Argomento: ANTONANGELO LIORI
Articoli su questo argomento (84):
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI [..]
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
6. CONSIDERAZIONI FINALI
LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO
IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: LIORI INDAGATO PER RAPINA
BUON ANNO A TUTTI DA MALAIUSTITIA
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
SURACE SOLLEVA IL “LEGITTIMO SOSPETTO” SULL’ITALIA
MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI
C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI
CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!
LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA
CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE [..]
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!
BREVI APPUNTI PER LA DOTTORESSA SABELLA
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGN [..]
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
CASTELLI APRE SULL’AMNISTIA
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
SCANDALOSA “UNIONE SARDA”, MEGLIO “LA PADANIA”
NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!
LA FIGURACCIA DI GRASSO: CELESTI FA FUORI I PM DEL CASO LOMBARDINI
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
I PM INCOMPATIBILI DI PALERMO, DELOGU VUOLE VEDERCI CHIARO
UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE
CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!
DOTTOR GRASSO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!
A CAGLIARI NON C’E’ LA MAFIA … MA PERCHE’ NON APPROFONDI [..]
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
A ZUNCHEDDU GLI RODE …
MUSICA NUOVA IN CUCINA!
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
DI NUOVO TOGHE NERE AL RITO OTTOCENTESCO
ADDIO, EMANUELE!
MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!
GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
RICHIESTA DI ASTENSIONE AI PM DI PALERMO
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
IL FALLIMENTO ARBATAX 2000 / MARSILVA
IL CASO UNIONE SARDA
PROCEDIMENTI PENALI E DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ANTONANGELO LIORI
Antonangelo LIORI
IL CASO LOMBARDINI
LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI
VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO
Franco MELIS
Federico PALOMBA
SOLIDARIETA’ CON LIORI
LO SCUDETTO DEL MILAN
MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO
GLI STIPENDI DEI MAGISTRATI
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
RIGURGITI DI FASCISMO IN CAMPAGNA ELETTORALE
LA GIUNTA CHE VORREMMO …
LA CADUTA DEL REGIME: ZUNCHEDDU E PIANA SEMPRE PIU’ SOLI
IL PRIMATO DELLA POLITICA (di Maurizio Ciotola)
1999-2004: DOVE ERAVAMO RIMASTI?
SE LA GIUSTIZIA E’ UN AFFARE DI FAMIGLIA …
CAGLIARI E IL SUO FEUDALESIMO: L’ORA DELLA SVOLTA?
LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTER [..]
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
ORA SONO I QUERELOMANI A RISCHIARE GROSSO
SOTTO SILENZIO: OGNI TANTO ANCHE GRAUSO VIENE ASSOLTO
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA
Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)
6. CONSIDERAZIONI FINALI
Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari. (altro…)
LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO
Si accinge ad entrare nel vivo, a Palermo, il processo a carico di Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per la teorematica estorsione a Tito Melis ravvisata dai PM palermitani, del tutto fondata sulle dichiarazioni destituite di riscontri di Tito Melis alla quale non credono neanche loro ma circa la quale devono recitare la propria parte poiché il punto di non ritorno di una possibile ritirata onorevole fu raggiunto l’11 agosto 1998, data del suicidio del compianto e indimenticabile Luigi Lombardini. Niente di nuovo sotto il sole, in particolare, dall’interrogatorio del teste chiave, Tito Melis, che ha continuato a recitare il consueto temino conforme al copione che ha recitato a Palermo anni addietro e ha ripetuto a Lanusei, sulla cui genesi Lombardini, negli ultimi giorni di vita, malignava coi pochi amici che gli erano rimasti che le bibliche parole del profeta Tito fossero state suggerite non da Dio, ma da qualche ben più basso, ma in terra cagliaritana alto personaggio deciso a tutti i costi a nascondere qualcosa. (altro…)
IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: LIORI INDAGATO PER RAPINA
Gli eredi del compianto Samuel Beckett prima o poi chiederanno i danni; infatti, quello che va in scena in piazza Repubblica, a Cagliari, è veramente il teatro dell’assurdo.
L’ex direttore dell’Unione Sarda, Antonangelo Liori, risulterebbe indagato per essere il “mandante” della sanguinosa rapina alla filiale della Banca di Sassari di piazza Garibaldi nel capoluogo isolano, per la quale sono accusati tre desulesi (uno latitante) e che sfociò nel ferimento di due poliziotti (uno di essi gravemente).
Liori verrebbe chiamato in causa in relazione ai contatti telefonici che avrebbe avuto con uno dei rapinatori (Marco Deiana, latitante) prima e dopo la rapina. (altro…)
BUON ANNO A TUTTI DA MALAIUSTITIA
Siamo insieme ormai da quasi un anno e, approssimandosi la fine del 2001 che porterà sicuramente grandi novità (prima tra tutte l’introduzione dell’EURO) sentiamo il dovere di ringraziare tutti i nostri utenti per i lusinghieri risultati di frequentazione del sito raggiunti.
Il 2001 è stato, nonostante la pervicace censura delle notizie attuata dalla stampa locale (complici anche i rapporti TROPPO privilegiati di certi giornalisti con alcuni magistrati), un anno foriero di novità e speranze sul fronte della giustizia, con l’assoluzione di Maria Ausilia Piroddi dall’assai discutibile processo per MAFIA (manco fossimo a Corleone) intentatole contro, con l’arresto per traffico e detenzione di droga di parecchi pentiti e confidenti (fatto che dipende sicuramente dal fatto che ora anche le forze dell’ordine si sentono più libere), con l’ascesa al governo del Paese di Silvio Berlusconi che, senza voler con ciò esprimere una preferenza politica, è sicuramente un amico della legalità quanto ai temi che ci stanno a cuore, con le voci, che ci auguriamo di cuore possano essere confermate al più presto, di prossima fuoriuscita, da Cagliari o dalla magistratura, di alcuni PM la cui permanenza in sede è solo un male per la giustizia giusta. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI E LA SPORCA ALLEANZA TRA DESTRA SPORCA E SINISTRA SPORCA
Siamo certi che Luigi Lombardini non si è suicidato perché stressato dal pur fastidioso interrogatorio da parte di Caselli e soci, lui che a suo tempo di interrogatori duri era un esperto, come siamo certi che non è stato in realtà ucciso, se non altro perché la dinamica dei fatti sembrerebbe incompatibile con tale ipotesi, tanto da renderla ai limiti della fantascienza.
Ma non è neppure vero, come ha detto il noto sedicente ed anonimo agente del S.I.S.De. (chissà se lo era davvero …) che rilasciò la ben nota intervista a Fiorentino Pironti de LA NUOVA SARDEGNA, che Lombardini si uccise per non essere costretto a rivelare l’identità degli appartenenti alla sua pretesa “Rete”, in ordine alla quale, tra l’altro, la Procura di Palermo ha archiviato l’inchiesta, nata dalla sempre fervida fantasia di Giancarlo Caselli che non pare piacere molto all’attuale procuratore Piero Grasso, che era stata tenuta in piedi per due anni sull’onda delle fantasticherie di Guido Lo Forte, l’odierno contestatore (con Scarpinato) di Grasso, in tema di “massoneria deviata”. (altro…)
SURACE SOLLEVA IL “LEGITTIMO SOSPETTO” SULL’ITALIA
Ricorderete, anche se noi non ne abbiamo parlato prima, il caso che interessò Stefano Surace, il giornalista di origine napoletana il quale, emigrato a Parigi fin dai primi anni Settanta, tornato recentemente in Italia si vide contestare, inaspettatamente, alcune condanne per diffamazione a mezzo stampa per un ammontare complessivo di ben due anni e mezzo di reclusione, appioppategli in contumacia senza che neanche fosse stato citato in giudizio e venne rinchiuso in carcere.
Al vergognoso caso che riguardò il giornalista, inizialmente seguito solamente dai Radicali, si interessarono pure la Federazione nazionale della stampa e vari esponenti politici “minori”, fin quando, riteniamo a mero titolo di compromesso, il competente giudice di sorveglianza concesse a Surace di scontare la condanna agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Napoli. (altro…)
MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI
Avremmo voluto parlarvi anche stavolta del caso Melis, di quello che verosimilmente pensa Silvia riguardo al ruolo di Lombardini, della cattiva coscienza di suo padre Tito, di franchi svizzeri e di Massoneria deviata; ma ci sarà tempo, non possiamo essere monotematici, dato che i casi e le storie di malagiustizia sono tantissimi, purtroppo non si riducono solo a quella sciagurata indagine giudiziaria che, parrebbe per proteggere alcuni magistrati in malafede, ha cagionato la morte di Lombardini e devastato (ma solo per i creduloni) la reputazione di Nicola Grauso e dell’avvocato Antonio Piras, anche lui massone, ma regolare e sicuramente pulito.
Vogliamo invece parlarvi di una storia per commentare la quale non ci vogliono molte parole, poiché possiamo direttamente passare a riportarvi integralmente (con le dovute cautele) la e-mail struggente che una nostra visitatrice ci ha spedito qualche giorno fa, uno scritto che ci ha al tempo stesso commossi e indignati: (altro…)
C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI
Colui che da oltre tre anni è l’editore de L’UNIONE SARDA, l’esoterico Sergio Zuncheddu, in affari con le potenti Cooperative rosse di Reggio Emilia per il tramite della potentissima Cooperativa Cento di Monserrato, è un uomo che ha enormi debiti di riconoscenza nei confronti della magistratura, non tanto del non crediamo esoterico dottor Carlo Piana, che pure pare non abbia scatenato sulla nuova proprietà del quotidiano cagliaritano lo stesso ambaradan che scatenò sul gruppo Grauso nonostante l’adozione di (leciti) strumenti di organizzazione aziendale in gran parte simili (ad esempio la separazione della testata dal centro stampa), quanto di altri esoterici magistrati che avrebbero chiuso più di un occhio su certe cosette, forse istruendo la Polizia affinché non rispondesse, circa otto anni fa, a qualche domandina, non proprio alla Amadeus, del dottor Agostino Cordova, uno che sulla Massoneria ha fatto troppo baccano, ma qualche cosa losca la ha pure scoperta. (altro…)
CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!
Chissà se ha fatto bene il Consiglio Superiore della Magistratura, che a dire il vero di cappellate ne prende tante, a stabilire con una sua circolare l’incompatibilità per i magistrati dell’appartenenza alla Massoneria.
