La trattazione, da parte della Procura di Cagliari e anche della Procura di Palermo, dei procedimenti penali riguardanti Nichi Grauso, Antonangelo Liori o loro collaboratori o coimputati, o comunque persone <<scomode>>, è stata contraddistinta, alla faccia di ciò che dispone il Codice di Procedura Penale, dalla più sistematica e plateale violazione del segreto d’ufficio.
L’art. 329 del Codice di Procedura Penale, come regola generale, dispone che gli atti non possono essere divulgati fin quando l’imputato non ne abbia conoscenza: tuttavia, qualcuno all’interno della Procura cagliaritana ha ritenuto, si ignora in forza di quale autorizzazione, che a detta regola si potesse derogare, quando ciò fosse necessario per agevolare i giornalisti amici e distruggere la reputazione degli imputati con l'<<effetto annuncio>> di un’inchiesta, stabilendo una diversa norma: quella secondo cui, nei confronti di Grauso, di Liori ed altri, gli atti processuali si depositano a mezzo edicola.
Un primo, clamoroso esempio fu quello relativo al procedimento penale aperto dal PM Guido Pani nei confronti di Grauso e del giornalista dell’UNIONE SARDA Claudio Cugusi per pretese intercettazioni abusive: il giornalista della NUOVA SARDEGNA Mauro Lissia, notoriamente amico del PM Paolo De Angelis, cominciò a fare insinuazioni sin dal 13 settembre, per pubblicare il 20 settembre un articolo in cui affermava chiaramente che Cugusi era indagato. IL TUTTO QUINDICI GIORNI PRIMA DELL’EFFETTIVA ISCRIZIONE DI CUGUSI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI.
Il giochetto si ripeté successivamente, e lo visse sulla propria pelle il direttore dell’UNIONE SARDA, Antonangelo Liori, il quale, prima ancora di aver ricevuto alcuna comunicazione dal PM – sempre Guido Pani – notò sulla NUOVA SARDEGNA un articolo ove si parlava della sua incriminazione per offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.
Si è ripetuto ancora – e il PM era sempre Guido Pani – in occasione dell’instaurazione della procedura di <<controllo giudiziario>> dell’UNIONE SARDA ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile: la NUOVA SARDEGNA, ancora una volta, fu in grado di pubblicare ampie considerazioni sull’asserito stato di dissesto del giornale concorrente che presupponevano conoscenze che non potevano che derivare dal possesso di copia degli atti giudiziari, ancora non pervenuti alla parte interessata, ossia l’UNIONE SARDA.
Anche in occasione di alcuni articoli, piuttosto denigratori, pubblicati dalla NUOVA SARDEGNA sul conto del giudice Alberto Rilla, il cronista mostrò di essere a conoscenza di fatti che non potevano essere stati desunti se non da documenti riservati, certo non trasmissibili ai giornalisti in quel momento.
Si ignora se vi siano uno o più responsabili certi della divulgazione indebita alla stampa di atti giudiziari; certo, la frequenza con cui la violazione del segreto d’ufficio avviene quando si tratta di indagini condotte dal PM Pani porterebbe a indicare in costui un molto probabile responsabile, come del resto non può tacersi della singolarità della posizione del PM Paolo De Angelis per la sua particolare consuetudine col cronista della NUOVA SARDEGNA Mauro Lissia – uno dei più faziosi giornalisti del quotidiano sassarese – e per i legami, derivantigli dalla colleganza di studio del fratello Luca, con l’avvocato Michele Schirò, usuale difensore dei cronisti della NUOVA SARDEGNA. Ma non si può neppure escludere che vi siano cancellieri o assistenti giudiziari, disonesti e cialtroni, i quali, in cambio di denaro o per semplice amicizia, passino abusivamente ai giornalisti copia di atti giudiziari di loro interesse.
Duole dirlo, ma s’imporrebbe una riforma del reato di violazione di segreti d’ufficio, che, a guisa di quanto previsto dall’art. 57 del Codice penale in tema di responsabilità dei direttori di giornali, preveda la responsabilità colposa per omissione di esercizio del controllo necessario in capo a quei magistrati che, titolari di inchieste, non siano in grado di impedire la propalazione di atti o di contenuti di atti segreti tenuti presso i propri uffici. Quanto meno, se ci sono magistrati cialtroni e politicizzati che fanno un uso strumentale della divulgazione di segreti d’ufficio al fine di colpire i propri imputati, sconteranno almeno una parte della pena che dovrebbe essere loro inflitta per simili fatti.
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