6. CONSIDERAZIONI FINALI

Al termine della ricostruzione storica che abbiamo tentato di svolgere col massimo di precisione e meticolosità possibile, non possiamo che concludere che una micidiale sinergia tra quella magistratura (oggi dominante in città) di simpatie <<progressiste>> e gli interessi politici ed economici di comunisti e postcomunisti, difesi con le unghie e con i denti, esiste eccome, e si connota come vincolo associativo avente la potenza di una vera e propria macchina bellica, capace di annientare e distruggere chiunque si frapponga a questo assetto di potere: non si vede, altrimenti, come potrebbero essere interpretati avvertimenti come quello fatto nel 1999 a Nichi Grauso da Emanuele Sanna, allora segretario regionale del PDS, che prometteva a Grauso la fine dei suoi guai giudiziari se avesse venduto l’UNIONE SARDA, o ancora come quello dell’assessore regionale all’Industria Mario Pinna, nel 1997, sempre a Nichi Grauso: <<Chi tocca il PDS si spezza i denti>> con corollario per Grauso di noti guai giudiziari.

Non vi è alcun precedente nel fatto di un’azione sinergica di magistrati e politici tendente ad esautorare un imprenditore, come Nichi Grauso, dal suo scomodo ruolo di editore, e soprattutto di editore che ha improntato i media da lui controllati a una linea critica nei confronti dell’allora [fino al 1999 e, in Provincia di Cagliari, fino al 2000] dominante potere politico di sinistra.
Non si è mai visto – salvo forse che con Giulio Catelani nell’altrettanto delicata realtà milanese – che un’altissima carica della magistratura come un Procuratore Generale, e un Procuratore Generale della carriera e della capacità di Francesco Pintus – sia stato, nel modo in cui lo è stato lui, intimidito, sabotato nell’esercizio delle proprie funzioni e, infine, costretto alle dimissioni, ancora con azione sinergica di magistrati di sinistra e di politici del PDS.
Dal punto di vista politico-amministrativo, attualmente la città di Cagliari parrebbe <<depurata>> dalla presenza comunista e postcomunista nelle amministrazioni: all’amministrazione regionale di centrodestra presieduta da Mario Floris [eletto anche col voto di Nichi Grauso, eletto consigliere regionale nel 1999] e alla duratura amministrazione comunale di centrodestra del sindaco Mariano Delogu, si è infatti aggiunta, nel 2000, l’amministrazione provinciale di centrodestra presieduta dal presidente Sandro Balletto [Forza Italia].
Tuttavia, è evidente come la sinergia politico-giudiziaria della lobby di politici e magistrati di sinistra obblighi queste amministrazioni, oltre che alla doverosa onestà e correttezza gestionale, a una costante prudenza e iperprudenza, soprattutto nell’astenersi dal toccare, con l’azione amministrativa, i numerosi interessi forti che stanno a cuore a comunisti e postcomunisti e, di riflesso, ai loro amici magistrati: dall’edilizia in regime agevolato, feudo delle <<Cooperative Rosse>>, ai lavori socialmente utili, anch’essi da tempo gestiti da cooperative di economisti del PDS [quali Salvatore Corona e Pino Cabras], alle politiche del personale e a tanto altro ancora, seppur costoro, finalmente, con la vittoria di Silvio Berlusconi, non possano ora più contare sulla sponda politica del governo di centrosinistra.

