2. IL CASO MANUELLA, IL PCI ALLE STELLE E I COMPAGNUCCI DELLA SEZIONE LENIN

Agli inizi degli anni ’80, quando il dominatore assoluto del Palazzo di Giustizia cagliaritano è il Procuratore Generale Giuseppe Villa Santa, cattolico conservatore e tradizionalista, e un ruolo assai importante è altresì ricoperto dal capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Cagliari Luigi Lombardini, impegnatissimo e con successo sul fronte dei sequestri di persona, l’ambiente viene scosso dal <<caso Manuella>>, ossia dalle discusse indagini successive alla misteriosa scomparsa del giovane avvocato cagliaritano Gianfranco Manuella [inchiesta condotta dal giudice istruttore Fernando Bova e dal Pubblico Ministero Enrico Altieri, con attivo supporto di Villa Santa] che farà emergere un retroterra di traffici di droga e porterà al clamoroso arresto di quattro stimati avvocati: Aldino Marongiu, Sergio Viana – accusato addirittura di aver materialmente ucciso Manuella a colpi di pistola, Giampaolo Secci e Bepi Podda.
L’inchiesta non aveva risvolti politici, ma il grave insuccesso degli inquirenti, determinato dall’assoluzione di tutti i principali imputati ad opera della Corte d’Assise, determinò gravi contraccolpi sugli equilibri interni al Palazzo di Giustizia, dato che per un verso Villa Santa si era esposto oltremisura nell’inchiesta, per altro verso Lombardini – di destra come Villa Santa – era pur sempre il capo dell’ufficio istruzione da cui dipendeva il giudice Bova [poi censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura].
Ciò giungeva come il cacio sui maccheroni per magistrati ed avvocati di sinistra, che nel frattempo si trovavano ad essere supportati da un PCI forte più che mai, saldamente al governo della Regione Sardegna e divenuto influente in tutti gli enti grazie alla pratica del consociativismo con DC e PSI, che tra l’altro permise alle Cooperative Rosse, nel settore edilizio, di realizzare interi quartieri della città di Cagliari in regime di edilizia agevolata.
Dall’avvocatura di sinistra – in particolare dall’avvocato Gianfranco Macciotta, fratello del deputato comunista Giorgio Macciotta – fu sferrato un durissimo attacco nei confronti di Luigi Lombardini, del quale si chiese la revoca dell’applicazione presso i Tribunali di Oristano e di Tempio, in vigore da anni ai fini di una gestione unitaria dei sequestri, che aveva reso Lombardini praticamente il <<giudice unico antisequestri>> della Sardegna.
L’indebolimento di Lombardini permise il compimento di un atto importante: il trasferimento presso l’ufficio istruzione di Mauro Mura, fino allora giudice fallimentare. Mura, con un passato giovanile di estremista di sinistra ma allora organico al PCI, fu inserito nell’ufficio diretto da Lombardini con evidenti funzioni di controllare quest’ultimo e, soprattutto, di prestare attenzione a che eventuali denunce relative ad illeciti commessi da politici e amministratori comunisti non prendessero strade non volute.
Siamo, del resto, in anni in cui vi è un punto stabile di riferimento per le relazioni organiche tra PCI e magistrati <<rossi>>: la sezione <<Lenin>> del PCI cagliaritano, diretta da Antonio Volpi – marito del giudice Assunta Brizio – presso la quale si svolgeranno frequenti dibattiti sulla giustizia con la presenza, oltre che di Mura, di altri giudici <<rossi>> quali ad esempio Fiorella Pilato, pretore d’assalto, esempio stesso del magistrato schierato.