Argomento: BANDA DI IS MIRRIONIS


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CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?

Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci. (altro…)

E SE LIBERALIZZASSIMO LA DROGA?

Non passa giorno, quasi non passa ora, senza che ascoltiamo i vari TG, leggiamo i vari giornali, apriamo il Televideo RAI o quelli di Mediaset o altre TV, che non compaiono le solite notizie, che annunciano i soliti brillanti blitz di questa o quella forza dell’ordine, brillantemente coordinati da questo o quel magistrato di questa o quella D.D.A., con cui alcuni, o diverse decine di trafficanti di droghe, di quelle pesanti come cocaina ed eroina, di quelle “da discoteca” come l’ecstasy o addirittura della vecchia marijuana che in Olanda gli studenti coltivano sui balconi di casa, vengono “assicurati alla giustizia”, con corollario di titoloni sulla stampa per i magistrati e di promessi “encomi solenni” per carabinieri, poliziotti, finanzieri.
Ma quello del narcotraffico è un pozzo senza fondo: a giudicare dal numero e dalla frequenza delle operazioni, e dalla facilità con cui, sgominata un’organizzazione di trafficanti, ad essa se ne sostituisce un’altra più o meno legata alla criminalità organizzata, alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta (che, quando non gestiscono direttamente i traffici, comunque controllano le fonti di approvvigionamento), il mercato della droga non è una banale escrescenza criminale della società civile, ma è un vero e proprio circuito di economia parallela, che spesso fornisce un “lavoro” a disoccupati e disperati delle varie periferie urbane degradate che non avrebbero alcuna speranza di trovarne uno legale, che continua a prosperare perché viene alimentato da una solida “domanda”, ormai alimentata non solo dall’area della disperazione e del disagio che sfociava tipicamente nel consumo di eroina, o da quella dello “sballo” che si rifugia nella marijuana o nell’ecstasy, ma anche da una sempre più diffusa area di consumatori formata da persone benestanti, altolocate, senza alcun disagio sociale, che tuttavia sentono il bisogno di “farsi” di cocaina così come spesso gli studentelli delle superiori, magari per moda e per non sfigurare rispetto ai compagni, hanno la necessità di farsi ogni tanto una “canna”. (altro…)

TERRORISMO, A CHI GIOVA MINACCIARE IL PM?

Questi presunti terroristi dei “Nuclei Proletari per il Comunismo” si sono scatenati alla grande con l’inizio del nuovo anno, con l’invio in serie delle loro letterine, tutte uguali, tutte con mittente un inesistente studio legale sassarese intestato a Walter Alasia, storico militante BR ucciso in un conflitto a fuoco eponimo di una temutissima colonna milanese di quell’organizzazione terroristica, tutte contenenti un paio di proiettili di Kalashnikov; dopo il Pm Mario Marchetti, che da investigatore competente è forse giudicato “reo” di aver capito su questa strategia già troppo per i gusti di chi la sta attuando, come è noto i bersagli privilegiati sono diventati i sindacalisti “moderati” della CISL e della UIL, con inquietante coincidenza del target con quello classico delle BR dagli anni Ottanta in poi.
Ciò che non torna, tuttavia, è l’uso da parte dei terroristi, o pretesi terroristi, dello strumento della minaccia nei confronti di un PM, che non appartiene al campionario tradizionale dei brigatisti, che casomai, quando hanno considerato dei magistrati pericolosi od obiettivi da colpire, hanno sempre colpito direttamente, senza preavviso, al limite firmando l’assassinio a posteriori col solito comunicato farneticante, come avvenne ad esempio nel 1979 con Emilio Alessandrini. (altro…)

CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE

Ormai sono trascorsi la bellezza di 23 anni, un’era geologica per i giovani di oggi, una porzione di tempo comunque notevole anche per i maturi e gli anziani, ma la vicenda giudiziaria fosca e oscura nota come “caso Manuella”, dal nome del civilista cagliaritano misteriosamente scomparso agli inizi del 1981 e mai ritrovato, sulla cui reale sorte ancora oggi si fanno ogni sorta di illazioni (veramente ucciso e, come si dice in ambienti della malavita, “cementato” in un pilone di un palazzo del quartiere cagliaritano di Mulinu Becciu, oppure “mandato” ai Caraibi con una buona rendita per togliersi di mezzo?) continua ancora a suscitare notevoli, tremendi interrogativi.
Si sa com’è andata, i notissimi avvocati cagliaritani già implicati nel supposto omicidio di Gianfranco Manuella e in un preteso traffico di droga denunciato da una pletora di “pentiti” ante litteram ambigui e in costante contraddizione con sé stessi sono stati, si pensa giustamente, assolti, e le ripercussioni si sono abbattute direttamente sui magistrati che seguirono l’inchiesta, Enrico Altieri e Fernando Bova, e indirettamente su Luigi Lombardini, allora capo dell’ufficio istruzione di Cagliari, contro il quale la vicenda fu ampiamente strumentalizzata da colleghi ed avvocati di sinistra (in particolare per sottrargli le inchieste sui sequestri a Oristano e Tempio Pausania e, quindi, per emarginarlo dai posti “che contano”, guarda caso proprio a favore del sostituto procuratore generale che seguì il processo di appello, Franco Melis), ma molte, troppe cose, sono rimaste sottotraccia. (altro…)

IL SEQUESTRO DI GIANNI MURGIA

Gianni Murgia, possidente di Dolianova, viene sequestrato presso un casolare, da lui utilizzato per incontrarsi con l’allora fidanzata – e attuale moglie – Antonella Pitzalis, nel dicembre del 1990, e viene liberato nel febbraio 1991, pochi giorni prima dell’entrata in vigore della <<legge Vigna>> sul blocco dei beni obbligatorio ai sequestrati.
Allo stato, dopo tortuose indagini completate dal sostituto procuratore Mario Marchetti, che si è avvalso invero del notevole contributo proveniente da un <<pentito>>di droga, Francesco Cardia, correo nel sequestro, la banda dei rapitori di Gianni Murgia è stata in gran parte individuata, e i colpevoli – tra i quali spicca la figura di Giovanni Agostino Cuccuru – sono stati interamente condannati a pene severe. (altro…)

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Maria Rosaria MAIORINO

Funzionario di Polizia, nativa di Amalfi, ma per diversi anni residente a Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, dopo un periodo di servizio nella DIGOS – ove è stata collega di Mario Marchetti, poi divenuto magistrato – ha lavorato principalmente nella Squadra Mobile della Questura di Cagliari, di cui è stata vice capo e poi capo.
L’episodio saliente della sua carriera è stato il <<blitz>>, disposto in esecuzione delle disposizioni del PM Marchetti, che, con l’arresto di decine di persone, pose fine, nel 1991, alle imprese criminose della <<banda di Is Mirrionis>>, una pericolosa banda di trafficanti di droga che si contrastavano tra loro con omicidi e attentati dinamitardi. (altro…)

MARIO MARCHETTI E LA DISCUSSA GESTIONE DEI PENTITI DI DROGA

Nel 1991, concludendo un’inchiesta iniziata molto prima della costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avvenuta in quell’anno, Mario Marchetti si consacrò come il PM antidroga per eccellenza, sgominando, in stretta collaborazione col vicecapo della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, quella che era nota come la <<banda di Is Mirrionis>>, un’agguerrita e ben organizzata banda di oltre trenta elementi, operante nel suddetto quartiere cagliaritano, all’interno della quale da ultimo divampava uno scontro per il controllo degli affari e del territorio che aveva portato ad alcuni omicidi e a numerosi attentati dinamitardi.
Sulla scia di quanto già fatto in tema di sequestri da Luigi Lombardini, avvalendosi della nuova normativa prevista dalla legge Jervolino – Vassalli del 1990 in tema di collaboratori di giustizia, Marchetti rivoluzionò le indagini in tema di traffico di stupefacenti avvalendosi, in maniera massiccia, dei <<pentiti>>, elementi appartenenti a bande criminali poi dissociatisene che forniscono agli inquirenti la propria disponibilità a collaborare, quali fondamentali fonti di prova. (altro…)

