Argomento: ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI


Articoli su questo argomento (33):

3. IL TRIONFO DI MD, TANGENTOPOLI E LE PRESCRIZIONI FACILI

Durante tutti gli anni ’80, Magistratura Democratica svolgerà una continuativa ed efficace opera di proselitismo che, man mano che i giudici vecchi e tradizionalisti andavano in pensione o venivano trasferiti, consentì di sostituirli in numero sempre più copioso con esponenti della corrente <<rossa>>, sovente reclutati fin dal tempo dell’università e addestrati dal PCI; ciò porterà MD a conquistare praticamente il controllo del Palazzo di Giustizia cagliaritano, ottenendo circa il 40 per cento dei consensi dei magistrati alle elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura e del direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Da questi anni, e a tutt’oggi, MD è capeggiata dal giudice civile Enrico Dessì, organicamente legato all’area del PCI più contigua alle <<cooperative rosse>> e, in particolare, all’ex consigliere regionale ed eurodeputato Andrea Raggio, da sempre principale punto di riferimento politico della cooperazione comunista; Dessì, in particolare, è dirigente della <<Fondazione Luca Raggio>>, una fondazione politico-culturale creata da Andrea Raggio in memoria del figlio Luca, tragicamente deceduto in un incidente di pesca subacquea. Della suddetta fondazione, e dell’intellettualità comunista in genere, è espressione la rivista <<Quaderni Sardi>>, che ospiterà frequenti articoli, oltre che di Enrico Dessì, del citato Antonio Volpi. (altro…)

LA CASSAZIONE CONVALIDA IL PROCESSO DELL’ASSURDO. CAMBA E PEDDIO IN GALERA.

E tre, anzi, e quattro!! Dopo Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, seppelliti dietro le sbarre per trent’anni perché giudicati colpevoli di un delitto, il sequestro-omicidio della povera Vanna Licheri, dal quale sono stati da più parti, autorevolmente (come ad esempio dall’ex Ministro della Giustizia Oliviero Diliberto) ritenuti innocenti, e che pagano il fio di dovere essere incastrati per coprire ben altre responsabilità, è giunto, grazie al solito mansueto avallo della Cassazione (ai cui giudici, molto meno autorevoli che in passato, hanno insegnato bene che chi non avalla i teoremi dei PM fa la fine di Corrado Carnevale) ha avallato la sentenza pronunciata in primo grado dalla Corte d’Assise di Cagliari (presieduta dal comunista Sandro Lener, con a latere altro giudice comunista, non ricordiamo se la Ornano o Gatti), poi confermata in appello (non vorremmo dire un’inesattezza, ma forse presiedeva o componeva il collegio la pasionaria comunista Fiorella Pilato, erede del troppo screditato Enrico Dessì alla guida dell’A.N.M. sarda), basata su un teorema tirato fuori, quindici anni dopo i fatti, dal Pm Giancarlo Moi, esperto in omicidi, ma il cui reale ispiratore parrebbe essere stato il Pm Mario Marchetti, abituale gestore di “pentiti”, con cui Walter Camba e Adriano Peddio sono stati condannati per l’omicidio, consumato nel corso di una rapina, del gestore della rivendita di bevande “BeviMarket” allora esistente nella Via dei Donoratico di Cagliari.
L’impianto accusatorio era piuttosto fragile, come e forse più che quello che fu rovesciato dal Pm Mauro Mura, con la preziosa cooperazione dell’ex Capo della Criminalpol Antonello Pagliei, addosso a Gaddone e Melis, poiché, tanto per dirne qualcuna, il pilastro dell’accusa contro Camba e Peddio era rappresentato dalle parole di un pentito, tale Fanni, il quale si suicidò in cella lasciando per iscritto le scuse a Marchetti per tutte le fandonie che aveva raccontato, corroborate dalle dichiarazioni di altri “pentiti” dello stampo di Maurizio Cossu detto “Marocchino”, un tale che è stato da poco pizzicato dai Carabinieri perché deteneva 35 grammi di cocaina, occultati ignobilmente nel triciclo del suo bimbo. (altro…)

QUANTO SCOTTA QUELLA “LETTERA LIBERATORIA”