Il discutibile provvedimento, che chiuse gli strascichi di una virulenta polemica tra il C.S.M. e l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che contestò la decisione di negare la promozione a un giudice poiché massone, ha come presupposto (o pretesto) formale l’asserita esistenza nella Massoneria di regole di “obbidienza” che condizionerebbero l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, ma in verità è apparso maggiormente ispirato dal timore, tipico della “cultura del sospetto”, che le logge massoniche siano soprattutto ricettacoli del malaffare, e che quindi sia pregiudizievole per un magistrato venirci a contatto; mentre la Massoneria, essendo un sodalizio di persone di alto livello intellettuale, culturale e civile, di gran lunga superiore a quello medio nazionale, vede al suo interno autentici lestofanti, ma anche parecchi tra gli uomini migliori del Paese, il che è valso, a suo tempo, perfino per la loggia P2, sbrigativamente etichettata come associazione sovversiva, qualifica negata dall’autorità giudiziaria. (altro…)
LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA
Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi. (altro…)
CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE CIRAMI”!!!
A quasi quattro anni dalla sua originaria denuncia, ad opera sia de L’UNIONE SARDA – quando era ancora un giornale, e non era ancora tornata la carta con cui i fruttivendoli impacchettano le mele – sia, con un autonomo esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di Nicola Grauso, il problema, anzi il bubbone, delle incompatibilità di ogni genere dei magistrati cagliaritani, sia quelle di natura parentale tra di loro o con avvocati loro coniugi o congiunti, sia quelle, la cui stessa esistenza giuridica è poco nota alle masse, derivante dal divieto che un magistrato stia in uno stesso ufficio per oltre dieci anni, continua ad essere irrisolto, minando la già non eccelsa credibilità della magistratura della Città del Sole.
I nostri cari giudici e PM sembrano quasi non rendersi conto dello scandalo, dell’estrema inopportunità di una situazione che sarebbe intollerabile in molti altri uffici pubblici, e anche in molte aziende private: ti giri, ti rigiri, e dappertutto vedi parentele, sono tutti imparentati. Come puoi avere fiducia nella giustizia, come puoi non pensar male (col che, come dice Andreotti, si commette peccato ma spesso ci si azzecca) e ritenere malignamente che certe delicate questioni di giustizia vengano trattate e risolte in un’alcova o, meno volgarmente, nel corso di un pranzo familiare? (altro…)
BASTA CON LE CHIACCHIERE: TRASFERIRE D’UFFICIO I GIUDICI INCOMPATIBILI!!!
Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità? (altro…)
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)
SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!
Ci preoccupa molto che un uomo come Mariano Delogu, che, nonostante certi suoi modi di fare non ci piacciano affatto, continuiamo a stimare parecchio, che è sempre stato un uomo indipendente che non ha mai aderito ad alcun partito a pieno titolo, che ha tenuto lontani, finché ha potuto, i partiti dalla giunta comunale di Cagliari e, anche per questo, è riuscito a passare già alla storia come il miglior sindaco che la città abbia avuto dal dopoguerra, e che casomai è sempre stato legato a un politico come l’onorevole (anche lui avvocato) Gianfranco Anedda, che non ha mai avuto problemi a dire quel che pensava, si sia dovuto comportare così, ossia nel modo che emerge dal raffronto tra le affermazioni di Nicola Grauso, le dichiarazioni da lui (Delogu) rese al PM di Palermo Marzia Sabella e le diverse consapevolezze in suo possesso che emergono dai suoi colloqui con Grauso (tutto il materiale è reperibile nella nostra sezione MATERIALI).
Diciamo non casualmente “si sia dovuto comportare”, perché il senatore avvocato Delogu è uomo che ha sempre mostrato di non aver paura di niente e di nessuno, che coraggiosamente scendeva di persona nel Largo Carlo Felice a trattare coi turbolenti sfrattati cagliaritani, risolvendo da solo la crisi che si era determinata sulle case popolari, e rispondeva con giusto sprezzo a qualcuno che dai banchi del Consiglio comunale faceva il “Pierino” sul suo modo di fare che non accettava simili critiche, perché lui il sindaco lo faceva così; e non è un caso che godesse dell’incondizionata stima di Luigi Lombardini, non certo dovuta a meri motivi di assonanze politiche, ma al fatto che Lombardini, in questo uomo di altri tempi, forse perfino medievali, considerava degni interlocutori solo i “veri uomini”, e Delogu è uno di questi. (altro…)
BREVI APPUNTI PER LA DOTTORESSA SABELLA
In molti, forse, non hanno ancora colto appieno tutta la gravità della fosca vicenda del “controllo giudiziario” ex art. 2409 codice civile attuato su L’UNIONE SARDA coi risultati che si conoscono, con l’estromissione di Nicola Grauso dall’arengo dell’informazione regionale e con la promozione a massimo editore dell’Isola dello “immobiliarista” (evidente eufemismo per “palazzinaro”) Sergio Zuncheddu, che ha ridotto il quotidiano cagliaritano a un fogliaccio vergognoso che censura tutte le notizie degne di questo nome, con somma gioia di quella redazione che aveva combattuto Grauso e Liori per ritrovarsi il nulla.
Al di là delle mere problematiche economiche, che in questa vicenda sono state usate solo in modo strumentale coi conti virtuali con cui Gian Giacomo Pisotti, pieno di entrature nel “giro” de L’UNIONE SARDA per i motivi che lui ben conosce, e Vincenzo Amato, uno dei tanti magistrati “incompatibili” del Palazzaccio, si sono gingillati, con una spudoratezza alla quale neppure Carlo Piana e Guido Pani, che pure la procedura avevano promosso, si sono spinti, si è trattato, solamente, di un autentico attacco alla libertà di stampa che, non potendo essere attuato direttamente (la legge vieta nel modo più assoluto il sequestro dei giornali) è stato attuato con questi sordidi mezzi. (altro…)
IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!
Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento. (altro…)
PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!
Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)
IL SILENZIO DEI COLPEVOLI: C’ERA UNA VOLTA L’INFORMAZIONE IN SARDEGNA
E’ singolare, non trovate?, che ai cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA né quelli de LA NUOVA SARDEGNA, che tra i Luigi Almiento, le Maria Francesca Chiappe, i Mauro “James” Lissia e gli Umberto Aime, sono sveltissimi ad intonare continui peana ai peggiori magistrati, sia sfuggita la notizia della richiesta di archiviazione della PM Marzia Sabella di Palermo, relativa all’esposto di Nicola Grauso contro Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti e altri relativamente al “caso Unione Sarda” e ad altre amenità.
Ricordiamo infatti che costoro erano molto lesti, anche mistificando la realtà e fabbricando sconce “veline” a dar conto di ogni notizia favorevole ai nostri eroi, come fece la Chiappe quando, nell’ottobre 2000, diede conto dell’archiviazione nei confronti di Mario Marchetti di un procedimento per “incompatibilità ambientale” relativo al “caso Furlanetto”, riferendo laconicamente che Marchetti aveva dimostrato di “aver agito secondo legge” (omettiamo un commento che ci procurerebbe una querela), e omettendo invece di riferire che, sulla stessa base, gli atti erano stati trasmessi ai titolari dell’azione disciplinare, che poi avvieranno nei confronti di Marchetti un procedimento disciplinare, purtroppo conclusosi con l’assoluzione. (altro…)
TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!
Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)
CASTELLI APRE SULL’AMNISTIA
Forse il ministro Castelli, che pure ha ricevuto da noi non poche critiche, è un attento lettore di MALA IUSTITIA CARALITANA – saremmo curiosi di sapere chi si nasconde, potrebbe essere anche qualche uomo di governo, dietro il dominio proxy.rupa.it, appartenente alla Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione, con cui il nostro sito viene spesso visitato – forse è semplicemente il fatto che il leader della lega Umberto Bossi, consultando la sua situazione penale, ha constatato che tra una cosa e l’altra non ha molto da stare tranquillo, e perlopiù in relazione ai soliti reati di opinione elevati a reati di terrorismo ed eversione.
Sta di fatto che, dopo la netta e lodevole presa di posizione sul problema delle incompatibilità dei magistrati, il guardasigilli leghista, modificando precedenti opinioni nettamente contrarie, ha fatto sapere di essere favorevole, piuttosto che all’indulto, all’amnistia, raccogliendo il plauso delle opposizioni di sinistra, oltre che dei centristi della sua maggioranza. (altro…)
INCOMPATIBILITA’, IN PRINCIPIO FU VIOLANTE
Il ministro della giustizia Roberto Castelli, al quale l’essere un ingegnere ha stavolta giovato ispirandogli precisione e rigore di argomenti, ha decisamente colto nel segno, traendo spunto dallo scontro istituzionale che lo ha contrapposto al Consiglio Superiore della Magistratura sulla nomina a procuratore di Bergamo dell'”incompatibile” dottor Galizzi, ed evidenziando che, dietro quella che si voleva dipingere come una contrapposizione di natura politica, si celava invece la doverosa opposizione dello stesso ministro al tentativo di nomina di quel magistrato nonostante la smaccata incompatibilità parentale col fratello, presidente di sezione presso il Tribunale di Bergamo; come è noto, Castelli ha puntualizzato che conta ben poco che dei due fratelli uno svolga funzioni civili e l’altro sia destinato a funzioni penali, poiché deve essere rispettata la lettera della legge, che fa riferimento, quanto all’incompatibilità a sedi e uffici giudiziari nel loro complesso, senza distinzioni, poiché le interferenze tra civile e penale sono, in realtà sistematiche.
Consensi sono giunti a Castelli, spiace constatarlo, solo da esponenti della Casa delle Libertà da Gaetano Pecorella e Luigi Bobbio, rispettivamente di Forza Italia e di AN e rispettivamente presidenti della commissione giustizia alla Camera e al Senato, e da Nicola Buccico, consigliere “laico” del Consiglio Superiore della Magistratura in quota AN, già destinato alla presidenza del parlamentino dei magistrati poi “bruciato” dall’inciucio trasversale tra i “togati”, compresi quelli di Magistratura Indipendente, e i laici del centrosinistra per eleggere Virginio Rognoni. (altro…)
SCANDALOSA “UNIONE SARDA”, MEGLIO “LA PADANIA”
La dottoressa Marzia Sabella, PM di Palermo che allo stato ha chiesto l’archiviazione delle denunce di Nicola Grauso a carico di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti sul “caso UNIONE SARDA”, e soprattutto il GIP di Palermo che dovrà decidere al riguardo, potranno trarre utilissimi elementi di valutazione osservando il comportamento che in questi giorni, in cui il Ministro Castelli, ripreso da numerosi quotidiani nazionali, ha sollevato con clamore il problema delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati, ha tenuto il foglio zuncheddiano di censura L’UNIONE SARDA, che pure, sotto la ben diversa gestione di Grauso e Liori, aveva dedicato ampio spazio al problema.
