Argomento: BRIGATE ROSSE
Articoli su questo argomento (11):
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
DIETRO IL BLITZ DI COSENZA IL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE DELLA FORCA?
TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
TERRORISMO: BRIGATE ROSSE O COSA NOSTRA?
IL NOSTRO SONDAGGIO SUL TERRORISMO: NO GLOBAL NELL’OCCHIO DEL CICLONE
CRIMINALI TRAVESTITI DA SERVITORI DELLO STATO!
Giancarlo CASELLI
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
NON NE VALE LA PENA!!! VIA DALL’IRAQ!!!
NON LADRI DI UOMINI, MA TERRORISTI?
Nella nostra “ultimora” del 4 settembre ultimo scorso, avevamo già paventato il rischio che il profondo malessere che cova nelle zone più periferiche e più dimenticate dallo Stato della Sardegna, in special modo la Barbagia e l’Ogliastra, eterne terre di sequestri di persona, provocasse, dopo un sonno che per fortuna sembra perdurare, un rimettersi in azione dei “ladri di uomini”, con rischi ben immaginabili in una fase storica in cui non si potrà più contare sull’esperienza di Luigi Lombardini, la cui memoria si è voluta vilipendere, pare, al punto da squallidamente lasciare su un muro del suo ex ufficio un pezzo di cranio volato via con la pistolettata che Lombardini si era sparato in bocca, passandoci semplicemente sopra un po’ di vernice o d’intonaco. Veramente squallido, dottor Piana … non trova?
Le ultime notizie per fortuna non deformate finora da sparate degli inquirenti – e in questo il dottor Piana lo dobbiamo lodare per il suo riserbo – parrebbero invece dirci che sia in atto in Sardegna, dopo gli anni delle Brigate Rosse e di organizzazioni terroristiche autoctone che sono rimaste in gran parte oggetti misteriosi, come Barbagia Rossa, per cui simpatizzava il bandito Annino Mele, e come il Movimento Armato Sardo, legato a doppio filo a un altro bandito, il famoso e sinistro Carmelino Coccone oggetto di troppi trattamenti giudiziari di favore, organizzazione quest’ultima che fu oggetto di un processo nel corso del quale ancora Piana, presidente della Corte d’Assise, si scontrò duramente col PM Walter Basilone, secondo alcuni molto legato a certi settori dei Servizi Segreti, per salvaguardare le garanzie degli imputati (e fu intervento sacrosanto), una ripresa del terrorismo di tendenza “rivoluzionaria”, estremista di sinistra, antiglobal, antimperialista, e via sul filone della demagogia della sinistra radicale che siede anche in Parlamento; un terrorismo che in Sardegna, a livello di “lotta armata” vera e propria, per fortuna non ha mai attecchito (la sparatoria del 1979 nella piazza Matteotti di Cagliari, a cui prese parte Antonio Savasta, fu un episodio isolato), ma si sta facendo vedere anche troppo con attentati che colpiscono a 360 gradi, dagli amministratori locali (vedansi le pesanti intimidazioni al sindaco di Nuoro) all’attentato di poche ore fa al ripetitore Rai di Capoterra, rivendicato via Sms con un gergo che sembra tratto pari pari dalle accuse della sinistra a Berlusconi sull’assetto radiotelevisivo. (altro…)
DIETRO IL BLITZ DI COSENZA IL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE DELLA FORCA?
Non siamo particolarmente vicini, nelle idee politiche e nei metodi, ai No Global, ma il nostro DNA ci suggerisce che la libertà, come valore assoluto, va difeso sempre e comunque e senza discriminazioni, e che quindi si deve evidenziare senza reticenza alcuna come l’iniziativa della Procura di Cosenza, che avrebbe ben altro da fare tra ‘ndrangheta e omicidi, di impacchettare 20 appartenenti ai movimenti No Global sotto le accuse di associazione sovversiva ed altri titoli di reato previsti dalla parte più genuinamente fascista del Codice Rocco (che nessuno, compreso Bossi che ne ha ripetutamente chiesto l’abrogazione, ha mai toccato confidando nel buon senso della magistratura, evidentemente sbagliando), sia un’evidente bufala.