Non è una nostra opinione, sebbene lo sospettiamo da sempre, bensì è il ritrattino di sé stesso che ha dipinto quando, ormai mesi fa, rese la sua testimonianza avanti al Tribunale di Palermo in occasione del “Processone” per il “Caso Lombardini”: Tito Melis è solo un gran bugiardo.
Rispondendo a una domanda dell’avvocato Bellavista, difensore di Nicola Grauso, che gli chiedeva conto di sue affermazioni, fatte in una conversazione intercettata con padre Pinuccio Solinas nel mese di lugio 1997, secondo cui il dottor Carlo Piana gli avrebbe dato assicurazioni che “non ci romperanno le scatole”, in pratica l’autorizzazione a pagare il riscatto, l’ingegner Melis ha detto infatti che si era trattato di “una sua bugia per incoraggiare padre Solinas”, il che fa ridere, poiché tutti sanno che un uomo come il francescano di Bonorva, che non esitò a consegnarsi come ostaggio al posto di Piera Demurtas, di tutto ha bisogno meno che di essere incoraggiato, poiché, a differenza dei tanti Don Abbondio, il coraggio, chi ce l’ha, se lo può dare. (altro…)

QUELLE MAGNIFICHE SINERGIE TRA CAGLIARI E MILANO

Viene da ridere a sentire Ilda “la rossa” Boccassini che, nel tentativo di motivare le pesanti richieste di condanna contro Cesare Previti, Renato Squillante e altri  nel processo IMI-SIR, dopo aver letto una lunga e tediosa perizia contabile sui flussi di denaro ricollegabili agli imputati senza però trovare un solo straccio di prova che fossero riconducibili al prezzo di corruzione, si è scagliata contro l’intera Corte di Cassazione, asserendo che sulla stessa vi era un vero e proprio “controllo militare”, ovviamente in funzione corruttiva, ad opera degli imputati, scatenando la giusta indignazione dell’ex presidente dell’A.N.M., Antonio Martone, a suo tempo silurato perché, tra le toghe, pare non sia tempo di buon senso e moderazione.
La Boccassini, tanto omogenea alla linea politico-imprenditoriale-editoriale del famigerato gruppo L’ESPRESSO che il settimanale omonimo, all’epoca dell’arresto del giudice Squillante (marzo 1996) sparò una copertina col suo faccione e con lo slogan da stadio “FORZA ILDA”, nella foga di stigmatizzare questo apparato militare che avrebbe presidiato l’intera Cassazione, si dimentica dell’apparato politico-militare di cui ella è parte integrante e che, da ormai un decennio, occupa, appunto manu militari, la magistratura italiana, deviandone le funzioni a fini di distruzione di singoli politici e imprenditori o di forze politiche e imprenditoriali, di protezione oltre ogni decenza di altre forze politiche e imprenditoriali (i DS e De Benedetti, ma anche il gruppo Fiat, su tutti) e opprimendo i tanti magistrati seri, onesti, indipendenti e imparziali che ancora ci sono, obbligandoli spesso alla drammatica scelta tra l’adeguarsi all’andazzo generale o il venire estromessi, emarginati, addirittura incriminati. (altro…)

COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI

Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)

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LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA

Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi. (altro…)

EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA

Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)

TERRORISMO, ATTENTI ALLE PROVOCAZIONI!!!

La fifa rischia di essere cattiva consigliera, oggi che le colpevoli sottovalutazioni degli allarmi lanciati dal professor Biagi prima del suo barbaro assassinio ad opera delle BR inducono a non sottovalutare niente, in particolare a non prendere sottogamba i macabri messaggi conditi con proiettili di Kalashnikov di questi giorni, ma pare stiano inducendo la Direzione distrettuale antiterrorismo, colpita in prima persona con le minacce al magistrato Mario Marchetti, a “fare di tutta l’erba un fascio”, a indagare su tutte le manifestazioni di “ribellismo” degli ultimi due-tre anni, dai blitz contro i negozi della via Garibaldi e la Rinascente di Cagliari perfino alle scritte anti-Berlusconi sui muri e sui cavalcavia, ritenendo che vadano collocate in un unico calderone di attività eversive.
Attenzione! Certamente queste iniziative fanno parte più della scarsa civiltà che della libera manifestazione del pensiero (in questo paese, chiunque è libero di sparlare di Berlusconi senza imbrattare i muri), ma è assai improbabile che possano essere ascritte a un filone genuinamente “eversivo” anziché, piuttosto, a certi gruppuscoli anarcoidi giovanili da sempre insediati a Cagliari e Sassari e oggi sicuramente convergenti con l’area No Global, la cui azione è però sempre stata a metà strada tra contestazione radicale del “sistema” e goliardia pura, ma non potrà mai convergere con le BR od organizzazioni simili perché, in fondo, si tratta di bravi ragazzi; se la DIGOS di oggi avesse l’esperienza di quella di ieri, degli anni Ottanta, che non diede un peso immeritato a ripetuti episodi di minacce portati a segno da gruppi che si richiamavano al fascismo e al nazismo, si eviterebbero oggi questi inutili allarmismi. (altro…)

