Argomento: CESARE PREVITI


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SECONDO APPUNTO PER I COMPAGNI GIROTONDISTI (E PER I LORO AMICI IN TOGA)

Le  lagne della magistratura associata, che si associano a quelle dei vari girotondisti forcaioli alla Nanni Moretti, tendono a criticare la c.d. “Legge Cirami” sul legittimo sospetto, i cui effetti saranno sicuramente mirabolanti a Cagliari, sostenendo che così si intenderebbe costituire, per Berlusconi, Previti e chi più ne ha più ne metta, un’area di esenzione dalla giurisdizione.
Giustissimo, cari compagni, che nessuno debba andare esente dalla giurisdizione, che la legge debba essere uguale per tutti: ma non trovate, però, che ciò che asserite con violenza debba valere per Silvio Berlusconi non debba valere per gli stessi magistrati, che vestano ancora la toga o che siedano, o abbiano seduto, nel Consiglio Superiore della Magistratura? (altro…)

QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO

Viene da ridere a sentire Ilda “la rossa” Boccassini che, nel tentativo di motivare le pesanti richieste di condanna contro Cesare Previti, Renato Squillante e altri  nel processo IMI-SIR, dopo aver letto una lunga e tediosa perizia contabile sui flussi di denaro ricollegabili agli imputati senza però trovare un solo straccio di prova che fossero riconducibili al prezzo di corruzione, si è scagliata contro l’intera Corte di Cassazione, asserendo che sulla stessa vi era un vero e proprio “controllo militare”, ovviamente in funzione corruttiva, ad opera degli imputati, scatenando la giusta indignazione dell’ex presidente dell’A.N.M., Antonio Martone, a suo tempo silurato perché, tra le toghe, pare non sia tempo di buon senso e moderazione.
La Boccassini, tanto omogenea alla linea politico-imprenditoriale-editoriale del famigerato gruppo L’ESPRESSO che il settimanale omonimo, all’epoca dell’arresto del giudice Squillante (marzo 1996) sparò una copertina col suo faccione e con lo slogan da stadio “FORZA ILDA”, nella foga di stigmatizzare questo apparato militare che avrebbe presidiato l’intera Cassazione, si dimentica dell’apparato politico-militare di cui ella è parte integrante e che, da ormai un decennio, occupa, appunto manu militari, la magistratura italiana, deviandone le funzioni a fini di distruzione di singoli politici e imprenditori o di forze politiche e imprenditoriali, di protezione oltre ogni decenza di altre forze politiche e imprenditoriali (i DS e De Benedetti, ma anche il gruppo Fiat, su tutti) e opprimendo i tanti magistrati seri, onesti, indipendenti e imparziali che ancora ci sono, obbligandoli spesso alla drammatica scelta tra l’adeguarsi all’andazzo generale o il venire estromessi, emarginati, addirittura incriminati. (altro…)

COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI

Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)

E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità. (altro…)

CAVALIERE, CI CONSENTA … NON CI SIAMO!

Noi di MALA IUSTITIA CARALITANA non abbiamo mai nascosto il nostro giudizio positivo sul conto di Silvio Berlusconi come politico e di Forza Italia, soprattutto per il ruolo svolto nel tentativo di favorire riforme della giustizia che la rendano più giusta e meno scandalosamente politicizzata, ma stavolta dobbiamo proprio fare una critica: non ci siamo, Cavaliere!
La sentenza emessa dalla Sezioni Unite della Cassazione sulla richiesta di rimessione dei processi SME, IMI-SIR e Lodo Mondadori, che come è noto ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Berlusconi e di Cesare Previti, sarà forse criticabile, anche se bisognerà attenderne le motivazioni per poterla commentare con cognizione di causa, soprattutto per chi, come appunto Berlusconi e Previti, sostiene che a Milano la situazione degli uffici giudiziari sia talmente deteriorata da non consentire un giudizio sereno sul loro conto. (altro…)

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BERLUSCONI SBAGLIA, MA LA CASSAZIONE CAMBI IDEA!