Essendo costoro ormai i lacché della magistratura cagliaritana, hanno osservato la consueta linea, ossia censura totale, manco una parola, mentre IL GIORNALE e LA PADANIA riempivano pagine intere con lo sterminato elenco dei magistrati incompatibili di casa nostra e stigmatizzavano i casi più scandalosi, come quello di Piana padre e Piana figlio, ma evidentemente a Cagliari, secondo i nostri eroi de L’UNIONE SARDA che credono di essere ancora un giornale perché quattro imbecilli di terroristi li degnano di qualche (criminale) attenzione, è del tutto normale che babbo e figlio lavorino nello stesso Palazzo di giustizia, ringraziando Dio che nel frattempo i “vecchi” della dinastia Massidda siano andati in pensione lasciando solo i giovani; accidenti, ma perfino presso le Poste, dove ci sono molte meno responsabilità, e conseguenti doveri di immagine, che in magistratura, la deteriore prassi della cessione dei posti ai figli quanto meno presupponeva che il babbo, prima dell’assunzione del figlio, se ne andasse in pensione! (altro…)
NON RIELEGGETE I PARLAMENTARI IGNAVI!
E’ davvero incredibile che Nicola Grauso, che fino a poco meno di quattro anni fa aveva una posizione dominante nell’informazione sarda col controllo de L’UNIONE SARDA, di VIDEOLINA e di TCS, media poi tutti ceduti a Sergio Zuncheddu per i motivi ben noti soprattutto a Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti, oggi, per dire la sua su quello stesso argomento, le incompatibilità parentali dei magistrati, la cui trattazione aveva inciso non poco nell’atteggiamento vessatorio della magistratura nei suoi confronti, debba farsi ospitare da un quotidiano di partito, e di un partito regionale del Nord come la Lega, quale LA PADANIA, che in realtà, a dire il vero, già dal caso Lombardini ha seguito con molta attenzione e anche con una certa obiettività le vicende sarde.
Comprendiamo LA NUOVA SARDEGNA, il cui orientamento è arcinoto, ma non L’UNIONE SARDA, che benché passato dalle mani di un editore puro come Grauso a quelle di un “immobiliarista” (i cattivi direbbero “palazzinaro”) legato sia alla Massoneria che alle cooperative rosse come Sergio Zuncheddu, è pur sempre l’unico quotidiano di Cagliari e, poiché l’informazione prima di essere un diritto è un dovere per chi rivesta un ruolo così importante, dovrebbe, DEVE dare conto di certe vicende, come quella delle incompatibilità dei magistrati sollevata con clamore dal ministro Castelli, sulla quale invece non ha scritto una sola sillaba; e comprendiamo poco anche i politici sardi, i quali, al di là di alcune iniziative estemporanee di Gianfranco Anedda e di Giampaolo Nuvoli, si sono totalmente disinteressati delle problematiche che riguardano il modo in cui a Cagliari la giustizia funziona e viene amministrata, ci fa cadere le braccia che Grauso, per dire la sua, debba ricorrere a un quotidiano il cui “direttore politico” è Umberto Bossi, il Senatur, che come ministro e parlamentare certo rappresenta la nazione, ma è pur sempre nato a Cassano Magnago, Varese, e tendenzialmente qualunque parlamentare sardo dovrebbe occuparsi dei problemi della giustizia cagliaritana più di quanto se ne debba occupare lui. (altro…)
LA FIGURACCIA DI GRASSO: CELESTI FA FUORI I PM DEL CASO LOMBARDINI
Si è appreso oggi che il Procuratore Generale di Palermo, dottor Salvatore Celesti, ha disposto la sostituzione con un magistrato del suo ufficio dei tre PM della Procura presso il Tribunale di Palermo, Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, i quali, orfani di Giancarlo Caselli, per anni girovago e oggi procuratore generale di Torino, e di Vittorio Aliquò, da tempo trasferitosi presso la stessa procura generale di Palermo, hanno fin qui sostenuto l’accusa contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori, Luigi Garau e Salvatore Carboni (nonché, nel rito abbreviato, contro Antonio Piras) nel noto “processone” relativo alle pretese estorsioni in danno di Tito Melis e alle pretese calunnie nei confronti di Carlo Piana e Mauro Mura, scaturito dal procedimento in cui fu implicato anche Luigi Lombardini, suicidatosi a Cagliari l’11 agosto 1998 proprio dopo aver subito l’interrogatorio dei suddetti magistrati palermitani.
La decisione del dottor Celesti scaturirebbe dalla circostanza che Ingroia, Di Leo e Sava, dopo aver ottenuto un risarcimento del danno di 50 mila euro per un preteso fatto di diffamazione, sarebbero ora tecnicamente “creditori” di Antonangelo Liori, sicché, ai sensi del combinato disposto dell’art. 36 lett. a) e dell’art. 53 comma 2 del codice di procedura penale, scatta in tal caso l’obbligo per il procuratore capo di provvedere alla sostituzione del sostituto procuratore. (altro…)
E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità. (altro…)
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)
I PM INCOMPATIBILI DI PALERMO, DELOGU VUOLE VEDERCI CHIARO
Il senatore Mariano Delogu, alfine, si è occupato anche lui delle vicende giudiziarie riguardanti Nicola Grauso, specificatamente del Processone di Palermo, e ha rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, in ordine alle scorrettezze deontologiche che sarebbero attribuibili ai PM palermitani Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, per aver continuato ad esercitare l’accusa nel processo nonostante la pendenza, contro Grauso e Liori, di una causa di risarcimento danni relativamente a pretesi fatti di diffamazione.
Delogu, che conosce la vicenda da vicino per essere stato legale di Liori e de L’UNIONE SARDA, puntualizza come si sia dovuto attendere l’atto di estromissione del Procuratore Generale di Palermo, Salvatore Celesti, perché i tre PM cessassero dalle loro incompatibili funzioni.
Che dire … senatore Delogu, ben tornato tra quelli che non fanno finta di niente di fronte a certe cose vergognose. Non dubitavamo di lei sinceramente, ma sarebbe bene che ora lei facesse appieno la sua parte anche nel procedimento contro Piana, Pani e Pisotti per il caso UNIONE SARDA. (altro…)
UN SUICIDIO CHE SI POTEVA EVITARE
Stiamo entrando ormai nel quinto anno da quel tremendo 1998 che vide la tragica fine di Luigi Lombardini, sparatosi con un colpo di pistola in bocca dopo l’interrogatorio subito dai mastini della Procura di Palermo, il Procuratore “girotondino” Caselli in testa, e mentre doveva svolgersi una perquisizione, che probabilmente doveva essere seguita da un fermo di cui, dopo il fattaccio, i nostri eroi di Palermo, a quanto pare, pensarono bene di distruggere le tracce stracciando il decreto.
Il decorso del tempo, lungi dall’invocare comodi oblii della memoria o prescrizioni, impone quanto mai l’obbligo morale che sia finalmente fatta piena luce, che sia fatta piena chiarezza, sui motivi che realmente determinarono Lombardini a farla finita, perché è troppo semplice affermare, come in molti hanno fatto, che era depresso da tempo, che prendeva psicofarmaci, e altre simili amenità. (altro…)
CARI MAGISTRATI DI PALERMO, DATEVI UNA REGOLATA!
Il drastico provvedimento del procuratore generale di Palermo Salvatore Celesti, il quale, sopperendo all’inerzia del procuratore della Repubblica Piero Grasso, ha provveduto a sostituire i PM titolari del Processone di Palermo, Antonino Ingroia (che si è distinto quale comiziante alla girotondina al recente congresso dei giudici comunisti di Magistratura Democratica), Giovanni Di Leo e Lia Sava, divenuti incompatibili poiché in contenzioso giudiziario con Antonangelo Liori (in realtà anche con Nicola Grauso, solo che nei suoi confronti non ci sono sentenze definitive), è apparso un colpo di scena ma, in realtà, è solo l’atto di morte di un processo che è durato sin troppo rispetto al nulla su cui si basa e che gli stessi Ingroia, Di Leo e Sava, giorno dopo giorno sempre più imbarazzati a sostenere un’accusa insostenibile e sempre più timorosi di incassare, con la probabile assoluzione degli imputati, la brutta figura finale che ne seguirà, pare siano stati ben lieti di abbandonare la barca del Processone che affonda.
Quando questo procedimento penale, concausa se non causa esclusiva del suicidio di Luigi Lombardini, ha avuto inizio, Ingroia, Di Leo e Sava, sicuramente magistrati onesti, il primo un tantino fanatico (Lino Jannuzzi lo chiamava, in modo buffo, l’Ayatollah Ingroia) agivano sotto le direttive non tanto di Vittorio Aliquò, che alla procura di Palermo è sempre stato vaso di coccio, quanto del comunista Caselli, all’epoca procuratore capo, e dell’ex andreottiano convertito alla causa giustizialista Guido Lo Forte, all’epoca procuratore aggiunto di punta, laddove in particolare quest’ultimo lasciava trasparire un pensiero ispirato alla più pura conspiracy theory che era suo ma sicuramente, conoscendolo, anche del suo capo, per cui dietro agli strani intrecci emersi nel sottobosco delle trattative per la liberazione di Silvia Melis vi era l’ombra della Massoneria deviata, e perché no anche dei servizi segreti deviati, entità delle quali, certamente, si sarebbe trovato qualche aggancio con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri; e queste suggestioni sono recentemente riecheggiate perfino nelle orecchie di uno dei difensori di Antonio Maria Marini nel recente processo d’appello per il sequestro Melis conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati, l’avvocato Giangualberto Pepi, che ha tirato in ballo pesantemente, e a sproposito, la Massoneria. (altro…)
DOTTOR GRASSO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI!
Nonostante qualche critica, nutriamo grande stima per il dottor Piero Grasso, un tempo giudice a latere di quel maxiprocesso che sanzionò con sentenza l’immane fatica investigativa di Giovanni Falcone e oggi procuratore della Repubblica di Palermo, poltrona un tempo occupata da eroi come Gaetano Costa, barbaramente ucciso dalla mafia, da personaggi assai discutibili e da ultimo da un magistrato come Giancarlo Caselli per un verso assolutamente meritevole per aver dato una nuova spinta alla lotta alla mafia, per altro verso un tantino discutibile per le ragioni che in tanti prima di noi hanno ampiamente esplicitato.
Proprio perché nutriamo tale stima, non vorremmo essere nei panni del dottor Grasso, non già per quanto concerne i continui problemi suscitati dalla gestione di “pentiti” vecchi e nuovi, che peraltro sono enormi, bensì per quanto attiene alla difficile gestione dei processi e dei procedimenti penali nati dal verminaio cagliaritano, dai fattacci del triennio terribile 1996-1999 che vide magistrati e non solo scontrarsi in una faida con pochi precedenti anche a livello nazionale, assassinando anche l’ombra della residua autorevolezza della giustizia nella Città del Sole. (altro…)
A CAGLIARI NON C’E’ LA MAFIA … MA PERCHE’ NON APPROFONDIRE?
