Argomento: ALESSANDRO LENER
Articoli su questo argomento (18):
1. GLI INIZI
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI [..]
7. APPENDICI
LA CASSAZIONE CONVALIDA IL PROCESSO DELL’ASSURDO. CAMBA E PEDDIO IN GALERA [..]
CASO BEVIMARKET, PEDDIO SI CONSEGNA: EPILOGO?
COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
SMASCHERIAMO L’IMBROGLIO DI MAGISTRATURA “DEMOCRATICA”
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
IL SEQUESTRO DI VANNA LICHERI
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL [..]
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELLR [..]
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Alessandro LENER
Maria Ausilia PIRODDI
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
1. GLI INIZI
Cagliari è da sempre una città di orientamento politico moderato-conservatore,con elettorato schierato in grande maggioranza con la DC e i partiti minori di centro fino al crollo dei partiti tradizionali seguito a Tangentopoli, quindi coi partiti del Polo delle Libertà [Forza Italia – Alleanza Nazionale], eleggendo da ultimo convintamente, per due legislature, il sindaco Mariano DELOGU, vicino ad AN.
Ritornando nel tempo ai primi anni ’70, i comunisti cagliaritani godevano dipochissimi suffragi [15,3% contro una media nazionale del 28%] ed erano sostanzialmente emarginati dai <<posti di comando>> della città, e nell’ambito del Palazzo di Giustizia vi era un ordine di rapporti di forza analogo a quello esistente in politica, con giudici e PM prevalentemente di centro e di destra [tra l’altro, all’epoca, era considerato di destra anche Carlo Piana, l’attuale procuratore capo che vedremo poi su posizioni stranamente <<progressiste>>]. (altro…)
4. LA GUERRA CONTRO IL PG FRANCESCO PINTUS E LA NOMINA “POLITICA” DI CARLO PIANA
Lo strapotere di Magistratura Democratica all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari, oltre che dalle sempre crescenti adesioni, è ulteriormente accresciuto, negli anni a cavallo tra il 1993 e il 1994, dalla scissione all’interno della corrente di Magistratura Indipendente, di cui all’epoca era segretario Mario Marchetti, ma il cui leader carismatico era sempre stato considerato Luigi Lombardini.
La scissione fu capeggiata da Paolo De Angelis, il quale, candidato per MI al Consiglio Superiore della Magistratura, clamorosamente invitò gli elettori all’astensione, determinando la perdita di un seggio al CSM per la corrente: all’origine dell’inusitato comportamento di De Angelis, a quanto pare, dissapori con Lombardini. Anche Marchetti, nel 1996, abbandonerà con clamore la corrente, motivando l’abbandono con <<divergenze politiche>>, evidentemente riferite a Lombardini. (altro…)
7. APPENDICI
APPENDICE A
COLLOCAZIONE DEI MAGISTRATI IN SERVIZIO AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI CAGLIARI PER SCHIERAMENTO POLITICO-ASSOCIATIVO
MAGISTRATURA DEMOCRATICA: Mauro Mura, sost. proc. Tribunale; Alessandro Pili, sost. proc. Tribunale; Paolo De Angelis, sost. proc. Tribunale; Mario Marchetti, sost. proc. Tribunale; Guido Pani, sost. proc. Tribunale; Alessandro Lener, pres. C. Assise; Francesco Sette, pres. sez. penale; Michele Jacono, pres. sez. penale; Claudio Gatti, giud. sez. penale; Giovanni Massidda, giud. sez. penale; Leonardo Bonsignore, GIP; Giovanni Lavena, GIP; Gian Giacomo Pisotti, pres. sez. civile; M. Teresa Spanu, giud. sez. civile; Anna Cau, giud. sez. civile; M. Cristina Ornano, giud. sez. penale; Maria Sechi, giud. sez. civile; Enrico Dessì, cons. C. Appello; Assunta Brizio, Cons. C. Appello; Lucia La Corte, Cons. C. Appello; Mario Biddau, cons. C. Appello; Fiorella Pilato, cons. C. Appello; Tiziana Marogna, cons. C. Appello; Maria Mura, cons. C. Appello; Fiorentina Buttiglione, cons. C. Appello; Giovanni Dessy, giud. fallim.; Giovanni la Rocca, giud. fallim.; M. Rosaria Marinelli, sost. proc. gen; Antonio Porcella, pres. Tribunale; Mauro Grandesso, giud. sez. lavoro; Alfonso Nurcis, giud. sez. lavoro; Leuzzi, giud. sez. lavoro.
