
Nel gennaio 1998, Paolo De Angelis ebbe un violento scontro nel garage del Palazzo di Giustizia di Cagliari con Luigi Lombardini, il quale gli rinfacciò di aver fatto compiere intercettazioni telefoniche illegali a suo carico. Secondo la versione di De Angelis, Lombardini l’avrebbe minacciato agitando il pugno, mentre secondo la versione di Lombardini, quest’ultimo avrebbe solo tentato di parlare al collega, ricevendone in cambio scomposte minacce di morte.
Sulla vicenda, si è tenuto un procedimento disciplinare a carico di De Angelis presso la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, che si è concluso, nel maggio 2000, con la sua assoluzione.
Un clamoroso caso di incompatibilità, o quanto meno di inopportunità: nel gennaio 1999 si celebrò in primo grado il dibattimento contro Flavio Carboni per il crack di TUTTOQUOTIDIANO – effimero secondo giornale di Cagliari per alcuni anni – risalente ai primi anni ’80, e la difesa di Carboni, tra l’altro fino a poco tempo prima azionista della NUOVA SARDEGNA, fu assunta dall’avvocato Michele Schirò, che aveva in studio come collega Luca De Angelis, fratello di Paolo De Angelis, PM di quel procedimento.
In primo grado, furono inflitti a Carboni cinque anni di reclusione; tuttavia, in appello, il procedimento fu fatto arenare verso i comodi lidi della prescrizione. Da rilevare, peraltro, che non è improbabile che nei conti di TUTTOQUOTIDIANO, già a capitale libico, si insinuassero fondi neri deputati al sostentamento di traffici d’armi, quali quegli strani traffici d’armi, con presenza di agenti libici e iracheni, che, secondo una documentata inchiesta dell’UNIONE SARDA del 1986, si sarebbero svolti per un certo tempo nella base, formalmente NATO, di Perdasdefogu.
Un altro comportamento assai discutibile è stato tenuto da Paolo De Angelis, nel marzo 1997, in occasione del processo che vedeva il dirigente della ALUMIX Enrico Carta imputato per corruzione nei confronti di Angelo Cremone, sindacalista, dirigente dei Verdi e consigliere comunale a Portoscuso, e lo stesso Cremone per diffamazione nei confronti di Carta. De Angelis fece il processo nonostante fosse notoria la sua amicizia con Cremone, e si adoperò energicamente per chiedere il proscioglimento di quest’ultimo e la condanna di Carta, il quale fu poi assolto in appello
Da rilevarsi che, da questo procedimento, De Angelis trasse pretesto per inviare alla Procura di Palermo degli atti a carico di Luigi Lombardini, ipotizzando l’abuso d’ufficio: infatti Cremone, asserendo di aver ricevuto 10 milioni di lire da Enrico Carta a titolo di corruzione, consegnò la somma a Lombardini, il quale avrebbe promesso di tentare di incastrare Carta, senza tuttavia compiere alcun atto di indagine.
Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano siculo-calabrese “LA GAZZETTA DEL SUD”, nel 1997 Paolo De Angelis, trovandosi a indagare su Nicola Grauso in relazione ad alcune sue iniziative imprenditoriali, ebbe modo, in quell’occasione, di monitorare anche utenze utilizzate o chiamate da Luigi Lombardini, tra cui quella dello stesso Grauso, e di apprendere che il magistrato suicida si stava occupando della vicenda Melis; curiosamente peraltro, a quella stessa epoca risale una misteriosa violazione del PC dell’ufficio di De Angelis, con cancellazione di alcuni “files” scottanti, che fu perpetrata da ignoti.
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