Non vorremmo proprio essere nei panni di quei giudici di Palermo, da un lato il collegio di Tribunale presieduto dalla dottoressa Annamaria Abruzzese, titolare del ben noto Processone scaturito dal caso Melis-Lombardini, dall’altro il GIP destinatario della richiesta di archiviazione del PM Marzia Sabella relativa alla vicenda UNIONE SARDA: la responsabilità affidata loro è davvero improba.
Se Giancarlo Caselli, con tanto di libro agiografico di 900 pagine, ritenne a suo tempo di aver scritto “la vera storia d’Italia” con le sue indagini antimafia, e in parte forse è vero, oggi questi magistrati giudicanti, discreti e non protagonisti, si trovano in una posizione da cui sono in grado di scrivere la vera storia di Cagliari, e in gran parte della Sardegna, nel terribile trienno 1996-1999 in cui ne successero di tutti i colori, dalla mancata nomina a PG di Milano e quindi al pensionamento anticipato di Francesco Pintus, alla nomina a procuratore capo di Cagliari di un giudice che non aveva mai fatto alcuna indagine ma in compenso aveva le amicizie di partito giuste, al suicidio dell’uomo che poteva essere lui il procuratore di Cagliari in luogo di costui, se non addirittura il procuratore di Palermo, all’esproprio giudiziario di fatto di un editore che ha inventato la TV commerciale in Sardegna e che ha gettato le basi perché Cagliari diventasse la capitale europea di Internet. (altro…)
BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI
I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)
A ZUNCHEDDU GLI RODE …
Dicono che il signor Zuncheddu Sergio, editore de L’UNIONE SARDA, sia incazzato con noi per quel che scriviamo sul suo conto, sul conto de L’UNIONE SARDA, sul conto di quell’ala della Massoneria a cui lui è sicuramente molto vicino, sul conto dei magistrati che lui gradisce.
Il signor Zuncheddu ha ben poco da incazzarsi: quello che scriviamo quasi quotidianamente è davanti agli occhi di tutti, e a tutt’oggi, nonostante le acrobazie dialettiche di certi consulenti tecnici, non si è riusciti a trovare uno straccio di prova provata che la società editrice de L’UNIONE SARDA dei tempi di Grauso fosse veramente gravata da una sola lira di quei ponderosi debiti che invece Pisotti, Amato e Tamponi hanno quantificato nella bellezza di lire 42 miliardi, con ordinanza redatta in tempi record tanto da far dubitare su una decisione “precotta” prima della camera di consiglio. (altro…)
MUSICA NUOVA IN CUCINA!
Non c’è che dire, il signor Zuncheddu Sergio da Burcei il mestiere di censore di regime lo sa fare proprio bene, poiché, con L’UNIONE SARDA o meglio con ciò a cui ha ridotto il quotidiano di Cagliari, non ha avuto difficoltà, all’unisono con LA NUOVA SARDEGNA, a passare quasi sotto silenzio la sentenza, e le relative motivazioni, con cui la Corte d’Appello di Cagliari ha di fatto gettato nel cestino, con la fallimentare e scriteriata indagine della Procura distrettuale di Cagliari sui pretesi rapitori di Silvia Melis, anche il parallelo processo palermitano, gestito stancamente da una locale Procura che ha cose ben più importanti e fondate di cui occuparsi.
E’ quasi ovvio e scontato dire che, con questo scempio giudiziario favorito dalla disinvoltura di una sequestrata e di suo padre e dall’incredibile condotta degli inquirenti, magistrati e organi di polizia, si è di fatto cagionata la morte di un magistrato come Luigi Lombardini (si potrà poi disquisire tra omicidio volontario, preterintenzionale, colposo, istigazione o aiuto al suicidio o semplice mobbing, ma la sostanza è questa), si è demolita la credibilità di un imprenditore, Nicola Grauso, che era ammirato da tutti in Sardegna per quanto aveva saputo costruire dal nulla, mettendocisi di traverso alle sue iniziative politiche non proprio favorevoli alle nomenklature di sinistra ma anche di destra, si sono determinati tanti, indefiniti “effetti collaterali” in danno di magistrati, avvocati, semplici cittadini. (altro…)
IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)
La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo. (altro…)
PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!
Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini. (altro…)
CASO MELIS-LOMBARDINI: IL DOVERE DELLA VERITA’
Il SIGNORE DEI SEQUESTRI, di cui abbiamo già parlato in un precedente editoriale, probabilmente non è stato molto contento del proscioglimento avanti alla Corte d’Appello di Palermo dell’avvocato Antonio Piras, non perché tema di essere finalmente coperto e sputtanato, fin quando ci sarà tra chi dovrebbe indagare un livello di connivenza e di ignavia come quello attuale non ci speriamo proprio, ma perché sarà invidioso del fatto che prima l’avvocato Piras era l’estortore, e lui la faceva sempre franca, ora non più.
Ma dopo che un altro tassello si è aggiunto, in negativo, a smantellare il perverso teorema che la fantasia fervida di alcuni PM palermitani, capitanati dal compagno Caselli, aveva partorito, ora che, in particolare, le eloquenti intercettazioni esibite dall’avvocato Gian Franco Siuni e appartenenti al Processone che vede coinvolto Nicola Grauso dimostrano che Silvia Melis NON PUO’ essersi liberata da sola, sebbene non sappiamo quando finirà il Processone (nel 2008 come dice Giorgio Pisano?), la soddisfazione per la sacrosanta assoluzione di un innocente, e quella che mettiamo in conto a lunga scadenza per Grauso, Liori e Garau, non può porre in secondo piano, come vorrebbero Caselli, De Gennaro, qualche magistrato cagliaritano e IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (l’ombra del gigante) di cui abbiamo parlato in un precedente editoriale, il sacrosanto dovere di accertare LA VERITA’ TUTTA LA VERITA’. (altro…)
LA “ZONA GRIGIA”? E’ A PALERMO!
Questa è davvero bella, se non fosse in realtà bruttissima: come ha documentato IL GIORNALE pare che uno dei marescialli della Guardia di Finanza fatti arrestare dalla Procura di Palermo poiché appartenenti alla “zona grigia” che avrebbe fatto capo all’imprenditore Michele Aiello, a quanto pare uno stretto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, fosse uno strettissimo collaboratore del PM Antonio Ingroia, si proprio quello del Caso Lombardini, e in particolare l’avrebbe coadiuvato nella ricerca delle prove per incastrare Marcello Dell’Utri.
Loro, i terribili PM di Palermo dell’ala caselliana, che hanno dispiegato risorse umane ed economiche degne di ben migliore causa per dare la caccia ai fantasmi con la pretesa e ridicola “zona grigia” del sequestro Melis, che dovevano casomai cercare a casa loro – ossia nell’ambito dello Stato – hanno improvvisamente scoperto di avercela proprio a casa loro, la “zona grigia”. (altro…)
CASO LOMBARDINI? COME TELECOM SERBIA, ANZI PEGGIO …
Lino Jannuzzi, oggi deputato di Forza Italia e nella legislatura 1968-1972 deputato socialista, è un giornalista che non ha mai guardato in faccia nessuno e che perciò ha sempre patito le pene dell’inferno sotto ogni regime, dalla severa condanna per diffamazione inflittagli nel 1968 unitamente a un Eugenio Scalfari ancora libertario per aver detto la verità sul “Piano Solo”, al ridicolo tentativo di qualche PM persecutore della Procura di Napoli – capiamo perché Agostino Cordova fosse incompatibile, con certa gente “antropologicamente diversa” – di sbatterlo in galera per qualche ridicola condanna per diffamazione – la storia si ripete – rimediata con la direzione de “Il Giornale di Napoli”.
Sull’ultimo numero di un noto settimanale italiano, di cui è abitualmente opinionista, Jannuzzi prende spunto dalla recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras dalla farneticante, strampalata, bizzarra accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro al signor Tito Melis, per trarne la conclusione dell’inevitabile assoluzione anche di Nicola Grauso (e diremmo, a maggior ragione, di Liori, Garau e Carboni) nel Processone di Palermo che procede con lentissimo rito ordinario, inutile per far maturare termini di prescrizione, utile solo a mantenere per gli imputati uno stressante stato di incertezza, ma, soprattutto, per riepilogare la sequenza, che ha qualcosa di squallidamente simile a ciò che avviene nei regimi totalitari, che portò quella tragica sera del torrido 11 agosto 1998 al “suicidio” (virgolette doverose) di Luigi Lombardini. (altro…)
LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO
Non vorremmo certo essere nei panni dei gestori di distributori di carburante, che paiono essere diventati – magari per motivi analoghi a quelli per cui taluni pacifisti durante la guerra in Iraq esortavano a boicottare la Esso – il target preferito di questi misteriosi terroristi che si trincerano dietro sigle anarchiche, e al contempo traiamo ancor maggiore motivo di preoccupazione dal fatto che questi anarchici o pseudo tali, decisisi a colpire degli uomini politici, si siano accaniti contro Ignazio Manunza e Mario Diana, due politici che non hanno mai particolarmente brillato ma neppure hanno mai commesso nefandezze, contro i quali nessuno dovrebbe avercela tanto a morte da destinare loro le bombe.
Purtroppo, la pazienza ha un limite per tutti, e questo vale anche per chi ha una visione del mondo improntata a valori di onestà, di giustizia, di solidarietà e di equità, che, magari dopo una vita o svariati anni di impegno nei movimenti studenteschi, nei partiti politici democratici, nei sindacati, per cercare di cambiare o quanto meno migliorare gli aspetti più schifosi di questa società, in particolare per come essi si presentano a Cagliari, non si piega al disincanto del “tanto non cambia niente” e magari mette in conto anche l’opzione di ricorrere a misure estreme, l’opzione terroristica appunto. (altro…)
PERCHE’ TANTA OMERTA’ SULLA “RETE PARALLELA”?
Nella parte terminale del 1998, dopo il tragico suicidio di Luigi Lombardini nel suo ufficio al palazzo di Giustizia di Cagliari, divenne pubblico che la Procura di Palermo stava conducendo un’inchiesta su una struttura parallela (definita una “Rete” dallo stesso Giancarlo Caselli) che sarebbe stata diretta dallo stesso Lombardini, e che, composta da poliziotti, carabinieri, appartenenti alla Guardia di Finanza, ai servizi segreti, e addirittura da taluni latitanti o personaggi comunque contigui alle bande dei sequestratori, avrebbe stabilmente operato per prevenire i sequestri di persona in Sardegna, specialmente nella città di Cagliari, e per conseguire nel modo più rapido, una volta che un sequestro fosse stato comunque perpetrato, la liberazione dell’ostaggio, perlopiù dietro pagamento del riscatto o dietro ricompensa a dei malviventi per favorire comunque tale esito.
