Argomento: CARLO LOMBARDINI


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LA CARRIERA DI CASELLI, LO STRABISMO DEL CSM

Da un nostro appassionato lettore abbiamo ricevuto la segnalazione, che avremmo forse avuto prima se avessimo letto i quotidiani con maggiore attenzione, per cui i più prossimi congiunti in vita di Luigi Lombardini, ossia il fratello Carlo e la sorella Maria Teresa, prima che venisse formalizzata dal Consiglio Superiore della Magistratura, nella sua vecchia composizione insozzata e intasata di magistrati apertamente politicizzati, la nomina di Giancarlo Caselli a Procuratore Generale di Torino, avevano provveduto a segnalare sia al vice presidente del Consiglio sia al consigliere giuridico del Presidente della Repubblica la pendenza di un esposto che essi a suo tempo inviarono riguardo al comportamento del nostro eroe, all’epoca Procuratore della Repubblca presso il Tribunale di Palermo, in occasione del ben noto interrogatorio dell’11 agosto 1998 e successivi mai chiariti “atti conseguenti” che scaturirono nel tragico suicidio di Luigi Lombardini.
Caro amico, che dobbiamo dire? Ci ricordiamo tutti del fatto che la nomina di Luigi Lombardini a Procuratore presso il Tribunale di Cagliari fu intralciata, tra l’altro, grazie alle accuse del magistrato sassarese Gaetano Cau di pressioni nei suoi confronti per il dissequestro di un assegno internazionale, mentre quando si è trattato di discutere della nomina dell’eroe Caselli (ci sono tanti che lo reputano tale, parliamo sul serio) si passa tranquillamente sui cadaveri, dovendosi ricordare che su quanto è successo soprattutto tra l’interrogatorio e il suicidio di Lombardini non si è mai fatta chiarezza, non potendo certo bastare al riguardo la sbrigativa “assoluzione” decisa dal CSM nei confronti di Caselli, a cadavere caldo, a fine agosto 1998. (altro…)

VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …

Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)