel quartiere di San Michele (detto “Il Bronx” dai bempensanti della Città del Sole) una riunione strana, molto riservata, riguardo alla quale un’occhiuta sorveglianza faceva si che non vi penetrassero persone estranee, anche se appartenenti al partito di D’Alema, e che meno persone possibili ne sapessero.
Alla riunione presero parte, per quel che si sa, l’avvocato ed ex senatore Francesco Macis, già potentissimo responsabile giustizia del PCI, amico di molti magistrati affiliati a Magistratura Democratica, in primis Enrico Dessì e Antonio Porcella, che diverrà poi, chissà perché, consigliere politico di due ministri della giustizia, uno comunista dichiarato, Diliberto, e l’altro postcomunista, Fassino, e un altro avvocato senatore, in carica, ossia Guido Calvi, tra le massime teste pensanti dei DS nella materia della giustizia e, soprattutto, diretto rappresentante di Massimo D’Alema in quanto suo difensore di fiducia; non mancava, certamente, Emanuele Sanna, il tetro Emanuele Sanna, che all’epoca era segretario regionale dei DS e che, per ammissione di dirigenti diessini anche autorevoli (ad esempio I.A.), era il manovratore di tutte le cose di giustizia con influenza diretta anche presso il Consiglio Superiore della Magistratura, e non è esclusa la partecipazione di alcuni di quei magistrati “rossi” amiconi di Macis. (altro…)

Flavio CARBONI

Notissimo faccendiere, amico di Ciriaco De Mita e del principe Carlo Caracciolo, legato a Licio Gelli e Umberto Ortolani, è stato coinvolto in varie vicende criminose tra cui il mistero inerente alla morte di Roberto Calvi e, da ultimo, operazioni di riciclaggio di denaro sporco in Costa Smeralda in concorso col camorrista Pasquale Centore.
A metà anni ’80 diviene socio di minoranza del principe Caracciolo nel giornale sassarese LA NUOVA SARDEGNA, nel quale manterrà le sue quote fino al 1998.
Nel gennaio 1999 viene processato per il risalente crack di TUTTOQUOTIDIANO, un effimero giornale cagliaritano alternativo all’UNIONE SARDA edito dalla società a capitale libico EDITAR; pubblico ministero titolare dell’inchiesta era Paolo De Angelis, e al contempo avvocato difensore di Carboni era Michele Schirò, socio di studio del fratello di De Angelis, Luca. Il procedimento, in appello, perverrà ai comodi lidi della prescrizione. (altro…)