Argomento: BEPPE PADERI
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MA CHE COMBINANO I TRIBUNALI DI SORVEGLIANZA?
Colpisce leggere sui giornali la notizia della morte a 53 anni, per un male incurabile, di Beppe Paderi, storico protagonista del “caso Manuella”, che fu accusato in quella gigantesca bolla di sapone di procedimento penale che rovinò la vita a tanti innocenti (tra i quali rimarrà per sempre l’imperitura memoria di Aldo Marongiu, grande avvocato e gentiluomo) di omicidio (quello del pregiudicato Giovanni Battista Marongiu) e traffico di droga e poi assolto da tutto in appello, e che ciononostante continuò a popolare le cronache giudiziarie con episodi di rapina ed estorsione. Colpisce perché si legge a chiare lettere e in termini univoci sui tre maggiori quotidiani sardi che Paderi, che si trovava agli arresti domiciliari, nonostante la gravità della propria malattia apparisse eclatante, non aveva mai ottenuto l’invocata scarcerazione per ragioni di salute.
Beninteso, questa non vuole essere un’accusa al Tribunale di Sorveglianza che l’aveva in carica, che non sappiamo neppure quale fosse (peraltro, Paderi era stato arrestato a Milano); la legge rende la scarcerazione obbligatoria solo nei casi di AIDS conclamata o di grave infezione da HIV, mentre negli altri casi ha luogo una valutazione discrezionale da parte dei giudici che devono valutare l’effettiva gravità della malattia, la disponibilità di strumenti di cura nel circuito penitenziario o eventualmente compatibili con gli arresti domiciliari, la pericolosità sociale del condannato (e Paderi, di certo, non era uno stinco di santo). (altro…)