01 01 2003 - 2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS

Finalmente, finita la solita scontata retorica del buon Natale e del felice Anno Nuovo, il 2003 è veramente cominciato, e forse stiamo entrando nell’anno in cui si conosceranno, finalmente, molte veritì in particolare quanto ai riposti segreti del caso Melis e del tragicamente connesso caso Lombardini, che vengono e verranno, a poco a poco, svelati ad uno ad uno, finalmente grazie non solo all’infaticabile opera informativa nostra e di pochi altri, ma anche a squarci di chiarezza provenienti dal mondo giudiziario, come la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre, di cui attendiamo impazientemente di conoscere le motivazioni.

A Orgosolo, commentando il gran pasticcio combinato dagli inquirenti dei nostri giorni, dai Mura, dai Pagliei e soci quanto al coinvolgimento di Grazia Marine e compagnia, escluso dalla Corte d’Appello, nel sequestro di Silvia Melis, c’è chi significativamente sospira: “Se ci fosse Lombardini …”, ed è tutto dire, se questo commento viene formulato in un paese dove in tanti furono ridotti in catene quali autori di sequestri di persona da quel duro magistrato; il significato evidente è … se ci fosse Lombardini che era giusto, che arrestava chi doveva essere arrestato, mentre gli inquirenti di oggi, non senza depistaggi e pastrocchi vari, arrestano innocenti e gettano via la chiave, in attesa che un giudice coraggioso, come il dottor Zagardo, si tuffi per recuperarla.

Spiace dirlo ma è proprio così: dietro il calvario giudiziario dei quattro orgolesi ingiustamente incriminati si nascondono inconfessabili e terrificanti veritàsul modo in cui realmente questo sequestro è stato risolto, laddove l’estromissione dalle “trattative parallele” di Luigi Lombardini (che comportò l’automatica esclusione dall’interessarsi della vicenda di tutta la sua platea di collaboratori e confidenti) determinò un circolo vizioso per cui il sequestro non poteva più essere risolto senza l’intervento finanziario dello Stato, laddove qualcuno pensò bene di accordare l’aiuto a condizione che, con la totale acquiescenza della magistratura e con la fattiva cooperazione di certi settori della Polizia, si costruisse una triplice realtà virtuale: “autoliberazione” di Silvia Melis, non pagamento di alcun riscatto, incriminazione dei primi tre o quattro disgraziati a carico dei quali si potessero costruire tracce del reato. Il tutto per salvare la faccia dei sepolcri inbiancati come Pierluigi Vigna, Mauro Mura, Antonello Pagliei, cantori della bontàdella legge sul blocco dei beni costi quel che costi, anche la morte dell’ostaggio, in stridente contrasto con la linea sostenuta, invece, da Carlo Piana, che ha sempre lasciato capire in modo molto trasparente come il pagamento di un riscatto potesse essere preferibile alla protrazione di un sequestro.

Quello che non capiamo, in veritì è quale sia stato il vero ruolo del dottor Piana; secondo quel poco che possiamo dedurre, pur con tutti gli annessi e connessi negativi che sono ben noti, esso fu probabilmente un ruolo altamente meritorio, ma finché non disporremo di certezze non ne vogliamo parlare, e auspichiamo che sia lo stesso procuratore, al quale siamo sicuri che non sarebbe addebitabile alcunché di meno che lecito, a parlare, prima o poi. Come non capiamo perché il dottor Pagliei, ex capo della criminalpol, si sia accanito a suo tempo contro il poliziotto di Tortolì che ricevette una importante confidenza circa il trasporto di Silvia Melis dall’Ogliastra, verosimilmente, alla Barbagia, per farsi dire il nome del confidente, anziché coltivare adeguatamente quello spunto investigativo, ma sono tante le cose del comportamento di questo “superpoliziotto” che non capiamo, dalle vicende del sequestro Kassam ai suoi strani “ritorni di memoria” al processo contro Pietro Paolo Melis alla vicenda dell’11 luglio 1997 e dell’impedimento agli emissari di Tito Melis, pare contro la volontàdel procuratore Piana, di pagare il riscatto, sino a certe cosette più recenti avvenute in quel di Nuoro.

Per ora, solo per ora, tutto questo non importa; importa solo che l’opinione pubblica ha smesso da tempo di bersi tutte le favolette che le sono state raccontate su questo sequestro, ed è perfettamente inutile che giornalisti cortigiani come Maria Francesca Chiappe de L’UNIONE SARDA o Agostino Murgia de LA NUOVA SARDEGNA minimizzino e diano impropri suggerimenti al giudice Onni, che deve ancora scrivere le motivazioni della sentenza.

Dobbiamo sapere la verità e non solo perché in ballo vi è la libertàdi tante persone forse innocenti, e l’onore di una persona che oggi non può più difendersi, ma anche perché in questa vicenda sono stati spesi miliardi e miliardi di denaro dello Stato, in inutili intercettazioni e, pare, anche per il pagamento del riscatto, e personaggi che rappresentano, o dovrebbero rappresentare, alte istituzioni come la Polizia di Stato, la Direzione Nazionale Antimafia, la Procura distrettuale di Cagliari si sono abbassati a livelli tali da non poter più godere del prestigio che richiedono le loro funzioni, ed abbiamo il diritto di sapere se è veramente così, e se, quindi, contro queste persone debbano prendersi provvedimenti conseguenti.

Il 2003 sarà l’anno della verità ne siamo sicuri … e forse non sarà necessario ricorrere al patrimonio di conoscenze “non ufficiali” accumulato al riguardo dal SISDE, nei cui documenti pare si leggano cose che fanno rabbrividire, ma basterà il regolare svolgimento dei processi in corso, attualmente si tratta del solo Processone di Palermo, riguardo al quale il cronista della solita UNIONE SARDA che beffeggiò le difese per il numero e le qualifiche dei testimoni citati comprenderà ben presto che c’era, che c’è ben poco da ridere. Attendiamo con fiducia.