Al riguardo, secondo la Procura di Palermo, numerosi elementi militavano a sostegno dell’esistenza di una simile struttura: (altro…)
DI NUOVO TOGHE NERE AL RITO OTTOCENTESCO
La cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, salvo sprazzi di vivacità negli anni ’80 quando era resa incandescente dai vivaci interventi del drappello di radicali allora molto attivi a Cagliari, è sempre stata una mera formalità dal sapore muffo e stantio, una di quelle cose appartenenti a un passato autoritario e anche un po’ fascista (come anche, peraltro, l’inaugurazione degli anni accademici in università corrotte, zeppe di raccomandati e che lasciano scappare i nostri migliori cervelli negli Stati Uniti), a cui si pensava che i moti del ’68 e del ’77 avessero dato un colpo definitivo, ma che sono state protervamente richiamate in vita dal neocorporativismo dell’ordine giudiziario (come anche dei baroni accademici).
Ogni anno si varia più o meno intorno al solito copione, con tutti i giudici della Corte d’Appello vestiti da buffoni ad ascoltare un Procuratore generale, anch’egli vestito da buffone (mirabile fu Francesco Pintus nel confessare che la sua toga rossa era bordata non di ermellino, ma di coniglio) pronunciare la consueta giaculatoria con cui si dice sempre che la giustizia va male, che gli arretrati sono enormi, che i processi durano un’eternità, salvo enfatizzare i pochi, occasionali successi dovuti all’impegno sopra la media di qualche bravo magistrato; a seguire, i soliti interventi, ancor più rituali e muffi, del rappresentante dell’ordine forense, di quello del Consiglio Superiore della Magistratura (che a Cagliari è sempre un comunista di Magistratura Democratica, quest’anno si è trattato di Giovanni Salvi) e di quello del Ministero della Giustizia, quindi dibattito zero, salva l’immancabile richiesta di soldi da parte dei giudici di pace. (altro…)
ADDIO, EMANUELE!
Ultimamente le buone notizie sono davvero numerose, talmente numerose che ci verrebbe da aspettarcene qualcuna di davvero fragorosa, come ad esempio che si sappia finalmente la verità sul caso Melis, che tutto venga dichiarato davanti ai giudici e non rimanga nelle veline del SISDE.
Ma ora non facciamo voli pindarici, la notizia che prendeva corpo già da tempo, e che in parte è direttamente conseguenziale all’irresistibile ascesa di Renato Soru, è quella secondo cui Emanuele Sanna, il tetro segretario regionale del PDS del tempo dell’assalto della magistratura a Grauso, da alcuni chiamato “Il Panda” per le sue fattezze fisiche non proprio da Adone, da altri invece appellato “Il Mandarino” per il suo modo di esercitare il potere nel partito e nelle istituzioni, dopo 25 anni di presenza quasi ininterrotta (non fu eletto solo nella legislatura 1994-1999) non sarà ricandidato al Consiglio Regionale. (altro…)
MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!
Non ci sorprende che, ora che abbiamo ricominciato con rinnovata intensità a disvelare certe censurabili magagne della magistratura cagliaritana, qualcuno perda il proprio ritegno e lasci sul nostro guestbook messaggi pieni di insulti, ma su certe cose non si può, non si deve, assolutamente tacere.
E’ davvero singolare sapere che il procuratore della repubblica Carlo Piana, mentre da un lato si fa con foga promotore del famigerato procedimento ex art. 2409 Cod. Civ. che di fatto ha determinato l’estromissione di Nicola Grauso da tutte le sue attività editoriali (tralasciando ben più importanti indagini, come quella su Volpe 132 o vere indagini sul sequestro Melis), dall’altro lato collabora più o meno attivamente, quale membro del “Comitato Scientifico”, con un sodalizio quale la “Fondazione Luca Raggio”, indiscutibilmente di carattere politico, dominato dalla testa ai piedi dall’onorevole Andrea Raggio e dai suoi congiunti, nonché da altri dirigenti DS; ciò quando, chi non è abbastanza distratto dovrebbe saperlo, l’onorevole Raggio, oggi vicepresidente della Fondazione Banco di Sardegna, è tra i dirigenti del partito di Piero Fassino quello più legato al giro delle Cooperative rosse e, in termini di alleanze interne, a Emanuele Sanna, colui che svolse (ne abbiamo già ampiamente parlato) un ruolo tanto improprio quanto attivo nel caso Unione Sarda per il suo partito e in evidente sinergia con parte della magistratura, e il cui massimo referente nazionale è proprio quel Massimo D’Alema, tetro e baffuto ex premier, che a quanto pare non esitò a recepire entusiasticamente la “candidatura” di Piana a procuratore capo sostenuta, in contrasto con quella di Lombardini, dai vertici regionali del PDS e a “girarla” direttamente a Magistratura Democratica e a un politicizzato CSM. (altro…)
GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI
Poco più di una settimana fa, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha confermato la decisione, adottata circa due anni fa dall’Ordine di Palermo e in prima istanza annullata per vizi di procedura, di radiare dall’albo dei giornalisti professionisti Antonangelo Liori, direttore de L’UNIONE SARDA negli anni caldi 1996-1999, oggi direttore del quotidiano “Sardigna.com” e recentemente ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali.
Tale determinazione nei confronti di Liori, gratificato, oltre che da qualche processo per reati comuni, da oltre 110 procedimenti per diffamazione su querele di magistrati, politici e colleghi giornalisti, è stata principalmente cagionata dalle decine di sinceri e polemici editoriali che egli dovette redigere, in quel periodo, per controbattere con l’unica arma di cui si disponeva, la libera manifestazione del pensiero, a un vero e proprio superpotere di politici (perlopiù di sinistra) intriganti, clientelari e spesso corrotti, magistrati poco omologati ai sacri precetti costituzionali di indipendenza e imparzialità e giornalisti – concorrenti, ma soprattutto della stessa UNIONE SARDA – in servizio permanente effettivo quali fiancheggiatori dei suddetti politici e magistrati e, talora, quali confidenti di polizia e Procura, il cui fine non sembrava quello di fare con onestà e correttezza, al meglio, il proprio mestiere, quanto quello di schiacciare chiunque dissentisse, chiunque minasse questi assetti di potere, laddove, oltre a pochi magistrati coraggiosi e davvero indipendenti, nell’occhio del ciclone stava ovviamente Nicola Grauso, e con lui Liori che ne dirigeva il quotidiano. (altro…)
UNIONE SARDA: IL CDR HA LA CODA DI PAGLIA
Dopo anni nel corso dei quali la terribile lobby politica, giudiziaria e giornalistica che ammorba la città ha colpito indisturbata a destra e a manca, i soloni del Comitato di Redazione dell’UNIONE SARDA, che tanto hanno contribuito con la loro guerra santa contro Grauso e Liori e con la loro cortigianeria nei confronti dei magistrati a creare questo vomitevole assetto di potere, ci fanno finalmente conoscere, anche a suon di scioperi, la loro realtà rivelata: quel Zuncheddu non è affatto buono, anzi è un fascista, un nemico della libertà di stampa, ci svaluta professionalmente affidando tutti gli editoriali di rilievo a gente che col giornale non ci azzecca e ci riduce a scopiazzare agenzie di stampa o a raccogliere in giro chiacchiere da bar.
Zuncheddu non è affatto un fascista, almeno sul piano economico, se è vero che ha cooperato a lungo e fattivamente con le Cooperative rosse di Andrea Raggio, e comunque i capataz del Cdr dell’UNIONE, dal taccuino della Procura Maria Francesca Chiappe alla pasionaria comunista Maria Paola Masala, ben sapevano che Zuncheddu, se non era massone, era comunque molto vicino alla Massoneria, e che aveva interessi e affetti a destra, vedansi la realizzazione di quella Città Mercato di Santa Gilla il cui staff fu per intero mobilitato a fare campagna per Forza Italia e la compartecipazione a IL FOGLIO insieme alla moglie di Berlusconi. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
RICHIESTA DI ASTENSIONE AI PM DI PALERMO
Ill.mo Sig.
Giancarlo Caselli
Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill-mo Sig.
Dott.Antonio Ingroia
Sost. Proc. della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Dott. Giovanni Di Leo
Sost. Proc della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Gen.ma Sig.ra
Dott.ssa Lia Sava
Sost. Proc. Della Repubblica
c/o Tribunale Penale
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore Generale
Presso la Corte d’Appello
PALERMO
Ill.mo Sig.
Procuratore della Repubblica
c/o Tribunale Penale
CALTANISETTA
I sottoscritti Nicola Grauso , nato a Cagliari il 23.4 1949 e Antonio Angelo Liori, nato a Desulo l’1.4.64 entrambi domiciliati in Cagliari viale regina Elena 14 espongono:
Premesso che
PRIMA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
• Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n. 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n. 21, qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto, imputato nel processo penale n. 2317/98 RG NR – 60/99 RG GIP pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari, nel quale è coimputato anche:
• Antonangelo LIORI, nato a Desulo, il 1 aprile 1964 e domiciliato presso L’Unione Sarda in Cagliari alla Via Regina Elena, n. 14, e nel quale è persona offesa il:
• dott. Vittorio ALIQUÒ, residente in Palermo alla Via U.Giordano n. 234 ed el. dom. c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla Via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di una morbosa attenzione da parte della magistratura cagliaritana che ha recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità sembra essere il segno di quella mancanza di libertà di determinazione che il legislatore pone a fondamento della rimessione del processo per legittima suspicione.
Le ragioni di tale atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che comunque, al di là della eziologia, sono dimostrativi del fatto che la “giustizia” nei di lui confronti non sia la stessa che si applica per i comuni cittadini. Il sottoscritto, infatti, si vede destinatario di provvedimenti esemplari che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica e di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso l’attività editoriale, soprattutto quale socio di riferimento del quotidiano L’Unione Sarda. (altro…)
ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA
TRIBUNALE DI CAGLIARI
Il Tribunale di Cagliari, Sezione civile, riunito in camera di consiglio nelle persone dei signori
dott. Gian Giacomo Pisotti Presidente
dott. Vincenzo Amato Giudice relatore
dott. Ignazio Tamponi Giudice
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nella causa iscritta al n. 1353 del registro degli affari di volontaria giurisdizione per l’anno 1998, promossa daPubblico Ministero, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dott. Carlo Piana e del Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Guido Pani, ricorrente
contro L’Unione Sarda s.p.a., con sede in Cagliari ed ivi elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Antonello Angioni che, unitamente all’avv. Mario Are del Foro di Roma ed all’avv. Gavino Pirri, la rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva, resistente
con la partecipazione di Ribolini Giorgio, Filippini Gianni, Fantola Carlo Ignazio, Campana Paolo, Bezzi Silvana, Sarritzu Lucia e Sasso Lorena, tutti elettivamente domiciliati in Cagliari presso lo studio dell’avv. Dionigi Scano, che li rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva. e di Racugno avv. Gabriele, in giudizio personalmente, intervenuti
MOTIVI
1. Con ricorso depositato il 3 ottobre 1998 il Pubblico Ministero, affermando il fondato sospetto di gravi irregolarità nell’amministrazione de L’Unione Sarda s.p.a., ha chiesto che il Tribunale, secondo quanto previsto dall’art. 2409 c.c., disponesse l’ispezione della società e, comunque, adottasse tutti i provvedimenti più utili ad impedirne di nuove e ad eliminare quelle pregresse, oltre che quelli convenienti per rimuovere o attenuare le conseguenze pregiudizievoli che si erano verificate.
