Antonio PIRAS

Avvocato settantenne, originario di Gavoi dove risiede, profondamente barbaricino, massone convinto e senza sotterfugi, è stato per svariati anni presidente della Sardaleasing, il braccio finanziario del Banco di Sardegna. Conosce da anni e anni Nichi Grauso, del quale si vanta di aver favorito l’inizio dell’attività imprenditoriale.
E’ entrato nel caso Melis principalmente come custode di un miliardo in contanti che gli sarebbe stato dato da Tito Melis affinché fosse consegnato, a titolo di riscatto, ai sequestratori di Silvia Melis al momento giusto; come è noto, la Procura di Palermo accusa Piras – in concorso con Grauso e Lombardini – di aver praticamente estorto la somma a Tito Melis, mentre Grauso e Piras concordemente affermano che quest’ultimo consegnò la somma al primo per pagare il riscatto, nel mese di novembre 1997.
Uomo estremamente influente in Barbagia anche per la vastità della sua parentela, l’avvocato Piras si è occupato di sequestri di persona anche in precedenti occasioni, tra cui si rammenterà il sequestro di Miria Furlanetto.
Il 12 febbraio 2001, processato con rito abbreviato nell’ambito dell’inchesta palermitana sul cosiddetto <<caso Lombardini>>, Antonio Piras era stato incredibilmente condannato dal Giudice per l’Udienza preliminare di Palermo, Marcello Viola, alla pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione, prestando evidentemente credito alle tesi accusatorie esposte dal PM Antonino Ingroia, secondo cui Piras deve ritenersi la <<mente>> del complotto asseritamente posto in essere col defunto Luigi Lombardini e con Nicola Grauso per estorcere denaro a Tito Melis e sbugiardare i PM della Procura distrettuale; tuttavia, nel dicembre 2003, la sgangherata sentenza redatta dal giudice Viola verrà gettata nel cestino dalla Corte d’Appello di Palermo, che assolverà Piras da ogni addebito.