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE: Carlo Piana, Proc. Rep. Tribunale; Pietro Corda, Pres. C. Appello; Vittorio Antonini, Proc. Gen.; Giuseppe Pintori, giud. sez. civile; Antonio Onni, cons. C. Appello; Grazia Bagella, giud. sez. civile; Daniela Amato, GIP.
MAGISTRATURA INDIPENDENTE: Angelo Porcu, pres. Trib. Sorveglianza; Gaetano Porcu, sost. proc. Tribunale; Mariano Arca, giud. sez. penale; Massimo Poddighe, giud. sez. penale; Bruno Alfonsi, giud. sez. penale; Salvatore Fundoni, cons. C. Appello; Paolo Zagardo, cons. C. Appello; Gemma Cucca, cons. C. Appello; Simona Lai, cons. C. Appello; Giuseppa Geremia, sost. proc. gen; Lucina Serra, sost. proc. gen.; Sandro Norfo, sost. proc. gen; Antonio Chessa, sost. proc. gen.; Ornella Anedda, giud. sez. lavoro; Angelo Caredda, giud. sez. lavoro.
MOVIMENTI RIUNITI: Ignazio Tamponi, giud. sez. civile; Vincenzo Amato, giud. sez. civile; Daniele Caria, sost. proc. trib.; Rossana Allieri, sost. proc. trib.
N.B.: Dei magistrati non indicati non è nota la posizione politico-associativa (altro…)
LA CASSAZIONE CONVALIDA IL PROCESSO DELL’ASSURDO. CAMBA E PEDDIO IN GALERA.
E tre, anzi, e quattro!! Dopo Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, seppelliti dietro le sbarre per trent’anni perché giudicati colpevoli di un delitto, il sequestro-omicidio della povera Vanna Licheri, dal quale sono stati da più parti, autorevolmente (come ad esempio dall’ex Ministro della Giustizia Oliviero Diliberto) ritenuti innocenti, e che pagano il fio di dovere essere incastrati per coprire ben altre responsabilità, è giunto, grazie al solito mansueto avallo della Cassazione (ai cui giudici, molto meno autorevoli che in passato, hanno insegnato bene che chi non avalla i teoremi dei PM fa la fine di Corrado Carnevale) ha avallato la sentenza pronunciata in primo grado dalla Corte d’Assise di Cagliari (presieduta dal comunista Sandro Lener, con a latere altro giudice comunista, non ricordiamo se la Ornano o Gatti), poi confermata in appello (non vorremmo dire un’inesattezza, ma forse presiedeva o componeva il collegio la pasionaria comunista Fiorella Pilato, erede del troppo screditato Enrico Dessì alla guida dell’A.N.M. sarda), basata su un teorema tirato fuori, quindici anni dopo i fatti, dal Pm Giancarlo Moi, esperto in omicidi, ma il cui reale ispiratore parrebbe essere stato il Pm Mario Marchetti, abituale gestore di “pentiti”, con cui Walter Camba e Adriano Peddio sono stati condannati per l’omicidio, consumato nel corso di una rapina, del gestore della rivendita di bevande “BeviMarket” allora esistente nella Via dei Donoratico di Cagliari.