Mario MARCHETTI

Cinquantacinquenne, originario di Bonorva ma da sempre residente a Cagliari, Mario Marchetti inizia la propria carriera come funzionario presso la DIGOS della Questura di Cagliari, servizio probabilmente condiviso, almeno per alcuni anni, con l’appartenenza al SISDE.
Nei primi anni ’80 supera il concorso in magistratura e, dopo l’apprendistato presso la Pretura di Serramanna, viene nominato nell’Ufficio Istruzione di Cagliari, diretto da Luigi Lombardini, del quale all’origine è amico, militando nella corrente di Magistratura Indipendente. (altro…)

DA MANUELLA A LOMBARDINI: UNA SCIA DI SANGUE LUNGA VENT’ANNI

Cosa accomuna tra loro il caso Manuella, le disinvolte imprese di certi “pentiti” delle gang criminali, il caso Volpe 132 e l’omicidio (chiamatelo suicidio se credete) di Luigi Lombardini?
Apparentemente niente ma non è così, e infatti le risultanze ufficiali delle inchieste giudiziarie, ed anche delle sparate dei cronisti di giudiziaria, devono essere debitamente depurate dai depistaggi, dalle strumentalizzazioni, dalla mala fede.
Su Manuella, ci hanno raccontato, attraverso le mutevoli parole dei “pentiti”, prima che stava organizzando con un amico tedesco traffici di whisky dalla base NATO di Decimomannu, poi che sarebbe morto per vicende legate a un ingente traffico di stupefacenti; tuttavia, erano emersi sospetti ben più inquietanti, correlati a fatti di traffico di armi o quanto meno di munizioni, che legavano la base di Decimo alla vicenda Manuella, ma su questa pista non si svolsero mai indagini. (altro…)

LA P2, USTICA, L’ELICOTTERO E ALTRE STORIE

Nelle indagini sulla strage di Ustica, che hanno impegnato la procura di Roma e in particolare il giudice Rosario Priore per quasi un quarto di secolo tra infiniti depistaggi, una delle tesi formulate fin dall’inizio, e che si rivelerà poi la più congruente ad una verosimile ricostruzione dei fatti, fu quella per cui dietro la caduta del DC9, che si tentò di far passare per cedimento strutturale e che emerse poi doversi verosimilmente all’essere stato l’aereo colpito da un missile, vi sarebbero stati intrighi internazionali, giocati nel nostro Paese, coinvolgenti interessi libici.
Al riguardo, l’ex magistrato Carlo Palermo, in un suo libello molto documentato, formulò la tesi per cui il DC9 dell’Itavia abbattuto sarebbe servito, come lo squalo col pesce pilota, per occultare il volo di un aereo fantasma, probabilmente del SISMI, che stava trasportando dalla Svizzera verso la Libia il noto terrorista palestinese Abu Abbas, già mandante del sequestro della Achille Lauro, a lungo foraggiato da Gheddafi e quindi da Saddam Hussein, tanto è vero che dopo l’invasione americana dell’Iraq verrà arrestato a Baghdad, ulteriormente scortato da due MIG libici; il DC9, e con esso uno dei MIG che fu poi trovato sui monti della Sila, secondo Palermo sarebbe stato verosimilmente abbattuto da forze alleate, americane o francesi, che sapevano che sull’aereo fantasma si sarebbe trovato quel terrorista. (altro…)

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DROGA, SUPERBANDA IN CATENE. E SI CONFERMANO ANTICHI SOSPETTI …

Oltre trenta arresti, tutti di gente semisconosciuta alla grande cronaca giudiziaria, ma che aveva animato il giro di traffico di stupefacenti più notevole della Sardegna dai tempi cupi della “Banda di Is Mirrionis”, come si evince anche dal quantitativo di cocaina sequestrata, novanta chili; tutti scoperti, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, con un faticoso e paziente lavoro di intelligence, senza l’impiego di “pentiti” (o “collaboratori di giustizia”), sulla linea che da tempo Pierluigi Vigna sollecita di seguire.
Congratulazioni, davvero sentite, al sostituto procuratore dottor Paolo De Angelis, che abbiamo più volte criticato in questo sito, ma delle cui capacità professionali non abbiamo davvero mai dubitato; De Angelis, pur molto lontano per formazione dal cliché del PM poliziotto, ha ottenuto risultati straordinari in un lavoro prettamente di intelligence e senza atteggiamenti sbirreschi, senza ricorrere ai soliti “pentiti”, il che dimostra che, nella lotta alla criminalità ci sono altri metodi. (altro…)