Silvio Berlusconi ha sbagliato a fronteggiare in quel modo le Sezioni Unite della Cassazione, ha ecceduto nei toni, rischiando di far ricompattare la magistratura, anche i magistrati moderati e di destra, intorno alle consuete parole d’ordine corporative che sono la fucina di tutti i guasti del sistema giudiziario, ma non si può non vedere nelle sue parole, in cui c’era forse più l’esasperazione del cittadino oggetto da anni e anni delle sgradite attenzioni di taluni magistrati milanesi ormai privi di ogni credibilità più che l’ipocrisia che governa ogni discorso “istituzionale”, un legittimo sfogo contro una situazione che pare senza via d’uscita, per cui i Colombo e le Boccassini ne combinano di tutti i colori e chiunque sia caduto in ostaggio del loro libero arbitrio inquisitorio non sa come uscirne, se non forse con la confessione o, nel caso di Berlusconi, col ritiro dalla politica, che è quello che in sostanza si vuole perché alle ipotesi di corruzione formulate nei vari processi nessuno ci crede.
Attenderemo le motivazioni della pronuncia della Cassazione, ma a quanto pare per la Suprema Corte, con l’introduzione della legge Cirami, nulla è cambiato, e l’istituto della rimessione rimane di strettissima applicazione: in pratica, occorrerebbe l’improba dimostrazione del fatto che, per effetto delle scorrettezze della Procura, tutti i giudici del Tribunale di Milano, o almeno tutti meno due (tre giudici formano un collegio giudicante) non siano in condizioni di giudicare serenamente, davvero una probatio diabolica, atteso che se i PM fanno pressioni sui giudici, o se gli uni o gli altri si appattano, certo non lasciano tracce in giro, ma lo fanno in segrete stanze nelle quali nessuno, che sappiamo neppure il SISDE, ha mai provveduto a piazzare microspie. (altro…)

MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO

Fino a ieri era solo un argomento da polemica politico-giudiziaria o per arringhe di avvocati scoraggiati e sfiduciati che, quando veniva tirato fuori, provocava le puntuali reazioni della magistratura associata che gridava all’attentato alla sua indipendenza e alla sua imparzialità, ma ora, con la sentenza delle Sezioni Unite che ha gettato nel cestino l’aborto giudiziario partorito dalla Corte di Assise di Appello di Perugia nel condannare Giulio Andreotti quale preteso mandante dell’assassinio di Mino Pecorelli, è la Suprema Corte di Cassazione, il nostro massimo organo giudiziario e nel suo massimo consesso, a riconoscere che nel nostro ordine giudiziario ci sono giudici che condannano la gente non sulla base di prove, bensì sulla base di teoremi, e a meritoriamente sanzionare questo inqualificabile modo di agire che, forse, meriterebbe anche l’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministro della Giustizia.
Lo stesso può dirsi per quanto riguarda il caso SME, per cui perfino un tribunale giustizialista e prevenuto come quello di Milano non ha potuto fare a meno di assolvere tutti gli imputati, compreso il bieco Previti, giacché l’accusa non si reggeva che su teoremi, ma vi è da dire che non occorreva attendere sette anni – e ne trascorreranno di più con gli inevitabili appelli e ricorsi di Suo Accanimento la dottoressa Ilda Boccassini – per affermare che in quel processo non c’era niente, che già il GIP doveva fare le sue verifiche, se no questi accidenti di GIP che diavolo ci stanno a fare? Se devono sempre e solo convalidare ogni sproposito sostenuto dai PM, ma non sarebbe meglio e meno ipocrita, in attesa della separazione delle carriere, che fosse direttamente il PM a rinviare a giudizio? (altro…)

BERLUSCONI REGALA VOTI AL CENTROSINISTRA

La maggioranza di centro-destra che governa da due anni e mezzo il Paese e che, dicono molti sondaggi, se si votasse oggi tornerebbe a casa lasciando il campo a un ritorno del centro-sinistra, si è caratterizzata finora per una iperproduzione legislativa che ha ben poco a che vedere coi proclami elettorali fatti per conquistarsi il voto degli italiani, vedasi la stessa contraddizione tra la sigla di “Casa delle Libertà” che questa coalizione si è data e le numerose leggi liberticide, basate su una cultura dei divieti, che sono state varate, da una legge antifumo priva di buonsenso e venata di pericolose menate da salutismo integralista, alla famigerata “patente a punti” del ministro Solardi o Lunardi, alla legge antidroga di cui si annuncia il varo, e con cui il fascista non pentito Gianfranco Fini (nonostante le insincere affermazioni di questi giorni sulla Shoah e su Mussolini) vorrebbe proporre il carcere anche per i semplici consumatori di marijuana, non rendendosi conto di quanto queste norme accresceranno il potere e i profitti di quella criminalità organizzata, che sembra che una certa lobby giudiziaria e poliziesca trasversale tra destra e sinistra (ricordate gli inciuci a sfondo storiografico tra il fascista Fini e il comunista giustizialista Violante?) vogliano assolutamente tenere in piedi per consentire a magistrati e poliziotti d’assalto di continuare a guadagnarsi encomi solenni e titoloni sui giornali con le solite brillanti operazioni basate sulla violazione dei più elementari diritti civili. (altro…)