A nostro modesto avviso, non c’è neppure bisogno di vedere gli atti, che del resto saranno costituiti in massima parte da teoremi polizieschi alla De Gennaro, che “Radio No Global” indica come il vero ispiratore del blitz, per comprendere come l’accusa sia del tutto campata per aria e strumentale: quei ragazzi, turbolenti si, ma che hanno dimostrato ampiamente di avere delle idee e di non perseguire solo lo scontro fine a sé stesso, agiscono del tutto alla luce del sole, e se ci sono stati scontri di piazza, rientrano nei rischi connessi all’esercizio del diritto di manifestare, non certo in preordinati piani terroristici o di aggressione alla polizia. Ma vogliamo scherzare? Il terrorismo è quello delle Brigate Rosse, quello di Bin Laden, non certo quello dei No Global!!! (altro…)
TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!
La fifa rischia di essere cattiva consigliera, oggi che le colpevoli sottovalutazioni degli allarmi lanciati dal professor Biagi prima del suo barbaro assassinio ad opera delle BR inducono a non sottovalutare niente, in particolare a non prendere sottogamba i macabri messaggi conditi con proiettili di Kalashnikov di questi giorni, ma pare stiano inducendo la Direzione distrettuale antiterrorismo, colpita in prima persona con le minacce al magistrato Mario Marchetti, a “fare di tutta l’erba un fascio”, a indagare su tutte le manifestazioni di “ribellismo” degli ultimi due-tre anni, dai blitz contro i negozi della via Garibaldi e la Rinascente di Cagliari perfino alle scritte anti-Berlusconi sui muri e sui cavalcavia, ritenendo che vadano collocate in un unico calderone di attività eversive.
Attenzione! Certamente queste iniziative fanno parte più della scarsa civiltà che della libera manifestazione del pensiero (in questo paese, chiunque è libero di sparlare di Berlusconi senza imbrattare i muri), ma è assai improbabile che possano essere ascritte a un filone genuinamente “eversivo” anziché, piuttosto, a certi gruppuscoli anarcoidi giovanili da sempre insediati a Cagliari e Sassari e oggi sicuramente convergenti con l’area No Global, la cui azione è però sempre stata a metà strada tra contestazione radicale del “sistema” e goliardia pura, ma non potrà mai convergere con le BR od organizzazioni simili perché, in fondo, si tratta di bravi ragazzi; se la DIGOS di oggi avesse l’esperienza di quella di ieri, degli anni Ottanta, che non diede un peso immeritato a ripetuti episodi di minacce portati a segno da gruppi che si richiamavano al fascismo e al nazismo, si eviterebbero oggi questi inutili allarmismi. (altro…)
TERRORISMO, DOPO LOMBARDINI IL CAOS
C’è qualcosa che non quadra nella logica complessiva delle bombe e delle intimidazioni che, da un tempo che è già decisamente eccessivo, colpiscono a 360 gradi, sotto le insegne e le rivendicazioni di varie e disparate sigle di stampo eversivo, in Sardegna, in questa nostra terra dove si pensava che il rischio terroristico fosse ormai definitivamente archiviato nella pattumiera della storia.
