14 06 2004 - AND THE WINNER IS …

.. RENATO SORU, naturalmente!!!
Come ci si aspettava ampiamente e nonostante la scaramanzia, i sardi a grande maggioranza hanno consacrato Renato Soru quale primo governatore della Sardegna, non vi è alcun dubbio perché, per quanto gli exit poll possano essere opinabili, la forbice tra Renato e Mauro Pili si mantiene sempre nell’amplissimo margine di dieci punti.
E’ stata una batosta annunciata per il centrodestra, che si è proposto, dietro il volto apparentemente rassicurante di un Mauro Pili che in realtà non conta niente, in tutte le sue fattezze di accrocchio di logge massoniche, di comitati d’affari federati, di smania lottizzatrice della pelle dell’orso non ancora accoppato, ma è stata soprattutto una grande vittoria dei sardi, che finalmente hanno trovato un leader capace di parlare direttamente con loro, al di lādegli schieramenti e dei riti della vecchia politica, e gli hanno dato fiducia.

Con Renato Soru al timone della Regione finisce l’era delle segreterie di partito, dei vertici inconcludenti, delle spartizioni che prescindono del tutto da criteri di capacità delle persone, si allenta la morsa su Villa Devoto dei comitati d’affari più o meno trasversali, muore per sempre il potere di interdizione della lobby politico-giudiziaria trasversale che ha maltrattato Cagliari negli ultimi otto anni, soprattutto defunge ogni residua speranza di influenza e di salvezza del polo mediatico-informativo di Sergio Zuncheddu, che ha combattuto non per Pili, ma per sé stesso e per i suoi “fratelli” massoni anima di tutti i comitati d’affari fino alla morte, giungendo all’estremo della querela contro Soru, e ha perso, sicché ora il suo destino sarāinevitabilmente l’emarginazione e il fallimento, degna fine per chi ha accettato di essere anima e voce di un blocco di potere estraneo agli interessi dei sardi e da essi odiato.
Da oggi la Sardegna è più libera, è davvero più “Sardegna insieme” e non Sardegna divisa in balia dei comitati d’affari del cemento, della sanità privata, della carta stampata, abilissimi nell’arte del divide et impera, non Sardegna eterodiretta dall’emissario rigorosamente continentale di un Berlusconi per il quale la Sardegna era “la sua isola” in senso del tutto padronale.
E poco importa che tra i compagni di strada di Soru, magari, vi sia ancora qualche esponente del vecchiume politico, in particolare di Legacoop (vedremo i risultati dei DS per sapere se i vari Cherchi, Congiu, Cardia sono stati eletti, speriamo di no), che molti folgorati sulla via di Damasco, anzi di Sanluri, come Gian Mario Selis e persino Federico Palomba, siano balzati sul carro del vincitore per tempo, facendo comunque scelte di estremo coraggio rispetto all’inveterato ostracismo dei Gianvalerio Sanna, dei Raggio e dei Cugini poi costretti a fare buon viso a cattivo gioco.
Il più è fatto, abbiamo fatto trenta e ora faremo trentuno; e tra poco, a sancire anche nel mondo dell’informazione la fine definitiva di un’epoca, arriverāin edicola dopo cinque anni di assenza una creatura editoriale di Nicola Grauso, IL GIORNALE DEI SARDI, che, a sorpresa rispetto a chi aveva definitivamente bollato Grauso come un massone intrigante e destrorso, pare sarà diretto da un giornalista dall’impronta di sinistra a prova di bomba come Antonio Cipriani, ex UNITA’ e autore di tanti pesanti reportages sui misteri d’Italia.
E’ forse ricominciata l’era in cui si può tornare ad essere di sinistra senza doversi vergognare troppo di compagni di viaggio impresentabili e senza essere masochisti, l’era in cui la vecchia sinistra ottocentesca che ha perso ogni ideale, da Gramsci a Berlinguer, conservando solo il metodo stalinista defunge irrimediabilmente senza rimpianti, e nasce finalmente una sinistra moderna, fondata su programmi chiari e trasparenti e su uomini capaci, adeguata alle sfide proposte dalla globalizzazione e dal terzo millennio.
Ed è tornato il momento in cui si puō tornare ad essere di sinistra senza aver timore di confondersi con qualche magistrato politicizzato per convenienza che di sinistra non è, e che a sinistra più che il cuore ha il portafoglio.
Tragga poi, anche la destra, una salutare lezione: la gente vi vota quando portate avanti con coerenza certi ideali, quelli delle libertė non quando vi mostrate col volto dei comitati d’affari, quando combattete certa magistratura, non quando ci fate inciuci trasversali: per questo avete preso una meritata batosta, traetene il buon esempio e non fate come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano.
Anche da destra potrà però venire un contributo fattivo al rinnovamento della Sardegna, uomini onesti e capaci, che non fanno parte di alcun comitato d’affari, non mancano, e lo stesso Mauro Pili, opportunamente svincolato dalle tenaglie conservatrici e clientelari degli affaristi del suo partito e dei vari Oppi, Pittalis, Anedda e compagnia cantante, è un giovane leader ancora capace di idee innovative.
Assistiamo con fiducia a questa nuova alba per la Sardegna, attendendo che arrivi il sole, alto in cielo a mezzogiorno, a illuminare i guerrieri della luce che ci hanno creduto per anni, non solo da ieri.