19 01 2003 - ANTONINI, PILATO E LISSIA: DI TUTTO DI PIU’

Ne son proprio successe di tutti i colori all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Cagliari, dall’elogio, roba che neanche Caselli, fatto dal procuratore generale Antonini del magistrato politicizzato (con evidente sottointeso “purché non a destra”), alle enormità in cui non crede neanche lei, pronunciate dalla presidentessa della A.N.M. sarda Fiorella Pilato, una comunista tanto accanita che come lei c’è solo Kim Jong Il, a smentire il fatto, chiaro come il sole, che a Cagliari vi siano una marea di incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati.
Giustamente, l’ineffabile Mauro “James” Lissia, colui che lancia il sasso, sulle pretese intercettazioni clandestine di Grauso, e poi nasconde il braccio, rifiutandosi di rivelare le fonti (sicuramente delinquenziali, o di delinquenti travestiti da servitori dello Stato) al Tribunale, fa una cronaca completa ed encomiastica dello sgangherato intervento della Pilato, quella di Baia delle Ginestre, ma dove maggiormente inzuppa il pane, il nostro collega ad honorem del mitico James Bond, è sull’affermazione del procuratore generale, che non sappiamo se disinformata o ispirata da certa sinistra, per cui nel 2002 in Sardegna non ci sono stati episodi di terrorismo.

Signor procuratore generale: e allora secondo lei quando hanno fatto saltare il ripetitore televisivo di Capoterra, quando hanno mandato le pallottole di kalashnikov al dottor Marchetti, quando hanno piazzato il tritolo alla redazione nuorese de L’UNIONE SARDA, di che si trattava? Di carnevalate di pessimo gusto? O forse erano i servizi segreti deviati, di cui giustamente si torna a parlare ora che governa Berlusconi, mentre quando governava la sinistra, anche se ne combinavano di tutti i colori, erano tutti bravi ragazzi?
Lissia, approfittando della disinformazione di un onesto magistrato calabrese che forse non conosce bene la realtà sarda, coglie la palla al balzo e lancia velenosi strali contro chi ha provato a ipotizzare collegamenti col banditismo, coi sequestri di persona, senza fornire una sola prova, ma con ciò il procuratore generale, e lui che ne difende a spada tratta il verbo, di fatto smentiscono lo stesso dottor Marchetti, che pur non tenendo conferenze sull’argomento è apparso ritenere credibili queste stesse ipotesi, come noi da tempo riteniamo, e ci pare che l’abbia fatto con competenza, essendosi occupato ampiamente sia di terrorismo che di sequestri, anche se di questi ultimi nell’era post Lombardini.
Orbene, con tutto il rispetto per il procuratore generale, che forse si è soffermato sul problema terrorismo in termini un po’ troppo tecnici, non ci pare che il signor Lissia possa dare lezioni ad alcuno, né a Marchetti né a nessun altro; si risparmi quindi le sue intemerate, preoccupantemente coerenti con la linea politica di certa sinistra sempre più allo sbando e irresponsabile che ha interesse a negare l’esistenza stessa del terrorismo, forse all’insegna dell’esigenza di abbattere quel fascistone di Berlusconi costi quel che costi …