Qualcosa non quadra perché, a ben vedere, solamente le minacce ai sindacati CISL e UIL, sigle sindacali moderate che hanno il torto di non seguire in tutto e per tutto la CGIL nella sconsiderata politica movimentista sfasciatutto che, al fianco dei girotondini, quel sindacato ha intrapreso da quando il suo ex-leader Cofferati si è messo in testa di diventare un leader politico, rientrano nella logica tradizionale delle Brigate Rosse e gruppi affini, che come è noto, fin dai tempi del sequestro Moro e dell’assassinio del magistrato di sinistra Emilio Alessandrini, ha come obiettivi non tanto i rappresentanti della destra, quanto coloro che, nel centro e a sinistra, hanno il torto di perseguire politiche “moderate”, “riformiste”, sabotando così, nella visione veteromarxista di questi gruppi, quella corsa a far esplodere le “contraddizioni del sistema” che dovrebbe condurre alla rivoluzione. (altro…)
TERRORISMO: BRIGATE ROSSE O COSA NOSTRA?
Da non capirci più niente.
I terroristi di questi non meglio identificati “Nuclei Proletari per il Comunismo”, una sigla che a dire il vero puzza di falso lontano un miglio, stanno colpendo a 360 gradi, all’indirizzo praticamente di tutti i rappresentanti delle istituzioni, dalla stampa alla magistratura, al sindacalismo moderato al presidente e ad assessori regionali, alla dirigenza della Confindustria sarda. (altro…)
IL NOSTRO SONDAGGIO SUL TERRORISMO: NO GLOBAL NELL’OCCHIO DEL CICLONE
Concluso il nostro sondaggio sul terrorismo, che è già stato online per un po’ di tempo, e che sconta, nel numero limitato delle risposte, la tradizionale ritrosia della gente a rispondere su questo argomento.
La maggioranza dei votanti ritiene che dietro i recenti gravi fenomeni di stampo eversivo vi siano gruppi legati all’area degli anarchici e dei No Global, mentre una percentuale inferiore ritiene che si tratti delle Brigate Rosse o di gruppi ad esse legati; non è trascurabile neppure la percentuale di chi ritiene che si tratti di una provocazione dei “servizi segreti deviati” finalizzata ad instaurare la strategia della tensione, ed è questa, evidentemente, una risposta di sinistra, anzi di estrema sinistra, propria di chi paventa che il nuovo antiterrorismo sia un pretesto per avviare iniziative repressive nei confronti delle sinistre extraparlamentari (come si diceva un tempo) tra cui i protagonisti principali sono, oggi, proprio i No Global. (altro…)
CRIMINALI TRAVESTITI DA SERVITORI DELLO STATO!
Oramai a Cagliari abbiamo toccato un punto di non ritorno, e quelli che apparivano solo sospetti un po’ paranoici sono divenuti, nel corso di anni e anni, troppo univoci e convergenti per non potersene trarre un solido supporto probatorio, per non doversene trarre le dovute conseguenze.
E’ ormai stato acclarato che opera in città una terribile associazione per delinquere, contraddistinta dalla più totale promiscuità tra coloro che figurano ufficialmente nell’elenco dei veri criminali e coloro che dovrebbero combatterli, formata da magistrati, personale della Polizia, avvocati compiacenti, imprenditori collusi con la mafia, giornalisti, trafficanti di armi e di droga, non esclusi veri appartenenti a Cosa Nostra siciliana e alla ‘ndrangheta calabrese. (altro…)
Giancarlo CASELLI
65 anni, nativo di Pinerolo vicino Torino, è sempre stato un magistrato in prima linea, dapprima nell’antiterrorismo – presso l’Ufficio Istruzione di Torino, istruì la maggior parte dei processi relativi alle BR degli anni ’70 e dei primi anni ’80 e gestì il pentimento del primo collaboratore di giustizia, Patrizio Peci – quindi, dopo una parentesi quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura e presso il Ministero, nell’antimafia, dato che nel 1992 venne nominato procuratore di Palermo al posto di Pietro Giammanco, dimessosi dopo i <<veleni>> seguiti all’assassinio di Giovanni Falcone.
