IL CASO RILLA

Alberto Rilla, cagliaritano, con un solido passato di militante del PCI, ma anche dei vari movimenti studenteschi, entra in magistratura nel 1996 e, nel 1998, ricevute le funzioni giudiziarie, viene assegnato al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, presieduto da Angelo Porcu, amico fraterno di Luigi Lombardini.
Rilla, inizialmente simpatizzante di Magistratura Democratica, ha modo di ben conoscere l’ala <<rossa>> della magistratura e di diffidarne, nonostante i suoi trascorsi politici; si avvicina quindi a Magistratura Indipendente, la corrente di destra, e, pur con la forte differenza d’età che esisteva, stabilisce un solido rapporto di ammirazione e di simpatia [reciproca] con Luigi Lombardini, di cui ammira il grande passato di combattente antisequestri e la capacità di difendere fino alla morte i colleghi.
Prima dell’11 agosto 1998, Alberto Rilla, talora da solo, talora unitamente ad altri magistrati, ha la possibilità di ricevere dalla viva voce di Lombardini svariate confidenze su argomenti scottanti, tra cui elementi rilevanti relativamente al sequestro Melis.
La sera del tragico suicidio di Lombardini, il giovane magistrato, recatosi fulmineamente al Palazzo di Giustizia, apparve sconvolto, e scagliò parole di fuoco contro i pretesi <<nemici>> di Lombardini, identificati nei PM della Procura presso il Tribunale.
Il 12 agosto 1998, Rilla ha modo di leggere sul GIORNALE il memoriale postumo di Lombardini, ove si attribuisce al detenuto arzanese Mario Fortunato Piras un ruolo chiave nell’ambito di <<interventi sotterranei dello Stato>> per la risoluzione del sequestro Melis, oltre che del sequestro Soffiantini. La lettura fa sobbalzare il giovane giudice, poiché Lombardini gli aveva confidato che Mario Fortunato Piras effettivamente aveva un ruolo nel caso Melis, e che lo stesso avrebbe rischiato di essere <<ucciso>> – non si intuiva se per mano dei banditi o di elementi dei Servizi Segreti – in occasione del permesso di cui doveva godere il 16 agosto a Dolianova.
Rilla <<blindò>> il permesso già concesso a Piras, assicurandosi la massiccia presenza di forze dell’ordine, e al contempo intraprese accertamenti sui colloqui avuti in carcere da Mario Fortunato Piras coi prossimi congiunti – strumento di scambio di informazioni, secondo Lombardini – da cui si evinceva non manifestamente infondata l’ipotesi che il detenuto potesse veramente aver funto da mediatore.
Il 19 agosto 1998 vi è un tentativo di uccidere Rilla, operato da una <<squadraccia>> non meglio identificata, alla quale non sarebbero stati estranei elementi della Polizia, in particolare agenti del Commissariato di Polizia di Tortolì. Tramite l’avvocato Taormina, contattò il Ministero dell’Interno e la Procura di Palermo, che adottarono gli opportuni provvedimenti di protezione.
Il 20 agosto 1998, Rilla, agitatissimo per il grave episodio occorsogli il giorno prima, si reca in Questura e viene <<invitato>> dal capo della squadra mobile, Maria Rosaria Maiorino, del tutto sorda alle sue informazioni, ad assumere psicofarmaci.
Il giovane magistrato è piuttosto scomodo – tra l’altro, si <<beccherà>> a mezzo stampa coi PM De Angelis e Marchetti – e la vendetta viene prontamente attuata.
Il 13 ottobre 1998, Alberto Rilla viene sottoposto a procedimento di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, sulla base di diverse accuse, fondate su materiali raccolti dal capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì, dal sostituto procuratore Mario Marchetti – nemico giurato di Lombardini – e dalla dottoressa Maiorino, legatissima a Marchetti; porrà fine al procedimento accettando volontariamente il trasferimento in una sede disagiata – Reggio Calabria – ma al contempo verrà fatto sottoporre a perizie psichiatriche, il tutto nel quadro di un evidente tentativo di farlo passare per pazzo in relazione agli scomodi accertamenti effettuati sul ruolo di Mario Fortunato Piras.
Dal giugno 1999 al giugno 2001, Alberto Rilla è stato collocato in aspettativa per motivi di salute, tra lo sconcerto generale della maggioranza degli avvocati, ma anche dei detenuti, che giudicano assurdi i provvedimenti del CSM stimandolo, nonostante la giovane età, uno dei più validi magistrati che abbiano mai prestato servizio a Cagliari; dopodiché, ha ripreso servizio presso il Tribunale di Reggio Calabria.