IL RITORNO DEI BUFFONI

Puntuale come un orologio svizzero, lo stantio e pomposo rito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui l’onorevole Pecorella ha ragione a chiedere l’abolizione, si prospetta come la nuova occasione per l’attuazione da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati dell’ennesima pagliacciata collettiva per ribadire ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l’avversione delle toghe al governo presieduto da Silvio Berlusconi.
L’anno scorso fu il presentarsi corale dei magistrati in toga nera, quest’anno si chiede a costoro di presentarsi ciascuno brandendo il testo della Costituzione, un messaggio quindi per nulla implicito, secondo cui il governo, con le riforme proposte e prospettate, con particolare riguardo alla separazione delle cariere, sovvertirebbe l’ordine istituzionale. (altro…)

CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!

Luigi Lombardini, che aveva il vizietto di raccogliere informazioni su tutto e su tutti, giurava che il figlio di un noto magistrato dirigente della Associazione Nazionale Magistrati e di Magistratura Democratica, oggi in servizio come giudice presso un tribunale della Sardegna, sia riuscito a passare il concorso per uditore giudiziario in modo irriferibile, ossia con una poderosa raccomandazione del babbo, essendo privo dei benché minimi requisiti per entrare nell’ordine giudiziario …. della serie che i comunisti erano quelli che combattevano la pratica delle raccomandazioni e del nepotismo, ma ovviamente solo quando riguardavano gli altri.
E fino a qualche tempo fa, di babbi e figli nel palazzaccio di Cagliari ne trovavamo tanti, dai Massidda’s (Paolo e Francesco, fratelli, e i rispettivi figli Giovanni e Andrea), dove i padri sono per fortuna andati in pensione, ai Porcu’s (Angelo, già presidente del Tribunale di Sorveglianza, e Gaetano, PM), agli ancora attuali Piana’s (inutile dire che si tratta del mitico Don Carlos, procuratore capo, e del figliolo Paolo). (altro…)

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ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’

Ne son proprio successe di tutti i colori all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Cagliari, dall’elogio, roba che neanche Caselli, fatto dal procuratore generale Antonini del magistrato politicizzato (con evidente sottointeso “purché non a destra”), alle enormità in cui non crede neanche lei, pronunciate dalla presidentessa della A.N.M. sarda Fiorella Pilato, una comunista tanto accanita che come lei c’è solo Kim Jong Il, a smentire il fatto, chiaro come il sole, che a Cagliari vi siano una marea di incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati.
Giustamente, l’ineffabile Mauro “James” Lissia, colui che lancia il sasso, sulle pretese intercettazioni clandestine di Grauso, e poi nasconde il braccio, rifiutandosi di rivelare le fonti (sicuramente delinquenziali, o di delinquenti travestiti da servitori dello Stato) al Tribunale, fa una cronaca completa ed encomiastica dello sgangherato intervento della Pilato, quella di Baia delle Ginestre, ma dove maggiormente inzuppa il pane, il nostro collega ad honorem del mitico James Bond, è sull’affermazione del procuratore generale, che non sappiamo se disinformata o ispirata da certa sinistra, per cui nel 2002 in Sardegna non ci sono stati episodi di terrorismo. (altro…)

IL NOSTRO SONDAGGIO SUL TERRORISMO: NO GLOBAL NELL’OCCHIO DEL CICLONE

Concluso il nostro sondaggio sul terrorismo, che è già stato online per un po’ di tempo, e che sconta, nel numero limitato delle risposte, la tradizionale ritrosia della gente a rispondere su questo argomento.
La maggioranza dei votanti ritiene che dietro i recenti gravi fenomeni di stampo eversivo vi siano gruppi legati all’area degli anarchici e dei No Global, mentre una percentuale inferiore ritiene che si tratti delle Brigate Rosse o di gruppi ad esse legati; non è trascurabile neppure la percentuale di chi ritiene che si tratti di una provocazione dei “servizi segreti deviati” finalizzata ad instaurare la strategia della tensione, ed è questa, evidentemente, una risposta di sinistra, anzi di estrema sinistra, propria di chi paventa che il nuovo antiterrorismo sia un pretesto per avviare iniziative repressive nei confronti delle sinistre extraparlamentari (come si diceva un tempo) tra cui i protagonisti principali sono, oggi, proprio i No Global. (altro…)

NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)

Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)

INCOMPATIBILITA’, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA: VOGLIAMO UNA MAGISTRATURA PIU’ CREDIBILE!

In Italia vi è l’eterna tendenza, alimentata dalle esigenze di marketing dei giornali, per cui di determinati problemi, pur gravi e scottanti, ma che non sarebbero naturalmente all’ordine del giorno come i venti di guerra in Iraq, si tende a parlare per qualche giorno, e poi si accantona l’informazione al riguardo, lasciando la memoria dei fiumi d’inchiostro scritti agli archivi.
Non vorremmo accadesse così anche per il problema delle innumerevoli e incancrenite incompatibilità parentali esistenti nel Palazzaccio di piazza Repubblica, che la capintesta della A.N.M. sarda e dei magistrati comunisti di Magistratura Democratica, Fiorella Pilato, ha asserito, con un discorso arrogante ai limiti del patetico, non sussistere o non creare problemi, ma che un giornale come LA PADANIA, che pure non ha lettori in Sardegna, ha ritenuto talmente grave da soffermarcisi sopra per un’intera settimana, scoprendo che la situazione giustizia in Sardegna è talmente degenerata dal sentirsi in dovere di dare la parola, come editorialista esterno, a uno come Nicola Grauso, non sospettabile di simpatie bossiane ma che da tempo in Sardegna, dopo essere stato editore quasi monopolista di giornali e televisioni, non riesce più ad avere voce grazie alle note imprese in suo danno, e prima ancora in danno della libertà di informazione, del mitico trio Piana-Pani-Pisotti, sul quale pende ancora a Palermo un procedimento penale che ci auguriamo vivamente non venga archiviato sulla sola base della reticenza di tanti Don Abbondio fifoni. (altro…)

IL NOSTRO SONDAGGIO CONFERMA: BASTA CON LE INCOMPATIBILITA’!

I nostri visitatori, nel rispondere al nostro sondaggio circa il problema delle incompatibilità parentali dei magistrati e tra magistrati e avvocati, hanno mostrato di condividere i nostri convincimenti, cosa non scontata dato che il sondaggio sulle intenzioni di voto aveva dato i DS, partito certo non amato da chi anima questo sito, come partito di maggioranza relativa.
L’opinione prevalente (16 voti, pari al 40%) è quella di chi ritiene che in nessun caso magistrati imparentati tra loro, o magistrati e avvocati imparentati, debbano lavorare nella stessa città; più o meno la tesi del Ministro Castelli, nonché la nostra; ma anche un numero inaspettato di votanti, 10 pari al 25%, hanno optato per una risposta decisamente più drastica, ritenendo che i magistrati debbano, in ogni caso, prestare servizio in una città diversa da quella di provenienza, e forse, in un ambiente provinciale come il nostro, potrebbe essere un toccasana. (altro…)

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LO STALINISMO, MALATTIA SENILE DEI MAGISTRATI ROSSI

La storia del comunismo, e in particolare la storia settantennale della terribile dittatura sovietica, paradigma dei regimi totalitari di stampo marxista che negano la stessa dignità di esistere all’avversario politico e non conoscono altro metodo per combatterlo che eliminarlo (fisicamente, come ai tempi di Stalin, o utilizzando la psichiatria collusa, come ai tempi di Breznev, metodo questo gradito anche al nostro Consiglio Superiore della Magistratura) dimostra come questa ideologia, forse giusta nelle premesse, visionaria e sballata nelle previsioni, violenta e antipacifista nei metodi, finisca, inevitabilmente e fatalmente, qualunque forma-partito assuma, per trasformarsi in qualcosa di molto simile alla giustificazione di sodalizi di tipo mafioso, dove pochi boss dettano legge, la massa dei “picciotti” esegue i loro voleri, il popolo è intimidito e chi osa ribellarsi dovrà pentirsene amaramente.
La storia della magistratura italiana ci insegna che un gruppo di magistrati comunisti, apparso negli anni ’60 e datosi la sigla di Magistratura Democratica (perché, un tempo, i comunisti si credevano i monopolisti della parola democratico), dapprima minoritari, sono riusciti, sfruttando il legittimo malcontento della massa della magistratura per i metodi disinvolti dei vertici nell’insabbiare inchieste scottanti e nel propugnare una giustizia forte coi deboli e debole coi forti, e non secondariamente facendo reclutare le nuove leve attraverso percorsi di formazione universitari e post-universitari controllati dal PCI e dintorni, a guadagnarsi una posizione assolutamente dominante, in termini di consensi numerici e soprattutto di attivismo, nella Associazione Nazionale Magistrati e nel C.S.M.. (altro…)

PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?

Nella parte terminale del 1998, dopo il tragico suicidio di Luigi Lombardini nel suo ufficio al palazzo di Giustizia di Cagliari, divenne pubblico che la Procura di Palermo stava conducendo un’inchiesta su una struttura parallela (definita una “Rete” dallo stesso Giancarlo Caselli) che sarebbe stata diretta dallo stesso Lombardini, e che, composta da poliziotti, carabinieri, appartenenti alla Guardia di Finanza, ai servizi segreti, e addirittura da taluni latitanti o personaggi comunque contigui alle bande dei sequestratori, avrebbe stabilmente operato per prevenire i sequestri di persona in Sardegna, specialmente nella città di Cagliari, e per conseguire nel modo più rapido, una volta che un sequestro fosse stato comunque perpetrato, la liberazione dell’ostaggio, perlopiù dietro pagamento del riscatto o dietro ricompensa a dei malviventi per favorire comunque tale esito.
Al riguardo, secondo la Procura di Palermo, numerosi elementi militavano a sostegno dell’esistenza di una simile struttura: (altro…)

QUEL CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON VEDE

La Corte Costituzionale, abbastanza inaspettatamente, ha dichiarato l’incostituzionalità della cosiddetta legge “Lodo Schifani” che prevedeva la sospensione dei dibattimenti penali nei confronti delle persone che rivestissero le cinque più alte cariche dello Stato, affermando che detto provvedimento avrebbe violato il principio di eguaglianza.
Sta bene, anche se, senza scandalo, in molti Paesi europei nostri dirimpettai, primo tra tutti la Francia, una disposizione simile è prevista da tempo (anche Chirac era indagato), e al di là delle ipocrisie, vi sarebbe da chiedere ai soloni che compongono la Corte, in maggioranza di nomina politica (c’è ad esempio l’ex ministro della giustizia del governo di “Mortadella” Prodi, Giovanni Maria Flick, quello che doveva far ispezionare gli uffici giudiziari di Cagliari e non lo ha fatto), se si debba continuare, sanzionando formali violazioni del principio di eguaglianza quale quella da essi ravvisata, a tollerare le continuative e sostanziali violazioni di detto sacro principio che si verificano, nella pratica, quotidianamente nell’azione della magistratura, in particolare con la consuetudine di accelerare certe indagini a seconda che l’interessato sia scomodo, politicamente o per altri motivi, e di far finta di non vedere illeciti spesso mostruosi quando siano addebitabili agli “amici”. (altro…)

BERLUSCONI REGALA IL GOVERNO AL CENTROSINISTRA

Silvio Berlusconi dovrebbe sapere bene, visto che ne ha almeno due eletti al Parlamento nelle file di Forza Italia (Francesco Nitto Palma e Roberto Centaro, quest’ultimo, peraltro, accanito giustizialista) che la magistratura è una cosa ben diversa e composita da quella che lui, forse mal consigliato da certi cattivi consiglieri, spesso dipinge, non è esclusivamente un’accozzaglia di comunisti intenti a perseguire, in sinergia con la sinistra politica, l’eliminazione per via giudiziaria degli avversari moderati e conservatori.
Una intera corrente della magistratura associata, Magistratura Indipendente, è composta prevalentemente da magistrati le cui simpatie politiche, se ne hanno, vanno al centrodestra (non a caso era la corrente di Luigi Lombardini), e un’altra corrente ancora, Unicost, benché folta di moderati di sinistra (alla Carlo Piana, per intenderci), annovera persone autenticamente di centro e moderate; è vero, esistono anche correnti fortemente politicizzate a sinistra, come quelle di Magistratura Democratica e dei Verdi, dove allignano con maggior frequenza coloro che strumentalizzano le funzioni giudiziarie per scopi politici, ma così come è sacrosanto esigere che non vi sia alcun dominio comunista sulla magistratura, neppure si può pretendere che le intelligenze di sinistra ne rimangano escluse, come d’altra parte che un magistrato abbia un convincimento politico non è in sé cosa grave, è cosa grave solo se piega l’esercizio delle proprie funzioni alla vittoria della propria dottrina politica. (altro…)