Il progetto politico di Nichi Grauso e la linea editoriale dell’UNIONE SARDA quando era da lui controllata costituivano una costante, concreta minaccia a tali interessi consolidati, dati il taglio fortemente innovativo delle proposte programmatiche di Grauso e le serrate campagne di stampa intraprese da Antonangelo Liori contro sprechi e privilegi dell’ente regionale gestito dal presidente-magistrato Federico Palomba.
Quello che è capitato a Grauso e Liori, e che è capitato ad alcuni magistrati non omogenei ai disegni del (per fortuna declinante) superpotere comunista – pidiessino – diessino e dei suoi amici all’interno della magistratura, un domani potrebbe capitare a chiunque si presenti con progetti veramente innovativi per tentare realmente di cambiare le cose in Sardegna, per far uscire la nostra Regione dalla situazione asfittica in cui l’hanno ridotta quasi vent’anni di amministrazioni di centrosinistra.
La tanto attesa vittoria elettorale di Silvio Berlusconi e della Casa delle Libertà dovrebbe consentire di sbloccare la situazione e, nel rispetto della legge, di porre in essere quegli atti di denuncia, di controllo e di amministrazione attiva doverosi e necessari per lo smantellamento di questa congrega politico giudiziaria, quali, dal punto di vista del Ministero della Giustizia, l’apertura di seri e severi procedimenti disciplinari nei confronti di quei magistrati circa i quali vi siano seri e fondati elementi che comprovino il loro agire e aver agito, con abuso dei propri poteri, in illegittima sinergia con esponenti politici per soddisfare loro necessità; procedimenti che, è auspicabile, dovrebbero concludersi quantomeno con l’irrogazione ai magistrati riconosciuti colpevoli della sanzione disciplinare della censura con trasferimento d’ufficio, non coi soliti <<ammonimenti>> che lasciano il tempo che trovano e che comunque il CSM, spesso e volentieri, ignora smaccatamente quando si tratta di conferire incarichi direttivi a magistrati di sinistra (clamoroso il caso recente della nomina di Paolo Canepa a presidente di sezione della Corte d’Appello di Cagliari, mentre a Fernando Bova, colpevole di far parte di Magistratura Indipendente, è stata negata la nomina a Procuratore della Repubblica di Nuoro).
Si tratta di una situazione difficile da eradicare, in considerazione delle carenze del Consiglio Superiore della Magistratura, organo alquanto corporativo e restio a irrogare le dovute sanzioni disciplinari ai magistrati reprobi, specie quando costoro fanno politicamente capo a posizioni di centro-sinistra, come dimostra la frettolosa <<assoluzione>> di Giancarlo Caselli e del Pool palermitano relativamente al caso Lombardini; è auspicabile, tuttavia, che anche all’interno del CSM, a un certo punto e specie nei componenti eletti dai magistrati, prevalga lo scrupolo di coscienza di punire violazioni di tale gravità quali quelle quivi denunciate e che vengono denunciate in altra parte del sito, su mere considerazioni partigiane. Considerato, peraltro, che anche all’interno del CSM una maggioranza di centro-destra è numericamente possibile, e che non si capisce perché correnti della magistratura associata <<moderate>> come Unità per la Costituzione, o ancor più come Magistratura Indipendente, debbano continuare a subire, o peggio ad assecondare, gli intendimenti della setta comunista di Magistratura Democratica.
Il Governo Berlusconi, e il nuovo Ministro della Giustizia Roberto Castelli dovranno ora attuare rigorosamente, senza cedimenti agli inevitabili starnazzi di quella parte più faziosa e settaria della magistratura associata e dei loro sodali comunisti-pidiessini-diessini, (come purtroppo si è fatto per quanto riguarda il caso dell’ormai ex sottosegretario Carlo Taormina, linciato dai soliti comunisti e vilmente scaricato anche da una parte delle forze politiche della maggioranza) il programma della Casa delle Libertà in tema di giustizia, che promette significativi progressi specialmente laddove si restituirà alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza, presidi di legalità imparziale, un maggior potere nella conduzione delle indagini, si toglierà dalle mani dei PM l’arbitrio di poter essi determinare quali procedimenti portare avanti e quali insabbiare dietro l’ipocrita scudo dell’obbligatorietà dell’azione penale (affidando al Parlamento il compito di indicare le priorità in tema di reati da perseguire). E sarebbe auspicabile, nell’ambito del proposito di Silvio Berlusconi di metter mano a una riforma globale e radicale dei Codici, che venga dettata una nuova, rigida disciplina in tema di prove, affinché non siano più possibili processi dispendiosi, inutili e meramente afflittivi come quelli contro i vari Andreotti, Musotto, Carnevale, Contrada, e affinché non sia più possibile accusare i Lombardini, i Grauso, i Piras, di reati infamanti come l’estorsione sulla base di meri teoremi.
Rimarrà comunque essenziale, perché la vittoria di Silvio Berlusconi si ritraduca in un vero cambiamento radicale ed epocale e non si riduca nell’avvicendarsi ad una classe politica di un’altra, la vigilanza democratica dei cittadini, dei magistrati seri, degli avvocati, degli utenti della giustizia, affinché possiamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un’Italia e una Sardegna in cui certi orrori che abbiamo visto non siano più possibili.