Il Pubblico Ministero ha fatto presente che L’Unione Sarda s.p.a. aveva ottenuto dalla Arbatax 2000 s.p.a., società in un primo tempo controllata e, successivamente, soltanto collegata, ripetute forniture di rilevanti quantitativi di carta per giornale, mediante operazioni “triangolari”, caratterizzate dalla partecipazione sostanzialmente fittizia di un’altra società, la Pepco s.a.s., con sede Fabriano. (altro…)
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
IL FALLIMENTO ARBATAX 2000 / MARSILVA
Nel 1994, Nichi Grauso, oltre a gettare le basi di VIDEO ON LINE nel settore di Internet, si offrirà di promuovere la rinascita della Cartiera di Arbatax, la più grande cartiera d’Italia, già appartenente al gruppo Burgo e da tempo in crisi.

Grauso chiederà e otterrà dalla Regione la concessione in affitto con riserva di acquisto della Cartiera, e si riproporrà di conseguirne il rilancio legando la ripresa della sua attività produttiva al rilancio su vasta scala della collaterale, a fini di approvvigionamento, attività di forestazione, da promuoversi attraverso la società MARSILVA, diretta da tempo dall’ingegnere Paolo Marras, che divenne azionariamente incrociata con la società costituita ad hoc per la Cartiera, denominata ARBATAX 2000, nella quale assunse ruoli dirigenziali di rilievo il direttore dell’UNIONE SARDA, Antonangelo Liori.
Grauso, tuttavia, non aveva piena autonomia gestionale della Cartiera, poiché la stessa si trovava in amministrazione controllata, e i commissari straordinari all’uopo nominati tennero sovente un comportamento sconcertante, quasi denotante l’intento di affossare la Cartiera piuttosto che rilanciarla: come, ad esempio, nel negare caparbiamente a Grauso la facoltà di porre in produzione la seconda linea produttiva della Cartiera, che, con una sola linea produttiva in funzione, diveniva antieconomica da gestirsi. (altro…)
IL CASO UNIONE SARDA
Tra l’agosto e l’ottobre del 1998, nel periodo immediatamente successivo all’esplosione del <<caso Lombardini>>, vi era all’interno dell’UNIONE SARDA, di cui era editore Nichi Grauso, un già notevole livello di tensione tra il direttore, Antonangelo Liori, e una cospicua parte della redazione, in particolare i giornalisti impegnati nel Comitato di Redazione, tutti vicini al PDS; tale livello di tensione, derivante da profondi e continui contrasti tra il direttore e detti giornalisti circa la linea politico-editoriale del quotidiano, divenne infuocato quando partì dalla redazione un improvvido comunicato di solidarietà col Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, proprio dopo il suicidio di Luigi Lombardini – circa il quale Grauso stigmatizzò asserite responsabilità dei magistrati palermitani con parole di fuoco-, e quando Antonangelo Liori, contro il parere del <<soviet>> insinuato nella redazione del quotidiano, si trasformò in un vero e proprio tribuno contro gli abusi, oltre che della classe politica regionale, della magistratura cagliaritana e palermitana. (altro…)
PROCEDIMENTI PENALI E DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ANTONANGELO LIORI
Antonangelo Liori, in qualità di direttore dell’UNIONE SARDA, si è da subito contraddistinto per l’utilizzazione del quotidiano cagliaritano – un tempo e, purtroppo ora nuovamente, piuttosto sonnacchioso – come un vero e proprio foglio di battaglia contro gli abusi e le malefatte della classe politica regionale e, da un certo tempo in poi, anche della magistratura cagliaritana e palermitana.
Tale esercizio energico e senza freni della propria professione, condito dalla frequente redazione in prima persona di editoriali al curaro non senza qualità satiriche di rilievo, hanno fatto incorrere Liori in quello che può considerarsi, entro certi limiti, un ordinario <<incidente del mestiere>> per un giornalista, per un professionista che si trova a dover sguazzare nella libertà di manifestazione del pensiero stando sempre attento alle mille remore che all’effettività della stessa sono apposte: circa 110 querele per diffamazione a mezzo stampa, proposte da politici, colleghi giornalisti e magistrati. (altro…)
Antonangelo LIORI
36 anni, di Desulo, grande cultore delle tradizioni profonde della Sardegna oltre che giornalista, nel 1994 viene nominato dall’allora editore Nichi Grauso alla direzione dell’UNIONE SARDA, ad appena trent’anni, onde imprimere una svolta al quotidiano cagliaritano.
Sotto la direzione di Liori, L’UNIONE SARDA terrà un atteggiamento maggiormente critico nei confronti della sinistra al governo della Regione Sarda e promuoverà numerose campagne di stampa contro gli sprechi e i privilegi all’interno della Regione stessa, non poco fastidiose per il Palazzo. Particolarmente preso di mira sarà il Presidente della Regione, Federico Palomba, ma anche altri politici quali l’allora assessore all’Urbanistica Benedetto Ballero. Al contempo, Liori assumerà cariche amministrative in ARBATAX 2000, società creata da Nichi Grauso per rilanciare la Cartiera di Arbatax. (altro…)
IL CASO LOMBARDINI
Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)
LE INCOMPATIBILITA’ PARENTALI TRA MAGISTRATI E TRA MAGISTRATI ED AVVOCATI
Nel febbraio 1999 l’UNIONE SARDA, nel quadro della furibonda campagna da tempo condotta dal direttore Antonangelo Liori per stigmatizzare le maggiori malefatte della magistratura cagliaritana, pubblicò, per due giorni di seguito, un corposo elenco di magistrati circa i quali vi era motivo di ritenere la sussistenza di una delle cause di incompatibilità contemplate dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, relativamente alla sussistenza di parentele tra loro, ovvero di parentele con avvocati del Foro di Cagliari.
L’iniziativa suscitò un certo clamore, poiché emergeva che praticamente la metà dei magistrati in servizio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari erano potenzialmente incompatibili; anche larghi settori dell’opinione pubblica rimasero sdegnati.
Sulla base di questi dati, un’autonoma iniziativa fu intrapresa nell’ottobre 1999 da Nichi Grauso, che propose al riguardo un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, dopo aver già riportato i suddetti dati tra gli elementi a supporto di una richiesta di rimessione, avanzata in relazione al processo che lo vedeva imputato, a Cagliari, di diffamazione per aver dato dell'<<assassino>> al PM palermitano Vittorio Aliquò. (altro…)
VIOLAZIONE SISTEMATICA DEL SEGRETO D’UFFICIO
La trattazione, da parte della Procura di Cagliari e anche della Procura di Palermo, dei procedimenti penali riguardanti Nichi Grauso, Antonangelo Liori o loro collaboratori o coimputati, o comunque persone <<scomode>>, è stata contraddistinta, alla faccia di ciò che dispone il Codice di Procedura Penale, dalla più sistematica e plateale violazione del segreto d’ufficio.
L’art. 329 del Codice di Procedura Penale, come regola generale, dispone che gli atti non possono essere divulgati fin quando l’imputato non ne abbia conoscenza: tuttavia, qualcuno all’interno della Procura cagliaritana ha ritenuto, si ignora in forza di quale autorizzazione, che a detta regola si potesse derogare, quando ciò fosse necessario per agevolare i giornalisti amici e distruggere la reputazione degli imputati con l'<<effetto annuncio>> di un’inchiesta, stabilendo una diversa norma: quella secondo cui, nei confronti di Grauso, di Liori ed altri, gli atti processuali si depositano a mezzo edicola. (altro…)
Franco MELIS
Ormai ottantenne, di origine nuorese, è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dal 1990 al 1996; politicamente orientato a destra, ha tuttavia mostrato, da procuratore capo, una certa propensione a favorire i politici di sinistra al governo della Regione, in particolare – secondo quanto ricostruito da Luigi Lombardini in uno dei suoi memoriali – omettendo di svolgere adeguate istruttorie in relazione alle possibili irregolarità relative alle nomine dei managers delle Aziende Sanitarie Locali; il tutto con grosso favoritismo nei confronti della giunta di sinistra e in particolare del suo collega presidente Federico Palomba, che infatti manovrò, non riuscendoci, per far ottenere a Melis, una volta pensionato, l’incarico di Difensore Civico presso la Regione. (altro…)
Federico PALOMBA
Magistrato considerato di area cattolica, per anni stimato presidente del Tribunale dei Minori, Federico Palomba era un tempo ritenuto di area democristiana, tant’è che nel 1992 l’eventualità – poi sfumata – di una sua candidatura col PDS destò non poco stupore in casa DC.
Probabile che, nella decisione di Palomba di scendere in politica con la sinistra, abbia pesato il rapporto con Carlo Piana, suo amico e a sua volta molto amico di Emanuele Sanna.
Nel 1994 si candida senza successo al Senato nel collegio di Cagliari per i Progressisti, ma ottiene poi un notevole successo quale candidato presidente della Regione per lo stesso cartello [al ballottaggio ottiene il 43% dei voti]. (altro…)
SOLIDARIETA’ CON LIORI
Continua il silenzio assordante sulla vessatoria decisione dell’Ordine dei Giornalisti di radiare dall’albo Antonangelo Liori.
Il giornalista antropologo di Desulo ha forse un po’ esagerato, ma il suo difetto principale è stato l’assoluta mancanza di pelosa ipocrisia, quella che è stata il marchio di fabbrica di certa sinistra urtata dai suoi articoli, ma che non è mancata a destra, tra coloro che battono le mani a Berlusconi quando parla male dei magistrati e poi, qui a Cagliari, leccano mostruosamente il culo a costoro.
E’ vero, non si chiude la bocca a Liori, sappiamo che perfino Adriano Sofri scrive dal carcere (e lo fa molto bene); semplicemente Liori non potrà più fare il direttore responsabile di un quotidiano. (altro…)
LO SCUDETTO DEL MILAN
Il campionato di serie A è finito, il Milan è matematicamente campione d’Italia battendo una brutta Roma; stringiamo ancora i denti per qualche domenica, speriamo poche, per rivedere il magico Cagliari in serie A, rivolgiamo un sentito saluto ai grandi ragazzi degli Sconvolts 87 e facciamo i migliori auguri a Massimo Cellino, per tutti, davvero tutti, i fini che egli persegue.