IL GOLPE CHE AVANZA

Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato. (altro…)

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FASCISTIZZATI NO, MA NEPPURE STALINISTI!

Il dottor Carlo Fucci, quel magistrato campano un po’ tetro che appartiene all’area moderata della magistratura associata (Unicost) e che ha fatto la sparata, al congresso veneziano dell’A.N.M., sui pretesi tentativi della politica di “fascistizzare” la magistratura, ha solo un torto, che è quello di aver detto con franchezza, sicuramente eccessivo, quello che la stragrande maggioranza dei magistrati pensano di questa riforma; Edmondo Bruti Liberati, il presidente comunista della A.N.M., nel dissociarsi dalle sue dichiarazioni ha peccato di ipocrisia, perché se c’è qualcuno che ha sempre dato il fuoco alle micce di queste pericolose polemiche sono proprio i suoi compagni di Magistratura Bolscevica, detta “democratica”.
Intendiamoci, la preoccupazione dei magistrati che ha armato la lingua tagliente del dottor Fucci sono condivise anche da noi, e riguardano soprattutto un aspetto della riforma, ossia il ripristino delle gerarchie nell’ambito dell’ordinamento giudiziario, soprattutto delle procure, che rischia di svuotare il CSM e di mortificare l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, non certo risolvendo, ma anzi esacerbando, un problema, quello del corporativismo di giudici e PM, che pure è stato sempre denunciato con forza dal centrodestra. (altro…)

LA MAGISTRATURA PRETENDE RISPETTO MA NON RISPETTA SE’ STESSA

La magistratura pretende rispetto, ma è arduo ritenere che ne sia davvero degna, al di là dell’ipocrisia di rito dei discorsi istituzionali, se si guarda al modo allucinante con cui “fa fuori” quei singoli magistrati che non sono allineati a certo stomachevole “pensiero unico” che si va sempre più consolidando tra le toghe, e vi sono tante vicende che lo riprovano, ad iniziare da quella di Agostino Cordova, recentemente sbattuto fuori con la famigerata procedura dell’articolo 2.
Agostino Cordova, originario di Reggio Calabria, politicamente orientato a destra, nei primi anni novanta era a capo della Procura di Palmi, una cittadina della provincia reggina al centro di una zona ad altissima densità mafiosa (con centri quali Gioia Tauro e Taurianova), e a un certo punto, a causa del “pentimento” di alcuni massoni calabresi eccellenti incarcerati per sospetta affiliazione alla ‘ndrangheta, si trovò tra le mani una dirompente inchiesta che si estese alla Massoneria come istituzione e a livello nazionale, dove Cordova, coi suoi sostituti, fece quello che riteneva di dover fare, non senza atti clamorosi – quale il sequestro delle liste degli iscritti a Forza Italia due giorni prima delle elezioni politiche del 1994 e “beccandosi” ripetutamente con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da sempre molto vicino alla Massoneria nonostante la sua origine democristiana. (altro…)

E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI PREDICARE …

Questa magistratura sta diventando davvero una cosa sconcertante: molti politicanti, qualche autentico criminale, un bel po’ di pazzi da catena che ne combinano di tutti i colori, lasciano prescrivere i reati, commettono errori giudiziari obbrobbriosi, sbattono in galera degli innocenti gettando via la chiave, scarcerano i mafiosi per decorrenza dei termini, a volte intascano mazzette o fanno incetta di beni delle vendite giudiziarie … e poi continuano a pretendere di farci la predica! Ma a quale luna ululate voialtri? Quella di questo sistema solare, o quella di chissà quale altro sistema solare, dato che per certi vostri modi di pensare c’è perfino da dubitare che molti di voi non siano degli alieni? Ma come potere pretendere che il popolo sovrano si fidi di voi, che subisca supinamente la vostra pseudo-giustizia?
L’Italia non ha mandato via il Re per trovarsi diecimila reucci che pretendono di regnare e imperare non rispondendo a nessuno delle proprie azioni, ricordatevelo! (altro…)

IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI

Al Ministero di Grazia e Giustizia

Al Ministro dell’Interno

Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.

PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo

IL PUBBLICO MINISTERO

Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.

sottoposti ad indagini (altro…)

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LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI

Nel febbraio 1999 l’UNIONE SARDA, nel quadro della furibonda campagna da tempo condotta dal direttore Antonangelo Liori per stigmatizzare le maggiori malefatte della magistratura cagliaritana, pubblicò, per due giorni di seguito, un corposo elenco di magistrati circa i quali vi era motivo di ritenere la sussistenza di una delle cause di incompatibilità contemplate dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, relativamente alla sussistenza di parentele tra loro, ovvero di parentele con avvocati del Foro di Cagliari.
L’iniziativa suscitò un certo clamore, poiché emergeva che praticamente la metà dei magistrati in servizio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari erano potenzialmente incompatibili; anche larghi settori dell’opinione pubblica rimasero sdegnati.
Sulla base di questi dati, un’autonoma iniziativa fu intrapresa nell’ottobre 1999 da Nichi Grauso, che propose al riguardo un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, dopo aver già riportato i suddetti dati tra gli elementi a supporto di una richiesta di rimessione, avanzata in relazione al processo che lo vedeva imputato, a Cagliari, di diffamazione per aver dato dell'<<assassino>> al PM palermitano Vittorio Aliquò. (altro…)

Enrico DESSI’

Ultrasessantenne, figlio di un magistrato e a sua volta padre di un giovane magistrato – Antonio, in servizio a Oristano – Enrico Dessì, oggi consigliere di Corte d’Appello, è stato per anni presidente della Sezione Sarda dell’Associazione Nazionale Magistrati e, soprattutto, leader riconosciuto di Magistratura Democratica [figura tra i 77 giudici schedati dal SID negli anni ’70]; ultimamente il suo posto alla guida della giunta distrettuale ANM è stato preso dal consigliere di Corte d’Appello Fiorella Pilato, anch’essa di estrazione comunista e aderente a MD.
Avversario di Luigi Lombardini, la sua ombra è riconoscibile dietro tutte le <<grandi manovre>> che hanno determinato l’andamento degli uffici giudiziari sardi negli ultimi anni, dalla nomina a Procuratore della Repubblica di Cagliari di Carlo Piana, alle iniziative contro il Procuratore Generale Francesco Pintus e contro il giudice Alberto Rilla, alla confluenza in MD di Paolo De Angelis e Mario Marchetti. (altro…)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Componente politico-culturale della Magistratura associata fondata all’inizio degli anni ’60 con un programma esplicitamente <<di sinistra>>, tendente in particolare all’adeguamento del modo di esercizio della giurisdizione ai <<valori democratici>>.
Andata avanti con alterne fortune, la corrente, che attualmente detiene 5 seggi su 20 dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, è sempre stata in grado, per il suo attivismo quasi da partito politico, di esercitare un’influenza decisiva sulle più cruciali scelte del CSM e dell’associazione nazionale magistrati. (altro…)

Fiorella PILATO

Appartenente a Magistratura Democratica, carattere sanguigno, assidua frequentatrice della ben nota sezione <<Lenin>> del PCI cagliaritano, è l’immagine stessa del magistrato schierato: già pretore d’assalto impegnato sul terreno dei reati edilizi ed ambientali, era in posizione fortemente polemica nei confronti di Luigi Lombardini.
Da qualche tempo svolge funzioni di giudice a latere nella Corte d’Assise d’Appello di Cagliari; recentissimamente ha sostituito Enrico Dessì nella carica di responsabile distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati, che rimane così, comunque, egemonizzata dai comunisti di MD. (altro…)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO

Giornata campale oggi, tra impegni vari e consueti crash dei bellissimi sistemi operativi Microsoft, 24 ore buone senza aggiornare il blog.
Constatiamo intanto, con piacevole sorpresa, che Magistratura Democratica, a livello nazionale, continua a muoversi sul solco di un approccio ai problemi della giurisdizione e dell’ordinamento giudiziario meno corporativo e maggiormente attento ai problemi reali, come quello della incompatibilità parentale e di una seria distinzione tra funzioni; insomma, la corrente di sinistra della magistratura associata in questo momento è la più intelligente, ha capito che le critiche (spesso legittime) alle riforme perseguite dal centrodestra vanno abbinate ad un approccio sanamente critico anche verso le debolezze della magistratura, ciò che la rende credibile, e incredibilmente MD si fa soverchiare quanto a estremismo da esponenti di Unicost quali Carlo Fucci, sconfessato da Edmondo Bruti Liberati, presidente nazionale, di MD, dell’Associazione Nazionale Magistrati. (altro…)

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MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?