Tra i candidati alla poltrona di capo della procura palermitana vi era anche Luigi Lombardini, ma la sua domanda fu ritenuta non accoglibile sulla base di valutazioni meramente formali; rimane forte il dubbio che – come denunciato anche da Lombardini – la nomina fosse stata fatta su pressione di Luciano Violante e allo scopo di imbastire i processi politici alla Democrazia Cristiana. (altro…)
VOGLIAMO PARLARE DI “ZONA GRIGIA”? ALLORA DICIAMOCI TUTTO …
Abbiamo già parlato del libro di Giampaolo Cassitta sul sequestro Bussi, titolato “La zona grigia”, che pur tenendo conto delle critiche che abbiamo formulato e di un certo pregiudizio dell’autore dinanzi a certe problematiche, ha sicuramente il merito di riaprire il difficile dibattito su un problema circa il quale l’intera Sardegna, a parte Salvatore Carboni, a parte l’anonimo agente del SISDE intervistato nel 1998 per La Nuova Sardegna da Fiorentino Pironti, a parte il signor S., agente del SISDE non anonimo ma franco fino all’estremo davanti ai magistrati di Palermo, sembra essere sprofondata nell’omertà.
Si tratta, è facile intuirlo, della famigerata “rete” di Lombardini, di quella struttura parallela di magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine e al SISDE, latitanti e infiltrati nelle bande che doveva servire a prevenire i sequestri di persona e ad agevolare la liberazione degli ostaggi e la cattura dei latitanti, sulla quale la Procura di Palermo ha indagato per tre anni senza poter formulare – perché non ce n’erano – alcuna ipotesi di reato, ma senza neppure escluderne l’esistenza. (altro…)
NON NE VALE LA PENA!!! VIA DALL’IRAQ!!!
La tragedia di Londra, che mai era stata colpita al cuore così gravemente dai tempi della Seconda guerra mondiale, e le risposte dei politici, per primo il premier britannico Blair, che insistono sulla “fermezza” senza dare rassicurazioni che non vi saranno più perdite di vite umane, militari e civili, pongono ormai l’imperativo categorico di una immediata riconsiderazione dell’opportunità della presenza occidentale in Iraq.
E’ inutile girarci intorno, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono giunti in armi in Iraq senza l’avallo di risoluzioni dell’ONU, né della NATO, con la contrarietà risoluta di ben tre membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Francia, Russia e Cina – in buona sostanza come una forza di occupazione, e si ha un bel dire che il fine giustificava i mezzi, che vi era da abbattere l’odiosa tirannide di Saddam Hussein, giacché, ragionando su questo terreno, si fa esattamente il gioco di Al Qaeda, per la quale il fine giustifica i mezzi nel contrastare con questo infame terrorismo le forze occidentali che ritiene solamente “crociate”, e che si sente in diritto di alzare il tiro “giustiziando” perfino l’ambasciatore di un paese arabo moderato come l’Egitto, colpevole di dialogare con l’Occidente. (altro…)
L’ONORE DELLE ARMI
Avremmo preso atto con meno turbamento, e valutato positivamente o negativamente a seconda dei casi, una delibera del CSM che avesse negato a Giancarlo Caselli la nomina a Procuratore nazionale antimafia perché ritenuto nel merito, per attitudini, inadatto a rivestire tale incarico, o meno adatto del suo concorrente che poi è stato forzosamente designato, ossia il suo successore alla Procura di Palermo, Piero Grasso.
Non ci piace per niente, invece, che con sotterfugio tutto italiano Caselli sia stato sottratto a una simile valutazione, che aveva anche serie probabilità di essere positiva, in virtù di un emendamento propugnato dal magistrato-senatore di AN Bobbio, ribattezzato dalle opposizioni “norma AntiCaselli”, che esclude dagli incarichi direttivi requirenti i magistrati di età superiore ai 66 anni, guarda caso proprio l’età compiuta da Caselli solo da pochi mesi, e con compiacimento, da parte dei proponenti l’emendamento, che tale obiettivo sia stato raggiunto. (altro…)