12 03 2003 - A ZUNCHEDDU GLI RODE …

Dicono che il signor Zuncheddu Sergio, editore de L’UNIONE SARDA, sia incazzato con noi per quel che scriviamo sul suo conto, sul conto de L’UNIONE SARDA, sul conto di quell’ala della Massoneria a cui lui è sicuramente molto vicino, sul conto dei magistrati che lui gradisce.
Il signor Zuncheddu ha ben poco da incazzarsi: quello che scriviamo quasi quotidianamente è davanti agli occhi di tutti, e a tutt’oggi, nonostante le acrobazie dialettiche di certi consulenti tecnici, non si è riusciti a trovare uno straccio di prova provata che la società editrice de L’UNIONE SARDA dei tempi di Grauso fosse veramente gravata da una sola lira di quei ponderosi debiti che invece Pisotti, Amato e Tamponi hanno quantificato nella bellezza di lire 42 miliardi, con ordinanza redatta in tempi record tanto da far dubitare su una decisione “precotta” prima della camera di consiglio.

Se le fantasiose ricostruzioni di questi giudici, e prima ancora quelle dei signori Piana e Pani, fossero state rispondenti a uno straccio di realtà effettuale, lei, Zuncheddu, non avrebbe certo sborsato una cifra enorme, secondo L’ESPRESSO 90 miliardi di vecchie lire, secondo informazioni riservate oltre il doppio comprese Videolina e TCS, per acquistare quella UNIONE SARDA che per i signori magistrati era una scatola vuota oberata solamente da debiti.
Se L’UNIONE SARDA si fosse ridotta solo a questo, avrebbe presto chiuso per fallimento o per scioglimento della società, e non avrebbe avuto alcun senso, Zuncheddu, che il signor Emanuele Sanna, segretario regionale dei DS dell’epoca, dicono a lei molto vicino per comune passione per l’esoterismo, si impegnasse, senza alcun legittimo mandato dal proprietario che era ancora Grauso, per trattare con interlocutori mai precisamente identificati (pretesi piccoli imprenditori vicini ai DS?) la vendita del quotidiano cagliaritano, evidenziando che vi era la possibilità non solo di estromettere Grauso, ma anche di far diventare, o meglio far tornare, L’UNIONE SARDA (che anche sotto Grauso ha avuto direttori marxisti come Massimo Loche) la tromba della sinistra.
Non bisogna disporre di informazioni riservate della Massoneria o dei Servizi Segreti, Zuncheddu, per sapere quanti affari, beninteso pienamente leciti, lei abbia portato a segno con le Cooperative rosse (vedasi Le Case del Sole a Capoterra) e intenda o intendesse portare a segno (vedasi Centro agroalimentare).
Ci vuole poca fantasia, Zuncheddu, per intuire come dietro quegli imprecisati imprenditori di “area DS” di cui il signor Emanuele Sanna ha parlato alla PM di Palermo Marzia Sabella, ben potesse in realtà esservi proprio lei, uomo gradito, per i suoi rapporti d’affari con le Coop, a quei politici dei DS più vicini a quella realtà imprenditoriale di sinistra, a loro volta con un piede in quella Massoneria a cui lei è sicuramente vicino.
E’ il segreto di Pulcinella a Cagliari, e comunque è cosa nota a chiunque in questa città aderisca alla Massoneria o sia vicino ad ambienti e/o personaggi vicini al Grande Oriente, come nel Palazzaccio di piazza Repubblica proliferino magistrati che, oltre ad essere “all’orecchio” di qualche loggia, più o meno trasparente, in spregio ai divieti imposti dal Consiglio Superiore della Magistratura, sono al contempo politicamente molto legati alla sinistra, e in particolare a quel settore dei DS più vicino alla componente affaristica delle Coop, a sua volta certo non privo di affiliati alla Massoneria.
Tutti sanno che sia questi settori dei DS, sia l’ala della Massoneria meno attenta alla pura esoteria e più attenta agli affari, nonché molti magistrati con la coscienza non pienamente a posto, detestassero Grauso e Liori per le scomode verità che L’UNIONE SARDA, sotto la loro gestione, rivelava ogni giorno; tutti sanno quanto costoro preferissero uno stile informativo più prossimo a quello de LA NUOVA SARDEGNA di Liuzzi, già controllata in larga misura da un certo Flavio Carboni grazie al contributo determinante, nei primissimi anni ’80, dell’allora Presidente del Consiglio Regionale, tale dottor Armando Corona da Villaputzu, e che fiancheggiò sistematicamente la campagna alla Saddam Hussein di Magistratura Democratica e altri ascari di questa corrente comunista della magistratura, non priva di magistrati massoni, per eliminare gli “elementi di disturbo” Luigi Lombardini e Francesco Pintus.
E’ ben intuibile come tutti costoro desiderassero profondamente eliminare Grauso, ma al contempo non potessero lasciarlo nella libertà contrattuale di cedere L’UNIONE SARDA a chi egli credesse, specialmente se i possibili contraenti si chiamavano Caracciolo o Romiti, persone tra le più potenti d’Italia in senso assoluto e in quanto tali difficilmente condizionabili se non con alleanze di ben altro livello.
Per garantire tutti, magistratura, DS, cooperative rosse, massoneria, chi meglio di lei, Zuncheddu? Chi meglio di lei?
Lei ha proprio poco da incazzarsi, Zuncheddu. Lei è stato il perno centrale di un disegno di potere inteso a condizionare e imbavagliare l’informazione in Sardegna, e pazienza se nel frattempo la redazione de L’UNIONE SARDA le è un po’ sfuggita di mano, e qualche notizia trapela, come quelle su certi aspetti allucinanti (come per quanto attiene ai parcheggi a pagamento e ai vigili urbani) della gestione amministrativa del Comune di Cagliari, come quelle sul ripascimento del Poetto, come quelle su qualche processo penale altamente scabroso come quello a carico del Tenente Colonnello Roberto Vernesoni.
L’importante è che si continui a non disturbare il manovratore, giudiziario, politico (a livelli ben più alti di Emilio Floris e del “fratello” Sandro Balletto), massonico (lei fa pubblicare notizie sulla massoneria di piazza del Gesù, e questo sembra lo specchio dello scontro in atto tra i “fratelli”), e in questo, Zuncheddu, lei il suo compito lo sta assolvendo appieno.
Non abbia paura, Zuncheddu, con lei le sacre regole dettate dopo la caduta del Fascismo per salvaguardare la libertà di stampa non saranno violate né aggirate, nessuno cercherà di portarle via il giornale, fin quando non sarà lei, spontaneamente, a decidersi a cederlo, quando, da imprenditore puro, e non da editore puro, avrà finalmente realizzato che la carta stampata è affare non redditizio sul piano prosaico dei soldini, e che queste teste dure di sardi, come lei ben sa da sardo, sono troppo inaffidabili per credere che possano essere condizionate dalla lettura di un giornale che, salvo la fortunata stagione di Liori, hanno sempre usato per leggere i necrologi e per incartare la frutta, o dalle grida spagnole di un Berlusconi o di un Fassino.
Però …. amicus Plato sed magis amica veritas … si soleva dire … vero dottor Piana?