E’ stata incredibilmente respinta la domanda di grazia che Graziano Mesina, facendo violenza al suo orgoglio ancor più grande di quello di Adriano Sofri, si era determinato a presentare, in un clima, peraltro, di misteri, dato che, a quanto risulta, la decisione negativa era stata già adottata quando invece un portavoce del Ministero della Giustizia aveva affermato che la pratica era ancora in corso di istruttoria.
Grazianeddu è oggi, probabilmente, l’unico detenuto italiano ad aver complessivamente scontato oltre trenta anni di reclusione, a trovarsi a scontare l’ergastolo, vale a dire la condanna a morte – inutile nascondersi dietro un dito – per l’applicazione ferrea di un meccanismo di stampo fascista chiamato “cumulo delle pene”, il tutto con un peso spropositato, piuttosto che delle vicissitudini dei tempi in cui era la primula rossa del Supramonte e delle innumerevoli evasioni, dell’ultima vicenda che lo vide coinvolto, quella del misterioso ritrovamento di armi nel casolare dell’Astigiano ove viveva in regime di libertà condizionale, stranamente quando Mesina si era ben determinato a non starsi zitto sulle porcherie del sequestro Kassam e di affermare chiaramente, accusando il PM Mauro Mura – ma sbagliando bersaglio, perché se una tale decisione ci fu, sicuramente fu presa a livelli ben più alti di quello rappresentato dal rosso procuratore aggiunto di Cagliari – di aver fatto pagare il riscatto coi soldi dello Stato. (altro…)

MAGISTRATURA E GREMBIULINI: VOGLIAMO PARLARNE?

Oltre un decennio fa, il Consiglio Superiore della Magistratura aveva posto fine a una lunga diatriba col presidente della Repubblica Francesco Cossiga, molto vicino alla Massoneria, che contestava la decisione di mancata promozione di un giudice, Angelo V., poiché appartenente a una loggia, stabilendo in via definitiva, a chiusura di un decennio aperto dai veleni del piduismo, l’assoluta inconciliabilità dell’appartenenza alla magistratura e della militanza in un sodalizio massonico.
Più recentemente, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sconfessato l’Italia su questa disposizione – e su altre che pongono limitazioni all’accesso e alla carriera dei massoni presso altre pubbliche amministrazioni – stabilendo che esse ledono la libertà di associazione. (altro…)

IL CSM NON FACCIA POLITICA, PENSI AGLI UFFICI GIUDIZIARI SGUARNITI!!!

Avvengono cose davvero sconcertanti nell’organo di autogoverno della magistratura italiana che, pur avendo mastodontici arretrati nel carico di lavoro quanto a deliberare su trasferimenti, su incarichi direttivi, sull’organizzazione degli uffici giudiziari e compagnia cantante, ha pensato bene, in occasione dei lavori di questa settimana, di inserire all’ordine del giorno ben due pratiche prettamente “politiche”: una relativa alla “tutela” di Caselli rispetto ad affermazioni di alcuni parlamentari di AN, l’altra inerente al parere sulla legge “ex Cirielli”, che a nostro avviso è una pessima legge, ma che spetta solamente al Parlamento, e non ai magistrati, discutere e criticare.
Tutto questo è veramente surreale, se pensiamo a quanto l’Associazione Nazionale Magistrati si concentri nella redazione di “libri bianchi” sui disservizi della giustizia italica (potete trovarli sul sito di magistratura democratica che è linkato in questo sito) senza mai pensare, però, a quanti disservizi sono determinati proprio da magistrati, da quel CSM che si compone per due terzi di magistrati ordinari dove si insiste pervicacemente nel sottrarre tempo prezioso ai carichi di lavoro ordinario portando a discussione pratiche prettamente “politiche” pur sapendo che queste fomentano divisioni. (altro…)