L’impianto accusatorio era piuttosto fragile, come e forse più che quello che fu rovesciato dal Pm Mauro Mura, con la preziosa cooperazione dell’ex Capo della Criminalpol Antonello Pagliei, addosso a Gaddone e Melis, poiché, tanto per dirne qualcuna, il pilastro dell’accusa contro Camba e Peddio era rappresentato dalle parole di un pentito, tale Fanni, il quale si suicidò in cella lasciando per iscritto le scuse a Marchetti per tutte le fandonie che aveva raccontato, corroborate dalle dichiarazioni di altri “pentiti” dello stampo di Maurizio Cossu detto “Marocchino”, un tale che è stato da poco pizzicato dai Carabinieri perché deteneva 35 grammi di cocaina, occultati ignobilmente nel triciclo del suo bimbo. (altro…)
CASO BEVIMARKET, PEDDIO SI CONSEGNA: EPILOGO?
L’alternativa sarebbe stata tra diventare un latitante, e quindi dover fatalmente commettere altri reati per sopravvivere, o espatriare in Francia, quindi diventare un esule, per almeno vent’anni, fin quando la pena non si sarebbe prescritta.
Un’alternativa inaccettabile per un uomo onesto, e per questo crediamo che Adriano Peddio, condannato a 16 anni di galera per un delitto da cui si professa innocente (e secondo noi, è molto probabile che lo sia), qualche tempo dopo il suo coimputato Walter Camba, ieri si è costituito ai Carabinieri, non senza aver rilasciato alcune dichiarazioni al giornale cortigiano L’UNIONE SARDA che, infatti, ne dava conto col massimo di cortigianeria, non sentendo il dovere di minimamente riflettere sugli errori della magistratura che stanno alla base di questa vicenda giudiziaria. (altro…)
COMPAGNI MIEI, MAGISTRATI IMMAGINARI
Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità? (altro…)
EMANUELE SANNA HA LA CODA DI PAGLIA
Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini). (altro…)
SMASCHERIAMO L’IMBROGLIO DI MAGISTRATURA “DEMOCRATICA”
E’ giunta l’ora di squarciare il velo su tante leggende metropolitane e di proclamare una verità: che Magistratura “Democratica” (virgolette nostre e volute), corrente della magistratura associata nata negli anni ’60 con l’asserito fine di perseguire l’effettiva integrale applicazione della Costituzione nelle decisioni giudiziarie e di liberare la magistratura dalle gerarchie che la ingessavano e la rendevano per nulla indipendente, e per nulla imparziale, si è rivelata solamente un enorme, tragico inganno, per i magistrati di orientamento progressista (ma oggi i progressisti si trovano in Forza Italia in pari misura che nei DS, questa è la realtà) che volevano demolire la vecchia magistratura di parrucconi spesso con un passato fascista e con una visione della giustizia come repressione classista dei ricchi sui poveri e come esigenza di non disturbare il manovratore, ivi compreso quello mafioso, ma non per ritrovarsi sotto un dominio ancora più asfissiante e opprimente.
Fin da quattro decenni addietro, infatti, i “compagni” di Magistratura “Democratica” proclamavano ai quattro venti che l’effettiva istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe consentito di garantire l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, svincolandoli dai lacci e lacciuoli delle gerarchie interne, e soprattutto, sotto l’alibi del nobile fine di rendere effettivi i principi avanzati di cui alla nostra Costituzione, introducevano prepotentemente, per meglio scardinare le vecchie gerarchie conservatrici da loro aborrite, la figura, che purtroppo altri Paesi (soprattutto la Francia e la Spagna) ci imiteranno molto più tardi, del magistrato che fa politica nell’esercizio delle proprie funzioni e per mezzo delle stesse. (altro…)
IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI
Al Ministero di Grazia e Giustizia
Al Ministro dell’Interno
Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)
IL SEQUESTRO DI VANNA LICHERI
Il sequestro di Vanna Licheri, anziana possidente di Abbasanta, nell’alto Oristanese, è quello che ha avuto la conclusione maggiormente drammatica tra i sequestri consumati negli ultimi dieci anni, poiché, a differenza che per altri casi, qui c’è quasi la certezza che la rapita sia stata soppressa dai suoi sequestratori, verosimilmente a colpi di mitra; e purtroppo, come vedremo, alle causali della fine dell’imprenditrice non paiono essere estranee autentiche cretinaggini investigative e operative degli inquirenti, seguite poi da arresti e condanne di ben dubbio fondamento.