Intanto gli attacchi a Renato Soru proseguono, quel che stupisce piuttosto che da destra da parte di persone che dovrebbero stare a sinistra, perlopiù giornalisti: bene, abbiamo sempre più l’impressione che non perdonino a Renato quella storiaccia dei giornalisti a precariato delle news di Tiscali, e che quindi sia una vendetta corporativa di pennivendoli, ma se certa classe giornalistica non ha più amici, né tra le persone oneste né tra quelle disoneste (vedasi che sta accadendo a quelli del CdR de L’UNIONE SARDA che non vedevano l’ora di disfarsi di Grauso e ora vogliono buttare giù dalla torre anche Zuncheddu) un motivo ci sarà. (altro…)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA IN MEZZO AL GUADO
Giornata campale oggi, tra impegni vari e consueti crash dei bellissimi sistemi operativi Microsoft, 24 ore buone senza aggiornare il blog.
Constatiamo intanto, con piacevole sorpresa, che Magistratura Democratica, a livello nazionale, continua a muoversi sul solco di un approccio ai problemi della giurisdizione e dell’ordinamento giudiziario meno corporativo e maggiormente attento ai problemi reali, come quello della incompatibilità parentale e di una seria distinzione tra funzioni; insomma, la corrente di sinistra della magistratura associata in questo momento è la più intelligente, ha capito che le critiche (spesso legittime) alle riforme perseguite dal centrodestra vanno abbinate ad un approccio sanamente critico anche verso le debolezze della magistratura, ciò che la rende credibile, e incredibilmente MD si fa soverchiare quanto a estremismo da esponenti di Unicost quali Carlo Fucci, sconfessato da Edmondo Bruti Liberati, presidente nazionale, di MD, dell’Associazione Nazionale Magistrati. (altro…)
GLI STIPENDI DEI MAGISTRATI
Abbiamo notato che in molti giungono su questo sito dopo aver fatto una ricerca, perlopiù su Google, per saperne di più sugli stipendi dei magistrati.
Per quel che ne sappiamo, e con beneficio d’inventario (magari si collegherà qualche magistrato che potrà smentirci), dovrebbero essere più o meno così: per gli uditori giudiziari, il primissimo gradino della carriera, stipendio iniziale tra i 1600 e i 1700 euro mensili, per i magistrati di tribunale, dopo circa tre-quattro anni di servizio, intorno ai 3000 euro mensili, per i massimi gradi della magistratura, ossia i presidenti di sezione della Cassazione, e per presidenti di Corte di Appello, presidenti di Tribunale, procuratori della Repubblica, purché di notevole anzianità, lo stipendio è equiparato a quello dei parlamentari, vale a dire intorno ai 7000-8000 euro mensili. (altro…)
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)
RIGURGITI DI FASCISMO IN CAMPAGNA ELETTORALE
Quando mai è successo che in campagna elettorale un editore di testate giornalistiche, televisive o della carta stampata, e dei giornalisti si mettessero a querelare un candidato alle elezioni, dimostrando, ad onta di tutti i diritti che spesso i giornalisti e gli editori si arrogano, di non sapere cosa sia il diritto di critica, e oltre tutto di fatto violando la par condicio e appalesando indebitamente una discesa in campo, che peraltro era già abbastanza chiara, a favore di un altro candidato?
Bene, Zuncheddu e i solerti giornalisti di Videolina, che si sono espressi ieri per bocca del direttore Bepi Anziani, sono arrivati anche a questo, annunciando per giunta la replica del duello tra Mauro Pili e Renato Soru a “Bucce di Banana” per dimostrare la loro pretesa correttezza e, quindi, sputtanare ancor di più il leader di Progetto Sardegna. (altro…)
LA GIUNTA CHE VORREMMO …
Siamo sicuri che uno come Renato Soru, che dal niente ha saputo costruire tanto, saprà scegliersi bene gli uomini e quindi non avrà bisogno di suggerimenti, salvo qualcuno che, obtorto collo, dovrà forse accogliere dai partitocrati.
Tuttavia, l’euforia ancora incessata per la grandissima vittoria del patron di Tiscali ci porta ad immaginare, proiettandoci ancora nel futuro, quale sarebbe la giunta regionale che vorremmo e che gradiremmo.
Alcuni nomi:
LUIGI COGODI, un uomo di grinta ed entusiasmo come lui serve sempre per dare anima e vigore ai progetti politici ambizioni, quale quello di Soru; ottimo all’urbanistica o al lavoro.
PIER SANDRO SCANO, è stato il miglior assessore alla programmazione della storia dell’Autonomia regionale, forse merita di essere rimesso al lavoro. (altro…)
LA CADUTA DEL REGIME: ZUNCHEDDU E PIANA SEMPRE PIU’ SOLI
La grande, magica vittoria di Renato Soru alle elezioni regionali assomiglia davvero all’inizio di quel cambio di regime che tutti ci attendevamo, a quell’impiego su vasta scala di una ramazza, richiesta, azionata e utilizzata dagli elettori, che fino a ieri si poteva immaginare solo in mano a Fisietto, l’eroe dell’omonimo simpaticissimo fumetto cagliaritano (i cui autori, è facile capirlo, sono filoSoru al 1000 per cento) e che oggi, invece, è una realtà.
Sparisce metà dell’indecente Consiglio regionale uscente, in molti torneranno mesti a fare i lavoretti qualsiasi che facevano prima di darsi alla politica, altri finalmente andranno davvero in pensione, certe componenti politiche deleterie a destra e a sinistra sono letteralmente sparite: dissoltasi in Forza Italia l’ala più vicina alla Massoneria (eccetto, forse, Claudia Lombardo, il cui padre è massone apparso nei famosi elenchi de LA NUOVA SARDEGNA del 1993), bruciati in AN Edoardo Usai ed Emilio Pani, esponenti della combriccola maggiormente fautrice di buon vicinato con certi potentati, nei DS i consiglieri rappresentativi del gruppo Sanna-Raggio assommano appena a due, il bollitissimo segretario Renato Cugini, riempito di merda da Renato Soru che tanto disprezzava, e il presidente di Legacoop Silvio Cherchi, sul quale malignano che la federazione cagliaritana dei DS l’abbia fatta apposta a predisporre una lista oscena, tra l’altro prendendo in giro valide militanti donne piazzandole capilista del nulla e riproponendoci per l’ennesima volta personaggi invisi al popolo e alla base del partito come Carlo Ciotti, per favorirne, evidentemente in base ai diktat di Raggio, l’elezione a tutti i costi. (altro…)
IL PRIMATO DELLA POLITICA (di Maurizio Ciotola)
Un mese fa le elezioni europee pareva avessero costituito il punto di svolta per la conduzione politica del Paese, il cosiddetto giro di boa dopo dieci anni di navigazione con un equipaggio maldestro, guidato da comandanti da entrobordo.
Oggi assistiamo ad un’operazione pesante, condotta probabilmente da alcuni “consigliori” del Quirinale, con la quale si assesta una battuta d’arresto alla rinascente intraprendenza di pura matrice politica, un aut-aut, che impone la primazia dell’aristocrazia burocratica e, soprattutto, dei soggetti, che avviarono l’avvicendamento violento per il controllo della nostraeconomia.
Il Primato della politica pare essere lungi dal riaffermasi, chi dichiarò apertamente questa esigenza, ricoprendo le vesti del presidente del consiglio nel 1998, oggi è privato di qualsiasi potere all’interno del proprio partito e della coalizione cui è chiamato a sostenere. (altro…)
1999-2004: DOVE ERAVAMO RIMASTI?
Il 1 ottobre, stando ai manifesti che campeggiano in tutta Cagliari, i sardi troveranno finalmente in edicola una grossa novità: IL GIORNALE DI SARDEGNA, che segna il ritorno all’editoria dopo cinque lunghissimi anni di Nicola Grauso, con una testata di sapore antico abbinata a un progetto grafico ed editoriale modernissimo, quale solo chi ha portato Internet nelle case di tutti gli italiani poteva realizzare.
Il nuovo quotidiano finalmente verrà a colmare il vuoto, profondo come la Fossa delle Marianne, che ha lasciato ciò che era L’UNIONE SARDA allorquando Grauso fu costretto a cederla a Zuncheddu: un giornale che colpiva a 360 gradi, tendenzialmente più benevolo con la destra che con la sinistra (ma si ricorderà come Antonangelo Liori non risparmiasse invettive anche a certi esponenti di Forza Italia) e implacabilmente critico nei confronti della magistratura politicizzata e organica a certe lobbies di potere, dalla parte del cittadino vessato dai potenti e assolutamente libero. (altro…)
SE LA GIUSTIZIA E’ UN AFFARE DI FAMIGLIA …
Alla fine della settimana scorsa, sono stati diffusi i dati della verifica promossa dal Consiglio Superiore della Magistratura per verificare il rispetto delle disposizioni degli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, che regolano le incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati e avvocati, e il risultato è assolutamente raccapricciante: 3000 CASI DI INCOMPATIBILITÀ, pari a un terzo dei magistrati in servizio, dato che, pur depurato delle inevitabili incompatibilità incrociate per entrambe le cause (per intenderci, come a Cagliari per Paolo De Angelis, che è sposato col giudice Maria Teresa Spanu e ha i fratelli, Luca e Antonietta De Angelis, che fanno gli avvocati a Cagliari) è comunque rabbrividevole, scandaloso, al di là di ogni più fervida innovazione nostra, de L’UNIONE SARDA dei tempi di Liori, del ministro Castelli che, a dire il vero, sul tema molto ha parlato e poco ha fatto.
Sicuramente la montagna partorirà il topolino, perché i casi di incompatibilità sono poi valutati “in concreto” dal CSM per stabilire, ma sempre in termini molto formalistici, se vi sia interferenza tra le funzioni dei due magistrati parenti, o del magistrato e dell’avvocato parenti, il che si risolve, in genere, nel disconoscere la sussistenza dell’incompatibilità se uno dei soggetti si occupa di penale e l’altro di civile, o viceversa. (altro…)
CAGLIARI E IL SUO FEUDALESIMO: L’ORA DELLA SVOLTA?
Non sappiamo se essere maggiormente preoccupati o lusingati dalla qualità(la quantità è comunque notevole) degli accessi al nostro sito di questi giorni, laddove, unitamente all’intuibile interesse della Guardia di Finanza, appaiono parecchi IP strani, del GTRN, dell’Istituto di Fisica Nucleare, del CNR e di improbabili communication provider cinesi o sperdute università del profondo Sud degli Stati Uniti … a meno che dietro questi ultimi IP non ci sia chi possiamo, e chi potete, ben immaginare.