IL GOLPE CHE AVANZA

Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato. (altro…)

CENTRODESTRA, LA COERENZA STA A ZERO

Siamo ormai arrivati alla chiusura delle liste e all’inizio ufficiale della campagna elettorale, quella vera, quella senza esclusione di colpi, e ancora niente da fare quanto a quel guizzo di coerenza che ci attendevamo dal centrodestra quanto all’impegno concreto, non in termini di massimi sistemi bensì di situazioni concrete e incancrenite, sul problema della giustizia a Cagliari e in Sardegna, che negli ultimi anni, quanto a determinare gli indirizzi della politica e dell’informazione, ha avuto un impatto soverchiante e debordante.
Coerenza avrebbe imposto che uno come Nicola Grauso, il solo che ha avuto il coraggio di opporsi apertamente a una consorteria politico-giudiziario-giornalistica che ha voluto dettar legge a tutti i livelli a Cagliari, e che, da editore, è stato esposto a un procedimento giudiziario funzionale a portagli via giornali e televisioni assolutamente senza precedenti e con prove pregnanti di contaminazioni tra i magistrati che se ne sono occupati e l’ala più scopertamente affaristica dei DS, venisse difeso fino alla morte, allo stesso modo in cui Berlusconi difende Previti sul quale, peraltro, abbiamo seri dubbi. (altro…)

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JANNUZZI? IN GALERA, IN GALERA!!! IL FASCISMO CHE AVANZA

Si è appreso oggi che il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, presieduto da tale Angelica Di Giovanni, ha respinto una richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali avanzata da Lino Jannuzzi, decano dei giornalisti di cronaca politica e giudiziaria italiani e senatore di Forza Italia, in relazione a vecchie condanne per diffamazione, accumulate quando dirigeva IL GIORNALE DI NAPOLI, per un totale di due anni e cinque mesi di reclusione.
Il risultato è che Jannuzzi dovrà andare in carcere, e ci andrà non per aver ucciso qualcuno, non per aver stuprato una ragazzina, non per aver rapinato una banca, ma per aver scritto ed espresso la sua opinione, esercitato un diritto di cronaca. (altro…)

DUE PESI, DUE MISURE?

Ha avuto molto spazio su stampa e televisione la notizia che Silvio Berlusconi è stato prosciolto dal Tribunale di Milano dalle accuse di falso in bilancio mossegli nel contesto del procedimento “All Iberian”, laddove in realtà, sul piano della cronaca giudiziaria, di per sé non sarebbe una “grande” notizia, dato che il premier è stato assolto per abolitio criminis, dopo la nota riforma del falso in bilancio che per una parte lo trasforma in illecito amministrativo e, nei casi più gravi, prevede una pena ridicola, potenzialmente inferiore a quella prevista per un furtarello.
Si è detto che Berlusconi si è fatto una legge ad personam, ma questa è solo una parte della verità, perché nonostante il reato di falso in bilancio esistesse dal lontano 1942, per decenni una certa magistratura conservatrice e reazionaria aveva disapplicato la relativa norma, l’articolo 2621 del codice civile, in omaggio a certe esigenze delle imprese, non sempre (anzi, quasi mai) limpide ed oneste. L’esplodere di Mani Pulite mosse i magistrati dapprima milanesi, poi di tutta Italia, alla riscoperta di questa norma come ottimale reato-ostacolo per sanzionare quei fenomeni criminosi legati alla gestione d’impresa di cui si potevano scorgere le tracce (appunto nelle manipolazioni contabili) ma non sempre l’intera entità: come ad esempio l’accantonamento di mazzette per fini di corruzione. (altro…)