Vanna Licheri fu prelevata agli inizi del ’95 dall’azienda agricola che possedeva, col marito Gino Leone, nelle campagne di Abbasanta; pare questo, fin dall’inizio, un sequestro anomalo, o quanto meno mal mirato, poiché la famiglia Leone-Licheri non ha notevoli disponibilità economiche, e in particolare ha contratto un consistente debito [circa 400.000 euro attuali] per la ristrutturazione della propria proprietà agricola. (altro…)
SECONDA RICHIESTA DI RIMESSIONE DI GRAUSO NEL PROCESSO ALIQUO’
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezioni Penali
RICHIESTA DI RIMESSIONE
Il sottoscritto,
- Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949 ed ivi residente alla via Regina Elena n° 20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla via Federico Cesi n° 21, qui nominato suo difensore di fiducia, imputato nel processo penale n° 2219/98 RGNR + 2317/98 RGNR – 59/99 + 60/99 RG GIP, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari (dinanzi alla quale è stata impugnata la sentenza n° 326 pronunziata in data 26/6/96 dal Tribunale di Cagliari – II sezione Penale),
nel quale è coimputato anche:
- , nato a Desulo il 1 aprile 1964 e domiciliato presso l’Unione Sarda in Cagliari alla via Regina Elena n° 14
e nel quale è persona offesa il:
- dott. Vittorio ALIQUO’, residente in Palermo alla via U. Giordano n° 234, ed elettivamente domiciliato c/o avv. Francesco CRESCIMANNO con studio in Palermo alla via Dante 69,
propone la seguente richiesta di rimessione.
1. Il sottoscritto è attualmente imputato dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, davanti alla quale ha impugnato la sentenza con la quale è stato condannato alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione e lire 1.500.000 di multa per il delitto di cui agli artt. 99, 110, 61 n° 10, 596 commi 1, 3 e 4 cod. pen. in relazione all’art. 13 L. 8 febbraio 1948 n°47.
Tale condanna si riferisce ad alcune dichiarazioni che il sottoscritto aveva rilasciato nel corso di una conferenza stampa e riprese da alcuni quotidiani il 12 agosto 1998. In particolare, la frase ritenuta diffamatoria è la seguente: <<si, complimenti veramente a questi … al dottor Caselli, al dottor di Leo soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dottor Mura e al dottor Piana. A questi assassini, che son riusciti nell’intento che avevano dopo nove mesi>>
Si precisa, per quanto dovrebbe essere superfluo, che mentre il dottor Caselli ed il dottor Di Leo sono magistrati presso il Tribunale di Palermo, il dottor Mura e il dottor Piana sono rispettivamente Sostituto e Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari..
2. La celebrazione del processo presso l’autorità giudiziaria di Cagliari si appalesa del tutto inopportuna in quanto, a cagione della grave situazione locale, sono esposte a grave rischio la genuinità dell’assunzione delle prove e la loro valutazione.
L’Autorità cagliaritana, infatti, per una serie di situazioni di carattere ambientale, che qui si descrivono, si presenta come sede fortemente condizionata e non in grado di garantire la serenità di giudizio e l’esplicazione dei fondamentali diritti processuali quali presupposti indispensabili ed indefettibili di ogni giusto processo.