Ci riferiamo alla vicenda Volpe 132, sulla quale, insieme ad alcuni “amici” di cui non possiamo dirvi, stiamo conducendo una approfondita inchiesta che, entro dicembre, potrebbe giungere a significativi risultati, e squarciare definitivamente il velo di una certa realtà che in molti hanno fatto finta di non vedere, o semplicemente non volevano vedere conoscendone lo squallore, percependola al massimo in termini molto filtrati in qualcuno dei tanti interessanti romanzi di Massimo Carlotto, che come vittima di certa magistratura massonica, reazionaria e fascista sa il fatto suo. (altro…)
LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!
I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)
VOLPE 132: QUALCHE GREMBIULINO LA SA LUNGA …
Il tenore di certe reazioni, a metà tra l’indignato e il protettivo nei confronti di certi magistrati che le stanno tentando di tutte per nascondere la verità (ribadiamo che non ci riferiamo al dottor Guido Pani, che in mezzo a mille depistaggi ha fatto quel che ha potuto), provenienti puntualmente e univocamente dagli ambienti della Massoneria cagliaritana, anche da quelli che credevamo più “puliti” e meno coinvolti in certi “giri”, ci fanno comprendere che, sulla ricostruzione delle premesse che portarono alla tragedia di Volpe 132, la stiamo azzeccando in pieno, e forse dello stesso parere, ahiloro, sono anche gli utenti cinesi (di Stato) e algerini che hanno frequentato copiosi questo sito negli ultimi giorni.
Ci sono pochi dubbi, ormai, sia sul fatto che fosse il “Lucina” la nave vista da testimoni oculari nei pressi di Capo Ferrato (non di Capo Carbonara come i depistatori del SISMI, aiutati da qualche magistrato, hanno inizialmente tentato di dare a bere) pochi istanti prima che l’elicottero Agusta A 109 “Volpe 132”, con a bordo gli elicotteristi della Guardia di Finanza Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, esplodesse incredibilmente in cielo, e che tale nave, come suggerito (in relazione alla tragedia del luglio 1994, che ne vide l’intero equipaggio sgozzato nei pressi di Algeri) da una fonte informativa legata ai servizi segreti britannici, fosse impegnata in un ingente trasporto d’armi, destinate a settori del potere pubblico algerino, venendo perciò assalita dagli integralisti islamici. (altro…)
ORA SONO I QUERELOMANI A RISCHIARE GROSSO
Finalmente si avvia sui binari giusti la riforma di civiltà della diffamazione: la Camera ha approvato quasi all’unanimità la bozza di riforma che prevede la punibilità del reato solo con pena pecuniaria, prevede l’esclusione della punibilità in caso di rettifica e pone un tetto di 30 mila euro massimo alla pratica di “risarcimento selvaggio”.
Certo non è quello che auspicavano in molti, l’abrogazione dell’odioso reato di derivazione fascista, né l’illecito viene ricondotto ai termini di vera civiltà conosciuti negli Stati Uniti, per cui è chi querela a dover provare la falsità delle affermazioni del querelato, e non, come avviene oggi in Italia (e non sempre, poiché spesso la prova liberatoria non è ammessa), il querelante a dover provare la verità delle proprie affermazioni. (altro…)
SOTTO SILENZIO: OGNI TANTO ANCHE GRAUSO VIENE ASSOLTO
E’ stata data per dovere di cronaca dalla stampa locale, poi rapidamente passata sotto silenzio, la notizia che Nicola Grauso, così come Andreano Madeddu e, ad eccezione di Antonangelo Liori, tutti gli altri ex amministratori di Arbatax 2000, la società che l’editore aveva creato per il rilancio e la gestione della moribonda Cartiera di Arbatax, è stato assolto dalle accuse di gravissimi fatti di bancarotta fraudolenta ed altro che gli erano state rivolte dalla Procura di Lanusei.
Il collegio presieduto dal dottor Claudio Lo Curto, averne tanti magistrati così rigorosi ed imparziali, ha accolto la richiesta di condanna solamente per Liori che, a quanto pare, è stato chiamato in causa solamente per pretese confusioni patrimoniali tra Arbatax 2000 e sue società personali, estranee al suo rapporto di lavoro con Grauso, mentre l’ha respinta in tronco nei confronti di Grauso, riguardo al quale è stato accertato che giammai, come pretendeva di comprovare la pubblica accusa, fece confluire alcuna posta patrimoniale di Arbatax 2000 nel patrimonio de “L’Unione Sarda”. (altro…)
VOLPE 132: VADEMECUM PER CHI VUOLE (DAVVERO) INDAGARE
Armi cinesi per ammazzare il sostituto di punta della DDA di Reggio Calabria. Kalashnikov speciali, in dotazione all’esercito cinese. Bazooka, in grado di perforare come burro un’auto blindata. E ancora: gas nervino, gelosamente custodito da un personaggio misterioso a quanto pare legato alla CIA. E inoltre: rifiuti tossici di ogni tipo, tanto clandestinamente quanto liberamente passanti per il porto di Gioia Tauro, in attesa di essere comodamente stoccati negli accoglienti siti della Somala, con affari d’oro per i “signori della guerra” e per le mafie.
Dove stava davvero andando la nave, secondo i testimoni oculari quasi certamente la motonave “Lucina”, che la notte del 2 marzo 1994 fu intercettata nel braccio di mare di Capo Ferrato dall’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132”, pilotato dai valenti piloti Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, prima di scomparire misteriosamente nel cielo? (altro…)
ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI
Dopo il suicidio di Luigi Lombardini, la massoneria, in relazione al ruolo svolto da molti suoi affiliati nella vicenda Melis, entrò nell’occhio del ciclone, oltre che per le deduzioni rimbalzate presso la Commissione Antimafia – e principalmente frutto di un’audizione dell’allora capo della DIGOS cagliaritana Oreste Barbella – a causa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Palermo sulla “rete” di Lombardini e della preoccupazione espressa apertis verbis dall’allora procuratore aggiunto palermitano, Guido Lo Forte, che la vicenda Melis fosse tutta una vicenda di “massoneria deviata”. Da ultimo, in occasione del processo contro alcuni pretesi sequestratori orgolesi di Silvia Melis – uno dei quali sempre assolto, gli altri tre condannati dal tribunale di Lanusei, assolti dalla Corte di Appello di Cagliari e, a seguito del rinvio della Cassazione, nuovamente condannati dal tribunale di Sassari – l’avvocato fiorentino Giangualberto Pepi, difensore dell’imputato Antonio Maria Marini, sollecitò i giudici a riflettere sul pesante ruolo avuto dalla massoneria nella vicenda.
Un po’ tutti, riguardo a queste illazioni sul conto della massoneria – a cui aggiunse una “pezza” decisiva il giornalista de “La Repubblica” Giovanni Maria Bellu, che ricordò i trascorsi piduisti di Elio Cioppa, ex funzionario del SISDE e questore di Nuoro nel tempo della liberazione di Silvia Melis – ebbero a faticare nello stabilire una qualche equazione, una qualche equivalenza tra la massoneria, o una sua parte deviata, e la “rete” di Lombardini, in termini di organico coinvolgimento nelle attività parallele intese alla gestione delle trattative per la liberazione dei sequestrati, oltre tutto, come nel caso di Silvia Melis, spesso e volentieri massoni a loro volta, o prossimi congiunti di massoni. Equazione quanto mai approssimativa, atteso che, benché Luigi Lombardini avesse sicuramente molti amici nella massoneria, e benché fossero probabilmente tutti massoni i magistrati che con lui facevano parte della “rete”, di questa compagine facevano parte anche numerosissimi appartenenti alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e al SISDE, delle più svariate estrazioni politico-culturali (non mancavano elementi di sinistra), ai quali della massoneria non poteva importare di meno; la “rete” di Lombardini non era emanazione della massoneria, forse aveva qualche punto di contatto con Gladio, ma era nata soprattutto per finalità strategiche, condivise ai più alti livelli politici, intese a impedire il protrarsi dei sequestri e a catturare o far costituire i latitanti come chiave per un più incisivo controllo del territorio da parte dello Stato, anche onde impedire potenziali saldature tra banditismo e terrorismo di estrema sinistra, pericoloso per la strategica importanza che la Sardegna da sempre ha per la NATO. (altro…)
DIETRO IL SIPARIO (by ELEONORA)
Meno male che i nostri cervelli, mi riferisco a coloro che la pensano come me e come tanti, continuano a ricercare quelle scintille di verità che prima o poi almeno io lo spero, ci daranno la gioia di scoprire i grandi scenari nascosti, ma continuo a pensare alle infinite apparenze presenti nelle infinite realtà della nostra vita e come al solito mi chiedo ,ma che senso ha?
Se poi penso che il senso derivi solo da quanto tanti personaggi riescano a carpire in euro e con i silenzi associati e pagati per rendere credibili queste apparenze, provo una strana sensazione di vuoto che mi ripete ancora ma che senso ha vivere così, ben sapendo che per una forma di incredibile ingiustizia, un poveraccio che giunge in ospedale rischia di morire per mille motivi apparenti, ma il rischio diminuisce notevolmente se fai parte di un gruppo potente per denaro e protezioni. (altro…)
IL CSM NON FACCIA POLITICA, PENSI AGLI UFFICI GIUDIZIARI SGUARNITI!!!
Avvengono cose davvero sconcertanti nell’organo di autogoverno della magistratura italiana che, pur avendo mastodontici arretrati nel carico di lavoro quanto a deliberare su trasferimenti, su incarichi direttivi, sull’organizzazione degli uffici giudiziari e compagnia cantante, ha pensato bene, in occasione dei lavori di questa settimana, di inserire all’ordine del giorno ben due pratiche prettamente “politiche”: una relativa alla “tutela” di Caselli rispetto ad affermazioni di alcuni parlamentari di AN, l’altra inerente al parere sulla legge “ex Cirielli”, che a nostro avviso è una pessima legge, ma che spetta solamente al Parlamento, e non ai magistrati, discutere e criticare.
Tutto questo è veramente surreale, se pensiamo a quanto l’Associazione Nazionale Magistrati si concentri nella redazione di “libri bianchi” sui disservizi della giustizia italica (potete trovarli sul sito di magistratura democratica che è linkato in questo sito) senza mai pensare, però, a quanti disservizi sono determinati proprio da magistrati, da quel CSM che si compone per due terzi di magistrati ordinari dove si insiste pervicacemente nel sottrarre tempo prezioso ai carichi di lavoro ordinario portando a discussione pratiche prettamente “politiche” pur sapendo che queste fomentano divisioni. (altro…)