11 12 2002 - ALLA PROCURA DI PALERMO: OGNI MISURA E’ COLMA!!!

Arrivando stavolta un po’ in ritardo rispetto a noi, qualche giorno fa IL GIORNALE ha pubblicato un articolo contenente le ultimissime sullo strano caso di Paolo Santona, il detenuto ex collaboratore di giustizia che, dopo essersi rifiutato di assecondare le illecite richieste di un magistrato di “incastrare” qualcuno simulando a suo carico le tracce del reato di detenzione di stupefacenti (tecnicamente si chiama calunnia reale), patì una serie di vicissitudini che lo portarono alla revoca del programma di protezione e, alfine, a finire nel carcere di Buoncammino, dove fu spedito, non si sa se incoscientemente o dolosamente, nonostante vi fossero recluse molte persone che lui aveva fatto arrestare, e dove fu trovato apparentemente suicida.
Citiamo l’articolo del bravo giornalista Gian Marco Chiocci non per il contenuto, dato che rispetto a quanto già riferito da noi non vi è quasi nulla di nuovo, ma per la definizione di “coraggioso” che il giornalista ha dato del PM Danilo Tronci, sicuramente un giovane magistrato serio, onesto e per giunta non “incompatibile”, insomma una perla rara nel Palazzaccio di piazza Repubblica, per avere questi allertato con urgenza il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, peraltro senza ottenere provvedimenti o risposta alcuna, affinché Santona fosse spostato da quel carcere, che era per lui pericoloso.

Quindi siamo a questo, un PM che fa il suo dovere merita l’appellativo di “coraggioso”; e non è un abbaglio di Chiocci, magari non così addentro alla realtà cagliaritana, ma è la verità, anche perché pare che qualcuno nella Procura, tra cui forse quello stesso magistrato che fu all’origine di tutti i guai di Santona, abbia rinfacciato a Tronci quel gesto, come un segno di dissenso, quasi come uno sputtanamento … ma diamine, allora significava che vi era un accordo in Procura per lasciare che Santona morisse in carcere per via di una qualche prevedibile vendetta????
Emerge una realtà sempre più agghiacciante, molto oltre le pur fosche tinte con cui noi stessi, unica voce critica in un panorama informativo di lacché, di bugiardi e di censori, l’avevamo finora dipinta; sembra che esista una gestione consolidata delle cose, all’interno del Palazzaccio, che in assenza della sacrosanta separazione delle carriere accomuna PM e giudici, per cui l’illegalità è ammessa, tollerata e spesso incoraggiata quando si tratti di nascondere i soprusi e gli illeciti di cui costoro si sono macchiati, e per cui chi, all’interno della stessa magistratura, fa indebitamente prevalere il rispetto della legalità sullo spirito di corpo è irrimediabilmente bollato, emarginato, fatto segno di rappresaglie più o meno cruente.
Prevediamo guai per il buon Danilo Tronci, anche se per quanto ci riguarda, per il senso etico dimostrato, lo promuoveremmo volentieri a procuratore capo, con la certezza che di Piana non sentiremmo la mancanza, anzi: Tronci, col suo atto doveroso, e coraggioso proprio perché doveroso, ha disvelato che c’è qualche cialtrone, non sappiamo ancora di chi personalmente si tratti, che scientemente sapeva che mandare Santona a Buoncammino voleva dire firmarne la condanna a morte, e ciononostante non ha fatto alcunché per evitare l’evento, anzi l’ha caldeggiato. Questo, tecnicamente, si chiama concorso in omicidio volontario ai sensi degli articolo 40, comma 2, e 575 del codice penale, e vorremmo proprio sapere, se ci troviamo in un Paese membro dell’Unione Europea e non in Nigeria o chissà dove, se ad essere rimproverato deve essere Tronci, che ha tentato di evitare quello che forse è un omicidio, o i possibili assassini.
Bene, cari visitatori: se nella Procura di Cagliari, e non solo nella Procura di Cagliari, c’è gente pronta a tutto pur di distruggere, alterare od occultare le prove di un possibile omicidio, suscettibile di applicazione della custodia cautelare per inquinamento probatorio, avete ancora qualche dubbio che da quei medesimi ambienti giudiziari, confortati da una certa sinergia con ben noti ambienti politici, non siano potute promanare attività intese a coartare la volontà di testimoni del procedimento penale sul “caso Unione Sarda”, anche molto autorevoli come gli ultimi due sindaci di Cagliari (quello precedente Mariano Delogu e quello in carica, Emilio Floris), anche solo in termini di creazione di una precisa situazione ambientale per cui chi dichiarava qualcosa di sgradito a lorsignori aveva coscienza delle conseguenze negative che gliene sarebbero derivate?
Per non parlare, poi, di tutto quello che hanno combinato a tanti loro colleghi magistrati: al dottor Altieri, che sarà stato criticabile ai tempi del caso Manuella, ma che è costretto a una vita di nomadismo tra Cassazione e organi comunitari per un motivo reale che è solo quello della sua ostilità alla cupola rossa di Magistratura Democratica; al dottor Bova, sistematicamente emarginato ai tempi del procuratore Franco Melis; a Luigi Lombardini, di cui è superfluo dire altro perché già abbiamo detto quasi tutto; a Francesco Pintus, in pratica esautorato dal poter esercitare le sue funzioni da un’azione strumentale, in malafede e a tratti perfino calunniosa di otto sostituti della Procura; e a tanti altri magistrati minori sottoposti ad altrettante misure vessatorie, ultima tra le quali la dottoressa R.B. della Procura di Cagliari, con la quale stanno adoperando il classico metodo Breznev.
Ma si potrebbe parlare per ore: dobbiamo forse dire come il figlio di un noto magistrato è riuscito, ad onta della sua asineria, a superare il concorso per uditore giudiziario? Oppure chi era il magistrato che ricevette in comodato una villetta sul mare da un noto faccendiere, e cosa fece questo magistrato, in termini di minacce, in danno del collega che aveva appreso tale circostanza nell’esercizio delle sue funzioni? Oppure che c’è un grosso trafficante di droga che scorazza per la città e per l’hinterland vantandosi a destra e a manca di essere il “figlioccio” di altro noto magistrato?
La situazione del Palazzaccio è ormai ben oltre il livello di guardia, ed è a questo punto indifferibile che la Procura di Palermo, traendo spunto dalle esaustive richieste di indagini suppletive contenute nell’opposizione formulata da Nicola Grauso alla richiesta di archiviazione del procedimento sul “caso Unione Sarda” proposta dalla PM Marzia Sabella, voglia vederci chiaro, in tutto e per tutto, dovendosi soprattutto fare chiarezza su una circostanza: se vi è per caso qualche ordine superiore che prescriva l’impunità dei magistrati cagliaritani, come ci è parso di poter capire, bene, o si tratta di ordine motivato da segreto di Stato, e allora dovete chiederne conferma al Presidente del Consiglio, o si tratta di un semplice “ordine di scuderia” di qualche lobby politico-giudiziaria e allora, cari PM palermitani, o ve ne infischiate e fate chiarezza a 360 gradi, e in tal caso farete il vostro dovere, o vi inchinate allo stesso, e in tal caso la palla dovrà passare alla Procura di Caltanissetta.
Perché una cosa dovete capire, cari magistrati della Procura di Palermo: in Italia la legge è uguale per tutti, e non è prevista alcuna esenzione ad personam dalle norme del diritto penale comune; neanche da quella terribile norma, il cui suono è tanto agghiacciante per noi sardi che non osiamo neanche nominarla, ma che voi in Sicilia conoscete fin troppo bene.