3. Mette subito conto di osservare come anzitutto vi sia alla base della presente richiesta di rimessione quella stessa esigenza che è sottesa al disposto dell’art. 11 coc. proc. pen.:nemo judex in causa propria! (altro…)
ESPOSTO DI GRAUSO RELATIVAMENTE AL PROCEDIMENTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna. (altro…)
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO DI GRAUSO SULL’ART. 2409 C.C.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
N. 14596/00 R.G.N.R.
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Al Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale
di Palermo
IL PUBBLICO MINISTERO
Visti gli atti del procedimento suindicato nei confronti di:
1. PIANA Carlo, nato a La Maddalena il 18.07.1934;
2. PISOTTI Gian Giacomo, nato a Sassari il 18.01.1943;
3. PANI Guido, nato a Cagliari il 14.05.1960;
4. MELONI Ricardo, nato a Padria (SS) il 3.04.1937;
5. FARRIS Luigi, nato a Calasetta il 28.11.1948;
6. DESSI’ Giancarlo, nato a Cagliari l’8.02.1962;
7. ZUNCHEDDU Sergio , nato a Brucei (CA) il 4.06.1952;
8. IGNOTI;
9. GRAUSO Nicola, nato a Cagliari il 23.04.1949;
10. TAORMINA Carlo, nato a Roma il 16.12.1940.
sottoposti ad indagini (altro…)
OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.
TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)
ALTRI PROCEDIMENTI PENALI A CARICO DI NICHI GRAUSO
Come già detto in altra parte del sito [cliccare QUI] Nichi Grauso, oltre a quello famosissimo di estorsione nell’ambito del <<caso Lombardini>> – di cui parleremo diffusamente nell’apposito capitolo – è stato sottoposto dalla magistratura cagliaritana, successivamente alle sue violente proteste relative al suicidio di Lombardini e al ruolo politico di essa magistratura, a numerosi altri procedimenti penali; il tutto pare a chi scrive pienamente conforme a uno squallido uso politico della giustizia, se si pensa che Grauso, prima di entrare in politica col NUOVO MOVIMENTO e prima di sollevare la questione Lombardini, aveva avuto solamente due condanne per oltraggio, rimanendo in ogni caso estraneo a vicende giudiziarie relative alla sua attività imprenditoriale.
Ricordiamo, di seguito, le principali disavventure giudiziarie di Nichi Grauso, nate dopo il <<caso Lombardini>>:
1. Procedimento per diffamazione, su querela del PM palermitano Vittorio Aliquò, per aver dato a costui [unitamente a Caselli, Di Leo, Mura e Piana] dell’assassino, a caldo, subito dopo il suicidio di Lombardini.
La magistratura cagliaritana ha conosciuto di questo procedimento, contrastando con l’intera prassi vigente in tema di processi per diffamazione, con estrema celerità e severità: si è pervenuti al rinvio a giudizio dopo appena 48 giorni dall’iscrizione della notizia di reati nell’apposito registro, e a Grauso è stata inflitta una condanna estremamente severa: un anno e otto mesi di reclusione in primo grado [presidente Lener, PM De Angelis], confermata in appello. (altro…)
Alessandro LENER
58 anni, di origine romana, aderisce da sempre a Magistratura Democratica e, negli anni ’70, fu perciò fatto schedare dai Servizi Segreti
Ha prestato servizio per lunghi anni prima come giudice istruttore, quindi come Gip e come Presidente di Sezione penale in Tribunale, per diventare, dopo la nomina di Carlo Piana a Procuratore della Repubblica, Presidente della Corte d’Assise (altro…)
Maria Ausilia PIRODDI
Oggi quasi cinquantenne, originaria di Barisardo, bellezza da attrice e tempra non comune, Maria Ausilia Piroddi ha sempre lavorato nella CGIL ed è stata per anni segretaria della Camera del Lavoro di Tortolì, fin quando l’articolazione ogliastrina del sindacato non è stata disciolta a causa delle turbolente polemiche interne, sfociate in un attentato contro la Piroddi e anche in un omicidio [quello del sindacalista Franco Pintus].
Uscita dalla CGIL, Maria Ausilia Piroddi ha fondato un’impresa di pulizie col socio Adriano Pischedda, e si è avvicinata politicamente a Forza Italia, candidandosi due volte, senza successo, alla guida del Comune di Barisardo. (altro…)
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)